Opposizione a Bolsonaro e fronte per la democrazia

Opposizione a Bolsonaro e fronte per la democrazia

di José Reinaldo Carvalho

L’opposizione al governo di estrema destra e la costituzione di un ampio fronte per la democrazia sono le azioni indispensabili e urgenti per tutti coloro che sono impegnati nei destini della nazione.

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Tutti gli errori dell’Europa (su Trump) che ne annunciano la fine

Tutti gli errori dell’Europa (su Trump) che ne annunciano la fine

Gli europei, più che pensare a ipotetici impeachment, avrebbero dovuto pensare a salvaguardare l’Europa dalla diffidenza americana. Adesso arriva la resa dei conti

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I distruttori della Libia ora «per la Libia»

I distruttori della Libia ora «per la Libia»

di Manlio Dinucci

Una mezzaluna (simbolo dell’islamismo) raffigurata come uno stilizzato emisfero che, affiancato da una stella e le parole «for/with Libya» (per/con la Libia), rappresenta «un mondo che vuole porsi dalla parte della Libia» ...

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Samir Amin, un teorico militante

Samir Amin, un teorico militante

di Remy Herrera

Samir Amin si è sempre definito marxista. Il suo lavoro è stato informato, non senza riflessione critica, dalle teorie dell'imperialismo (in particolare quelle proposte da Paul Baran, Paul Sweezy e Harry Magdoff) come opere pionieristiche sullo sviluppo (come quelle di…

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La fine del tempo indeterminato dopo la modifica dell’art. 18

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di Piergiorgio Desantis, giuslavorista

vendesi precari“Per il Governo la questione dell’articolo 18 è chiusa”, ha affermato Il Presidente del Consiglio Mario Monti a margine della conferenza stampa di presentazione della Riforma del mercato del lavoro. Le parole e i toni facevano intendere la fine di quest’ “incidente” della recente storia politica e sindacale italiana, che va sotto il nome di diritto alla reintegrazione per il lavoratore ingiustamente licenziato. Si torna, quindi, alle disposizioni del codice civile del 1942, che prevedono la possibilità di estinguere il rapporto lavorativo solo con la volontà di una delle parti, salvo l’obbligo di preavviso.

Si demolisce, in questo modo, il compromesso tra capitale e lavoro, alla luce del quale si è cercato di gestire le relazioni industriali in Italia da un cinquantennio a questa parte. Si resta sbigottiti dalla parificazione forzata tra la libertà imprenditoriale di muovere il capitale e la slavina che investe la vita, la libertà e la dignità umana del lavoratore.

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Difendere il popolo siriano

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di Angelo Alves*, Avante | Traduzione a cura di Marx21.it

esercito libero siriano*Angelo Alves è membro della Commissione Politica del Partito Comunista Portoghese
 

Lo scadere dell'anno dalle prime manifestazioni in Siria contro il governo di Bashar al-Assad è segnato da sviluppi, fatti e denunce che dicono molto su quanto è realmente in causa in quella che erroneamente viene chiamata “rivoluzione siriana”.
 

Secondo i rapporti di diversi mezzi di informazione alternativi sono arrivati nelle ultime settimane ad Amman (capitale della Giordania) da 600 a 1.000 appartenenti al “Gruppo Combattente Islamico in Libia” (l'organizzazione terrorista che si è alleata alla NATO nella guerra di Libia) ed è probabile che siano stati dislocati nella zona di frontiera con la Siria.

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Thatcher, Berlusconi... Monti di Manuela Palermi

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di Manuela Palermi | da www.comunisti-italiani.it

monti thatcherQualcuno ha scritto che Monti può essere paragonato a Margaret Tatchter. Credo che ci sia una buona dose di verità in quest’affermazione. Ma ho visto, negli occhi dei più giovani tra noi, una certa meraviglia. Ho capito che non conoscevano la brutta storia per cui all’inizio degli anni 80, durante il suo primo mandato, Margaret Tatcher dichiarò una guerra senza quartiere ai sindacati.


