Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Uscire dall'euro o "più Europa"? La soluzione non è tecnica ma politica

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di Domenico Moro per Marx21.it

euro mareCon l’inasprirsi della “crisi dell’euro” a sinistra si delineano due posizioni contrapposte, spingere per avere “più Europa” oppure abbandonare l’euro.

“Più Europa” equivale a sottrarre il controllo dei bilanci statali e delle leggi finanziarie ai parlamenti nazionali, unica istanza minimamente democratica in Europa. In questo contesto, “più Europa” vuol dire dominio della “tecnica”, cioè della burocrazia europea (BCE e Commissione Europea), apparentemente neutrale, in realtà subordinata al capitale monopolistico europeo. Come ha detto Monti, la democrazia è una forma di governo incapace di guardare al lungo periodo, vale a dire alle necessità dell’accumulazione del capitale. La soluzione, quindi, è aggirare il livello nazionale. L’Unione europea è stata il grimaldello con cui forzare la resistenza dei movimenti operai nazionali. Ora, la crisi dell’euro è l’arma per accelerare sulle trasformazioni tese al mantenimento di alti livelli di profitto mediante l’attacco al salario e al welfare.

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I have a dream: il crollo Usa

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto del 24 luglio 2012

dollaro americanoFinalmente – dopo essere stati per oltre due secoli vittime di guerre, invasioni e colpi di stato da parte degli Stati uniti – i popoli di Asia, Africa e America latina hanno deciso che è ora di farla finita. L’idea geniale è stata quella di adottare gli stessi metodi di Washington, finalizzati però a una giusta causa. 

È stato costituito un Gruppo di azione per gli Stati uniti che, attraverso riunioni di esperti, ha elaborato il piano, denominato «strategia del Grande Occidente». L’intervento è stato così motivato: negli Usa, è al potere da oltre due secoli lo stesso Presidente che, impersonificandosi di volta in volta in un uomo politico repubblicano o democratico, rappresenta gli stessi interessi dell’élite dominante. La Comunità internazionale deve quindi agire per porre fine a questo regime dittatoriale. 

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Il Mali nella spirale delle ingerenze

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da "Atlas alternatif” | traduzione a cura di Marx21.it

mali-militia-770x514Il 30 giugno, sette dei sedici mausolei di Timbuctu, iscritti nel patrimonio mondiale dell'Unesco, sono stati distrutti dai wahabiti, le distruzioni sono poi proseguite nei giorni seguenti, e il 2 luglio sono state le moschee della città ad essere prese di mira (http://www.france24.com/fr/20120702-mali-toubouctou-ansar-dine-islamistes-detruisent-mosquee-sidi-yeyia-mausolees-saints-musulmans?autoplay=1). Gli Occidentali ora temono che vengano distrutte le decine di migliaia di manoscritti della città, alcuni dei quali risalenti al Medio Evo. Questi testi, redatti in arabo o in fulani su scapole di cammello, pelli di pecora o su corteccia, trattano di teologia, di astronomia, di musica, di letteratura, di botanica, di genealogia, di anatomia (manoscritti che erano già stati largamente ignorati dalla cosiddetta comunità internazionale che ha stanziato i fondi per la loro conservazione solo il 3 luglio scorso (http://www.maliweb.net/news/insecurite/2012/07/04/article,77536.html).

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Ricerca? Meglio un F35

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di Gelsomino Del Guercio | da www.lettera43.it

Giampaolo-Di-Paola2Le spese militari equivalgono ai tagli della spending review

Nel calderone della Difesa, i tagli annunciati dal ministro Giampaolo Di Paola (spesa ridotta di 1,1 miliardi di euro in tre anni: 100 milioni nel 2012, 700 nel 2013 e di 500 nel 2014) scalfiscono appena un pozzo senza fondo dove si sarebbe potuto attingere per evitare che sanità, giustizia, ricerca e pubblica amministrazione diventassero le vittime sacrificali della spending review.

I numeri delle spese relative agli armamenti farebbero pensare a uno Stato pronto ad affrontare una guerra di dimensioni globali. Nel 2011, la spesa bellica ha raggiunto la cifra di 20 miliardi di euro circa (secondo lo studio dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo).

