Pivot to Asia/China: Qualcosa non funziona?

Pivot to Asia/China: Qualcosa non funziona?

di Diego Angelo Bertozzi

Qualcosa sembra scricchiolare nella complessa impalcatura del “Pivot to Asia” statunitense, tanto nella “gamba” economica che in quella militare e della sicurezza. Certo, le difficoltà che si stanno rivelando in questi giorni possono essere collegate anche all'ormai prossimo ..

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Repressione contro la sinistra in Corea del Sud. Destituiti i parlamentari

Repressione contro la sinistra in Corea del Sud. Destituiti i parlamentari

da Sinistra.ch

La Repubblica di Corea – meglio nota come Corea del Sud – è da mezzo secolo sotto l’occupazione militare da parte degli Stati Uniti e viene comunemente definita una “democrazia” ...

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

In memoria di Salvador Allende

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salvator allende 00001di Federico La Mattina per Marx21.it

Chi c’ha la forza e non la ragione
si affida solo al cannone

(Fausto Amodei, “Al Compagno Presidente”)

Sono passati 43 anni da quel tetro 11 settembre 1973, giorno dell’infame colpo di Stato contro il Cile del Presidente Allende, patriota internazionalista, simbolo ed eroe della lotta di emancipazione latinoamericana. E’ importante ricordarlo per rendere omaggio alla figura di Allende e alle migliaia di vittime della brutale repressione cilena. Oggi, nel 2016, di fronte ai tentativi di golpe istituzionali o di piazza contro i governi progressisti e socialisti latinoamericani, ricordare l’esperienza cilena assume un significato di forte attualità. Se da un lato è impossibile leggere ancora le vicende latinoamericane all’interno delle dinamiche da “guerra fredda”, l’America Latina – in un mondo che si orienta verso il multipolarismo – non ha certamente fatto pienamente i conti con il proprio passato: élite oligarchiche in complicità spesso con gli interessi nordamericani minacciano lo stato democratico e l’indipendenza della “Patria Grande” latinoamericana.

Negli anni sessanta e settanta si ebbe una svolta autoritaria in America Latina in cui militari, addestrati e sostenuti per molti anni dagli Stati Uniti, presero il potere (Brasile 1964, Cile e Uruguay 1963, Argentina 1966-1976) e vennero sperimentate dottrine repressive di “sicurezza nazionale”. La politica estera del duo Nixon/Kissinger (1969-1974) era approntata al principio della realpolitik e in America Latina accentuò i dettami della dottrina Mann (indifferenza per il tipo di governo – dittatoriale o democratico – e “strenua opposizione al comunismo”).

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Hong Kong è una sfida

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HongKong bigdi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Mentre ad Hangzhou, sede del vertice del G20, se ne sanciva formalmente il ruolo internazionale di grande potenza, la Cina vedeva riaprirsi ad Hong Kong un fronte caldo, dopo quello delle manifestazioni del 2014 (la “rivoluzione degli ombrelli”) che per oltre due mesi hanno sospinto l'opposizione al progetto di riforma della legge elettorale per l'elezione del Capo dell'esecutivo della ex colonia britannica.

Proprio l'onda lunga di quel movimento di netta contrapposizione a Pechino (al quale Marx21 ha dedicato diversi interventi) si è riversata sulle elezioni di domenica 4 settembre per il rinnovo del Consiglio legislativo. Come ha già sottolineato, in modo più o meno sensazionalistico, la stampa internazionale, per la prima volta fanno il loro ingresso nel parlamento locale sei esponenti della galassia “indipendentista” e “localista” che non nasconde la volontà di superare la formula del “Un Paese due sistemi” - che resterà in vigore fino al 2047 - e avviare, in tempi e modi diversi, un processo di indipendenza nel nome di una distinta nazionalità hongkonghese in opposizione a quella che viene definita come una “mainlandisation”.

Per quanto la maggioranza sia ancora nelle mani di movimenti patriottici solitamente definiti come “filo Pechino”, anche grazie ad un sistema elettorale che riserva la nomina di 35 dei 70 rappresentanti a collegi di ordini professionali tradizionalmente filo establishment, è indubbio che i rapporti tra il governo centrale e il Porto profumato subiranno dei cambiamenti.