Ho voluto allora ripercorrerla velocemente, un po’ troppo sommariamente se volete, e forse sbagliando perché gli anni della Tachter in Inghilterra e poi nel mondo hanno cambiato radicalmente i rapporti di forza tra le classi. Ma la cosa impressionante, riandando con la mente a quegli anni, sono le analogie profonde con l’Italia di Berlusconi e soprattutto di Monti. 
 

C’erano allora in Inghilterra i grandi scioperi dei minatori. La crisi del petrolio del 1973 aveva determinato in Occidente, di fronte ad un keynesismo storicamente finito, il trionfo della reazione neoliberale. Aveva vinto una visione tecnica dell’economia in una forma tutta ideologizzata di intendere la realtà. Il controllo dell’inflazione e la riduzione dei costi si riducevano alla negazione della sfera pubblica (“l’impresa, quella privata, funziona benissimo, l’intervento dello Stato malissimo), mentre la deregolamentazione diveniva un obiettivo di primo piano.

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Editoriale newsletter n.3 del 26 marzo 2012

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a cura della Redazione di Marx21.it

fornero articolo18Siamo ad un giro di boa. Con la presentazione del Disegno di legge da parte del Governo sulla riforma del mercato del lavoro, che comprende le modifiche all’art.18, si apre una nuova delicatissima fase nel paese. Il ddl infatti sarà posto al vaglio della discussione parlamentare e sarà quindi suscettibile di modifiche e correzioni. Non del tutto però. Come ha precisato lo stesso Monti al forum di Cernobbio della Confcommercio, il Consiglio dei Ministri ha approvato il ddl con la formula “salvo intese” e questo significa che eventuali modifiche potranno essere fatte solo dal Governo e dal Quirinale. Certo, per ottenere il voto del Pd (oggi gravemente sotto pressione e dilaniato al suo interno da una discussione che sta polarizzando le sue anime interne), il Governo dovrà fare alcune concessioni ma la determinazione fin qui dimostrata non lascia sicuramente spazio ad illusioni di possibili marce indietro sostanziali. Ma le indiscrezioni delle cronache parlamentari già parlano, al di là delle schermaglie da campagna elettorale che si avvicina a grandi passi, di un sostanziale accordo sul “modello tedesco” (dove è il giudice a decidere il reintegro o la monetizzazione) che vedrebbe concordi Pd, Terzo Polo e Alfano, con forti malumori degli ex-An e di Sacconi.

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Libia, l'aurora che non arriva

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di Ren Yaqiu, “Quotidiano del Popolo” | Traduzione di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Libia 290x435A poco più di un anno di distanza dall'aggressione militare Nato alla Libia, vi presentiamo un articolo di Ren Yaqiu pubblicato il 19 marzo sul Quotidiano del Popolo [1]
La Libia che viene descritta nell'articolo è solo un'ombra di un Paese sovrano e unito. Messo economicamente in ginocchio e ancora sfregiato dai pesanti bombardamenti, è ora preda del separatismo e delle lotte tra bande armate. L'operazione bellica della “coalizione dei volenterosi” a guida statunitense – una operazione Nato sotto il discutibile ombrello Onu della risoluzione 1973 – si è rivelata come una applicazione da manuale di una strategia volta a cancellare l'integrità e l'indipendenza sostanziali di un Paese e a generare una cronica instabilità per meglio controllarlo e sfruttarne le risorse [2]. Questo articolo non va letto solo come utile reportage sulla Libia di oggi, ma anche alla luce di quanto accade in Siria e alla martellante campagna mediatica volta a giustificare l'ennesima esportazione di democrazia. L'autore fonda, infatti, sulla drammatica situazione di Tripoli il rifiuto cinese di ogni ulteriore intervento armato occidentale negli affari interni di un Paese sovrano. Una posizione che il governo di Pechino ha ribadito più volte e che ha accompagnato, in parallelo al veto in sede Onu, con una azione diplomatica volta alla riconciliazione in Siria tra governo e forze dell'opposizione legale e nazionale [3]. Siamo, quindi, in piena continuità con l'aperta critica alla nuova forma di “interventismo umanitario” occidentale espressa dalla Cina popolare all'indomani dell'intervento armato in Libia.

