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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Per una preparazione ideologica di massa

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gramsci alesda www.antoniogramsci.com

Ci sono sempre lezioni da trarre anche per l'oggi dall'insegnamento di Antonio Gramsci

di Antonio Gramsci 
"La Sezione di agitprop del PC", 
aprile-maggio 1925

Da quale bisogno specifico della classe operaia e del suo partito, il Partito comunista, è sorta l'iniziativa della scuola per corrispondenza, che finalmente comincia ad attuarsi, con la pubblicazione della presente dispensa?

Da quasi cinque anni il movimento operaio rivoluzionario italiano è piombato in una situazione di illegalità o di semilegalità. La libertà di stampa, il diritto di riunione, di associazione, di propaganda sono praticamente soppressi. La formazione dei quadri dirigenti del proletariato non può quindi più avvenire per le vie e coi metodi che erano tradizionali in Italia fino al 1921.

Gli elementi operai più attivi sono perseguitati, sono controllati in ogni loro movimento, in ogni loro lettura; le biblioteche operaie sono state incendiate o altrimenti disperse; le grandi organizzazioni e le grandi azioni di massa non esistono più e non possono attuarsi.

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Fermiamo con la lotta la stretta antipopolare e autoritaria in atto nel paese

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di Mauro Gemma

proteste 15 novembre 2013 3 romaLa stretta antipopolare e autoritaria in atto nel paese continua senza tregua. Con la fiducia al Senato sul provvedimento che lede mortalmente i diritti del lavoro, viene inferto un altro micidiale colpo alla democrazia del nostro paese e ai valori costituzionali usciti dalla Resistenza. Un colpo che si aggiunge a quelli ripetutamente inferti con la partecipazione del nostro paese a tutte le campagne di aggressione e di guerra che l'imperialismo continua a scatenare nel mondo.

Di fronte alla marcia inarrestabile verso la liquidazione dei principi della Carta costituzionale da parte del peggior governo del nostro dopoguerra, va pure segnalato come la sedicente "sinistra" del PD (con le sole eccezioni del senatore Tocci, che ha avuto la dignità di dimettersi dalla carica indignato da questo scempio, e di Casson e Mineo che si sono assentati dall'aula) non sappia far altro che esprimere la propria fiducia ("critica", viene chiamata senza il senso del ridicolo) all'italico emulo della "Lady di ferro". Dando in fondo ragione a Renzi, quando liquida le contorsioni di questa "opposizione" come una "sceneggiata".

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National Democratic Institute (NDI): ecco come nascono le "sovversioni colorate" dall'est Europa a Hong Kong

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ndi logo grungedi Diego Angelo Bertozzi
da www.lantidiplomatico.it

La mission? Esportare l'american way of life nel mondo con la formazione di una élite amichevole quando non “obbediente”

"Progettare la democrazia a Hong Kong": è una delle missioni del National Democratic Institute (NDI), uno dei tanti bracci del soft power a stelle e strisce votato all'esportazione della democrazia. Nel 2012 l'Ndi ha ricevuto una sovvenzione di circa 460mila dollari dalla National Endowment for Democracy, altro famigerato centro della sovversione cresciuto all'ombra del Dipartimento di Stato

Fondato nel 1983 (quasi in contemporanea con la Ned) ha sede a Washington DC e riceve fondi - come elencato sul proprio sito - direttamente dal governo federale Usa e da una serie di fondazioni private.

Il suo compito principale è quello di fornire "assistenza pratica ai leader civili e politici che promuovono i valori, le pratiche e le istituzioni democratiche. L'NDI lavora con i democratici in ogni regione del mondo per costruire organizzazioni politiche e civiche, salvaguardare le elezioni, e promuovere la partecipazione dei cittadini, l'apertura e la responsabilità nel governo". In poche parole: promuovere l'esportazione della american way of life attraverso la formazione di una élite amichevole quando non “obbediente”.

