Guerra infinita e imperialismo

Guerra infinita e imperialismo

di Andrés Mora Ramírez

Il Senato degli Stati Uniti ha votato contro un emendamento al progetto di legge di autorizzazione della Difesa Nazionale per il 2018, con il quale si intende regolare i poteri di guerra ...

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La miseria del sistema bancario italiano

La miseria del sistema bancario italiano

di Andrea Fumagalli

Pubblichiamo la prima parte di una mini inchiesta sullo stato del sistema bancario italiano. In questo scritto ci limitiamo a descrivere il contesto macro e europeo in cui sono maturate le recenti dinamiche speculative che hanno investito alcune banche italiane.

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Paragoni odiosi: Venezuela e Catalogna (video)

Paragoni odiosi: Venezuela e Catalogna (video)

da lantidiplomatico.it

"Quando ti arrivano immagini di una democrazia dove la polizia requisisce i seggi e colpisce coloro che vogliono votare. ...

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

I giovani in assemblea per il futuro dell’Italia

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a cura dell'Esecutivo nazionale FGCI


fgci assemblea_2012-w300Questo fine settimana a Napoli si svolgerà l’assemblea organizzativa nazionale della Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani. Oltre cento compagni e compagne di tutta Italia, delegati dalle loro regioni, impegneranno il sabato e la domenica per una discussione approfondita sull’attuale fase politica e sociale ma in particolare sui molti problemi che le nuove generazioni e tutto il paese affrontano.


Il cambio di governo (che purtroppo non coincide con la fine del blocco di potere che ha sorretto Berlusconi) è stato un avvenimento importante che però non ha mutato la sostanza dell’impoverimento generale delle classi lavoratrici e dell’aggressione ai diritti sociali che negli ultimi venti anni, con particolare gravità durante la crisi, è stato uno dei paradigmi dominanti.

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Gli Stati Uniti, il Qatar e gli islamisti

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da Atlas Alternatif | Traduzione a cura di Marx21.it

 

Egitto-Fratelli-MusulmaniIl New York Times del 3 gennaio 2012 titolava “Le aperture agli islamisti egiziani rovesciano la politica a lungo termine degli Stati Uniti” (Overtures to Egypt's Islamistis Reverse Longtime US Policy). L'articolo di David D. Kirpatrick e Steven Lee Myers sottolinea il fatto che Washington ormai si è adattata ai Fratelli Musulmani in Egitto dopo che questi si sono impegnati a rispettare le regole democratiche, il liberalismo economico e i trattati con Israele, nel momento in cui si accumulano le frustrazioni nei confronti del regime militare che viene accusato di voler confiscare il potere.

 

Recentemente John Kerry, ex candidato alle presidenziali in contrapposizione a Bush, oggi presidente della commissione degli affari esteri del Senato, e l'ambasciatrice Anne W. Patterson hanno incontrato tre alti dirigenti del Partito della giustizia e della libertà (Fratelli musulmani) egiziano, Essam El-Erian, Mohamed Saad Katani e Mohamed Morsi a Washington il 10 dicembre scorso. Secondo l'amministrazione Obama si tratterebbe di una nuova forma di Realpolitik, come quando Reagan aveva avviato negoziati con l'URSS sulla corsa agli armamenti. Questo rovesciamento di alleanze è stato esplicitato il 2 gennaio quando gli Stati Uniti hanno indirizzato un ultimatum al governo militare in merito alle perquisizioni avvenute presso alcune ONG filo-occidentali.

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La lettera del figlio di un operaio

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di Luca Mazzucco

 

padre operaio"Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.
Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.
L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.

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Intervento del Partito Comunista Portoghese all'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

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da www.pcp.pt | Traduzione a cura di Mauro Gemma

 

pcpLa nostra prima parola è di solidarietà per i comunisti e i lavoratori della Grecia e per la loro tenace coraggiosa lotta. La loro lotta è la nostra lotta. Auguriamo a loro i migliori successi.


