Venti di guerra e lotta per la pace

Venti di guerra e lotta per la pace

di Jorge Cadima

L'estate ha reso ancora più evidenti i pericoli di guerra che incombono sull'umanità. La situazione mondiale si deteriora, con le minacce militari di Trump a Venezuela, Corea del Nord e altri paesi; ...

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Il Venezuela si ribella al petrodollaro

Il Venezuela si ribella al petrodollaro

di Manlio Dinucci

«A partire da questa settimana si indica il prezzo medio del petrolio in yuan cinesi»: lo ha annunciato il 15 settembre il Ministero venezuelano del petrolio. Per la prima volta il prezzo di vendita del petrolio venezuelano non è più…

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Non permettere a USA e NATO di occupare il Donbass

Non permettere a USA e NATO di occupare il Donbass

di PCFR

L'ONU sta discutendo la proposta della Russia di dispiegare un contingente dell'organizzazione sulla linea di contatto tra le parti contrapposte nella zona di conflitto del Donbass ...

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L’unica certezza è che siamo più precari

L’unica certezza è che siamo più precari

di Carmine Tomeo

La lettura dei dati Istat mostra che l’unica certezza è l’aumento della precarietà, che si conferma un dato strutturale del lavoro in Italia.

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

L’inesorabile discesa italiana

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di Domenico Moro | da il Manifesto

 

crisi-italia1La questione del debito pubblico è presentata, in Italia e in Europa, essenzialmente come una questione di disciplina di bilancio, da risolvere tagliando le spese e aumentando le imposte. In realtà, la crescita del debito pubblico e la difficoltà a rifinanziarlo è connessa molto di più alla scarsa crescita economica. Debito e deficit pubblici vengono calcolati in percentuale sul Pil. Dunque, una stagnazione o un decremento di quest’ultimo possono peggiorare i due indicatori, indipendentemente dalle spese. Di più: la scarsa crescita è collegata alla riduzione della competitività e al peggioramento del debito commerciale e della bilancia dei conti con l’estero. La minore capacità di pagare le importazioni con le esportazioni è uno dei fattori che rende critica la capacità di finanziare il debito pubblico sui mercati dei capitali.


Se il Giappone – debito pubblico oltre il 200% e deficit/Pil all’8,3% – paga un interesse sui titoli a dieci anni di poco superiore all’1%, non è solo perché ha il pieno controllo della sua valuta, ma anche perché ha il terzo attivo dei conti correnti al mondo, 150 miliardi di dollari, e la migliore posizione patrimoniale con l’estero, tremila miliardi.

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“La NATO e le sue bombe hanno aperto la strada alla sharia”

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Intervista a Radhia Nasraoui*, del Partito Comunista degli Operai della Tunisia (PCOT) | da Rebelion.org

 

Traduzione dallo spagnolo a cura di Marx21.it

 

*Radhia Nasraoui è avvocato a Tunisi. Nel 2003, insieme ad altri ha fondato l'organizzazione tunisina per i diritti umani e contro la tortura, “Association de lutte contre la torture”.

 

tunisia donne

L'intervista di “Junge Welt” (ripresa da “Rebelion”) a Radhia Nasraoui, dirigente del Partito Comunista degli Operai della Tunisia (PCOT), risale ai giorni immediatamente seguenti lo svolgimento delle elezioni nel paese nord africano. Le riflessioni della compagna Nasraoui sono utili per la comprensione dei più recenti sviluppi della cosiddetta “Primavera araba”.

 

Dopo la vittoria del 23 ottobre nelle elezioni per l'assemblea costituente, il partito islamista Ennahda ha iniziato i negoziati per la formazione di un governo di transizione. I partiti Congresso per la Repubblica (CPR) e Ettakatol hanno già svolto trattative con gli islamisti. Il partito Ennahda ha ottenuto circa il 41,5% dei voti e conquistato in tal modo 90 seggi dei 217 che compongono l'assemblea costituente. Il numero due del partito, Hamadi Jebali, sarà probabilmente il capo del governo.