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Elezioni presidenziali in Venezuela: la cinica ignoranza dei media

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di Luis Carapinha, Avante | Traduzione a cura di Marx21.it

chavez pugnoIl Venezuela fa di nuovo notizia nella catena mediatica dominante. Il motivo del clamore non è, questa volta, il presunto aggravamento dello stato di salute del suo presidente che alcune fonti della “stampa libera” nordamericana e affini hanno assicurato essere molto grave, in pratica addirittura allo stadio terminale. No, alla fine tutto si riassume nella scelta del candidato oppositore che andrà a disputare con Chavez le presidenziali del prossimo 7 ottobre (accreditando il fatto che il presidente venezuelano, alla fine, sopravviverà alle prognosi mediche più demolitrici). L'eletto ci viene presentato come un energico giovane sulla soglia dei 40 anni, tutto rivolto al progresso e all'ineffabile democrazia, di nome Capriles Radonski, in realtà personaggio della destra locale. Tra i suoi meriti, si fa riferimento alla partecipazione entusiasta al fallito golpe fascista del 2002. La gioia diffusasi tra la borghesia con Capriles è comprensibile. Ancor più grande dell'enorme ignoranza sul percorso e la realtà del Venezuela è l'odio viscerale che la borghesia nutre verso la Rivoluzione Bolivariana e la figura del suo leader, il presidente Hugo Chavez.

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Miserie passate, presenti e future del paese Italia

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di Pasquale Cicalese per Marx21.it
 

monti marchionne italiaIl 22 marzo scorso Il Foglio di Giuliano Ferrara si caratterizzava per il giubileo del “comunista” Giorgio Napolitano, un “riformista” che appoggia in pieno la riforma dell’art. 18, una lode confermata dalla presa di posizione di Alfano a difesa del Capo dello Stato contro le polemiche della Cgil e della “sinistra radicale”.

Lo stesso giorno, l’Istat pubblicava i dati di febbraio del commercio extra-Ue. Cosa ne usciva fuori?

Intanto vi è un boom di esportazioni verso la Svizzera costituito prevalentemente da metalli, un eufemismo per non dire che da parecchi mesi a questa parte i possidenti italiani mandano tonnellate di oro in quel paese a difesa dei loro patrimoni e il tutto in un quadro di legittimità, essendo liberalizzata l’esportazione di capitali e valori. Oltre ai possidenti, un’altra categoria manda oro in quel paese e sono le banche, il che rivela lo stato di salute dell’apparato finanziario italiano, a cui è ormai precluso il mercato interbancario internazionale.

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Ricetta greca anche per l'Italia?

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di Nadia Schavecher

milano 170312 02Verso l’unità delle forze di sinistra: il PdCI organizza a Milano un importante incontro pubblico che dimostra che sulle questioni dirimenti del lavoro, del welfare, della redistribuzione del reddito l’unità tra le forze di sinistra e democratiche non è solo necessaria ma possibile

Nello storico Salone dell’Umanitaria di Milano, antico quartiere costruito dalla Società Umanitaria in via Solari, dove ancora si respira l’aria delle ormai quasi scomparse “case del popolo”, e dove i comunisti hanno ancora la sede avendo resistito più volte allo sfratto negli anni bui della destra padrona al Comune di Milano, i Comunisti Italiani hanno organizzato un incontro importante tra tutti i Partiti del Centrosinistra la FIOM e la CGIL riunendoli a discutere e confrontarsi sull’analisi della situazione e sul che fare:
 

Ricetta Greca anche per l’Italia? Come difendere il lavoro in tempo di crisi” questo il titolo che avvia un confronto non semplice ma cruciale in questa fase storica.

