Sulle politiche di violazione dei diritti degli immigrati degli USA e dell'UE

Sulle politiche di violazione dei diritti degli immigrati degli USA e dell'UE

Nota dell'Ufficio stampa del Partito Comunista Portoghese (PCP)

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Trump verso il resto del mondo

Trump verso il resto del mondo

di Prabhat Patnik

L'uscita di Donald Trump dal vertice del G-7 senza muovere una virgola sul protezionismo è indicativo della distanza tra i principali paesi capitalisti sulla strategia per superare la crisi capitalista ...

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In Sudafrica la riunione prepratoria del X Vertice dei BRICS

In Sudafrica la riunione prepratoria del X Vertice dei BRICS

di Carlos Lopes Pereira

Il 10 ° Vertice dei BRICS si svolgerà a Johannesburg dal 25 al 27 luglio, quando il Sudafrica assumerà la presidenza annuale di questo gruppo ...

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Commercio delle armi, trattato paravento dell’Onu

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto

proiettili cassaDopo sette anni di travagliati sforzi, l’Assemblea generale delle Nazioni unite ha dato alla luce il Trattato sul commercio di armamenti. Scopo dichiarato è quello non di limitare le esportazioni e importazioni di armi «convenzionali», pesanti e leggere, ma di regolamentarle. Tra i principi su cui si basa il Trattato vi è infatti quello del «rispetto degli interessi legittimi degli stati di acquistare armi convenzionali per esercitare il diritto di autodifesa e per le operazioni di peacekeeping, e di produrre, esportare, importare e trasferire armi convenzionali». 

Le cento maggiori industrie belliche del mondo, 78 delle quali basate negli Stati uniti e nell’Europa occidentale, potranno così continuare ad aumentare le loro vendite, il cui valore annuo stimato si avvicina ai 500 miliardi di dollari.

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Quando sei sotto mira la cosa peggiore è stare fermo

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di Alessandro Squizzato, Direzione nazionale PdCI

prospettivepericomunisti bannerNel dibattito che si è sviluppato sulle nostre sorti dopo l’allagamento dell’ennesima “ultima spiaggia”, temo ci sia il rischio di commettere un errore che dovrebbe essere quanto di più inviso ai comunisti: perdere di vista la realtà oggettiva e rinchiudersi nel conservatorismo di uno status quo che non funziona.

Per la sinistra di trasformazione l’ultimo esito elettorale è un fatto politico, anche in un contesto così gassoso e volubile come la politica dei giorni nostri, e in quanto tale non può essere liquidato con qualche formula di circostanza, o appellandosi alla massima non proprio leninista del “mal comune, mezzo gaudio”. Perché conferma e suggella un trend iniziato con la “grande cacciata” del 2008 e forse anche prima, durante le ultime fasi del governo Prodi. Nel 2008 il crollo della sinistra di trasformazione da un bacino complessivo superiore al 10% fino al 3,1% dell’infausto Arcobaleno, era stato una poderosa campana d’allarme. I voti sono passati quasi totalmente a PD e IDV, in barba al moderatismo veltroniano, e la nostra reazione è stata il panico e il rifugio nei recinti particolari. A comporci e scomporci convulsamente tra SD, RPS, SEL (con e senza Verdi e PSI), PRC, PDCI, FDS, Partito del Lavoro ecc... (mentre nel paese succedeva di tutto, quasi a prescindere da noi).

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Erdogan e la voglia di impero

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di Maurizio Musolino, Coordinatore Dipartimento Esteri PdCI

Erdogan-with-Turkish-and-EU-flagsUna chiave di lettura fondamentale per capire quello che succede nel Medio Oriente è da diversi anni la Turchia, e l’evoluzione del suo quadro politico. I cambiamenti interni e le scelte internazionali di questo stato hanno sempre di più connessioni e influenze su tutta la regione, a partire proprio dalla Siria e in generale dalle cosiddette “primavere arabe”.

Torniamo indietro di due anni. Non appena i risultati delle elezioni del 2011 sono diventati ufficiali è stato chiaro a tutti che Recep Tayyip Erdogan, leader del "Partito di Giustizia e Sviluppo", aveva il modo – con il suo secondo mandato – di esprimere un governo forte con l’obiettivo di divenire “fonte di ispirazione per molti regimi politici, perché abbiamo dimostrato che l'Islam e la democrazia possono coesistere". In quegli stessi giorni molti politici e intellettuali – turchi e no - sono stati impegnati a discutere sui reali obiettivi di Erdogan, e alcuni di questi sono arrivati al punto di analizzare il rapporto fra l'Islam e la democrazia.