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Tremseh e il giornalismo di pace

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di Marinella Correggia | da www.sibialiria.org

giornalistaIl concetto di “giornalismo di pace” è stato introdotto negli anni 1990 dallo studioso e attivista Johann Galtung per indicare “quando redattori, editori e invitati compiono scelte su cosa riferire e come riferire, che creano per la società nel suo complesso opportunità di considerare e valutare risposte nonviolente ai conflitti” (Simona Defilippi, Giornalismo di pace: cos’è e perché si contrappone alla pratica corrente, www.serenoregis.org). Fra i tanti principi, il giornalismo di pace fa attenzione alle parole: ad esempio non usa il termine “massacro” (che è una strage intenzionale di inermi) quando invece gli uccisi sono persone armate.

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A partire alla piattaforma FIOM costruire l'unità delle forze comuniste, di sinistra e democratiche

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milano 060712

DAI "COMUNISTI IN FESTA" A MILANO, UNA PROPOSTA CONCRETA DI LAVORO UNITARIO

Venerdi 6 luglio, Milano. Lungo le strade che portano alla Cooperativa Labriola, sui piloni, sui cancelli, in via Falk, s’innalzano le bandiere rosse e comuniste del PdCI. Dopo tanto caldo, d’improvviso, in questo venerdì, si leva un vento impetuoso e la pioggia si rovescia violenta sugli spazi dei “Comunisti in Festa”. Piove sulla cucina, sui tavoli imbanditi, sullo spazio “musica e spettacoli”. Piove, ma le compagne e i compagni non smettono di lavorare, di servire la cena negli spazi coperti (ottime le penne alla Norma, siciliane, cucinate dal compagno-professore Wladimiro Merlin, milanese!). Il vento porta via ogni cosa e i dirigenti e i militanti della Federazione PdCI di Milano debbono ancor più correre, organizzare, impegnarsi. Le bandiere con la falce e il martello, zuppe d’acqua, si piegano su se stesse ma non cedono, ed è la metafora esatta della fase difficile che vivono i comunisti. Il vento, la pioggia, sono intensi, ma la Festa è ancora piena di cittadini, di milanesi, di un piccolo popolo (bagnato) di sinistra e comunista. 

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Il Grande Oriente di Obama

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto

obama cappelloPer 236 anni gli Usa hanno difeso ovunque la democrazia: lo ha assicurato la Clinton al Cairo. Occorre quindi cancellare dalla storia gli oltre 160 interventi militari all’estero effettuati dall’imperialismo Usa fino agli anni ‘40; le guerre della guerra fredda in Corea, Vietnam, Laos, Cambogia, Libano; i colpi di stato orchestrati dalla Cia in Guatemala, Indonesia, Brasile, Cile, Argentina; le guerre del dopo guerra fredda in Iraq, Somalia, Jugoslavia, Afghanistan. 

Lo stesso impegno, garantisce la Clinton, viene portato avanti dall’amministrazione Obama. In effetti, dalla strategia del Grande Medio Oriente (comprendente Nord Africa e Asia centrale), lanciata dal repubblicano Bush, il democratico (nonché Premio Nobel per la pace) Obama è passato alla strategia del Grande Oriente, che mira all’intera regione Asia/Pacifico in aperta sfida a Cina e Russia. 

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Escalation militare italiana in Afghanistan: ma chi ne parla?

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di Fausto Sorini, segreteria nazionale, responsabile esteri PdCI

amx caccia“Dunque la guerra non va in vacanza, nemmeno per gli italiani – scrive Tommaso Di Francesco sul Manifesto di domenica 15 luglio. Ora è ufficiale: i nostri quattro cacciabombardieri Amx del 51esimo stormo dispiegati a Herat stanno bombardando a tappeto il nemico talebano”. 

La conferma ufficiale dell'escalation militare italiana in Afghanistan viene dalle dichiarazioni del generale Luigi Chiapperini, comandante del nostro contingente.

“Chi ha autorizzato l’entrata nella guerra aerea dell’Italia in Afghanistan? È stato il governo «tecnico», sostenuto da Pdl, Udc e Pd. E in particolare il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, il ministro che più tecnico non si può: è ammiraglio ed è stato comandante delle forze Nato. Lo stesso che in questi giorni muove lobby militar-industriali e schieramenti politici connessi per ottenere l’approvazione di ben 90 cacciabombardieri F-35, che ci costeranno 10 miliardi, nella finanziaria rivisitata dalla spending review, che taglia spese sociali, welfare e pensioni. Altro che conflitto d’interessi. È stato lui il 28 gennaio scorso, nel silenzio generale, a informare la Commissione difesa del parlamento della decisione di usare sul campo afghano «ogni possibilità degli assetti presenti in teatro, senza limitazione» armando gli Amx che fino a quel momento volavano senza bombe”.