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Il califfo malguidato

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isis-640x340di Spartaco A. Puttini

L'articolo è stato pubblicato nel n.4/2014 di “Gramsci oggi

Ora che in Iraq un fantomatico esercito per la costruzione delle stato islamico dell’Iraq e del Levante ha conquistato vaste porzioni di territorio, facendo piazza pulita di ciò che incontrava sul suo percorso ed è arrivato a minacciare i centri petroliferi curdi e la stessa capitale Baghdad, si levano dai media cori di sdegno per i crimini e i massacri compiuti dalle bande jihadiste e i politici occidentali si stracciano le vesti, parlando della necessità di un maggiore impegno per contrastare la barbarie.

Dove erano fino a poche settimane fa, quando quelle stesse orde massacravano impunemente la popolazione siriana per rovesciare la Repubblica Araba di Siria e il presidente Assad?

Dall’altra parte, semplicemente. I governi occidentali sostenendo con i loro alleati “arabi moderati”, cioè le satrapie del Golfo, le bande integraliste islamiche perché marciassero su Damasco, dopo aver raso al suolo la Libia; e il circuito mediatico tacendo pudicamente sulla luna di miele tra gli Usa e le reti dell’islamismo militante reazionario e continuando a dipingere le bande terroriste di tagliagole che operavano in Siria come ribelli, oppositori, democratici, bravi ragazzi.

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La rivincita del capitale: 40 anni di RDT, 25 anni dopo

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di Vladimiro Giacché (in esclusiva per Junge Welt e Marx21.it)

[articolo pubblicato su “Junge Welt” col titolo: “Zurück in die Knechtschaft” (trad. tedesca di Hermann Kopp)]

La leggenda di una economia tedesco-orientale al disastro nel 1989 – anzi: da sempre disastrosa - è ormai diventata senso comune, non solo in Germania. Ma è falsa. Non soltanto le difficoltà economiche della Repubblica Democratica Tedesca non ne facevano una “economia decotta” (“marode Wirtschaft”), ma i risultati raggiunti in 40 anni di storia vanno considerati tutt'altro che trascurabili. A dispetto di condizioni di partenza e di contesto estremamente sfavorevoli.

La storia della RDT inizia il 7 ottobre 1949 con un paese semidistrutto dalla guerra. A differenza della Germania Ovest, è privo di materie prime e per giunta deve sopportare quasi per intero il peso delle riparazioni di guerra decise dai vincitori e dovute all’Unione Sovietica. Siccome la RFT smise molto presto di onorare le sue obbligazioni, le riparazioni pagate dalla RDT finirono per ammontare a 99,1 miliardi (DM del 1953) contro i 2,1 miliardi pagati dalla RFT. Un rapporto di 98 a 2. Calcolata per abitante, la sproporzione è ancora maggiore: 130 a 1. Nel 1989 il prof. Arno Peters calcolò quanto avrebbe dovuto pagare la RFT alla RDT per pareggiare il conto, computando gli interessi: 727,1 miliardi DM del 1989.

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L'esperienza cinese è utile anche per la Russia

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di Ghennady Zyuganov, Presidente del Partito Comunista della Federazione Russa
da kprf.ru | Traduzione dal russo di Mauro Gemma

In occasione della sua visita nella Repubblica Popolare Cinese, compiuta alla fine di settembre, il Presidente del Partito Comunista della Federazione Russa, Ghennady Zyuganov si è incontrato con il Segretario generale del Partito Comunista di Cina, Xi Jinping, e ha siglato un memorandum di “collaborazione strategica” tra i partiti comunisti delle due grandi potenze. Il 26 settembre, la “Pravda” e il “Quotidiano del Popolo”, organi di stampa dei due partiti, hanno pubblicato un suo articolo, di cui proponiamo la traduzione.

