L'amico americano di Putin

L'amico americano di Putin

di Thomas Friedman

Questo articolo di Thomas Friedman, di cui riportiamo ampi stralci, è apparso il 18 luglio su 'la repubblica'. La lettura del testo è molto interessante: Friedman rappresenta l'opposizione a Trump ...

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Stiglitz – Come si esce dall’euro

Stiglitz – Come si esce dall’euro

di Joseph Stiglitz

Uno stimolante articolo del Premio Nobel Joseph Stiglitz che sfata, o prova a sfatare, il mito dell'intangibilità dell'euro.

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L'intellettuale collettivo

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di Andrea Catone | Editoriale del numero in corso di distribuzione della rivista MarxVentuno

 

bandiere fdsSPONTANEITÀ E DIREZIONE CONSAPEVOLE

 

Nel Quaderni del carcere di Gramsci vi è una nota (quaderno 3, § 48) intitolata esplicitamente al binomio “spontaneità e direzione consapevole”, con un esplicito riferimento alla “dottrina di Ilic”, al Che fare? di Lenin del 1902. È la grande questione del rapporto tra movimenti di massa e organizzazione e direzione politica di essi. Gramsci, al pari di Lenin, individua l’unità inscindibile «della “spontaneità” e della “direzione consapevole”, ossia della “disciplina”», indispensabile perché si abbia una «azione politica reale delle classi subalterne, in quanto politica di massa e non semplice avventura di gruppi che si richiamano alla massa». È un grave errore, che «può avere spesso conseguenze molto serie e gravi», «trascurare e peggio disprezzare i movimenti così detti “spontanei”, cioè rinunziare a dar loro una direzione consapevole, ad elevarli ad un piano superiore inserendoli nella politica», poiché «avviene quasi sempre che a un movimento “spontaneo” delle classi subalterne si accompagna un movimento reazionario della destra della classe dominante, per motivi concomitanti:

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Le sfide del VI Congresso del PdCI

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Fosco Giannini intervista Oliviero Diliberto | nel numero in corso di distribuzione della rivista MarxVentuno

 

LA RIAPERTURA DI UN ORIZZONTE SOCIALISTA PASSA ANCHE – IN MODO DETERMINANTE – ATTRAVERSO LA RIMESSA IN CAMPO DEL SOGGETTO POLITICO E SOCIALE CHE PIÙ DI OGNI ALTRO VUOLE RIAPRIRE TALE ORIZZONTE: IL PARTITO COMUNISTA, UN PARTITO CON LEGAMI E LINEA DI MASSA

 

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F.G. Siamo di fronte ad una delle crisi più profonde della storia del capitalismo. Rispetto ad altre crisi rilevanti non si colgono, in questa fase, i segni di una risposta, in grado di riaprire i mercati interni e rilanciare offerta e domanda. Aumentano piuttosto, e su scala planetaria, i processi di spoliazione dei popoli, mentre prende sempre più consistenza il pericolo di una guerra su vasta scala (o la moltiplicazione di guerre “territoriali”) come uniche e storicamente non nuove risposte alla crisi di sistema. L’Italia non sfugge certo a tale tendenza di fase: l’attacco contro il lavoro, contro lo stato sociale, contro la democrazia, la stessa pulsione alla guerra e al riarmo segnano profondamente le politiche del governo Berlusconi, ampliando sempre più il disagio e la stessa “inquietudine” sociale. Siamo, cioè, di fronte a un livello così alto della crisi, che la risposta tattica e di fase – benché necessaria e imprescindibile – non può dividersi da un progetto, da un disegno strategico dei comunisti e della sinistra di classe e di alternativa. Concordi? Ed eventualmente: qual è la risposta tattica, di fase, del “qui e ora”, in Italia, delle forze comuniste e di sinistra? E qual è il progetto strategico che occorre definire in questa fase, a cui dare corpo, di fronte alla crisi del modello capitalistico?

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Linciato il “tiranno”, nel cielo di Tripoli volano gli avvoltoi

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di Sergio Ricaldone per Marx21.it

 

gheddafi salmaDiventa francamente insopportabile resistere tacendo o sussurrando a bassa voce l’indignazione che si prova di fronte all’ondata di indecenti e ipocrite menzogne con cui si tenta di seppellire in tutta fretta, e chissà dove, la salma dilaniata di Muhammar Gheddafi. Odiato, amato, detestato, blandito. Sicuramente il più controverso dei leaders africani ma molto rispettato nel continente nero. Non si è sottratto all’ultimo scontro con la fuga. E’ caduto in battaglia e voci di segno diverso si sono levate in sua difesa. Quella di Chavez azzarda un confronto con la morte di Che Guevara in Bolivia. Esagerazione ?