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No Muos: Lettera aperta al ministro Pinotti

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da PandoraTV

Il Movimento No Muos, che da anni lotta contro una base militare abusiva, dannosa e mortifera, e contro ogni militarizzazione dei territori, imposta illegittimamente per supportare gli interessi delle politiche omicide e imperialiste, scrive una lettera aperta al ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Di fronte alle scene strazianti dei bambini morti sotto le macerie del terremoto, come non pensare a tutti quei bambini (che la Tv non ci ha mai mostrato) morti sotto le macerie dei bombardamenti ai quali, dalla Jugoslavia alla Libia, ha partecipato anche l’Italia?

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"Votare Hillary è votare la guerra contro Russia e Cina"

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hillaryclinton spalleda lantidiplomatico.it

Costituzionalista nord-americano su The Huffington Post

Il giurista nord-americano, esperto di diritto costituzionale, Bruce Fein, ha scritto in un articolo su 'The Huffington Post' che il voto ad Hillary Clinton è un voto per la guerra contro la Russia e la Cina. "Se si pensa che le guerre degli Stati Uniti contro la Russia e la Cina (non dichiarate dal Congresso) siano necessarie per adempiere alla missione divina degli Stati Uniti di promozione della libertà, della giustizia e della civiltà nei popoli della Russia e della Cina, allora si dovrebbe votare per il candidato democratico Hillary Clinton.

A questo proposito, l'esperto ha osservato che la "locomotiva di umanità" di cui parla Hillary è la stessa che ha portato alla guerra del Vietnam.

 Clinton, prosegue Fein, nei suoi discorsi enfatizza sempre "il ruolo provvidenziale e divino degli Stati Uniti" per prevenire il caos globale. Dopo aver ricordato ironicamente che il mondo è in qualche modo sopravvissuto senza questa "indispensabile" aiuto degli Stati Uniti fino al 1776, Fein ridicolizza la percezione nord-americana dei loro interessi come "più uguali" rispetto dei diritti degli altri popoli, portando l'esempio della distruzione di Afghanistan, Iraq, Yemen, Somalia e Libia.

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40 anni fa moriva Mao Zedong

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maotsetung giovanea cura di Andrea Catone

Il 9 settembre di 40 anni fa moriva Mao Zedong, uno dei più importanti protagonisti della storia mondiale, del movimento comunista internazionale e della lotta di emancipazione dei popoli dal giogo del colonialismo e dell’imperialismo.

Il partito comunista cinese – sulla base della fondamentale Risoluzione su alcune questioni di storia del nostro partito dopo la fondazione della Repubblica popolare cinese (VI sessione plenaria dell’XI Comitato Centrale, 27 giugno 1981) – continua ad apprezzare e studiare il pensiero del padre della nuova Cina, del “grande timoniere” che è riuscito a guidare il paese sulla via dell’emancipazione nazionale e sociale, ponendo le basi politiche, economiche, sociali, ideologiche per lo sviluppo dei successivi 40 anni, che, sotto l’impulso di Deng Xiaoping e dei dirigenti che ne hanno seguito le direttrici fondamentali, fino all’attuale presidente Xi Jinping, hanno visto la Repubblica popolare cinese divenire la seconda potenza economica mondiale e svolgere un ruolo sempre più rilevante nello scacchiere internazionale, nella costruzione di un’alternativa di sviluppo pacifico all’imperialismo Usa-NATO.

Negli ultimi anni si sono moltiplicati in Cina i centri studi, le pubblicazioni i convegni sul pensiero e il ruolo di Mao Zedong nella storia dell’emancipazione cinese e del movimento comunista mondiale (come, ad esempio quello su “Mao e la linea di massa” dell’ottobre 2014, promosso dal Centro Studi sul socialismo mondiale insieme con il Centro Ricerche Mao Zedong della provincia dello Hunan e la Scuola di marxismo dell’Università di Scienza e Tecnologia dello Hunan).