Nel giugno 1997 i nostri due partiti firmarono un Protocollo di cooperazione, che è diventato la base per sviluppo delle relazioni multilaterali tra il PCFR e il PCC. A quel tempo il PCFR dopo il divieto e il lungo processo della Corte Costituzionale, superato un difficile percorso di recupero e rigenerazione, stava raccogliendo le forze e il sostegno di larghe masse popolari. Per noi la firma del protocollo rappresentò un fattore importante di sostegno morale. L'inizio degli scambi di delegazioni ha permesso ai membri del nostro partito di fare conoscenza delle conquiste del popolo cinese, delle attività del PCC. Nella RPC si sono recate delegazioni delle organizzazioni regionali del PCFR, tra le quali alcune di giovani specialisti, e di promettenti quadri del partito. Per loro questi viaggio hanno rappresentato una sorta di tirocinio.

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Salvatore D'Albergo, intellettuale militante e intransigente. Una bussola critica nella lotta per la difesa e il rilancio della Costituzione

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di Andrea Catone, direttore di MarxVentuno

Salvatore D’Albergo ci ha lasciati sabato 4 ottobre. 

Lottando tenacemente contro la malattia che lo aveva indebolito e lo costringeva negli ultimi tempi tra casa e ospedale, non ha abbandonato un attimo il campo che più gli era congeniale e dove poteva dare il meglio di sé, la battaglia politica, ideologica e culturale, di cui i comunisti e il movimento operaio e democratico hanno oggi particolarmente bisogno. 

È stato, fino all’ultimo respiro, con l’altissima competenza scientifica di una vita di studi, con le armi della critica acuta e serrata di Marx e di Gramsci e la passione politica del comunista che non ha mai deposto la sua bandiera, a scrivere, riflettere, pungolare assiduamente, tenacemente, i compagni perché si desse vita a un vasto ed efficace fronte di lotta organizzato contro la svolta autoritaria in atto, lo stravolgimento della Costituzione repubblicana, per l’attuazione integrale dei principi di democrazia economico-sociale ispiratori della Carta del 1948, e perché si ricostruisse finalmente in Italia un partito comunista degno di questo nome, strumento essenziale e ineludibile per uno sbocco progressivo alla crisi in Italia e nel mondo. È stato così tra i primi promotori dell’appello per l’associazione per la ricostruzione del partito comunista, che abbiamo lanciato qualche settimana fa. 

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Il caos controllato degli Usa, dallo Stato Islamico all’Ucraina

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di Demostenes Floros | da Limes

Il trend al ribasso dei prezzi del petrolio prosegue oramai da 3 mesi; l'oro nero è ai minimi da più di due anni. In particolare, a settembre, la qualità Brent è calata da 103.1 dollari al barile ($/b) a 94.6$/b, mentre il costo del Wti è diminuito da 94.6$/b a 91.4$/b.

Tale andamento rispecchia la solidità dell’offerta e una crescita della domanda per il 2014 meno robusta di quanto precedentemente stimato.

In maniera del tutto inusuale il segretario dell’Opec, il libico Abdallah El Badri, ha “previsto” il 16 settembre un taglio della produzione di 500 mila barili al giorno (b/d). Il ministro iraniano del Petrolio, Bijan Zanganeh, ha affermato che “i membri dell’Opec dovrebbero cercare di moderare la produzione per evitare ulteriore instabilità”. Di diverso avviso i rappresentanti di Arabia Saudita e altri Stati del Golfo.

Sembra che l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio sia attraversata da visioni divergenti rispetto a come influenzare il mercato internazionale del greggio, il quale - apparentemente - continua a non incorporare le attuali tensioni geopolitiche. Di fatto, tali divergenze esprimono ed influenzeranno lo scontro in atto tra Stati Uniti d'America e Federazione Russa.

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La politica estera e le elezioni presidenziali in Brasile

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Editoriale di “Vermelho”, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

brasile elezioni2014 logoda vermelho.org.br | Traduzione di Marx21.it

Non sono solo le conquiste sociali e l'autonomia nazionale nell'attuazione di una economia popolare che non sia nell'interesse dell'oligarchia finanziaria nazionale e internazionale che subirebbero un'immensa regressione se uno dei due candidati del campo neoliberale e conservatore – Aécio Neves, del PSDB, o Marina Silva del PSB – vincesse le elezioni.