 

I fatti non si possono certo negare. Gheddafi non è scappato carico di dollari e di lingotti d’oro come hanno fatto molti tiranni e pur sapendo che non avrebbe avuto scampo contro la forza soverchiante del nemico non ha patteggiato la resa (e la vita) con nessuno. Ha preferito combattere e morire da grande africano nella sua Sirte ridotta a un cumulo di rovine fumanti dai bombardieri della Nato. La ignobile sequenza finale della tragedia e lo scempio della sua salma può essere definita come “il festino dei topi che si contendono i resti del leone”.

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Vertice di Bruxelles, Berlusconi, l'opposizione italiana

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di Fosco Giannini

 

bruxelles bandiere_ueDal vertice europeo di Bruxelles di questi giorni provengono, per il nostro Paese e soprattutto per i pensionati e i lavoratori del nostro Paese, sia gravi conferme dal carattere strategico sul piano sociale e politico, che altrettanto gravi novità, proiettabili sia sul piano della contingenza che su tempi sociali e politici medio-lunghi.

 

La prima, gravissima, conferma è quella relativa al carattere ormai essenzialmente “golpista”, sovra ordinatore, dell’Unione europea, del Consiglio europeo e della Banca centrale europea relativamente agli Stati, ai governi e ai parlamenti dei paesi aderenti all’Ue. Come già accadde platealmente lo scorso 5 agosto, quando una “lettera d’intenti” di Trichet e Draghi impose brutalmente al governo italiano la rettifica – in senso duramente antisociale – della manovra economica, così questo vertice di Bruxelles ha imposto a Berlusconi un nuovo giro di vite contro i pensionati e i lavoratori italiani. 

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Dalle guerre dell’oppio alle guerre del petrolio

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di Domenico Losurdo, Presidente dell'Associazione Marx XXI | dal suo BLOG

 

gheddafigiovane3«La morte di Gheddafi è una svolta storica»: proclamano in coro i dirigenti della Nato e dell’Occidente, i quali non si preoccupano neppure di prendere le distanze dal barbaro assassinio del leader libico e dalle menzogne spudorate pronunciate a tale proposito dai dirigenti dei «ribelli». E, tuttavia, effettivamente si tratta di una svolta. Ma per comprendere il significato che la guerra contro la Libia riveste nell’ambito della storia del colonialismo, occorre prendere le mosse da lontano…

 

Allorché nel 1840 le navi da guerra inglesi si affacciano dinanzi alle coste e alle città della Cina, gli aggressori dispongono della potenza di fuoco di diverse centinaia di cannoni e possono seminare distruzione e morte su larga scala, senza temere di essere colpiti dall’artiglieria nemica, la cui gittata è ben più ridotta. E’ il trionfo della politica delle cannoniere: il grande paese asiatico e la sua millenaria civiltà sono costretti a capitolare; inizia quello che la storiografia cinese definisce giustamente il secolo delle umiliazioni, che termina nel 1949, con l’avvento al potere del Partito comunista e di Mao Zedong.

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Verso un futuro brillante

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di Xu Liyuan della sezione esteri del PCC | da www.lacinarossa.net

 

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 Riceviamo e pubblichiamo l’intervento effettuato dal compagno Xu Liyuan, della sezione esteri del PCC, all’assemblea tenutasi il 30 settembre 2011 presso il Centro Culturale Concetto Marchesi di Milano.

 

Prima di tutto, ringrazio Bruno Casati, responsabile del Centro culturale Concetto Marchesi, che mi ha dato l’occasione di parlare con un gruppo di amici e compagni a cui interessa la Cina. Bruno mi ha parlato di una relazione, ma io non sono preparato teoricamente, né sono un bravo oratore. Specialmente quando ho letto questo libro scritto da Roberto Sidoli e Massimo Leoni, non ho avuto più il coraggio di fare una relazione, perché della Cina loro ne sono più informati di me, e inoltre sono più preparato in termini di teoria marxista e leninista. Vengo qui a chiacchierare con voi. Anche se sono meno informato, sono cinese, e forse posso spiegare qualche cosa che si è verificata in Cina.