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E’ morto Maurizio Musolino

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musolino microfonoda nena-news.it

La Redazione di Marx21.it si associa al dolore per la scomparsa del compagno Maurizio Musolino, militante comunista, profondo conoscitore della realtà del Medio Oriente e da sempre impegnato nella solidarietà con la causa del popolo palestinese

E’ morto la scorsa notte a causa del cancro che lo aveva colpito nei mesi scorsi il giornalista Maurizio Musolino. Esperto di questione palestinese e di Medio Oriente, temi ai quali aveva dedicato libri ed approfondimenti, già direttore di Rinascita e funzionario del Pdci, Maurizio Musolino è stato uno dei fondatori del Comitato per non dimenticare Sabra e Shatila. Le sue analisi sono state pubblicate di frequente anche dalla nostra agenzia.

Nato 52 anni fa a Roma – la famiglia è originaria di Laganadi (RC) – ha sempre vissuto nella capitale. Nei prossimi giorni Musolino avrebbe dovuto guidare la delegazione italiana che ogni anno a settembre si reca a Beirut per partecipare alle commemorazioni delle vittime palestinesi del massacro di Sabra e Shatila.

La redazione di Nena News si unisce al dolore di familiari e amici e dei tanti che riconoscevano il valore di giornalista e le grandi doti umane di Maurizio Musolino.

Di seguito pubblichiamo una delle analisi scritte sulla crisi siriana dal giornalista scomparso.

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La tabella di marcia di Hillary, “la regina della guerra”

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clinton indicepuntatodi Pepe Escobar, analista di questioni internazionali e corrispondente di Asia Times/Hong Kong | da rebelion.org

Traduzione dallo spagnolo di Marx21.it

Tutto è iniziato con un’improvvisa storia d’amore wahabita-sionista

Il Ministero degli Affari Esteri saudita è stato costretto a smentire, in tutta fretta, la visita in Israele, il 22 luglio scorso, di una delegazione saudita, guidata dal generale in pensione Anwar Eshki.

Anwar Eshki – stretto collaboratore della superstar dell’intelligence saudita e a suo tempo amico di Osama Bin Laden, il principe Turki bin Faisal – si era incontrato con i massimi responsabili delle Forze di Difesa di Israele (FDI), Yaakov Amidror e Amos Yadlin e con Dore Gold, Direttrice Generale del Ministero degli Affari Esteri, e il Generale Yoav Mordechai, pezzo grosso delle FDI in Cisgiordania.

E’ poco credibile che riunioni di questo genere, al più alto livello, siano decise dalla sola famiglia saudi. Certamente, il Ministero dell’Interno saudita continua a proibire i viaggi in Israele, Iran e Iraq. La visita del generale Eshki difficilmente può essere spiegata come “un viaggio turistico”.

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La sinistra e i 5 Stelle

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movimento 940di Aldo Giannuli

Pubblichiamo come stimolo alla discussione un articolo di Aldo Giannuli, in assoluta controtendenza rispetto alla poderosa offensiva del mainstream che ormai da giorni è stata scatenata contro il Movimento 5 Stelle. Un contributo che pone questioni di rilievo che non vanno eluse e che dovrebbero sollevare una seria riflessione tra tutti coloro che, nel nostro paese, si definiscono "di sinistra", a cominciare dai comunisti.

Come si sa, gran parte della sinistra non ama affatto il M5s al quale non risparmia le critiche più velenose.

Capiamoci: quando parlo di sinistra non parlo certo del Pd che è un partito a destra di Forza Italia, parlo di quel che rimane di Rifondazione, Sel eccetera o dei militanti di base del Pd che pensano di stare in un partito di sinistra.

In genere, si tratta di critiche su questo o quell’aspetto della politica del M5 a torto o a ragione ritenuto sbagliato, per giungere alla conclusione di un giudizio negativo sul fenomeno M5s in quanto tale e qualcuno giunge a definirlo movimento “di destra” o di “estrema destra”. Siamo sicuri che sia l’atteggiamento giusto?

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8 settembre 1943: morte e rinascita della Patria

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quattrogiornatedinapolidi Spartaco A. Puttini

Il testo che segue è un estratto della ricerca, ancora inedita, “Eugenio Curiel e il Fronte della Gioventù per l’Indipendenza nazionale e la libertà”, insignito del Premio Curiel nel 2015.