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Mai dire Mao: una storia di libertà negli Usa

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di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

mao-tse-tung popartChe la retorica della esportazione della democrazia possa tranquillamente convivere con la ben più prosaica "ossessione" del nemico interno – ovviamente comunista - ce lo ha ampiamente dimostrato la più che secolare storia degli Stati Uniti. Gli esempi sono molti: nell'immediato secondo dopoguerra la Camera di Commercio degli Stati Uniti si attiva in modo particolare, dal 1946 al 1952, nella diffusione di una serie di opuscoli - “L'infiltrazione comunista negli Stati Uniti. Sua natura e come combatterla”, “I comunisti nel governo. I fatti e un programma”, “I comunisti nei sindacati. Fatti e contromisure” e, infine “Comunismo: a che punto siamo?” - per dimostrare che radio, cinema, teatro e televisione, mondo politico e sindacale sono sotto il controllo di Mosca. Tutta la politica di alleanza con l'Urss è messa in discussione, tanto che alcuni deputati repubblicani fanno stampare in tre milioni di copie un volantino nel quale la stessa amministrazione Roosevelt è accusata di essere parte di un gigantesco complotto mirante a far cadere Washington nelle mani dei comunisti. Per loro è chiaro: “lo spettro rosso del comunismo è in agguato sul paese, da est a ovest, da nord a sud”. Il presidente democratico Truman interviene direttamente per ricordare la minaccia: "Ci sono oggi in America molti comunisti. Sono dappertutto. Nelle fabbriche, negli uffici, nelle macellerie, negli incroci, nel mondo degli affari.

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Veneto: il declino e il degrado

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di Giorgio Langella per Marx21.it

mano penna moduloSul fronte della disoccupazione i dati ISTAT, riferiti a fine 2012, mostrano una situazione che diventa sempre più difficile, insostenibile.

(il declino)

I dati della tabella sotto riportata evidenziano la crescita del declino che stiamo vivendo in tutte le province della nostra regione.

Tra il 2011 e il 2012, in Veneto, ci sono 37.945 disoccupati in più (pari a un incremento del 33,9%). Rispetto al 2008 l’aumento è di 69.903 unità (+87,4%). Tra il 2011 e il 2012, a livello provinciale, i disoccupati aumentano a Belluno di 1.589 unità (+35,64%), a Padova di 5.865 unità (+25,92%), a Rovigo di 4.424 unità (+70.73%), a Treviso di 3.990 unità (+19,40%), a Venezia di 13.885 unità (+68,39%), a Vicenza di 8.630 unità (+46,31%); diminuiscono a Verona di 438 unità (-2,29%). Rispetto al 2008, nel 2012, la disoccupazione aumenta in tutte le province venete.

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Per tre deputati qualcuno piagnucola e cambia bandiera. I comunisti sono un'altra cosa

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di Fosco Giannini

pdci bandiere simboloIntervento al Comitato Centrale del PdCI. Roma, 9 e 10 marzo 2013

Il Partito comunista cileno, nel 1969, fa parte di Unidad Popular. Nel 1973, dopo il “golpe” di Augusto Pinochet contro il governo Allende, i comunisti sono massacrati e poi costretti dai fascisti all’illegalità. Da cui escono solo nei primi anni ’90, col ritorno della democrazia borghese. E torneranno in Parlamento, eleggendo tre deputati, solo nel 2009, dopo 36 anni di assenza. Dal 1973, dal momento del colpo di stato militare in poi, i comunisti cileni non hanno mai ceduto e oggi sono di nuovo in campo. Il Partito comunista portoghese fu messo al bando, dal regime fascista di Antonio De Oliveira Salazar, nel 1948 e riacquistò la propria legalità e libertà nel 1974, quando la rivoluzione dei garofani abbatté la dittatura di Marcelo Caetano, rientrando in Parlamento, dopo 26 anni di assenza, solo nel 1976, col 12% dei voti e 30 deputati. Oggi, quello portoghese, è tra i più forti partiti comunisti d’Europa.