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La Siria non è la nuova Libia

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di Wang Jinglie, ricercatore dell'Accademia Cinese di Scienze Sociali

Quotidiano del Popolo online, 21 ottobre 2011 | Traduzione di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

 

syria protesteI media occidentali hanno banchettato sulla posizione della Cina sulla Siria e uno di questi aveva scritto: "La Cina ha chiesto che il presidente siriano Bachar al-Assad porti avanti delle riforme politiche più rapide, posizione che è un vero cambiamento di politica e uno strappo rispetto al suo consueto rifiuto di intervenire negli affari degli alleati strategici".

 

Si tratta di una analisi errata, perché le azioni della Cina hanno come fine quello di aiutare la restaurazione della normalità quotidiana del popolo siriano il prima possibile e di condurre la pace e la stabilità in Medio Oriente. Dopo i cambiamenti dei governi in Egitto e in Libia, la Siria si è a sua volta ritrovata nell'occhio del ciclone che ha travolto il Medio oriente. In seguito all'intervento delle potenze occidentali, in particolare degli Stati Uniti, i conflitti violenti tra i differenti gruppi in Siria si sono intensificati, facendo aumentare gravemente i rischi di guerra civile.

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Libia. Macellazioni finali

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di Marinella Correggia | su www.contropiano.org

 

gheddafi cadavereCarnefici (Nato-Cnt), Plaudenti (Ban Ki Moon, Napolitano, UE…) e astenuti

 

1.   Ecco la nuova Libia di Napolitano, di Ban Ki Moon, di Barroso e di tutti gli altri che hanno espresso oggi soddisfazione. Eccola in questo video atroce: fra tante altre immagini che invece erano montaggi (GUARDA IL VIDEO) riprende un essere umano gravemente ferito, strattonato, circondato dalle blasfeme urla “allah u akbar” che accompagnano le esecuzioni di Al Qaeda, in Iraq come in Libia (da mesi ormai), come altrove. Macellazione: il termine è appropriato, perché il sangue scorre, le urla di soddisfazione degli esecutori si levano come gli onnipresenti colpi di fucile, e l’indifferenza per le sofferenze dei viventi scannati è la stessa che c’è nei macelli per animali.

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Il Partito Comunista di Grecia in merito all'assalto assassino organizzato contro la manifestazione del PAME

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Traduzione a cura di Marx21.it

 

grecia pame-anarchiciQuesta volta, gruppi organizzati con ordini specifici e gruppi anarco-fascistoidi hanno scatenato un attacco con bottiglie molotov, gas lacrimogeni, granate stordenti e pietre nel tentativo di disperdere la grande manifestazione di lavoratori e di popolo in piazza Sintagma e specialmente nell'area dove era concentrato il PAME. Il risultato dell'attacco è stato la morte del sindacalista del PAME, Kotzaridis Dimitris, di 53 anni, segretario della sezione del sindacato dei lavoratori delle costruzioni nel quartiere di Vironas. Decine di manifestanti del PAME sono stati feriti.

 

L'odio degli incappucciati contro il movimento operaio popolare e il PAME è l'espressione della furia delle forze al servizio del sistema e del potere borghese. Il governo ha una grande responsabilità per quanto è accaduto. L'operazione di intimidazione, di calunnia e di repressione del movimento operaio-popolare ha le sue radici nelle strutture, nei centri e nei servizi dello Stato. Ciò è stato dimostrato dalla storia e anche dall'ultimo feroce attacco assassino. Gli incappucciati, gli anarco-autonomisti, i fascisti, quale che sia la loro denominazione, si sono dati da fare per ottenere ciò che non hanno ottenuto le forze repressive, attraverso il ricatto e le minacce per intimidire il popolo e fargli chinare la testa.

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"L'Irisbus è nostra e non si tocca!"

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PdCI Valle Ufita | l'articolo è tratto in anteprima dal numero in uscita di MarxVentuno

 

MARXVENTUNO ORGANIZZA UNA TAVOLA ROTONDA CON LE AVANGUARDIE DI LOTTA DELL’IRISBUS-IVECO, L’UNICA FABBRICA DI AUTOBUS IN ITALIA, DA OLTRE CENTO GIORNI IN LOTTA CONTRO LA CHIUSURA IMPOSTA DALLA FIAT

 