Salutiamo anche i partiti qui presenti e confermiamo il profondo impegno del PCP a contribuire al rafforzamento del processo degli Incontri dei Partiti Comunisti e Operai e a valorizzare le molte cose che ci uniscono nella lotta contro il capitale, per il progresso sociale, la pace e il socialismo, nonostante la diversità delle situazioni ed esperienze e le differenze di opinione. Allo sviluppo della lotta in ciascuno dei nostri paesi, che peraltro si sta intensificando, è indispensabile combinare l'approfondimento dell'azione comune e convergente, il rafforzamento della cooperazione e della solidarietà internazionale di classe. Questi nostri Incontri si sono trasformati in uno strumento prezioso, e persino insostituibile per il raggiungimento di questo obiettivo.

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La contro-controriforma della salute in Cina comincia a funzionare

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di Alberto Gabriele per Marx21.it

 

cina sanitaSia in Cina che in Vietnam, la trasformazione della economia dal tradizionale modello di socialismo di Stato a quello attuale di socialismo di mercato non è stata una passeggiata trionfale (come potrebbe invece sembrare se si guardassero solo i dati sulla crescita del PIL o sulla diminuzione della povertà), specialmente nelle fasi iniziali. L’aspetto piu’ negativo in assoluto è stato il degrado e la semi-privatizzazione di alcuni servizi pubblici basici, che ha assunto particolare gravità nelle campagne in seguito allo smantellamento delle comuni che precedentemente li gestivano. Il caso più drammatico è quello della salute pubblica, che è stata devastata da una vera e propria controriforma:

 

“Sin dall’inizio delle riforme orientate al mercato, l’offerta di servizi sociali basici si è deteriorata gravemente, sia in Cina che in Vietnam. Inoltre questi servizi pubblici hanno perso quella che era stata la loro piu’ importante qualità, la loro natura egualitaria, che nell’epoca precedente aveva permesso a tutti di avere un accesso gratuito e universale…La salute è stata il settore piu’ sacrificato. Il sistema sanitario pubblico è quasi crollato nelle campagne… ed è peggiorato gravemente anche nelle città…”(Gabriele e Schettino 2009, p.148).

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Solo la lotta potrà salvarci

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di Luca Servodio, direzione nazionale PdCI-FdS

 

irisbus operaio

Irisbus-Iveco della Valle Ufita: altri 700 operai senza lavoro

 

Dalla mezzanotte di Capodanno l’Irisbus Iveco di Valle Ufita è stata chiusa, diventando una delle tante “cattedrali nel deserto” del Mezzogiorno d’Italia. Non c’è dubbio, è il simbolo dell’anno che si è concluso. Lo stabilimento Irisbus Iveco e la lotta della classe operaia sono stati la scena principale della crisi che l’Irpinia attraversa. Le immagini degli operai e il luogo materiale (piazzale antistante alla porta carraia) delle manifestazioni hanno accompagnato le cronache dei media lungo i 120 giorni di lotta. Una lotta consumatesi, anche in lunghi viaggi di speranza, tra i vari comuni Irpini e verso la capitale, dove la politica del palazzo (Ministero dello Sviluppo Economico), è stata sempre “ospite” dei padroni Fiat, che hanno sin dall’inizio dettato le condizioni.


Dopo l’accordo del 14 dicembre 2011, che ha previsto la chiusura dello stabilimento, sottoscritto dal “sindacato unito”, la lotta della classe operaia, assomigliava a uno specchio in frantumi, a una comunità che sembrava aver perduto l’identità collettiva. Il Comitato di Resistenza Operaia subito ha ripreso la lotta. I lavoratori, inoltre, stanno scrivendo un libro, racchiudendo non il racconto di gesta impressionanti, ma un lembo di vite nel momento in cui hanno intrapreso a scrivere un pezzo di storia, con la stessa identità di desiderio e sogni. In sintesi: salvare il loro stabilimento e un territorio in via di desertificazione.