E' anche a rischio la politica estera: la scelta brasiliana dell'integrazione regionale sovrana e solidale tra paesi e popoli indipendenti e per svolgere un ruolo internazionale progressista, a favore di un nuovo ordine libero da egemonismi, per un mondo di cooperazione e pace.

Sebbene apparentemente molto distante dal vivere quotidiano del popolo e dal dibattito politico corrente, anche la politica estera è messa in causa nella campagna elettorale.

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Usa e Nato restano in Afghanistan

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ashraf-ghani-afghanistan-140921160519 bigdi Manlio Dinucci | da il manifesto, 4 ottobre 2014

Firmati gli accordi sulla «sicurezza e la difesa»

L’accordo Usa-Afghanistan voluto da Washington, ostacolato per quasi un anno dal rifiuto del presidente Karzai di sottoscriverlo, è stato firmato im pompa magna a Kabul il 30 settembre, il giorno dopo l’insediamento del nuovo presidente Ashraf Ghani. L’«Accordo di cooperazione sulla sicurezza e la difesa» – comprendente, oltre a una premessa e a un annesso, 26 articoli suddivisi in 116 punti – contiene tutto ciò che Washington voleva ottenere.

In base all’accordo, che resterà in vigore dal 2015 al 2024 e oltre, gli Stati uniti potranno mantenere in Afghanistan, dopo la fine formale della «missione di combattimento» il 31 dicembre 2014, circa 10mila militari con il compito ufficiale di consigliare (leggi comandare), addestrare, equipaggiare e sostenere le «forze di sicurezza» nazionali. Gran parte del contingente Usa sarà composta da forze per le operazioni speciali, che effettueranno «missioni di controterrorismo» in territorio afghano. Anche se non si specifica, saranno a tal fine usati droni armati, elicotteri e cacciabombardieri che partiranno da basi terrestri e portaerei dislocate in zone limitrofe.

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L'integrazione regionale latinoamericana, tema cruciale delle elezioni brasiliane

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Brazil-Elections-006di Juan Manuel Karg, “Tiempo Argentino”
da www.rebelion.org | Traduzione di Marx21.it

A serio rischio i processi di integrazione latinoamericana e lo stesso futuro del rapporto del Brasile con i paesi emergenti del BRICS, in caso di vittoria di Marina Silva

Due temi sono parte del forte dibattito in Brasile tra la candidata presidente Dilma Rousseff e Marina Silva, la nuova “bambina viziata” dell'opposizione conservatrice: il ruolo delle banche e dei grandi imprenditori nella contesa, e l'orientamento in relazione all'integrazione regionale che le due candidate esprimono. Quest'ultimo elemento è fondamentale per l'importante ruolo che l'integrazione della regione ha assunto nell'ultimo decennio, attraverso la creazione e il consolidamento di diversi meccanismi come Unasur, CELAC e Alba. Quale orientamento potrebbe assumere la politica estera del Brasile nel caso che Marina Silva vinca le elezioni presidenziali? Qual è la posizione della Rousseff in relazione a ciò?

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Articolo 18, attenti alle false mediazioni

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Renzi-e-il-nodo-art.18di Piergiovanni Alleva | da il manifesto

Nel con­flitto, sem­pre più aspro, sull’abolizione dell’art. 18 ossia del rein­te­gro nel posto di lavoro in caso di ille­git­ti­mità dei licen­zia­menti, sta arri­vando l’ora di più o meno occulti ten­ta­tivi di media­zione, che vedono pro­ta­go­ni­sti, dalla parte dei “buoni”, soprat­tutto gli espo­nenti della “sini­stra” del par­tito democratico.