 

Il CPR, con 30 deputati, è diventato la seconda forza politica, seguita da Ettakatol, con 21 seggi. Il partito Giustizia e Sviluppo ha conquistato 19 seggi, ma sei dei suoi candidati, tra cui quello della circoscrizione di Sidi Bouzid, sono stati esclusi per irregolarità. I deputati dovranno redarre la nuova Costituzione ed eleggere il presidente, che in seguito nominerà il capo del governo di transizione.

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La solidarietà di 66 partiti comunisti e operai al popolo siriano che sta affrontando una cospirazione imperialista

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Risoluzione del 13° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai | da www.solidnet.org

 

casa fiamme_mediorienteTraduzione a cura di Marx21.it

 

I Partiti comunisti e operai che hanno partecipato al 13° Incontro Internazionale, tenutosi ad Atene il 9-11 dicembre 2011, dichiarano la loro solidarietà con la Siria e il suo popolo che sta affrontando una cospirazione imperialista che può contare sulle forze reazionarie della regione e sull'aggressività di Israele, che cerca di imporre la propria egemonia coloniale per colpire il movimento di liberazione nazionale arabo e le avanzate rivoluzionarie.

 

Ci opponiamo fermamente ad ogni ingerenza o minaccia di aggressione da parte dell'imperialismo contro la Siria e condanniamo il sostegno accordato alle azioni terroristiche e criminali compiute da forze reazionarie estremiste all'interno della Siria, che hanno colpito infrastrutture e centinaia di persone innocenti comprese molte personalità accademiche e della scienza.

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Zyuganov: “I tentativi degli arancioni di prendere il controllo delle proteste ricordano ciò che accadde a Mosca nel 1991”

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Traduzione dal russo di Mauro Gemma | originale in kprf.ru

 

zjuganov3-w300Il 26 dicembre si è svolta la riunione della Segreteria del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, presieduta da Zyuganov. Nel suo intervento il leader dei comunisti russi ha espresso una valutazione in merito alle dimostrazioni che si sono svolte contro i brogli elettorali a Mosca sulla Piazza Bolotnaya e sulla Prospettiva Sakharov.

 

La Duma di Stato non sarà in grado di risolvere molto, se il PCFR dovesse perdere l'influenza sui processi, che simbolicamente sono rappresentati dai raduni sulla Piazza Bolotnaya e sulla prospettiva Sakharov – ha rilevato Zyuganov -. Le caratteristiche del processo che si sta sviluppando ora nel paese, i tentativi degli “arancioni” di assumere il controllo delle proteste, ricordano molto ciò che accadde nel 1991. E' un dato reale che allora insieme a Eltsin fecero la loro comparsa anche gli “eltsiniani”, nella persona di Kasyanov, Nemtsov e altri”.

 

“In questo fine settimana, il 24-25 dicembre, come il 18 dicembre, noi abbiamo attuato le nostre azioni di protesta in tutto il paese. Solo in due città – Mosca e San Pietroburgo – gli “arancioni” e i loro compari sono stati in grado di imporre l'agenda e chi avrebbe parlato dal palco. In tutti i capoluoghi regionali le azioni di protesta, che sono state circa una ventina, sono state dirette dai comunisti”, ha detto Zyuganov.

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In ricordo di Nori, valorosa guerrigliera della 3° GAP

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di Sergio Ricaldone | in “Gramsci oggi” rivista online

 

nori pesce-w300L’estremo saluto reso in quella triste giornata di novembre, da centinaia di persone assiepate dentro e fuori dalla CdL di Milano, alla gappista Onorina Brambilla Pesce, la popolare “Nori”, testimonia quanto sia ancora radicato il ricordo di chi considera la Resistenza il punto culminante e più avanzato tra quelli che hanno segnato la storia dei 150 anni dell’unità d’Italia.