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I comunisti di tutto il mondo si oppongono alle minacce di intervento militare in Iran

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Risoluzione del 13° Incontro dei Partiti Comunisti e Operai di Atene | da www.solidnet.org

 

nowaroniranTraduzione a cura di Marx21.it

 

I partecipanti al 13° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai svoltosi ad Atene il 9-11 dicembre 2011, esprimono la loro solidarietà con la classe lavoratrice dell'Iran nella sua complessa lotta per la pace, la sovranità, la democrazia e la giustizia sociale.

 

Guardiamo con grande preoccupazione alle mosse delle potenze della NATO, che seguono il loro intervento in Libia, per estendere il programma di cambiamenti di regime all'intero Medio Oriente. Le politiche, le dichiarazioni e le azioni concrete adottate da USA, UE e Israele nella regione indicano tutte un evidente tentativo di modificare i rapporti di forza nell'intero Medio Oriente a favore dell'imperialismo. I comunisti sono convinti che la politica dell'imperialismo nel Medio Oriente è indirizzata a garantire il controllo delle enormi risorse energetiche e dei mercati non ancora sfruttati di questa regione strategica sul piano geopolitico per i monopoli e le multinazionali del petrolio.

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Le colpe dei padroni, i ritardi della sinistra e il ruolo dei comunisti

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di Marina Alfier, segreteria Federazione PdCI Venezia-Mestre

 

nuova pansac1

“Pansac”, triangolo industriale lombardo- veneto-emiliano, 800 lavoratori rischiano il posto di lavoro

 

Pansac, Nuova Pansac, Pansac International; sono questi i nomi che decretano un decorso inesorabile di una grande fabbrica, con più di 800 lavoratori, nel triangolo industriale lombardo-veneto-emiliano, del settore chimico della gomma-plastica.


Una realtà florida, produttiva, in ottima salute e con solide prospettive per il futuro se non fosse che, quattro anni fa, il suo vivace proprietario Lori combina più di qualche pasticcio finanziario e più di qualche intrallazzo con il “Mantovacalcio” e non solo; la fabbrica va in malora e gli 800 dipendenti, con rispettive famiglie, sono per strada.


Comincia il balletto degli scorpori societari, dei finanziamenti bruciati all’istante, dei possibili compratori, delle istituzioni pubbliche incapaci di assumere un ruolo, delle troppe latitanze visibili; e si arriva all’oggi con i lavoratori e le lavoratrici senza cassa integrazione da novembre e senza alcun reddito; con le banche non più disponibili a sborsare quattrini in assenza di un piano industriale e l’azienda che sta solo aspettando che sia decretato il fallimento.

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João Amazonas, la strategia e la tattica di un partito rivoluzionario

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di José Reinaldo Carvalho* | traduzione a cura della redazione di Marx21.it

 

amazonas heroiIl 1° gennaio 2012 abbiamo celebrato il centenario della nascita di João Amazonas. Il João, come lo chiamavamo, ha avviato il processo di rifondazione del Partito Comunista del Brasile, nel 1962, quando fu attaccato da un'ondata revisionista e liquidazionista che ebbe origine dal XX Congresso del Partito comunista dell'Unione Sovietica, nel 1956.


La rottura con il revisionismo aveva anche ragioni interne legate alla tattica e strategia rivoluzionaria brasiliana e alla costruzione del partito. Amazonas si ribellò contro un gruppo riformista e opportunista, che tentò di dissolvere il partito in un movimento a sostegno del governo di Juscelino Kubitschek, sotto l'egida del “nazional-sviluppismo”. Questo gruppo strappò il programma del IV Congresso del 1954, che sebbene avesse limiti politici e ideologici, era rivoluzionario nella sua essenza. Esso fu sostituito con la Dichiarazione del marzo 1958, che entrò nella storia del movimento comunista brasiliano come il documento fondante del revisionismo moderno e dell'opportunismo di destra.