L’8 settembre, la prima notizia circa l’armistizio la diedero le emittenti straniere. Alle 16:30 la diffuse Radio New York. Verso le sei del pomeriggio Eisenhower lesse il suo annuncio, illustrando la resa incondizionata dell’Italia e aggiungendo: “Tutti gli italiani che ora agiranno per combattere e cacciare l’aggressore tedesco fuori dal territorio italiano avranno l’assistenza e l’aiuto delle Nazioni Unite”. Badoglio parlò alla radio solo alle 19:45, leggendo il suo comunicato che, per quanto noto, merita di essere riportato:

“Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte italiana in ogni luogo. Esse però reagiranno a eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza”.

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Il fallimento della formula "più stato per il mercato"

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calenda3di Pasquale Cicalese per Marx21.it

“Come è evidente dal progetto Industria 4.0 ritengo sia necessario lavorare sull’offerta e sulla competitività del sistema industriale perché rende possibile una crescita di lungo periodo. Una volta che il sistema è competitivo riesce a vendere ed esportare e assicura una stabilità alla crescita. Per farlo abbiamo pensato a un’operazione sugli investimenti delle imprese private perché sono molto più rapidi rispetto agli investimenti pubblici”. Carlo Calenda, Ministero Sviluppo Economico, in “Industria 4.0 per rilanciare l’Italia, Milano Finanza 6 settembre 2016.

Uno degli obiettivi chiave dell’operazione Mani Pulite e del conseguente crollo della Prima Repubblica era quello di smantellare il sistema dell’economia mista salvato, per iniziativa di Menichella, dagli americani nel 1946. In una famosa lettera, il futuro governatore della Banca d’Italia invitava gli Usa a tenere in vita l’Iri perché sarebbe stato utile alla rapida ricostruzione del Paese e perché si temeva che l’imprenditoria privata avrebbe attuato una sorta di sciopero degli investimenti. 

L’operazione condotta nel biennio ’92-93 ebbe successo e con Amato, Ciampi e Prodi si avviò la rapida dismissione della partecipazioni statali e il conseguente processo di privatizzazione, conclusosi a grandi linee con la privatizzazione di Telecom. Da allora c’è stato il crollo degli investimenti privati e ciò supporta storicamente la tesi di Menichella, che, tra l’altro, era liberale e non certo “socialista”. 

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Le macerie della democrazia

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maceriedi Manlio Dinucci
da il manifesto, 6 settembre 2016

«Solo macerie, come se ci fosse stato un bombardamento», ha detto la presidente della Camera Boldrini visitando i luoghi terremotati. Parole su cui riflettere al di là dell’immagine. Di fronte alle scene strazianti dei bambini morti sotto le macerie del terremoto, come non pensare a tutti quei bambini (che la Tv non ci ha mai mostrato) morti sotto le macerie dei bombardamenti ai quali, dalla Jugoslavia alla Libia, ha partecipato anche l’Italia?

«Sembra di essere in guerra», racconta uno dei tanti volontari. In guerra, quella vera, l’Italia in effetti c’è già, bruciando risorse vitali che dovrebbero essere destinate a proteggere la popolazione del nostro paese dai terremoti, dalle frane e alluvioni che provocano sempre più vittime e distruzioni.

Politici di aree diverse hanno proposto, in un impeto di generosità, di destinare alle zone terremotate il jackpot del Superenalotto, 130 milioni di euro. Nessuno ha proposto però di usare a tal fine il «jackpot» della spesa militare italiana ammontante, secondo i dati ufficiali della Nato, a circa 20 miliardi di euro nel 2016, 2,3 miliardi più del 2015: in media 55 milioni di euro al giorno, cifra in realtà più alta, includendo le spese extra budget della difesa addebitate ad altri ministeri.

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ONG, il nuovo volto dell’invasione dell’America Latina

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condor buitre america latinadi TeleSur

Traduzione di Marx21.it

USAID, NED, NDI, IRI… Nomi differenti, il medesimo fine. Per gli Stati Uniti queste organizzazioni “non governative” compiono il lavoro quasi messianico di espandere la loro democrazia nel resto del mondo. Per l’America Latina significa aprire la porta alla destabilizzazione finanziata dell’ordine politico e della sua autonomia.