 

Non c’è molto da aggiungere alle toccanti parole di commiato ascoltate in quel triste pomeriggio. Solo qualche nota a margine del suo bellissimo libro “Pane bianco”, pubblicato dalle edizioni Arterigere, una manciata di mesi prima della sua morte, nel quale Nori ci ha narrato la storia della sua vita con la disarmante semplicità di una donna comunista nata e vissuta nel 900, figlia di un secolo nel quale l’imperialismo e il nazifascismo hanno fatto subire ai popoli del mondo intero il massimo della barbarie. Il suo libro è stato la sua ultima sfida contro un apparato mediatico impegnato invece ad archiviare nel museo degli orrori la Resistenza italiana ed europea.

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I raduni del 10 e 24 dicembre a Mosca e i loro registi

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di Dmitriy Sedov* | traduzione dal russo di Mauro Gemma tratto da www.fondsk.ru

 

*Dmitriy Sedov è collaboratore della Fondazione di Cultura Strategica di Mosca

 

kasyanov nemtsov-w300

Non esiste alcun dubbio che il progetto messo in opera dall'opposizione informale russa, durante la preparazione e lo svolgimento delle elezioni, risponda completamente agli interessi dell'Occidente.


Il vero obiettivo perseguito con la revisione dei risultati delle elezioni, è la destabilizzazione dell'attuale governo e la collocazione al suo posto degli “eterni di ieri”, che intrallazzarono nelle strutture di potere nel periodo dell'amministrazione Eltsin. Boris Nemtsov era persona di fiducia del presidente, suo rappresentante a Nizhni Novgorod, governatore di quella regione, diventato in seguito vice primo ministro. A completare la squadra manca solo Chubais, con il quale “riformarono” il paese, mettendoci il massimo impegno.

 

Perchè l'Occidente ha bisogno di Nemtsov, Kasyanov, Chubais? Non solo perché sono propagatori dei “valori occidentali”, ma anche rappresentanti della volontà dell'Occidente. Non a caso un loro dirigente, il già defunto Gaydar, quando occupava la carica di vice primo ministro, si consultava quotidianamente con Washington, attraverso una linea riservata. Non a caso consiglieri americani sedevano nei gabinetti del “governo delle riforme democratiche” russo, dirigendo il saccheggio della ricchezza nazionale, con l'aiuto del ridotto gruppo dei “suoi ragazzi”...

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Potrà scoppiare una nuova guerra fredda?

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Quotidiano del Popolo online, 16 dicembre 2011

Traduzione dal francese di Francesco Rozza per Marx21.it

 

usa marina_pacifico-w300Il Presidente americano Barack Obama ha partecipato per la prima volta al sesto vertice dell' Asia orientale che ha avuto luogo quest'anno a Bali, in Indonesia. Successivamente, egli e il segretario di Stato americano Hillary Clinton hanno approfittato di tutte le occasioni possibili per fare conoscere le loro idee sul così detto“ritorno degli Stati Uniti in Asia”.


Obama ha annunciato che gli Stati Uniti hanno deciso d' inviare un distaccamento di 2.500 soldati che saranno di stanza in Australia, mentre Hillary Clinton ha dichiarato che il ventunesimo secolo sarà “il secolo degli Stati Uniti del Pacifico”. Tutte queste dichiarazioni e tutte queste disposizioni, adottate dagli americani per strombazzare il loro cosiddetto “ritorno”, sono seguite con trepidazione dal mondo intero che presta una grande attenzione all'evolvere della situazione.

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Che senso ha “venerare” Vaclav Havel?

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di Michael Parenti, scrittore marxista statunitense | Blackshirts and Reds, 1997

 

la traduzione francese in Solidarité Internationale

Traduzione dal francese a cura di Marx21.it


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Non esiste altra figura tra i restauratori del capitalismo all'Est che sia stata più adulata tra i politici, gli esperti mediatici e gli universitari americani di Vaclav Havel, drammaturgo divenuto primo presidente della Cecoslovacchia post-comunista e in seguito presidente della Repubblica Ceca.

 

Tutte le persone di sinistra che ammirano Havel sembrano non voler prendere in considerazione alcune cose che lo riguardano: il suo oscurantismo religioso reazionario, la sua repressione antidemocratica degli oppositori di sinistra e la sua profonda devozione a un sistema capitalista esasperato, che inasprisce le disuguaglianze economiche.

