La causa delle tensioni in Palestina è l’occupazione!

La causa delle tensioni in Palestina è l’occupazione!

Consiglio Mondiale della Pace

Il Consiglio Mondiale della Pace denuncia con veemenza la brutale escalation di violenza dell’esercito israeliano contro il popolo palestinese a Gerusalemme Est e nel West Bank, che negli ultimi giorni ha causato la morte di molti palestinesi.

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L'India aderisce all'Organizzazione della Cooperazione di Shanghai

L'India aderisce all'Organizzazione della Cooperazione di Shanghai

di Yohannan Chemarapally | Sull'ingresso dell'India, quale membro a pieno titolo, nell'Organizzazione della Cooperazione di Shanghai, il commento del settimanale del Partito Comunista dell'India (Marxista)

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Damasco in America Latina

Damasco in America Latina

di María Fernanda Barreto

Pochi mesi fa Luis Britto García avvertiva in un suo articolo sul possibile utilizzo che si farà di mezzo milione di soldati colombiani dopo l'accordo di pace con le FARC. “Dopo la firma degli Accordi di Pace, questa milizia sovradimensionata…

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Salim Lamrani*: “L'amministrazione Obama ha respinto tutte le proposte di dialogo con l'Avana”

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Intervista a cura di Anne-Cécile Huprelle, Radio Monaco | da http://www.rebelion.org/

 

Traduzione dallo spagnolo a cura di Marx21.it

 

*Salim Lamrani è professore all'Università Paris-Descartes e all'Università Paris-Est Marne-la Vallée. Specialista delle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti collabora alle più prestigiose testate giornalistiche internazionali. E' membro della Red de Intellectuales y Artistas en Defensa de la Humanidad.

 

cuba-bambina-w350Anne-Cécile Huprelle: Cuba sta vivendo in questo momento un'era di modernizzazione senza precedenti.

 

Salim Lamrani: Infatti, risaltano due misure. La prima rappresenta una rivoluzione strutturale della forza lavoro. Le autorità hanno deciso di procedere alla soppressione a medio termine di circa mezzo milione di posti di funzionari, ossia il 10% del totale, e di un milione in cinque anni.

 

Anche la seconda misura non ha precedenti per la sua rilevanza. Si tratta dell'apertura dell'economia statale al settore privato, destinata, tra l'altro, a legalizzare un'economia informale crescente e a riscuotere imposte in un paese poco abituato alla cultura fiscale. Lo Stato, che controlla circa il 90% dell'economia, ha deciso di delegare una parte delle sue attività economiche a persone private. 178 nuove attività si sono aperte al settore privato. Occorre ricordare che in 83 settori, i nuovi impresari potranno assumere con contratto persone, prerogativa che fino ad ora è stata esclusiva dello Stato, delle imprese miste e delle imprese straniere.

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La «bestemmia» di Jalil

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di Tommaso Di Francesco | su il Manifesto del 14 ottobre 2011

 

Intervista ad Angelo Del Boca, storico

 

In questi giorni il presidente del Cnt Mustafa Abdel Jalil, proprio nel centenario dell'avventura coloniale italiana in Libia, rivolto al ministro della difesa italiano, nonché post-fascista, Ignazio La Russa in visita a Tripoli, ha riletto la storia libica. Dichiarando che l'Italia coloniale è stata meglio di Gheddafi perché « ha rappresentato un periodo di grande sviluppo nelle infrastrutture e costruzioni, nell'agricoltura, e la legge permetteva processi giusti». Su questo e sugli sviluppi della guerra abbiamo rivolto alcune domande allo storico del colonialismo italiano Angelo Del Boca.

 

delboca

Cosa pensa di queste dichiarazioni dil Jalil?

 

Che non abbia riletto bene la storia del suo paese. Perché dire che il colonialismo italiano è stato meglio di Gheddafi è quasi una bestemmia. Basta citare solo alcuni avvenimenti. Per esempio la costruzione di 15 campi di concentramento nei quali sono morte almeno 40mila persone per fucilazioni, mantenimento inadatto, malattie. Poi almeno altre 60-70mila persone che sono cadute nella difesa del proprio paese. Dai miei calcoli sono morti, durante i nostri trenta anni d'occupazione, circa 100mila libici, su una popolazione allora di 800mila abitanti. Vuol dire che un ottavo della popolazione ha combattuto per difendere il proprio paese. Sui «processi equi e giusti», ricordiamo che i processi erano spaventosamente barbari.