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Gli Usa «voltano pagina» verso nuove guerre

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto

 

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DIETRO I TAGLI DEL BILANCIO DEL PENTAGONO


«Dopo un decennio di guerra gli Stati uniti stanno voltando pagina»: lo ha detto ieri il presidente Obama nella conferenza stampa al Pentagono, presentando la nuova strategia insieme al segretario alla difesa Leon Panetta. Le forze armate statunitensi diverranno «più snelle», rendendo possibili tagli al bilancio militare per l’ammontare di 450 miliardi di dollari in dieci anni. Il messaggio propagandistico è chiaro: in tempo di crisi anche le forze armate devono stringere la cinghia. Il Pentagono sta dunque disarmando? Tutt’altro: sta razionalizzando l’uso delle risorse per rendere la sua macchina bellica ancora più efficiente.


La spesa militare Usa, che è quasi raddoppiata lo scorso decennio, ammonta secondo il Sipri al 43% di quella mondiale. Ma, incluse altre spese di carattere militare, supera il 50% di quella mondiale. Per il 2012, il Pentagono riceve 553 miliardi di dollari, salendo di 23 miliardi rispetto al 2010. Si aggiungono a questi 118 miliardi per la guerra in Afghanistan e per le «attività di transizione in Iraq» e 17 per le armi nucleari, del cui mantenimento si occupa il Dipartimento dell’energia. Comprese altre spese di carattere militare, tra cui 124 miliardi per i militari a riposo e 47 per il Dipartimento della sicurezza della patria, la spesa militare Usa supera i 900 miliardi di dollari, circa un quarto del bilancio federale.

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Guerra alla Libia con settecento super bombe italiane

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di Antonio Mazzeo | dal suo blog

 

av8b 1-w300“Le operazioni condotte nel 2011 sui cieli libici hanno rappresentato per l’Aeronautica Militare italiana l’impegno più imponente dopo il 2° Conflitto Mondiale”. È orgogliosissimo il Capo di Stato maggiore delle forze aeree, generale Giuseppe Bernardis. L’Italia repubblicana ha conosciuto i teatri di guerra dell’Iraq, della Somalia, del Libano, dei Balcani, dell’Afghanistan e del Pakistan, ma mai avevamo sganciato tante bombe e tanti missili aria-terra come abbiamo fatto in Libia per spodestare e consegnare alla morte l’ex alleato e socio d’affari Muammar Gheddafi. Una guerra record di cui però è meglio non andare fieri: secondo i primi dati ufficiali - ancora parziali - i nostri cacciabombardieri hanno martoriato gli obiettivi libici con 710 tra bombe e missili teleguidati. Cinquecentoventi bombe e trenta missili da crociera a lunga gittata li hanno lanciati i “Tornado” e gli AMX dell’Aeronautica; centosessanta testate gli AV8 “Harrier” della Marina militare. Conti alla mano si tratta di quasi l’80% delle armi di “precisione” a guida laser e GPS in dotazione alle forze armate. Un arsenale semi-azzerato in poco più di centottanta giorni di conflitto; il governo ha infatti autorizzato i bombardamenti solo il 25 aprile 2011 (56° anniversario della Liberazione) e la prima missione di strike in Libia è stata realizzata tre giorni dopo da due caccia “Tornado” decollati dall’aeroporto di Trapani Birgi.

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Kazakhstan: i comunisti russi e la Cina contro l'ingerenza occidentale

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di “Atlas alternatif”* | traduzione a cura di Marx21.it

 

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*Il blog «Atlas alternatif», diretto da Frédéric Delorca si propone dal 2006 di offrire un contributo collettivo (42 collaboratori) al servizio della critica del dominio dei grandi gruppi industriali, finanziari, mediatici e degli Stati occidentali nel mondo e a sostegno dell’iniziativa, sul piano internazionale, delle forze progressiste antimperialiste.

 

Il 16 dicembre, in occasione del ventesimo anniversario dell'indipendenza del Kazakhstan degli incidenti sono avvenuti nella città di Janaozen, causando numerosi morti tra i manifestanti e le forze dell'ordine.

In un'intervista del 21 dicembre in “KPRF.TV” Viacheslav Titiokin, del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, ha commentato gli avvenimenti in corso in quella enorme repubblica ex sovietica, ricchissima di risorse energetiche.