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“La Cina e la “teoria del magnete”

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Spediamo ai compagni di Marx21.it i capitoli 7 e 8 del nostro nuovo libro, “Ipotesi Hong Kong o Armageddon?” che si può scaricare per intero dal sito www.robertosidoli.net. Crediamo che i due capitoli in questione possano essere utili ai comunisti italiani per una migliore comprensione dell’attuale politica estera della Cina (prevalentemente) socialista.


Buona lettura
Roberto Sidoli, Massimo Leoni, Daniele Burgio

China flagsCapitolo settimo
“La Cina e la “teoria del magnete”
- parte prima -

La politica estera della principale potenza economica a livello mondiale, sempre tenendo conto del criterio della parità del potere d’acquisto, si articola su quattro livelli diversi, seppur interconnessi tra loro da analisi, progettualità e pratica politica comune: la Cina (prevalentemente) socialista all’inizio del 2012 ha cristallizzato da lungo tempo, almeno a partire dal 2001/2003, una strategia di lungo termine per i prossimi decenni che ha per oggetto le relazioni interstatali su scala mondiale, ovviamente legata dialetticamente con l’orientamento e la dinamica generale di sviluppo del gigantesco paese asiatico.

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Ripartire dal lavoro

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di Stefano Barbieri* per Marx21.it

operaio muletto*direzione nazionale PdCI

Di quelli che sono gli effetti reali di questa Riforma del Lavoro, unita a quella precedente e pesantissima delle pensioni, abbiamo già parlato in altri articoli.

Certo è che, con la sua approvazione, si è compiuta la parabola discendente che ha abbracciato più di trent’anni all'insegna della garanzia della dignità del lavoro.

Nel merito di questa riforma rimando alla lettura di un pregevolissimo articolo precedentemente anche qui pubblicato di Piergiovanni Alleva (LINK), che centra perfettamente il cuore del problema.

Su questa partita, molti sono i soggetti che non hanno fatto la loro parte e non hanno esercitato il ruolo che imponeva la loro storia e la loro cultura, unita alla speranza dei milioni di ceti deboli che chiedevano e si aspettavano una risposta per fermare questo scempio, vista la situazione.

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Libia: elezioni, torture e business

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da “Atlas Alternatif” | Traduzione a cura di Marx21.it

libia elezioni bandieraAll'indomani delle elezioni legislative in Libia, i grandi media occidentali (LINK), interessati a dare la propria approvazione al nuovo regime politico imposto dalla NATO, hanno annunciato la vittoria dei liberali dell'Alleanza delle forze nazionali, sotto la direzione di Mahmoud Jibril, contrapposta ai Fratelli Musulmani del Partito per la giustizia e lo sviluppo di Mohamed Sawan nelle grandi città, e lo scacco degli autonomisti di Bengasi, scontenti della ripartizione dei seggi all'assemblea costituente, nel loro tentativo di far deragliare il voto (avevano distrutto l'ufficio della commissione elettorale a Adidabia e ordinato la chiusura delle raffinerie di petrolio di Sirte).

I Fratelli musulmani pagherebbero anche il prezzo della loro vicinanza a Seif-el-Islam Gheddafi (attualmente detenuto a Zeitan) dopo che egli aveva fatto liberare 150 di loro nel 2003 (essi avevano boicottato la conferenza dell'opposizione a Londra nel 2005 LINK, che aveva fatto appello al rovesciamento del regime), come pure dei loro legami troppo visibili con i Qatar.

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Il pozzo afghano senza fondo

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto del 10 luglio 2012

clinton karzai«È meraviglioso udire gli uccelli che salutano col loro canto questa bella giornata qui a Kabul»: sono le romantiche parole con cui Hillary Clinton ha aperto la cerimonia ufficiale tra gli alberi del blindatissimo palazzo presidenziale nella capitale afghana. Mentre parlava, altri uccelli con la coda a stelle e strisce volavano nei cieli afghani: i caccia F/A 18 che, decollati dalla portaerei Stennis nel Mare Arabico, volteggiano sull’Afghanistan. Scelta la preda, la attaccano con missili e bombe a guida laser e la mitragliano col cannone da 20 mm, che a ogni raffica spara 200 proiettili a uranio impoverito. 