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Gli indignati e il debito

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di Vladimiro Giacché | su il Fatto Quotidiano del 14 ottobre 2011

 

indignados-w350Domani, in Italia come in molti altri Paesi, si svolgeranno le manifestazioni degli Indignati. Si tratta di un movimento che sta assumendo dimensioni globali e che intende dar voce, come dicono i cartelli issati dai manifestanti a Wall Street, a quel 99% della popolazione che sta pagando una crisi che non ha provocato. È importante che le ragioni di questa protesta non siano inquinate e distorte da atti di violenza che servirebbero soltanto a screditare il movimento, offrendo un’ottima scusa a chi non vuole entrare nel merito dei suoi motivi. Che sono molti e molto seri. A oltre quattro anni dall’inizio della crisi continuano i salvataggi di banche e assicurazioni con soldi pubblici: l’ultimo caso, di pochi giorni fa, riguarda Dexia e costerà 90 miliardi di euro a Belgio, Francia e Lussemburgo. In compenso si lascia marcire la crisi greca, dopo averla aggravata con il piano di austerity draconiano che ha accompagnato il “salvataggio” del 2010.

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Stellina Vecchio, donna comunista da non dimenticare.

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di Sergio Ricaldone

 

Stellina Sergio_BO_2000Ho ascoltato, letto e apprezzato, le note biografiche, proposteci da molti compagni, sulla lunga vita di Stellina. Ricordi sinceri, qualcuno eccellente.


Osservo però che sul suo modo di essere stata sempre e dovunque comunista si è in qualche caso sorvolato, esaltando invece i positivi effetti collaterali della sua robusta formazione politica e ideale. Ovunque abbia operato, come partigiana nella Resistenza, nel sindacato, nel lavoro femminile, in Parlamento, per il Vietnam, Stellina ha sempre lasciato il segno della sua passione politica. E questo già basterebbe come epigrafe e come fiore all’occhiello di una comunista che ha speso la vita al servizio del movimento operaio. Ma è incompleta. Ci racconta, grosso modo, “soltanto” i tre quarti della sua lunga vita. Ritengo sia giusto completarne il quadro con tutto quello che Stellina ha continuato a fare e ad essere negli ultimi 25 anni, la cosiddetta “quarta età”. Faticosa da reggere ma ancora ricca di esperienza politica e culturale da spendere. Concedendosi, ovviamente, le giuste pause di riposo, possibilmente in un luogo tranquillo e l’aria pulita.

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Celebriamo il centenario della rivoluzione cinese del 1911

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di Domenico Losurdo | dal suo blog http://domenicolosurdo.blogspot.com

 

sunyatsenIn Cina, nel 1911, si verifica una rivoluzione, che ha visto il rovesciamento della dinastia manciù e la proclamazione della repubblica. A ricoprire per primo la carica di presidente è Sun Yat-Sen. Questi, pur lontano dal marxismo, saluta con favore l’ascesa dei bolscevichi al potere. La spiegazione che egli qualche anno dopo fornisce del suo atteggiamento è un terribile atto d’accusa contro il colonialismo e l’imperialismo: «I Pellirosse d’America sono stati già sterminati» e lo «sterminio» incombe anche sugli altri popoli coloniali. Tragica è la loro situazione; sennonché, «improvvisamente centocinquanta milioni di uomini di razza slava sono insorti per opporsi all’imperialismo, al capitalismo, alle ingiustizie nell’interesse del genere umano». E così, «nacque, senza che nessuno se lo aspettasse, una grande speranza per l’umanità: la Rivoluzione russa»; sì «grazie alla Rivoluzione russa, tutta l’umanità era ormai animata da una grande speranza». Naturalmente, la risposta della reazione non si fa attendere: «Le potenze hanno attaccato Lenin perché vogliono distruggere un profeta dell’umanità».

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Le proteste di Wall Street e le lotte in Portogallo

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di Miguel Urbano Rodrigues* | Traduzione a cura di Marx21.it

 

*Miguel Urbano Rodrigues (1925), figura storica del comunismo portoghese, è un noto giornalista e scrittore, autore di decine di pubblicazioni. In passato e’ stato caporedattore di Avante, organo del Partito Comunista Portoghese e direttore del giornale O Diario. E’ stato deputato del PCP nell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Tra gli editori di Odiario.info (a cui collaborano prestigiosi intellettuali progressisti di molti paesi, tra cui il presidente dell'Associazione Marx XXI, Domenico Losurdo), dirige oggi l’autorevole sito antimperialista Resistir.info.


wall-street-protest-w350Negli ultimi giorni le proteste di Wall Street sono state al centro dell'attenzione dei più influenti media internazionali. A Washington il governo sta cercando di sminuire il significato delle manifestazioni che sono iniziate con l'occupazione da parte di un gruppo di “indignati” della strada della Borsa a New York, simbolo del potere del capitale.