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Difendere l'articolo 18! Unire i comunisti e la sinistra!

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di Fosco Giannini, segreteria nazionale PdCI
 

articolo18Partiamo in modo insolito, per arrivare al punto. Domenica 18 marzo accompagno mia figlia (dieci anni e, purtroppo, tifosa competente e sfegatata dell’Inter) a Milano, per Inter-Atalanta. Prendiamo, da Ancona, il pulmann per lo stadio di San Siro. Mi aspetto quattro/cinque ore di discussioni sul calcio, su Milito, Ranieri, sulla Juve, sul Milan. Presuntuoso, mi preparo all’isolamento, mi attrezzo con libri e giornali. Invece, niente di tutto questo. Sin dalla partenza, a fianco dell’autista, si forma un gruppo di cinque/sei interisti. La discussione è sull’articolo 18, sull’attacco alle pensioni, sull’ICI sulla prima casa. Dopo mezz’ora il gruppo diventa di una ventina di persone, chi sedute, chi in piedi. Una piccola manifestazione politica. Durissimo, liquidatorio, il giudizio sul governo Monti. “Una vergogna”, viene giudicato il fatto di non aver messo la patrimoniale, di aver esentato i padroni. “ Paghiamo sempre noi”, dice l’autista. “ Ci vorrebbe uno sciopero di un mese”, afferma un tifoso salito a Pesaro, sciarpa neroazzurra attorno al collo, mani da operaio, da muratore...

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Partito Comunista Siriano (Unificato): Una dichiarazione di guerra contro la Siria

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da http://www.solidnet.org/ | traduzione a cura di Marx21.it

siria ribelli armatiGli ultimi appelli infuocati all'intervento straniero contro la Siria, sebbene non rappresentino una novità, sono per certi aspetti diversi, alla luce dello stato di avanzamento della lotta contro i gruppi armati e le potenze imperialiste che li sostengono per abbattere lo Stato siriano, considerato come il solo ostacolo che resta in grado di bloccare i piani tendenti ad imporre la loro egemonia nel Medio Oriente, sia in ragione della sua posizione strategica che delle sue risorse.
 

Dopo che gli sforzi per condannare la Siria al Consiglio di Sicurezza dell'ONU sono falliti, grazie agli amici cinesi e russi tra gli altri, esse ne hanno avviato degli altri per preparare lo scatenamento di un'offensiva militare della NATO contro la Siria, simile a quelle che hanno devastato la Jugoslavia, l'Iraq e la Libia. I piani previsti sono stati sospesi non per ragioni morali o umanitarie, ma perché gli aggressori hanno ricevuto segnali molto chiari di non trovarsi nella condizione di sopportare i costi di un'offensiva contro la Siria, offensiva condotta dall'Occidente in generale, e dalla Turchia, gli Emirati del Golfo e Israele in particolare.

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Libia un anno fa: memoria corta

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto

gheddafi esecuzioneUno degli effetti delle armi di distrazione di massa è quello di cancellare la memoria di fatti anche recenti, facendone perdere le tracce. È passato così sotto silenzio il fatto che un anno fa, il 19 marzo, iniziava il bombardamento aeronavale della Libia, formalmente «per proteggere i civili». 

In sette mesi, l’aviazione Usa/Nato effettuava 30mila missioni, di cui 10mila di attacco, con impiego di oltre 40mila bombe e missili. Venivano inoltre infiltrate in Libia forze speciali, tra cui migliaia di commandos qatariani facilmente camuffabili. Venivano finanziati e armati i settori tribali ostili al governo di Tripoli e anche gruppi islamici fino a pochi mesi prima definiti terroristi. 
 