Modus operandi

Dal 1999 gli Stati Uniti hanno perso la loro posizione privilegiata rispetto all’America Latina. La Rivoluzione Bolivariana ha avuto inizio in Venezuela, ma ha diffuso nella regione il valore della sovranità che sembrava smarrito, e insieme a ciò sono nati blocchi di integrazione che escludevano l’Occidente, come ALBA, UNASUR e CELAC.

Il blocco economico contro Cuba, la depurazione dei “comunisti” mediante il Piano Condor (http://www.telesurtv.net/news/Cinco-preguntas-para-entender-que-fue-el-Plan-Condor-20151105-0007.html) e altre aggressioni storiche contro l’America Latina hanno subito un’evoluzione. Ora, con il mantello dell’altruismo, le organizzazioni statunitensi fanno in modo che il loro intervento negli affari interni di ogni Stato passi inavvertito.

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Ucraina, due anni dopo

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ukraine flag maidandi Guy Mettan, Direttore esecutivo del Club svizzero della stampa | da lecourrier.ch

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Ringraziamo il compagno Domenico Losurdo per la segnalazione dell’articolo

Due anni dopo l'inizio del conflitto in Ucraina, è venuto il momento di fare un bilancio provvisorio. La polvere degli eventi è caduta a sufficienza perché si possa ricostruirne la trama. Un po' alla volta, grazie alle inchieste realizzate dagli osservatori accorti, come il giornalista che ha denunciato l'Irangate e premio Pulitzer Robert Parry, la verità comincia ad emergere.

E come d'abitudine, questa non è molto esaltante. La bella storia della rivoluzione popolare che abbatte un regime odiato e corrotto, appare ora in tutta la sua cruda realtà: non era che una finzione, una favola abilmente tessuta per ingannare un pubblico avido di racconti che finiscono con un lieto fine.

Vi ricordate dell'abbattimento dell'aereo MH 17 che ha fatto circa 300 morti nel luglio 2014 e che ha seminato il terrore nel mondo intero, che John Kerry dichiarò essere stato abbattuto da un missile “probabilmente russo” e che servì da pretesto per il secondo turno di sanzioni economiche contro la Russia? A due anni, ancora nessuna prova nonostante tutte le promesse. I risultati dell'inchiesta non sono mai stati pubblicate e gli Stati Uniti, i cui satelliti spia riescono a leggere le targhe delle nostre auto, rifiutano di dare le proprie immagini agli inquirenti, mentre la SBU, il servizio segreto ucraino, moltiplica le attenzioni verso gli esperti occidentali incaricati dell'inchiesta.

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Il summit Nato di Varsavia, la Russia e la Cina: considerazioni geopolitiche

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nato summit varsaviadi Fabio Massimo Parenti
da geopolitica.info

Pubblichiamo come contributo alla discussione

Le agende della diplomazia internazionale sono notoriamente dense, come dimostrano ad esempio i numerosi summit che si sono susseguiti nel mese di luglio (si pensi, tra gli altri, alla rilevanza dei vertici Nato, Asem e Asean). In questo articolo ci concentriamo sui punti salienti del vertice Nato, tenutosi a Varsavia l’8 e 9 luglio, alla luce delle implicazioni geopolitiche per la Russia e la Cina.

L’avanzamento della Nato verso Est, Sud-est e Sud ha generato da tempo forte irritazione da parte di Russia e Cina. Quest’ultima ha ad esempio rimarcato, nel corso del 95° anniversario della fondazione del partito comunista cinese, la necessità di creare un nuovo ordine mondiale, soprattutto alla luce delle ambizioni imperialiste occidentali e delle criticità ad esse correlate. Queste le parole del presidente Xi Jinping: “Attualmente stiamo osservando azioni aggressive degli Usa, che riguardano sia la Russia che la Cina. Credo che la Russia e la Cina possano creare un’alleanza di fronte alla quale la NATO sarebbe ridimensionata, e questo metterebbe fine alle ambizioni imperialiste dell’Occidente”.