 

Ma ciò che sembrava essere un'iniziativa inoffensiva di un pugno di giovani ha assunto rapidamente le proporzioni di una protesta di dimensione nazionale. La brutale repressione che il 1 ottobre si è abbattuta sui giovani che marciavano verso Wall Street – più di 500 arrestati e feriti – ha suscitato un'ondata di indignazione e ha generato solidarietà inaspettate. Il movimento si è esteso ad altre città e ha assunto un carattere diverso, di contestazione del sistema responsabile dell'attuale crisi mondiale.

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La riabilitazione del colonialismo come "nuova via democratica"

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di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

  

 

jalil larussaMentre la Libia di Gheddafi, figlia di una rivoluzione nazionale e sociale al contempo, ha sempre chiesto all'Italia di riconoscere fino in fondo la responsabilità dei crimini commessi durante l'occupazione coloniale (1911 - 1943), la cosiddetta nuova Libia del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) riabilita, invece, quello stesso passato coloniale per alimentare ulteriormente la criminalizzazione di tutta l'esperienza della Jamahirija. Jalil, presidente del CNT, ha voluto ricordare, con il compiacimento del ministro della difesa Ignazio La Russa, che “i libici sanno perfettamente che il periodo del colonialismo italiano procedeva in concomitanza con un'era di grandi costruzioni e sviluppo" e sottolineare come “in quel periodo la legge andasse nel corso naturale, cause giuste, processi giusti.

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Salari cinesi?

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di Alberto Gabriele per Marx21.it


cina impiegati-w350In questi giorni, in seguito alla tragedia di Barletta, molti osservatori (incluso l’ex-comunista Giorgio Napolitano) si sono stracciati le vesti quando hanno scoperto che e’ prassi comune nel Mezzogiorno, per cittadini/e italiani/e doc, lavorare in nero in precarie condizioni di sicurezza per 4 euro l’ora o meno. Molti di questi signori si sono scandalizzati, paventando che di questo passo un giorno i poveri lavoratori italiani si ritroveranno a percepire “salari cinesi”.

 

L’uso di questa espressione, naturalmente, e’ rozzo e offensivo nei confronti di un paese come la Repubblica Popolare Cinese, che in pochi decenni ha quasi eliminato la poverta’ di massa, che fino a tempi recenti affliggeva molte centinaia di milioni di persone – un’impresa senza precedenti nè paragoni nella storia dell’umanita’. Naturalmente, nessuno studioso serio (di destra, di sinistra o di centro) nega lo straordinario successo della Cina nella lotta alla poverta’, anche se le interpretazioni su come ci sia riuscita divergono ampiamente.

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Libia, documentario di Rolando Segura

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Filmato realizzato da Orlando Segura, corrispondente di Telesur in Libia, presentato nella sede dell'Unione dei Giornalisti di Cuba il 7 ottobre 2011

 

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Un partito comunista legato alla classe

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di Fosco Giannini

 

fincantieri corteoDa oltre vent’anni si pone, in Italia, la questione comunista.


Essa si pone a partire da due consapevolezze: da una parte quella che un Partito comunista capace di sostenere e organizzare il conflitto sociale e politico e capace nel contempo di tenere aperta la strategia per il socialismo, è un’oggettiva necessità sociale e storica; d’altra parte, la consapevolezza della debolezza soggettiva dell’attuale movimento comunista italiano, che ereditando le macerie di quel nefasto e lungo processo di decomunistizzazione apertosi nell’ultima fase del PCI e protrattosi – come una lunga marcia funebre - attraverso l’occhettismo e il bertinottismo, si trova oggi nella non facile condizione di lavorare, contemporaneamente, sia alla delineazione di un profilo politico e teorico all’altezza dei tempi e dello scontro di classe, che alla costruzione di una più forte organizzazione, ad un più profondo radicamento nei luoghi di lavoro, nei territori e nella società, ad una più incisiva ed estesa capacità di trasformazione sociale.

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Su alcune caratteristiche del processo di formazione di un partito comunista

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di Fausto Sorini

 

falcemartello spilla- Nessun partito comunista si è mai formato per una spinta dal basso...questo vale per i movimenti di lotta, non per i partiti...Anche il PCd'I si formò a Livorno per la spinta dall'alto dell'Internazionale comunista e delle frazioni comuniste del PSI...e non durante l'occupazione delle fabbriche e il biennio rosso, ma dopo la sconfitta di questi venti di massa e durante il loro riflusso... Chi non capisce questo non ha capito niente di oltre 100 anni di storia del movimento comunista e resta prigioniero di posizioni movimentiste e/o pansindacaliste che non hanno mai portato da nessuna parte, non hanno mai dato vita a nessun partito comunista solido e durevole.