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La situazione internazionale e la diplomazia cinese nel 2011

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Quotidiano del Popolo, 21 dicembre 2011 | Traduzione e note di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

 

Intervista esclusiva con il Ministro cinese degli Affari Esteri Yang Jiechi

 

yan-w300Nota introduttiva

 

La traduzione che qui presentiamo dell’intervista a Yang Jiechi, ministro degli Esteri cinese, rappresenta una valutazione generale dell’azione diplomatica cinese svolta durante il 2011. Anno che si è concluso all’insegna del rinnovato ritorno degli Usa nell’Asia orientale in nome di una politica di containment [1] nei confronti dell’ascesa cinese. Le argomentazioni del ministro non si discostano dalle tradizionali posizioni della politica estera cinese post-maoista. Sono infatti ribadite le tematiche del rifiuto dell’egemonia, del rispetto della sovranità nazionale e delle vie di sviluppo scelte dai vari Stati, del multilateralismo e della riforma in senso democratico delle maggiori istituzioni internazionali. Accanto alla rappresentazione di sé come “paese in via di sviluppo”, emerge però chiaramente la visione di una Cina che ha preso coscienza delle sue aumentate responsabilità globali e si propone, quindi, come grande potenza. Il ministro, in linea con diversi editoriali usciti ultimamente sulla stampa cinese, ribadisce la volontà cinese di evitare un nuovo clima da “Guerra fredda” [2] con gli Stati Uniti che potrebbe interrompere l’avanzamento economico e sociale della nazione. Questo non impedisce il fermo rigetto di ogni tentativo di ingerenza negli affari interni, in special modo riguardo al Tibet e ai rapporti con Taiwan.

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Happy New Year dalle Hawaii

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto

 

obama 2012Dopo un anno faticoso ma pieno di soddisfazioni, culminato con la guerra alla Libia e l’uccisione di Gheddafi, il presidente Obama si è concesso una meritata vacanza alle Hawaii. Da qui, il 31 dicembre, ha augurato ai suoi concittadini un Felice Anno Nuovo, ricordando che nel 2011 «l’America è divenuta più sicura» e che il 2012 «porterà un cambiamento ancora maggiore». Quindi, prima del brindisi di mezzanotte, ha firmato l’atto legislativo di autorizzazione della spesa militare per il 2012. Essa si salva dal congelamento quinquennale della spesa pubblica, che scende al livello più basso rispetto al pil negli ultimi cinquant’anni, congelando anche i salari dei dipendenti federali: il provvedimento si applica a tutti i settori «esterni alla sicurezza», quindi non a quello militare. Per dimostrare la sua buona volontà, anche il Pentagono promette qualche risparmio, eliminando sistemi d’arma non necessari, per reinvestire però le risorse nei droni da attacco e in altri armamenti high-tech. Intanto, per il 2012, riceve 553 miliardi di dollari, più del 2011, salendo di 23 miliardi rispetto al 2010.

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Honduras: 59 assassini politici nel 2011

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di Mark Weisbrotwww.counterpunch.org | Traduzione a cura di Marx21.it

 

La copertura di Obama al governo golpista


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Immaginate che un attivista dell'opposizione venga assassinato in piena luce del giorno in Argentina, Bolivia, Ecuador o Venezuela da pistoleros mascherati, o sequestrato e assassinato da guardie armate di un notissimo sostenitore del governo. Sarebbe una notizia di primo piano nel New York Times e in tutti i notiziari televisivi. Il Dipartimento di Stato degli USA emetterebbe un'energica dichiarazione sui gravi abusi dei diritti umani. Se qualcosa di simile succedesse.

 

Ora immaginate che 59 assassini di questo tipo siano avvenuti fino ad ora quest'anno, e 61 l'anno scorso. Molto prima che il numero delle vittime sia arrivato a questo livello, questo fatto si sarebbe trasformato in un importante tema della politica estera statunitense, e Washington avrebbe già richiesto sanzioni internazionali.