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MarxVentuno avvia un’inchiesta sulla condizione della classe operaia dell’industria, sulle forme organizzative, sul ruolo del sindacato sulle resistenze e le lotte in corso contro chiusure e licenziamenti, sui loro sbocchi possibili e le prospettive strategiche. Lo fa dando la parola ai lavoratori e alle avanguardie delle lotte, ai protagonisti degli scioperi, dei presidi davanti ai cancelli delle fabbriche, delle assemblee permanenti, delle occupazioni degli stabilimenti. Il quadro che emerge dalla tavola rotonda organizzata con i lavoratori dell’Irisbus è di un’indomita combattività e volontà di resistenza dei lavoratori, ma pure di contraddizioni con le organizzazioni sindacali, anche con quelle, come la Fiom, che si è contrapposta a Marchionne e costituisce un presidio importantissimo, fondamentale, per la resistenza anticapitalistica, ma che non è stata esente in passato da errori di valutazione, cedimenti, pratiche consociative con le direzioni aziendali in un Mezzogiorno in cui la disoccupazione di massa è un fattore potente di corruzione e clientelismi. Solo riconoscendo i propri errori e apprendendo dall’esperienza, il movimento operaio e le organizzazioni sindacali di classe possono ricostruirsi su basi più avanzate, tanto più necessarie oggi, in un presente attraversato e sconvolto dalla grande crisi capitalistica.

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Una replica alle tesi del mio amico Giovanni Bacciardi sul 15 ottobre e dintorni

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di Fausto Sorini | da Facebook

 

indignati-roma-15ottobre-19 650x435-w350Caro Giovanni, replico con una nota, per avere più spazio di quello consentito in un commento. Ma ha ragione Leoni: Fb non è il luogo più adatto..
 
Tu dici (cerco di riassumere senza travisare):
 
1. "siamo ad una crisi di sistema", che pone oggi ai comunisti la necessità di prospettare una "visione rivoluzionaria che indichi la strada per il superamento del capitalismo, con una  proposta di fase. Cioè. Proporre al paese un governo degli sfruttati". Che "specifichi un programma e forme di mobilitazione adeguate ai modi contemporanei di formazione del consenso ed espressione della lotta". Questa sarebbe probabilmente, a tuo avviso, "la strada per ritrovare un’egemonia dei comunisti che spazzi via i miti dello spontaneismo e del ribellismo" ;

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L'agenda di guerra dell'imperialismo

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di Luis Carapinha su Avante, settimanale del Partito Comunista Portoghese | traduzione a cura di Marx21.it

 

ustroopsInebriati dal successo della barbarie nelle terre libiche, i paladini della guerra imperialista guardano a nuovi orizzonti. Il militarismo è sempre più necessario nel quadro quasi inevitabile di doppia recessione e dello spettro di un collasso economico che incombe sul centro capitalista. Dal quartier generale della NATO, Rassmussen esalta le virtù delle “operazioni multinazionali” ed esige maggiori sacrifici dai “partners” europei degli USA per il mantenimento dei bilanci bellici. Nella capitale libica, consegnata all'arbitrio delle orde del CNT, il senatore McCain, candidato repubblicano sconfitto da Obama nelle ultime presidenziali nordamericane, dà libero sfogo alla rabbia reazionaria dell'agenda che caratterizza l'agenda degli USA, minacciando nuove crociate per la libertà e la democrazia contro la Siria, l'Iran, la Cina e la Russia (Ria Novosti, 29.09.11).

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Partito Comunista di Grecia: si rafforza la risposta dei lavoratori all'interminabile offensiva antipopolare

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su www.solidnet.org | traduzione a cura di Marx21.it

 

pame-w350Il reddito dei lavoratori del settore privato e pubblico riceverà un colpo micidiale con le nuove misure. L'obiettivo del governo, della plutocrazia e della Troika è la drastica riduzione dei salari. Le nuove misure tagliano ancora di più gli stipendi degli impiegati del settore pubblico, che hanno già perso un valore equivalente a 5 mesi di salario, mentre sulla base del piano della nuova struttura salariale, il salario dei lavoratori del settore pubblico si vede ridotto di una quantità che va dal 20% al 50% o più! Modellati sul contratto collettivo miserabile dell'Impresa di Telecomunicazioni OTE, anche i salari del settore privato si ridurranno ancora. Vengono aboliti gli Accordi di Contrattazione Collettiva per spingere alla riduzione dei salari nel settore privato molto al di sotto del vergognoso Accordo Salariale Nazionale, che con i tagli nelle prestazioni impone salari di povertà.