 

Allevato con governanti e autisti in seno a una famiglia ricchissima e ferocemente anticomunista, ha denunciato della democrazia “il culto dell'oggettività e della media statistica” e l'idea che sia possibile realizzare sforzi sociali razionali e collettivi per risolvere la crisi. Egli ha propugnato l'affermazione di un nuovo tipo di dirigenti politici che facessero meno affidamento sul “pensiero razionale, cognitivo”, che dimostrassero “umiltà di fronte all'ordine misterioso dell'Essere” e che “credessero nella propria soggettività come principale legame che li unisce alla soggettività del mondo”.

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Un'intervista a Domenico Losurdo sulla Siria

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di Angela Zurzolowww.osservatorioiraq.it

 

Bashar-Assad-w300Cosa sta accadendo in Siria?


Non c'è ombra di dubbio che in Siria ormai è in corso una guerra civile. Persino sulla stampa occidentale si scrive che c'è un esercito siriano cosiddetto ‘libero’ che spara e uccide, e questo esercito siriano libero è appoggiato dalla Turchia, dall'Occidente. Ankara si riserva persino il diritto di istituire una sorta di ‘zona franca’ nell'ambito del territorio siriano, si riserva cioè il diritto di invadere il territorio siriano. A sua volta la Francia pronuncia la minaccia di istituire un cosiddetto ‘corridoio umanitario’, sempre a danno della sovranità siriana. Quindi, qualunque sia la posizione che noi assumiamo, dobbiamo prendere atto del fatto che è in corso una guerra da una parte e dall'altra, e che la parte che si è rivoltata contro Assad è appoggiata anche sul piano militare dalla strapotenza militare dell’Occidente e della stessa Turchia.

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Alleanza militare aerea tra Italia e Israele

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di Antonio Mazzeo | dal suo blog

 

italiaisraele-300x223-w350Giochi di guerra nel deserto del Negev per i cacciabombardieri dell’aeronautica militare italiana. Lo scorso 16 dicembre si è conclusa l’esercitazione “Desert Dusk 2011” a cui hanno partecipato venticinque velivoli da guerra delle forze aeree italiane ed israeliane. Due settimane di duelli, inseguimenti e lanci di missili e bombe, protagonisti gli “Eurofighter” e i “Tornado” dell’Ami e gli F-15 ed F-16 israeliani schierati per l’occasione nello scalo meridionale di Uvda, utilizzato dai charter che trasportano i turisti diretti a Eilat (mar Rosso). L’esercitazione rientra nel programma di collaborazione e coordinamento tra le due aeronautiche finalizzato ad affinare le procedure e le tecniche di azione in missioni di controllo delle crisi (Crisis Response Operations). In Israele sono stati impegnati 150 militari italiani, mentre i cacciabombardieri dell’Ami hanno svolto più di un centinaio di missioni di volo. Alle operazioni hanno pure partecipato alcuni velivoli KC-767A del 14° Stormo di Pratica di Mare (Roma) e C130J della 46ª Brigata Aerea di Pisa.

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Fermiamo la guerra contro l'Iran!

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di Uri Weltmann, della Segreteria della Gioventù Comunista di Israele* | da Solidarité Internationale

*Intervento alla 18° Assemblea Generale della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica

 

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Traduzione a cura di Marx21.it

 

Cari compagni,

 

la Gioventù Comunista di Israele ringrazia la Gioventù Comunista Portoghese per l'accoglienza ricevuta a questa assemblea, che si svolge in un momento di grande tensione politica in Medio Oriente. Ci sono segnali sempre più chiari che il governo di Israele si stia preparando a una nuova guerra d'aggressione, questa volta contro il popolo dell'Iran.

 

La settimana scorsa, Israele ha effettuato un lancio di prova di un nuovo missile di lunga gittata. La settimana precedente, la forza aerea israeliana ha attuato manovre con gli eserciti della NATO, in Italia. Il capo dell'esercito britannico si è recentemente recato in Israele, e il ministro della Difesa israeliano è a sua volta andato in Gran Bretagna, con la richiesta di un attacco contro l'Iran all'ordine del giorno.