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2012 : AUGURI SOPRATTUTTO A VOI ! Alle famiglie in difficoltà, ai giovani dal futuro incerto, alle lavoratrici e ai lavoratori

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di Fosco Giannini, segreteria nazionale PdCI

 

vauro NEWS_10722Mercoledì 28 dicembre “ Il Manifesto” pubblica in prima pagina, in modo vistoso, una geniale vignetta di Vauro. Il tema della vignetta è la “fase 2” del governo Monti. Vauro, recuperando lo stile di Bonvi, disegna un piccolo soldato tedesco, nazista, che rivolge una domanda ad un suo superiore, un ufficiale con le sembianze di Mario Monti. La domanda è la seguente : “ A coza zerve fase due ?”. E Monti ( comandante delle “ Montentruppen”) risponde : “A zterminare zopravvisuten di fase uno, kretinen!”. E c’è più verità in questa risposta che in tante contorsioni analitiche di economisti e giornalisti.
Dopo la prima manovra di ventidue miliardi, in effetti, la “fase due” si sta avvicinando. Essa è stata presentata dal Presidente del Consiglio, in una fluviale conferenza stampa, giovedì 29 dicembre. I caratteri salienti di questa seconda manovra sono, di nuovo, di stampo fortemente liberista e antisociale: controriforma del mercato del lavoro, attraverso la sostanziale assunzione del progetto Ichino ( licenziamenti facili, abolizione di fatto dei contratti a tempo indeterminato, massima flessibilizzazione del lavoro, in una sorta di estensione generale della legge 30, cancellazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori); ulteriori tagli allo stato sociale ( “ per un welfare meno pesante”, così si è espresso Monti); vaste liberalizzazioni; nuove e significative svendite del patrimonio pubblico. A fronte di ciò due promesse: una lotta più seria all’evasione fiscale e il progetto di Corrado Passera di rilanciare le grandi opere pubbliche interrotte, o mai avviate, dal governo Berlusconi.

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L’inesorabile discesa italiana

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di Domenico Moro | da il Manifesto

 

crisi-italia1La questione del debito pubblico è presentata, in Italia e in Europa, essenzialmente come una questione di disciplina di bilancio, da risolvere tagliando le spese e aumentando le imposte. In realtà, la crescita del debito pubblico e la difficoltà a rifinanziarlo è connessa molto di più alla scarsa crescita economica. Debito e deficit pubblici vengono calcolati in percentuale sul Pil. Dunque, una stagnazione o un decremento di quest’ultimo possono peggiorare i due indicatori, indipendentemente dalle spese. Di più: la scarsa crescita è collegata alla riduzione della competitività e al peggioramento del debito commerciale e della bilancia dei conti con l’estero. La minore capacità di pagare le importazioni con le esportazioni è uno dei fattori che rende critica la capacità di finanziare il debito pubblico sui mercati dei capitali.


Se il Giappone – debito pubblico oltre il 200% e deficit/Pil all’8,3% – paga un interesse sui titoli a dieci anni di poco superiore all’1%, non è solo perché ha il pieno controllo della sua valuta, ma anche perché ha il terzo attivo dei conti correnti al mondo, 150 miliardi di dollari, e la migliore posizione patrimoniale con l’estero, tremila miliardi.

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“La NATO e le sue bombe hanno aperto la strada alla sharia”

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Intervista a Radhia Nasraoui*, del Partito Comunista degli Operai della Tunisia (PCOT) | da Rebelion.org

 

Traduzione dallo spagnolo a cura di Marx21.it

 

*Radhia Nasraoui è avvocato a Tunisi. Nel 2003, insieme ad altri ha fondato l'organizzazione tunisina per i diritti umani e contro la tortura, “Association de lutte contre la torture”.