L’intera operazione, ha chiarito l’ambasciatore Usa presso la Nato, è stata diretta dagli Stati uniti: prima tramite il Comando Africa, quindi tramite la Nato sotto comando Usa. È stato così demolito lo stato libico e assassinato lo stesso Gheddafi, attribuendo l’impresa a una «rivoluzione ispiratrice» – come l’ha definita il segretario alla difesa Leon Panetta – che gli Usa sono fieri di aver sostenuto, creando «una alleanza senza eguali contro la tirannia e per la libertà».

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L'Unione Europea estende le sanzioni contro il governo bielorusso

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da Atlas Alternatif* | Traduzione a cura di Marx21.it


bielorussia europa*Il blog «Atlas alternatif», diretto da Frédéric Delorca si propone dal 2006 di offrire un contributo collettivo (42 collaboratori) al servizio della critica del dominio dei grandi gruppi industriali, finanziari, mediatici e degli Stati occidentali nel mondo e a sostegno dell’iniziativa, sul piano internazionale, delle forze progressiste antimperialiste.

I paesi dell'UE hanno convenuto il 29 febbraio scorso (http://fr.rian.ru/world/20120229/193548082.html) di allargare la lista dei funzionari bielorussi sottoposti a “misure restrittive”. La Bielorussia ha richiamato il suo rappresentate permanente presso l'UE e il suo ambasciatore in Polonia, dopo che il capo della diplomazia europea Catherine Ashton ha annunciato che “tutti gli ambasciatori dei paesi membri dell'UE in Bielorussia saranno richiamati per consultazioni in segno di solidarietà e di unità”.

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Menzogne imperiali. Le prove dell'ingerenza in Siria

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da “Avante”, settimanale del Partito Comunista Portoghese | Traduzione a cura di Marx21.it
 

cnn operatoreIl conflitto in Siria è stato provocato dalle principali potenze capitaliste e dai suoi agenti, come provano i video diffusi negli ultimi giorni nelle reti sociali.
 

Dopo lo smascheramento della finzione dell'attivista siriano represso dal regime, che, alla fine, era un giovane nordamericano residente in Scozia che si dedicava alla diffusione di calunnie sulla situazione del paese nel cyberspazio, la settimana scorsa sono emerse nuove prove dell'intossicazione dell'opinione pubblica sulla realtà in Siria.
 

In video postati nelle reti sociali, un giovane di 22 anni che si presenta come Danny Abdul-Dayem, appare mentre sta preparando un'intervista a CNN. Nella trasmissione della televisione nordamericana a cui hanno accesso tutti, ci sono spari e bombardamenti che Danny dice essere gli attacchi indiscriminati dell'esercito contro la popolazione di Homs, ma nel video integrale (http://www.youtube.com/watch?v=p-DCZxsrt9I) si vede come è stato allestito questo scenario.

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La sinistra e l'antimperialismo del Partito Comunista Italiano

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di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

partitocomunista"Se pensiamo a quello che è stato il nostro Risorgimento non possiamo rimanere indifferenti a una sistematica repressione dei diritti umani in qualsiasi Paese. Non possiamo lasciare che vengano distrutte e calpestate le speranze accese di un risorgimento nel mondo arabo": così si espresse il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, figura di primo piano del Pci -Pds-Ds-Pd, mentre si chiedeva e si otteneva l'intervento armato della Nato in Libia a fianco dei cosiddetti rivoluzionari di Bengasi. 
 

I valori di libertà della tradizione risorgimentale italiana, che furono anche alla base della Resistenza a fascismo e nazismo, scadono a copertura ideologica di una guerra di aggressione imperialista che vede impegnata in prima linea l'Italia, legata da alleanza con il Paese aggredito. A sorprenderci non è tanto l'adesione di Napolitano e di gran parte della sinistra sedicente riformista alla propaganda della guerra umanitaria e democratica - le ultime critiche da questa sponda sono scomparse con l'uscita di Bush jr dalla Casa Bianca - quanto la volgare strumentalizzazione nel 150° dell'Unità d'Italia del patrimonio risorgimentale ad uso di una aggressione militare.

