Le rivoluzioni colorate e la Cina. Da Tienanmen a Hong Kong

Le rivoluzioni colorate e la Cina. Da Tienanmen a Hong Kong

di Domenico Losurdo

In questi giorni, la stampa occidentale, anche quella di «sinistra», esprime il suo entusiastico appoggio ai rivoltosi di Hong Kong e rievoca Piazza Tienanmen ...

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La Nato dietro il piano Erdogan

La Nato dietro il piano Erdogan

di Manlio Dinucci

Si è formato «underground» negli ultimi due anni, approfittando del «caos della guerra civile in Siria»: così il presidente Obama ricostruisce in una intervista a 60 Minutes la genesi dell’Isis, dicendo di averlo «sottostimato» e di aver «sovrastimato» la capacità…

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Sovversioni colorate: è arrivato il momento della Cina?

Sovversioni colorate: è arrivato il momento della Cina?

di Diego Angelo Bertozzi

L'offensiva dell'imperialismo statunitense è generale – e segnala quanto sia lenta e irta di ostacoli la transizione al multipolarismo - e tocca, quasi in contemporanea, i suoi ...

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Le ingiustizie secondo Matteo Renzi

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renzi2Partito dei Comunisti Italiani – Veneto

Matteo Renzi, nel suo discorso sui “mille giorni”, tra un annuncio e l'altro, tra una minaccia e l'altra, ha parlato di “ingiustizie” e ha attaccato i sindacati e la sinistra che, secondo lui, le difenderebbero.

Ma cosa voleva dire Renzi con «il diritto del lavoro non potrà essere quello di oggi»? O con la frase «non c'è cosa più iniqua e meno di sinistra che dividere i cittadini tra quelli di serie A e quelli di serie B, dobbiamo superare un mondo del lavoro basato sull'apartheid»? Ma a quali fatti ingiusti si riferiva Renzi, al di là delle “belle parole” quasi sempre retoriche e furbescamente ambigue (così come vuole la propaganda) che ha pronunciato? Al fatto, forse, che c'è una minima parte della popolazione italiana che ha la stragrande maggioranza della ricchezza del paese? Al fatto che chi possiede tali ricchezze, spesso esporta capitali, delocalizza il lavoro, evade le tasse e corrompe per aumentare la propria ricchezza? Al fatto che si privatizza tutto, dalle industrie strategiche ai beni comuni e ai servizi come sanità e scuola, regalando a “lorpadroni” ricchezze che dovrebbero essere di tutti? Al fatto che ci sono dirigenti come Marchionne che pontificano su come cambiare l'Italia senza pagare le tasse nel nostro paese? Al fatto che si danno ai dirigenti stipendi e buone uscite di decine di milioni (solo a mo' di esempio ricordiamo i 27 milioni di euro che verranno dati a Luca Cordero di Montezemolo per lasciare la presidenza della Ferrari)? Cifre da capogiro che corrispondono a quanto un operaio o un impiegato riceve in centinaia di anni di lavoro.

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A cinque anni dal golpe in Honduras

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golpe honduras bandiera fuocoIntervista a Juan Barahona, del partito LIBRE
da www.radiomundoreal.fm | Traduzione di Marx21.it

Organizzazioni e movimenti sociali ricordano i cinque anni da quando le forze coordinate da Roberto Micheletti rovesciarono il presidente honduregno José Manuel Zelaya.

Il Fronte Nazionale di Resistenza Popolare, il movimento nato per combattere il golpe, ha organizzato, in questi mesi, mobilitazioni nella capitale Tegucigalpa e in diversi dipartimenti. “La valutazione che facciamo è che il popolo è sceso nelle strade, che continua a rifiutare il colpo di Stato, e molto di più ora, passati cinque anni, che stiamo patendo le conseguenze negative del golpe, con più povertà, più miseria, violazione sistematica dei diritti umani”, ha dichiarato a Radio Mundo Real il dirigente del FNRP ed ex candidato alla vicepresidenza per il Partito Libertà e Rifondazione (LIBRE) Juan Barahona.

