La guerra psicologica degli Stati Uniti contro la Russia

La guerra psicologica degli Stati Uniti contro la Russia

di Maria Bezciastnaya

Continuiamo la nostra rassegna di opinioni di analisti russi sulle principali questioni di politica internazionale. In questo caso alcuni di loro analizzano le caratteristiche della nuova...

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Bandiera Usa sull’Europa

Bandiera Usa sull’Europa

di Manlio Dinucci

Partecipando (come ormai d’obbligo) all’incontro dei ministri della difesa Ue il 5 febbraio ad Amsterdam, il segretario della Nato Jens Stoltenberg ha lodato «il piano degli Stati uniti di accrescere sostanzialmente la loro presenza militare in Europa, quadruplicando i finanziamenti…

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Gli USA, il pivot anticinese e i pericoli di guerra

Gli USA, il pivot anticinese e i pericoli di guerra

di Domenico Losurdo

La Cina rappresenta davvero una minaccia a livello geopolitico per gli Stati Uniti e i Paesi ad essa confinanti nella regione del Pacifico? Vi presentiamo un estratto del Prof. Domenico Losurdo che analizza alcune questioni relative alla cosiddetta “minaccia cinese”

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Moldavia: è in corso un vero e proprio colpo di stato filo-occidentale

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pc moldavia muroda www.pcrm.md | Traduzione di Marx21.it

Comunicato del Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova

Nei giorni scorsi centinaia di persone hanno fatto irruzione in Parlamento per protestare contro un nuovo governo gradito all'Unione Europea, installatosi con le modalità di un vero e proprio colpo di stato. La notizia, come sempre quando non  è conforme ai progetti imperialisti, non è stata riportata dai media. Per contribuire alla comprensione degli eventi, traduciamo qui il comunicato del Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova, emesso pochissimi giorni prima delle clamorose manifestazioni di protesta.

Dopo aver ignorato il risultato internazionalmente riconosciuto delle elezioni del 2009, i partiti che allora formavano l'Alleanza per l'integrazione europea hanno dato il via a pogroms e agli incendi del Parlamento e dei palazzi presidenziali, alla violazione della Legge Fondamentale nell'elezione del capo dello Stato, alla suddivisione dei ministeri e di altre posizioni tra i vari partiti secondo il manuale Cencelli, alla violazione della Costituzione, delle leggi e dei regolamenti, oltre ad aver aizzato disordini che hanno portato alla perdita del controllo sul paese e alla sua trasformazione in una enclave mafiosa e corrotta. La corruzione e la mancanza di leggi sono penetrate in ogni sfera della società, peggiorando ulteriormente la vita delle persone.

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Dichiarazione della Federazione Sindacale Mondiale sulla situazione in Tunisia

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wftu newlogo1da www.wftucentral.org

Traduzione di Marx21.it

La Federazione Sindacale Mondiale esprime la sua solidarietà con il popolo della Tunisia che ha protestato contro un tasso di disoccupazione altissimo e che lotta per il diritto al lavoro. Noi pensiamo fermamente che il diritto al lavoro non sia negoziabile ; noi chiamiamo i lavoratori della Tunisia a rafforzare le lotte per il lavoro a tempo pieno e per dei salari più elevati. Noi ci appelliamo ai lavoratori perché rafforzino il movimento sindacale di classe.

Denunciamo la violenza di Stato utilizzata come risposta allo slogan « Il lavoro è un diritto » espresso dal popolo tunisino, che ha portato al ferimento di numerosi manifestanti. La maggioranza del popolo tunisino, in particolare i giovani, è spinti alla disoccupazione e alla povertà, e la vita delle persone viene condizionata dagli interessi dei monopoli stranieri.

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Italia 2016: la speculazione sulla fame

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Ecofin banchedi Pasquale Cicalese per Marx21.it

«Vogliamo essere certi che il fondo abbia un fondamento stabile. Non siamo contrari, in linea di principio, ma è importante che si rispetti ogni passaggio per arrivarci. In primo luogo bisogna far convergere i diversi quadri legislativi dei Paesi, che influenzano enormemente sulla solvibilità di una banca e la solidità di un sistema bancario. Abbiamo bisogno di un diritto fallimentare unico. Inoltre dobbiamo rendere più solide le banche al livello nazionale, dunque adeguare il capitale delle banche alla presenza di bond sovrani». 