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Un’ipotesi possibile

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di Fabio Nobile | da fabionobile.wordpress.com

sfumature rossoIl voto del 24 e 25 febbraio ha delineato un quadro politico estremamente fluido. E’ la crisi, del resto, l’elemento, che più di ogni altro, condiziona e determina l’attuale fase politica. Una crisi che, da ultimo, ha portato alla ribalta la vicenda cipriota: l’ennesima crepa per l’Europa della Bce e del «pilota automatico» di Mario Draghi. Una crepa che, unita alla questione dello sfruttamento degli straordinari giacimenti di gas nell’area attorno all’isola, dimostra ancora una volta che l’austerity e il debito sono pistole puntate alla tempia degli stati del sud Europa. Ricatti guidati dal capitaleeuropeo a base tedesca finalizzati a scaricare su questi paesi la crisi, rapinandone risorse e spazi produttivi, anche a costo di violare uno dei principi aurei del capitalismo: la sacralità della proprietà privata.

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Imparare dalla sconfitta

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di Alberto Gabriele

prospettivepericomunisti bannerRiceviamo questa lettera e pubblichiamo come contributo alla discussione

Cari compagne e compagni,

Ho letto alcuni dei contributi al dibattito che finalmente si va sviluppando su Marx XXI dopo la disfatta elettorale di RC. Alcuni interventi mi sono apparsi largamente condivisibili, in particolare quello dei compagni calabresi. Altri, al contrario, hanno un che di surreale, come se dopo essere finito a 150 all’ora contro un muro qualcuno volesse negare l’esistenza del muro stesso. Ma forse non tutto il male viene per nuocere, perché proprio l’enormità della sconfitta ci obbliga almeno a discutere francamente tra di noi su chi siamo e che cosa vogliamo – o almeno su cosa non siamo e cosa non vogliamo. A mio parere, il re ormai è nudo, ed è inevitabile cominciare con le seguenti semplicissime considerazioni.

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Siria: "Il rapporto della commissione d'inchiesta dell'Onu è unilaterale"

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Intervista di Silvia Cattori alla giornalista Anastasia Popova | da silviacattori.net
 
popovaLa giovane giornalista russa Anastasia Popova era totalmente sconosciuta all'opinione pubblica prima dell'uscita dello scioccante documentario che ha realizzato sulla Siria: "The Syrian Diary" (*); un buon film, sensibile, rigoroso, che dà voce a tutti quei siriani cittadini comuni che si dicono vittime dei gruppi armati e che contrasta nettamente con quanto riportato dai giornalisti occidentali impegnati a fianco degli insorti.
 
Anastasia Popova ha parlato della propria esperienza a Ginevra, dove è intervenuta a margine della 22° sessione del Consiglio dell'Onu per i diritti umani. Avendo saputo che a seguito della presentazione era stata invitata ad esprimersi davanti alla Commissione d'inchiesta dell'Onu a proposito della situazione in Siria, le abbiamo chiesto come si è sviluppato esattamente l'incontro.
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Dalla trappola europea al trauma istituzionale

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di Salvatore D’Albergo per Marx21.it

napolitano conferenzaSommario

Giorgio Napolitano, contro ogni precedente della storia repubblicana e al di fuori delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce, nomina due commissioni composte di membri del Parlamento e membri del governo in carica "per gli affari correnti", nonché di soggetti o rappresentativi solo di se stessi, o titolari di istituti di più varia collocazione nel sistema politico-amministrativo. Si apre così la strada al sovvertimento, non più strisciante, ma esplicito, dei principi fondanti la democrazia parlamentare e alla costituzione di un potere che si pone fuori da ogni legittimità costituzionale. L’operazione serve di fatto a prorogare il dimissionario governo Monti (e a proseguirne la politica di austerità imposta dal capitale finanziario tedesco) platealmente sfiduciato dalle elezioni politiche di febbraio. Lungi dal fornire un apporto alla risoluzione della crisi, l’azione di Napolitano la complica e aggroviglia, aggiungendo alla gravissima crisi economica e politica del paese anche il peso di una crisi istituzionale traumatica e potenzialmente destabilizzatrice. È una situazione estremamente grave e pericolosa. Occorre un forte sussulto democratico a difesa della Costituzione.

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Siamo diventati una repubblica presidenziale senza saperlo?