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I comunisti italiani alla Festa di Avante (5-6-7 settembre 2014)

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festadoavante 2014 bandieredi Lucia Mango, Segreteria nazionale PdCI

Arrivare alla Festa do Avante con la delegazione dei compagni che devono mettere in piedi lo stand del PdCI significa vedere la festa nei giorni precedenti all'apertura ed avere una prospettiva un po' diversa, che rende l'idea della mole di lavoro che sta dietro un evento di tale portata. Un'intera collina, di proprietà del PCP coperta di stands di ogni tipo, palchi e teatri, costruiti di compensato e tubi innocenti, dipinti a mano e decorati dalle compagne e dai compagni, militanti del partito comunista portoghese. L'apertura è prevista per il venerdì alle 18. Il giovedì mattina sembra che niente sia pronto, ogni stand è in costruzione e i compagni sono al lavoro dappertutto. L'immagine di un partito dinamico e coeso, i cui militanti vivono un senso di appartenenza che li rende ciascuno responsabile del proprio compito è forte e contagiosa. Al lavoro centinaia di ragazze e ragazzi giovanissimi, guidati da compagni con maggiore esperienza e dalla musica, delle prove dei vari spettacoli, che vedranno la presenza di artisti di rilievo nazionale.

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Qualche chiarimento a proposito dell’Appello

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lavoro cccp manifestodi Bruno Steri | da www.ricostruirepc.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sulle prospettive dei comunisti in Italia

Com’era prevedibile, la pubblicazione dell’appello Un’associazione per la ricostruzione del Partito Comunista nel quadro ampio della sinistra di classe, oltre che a un congruo numero di convinte adesioni (che peraltro continuano ad arrivare e che provvederemo a raccogliere e a pubblicare), ha dato luogo anche a critiche di diverso – e spesso opposto – tenore. Del resto, in una situazione così complicata per la sinistra e specificamente per i comunisti,  sarebbe davvero strano che una simile iniziativa non andasse incontro a diffidenze, perplessità, dissensi.L’importante è stare al merito delle questioni essenziali e evitare fraintendimenti (quelli sinceramente espressi come quelli più o meno interessati). Un commento polemico, fermo quanto garbato, è venuto ad esempio dal compagno Stefano Azzarà (vedi il suo blog ‘Materialismo storico’) di cui riproduciamo un estratto e che assumiamo come emblematico di una certa critica per così dire “da sinistra”. 

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Operazione Isis, l’obiettivo è la Cina

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isis paratadi Manlio Dinucci
da il manifesto, 16 settembre 2014

Mentre l’Isis diffonde attraverso le compiacenti reti mediatiche mondiali le immagini della terza decapitazione di un cittadino occidentale, suona un altro campanello di allarme: dopo essersi diffuso in Siria e Iraq, l’Isis sta penetrando nel Sud-Est asiatico. Lo comunica la Muir Analytics, società che fornisce alle multinazionali «intelligence contro terrorismo, violenza politica e insurrezione», facente parte dell’«indotto» della Cia in Virginia, usata spesso dalla casa madre per diffondere «informazioni» utili alle sue operazioni.

Campo in cui la Cia ha una consolidata esperienza. Durante le amministrazioni Carter e Reagan essa finanziò e addestrò, tramite il servizio segreto pachistano, circa 100mila mujaheddin per combattere le forze sovietiche in Afghanistan. Operazione a cui partecipò un ricco saudita, Osama bin Laden, arrivato in Afghanistan nel 1980 con migliaia di combattenti reclutati nel suo paese e grossi finanziamenti.

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Crisi del lavoro e unità dei lavoratori

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sicurezza-lavoro2di Giorgio Langella, segretario regionale PdCI Veneto

I dati di luglio dimostrano in maniera inequivocabile come, nella nostra provincia (ma il problema è diffuso in tutto il paese), la situazione del lavoro continui a peggiorare. Non c'è nessuna inversione di tendenza rispetto a quella fortemente negativa degli ultimi anni.

Le ore di cassa integrazione autorizzate tra gennaio e luglio del 2014 sono complessivamente 8.009.333 con un aumento del 12,2% rispetto alle 7.138.308 autorizzate nei primi sette mesi dell'anno scorso. Il calo delle ore di cassa integrazione ordinaria (che passano da 2.924.611 del 2013 a 1.824.614 quest'anno) è “spazzato via” dal forte aumento, registrato in un anno (+46,8%), di quelle della CIG straordinaria che, a luglio 2014, hanno raggiunto la cifra di 6.184.719 (nel 2013 furono 4.213.697).