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Il Titanic-Europa e la manovra Monti: ingiusta, inutile e insostenibile

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di Vladimiro Giacché

 

Tra le tante verità con cui la crisi attuale ci costringe a confrontarci ve n’è una che riguarda la forza dell’ideologia. La resilienza dell’ideologia dominante, la capacità di tenuta del “pensiero unico” si è dimostrata tale che persino entro la crisi del capitalismo peggiore dagli anni Trenta tutti i luoghi comuni che di quella ideologia avevano costituito l’ossatura nei decenni precedenti hanno continuato a operare, per così dire fuori tempo massimo e in un contesto che ne rende evidente la falsità teorica e la dannosità sociale.


monti conferenzastampa-w300La razionalità dei mercati, lo Stato che deve dimagrire, la necessità delle privatizzazioni, le liberalizzazioni come toccasana, la deregolamentazione del mercato del lavoro come ingrediente essenziale della crescita: praticamente nessuno di quei luoghi comuni, che proprio la crisi scoppiata nel 2007 si è incaricata di smentire clamorosamente, ci viene risparmiato dagli attori e dalle comparse che occupano la scena politica.


Il problema è che, di mistificazione ideologica in mistificazione ideologica, il distacco dalla realtà aumenta sino a diventare patologico. È quello che accade quando si suggerisce, come terapia per i problemi che stiamo vivendo, di più delle stesse misure che hanno creato quei problemi.

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Il Premio Nobel va alla guerra

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di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

 

siria usaMentre le macerie della Libia fumano ancora per l'aggressione della Nato e mercenari - puntualmente presentati dalla stampa occidentale come disertori - mettono a ferro e fuoco la Siria per preparare il terreno ad una nuova missione umanitaria, la consegna dei Nobel per la pace si conferma occasione mondana per richiamare all'ordine i nemici della pace, coloro che mettono a rischio un mondo altrimenti votato alla tranquilla convivenza.

 

Lo scorso 10 dicembre durante la cerimonia di consegna del premio alle tre donne vincitrici - Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakkol Karman - il presidente della Commissione norvegese Thorbjoern Jaglan ha voluto ricordare al presedente Assad che "non riuscirà a resistere alla richiesta di libertà e diritti umani delle persone" e che "nessun dittatore potrà alla lunga trovare rifugio contro il vento della Storia" [1]. Questo mentre fonti dell'Fbi rivelano che truppe statunitensi e della Nato stanno addestrando milizie dell'opposizione siriana al presidente Bashar al-Assad nella città di Hakkari, nel sud est della Turchia, vicino al confine siriano. Il cosiddetto "Esercito siriano libero" pare proprio essere una creatura in mani straniere, tanto che Washington provvede anche a fornire un supporto finanziario ai ribelli impegnati a rovesciare l'attuale regime di Damasco [2].

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Gli Stati Uniti celebrano i crimini commessi in Iraq

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di José Reinaldo Carvalho, responsabile Comunicazione del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

da www.vermelho.org.br | Traduzione a cura di Marx21.it

 

torture iraqL’esercito degli Stati Uniti ha ufficialmente concluso, giovedì 15 dicembre, la guerra in Iraq, con l'abbassamento della sua bandiera militare durante una cerimonia svoltasi a Baghdad. Nel discorso alle truppe, il segretario di Stato alla Difesa nordamericano, Leon Panetta, ha elogiato i crimini commessi dagli assassini comandati principalmente da George W. Bush, dal 2003, e poi da Barack Obama, che ha prolungato la guerra fino ad ora. Il segretario di Stato alla Difesa ha stimato che il costo “è stato elevato sia per gli Stati Uniti e per l'Iraq”. Secondo costui, la guerra “ha portato a un paese libero e sovrano”. I quattromila soldati che restano in Iraq dovrebbero partire nei prossimi giorni, ma alcuni istruttori e mercenari travestiti da “intermediari per la sicurezza” resteranno nel paese. Mercoledì scorso (14 dicembre), in un discorso ai soldati tornati negli Stati Uniti, il presidente Barack Obama ha detto che il momento era “storico”. Obama ha aggiunto che durante la guerra di aggressione contro l'Iraq si sono verificate “cose straordinarie”.