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di Fausto Sorini

napolitano serioNAPOLITANO PRENDE IL CONTROLLO DELLA SITUAZIONE

Il presidente Napolitano ha compiuto oggi una serie di scelte di enorme e inquietante rilevanza politica, quasi ci trovassimo ormai in una repubblica presidenziale in cui viene svuotato il ruolo del Parlamento:

-ha affondato il tentativo di Bersani (espressione dell'ala socialdemocratica del PD, sostenuta da SEL e dalla CGIL) di verificare in parlamento la possibilità di un governo di centro-sinistra fondato sulla non belligeranza di una parte almeno dei grillini (e se ciò si fosse rilevato impossibile - alla prova dei fatti - di andare a nuove elezioni con un governo dimissionario a guida Bersani, e non a guida Monti);

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Lenin, il partito di classe e il successo della rivoluzione

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di Rita Matos Cotinho*www.zereinaldo.blog.br

lenin folla 1917*Rita Matos Coitinho è insegnante di sociologia e scienze sociali, ed è militante del PCdoB a Santa Caterina

Traduzione di Erman Dovis per Marx21.it

Saper trovare, sentire, delineare giustamente la via concreta o la particolare svolta degli avvenimenti che avvicini le masse all'ultima grande lotta rivoluzionaria, effettiva e risolutiva: ecco il compito principale del comunismo (Lenin).” (1 )

Il parere del grande leader della rivoluzione socialista dovrebbe essere preso in considerazione nel dibattito odierno sui "nuovi movimenti" e sulla "nuova sinistra".

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Il conflitto di classe dietro l'ingovernabilità

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di Salvatore D’Albergo

prospettivepericomunisti bannerIngovernabilità senza precedenti nell'uso del "maggioritario"

Il tipo di crisi che, dopo le elezioni, vede anche l'Italia coinvolta nelle conseguenze nefaste ed incontrollabili delle contraddizioni tra capitalismo finanziario e capitalismo industriale, rischia gravemente di cancellare la peculiarità denunciata da quanti avevano individuato nella "anomalia del caso italiano" le caratteristiche di una democrazia inconfondibile con le cosiddette "democrazie classiche", come desumibili dalla Costituzione che - legittimando il pluralismo sociale e politico - ha dato pieno spazio al movimento operaio e ad altri movimenti suscitati dalle nuove conformazioni del capitalismo, per una combattiva e consapevole replica attestata dalle lotte, la cui acutezza e pervasività ha provocato la controffensiva sociale e politica che, dagli anni ‘70 del secolo scorso, ha avuto come insegna la "riduzione della complessità".

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La guerra umanitaria

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di Andrea Catone

sirte-dopo-la-guerraPubblicato in Umano troppo disumano, n. 11 di Athanor Semiotica, Filosofia, Arte, Letteratura, n. 11, 2007-2008, a cura di Fabio De Leonardis e Augusto Ponzio, Meltemi, Roma, pp. 309-330

1. Un modo umano di fare la guerra

“Il termine guerra umanitaria fu coniato nel 1999 a ridosso dell'aggressione della Nato nei Balcani. […] Da allora altre guerre umanitarie sono scoppiate, mentre i rischi di monopolio dell'informazione e i tentativi di manipolarne i contenuti si stanno moltiplicando”. Vi potrebbe essere anche un celebre e tragico antecedente, che in alcune traduzioni suona come “guerra umanitaria”: è il discorso che Hitler pronuncia, trasmesso via radio in diretta negli USA, per annunciare l’invasione della Polonia il 1° settembre 1939, data che i libri di storia indicano come inizio della seconda guerra mondiale:

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Una breve analisi in attesa del congresso

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di Ezio Grosso, segreteria Federazione PdCI Torino

prospettivepericomunisti bannerQuando nel 2005, in Germania, l’esito elettorale sancì un risultato di sostanziale pareggio tra le due principali forze politiche rendendo impossibile la consuetudine delle “piccole coalizioni” (SPD-Verdi da una parte e CDU-CSU-Liberali dall’altra) obbligandole, di conseguenza, a riesumare il percorso della “grande coalizione”, tanti compagni in Italia, abituati a seguire con attenzione le dinamiche politiche nazionali ma, sostanzialmente estranei a quelle europee e tedesche in particolare, hanno immaginato una possibile apertura a Die Linke. Naturalmente, ciò non solo non è avvenuto, ma non è nemmeno stato preso in considerazione. A difesa di questi compagni però, bisogna dire che, essendo tale ipotesi, almeno dal punto di vista teorico, sostanzialmente avvicinabile allo spirito dell’Unione del 2006, nell’Italia di quegli anni sarebbe stata senza dubbio proposta e, con tutta probabilità, perseguita, mentre in Germania, era considerata da tutti gli schieramenti assolutamente impraticabile.