Nei primi sette mesi di quest'anno, i lavoratori messi in mobilità (legge 233/91 – licenziamenti collettivi) sono 1.281 con un aumento pari al 39,8% rispetto ai 916 dello stesso periodo del 2013. A fine luglio, nella sola provincia di Vicenza, risultano iscritti nelle liste di mobilità 4.454 lavoratori con un aumento di 145 unità rispetto a giugno e di 483 unità nei 12 mesi.

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13 ragioni per rieleggere Dilma

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dilma lula vittoridi Frei Betto* – Telesur
da albainformazione.wordpress.com

Voterò a favore dell’integrazione latinoamericana e caraibica; del supporto solidale ai governi di Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador e Uruguay; per l’autonomia della Celac e del Mercosur

1 – Nonostante i mali e le contraddizioni che affliggono il PT e l’attuale governo, voterò Dilma per dare seguito alle politiche sociali che durante gli ultimi 12 anni, hanno ridotto la povertà di 36 milioni di brasiliani.

2 - Voterò perché il Brasile continui a essere indipendente e sovrano, libero dalle interferenze di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, nonché dai dettami dell’Unione Europea e dalle azioni ostili degli Stati Uniti imperialisti.

3 - Voterò a favore dell’integrazione latinoamericana e caraibica; del supporto solidale ai governi di Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador e Uruguay; per l’autonomia della Celac e del Mercosur.

4 - Voterò per l’adesione al diritto costituzionale in materia di sciopero e manifestazioni pubbliche, senza la criminalizzazione dei movimenti sociali e dei loro leader.

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La capitolazione finale: l'hausmanizzazione monetaria è compiuta

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cina europa bandieredi Pasquale Cicalese per Marx21.it

“..Se la Germania pretende di continuare a vendere più di quanto compra, e incita addirittura tutta l'Europa a seguirla nell'accrescere gli squilibri globali, o accetta moneta fasulla o il default dei debitori. Ancora una volta, in Europa un altro secolo breve è già cominciato.”
Guido Salerno Aletta, La zavorra parla tedesco, MilanoFinanza 23 agosto 2014.

Hanno il fuoco sotto il sedere. E gli rode, gli rode tanto. Hanno adottato all’unisono nel 2014 un nuovo verbo: investimenti! Come mai? Operano, secondo loro, dal lato della domanda e dell’offerta al contempo. Ne hanno necessità per un dato: dal 2008 nell’eurozona gli investimenti sono crollati del 20-25%, mai visto dal dopoguerra. Ma, aggiungono, devono essere corredati da “riforme strutturali”, in primis il mercato del lavoro. Sognano, come sognavano nell’estate del 2011. La Germania adottò il Piano Hartz IV del mercato del lavoro nel 2003 con i minijob, la contrattazione aziendale e con una feroce deflazione salariale.

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L'impegno dei comunisti russi a sostegno delle popolazioni del Donbass

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da kprf.ru | Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il 10 settembre, i comunisti di Mosca si sono dati appuntamento, nei pressi della capitale, nel sovkhos che prende il nome di Lenin, in occasione della partenza del quattordicesimo convoglio umanitario allestito dal Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR) per soccorrere le popolazioni delle repubbliche popolari dell'est dell'Ucraina. Nell'occasione, il vicepresidente del PCFR Vladimir Kashin ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Il nostro compito principale è spedire prontamente il carico nella Novorossiya. Questo è il quattordicesimo convoglio umanitario in soccorso degli abitanti delle Repubbliche Popolari e dei combattenti, che armi alla mano difendono la pace e l'indipendenza del sud est dell'Ucraina dal fascismo e dalla “banderovschina”.

I difensori della Novorossiya devono sentire non solo il nostro sostegno morale, ma anche ricevere pronta assistenza. Il nostro contributo assolve a questo compito.

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Il nostro 11 settembre. Tra strategia della tensione e album di famiglia ritoccati.

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piazzafontana 12dicembredi Gianni Fresu | da www.giannifresu.it

L’11 di settembre è una data marchiata col sangue sul calendario, oggi tutti la associamo all’attacco alle torri gemelle, ma fino al 2001 era l’esempio più lampante di cosa fosse capace una politica folle come quella messa in atto dal Governo degli Stati Uniti d’America nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale. L’11 settembre del 1973 non è un unicum di questa storia, prima c’era stato il 31 marzo 1964 in Brasile, dopo il 24 marzo del 1976 in Argentina. Ma la “guerra sucia” non fu confinata agli esotici paesaggi dell’America Latina. Negli stessi anni e con la medesima regia, essa fu combattuta con uguale intensità anche in Italia e solo per un puro caso non celebriamo un nostro 11 settembre, in compenso nessuno di noi può dimenticare la data del 12 dicembre 1969.