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I nostri compiti

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Intervento di Fausto Sorini, a nome del PdCI, al 13° Incontro internazionale dei Partiti comunisti e operai (Atene, 9-11 dicembre 2011)

 

sorini-w350Ringraziamo sinceramente e fraternamente il KKE per il lavoro immenso che esso ha svolto, a partire dal 1998, nel contribuire con altri partiti al processo - ancora in corso - di ricostruzione del movimento comunista e rivoluzionario del 21° secolo; e per il ruolo di avanguardia ed emblematico che esso svolge nelle lotte del popolo greco contro la politica dell'Ue, un tema questo che accomuna tutti i popoli europei, e di cui il popolo greco rappresenta oggi la punta più avanzata.

 

Nella discussione di questi giorni vediamo tra noi una larghissima convergenza sulle questioni di principio, alcune diversità su taluni aspetti di strategia, diverse di natura tattica. Ciò è del tutto naturale, fisiologico, e corrisponde in primo luogo ad un dato oggettivo, prima ancora che soggettivo: lo sviluppo ineguale del capitalismo nelle diverse regioni del mondo, nei diversi paesi, e quindi lo sviluppo ineguale, anche per questo, dei processi rivoluzionari (non tutto è riconducibile a fattori soggettivi, che pure esistono e contano).

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Ad Atene, con le lotte nel cuore

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di Maurizio Musolino


atene fotodigruppo_solidnet-w350In Grecia la parola crisi assume un significato tremendamente concreto. Lo si avverte girando per le vie di Atene, visitando i luoghi generalmente affollati di turisti intorno all’Acropoli - oggi semideserti -, le vie della Placa, parlando con gli uomini e le donne che non perdono occasione per raccontare gli effetti devastanti delle politiche messe in atto dai vari governi nazionali per conto della Bce e del Fmi. E’ in questo contesto che in questi anni ha lavorato il Partito comunista greco (Kke), un contesto difficile, riuscendo ad orientare e guidare gran parte delle lotte operaie e studentesche. Una egemonia palpabile che i delegati internazionali, presenti ad Atene per il 13° Solidnet, l’incontro mondiale dei partiti comunisti e operai, hanno potuto constatare andando a portare la solidarietà del movimento comunista agli operai della Elliniki Halivourgia, una delle maggiori industrie metallurgiche private elleniche, occupata da 45 giorni.

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I comunisti italiani ad Atene al 13° incontro internazionale dei partiti comunisti e operai

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di Fausto Sorini* e Maurizio Musolino**


Ricostruire e rilanciare il movimento comunista e rivoluzionario del 21° secolo, costruire l'unità tra forze diverse che si battono per obiettivi comuni: una convergenza tra le altre forze progressive,antimperialiste e di pace nel contesto internazionale.

 

solidnet metting-w350

Si è svolto ad Atene dal 9 all'11 dicembre 2011 il 13º Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai, che ha visto la partecipazione di 78 partiti di 59 Paesi, sul tema “Il socialismo è il futuro”.

 

L'incontro è stato introdotto da un intervento ampio di Aleka Papariga, segretaria del Kke, il partito ospitante. Sono quindi intervenuti tutti i partiti presenti, che hanno presentato le proprie analisi e posizioni, sia con contributi scritti , in alcuni casi anche molto ampi e approfonditi, che con interventi sintetici nel dibattito.L'incontro ha adottato all'unanimità una documento finale che, considerando il grave e rapido approfondimento della crisi sistemica del capitalismo e l'offensiva articolata dell'imperialismo su scala mondiale, indica la necessità dello sviluppo e del rafforzamento di un ampio movimento di lotta capace di resistere agli attacchi ai diritti sociali e del lavoro, ai diritti democratici e alla sovranità di popoli e Paesi, e di prospettare la conquista di avanzamenti democratici e progressivi volti a determinare elementi di rottura, di segno anti-capitalista, anti-liberista e anti-monopolista negli equilibri del sistema, e di riportare nel dibattito e nella coscienza dei popoli il tema della lotta per il superamento del capitalismo e della prospettiva socialista.