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Se 30 mesi vi sembran pochi…

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voucher lavoro fotogramma k9KH 835x437IlSole24Ore Webdi Stefano Barbieri per Marx21.it

In questi ultimi giorni dell’estate 2016 si sono susseguiti una serie di dati statistici, elaborati da INPS, ISTAT e sindacati, che dovrebbero indurre qualunque persona in possesso di un minimo di buon senso ad una riflessione seria sulla reale condizione del nostro Paese dopo 30 mesi di Governo Renzi, celebrati, dallo stesso e dai suoi più ferventi sostenitori, a colpi di slogan, slide, tweet, post su Facebook e altri simili strumenti di propaganda.

Al fine di evitare il ripetersi di considerazioni che feci in passato, fin dall’inizio della discussione sulle riforme del mercato del lavoro, riprendo un ottimo articolo di Marta Fana, ricercatrice emigrata all’estero, pubblicato sul Manifesto e su altre testate giornalistiche, che dettaglia puntualmente gli effetti occupazionali del Jobs ACT:

“Sono impietosi gli ultimi dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps: si assiste a un crollo dei contratti a tempo indeterminato, bilanciato da un aumento dei contratti a termine e di un sempre più diffuso utilizzo dei voucher.

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Il Partito Democratico e la nostra libertà

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boschi festaunitadi La Casa Rossa di Milano

Da una parte il Si, che si avvale della grande spinta di un mediatico mainstream.

Da una parte il No, che si avvale invece della spinta a resistere contro lo scardinamento delle regole scritte da chi è uscito dall'incubo del fascismo.

È bene saperlo: ci stanno privando della libertà... Quale? È presto detto: 11 milioni di noi non dispongono del denaro per potersi curare; il "logaritmo" del Ministero dell'Istruzione sta creando una baraonda per cui, insieme a tutti i problemi irrisolti della scuola, avremo anche un anno scolastico che sarà difficile da dimenticare per la paradossale confusione con cui sta partendo, nel campo dell'università, durante gli ultimi 10 anni, si è verificato un calo delle iscrizioni pari al 20%, un aumento delle tasse del 60% per cui studiare è tornato ad essere  un lusso, in Europa siamo il fanalino di coda.

Anche la libertà di spostarsi è compromessa da costi e restrizioni, i lavoratori pendolari e tutta l'utenza ne stanno soffrendo gravemente. Tanto altro ancora ci viene sottratto giorno dopo giorno.. per questo il presidente di Confindustria Boccia è uno degli alfieri della deformazione della nostra Costituzione, i cui apparenti autori sono Renzi e la Boschi, arrivando a dichiarare "Ci batteremo fino all'ultimo perché al referendum costituzionale prevalga il si".

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Un consiglio ai “ribelli siriani moderati”

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isis ostaggidi Francesco Santoianni

da pecorarossa.tumblr.com

Al netto di 11 tizi (credo, impiegati dell’UNICEF, con tanto di maglietta), alla strombazzata iniziativa  nazionale #stopbombeinsiria c’erano esattamente 18 persone (in rappresentanza di  25 associazioni: una media di 0,72 persone per associazione). In compenso, ça va sans dire,  tutti i media mainstream (ad esempio, il Corriere) si sono precipitati a celebrare questa iniziativa che, sostanzialmente, chiedeva per la Siria una No Fly Zone e, quindi, la salvaguardia dei “ribelli siriani moderati”.

I quali continuano, maldestramente, a cercare un po’ di visibilità sui nostrani mass media; ad esempio, mettendo in Rete foto delle loro recenti decapitazioni di soldati siriani.  Ad essi un consiglio: coordinatevi con chi ha garantito il trionfo mediatico di #stopbombeinsiria a voi dedicata. E, comunque, non insistete troppo con quelle foto: datevi una ripulita e, magari, cambiate nome, come ha fatto al Nusra. E, forse, un giorno ci sarete pure voi a Roma ai Sit-in per la Pace e per i Diritti umani.