Questi e altri aerei, il cui prezzo supera i 100 milioni di dollari, costano 20mila dollari per ogni ora di volo: dato che ogni missione dura circa otto ore, essa comporta una spesa di oltre 150mila dollari, cui si aggiunge quella delle armi impiegate. E l’anno scorso, secondo le cifre ufficiali, gli aerei Usa/Nato hanno effettuato 35mila missioni di attacco sull’Afghanistan. Non stupisce quindi che solo gli Stati uniti abbiano speso finora, per questa guerra, circa 550 miliardi di dollari. Un pozzo senza fondo, che continuerà a inghiottire miliardi di dollari ed euro. 

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BCE/PBOC: differenti modi di intendere l'accumulazione di capitale

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di Pasquale Cicalese per Marx21.it

china-mapAlcuni mesi fa, Mario Draghi, Presidente della Banca Centrale Europea, confidò che la prima lettura mattiniera è dedicata agli andamenti borsistici. Se ne ricava l’approccio tipicamente occidentale dell’analisi degli affari economici, che rimanda alle modalità tipiche di Alan Greenspan, per un ventennio governatore della Riserva Federale statunitense.

Sempre alcuni mesi fa, in un report pubblicato dalla People’s Bank of China (Pboc), la dirigenza finanziaria cinese, guidata da quell’autentico genio della moneta che risponde al nome di Zhou Xiaochuan, informava che alla base della propria strategia di politica monetaria vi è l’analisi della bilancia delle partite correnti, cioè il flusso/deflusso di merci, servizi e conto capitale.

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Ecuador: un esempio per l'America Latina

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di João Ferreira, parlamentare europeo del Partito Comunista Portoghese | da Avante.pt

rafael correaUna delegazione del Parlamento Europeo si è recata recentemente in Ecuador. Gli obiettivi: approfondire la conoscenza della realtà politica, economica e sociale ecuadoriana e discutere gli aspetti della relazione tra questo paese della cordigliera andina e l'Unione Europea.

Il coraggioso rifiuto da parte dell'Ecuador, nel 2009, di un accordo di libero commercio con l'UE ha scosso gli interessi economici e finanziari che sono abituati a beneficiare della liberalizzazione del commercio e anche i loro rappresentanti politici. Questo è stato uno dei temi caratterizzanti la visita. Ma l'agenda della delegazione, che includeva riunioni con diversi membri del governo ecuadoriano e con lo stesso presidente Rafael Correa, non si è limitata alle questioni commerciali.

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Rallentamenti estivi

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Nei mesi di luglio e agosto gli aggiornamenti del sito potranno subire rallentamenti.

La normale attività riprenderà dal 1 settembre.

Una politica antimonopolista per fermare l'offensiva contro il lavoro

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di Erman Dovis, Comitato Centrale PdCI

the-broken-chain1Il recente violento attacco all’articolo 18,che verrà smantellato senza tante storie, non deve coglierci di sorpresa né farci strabuzzare gli occhi fuori dalle orbite, cosi come non dobbiamo mostrare stupore per le parole del sottosegretario all’economia Gianfranco Polillo: pochi giorni fa, egli ha affermato la necessità ,per i lavoratori, di rinunciare ad una settimana di ferie per aumentare la produttività. Un’ipotesi piuttosto concreta, secondo il sottosegretario, e che avrebbe già raccolto la disponibilità a trattare da parte delle confederazioni sindacali. Il succo del discorso starebbe nella necessità di produrre di più in nome dell’interesse “generale”. Bene comune, senso di responsabilità, interesse generale, sviluppo del paese…sono parole piene di retorica con le quali il capitalismo monopolista si infarcisce la bocca, non solo per scardinare diritti sociali acquisiti, ma soprattutto per sospingere nel recinto della restaurazione schiavistica il suo nemico storico, la classe operaia , e successivamente l’intera società.