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E' nata la politica reality

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di Francesco Maringiò, segretario Federazione PdCI Bologna

bersani-crimi streamingIl confronto in diretta streaming tra Bersani e i capigruppo M5S di Camera e Senato è stato un piccolo, tragico, esempio di questa nuova “politica reality”

Non deve stupire che all’incontro in streaming tra Pd e M5S abbia partecipato Rocco Casalino, uno dei protagonisti della prima edizione del Grande Fratello, a simboleggiare, anche plasticamente, la vittoria di quel modello culturale che ha pervaso prima la società ed infine le istituzioni. Dal “teatrino della politica”, abusata espressione di Berlusconi che però coglieva l’inadeguatezza di una parte cospicua della classe dirigente (lui compreso), siamo passati alla “politica reality”, dove si finge di interpretare la vita reale, ma in realtà si è attori più o meno consapevoli di una grande commedia (o peggio ancora di una grande farsa).

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24 Marzo 1999 - Marzo 2013: Noi non dimentichiamo

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a cura del Forum Belgrado Italia
 
kosovo sfollati24/03/2013
 
"…la guerra non è una canzone, che si può dimenticare
la guerra è una favola funesta, che ogni giorno si manifesta…" (Milena N. Kosovo, 12 anni )
 
"…Ho appena dato mandato al comandante supremo delle forze alleate in Europa, il generale Clark, di avviare le operazioni d'aria(ndt: bombardamenti aerei…)sulla Repubblica Federale di Jugoslavia…Tutti gli sforzi per raggiungere una soluzione politica negoziata alla crisi del Kosovo sono falliti e non ci sono alternative all'intraprendere l'azione militare…".
 
Così, il 23 marzo 1999, l'allora Segretario generale della NATO J. Solana, davanti ai mass media del mondo, decretava l'inizio della fine della "piccola" Jugoslavia e del popolo serbo in particolare…
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Quella guerra dimenticata. A 14 anni dalla guerra dei Balcani

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di Tamara Bellone, Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia | da www.cobaspisa.it

balcani soldato fugaNell’estate del 2000 ero in Jugoslavia, per la precisione in Serbia a Kraljevo (1), in un campo di profughi serbi provenienti dal Kosovo. Un professore di storia in pensione organizzava corsi per intrattenere i bambini e i ragazzini. Mi disse: “L’aggressione della NATO alla Jugoslavia è stata la più grande sconfitta della classe operaia europea.” Infatti nel 1999, durante i bombardamenti sulla Serbia e il Montenegro (allora ancora erano Jugoslavia) l’opposizione alla guerra fu blanda, se da un lato la CGIL si schierò in modo vergognoso con il governo dalemiano, la sinistra, a parte il sindacato di base e qualche rara eccezione tra gli intellettuali, si fermò al “né con la NATO né con Milošević”. Purtroppo ciò si ripercosse anche sul “dopo bombardamenti”. Gli aiuti agli operai jugoslavi della Zastava di Kragujevac furono frutto della solidarietà di molte fabbriche, ma ebbero per lo più il carattere di aiuto umanitario, non essendoci né vera e propria solidarietà politica. In realtà la Jugoslavia, polmone d’Europa, fu devastata da un immane disastro ecologico, che si ripercuote fino ad ora nella popolazione non solo della Serbia, ma dell’intera regione: basti pensare alle bombe cadute in Adriatico...

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Il comunismo è la gioventù del mondo. La gioventù è il futuro del PdCI.

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di Nicolò Monti, PdCI Roma

fgci giovaniIn una strada di campagna c’è un vecchio contadino con i suoi due nipoti e un mulo, dall’altra parte della strada ci sono due spettatori. All’inizio il nonno fa salire i nipoti sul mulo, e lui continua a camminare, i due spettatori vedendo la scena esclamano: “Che menefreghisti quei giovani, loro pieni di forze sono sul mulo, e il vecchio lo fanno camminare”. Udendo quelle critiche il gruppo cambia: il nonno sale sul mulo e i nipoti vanno a piedi. Gli spettatori esclamano di nuovo indispettiti: “Che menefreghista il vecchio, si è appropriato del mulo e lascia a piedi i suoi nipoti, che gente!”. Udendo di nuovo quelle critiche sprezzanti il gruppo cambia di nuovo: tutti a piedi. Gli spettatori esclamano di nuovo irrisori: “Che stupidi, quei tre hanno un mulo e non lo usano!”.

Ecco, noi siamo quel nonno e quei nipoti che in base alle critiche degli spettatori cambiavano posizione continuamente.

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