Dombrert, Ecco le condizioni per il fondo europeo salva-risparmio. Intervista a Alfred Dombrert, Vice Presidente Bundesbank, Vice Presidente Vigilanza Bce, La Stampa 23 gennaio 2016.

“Di fondamentale rilievo la modifica al codice civile, nel quale, dopo l'art. 2929 è inserita la Sezione I-bis riguardante l'espropriazione di beni oggetto di vincoli d'indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito. In proposito, l'art. 2929-bis c.c. introduce una tutela rafforzata per il creditore in caso di pignoramento, grazie alla revocatoria semplificata. L'istituto introdotto dal d.l. in esame fa sì che il creditore ove si ritenga pregiudicato da una donazione, da un fondo patrimoniale, da un trust ovvero da un vincolo di destinazione in genere, possa iniziare l'esecuzione forzata indipendentemente dall'ottenimento di una sentenza dichiarativa d'inefficacia del trasferimento (cd. revocatoria)”.

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I 10 anni della rivoluzione in Bolivia

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evomorales 2006 elezionedi Luis Carapinhada Avante

Traduzione di Marx21.it

La rivoluzione in Bolivia celebra questo mese il suo 10° anniversario nel clima della campagna per il referendum del 21 febbraio sulla proposta di emendamento costituzionale della rielezione per due mandati del presidente e del vice-presidente.

Evo Morales arrivò a Palacio Quemado il 22 gennaio 2006, diventando il primo presidente di origine indigena dell'America del Sud. Una vittoria del Si al referendum del prossimo mese permetterebbe a Morales di ricandidarsi nel 2016 per un terzo mandato, contato a partire dall'approvazione della Costituzione nel 2009. Il referendum boliviano si svolge in un momento complesso per le forze progressiste e rivoluzionarie in America Latina. Tuttavia, occorre tenere conto del fatto che l'Altopiano è scenario di uno dei processi di trasformazione più rilevanti degli ultimi anni nella regione. Nel breve spazio di un decennio impressionano, in particolare, i progressi economici e sociali realizzati, frutto di scelte politiche e misure approvate che si situano agli antipodi delle ricette del FMI e dei piani di sfruttamento del grande capitale – ad esempio, invece delle privatizzazioni, sono stati nazionalizzati settori strategici dell'economia.

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27 gennaio: mobilitazione antifascista per la giornata della Memoria

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pc ucraina bandieraDal Comitato contro la guerra di Milano e dal Comitato catanese di solidarietà con l'Ucraina Antifascista riceviamo questo appello

Il 17 dicembre il parlamento ucraino ha messo fuori legge il Partito Comunista, togliendo voce alla più grande e organizzata forma di dissenso nel paese. Tutto questo è accaduto nel silenzio generale dei media europei e con la complicità dell'Unione Europea che è stata, fin dagli albori del golpe di Kiev, uno dei maggiori sponsor del nuovo governo ucraino al cui interno sono presenti almeno tre ministri neonazisti che si richiamano apertamente a posizioni antisemite. Non bastasse questo, l’Unione Europea ha firmato un Trattato di Amicizia con il governo ucraino e si è impegnata a finanziarlo per alcuni miliardi di Euro.

Mentre in Ucraina è in corso una persecuzione contro coloro che si sono opposti al colpo di Stato di due anni fa, in Europa occidentale si tenta, richiamando l'allarme terrorismo, di restringere l'agibilità politica e le libertà individuali di cittadini dei vari paesi europei. Per raggiungere tale obiettivo il Presidente francese Hollande ha dichiarato di voler modificare perfino la stessa Costituzione francese.

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Montenegro, NATO, Balcani. Quale futuro?

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neunatodi Enrico Vigna, Forum Belgrado Italia

Ringraziamo Enrico Vigna, portavoce del Forum Belgrado Italia, per averci trasmesso le sue riflessioni sugli sviluppi delle vicende politiche e le grandi mobilitazioni che hanno caratterizzato il Montenegro, dopo la decisione del governo di questo paese di accelerare i tempi della sua adesione alla NATO.