Ciò che ci pro­po­niamo con que­sto e con even­tual­mente suc­ces­sivi inter­venti sul mani­fe­sto è di spie­gare la sostanza vera delle pro­po­ste di media­zione che ven­gono affac­ciate, il loro carat­tere quasi sem­pre ingan­ne­vole ed illu­so­rio e gli errori giu­ri­dici mador­nali (soprat­tutto vizi di inco­sti­tu­zio­na­lità) che spesso in essi si anni­dano, ma anche di indi­care pos­si­bili per­corsi alter­na­tivi e positivi.

1) Una prima pro­po­sta di media­zione, a cui sono sem­brati, in prin­ci­pio, favo­re­voli uomini poli­tici come Chiam­pa­rino e Cuperlo è quella di lasciare l’art. 18, ossia il rein­te­gro, in caso di licen­zia­menti nulli, per­ché adot­tati per motivi discri­mi­na­tori e, invece, di sosti­tuirlo con un risar­ci­mento nel caso di licen­zia­menti disci­pli­nari e per motivo ogget­tivo (ovvero economico-produttivo).

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Comunicato della Banda Bassotti - From Russia with love

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bandabassotti carovana statua2 ottobre 2014

Eccoci di nuovo qui. Abbiamo vissuto un esperienza indimenticabile. Per qualche giorno avevamo interrotto le comunicazioni, per motivi che spiegheremo più avanti. Il nostro viaggio dal nostro arrivo a Donetsk in Russia ha preso una piega molto complicata. La situazione nelle ultime due settimane si era modificata. Dagli accordi di Minsk, con la cosiddetta INESISTENTE tregua, sono stati chiusi tutti i varchi, ufficiali e non ufficiali. Praticamente impossibile entrare senza essere autorizzati. Il nostro arrivo era stato molto pubblicizzato. Su tutti i maggiori media russi è uscita la notizia della Carovana Antifascista. Interviste e molto altro hanno fatto si che il nostro arrivo non passasse certo inosservato. Abbiamo sentito sulla nostra pelle che il Popolo Russo e il Popolo della Novarossija ci amava per quello che stavano facendo. Ma la possibilità di entrare come era stato programmato, non è stata praticabile. Nei giorni che siamo stati a Donetsk sono venuti a trovarci Parlamentari di Lugansk e Donetsk della Novarossija. Hanno tentato anche loro di portarci all'interno. I nostri contatti del Comando Militare della Novarossija hanno avuto problemi a raggiungerci dove eravamo alloggiati. La guerra ha molte problematiche che è difficile comprendere. . Un viaggio di 40 km per un miliziano che deve raggiungerci, diventa un viaggio di 150 km tra buche scavate dalle bombe e con il costante pericolo di un imboscata.

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Le rivoluzioni colorate e la Cina. Da Tienanmen a Hong Kong

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di Domenico Losurdo

In questi giorni, la stampa occidentale, anche quella di «sinistra», esprime il suo entusiastico appoggio ai rivoltosi di Hong Kong e rievoca Piazza Tienanmen. In effetti conviene prendere le mosse da questa tragedia per analizzare le manovre messe in atto dall’imperialismo contro la Repubblica popolare cinese. Riproduciamo qui, per gentile concessione dell'autore, alcune pagine di un libro di Domenico Losurdo appena pubblicato da Carocci.

hong-kong-protestsLe rivoluzioni colorate e la Cina
Da Tienanmen a Hong Kong

1. Un terrorismo dell’indignazione coniugato al passato

Oltre che al presente, il terrorismo dell’indignazione può essere coniugato al passato. È possibile per così dire impiccare a un’immagine, vera o falsa e comunque accuratamente e strumentalmente selezionata, un concorrente, un potenziale nemico, un nemico da screditare o, più esattamente, da additare al pubblico ludibrio dell’opinione pubblica internazionale. Nel ricordare ogni anno la tragedia di Piazza Tienanmen, agli inizi di giugno i media occidentali ripropongono immancabilmente il fotogramma del giovane cinese che, disarmato, fronteggia con coraggio un carro armato dell’esercito. Il messaggio che si vuole trasmettere è chiaro: a sfidare la prepotenza e il dispotismo è un combattente della libertà al quale l’Occidente non si stanca di rendere omaggio e che solo in Occidente può trovare la sua patria elettiva.