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Il lorianesimo del prof. Orsini, Turati Gramsci e… Saviano

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di Ruggero Giacomini, Comitato Scientifico di Marx XXI
 

dibattitosugramsci thumbSe Gramsci fosse vivo e potesse leggere il libro sulle “due sinistre” di Alessandro Orsini, che tanto ha entusiasmato Saviano e “La Repubblica”, lo appunterebbe probabilmente per una nota della sua rubrica sul fenomeno mai morto del “lorianesimo”. Cioè su quegli intellettuali che parlano con saccenza di cose che non conoscono.

Loria, per ricordare, era lo “scienziato” che proponeva di risolvere il problema della fame nel mondo coprendo di vischio le ali degli aerei e …catturando uccelli! E in carcere Gramsci dedicò uno spazio dei suo “Quaderni” al fenomeno, che andava ben oltre il “maestro”.

Orsini non conosce la rubrica di Gramsci e neppure l’ ”illustre scienziato” che pure cita ripetutamente: altrimenti non ne sbaglierebbe il nome, scambiandolo per un fiume della Francia, come pure fa ripetutamente, nel testo e nell’indice dei nomi.

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News management multimediale, costruzione dell'ennesimo "nuovo Hitler" e preparazione della guerra

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dal blog di Domenico Losurdo

timisartIndustria dell’indignazione e preparativi di guerra

Ci risiamo. Oggi tutta la stampa cosiddetta d’informazione abbonda di particolari truculenti sui civili, sulle donne e sui bambini fatti a pezzi in Siria – così ci viene assicurato – dal regime di Bashar al Assad. Nessun dubbio è consentito, dileguata è la memoria storica. Qualcuno si ricorda di Timisoara? Qualcuno si ricorda della «rivoluzione da Cinecittà» (secondo la definizione di François Fejtö) che ha luogo nel 1989 in Romania in seguito al diffondersi della «notizia» del «genocidio» verificatosi per l’appunto in quella città? Un filosofo prestigioso (Giorgio Agamben) ha così sintetizzato gli avvenimenti: «Per la prima volta nella storia dell’umanità, dei cadaveri appena sepolti o allineati sui tavoli delle morgues [degli obitori] sono stati dissepolti in fretta e torturati per simulare davanti alle telecamere il genocidio che doveva legittimare il nuovo regime. Ciò che tutto il mondo vedeva in diretta come la verità vera sugli schermi televisivi, era l’assoluta non-verità; e, benché la falsificazione fosse a tratti evidente, essa era tuttavia autentificata come vera dal sistema mondiale dei media, perché fosse chiaro che il vero non era ormai che un momento del movimento necessario del falso» (su ciò cfr. D. Losurdo, La non-violenza. Una storia fuori dal mito, Laterza, pp. 237-38).

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I comunisti algerini denunciano le pesanti ingerenze degli Stati Uniti nella vita politica del loro paese

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Dichiarazione del Partito Algerino per la Democrazia e il Socialismo (PADS) | da www.lien-pads.fr

clintonhillary ppianoR400Traduzione a cura di Marx21.it
 

La Signora Hillary Clinton ha fatto scalo ad Algeri il 25 febbraio per dettare le sue istruzioni al regime algerino in merito ai limiti da non oltrepassare.
 

Prima di incontrare il capo dello Stato, ha tenuto una riunione di lavoro “a porte chiuse” nei locali dell'ambasciata USA con un gruppo di cittadini algerini composto da universitari e avvocati formati negli Stati Uniti, giovani addestrati per animare su internet “reti sociali” e anche attivisti di organismi sovversivi. Senza rispetto per il popolo algerino e la sua sovranità, Clinton ha definito questi individui “leader della società civile in Algeria”. Questo concetto di “società civile” che genera confusione è utilizzato dagli ideologi della borghesia per designare i propagandisti del capitalismo e dell'accettazione dei diktat dell'imperialismo sotto la copertura dell'adattamento alle realtà della mondializzazione, vale a dire alla dominazione imperialista.