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Difesa della sovranità e ascesa pacifica: la base della politica estera della Repubblica Popolare Cinese

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di Diego Angelo Bertozzi*

Red-China*Testo della relazione presentata alla conferenza “Cina, politica estera e finanza mondiale” (Milano, 23 giugno 2012)

Nel 1918 un giovane Mao, ancora influenzato dalle idee anarchiche, fonda nello Hunan la Società di studio del Popolo Nuovo. È una delle prime associazioni studentesche che si diffondono in Cina alla vigilia del movimento antimperialista del 4 Maggio 1919. Quanto al futuro della giovane repubblica cinese le idee sono già chiare: “Dovete sapere che gli stranieri vogliono prendere le terre della Cina, vogliono prenderne il denaro e danneggiare il popolo cinese. Non intendo vivere con questa prospettiva senza fare nulla, quindi ora stiamo cercando di fondare una associazione per rendere forte la Cina, in modo che i cinesi possano trovare una nuova strada. Il nostro scopo è guardare al giorno della resurrezione della Cina”.

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L'offensiva delle forze di destra in Paraguay e Bolivia

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da “Atlas Alternatif” | Traduzione di Marx21.it

paraguay-golpe5In seguito all'espulsione dalle terre occupate di una comunità di contadini, che è finita male con 17 morti (11 contadini e 6 poliziotti, tra cui il fratello del capo della sicurezza del presidente) in circostanze assai confuse, un'inchiesta è in corso e diversi ministri sono dimissionari.

I parlamentari, tra cui si trova il presidente Fernando Lugo, primo presidente di sinistra del Paraguay in 62 anni, che contava su una maggioranza estremamente debole, hanno votato per metterlo sotto accusa per “avere mancato” ai suoi doveri durante la crisi. La minaccia di messa sotto accusa era già stata sollevata dall'opposizione 23 volte. Il presidente Lugo ha replicato in un video alla nazione affermando che non si sarebbe dimesso. Il Senato senza attendere l'esito dell'inchiesta ha eletto alla presidenza Federico Franco, vicepresidente di Lugo.

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Giù le mani dalla Siria! - APPELLO

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siria bambinoQuesto appello nasce dalla volontà dei soggetti promotori a mobilitarsi contro il tentativo di aggressione alla Siria ed impegna tutti i soggetti promotori a scendere in piazza, qualora questo sciagurato evento dovesse verificarsi. Il Partito dei Comunisti Italiani è tra i soggetti promotori, pertanto invita tutti (associazioni, partiti, reti di movimento, singoli cittadini) ad aderirvi e diffonderlo il più possibile.

La grave situazione in Siria, pone i movimenti che in questi anni si sono battuti contro la guerra di fronte a nuovi e vecchi problemi che producono lacerazioni, immobilismo e un vuoto di iniziativa.

Siamo attivi in reti, realtà politiche e movimenti che in questi anni – ed anche in questi mesi – non hanno esitato a schierarsi contro l’escalation della guerra umanitaria con cui l’alleanza tra potenze della Nato e petromonarchie del Golfo, sta cercando di ridisegnare la mappa del Medio Oriente.

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Intervista. Diliberto, appello alla sinistra: “assumiamo il programma della Fiom”

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di Lorenzo Mauro | da www.articolotre.com

oliviero diliberto 2Il segretario del Pdci-Fds critica il governo e affronta il tema alleanze: “prima uniamo la sinistra attorno alla Fiom, poi vediamo che vorrà fare il Pd”.

Il governo festeggia la riforma Fornero e l’accordo europeo e Monti dichiara di vedere la luce in fondo al tunnel. Nel frattempo, la disoccupazione giovanile segna un nuovo massimo, ma la sinistra sembra immobile e concentrata sulla ‘questione alleanze’.

Onorevole Diliberto, i dati sulla disoccupazione pubblicati ieri continuano a preoccupare, specialmente per quanto riguarda il segmento giovanile. Il governo però dopo l'approvazione della riforma Fornero è ottimista sul futuro. Monti da Kiev ha dichiarato di vedere la luce in fondo al tunnel, lei che ne pensa?

Il 36% di giovani disoccupati, che diventa il 50% al Sud, è un dato drammatico e allarmante per il futuro del Paese. Da quando il Governo tecnico si è insediato non c'è un solo indicatore economico che faccia intravedere la ripresa. Iniquità e inefficacia potrebbe essere lo slogan di questo esecutivo. La riforma del lavoro, ad esempio, abolisce di fatto l'articolo 18 e non fa nulla contro la precarietà: le 46 forme contrattuali della Legge 30 sono ancora tutte lì.

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