- L'idea poi secondo la quale l'unità dei comunisti in solo partito comunista, e segnatamente la riunificazione tra PRC (oggi circa 30-35.000 iscritti) e PdCI (oggi circa 25.000 iscritti) si dovrebbe realizzare con l'annessione del secondo al primo è una stupidaggine impolitica e propagandistica che non merita neppure di essere discussa: e infatti, quasi nessuno la discute e la propone, neanche nel PRC.

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Associazione "Primo Ottobre" di amicizia italo-cinese

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bandiera rossa_stellaSiamo un gruppo di compagni di diversa estrazione e percorso politico che ha deciso di mettere a disposizione esperienza, impegno e tempo per:


- migliorare e promuovere l’informazione sulla reale situazione e dinamica della Cina d’oggi;

 

- promuovere il processo di interscambio e collaborazione a tutti i livelli tra l’Italia e Cina.

 

Questa scelta è necessaria in quanto:


- Su scala planetaria la Cina è oggetto di disinformazione sulle sue caratteristiche economiche e sociali, le dinamiche politiche e produttive, culturali e etniche;


- In Italia la Cina è stata per anni utilizzata dalle forze della destra al potere come paradigma negativo;

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La Libia e la grande menzogna

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di Mahdi Darius Nazemroaya*, www.globalresearch.ca | Traduzione a cura di Marx21.it

 

onu libia_noflyzoneCome vengono usate le organizzazioni per i diritti umani per scatenare le guerre

 

*Mahdi Darius Nazemroaya è sociologo e ricercatore associato del Centre for Research on Globalization. E' specialista di questioni del Medio Oriente e dell'Asia Centrale. Per più di due mesi, durante la guerra tuttora in corso, ha soggiornato in Libia, inviando corrispondenze pubblicate da numerose testate di tutto il mondo.

 

La guerra contro la Libia è costruita sulla menzogna. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha approvato due risoluzioni sulla base di affermazioni non dimostrate, concretamente quella secondo cui il colonnello Gheddafi stava massacrando il suo stesso popolo a Bengasi e in Libia. Nella sua forma esatta, l'affermazione era che Gheddafi avrebbe ordinato all'esercito libico di massacrare 6.000 persone sia a Bengasi che in altre parti del paese. Queste affermazioni hanno avuto ampia diffusione, ma sono sempre state spiegate in modo vago. Sulla base di tali affermazioni la Libia è stata portata davanti al Consiglio di Sicurezza ed espulsa dal Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra.

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Una nuova lotta per l’egemonia

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di Alexander Höbel

 

Pubblichiamo, con l'autorizzazione dell'autore, l'intervento di Alexander Höbel, Coordinatore del Comitato Scientifico di Marx XXI, per la tribuna congressuale del PdCI | L'ARTICOLO ORIGINALE SUL SITO DEL PdCI

 

tessera congressoCi accingiamo a tenere questo congresso in quello che si presenta come un punto di svolta della nostra storia recente. La gravissima crisi economica in atto, che rimanda a una vera e propria crisi sistemica del capitalismo; la fine dell’ubriacatura neoliberistica degli anni scorsi, il venir meno della cieca fede nel mercato che ha animato la gran parte delle forze politiche e culturali dopo il 1989-91; in Italia la disgregazione del blocco sociale berlusconiano: questi e altri elementi segnalano che una fase nuova si sta aprendo.

 

Il paradosso di questa situazione, che apre spazi immensi all’iniziativa dei comunisti, è che mai come in questo momento ci troviamo in una condizione di difficoltà e di lontananza dai nostri stessi referenti sociali (sui quali peraltro occorrerebbe un’analisi attenta). È proprio in queste fasi, affermano giustamente le Tesi, che va messa in pratica “la capacità dei comunisti di indicare le soluzioni migliori alle grandi contraddizioni”, nel nostro paese e “su scala mondiale”.

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20 tesi sulla crisi

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di Vladimiro Giacché

 

stocksPubblichiamo in anteprima, con l'autorizzazione dell'autore, il contributo di Vladimiro Giacché, Vice Presidente dell'Associazione Marx XXI, che uscirà nel prossimo numero della rivista "Essere comunisti"

 

1. La crisi attuale non è altra cosa rispetto a quella iniziata nel 2007-2008. La crisi è la stessa: semplicemente, non ne siamo mai usciti. Il modello che allora è andato in frantumi, quello della crescita a debito, dell’espansione economica drogata dal credito e dalla finanza, è ancora in pezzi. In questi anni si è tentato di farlo ripartire, ma inutilmente. Per capire la fase della crisi che stiamo vivendo oggi, è necessario ricapitolarne le tappe precedenti. 