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Strage di Panjwai. Apocalypse now in Afghanistan

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di Fosco Giannini, segreteria nazionale PdCI

afghan-massacre-shootingOra, le fonti nordamericane vogliono raccontarci, raccontare al mondo, che alle tre della notte tra sabato 10 e domenica 11 marzo un sergente dei corpi speciali dell’esercito USA sarebbe incongruamente uscito da solo – come un Rambo impazzito, come una pecora nera del, peraltro, gentile esercito di Obama – dalla base militare USA di Panjwai, nella provincia di Kandahar, nel sud dell’Afghanistan; si sarebbe diretto, sempre solo, nei villaggi di Alkozai e Balandi e lì (ancora in estrema solitudine, dopo aver subito una mostruosa, licantropica, mutazione genetica che l’avrebbe spinto a lasciare i suoi, buoni e pacifici, commilitoni dormire serenamente nelle brande di Panjwai) abbattere gli usci, le finestre, le porte di una casa dopo l’altra dei due villaggi, spargendo nelle stanze il fuoco delle armi, l’inferno, la morte, abbattendo (prime fonti occidentali, probabilmente molto riduttive) almeno 16 persone, in gran parte donne e bambini.

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Internazionalismo e questione nazionale nel pensiero di Gramsci

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di Salvatore Tinè, Comitato scientifico di Marx XXI
 

dibattitosugramsci thumbPubblichiamo con il consenso dell'autore il contributo scritto per il numero in corso di stampa della rivista “Marxismo oggi”
 

Quello del rapporto tra internazionalismo e questione nazionale è uno dei temi fondamentali del pensiero gramsciano in tutto l’arco della sua evoluzione. Già in alcuni articoli del 1918, il giovane Gramsci sottolineava la permanente vocazione cosmopolitica del sistema di produzione capitalistica. Una vocazione che gli appariva particolarmente evidente nei settori più avanzati del capitalismo mondiale, ovvero nei grandi gruppi industriali e finanziari inglesi e americani. Sono questi gruppi infatti a sostenere, secondo Gramsci, il disegno wilsoniano di un nuovo ordine mondiale fondato insieme sul principio della libertà e dell’indipendenza dei popoli e delle nazioni e su quello della libertà degli scambi internazionali. Libero da ogni residuo di particolarismo feudale così come dalle varie forme di statalismo e di protezionismo burocratico e corporativo, caratteristiche dei grandi paesi dell’Europa continentale, il modello capitalistico anglosassone si presenta come l’espressione più matura della logica internazionalistica e liberoscambista propria della moderna economia borghese. Scrive Gramsci in un articolo intitolato La Lega della Nazioni, pubblicato su Il Grido del popolo, il 19 gennaio 1918.

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La Russia dopo le elezioni: dal centrismo al centrosinistra?

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di Spartaco A. Puttini per Marx21.it

putin elezioni 2012Come era prevedibile Vladimir Putin è stato rieletto a grande maggioranza alla Presidenza della Federazione Russa. Benché le voci sui presunti brogli, iniziati in occasione della contestazione dei risultati delle elezioni legislative del dicembre scorso, abbiano preparato il terreno ad un diffuso scetticismo presso l’opinione pubblica (principalmente presso l’opinione pubblica occidentale) è opportuno guardare in faccia la realtà: il consenso di cui Putin gode è molto ampio.
Se poi teniamo conto del fatto che persino riguardo le ultime e contestate elezioni legislative i brogli evidenziati si sono dimostrati ampiamente marginali, cioè non tali da stravolgere il risultato uscito dalle urne, allora si può onestamente dire che il sostegno a Putin è ampiamente maggioritario.

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