 

tunisia donne

L'intervista di “Junge Welt” (ripresa da “Rebelion”) a Radhia Nasraoui, dirigente del Partito Comunista degli Operai della Tunisia (PCOT), risale ai giorni immediatamente seguenti lo svolgimento delle elezioni nel paese nord africano. Le riflessioni della compagna Nasraoui sono utili per la comprensione dei più recenti sviluppi della cosiddetta “Primavera araba”.

 

Dopo la vittoria del 23 ottobre nelle elezioni per l'assemblea costituente, il partito islamista Ennahda ha iniziato i negoziati per la formazione di un governo di transizione. I partiti Congresso per la Repubblica (CPR) e Ettakatol hanno già svolto trattative con gli islamisti. Il partito Ennahda ha ottenuto circa il 41,5% dei voti e conquistato in tal modo 90 seggi dei 217 che compongono l'assemblea costituente. Il numero due del partito, Hamadi Jebali, sarà probabilmente il capo del governo.

 

Il CPR, con 30 deputati, è diventato la seconda forza politica, seguita da Ettakatol, con 21 seggi. Il partito Giustizia e Sviluppo ha conquistato 19 seggi, ma sei dei suoi candidati, tra cui quello della circoscrizione di Sidi Bouzid, sono stati esclusi per irregolarità. I deputati dovranno redarre la nuova Costituzione ed eleggere il presidente, che in seguito nominerà il capo del governo di transizione.

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La solidarietà di 66 partiti comunisti e operai al popolo siriano che sta affrontando una cospirazione imperialista

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Risoluzione del 13° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai | da www.solidnet.org

 

casa fiamme_mediorienteTraduzione a cura di Marx21.it

 

I Partiti comunisti e operai che hanno partecipato al 13° Incontro Internazionale, tenutosi ad Atene il 9-11 dicembre 2011, dichiarano la loro solidarietà con la Siria e il suo popolo che sta affrontando una cospirazione imperialista che può contare sulle forze reazionarie della regione e sull'aggressività di Israele, che cerca di imporre la propria egemonia coloniale per colpire il movimento di liberazione nazionale arabo e le avanzate rivoluzionarie.

 

Ci opponiamo fermamente ad ogni ingerenza o minaccia di aggressione da parte dell'imperialismo contro la Siria e condanniamo il sostegno accordato alle azioni terroristiche e criminali compiute da forze reazionarie estremiste all'interno della Siria, che hanno colpito infrastrutture e centinaia di persone innocenti comprese molte personalità accademiche e della scienza.

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Zyuganov: “I tentativi degli arancioni di prendere il controllo delle proteste ricordano ciò che accadde a Mosca nel 1991”

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Traduzione dal russo di Mauro Gemma | originale in kprf.ru

 

zjuganov3-w300Il 26 dicembre si è svolta la riunione della Segreteria del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, presieduta da Zyuganov. Nel suo intervento il leader dei comunisti russi ha espresso una valutazione in merito alle dimostrazioni che si sono svolte contro i brogli elettorali a Mosca sulla Piazza Bolotnaya e sulla Prospettiva Sakharov.

 

La Duma di Stato non sarà in grado di risolvere molto, se il PCFR dovesse perdere l'influenza sui processi, che simbolicamente sono rappresentati dai raduni sulla Piazza Bolotnaya e sulla prospettiva Sakharov – ha rilevato Zyuganov -. Le caratteristiche del processo che si sta sviluppando ora nel paese, i tentativi degli “arancioni” di assumere il controllo delle proteste, ricordano molto ciò che accadde nel 1991. E' un dato reale che allora insieme a Eltsin fecero la loro comparsa anche gli “eltsiniani”, nella persona di Kasyanov, Nemtsov e altri”.

 

“In questo fine settimana, il 24-25 dicembre, come il 18 dicembre, noi abbiamo attuato le nostre azioni di protesta in tutto il paese. Solo in due città – Mosca e San Pietroburgo – gli “arancioni” e i loro compari sono stati in grado di imporre l'agenda e chi avrebbe parlato dal palco. In tutti i capoluoghi regionali le azioni di protesta, che sono state circa una ventina, sono state dirette dai comunisti”, ha detto Zyuganov.

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