La storia italiana del dopoguerra – con le limitazioni alla propria sovranità e l’interdizione ad una normale dialettica politica – è stata spesso interpretata alla luce del concetto di «democrazia bloccata». Tale concetto, in gran parte dei casi, è stato ricondotto esclusivamente ai condizionamenti imposti dal fronteggiarsi sul piano internazionale dei due blocchi contrapposti e alla conseguente articolazione interna di tale scontro, veicolata dai due grandi partiti di massa italiani: la DC e il PCI. 

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Do you remember Sabra e Chatila? Una delegazione contro l'oblio

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sabrashatiladi Maurizio Musolino*

Recarsi in Libano in occasione del massacro di Sabra e Chatila a portare solidarietà ai nostri amici palestinesi che da decenni lì vivono non è mai stato in questi anni – la nostra esperienza nacque nel 1999 grazie allo straordinario lavoro del giornalista del “manifesto” Stefano Chiarini – un atto rituale. In questi quindici anni abbiamo visto tante tragedie, tante emergenze, una sovrapposizione drammatica che non eliminava mai le precedenti. Un percorso che ha rafforzato in noi la consapevolezza che la crisi palestinese ha un carattere strettamente politico e che quindi coerentemente tale deve essere la solidarietà.

La richiesta di giustizia per quel’orrendo crimine compiuto nell’ormai lontano 1982 si unisce, infatti, alla richiesta di giustizia per un popolo che da decenni vive una occupazione criminale e che vede anno dopo anno allontanarsi qualsiasi ipotesi di pace e di futuro. I massacri purtroppo da allora si sono succeduto con drammatica regolarità, simili gli interessi che si nascondono e simili le mani dei criminali e le complicità internazionali che li compiono, li coprono e li giustificano.

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ISIS: Avanzi di quali galere?

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obamascappadiprigione-648x430da www.sibialiria.org

Scivolano nel grottesco i tentativi di presentare Assad come “complice” dei famigerati miliziani dell’ISIS, ultimo “brand” delle tante bande che da anni insanguinano la Siria. La dichiarazione di Renzi e degli altri Capi di governo al Summit NATO nel Galles – <<Il regime di Assad ha contribuito all’emergere dell’Isis in Siria e alla sua espansione al di là di questo paese>> – fa testo, ma gli innumerevoli editoriali di sedicenti “esperti in terrorismo” (basti vedere qui e qui) che supportano questa bufala non sono da meno. Il tutto basato su due “prove”: 1) Assad avrebbe lasciato i “ribelli sbranarsi tra loro favorendo così, oggettivamente, il predominio dell’Isis: 2) Assad avrebbe liberato dalle sue prigioni terroristi poi confluiti nell’Isis.

Riguardo al primo punto, non possiamo che liquidarlo facendo nostre le parole di Michele Giorgio  su "Il Manifesto":  <<E’ vero che Assad per un lungo periodo ha osservato con soddisfazione lo scontro armato tra l’Isis e le altre milizie ribelli. Ma quale parte in guerra non guarda con compiacimento ai nemici che si ammazzano tra di loro?>> Il secondo punto merita, invece, una puntigliosa documentazione.

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Sopravvivere nel Donbass: anatomia dell’ennesima catastrofe umanitaria nella “civile” Europa

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fuoco donbassdi Paolo Selmi

La tempesta non è ancora passata, che già i giornalisti occidentali diffondono in lungo e in largo la loro disinformazione, contornata dalle solite grida isteriche della dirigenza baltica e polacca e dall’ormai stantia retorica russofobica.

Caricature di inviati speciali ci mostrano quotidianamente anonime strade di Kiev, spendendosi in panegirici sulla libertà e democrazia difese dall’attuale cricca al potere. L’Unione Europea sanziona e tace o, meglio, insabbia.

Ora che si spara di meno, in questa strana “tregua”, vale la pena fornire qualche dato utile alla comune riflessione, a poco meno di una settimana da un cessate il fuoco che ha il sapore del semplice riposizionamento in attesa di tempi – e aiuti – migliori per il futuro contrattacco: qualche dato che nessun canale cosiddetto “all news” e nessun quotidiano ha mai avuto l’onestà intellettuale di riportare.