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Il dispositivo conclusivo della Conferenza Politica ed Organizzativa del PdCI

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bandiere pdci corteo10-300x199da www.comunisti-italiani.it

La Conferenza Politica ed Organizzativa del Pdci, svoltasi a Pianoro (Bologna) nelle giornate del 27 e 28 settembre 2014, approva la relazione e le conclusioni del segretario nazionale Cesare Procaccini.

In coerenza con le scelte operate dal VII Congresso, assume i contenuti del documento “L’attualità della ricostruzione del Partito Comunista, a 23 anni dallo scioglimento del Pci” e sottolinea la necessità di determinare iniziative politiche atte ad affermarli.

La Conferenza Politica ed Organizzativa 

afferma la necessità che il Partito, ad ogni livello (sezione, federazioni, regionali, nazionale) prosegua nell’azione della ricostruzione del Partito Comunista anche aderendo convintamente all’appello promosso a tal fine da un consistente numero di compagne e compagni, espressione di molteplici esperienze e collocazioni, e organizzando ai diversi livelli, soprattutto territoriali, ogni iniziativa a ciò funzionale;

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La Nato dietro il piano Erdogan

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frontiera esulidi Manlio Dinucci | da il manifesto

Si è formato «underground» negli ultimi due anni, approfittando del «caos della guerra civile in Siria»: così il presidente Obama ricostruisce in una intervista a 60 Minutes la genesi dell’Isis, dicendo di averlo «sottostimato» e di aver «sovrastimato» la capacità dell’esercito iracheno di combatterlo. Ragione per cui gli Stati uniti «riconoscono che la soluzione sta divenendo militare». Obama prende così due piccioni con una fava: da un lato si assume la falsa colpa di aver sottovalutato l’Isis, non quella reale di averne agevolato lo sviluppo armando e infiltrando gruppi islamici in Siria e Iraq, dall’altro presenta l’immagine di una amministrazione dalle mani pulite oggi costretta a ricorrere alla forza militare per proteggere dall’Isis i civili siriani, curdi e iracheni.

Gli attacchi Usa si concentrano sugli impianti petroliferi siriani, con la motivazione che sono sfruttati dall’Isis: il piano è sicuramente quello di demolire l’intera rete delle restanti industrie e infrastrutture siriane per far crollare il governo di Damasco.

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Sovversioni colorate: è arrivato il momento della Cina?

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di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

chi-hong-kong-protests-20140929L'offensiva dell'imperialismo statunitense è generale – e segnala quanto sia lenta e irta di ostacoli la transizione al multipolarismo - e tocca, quasi in contemporanea, i suoi due principali competitori globali: prima la Russia, ora la Cina popolare. E avviene proprio mentre i rapporti politici, economici e militari tra Mosca e Pechino si fanno sempre più stretti e rivelano una crescente capacità di attrazione nei confronti di altre potenze emergenti, India su tutte.

Le proteste in atto a Hong Kong, organizzate da quel Movimento pandemocratico al quale tante cancellerie e governi occidentali hanno lisciato il pelo (incontri al Consolato Usa di Hong Kong, donazioni da Oltreoceano, dubbi legami di alcuni magnati con la Cia, programmi di addestramento di futuri leader della protesta, e l'azione di educazione politico-culturale dell'Hong Kong American Center presieduto dall'ex diplomatico statunitense Morton Holbrook)1 si configura come l'ultima, in ordine di tempo, manifestazione sovversiva delle “rivoluzioni colorate”, che da qualche lustro colpiscono con precisione chirurgica in zone strategiche i governi non allineati - puntualmente descritti come “regimi sanguinari” - in nome della libertà, della non-violenze e dei diritti.

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