 

La necessità di una scalata immediata delle lotte non solo con lo sciopero del 19 ottobre, ma con uno sciopero generale nazionale di 48 ore, è stata decisa dal PAME affinché la classe lavoratrice del paese dia una risposta decisiva alle misure governative che sotterra diritti e vite.

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Salim Lamrani*: “L'amministrazione Obama ha respinto tutte le proposte di dialogo con l'Avana”

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Intervista a cura di Anne-Cécile Huprelle, Radio Monaco | da http://www.rebelion.org/

 

Traduzione dallo spagnolo a cura di Marx21.it

 

*Salim Lamrani è professore all'Università Paris-Descartes e all'Università Paris-Est Marne-la Vallée. Specialista delle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti collabora alle più prestigiose testate giornalistiche internazionali. E' membro della Red de Intellectuales y Artistas en Defensa de la Humanidad.

 

cuba-bambina-w350Anne-Cécile Huprelle: Cuba sta vivendo in questo momento un'era di modernizzazione senza precedenti.

 

Salim Lamrani: Infatti, risaltano due misure. La prima rappresenta una rivoluzione strutturale della forza lavoro. Le autorità hanno deciso di procedere alla soppressione a medio termine di circa mezzo milione di posti di funzionari, ossia il 10% del totale, e di un milione in cinque anni.

 

Anche la seconda misura non ha precedenti per la sua rilevanza. Si tratta dell'apertura dell'economia statale al settore privato, destinata, tra l'altro, a legalizzare un'economia informale crescente e a riscuotere imposte in un paese poco abituato alla cultura fiscale. Lo Stato, che controlla circa il 90% dell'economia, ha deciso di delegare una parte delle sue attività economiche a persone private. 178 nuove attività si sono aperte al settore privato. Occorre ricordare che in 83 settori, i nuovi impresari potranno assumere con contratto persone, prerogativa che fino ad ora è stata esclusiva dello Stato, delle imprese miste e delle imprese straniere.

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La «bestemmia» di Jalil

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di Tommaso Di Francesco | su il Manifesto del 14 ottobre 2011

 

Intervista ad Angelo Del Boca, storico

 

In questi giorni il presidente del Cnt Mustafa Abdel Jalil, proprio nel centenario dell'avventura coloniale italiana in Libia, rivolto al ministro della difesa italiano, nonché post-fascista, Ignazio La Russa in visita a Tripoli, ha riletto la storia libica. Dichiarando che l'Italia coloniale è stata meglio di Gheddafi perché « ha rappresentato un periodo di grande sviluppo nelle infrastrutture e costruzioni, nell'agricoltura, e la legge permetteva processi giusti». Su questo e sugli sviluppi della guerra abbiamo rivolto alcune domande allo storico del colonialismo italiano Angelo Del Boca.

 

delboca

Cosa pensa di queste dichiarazioni dil Jalil?

 

Che non abbia riletto bene la storia del suo paese. Perché dire che il colonialismo italiano è stato meglio di Gheddafi è quasi una bestemmia. Basta citare solo alcuni avvenimenti. Per esempio la costruzione di 15 campi di concentramento nei quali sono morte almeno 40mila persone per fucilazioni, mantenimento inadatto, malattie. Poi almeno altre 60-70mila persone che sono cadute nella difesa del proprio paese. Dai miei calcoli sono morti, durante i nostri trenta anni d'occupazione, circa 100mila libici, su una popolazione allora di 800mila abitanti. Vuol dire che un ottavo della popolazione ha combattuto per difendere il proprio paese. Sui «processi equi e giusti», ricordiamo che i processi erano spaventosamente barbari.

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Gli indignati e il debito

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di Vladimiro Giacché | su il Fatto Quotidiano del 14 ottobre 2011

 

indignados-w350Domani, in Italia come in molti altri Paesi, si svolgeranno le manifestazioni degli Indignati. Si tratta di un movimento che sta assumendo dimensioni globali e che intende dar voce, come dicono i cartelli issati dai manifestanti a Wall Street, a quel 99% della popolazione che sta pagando una crisi che non ha provocato. È importante che le ragioni di questa protesta non siano inquinate e distorte da atti di violenza che servirebbero soltanto a screditare il movimento, offrendo un’ottima scusa a chi non vuole entrare nel merito dei suoi motivi. Che sono molti e molto seri. A oltre quattro anni dall’inizio della crisi continuano i salvataggi di banche e assicurazioni con soldi pubblici: l’ultimo caso, di pochi giorni fa, riguarda Dexia e costerà 90 miliardi di euro a Belgio, Francia e Lussemburgo. In compenso si lascia marcire la crisi greca, dopo averla aggravata con il piano di austerity draconiano che ha accompagnato il “salvataggio” del 2010.