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La santa crociata di Obama

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obama truppe bandieradi Manlio Dinucci | da il manifesto, 12 ottobre 2014

«Che Dio benedica le nostre truppe, che Dio benedica gli Stati uniti d’America»: con queste parole (che invitiamo Papa Francesco a commentare) si conclude la solenne «Dichiarazione sull’Isis», con cui il presidente Barack Obama, in veste di «Comandante in capo», si è rivolto ieri sera non solo ai suoi concittadini ma al mondo intero.

L’America, spiega il Presidente, è «benedetta» perché si assume i compiti più gravosi, a partire dalla «responsabilità di esercitare la leadership». In «un mondo incerto» come quello attuale, «la leadership americana è l’unica costante». È infatti l’America che ha «la capacità e volontà di mobilitare il mondo contro i terroristi», è l’America che ha «chiamato a raccolta il mondo contro l’aggressione russa», è l’America che può «contenere e debellare l’epidemia di Ebola».

Con questi toni, che ricordano quelli di un predicatore medioevale all’epoca della Peste Nera («l’aggressione russa» messa sullo stesso piano dell’epidemia di Ebola), il Presidente lancia la nuova crociata contro lo «Stato islamico dell’Iraq e della Siria», avvertendo che «ci vorrà tempo per sradicare un cancro come quello dell’Isis». Nonostante tutto quello che ha fatto finora l’America per combattere il terrorismo, sottolinea, «abbiamo ancora di fronte una minaccia terroristica». Ciò perché «non possiamo cancellare ogni traccia del male dal mondo».

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Libertà per Leonard Peltier

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peltierPartito dei Comunisti Italiani
Federazione di Vicenza

Il 12 settembre compie 70 anni una persona che ne ha passati 38 rinchiuso in un carcere statunitense. Il nome di questa persona è Leonard Peltier, nativo americano e attivista politico del movimento per i diritti del suo popolo, ingiustamente accusato dell'omicidio di due agenti del FBI e condannato a due ergastoli. Una condanna “già scritta” arrivata dopo un processo pieno di irregolarità, minacce a testimoni, prove costruite o palesemente false. A Leonard Peltier, in tutti questi lunghi anni di prigionia e nonostante ulteriori prove e testimonianze dimostrassero la sua innocenza, è stato sempre negato il diritto di avere la revisione di quel processo. Così come, da parte dei vari presidenti che si sono succeduti alla Casa Bianca, è stato rifiutato qualsiasi gesto di giustizia che ne permettesse la scarcerazione.

Leonard Peltier è stato ingiustamente condannato ed è ancora in carcere perché è un uomo scomodo che non si è mai arreso né sottomesso alla discriminazione e alla brutalità con le quali il suo popolo viene trattato nei “tanto democratici” Stati Uniti d'America.

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La Rivoluzione portoghese e la situazione in Europa e nel mondo 40 anni dopo

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festadoavante falcemartellodi Pedro Guerreiro | da www.pcp.pt

Traduzione di Marx21.it

Il testo, di cui proponiamo la traduzione, è l'intervento introduttivo svolto da Pedro Guerreiro, della Segreteria del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese, al Seminario internazionale organizzato nell'ambito delle iniziative della recente Festa di Avante (5-6-7 settembre), quale occasione di riflessione per i comunisti e le forze progressiste nel 40° anniversario della Rivoluzione portoghese dell'aprile 1974.

All'iniziativa hanno preso parte i partiti e le forze progressiste invitati alla festa dei comunisti portoghesi. Per il Partito dei Comunisti Italiani ha partecipato ai lavori Lucia Mango, della Segreteria nazionale.

Desideriamo ringraziare la vostra partecipazione fraterna a questo Seminario. E' per noi, comunisti portoghesi, motivo di grande gioia poter condividere insieme a voi un evento importantissimo della nostra storia che ha segnato e continua a segnare profondamente la realtà in Portogallo e che ha avuto significative ripercussioni a livello internazionale.