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Solidarietà antimperialista

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soldati marcia bassodi Pedro Guerreiro, Segreteria del Partito Comunista Portoghese | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Tra le linee centrali dell'offensiva dell'imperialismo c'è il sistematico attacco alla sovranità dei popoli e, particolarmente, a stati che, affermando e difendendo la propria sovranità e indipendenza nazionali, rappresentano in qualche modo un fattore di contenimento dell'imposizione del potere egemonico dell'imperialismo, in particolare dell'imperialismo nordamericano.

Nel quadro dell'approfondimento della crisi strutturale del capitalismo, l'imperialismo vuole contrastare il processo di riaggregazione delle forze su scala mondiale, cercando di contenere e sconfiggere processi diversificati di affermazione sovrana e di cooperazione tra stati, che si inseriscono nella lotta più generale dei lavoratori e dei popoli per la realizzazione dei loro diritti e sovranità.

Nella sua azione destabilizzante e interventista che mira a ostacolare e, anche, ad impedire l'esercizio della sovranità nazionale, gli USA e le grandi potenze dell'UE, accompagnate dal seguito dei loro sottoposti, utilizzano ogni genere di misure di carattere politico, diplomatico, finanziario, economico, militare e ideologico – se possibile da giustificare con la strumentalizzazione degli organi delle Nazioni Unite – molto spesso in violazione flagrante dei principi della Carta dell'ONU e del diritto internazionale.

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Appello al popolo venezuelano contro l'imperialismo, il fascismo e per la vittoria popolare

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pcv volante sep 2016 banner color1di Ufficio Politico del Partito Comunista del Venezuela
da prensapcv.files.wordpress.com

Traduzione di Marx21.it

L'imperialismo nordamericano ed europeo non si rassegna a perdere il suo dominio e la sua influenza in America Latina e nei Caraibi, ed è la ragione per cui – contro processi progressisti come quello del Venezuela – ha scatenato una offensiva multiforme che comprende azioni criminali di sabotaggio e destabilizzazione.

Nonostante le mancanze e gli errori commessi nella gestione di governo, dobbiamo difendere le conquiste popolari ottenute, ed anche il diritto sovrano a definire la nostra via di sviluppo, e a lottare per l'approfondimento rivoluzionario del processo bolivariano di cambiamenti per la liberazione definitiva del nostro popolo.

Dobbiamo combattere i settori neofascisti della destra venezuelana, che vogliono riconquistare i loro vecchi privilegi antipopolari e che sono strumenti al servizio di potenze straniere a cui consegnare le ricchezze del paese.

Chiamiamo la classe operaia, i contadini, le lavoratrici e i lavoratori in generale, la gioventù, il movimento popolare rivoluzionario e il popolo intero, a dare una forte risposta politica e di massa, sul terreno della lotta di classe, agli storici nemici interni ed esterni della nostra Patria.

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Golpe in Brasile: il ruolo della memoria, la necessità dell'azione

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lula dilma quadridi Giusi Greta Di Cristina
da ilpartitocomunistaitaliano.it

Era il 1964.

Sul Washington Star comparve un editoriale quanto meno profetico: “Qui si ha una situazione in cui un buon colpo di Stato fatto bene, di vecchio stile, dai leader militari conservatori, può ben servire ai migliori interessi di tutte le Americhe.”.

Eduardo Galeano lo ricorderà nel suo imprescindibile “Las venas abiertas de América Latina”, un bibbia per chiunque voglia conoscere la storia del subcontinente americano.

Pochi mesi dopo quell’editoriale, la finanza, i latifondisti, gli alti prelati, i conservatori e i militari si uniranno nel colpo di Stato che segnerà l’avvio, in Brasile, di una dittatura lunga vent’anni circa, dal 1964 al 1989, data delle prime elezioni democratiche.

L’ultimo presidente legittimo, João Goulart, aveva tentato una coraggiosa riforma agraria e la nazionalizzazione delle imprese petrolifere: obiettivo era ridare il Brasile ai brasiliani, ridimensionare il potere delle compartecipate statunitensi, non tirare più avanti con le iniezioni di denaro di Washington. Per la prima volta nella storia del Paese, un presidente era riuscito a riunire la base di sinistra ed il sindacato.

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