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Stellina Vecchio, donna comunista da non dimenticare.

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di Sergio Ricaldone

 

Stellina Sergio_BO_2000Ho ascoltato, letto e apprezzato, le note biografiche, proposteci da molti compagni, sulla lunga vita di Stellina. Ricordi sinceri, qualcuno eccellente.


Osservo però che sul suo modo di essere stata sempre e dovunque comunista si è in qualche caso sorvolato, esaltando invece i positivi effetti collaterali della sua robusta formazione politica e ideale. Ovunque abbia operato, come partigiana nella Resistenza, nel sindacato, nel lavoro femminile, in Parlamento, per il Vietnam, Stellina ha sempre lasciato il segno della sua passione politica. E questo già basterebbe come epigrafe e come fiore all’occhiello di una comunista che ha speso la vita al servizio del movimento operaio. Ma è incompleta. Ci racconta, grosso modo, “soltanto” i tre quarti della sua lunga vita. Ritengo sia giusto completarne il quadro con tutto quello che Stellina ha continuato a fare e ad essere negli ultimi 25 anni, la cosiddetta “quarta età”. Faticosa da reggere ma ancora ricca di esperienza politica e culturale da spendere. Concedendosi, ovviamente, le giuste pause di riposo, possibilmente in un luogo tranquillo e l’aria pulita.

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Celebriamo il centenario della rivoluzione cinese del 1911

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di Domenico Losurdo | dal suo blog http://domenicolosurdo.blogspot.com

 

sunyatsenIn Cina, nel 1911, si verifica una rivoluzione, che ha visto il rovesciamento della dinastia manciù e la proclamazione della repubblica. A ricoprire per primo la carica di presidente è Sun Yat-Sen. Questi, pur lontano dal marxismo, saluta con favore l’ascesa dei bolscevichi al potere. La spiegazione che egli qualche anno dopo fornisce del suo atteggiamento è un terribile atto d’accusa contro il colonialismo e l’imperialismo: «I Pellirosse d’America sono stati già sterminati» e lo «sterminio» incombe anche sugli altri popoli coloniali. Tragica è la loro situazione; sennonché, «improvvisamente centocinquanta milioni di uomini di razza slava sono insorti per opporsi all’imperialismo, al capitalismo, alle ingiustizie nell’interesse del genere umano». E così, «nacque, senza che nessuno se lo aspettasse, una grande speranza per l’umanità: la Rivoluzione russa»; sì «grazie alla Rivoluzione russa, tutta l’umanità era ormai animata da una grande speranza». Naturalmente, la risposta della reazione non si fa attendere: «Le potenze hanno attaccato Lenin perché vogliono distruggere un profeta dell’umanità».

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Le proteste di Wall Street e le lotte in Portogallo

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di Miguel Urbano Rodrigues* | Traduzione a cura di Marx21.it

 

*Miguel Urbano Rodrigues (1925), figura storica del comunismo portoghese, è un noto giornalista e scrittore, autore di decine di pubblicazioni. In passato e’ stato caporedattore di Avante, organo del Partito Comunista Portoghese e direttore del giornale O Diario. E’ stato deputato del PCP nell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Tra gli editori di Odiario.info (a cui collaborano prestigiosi intellettuali progressisti di molti paesi, tra cui il presidente dell'Associazione Marx XXI, Domenico Losurdo), dirige oggi l’autorevole sito antimperialista Resistir.info.


wall-street-protest-w350Negli ultimi giorni le proteste di Wall Street sono state al centro dell'attenzione dei più influenti media internazionali. A Washington il governo sta cercando di sminuire il significato delle manifestazioni che sono iniziate con l'occupazione da parte di un gruppo di “indignati” della strada della Borsa a New York, simbolo del potere del capitale.

 

Ma ciò che sembrava essere un'iniziativa inoffensiva di un pugno di giovani ha assunto rapidamente le proporzioni di una protesta di dimensione nazionale. La brutale repressione che il 1 ottobre si è abbattuta sui giovani che marciavano verso Wall Street – più di 500 arrestati e feriti – ha suscitato un'ondata di indignazione e ha generato solidarietà inaspettate. Il movimento si è esteso ad altre città e ha assunto un carattere diverso, di contestazione del sistema responsabile dell'attuale crisi mondiale.

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