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Le cause del debito europeo e il che fare

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di Domenico Moro, Responsabile progetto per la formazione del Comitato Scientifico dell'Associazione Marx XXI


Pubblichiamo in anteprima questo articolo che uscirà sul prossimo numero della rivista "MarxVentuno" attualmente in corso di stampa

 

1. Un passaggio di fase storica


europe after_the_greek_crisis_868515La crisi del debito sovrano europeo sta determinando una guerra non guerreggiata tra Stati, tra aree valutarie, soprattutto una guerra di classe. Oggetto di questa guerra sono i lavoratori, che subiscono un attacco senza precedenti al salario e al welfare, con possibili ripercussioni sui livelli di democrazia. I governi adottano politiche restrittive nel tentativo di ridurre il debito con l’effetto di ridurre la crescita e aumentare il peso percentuale del debito sul Pil. Praticamente l’economia europea si trova in un cul de sac. Confindustria ripete il solito refrain, la richiesta delle salvifiche “riforme” di struttura: privatizzazioni, riduzione delle tasse per le aziende, riduzione del costo del lavoro, aumento dell’età pensionabile, abolizione del contratto nazionale. Tutte misure, alcune già adottate nel passato, che ci hanno portato alla situazione in cui siamo, e che ora la aggraverebbero.

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Libia: la guerra, il sangue, le risorse. Video-sintesi del dibattito di Roma

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Sintesi dell'iniziativa "LIBIA il sangue e il petrolio. A cent'anni dall'aggressione italiana in Africa una nuova guerra imperialista", tenutasi il lunedì 19 settembre, alla Casa delle Culture - Roma: i contributi di Paola Pellegrini, Maurizio Musolino, Giampaolo Calchi Novati, Manlio Dinucci, Marinella Correggia e Domenico Losurdo.

 

 

Bolivia: le ONG sbagliano su Morales e l'Amazzonia

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di Federico FuentesBolivia rising | traduzione a cura di Marx21.it

 

bolivia manifestanteDichiarazioni, articoli, lettere stanno circolando in Internet chiedendo la fine della “distruzione dell'Amazzonia”.

 

L'obiettivo di queste iniziative non è rappresentato dalle corporazioni transnazionali né dai potenti governi che le appoggiano, ma il governo del primo presidente indigeno della Bolivia, Evo Morales.

 

Al centro del dibattito c'è la controversa proposta del governo boliviano di costruire un'autostrada attraverso il Territorio Indigeno del Parco Nazionale Isidoro Sécure (TIPNIS).

 

Il Tipnis, che copre una superficie di più di 1 milione di ettari di foresta, ha ottenuto lo statuto di territorio indigeno dal governo di Evo Morales nel 2009. Circa 2.000 persone vivono in 64 comunità all'interno del TIPNIS.

 

Il 15 agosto, rappresentanti della “Subcentral” del TIPNIS che unisce queste comunità, e altri gruppi indigeni, hanno iniziato una marcia verso la capitale, La Paz, per protestare contro il piano dell'autostrada.

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La Siria nel mirino

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di Spartaco Puttini per Marx21.it

 

Syria Grunge_Flag_by_think0-w350Vi sono molti modi per accostarsi alla crisi in corso in Siria.

Il primo è ripetere ciò che vanno raccontando i media, a partire dall’emittente dell’emiro del Qatar, Al-Jazeera, già ampiamente compromessa con le frottole diffuse ad arte sulla crisi libica per fomentare lo scontro settario e preparare il terreno ad un’invasione militare della Jamahiria. È quanto vanno facendo i principali organi di informazione nazionale che sembra passino qualsiasi presunta notizia battuta dalle agenzie, senza preoccuparsi minimamente di controllarne l’attendibilità. Per giorni siamo stati tenuti con il fiato sospeso per la sorte di Amina, la giovane blogger siriana lesbica e attivista dei diritti umani. I giornali italiani hanno dato ampio risalto alla sua storia. Amina è stata prelevata dai servizi di sicurezza siriani e di lei, non giungono più notizie1. A dare l’allarme è la cugina, sul suo stesso blog. L’allarme è poi ripreso dalla fidanzata di Amina, una ragazza di Montreal. Qualche giorno dopo aver martellato il pubblico italiano con questa storia cominciano a serpeggiare i primi, incontenibili, dubbi sulla vicenda.

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