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Samb Modou, Diop Mor. La battaglia è culturale

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di Oliviero Diliberto | dal blog de il Fatto Quotidiano

 

Gesti folli? Certamente. Da condannare con sdegno? Ovvio. Ci provocano orrore? Senza dubbio.

 

senegalesi firenze

Cantava Fabrizio De Andrè:
“Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità”

 

Il Pasquale Cafiero di Don Raffaè aveva capito l’andazzo: la vuota retorica delle condanne a caldo non porta mai a nessun risultato.

 

Allora si pone la questione di provare a dire la verità, soprattutto quand’essa risulta scomoda.

 

La responsabilità di gesti sempre più drammatici e ricorrenti di violenza razzista è anche di chi in questi anni ha soffiato sul fuoco.

 

I siti neonazisti che plaudono agli episodi di Firenze e Torino andrebbero chiusi, perché chi inneggia a un reato compie un reato. Tuttavia, non mi stupisce che nei siti neonazisti si dicano queste cose. Il punto è quando noi abbiamo avuto membri del governo che proponevano di prendere a cannonate i barconi della disperazione, sindaci della lega che hanno emesso ordinanze per non fare sedere sulle panchine i migranti. Il capogruppo della Lega a Milano che suggeriva di fare vagoni separati nei tram. Cose vergognose.

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Un'intervista di Domenico Losurdo sul "Chinese Social Sciences Today"

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Intervista di Tian Shigang | dal Blog di Domenico Losurdo 

 

"Chinese Social Sciences Today" del 29 novembre 2011


Chinese-Revolution-Poster-290x1861. Nel 2005, è uscito il Suo libro Fuga dalla storia? La rivoluzione russa e la rivoluzione cinese oggi. Perche Lei ha voluto scriverlo?


Il libro è uscito in prima edizione nel 1999. Era il momento in cui la fine della guerra fredda veniva letta come il fallimento irrimediabile di ogni tentativo di costruzione di una società socialista, come il trionfo definitivo del capitalismo e persino come la «fine della storia». In Occidente, questo modo di vedere le cose penetrava nella stessa sinistra: gli stessi comunisti dichiaravano sì di voler essere fedeli agli ideali del socialismo, ma subito aggiungevano che essi non avevano nulla a che fare con la storia dell’Urss e neppure con la storia della Cina dove – essi dichiaravano – si era verificata la «restaurazione del capitalismo». Al fine di combattere questa «fuga dalla storia», mi sono impegnato a spiegare la storia del movimento comunista dalla Russia della rivoluzione d’ottobre alla Cina emersa dalle riforme di Deng Xiaoping.

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Il socialismo è il futuro!

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papariga meeting_solidnetSi è svolto, dal 9 all’11 Dicembre 2011 ad Atene, il 13° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai, che aveva come oggetto il seguente tema:

 

“IL SOCIALISMO E' IL FUTURO!

La situazione internazionale e l'esperienza dei comunisti a vent’anni dalla controrivoluzione in Unione Sovietica. I compiti per lo sviluppo della lotta di classe nel dispiegarsi della crisi del capitalismo e delle guerre imperialiste, delle lotte e delle rivolte popolari in corso per i diritti della classe operaia, per il rafforzamento dell'internazionalismo proletario e dell’alleanza antimperialista, per il rovesciamento del capitalismo e la costruzione del socialismo".

 

All’incontro hanno preso parte i rappresentanti di 78 partiti provenienti da 59 differenti paesi. Alcuni partiti che non sono riusciti a partecipare, per motivi indipendenti dalla loro volontà, hanno inviato contributi scritti.

 

Salutiamo da Atene lo sviluppo delle lotte popolari, che sprigionano così un grande potenziale di emancipazione dall’imperialismo, dallo sfruttamento capitalistico e dall'oppressione, in favore dei diritti sociali, del lavoro e della sicurezza sociale dei salariati di tutto il mondo.

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