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Kosovo: a Vitina distrutto il Monumento in memoria della lotta di liberazione dal nazifascismo

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kosovo nazistia cura di Enrico Vigna
[Versione PDF con immagini]

luglio 2014

Un monumento che era stato costruito in onore dei partigiani Serbi e Albanesi che combatterono contro l'occupazione nazifascista è stato distrutto nel centro del paese di Vitina da estremisti albanesi. L'atto vandalico è avvenuto sotto gli occhi della polizia kosovara, alcuni membri della quale hanno, infatti tranquillamente osservato la distruzione del Memoriale, senza minimamente intervenire.  In questo video si può vedere i liberatori del Kosovo al lavoro: http://www.youtube.com/watch?v=eKFykgP_r88

Non essendo stato l'obiettivo attaccato per motivi "etnici", in quanto era dedicato alla memoria di serbi e albanesi, chiarisce ancora meglio la situazione di violenza, di sopruso e di aggressività presenti nella realtà del Kosovo "liberato". Ma soprattutto fa capire quali sono i valori  e le radici storiche a cui si rifanno le forze secessioniste.

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Il Giappone gioca con il fuoco di fronte al Dragone

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shinzo abe troops japan 27102013 840 565 100di Basem Tajeldine* | da www.rebelion.org

Traduzione di Marx21.it

*Basem Tajeldine, analista di politica internazionale, è collaboratore del “Centro de Saberes Africanos” di Caracas

La disperazione fa si che ogni mezzo, anche il più crudele e illegale, giustifichi i propositi dei potenti.

La storia pare ripetersi. Sempre è risultata utile alla classe politica dominante nel mondo la vecchia manovra di sviare l'attenzione dai problemi economici e sociali che devono affrontare i paesi, esaltando lo sciovinismo, scavando brecce culturali e odi irrazionali tra i popoli, per potere alla fine provocare la guerra tra paesi.

E' precisamente a questa manovra che nuovamente ricorre la classe politica dominante in Giappone (la sua decadente borghesia) quando promuove i sentimenti ultra-nazionalisti nel popolo giapponese e provoca la Repubblica Popolare Cinese per i territori in disputa (le isole Diaoyu, o Senkaku secondo il Giappone).

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Bugie di guerra: riassunto dei mesi mai raccontati dai TG

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di Germana Leoni | da megachip.globalist.it

Scriveva George Orwell nel 1946: «Il linguaggio politico... è mirato a far sembrare vera la bugia, rispettabile l'omicidio e a dare una parvenza di solidità al puro vento..»

Ma nemmeno nel suo peggiore incubo avrebbe immaginato una simile deriva e ipotizzato che quasi settant'anni dopo un'immane tragedia, quale l'abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines, avrebbe potuto essere manipolata e distorta fino a rendere 298 morti strumentali all'agenda geo-politica di Washington e Bruxelles. Una vicenda che ha segnato il punto più alto e drammatico di una campagna propagandistico-mediatica mirata a fabbricare un "mostro" da "sbattere in prima pagina" ad uso e consumo dell'opinione pubblica occidentale. Obiettivo? Spianare la strada ad una nuova campagna di espansione ed eventuale aggressione della NATO a Est. E il mostro, secondo il copione, è naturalmente la Russia di Vladimir Putin.

È una campagna mediatica caratterizzata da un'isteria russofobica degna del peggiore maccartismo. La campagna è costellata da plateali e strumentali menzogne nelle quali nemmeno entriamo.

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Dichiarazione Finale del XX Incontro del Foro di San Paolo

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forosanpaolo 2014da forodesaopaulo.org | Traduzione di Marx21.it

Riteniamo utile proporre la traduzione della Dichiarazione Finale del XX Incontro del Foro di San Paolo (FSP), che raccoglie decine di partiti e movimenti di sinistra e progressisti dell'America Latina e dei Caraibi (link), un importante documento che, per l'autorevolezza dei suoi estensori e per i suoi rilevanti contenuti, meriterebbe maggiore attenzione e considerazione di quella che, almeno fino a questo momento, gli è stata riservata dall'insieme della sinistra nel nostro paese.

I partiti che fanno parte del Foro di San Paolo, riuniti a La Paz, Stato Plurinazionale della Bolivia, dal 25 al 29 agosto 2014 sotto la parola d'ordine “Sconfiggere la povertà e la controffensiva imperialista, conquistare il Vivere Bene (Vivir Bien), lo Sviluppo e l'Integrazione nella Nostra America” fanno conoscere la loro posizione su diversi temi relazionati con la situazione internazionale e della nostra Grande Patria Latinoamericana e dei Caraibi.

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