Il 2015 ha visto per l’area balcanica un ulteriore colpo alla stabilità ed alla pacificazione dell’area. Gli scontri di piazza verificatisi negli ultimi mesi dell’anno, dopo che è partita una campagna propagandistica governativa che intende guidare l’opinione pubblica verso l’entrata nella NATO. Alcune forze come il Fronte Democratico e il movimento per la pace “NO alla guerra-NO alla NATO”, hanno deciso di scendere in piazza con proteste che la polizia, su ordine del governo, ha cercato di reprimere violentemente. Ma penso sia errato pensare che la protesta riguardi in primis la questione NATO (pur centrale). A chi segue da vicino le vicende montenegrine, non sfugge che, giustamente, queste forze stanno cercando di portare in piazza la gente con una lettura complessiva della situazione del paese. Uno stato che sta sprofondando, secondo le stime del FMI e degli economisti internazionali, verso lo stadio della povertà assoluta per fette sempre più consistenti della popolazione, ormai celebre a livello internazionale per una corruzione dilagante, una criminalità che ha messo salde radici nel paese (le varie mafie, italiana, russa, albanese hanno finanziariamente il paese nelle loro mani, come denunciato anche dai centri di investigazione italiani ed europei). 

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Taiwan-Cina: un quadro complesso

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cina taiwan mappadi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Contesto e molteplici attori in campo fanno in modo che gli avvenimenti politici di Taiwan non possano considerarsi solo un fatto interno, ancora di più se si tratta di elezioni presidenziali. La vittoria nella corsa alla presidenza della signora Tsai Ing-wen e la conquista della maggioranza parlamentare nello Yuan legislativo, dopo otto anni di maggioranza assoluta dei nazionalisti del Kuomintang, potrebbe avere importanti ripercussioni nel rapporto tra Pechino e Taiwan, dopo anni di crescente “integrazione” economica tra le due sponde di quella che resta ufficialmente un' “unica Cina”. E proprio questa attrazione del “piccolo” verso il “gigante” è tra la cause – ma c'è tutto il peso di una situazione economica di rallentamento - dell'affermazione di un Partito democratico progressista che, nel suo statuto, prevede ancora l'indipendenza come sbocco politico dell'isola, il che equivale ad un sostanziale rifiuto dell'equilibro trovato nella formula del “1992 Consensus” (accordo sull'esistenza di un'unica Cina). 

Stando alle prime dichiarazioni della nuova presidente qualche tensione potrebbe esserci: “il popolo taiwanese ha eletto un governo che difenderà la sovranità di Taiwan”, aggiungendo poi che “il nostro sistema democratico, la nostra identità nazionale e il nostro spazio internazionale devono essere rispettati”.

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Il XII Congresso del Partito Comunista del Vietnam

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pc vietnam xiicongressodi Teresita Vives | da “Prensa Latina

Traduzione di Marx21.it

Il Vietnam inizia il nuovo anno con l'attenzione concentrata sull'imminente XII Congresso del Partito Comunista (PCV), che dovrà indicare i nuovi compiti necessari a continuare a dare impulso allo sviluppo socio-economico del paese, quale garante del sistema politico del paese.

Il Congresso si svolge tra il 20 e il 28 gennaio al culmine di un processo che analizza i progressi e le deficienze degli ultimi cinque anni e fissa gli obiettivi per il prossimo quinquennio.

In questa occasione, i più di 1.500 delegati analizzeranno quanto si è ottenuto con la politica di Rinnovamento (Doi Moi) inaugurata nel 1986, a cui sono attribuiti molti dei successi del Vietnam nella costruzione del socialismo.

Dai risultati delle riforme economiche che questa politica comprende, emerge il balzo di un paese devastato dalle guerre di invasione verso una nazione che avanza verso l'industrializzazione e la modernizzazione, ed anche verso un maggiore inserimento nell'economia globale, come è riconosciuto da rappresentanti di diverse ideologie.

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Dominio e propaganda

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intellettuali librodi Alessia Franco

Riceviamo e pubblichiamo come stimolante contributo al dibattito

Il ruolo degli intellettuali nell'epoca della comunicazione di massa

Tentiamo una riflessione (nel senso di un ragionamento, ma anche nel senso di un ripiegarci verso il nostro passato prossimo per guardarci allo specchio) sull’élite intellettuale nostrana, ossia sulla minoranza che, dal ruolo sociale ricoperto, è messa in condizione di somministrare prodotti culturali (anche nell’accezione cinematografica e televisiva) alla maggioranza lavoratrice o non-intellettuale.

Quindi: i termini “intellettuale” e “non intellettuale” sono intendersi in senso rigorosamente sociale, non attitudinale. È evidente che nella realtà empirica si danno lavoratori manuali, disoccupati, casalinghi fruitori di cultura anche autonoma, perfino produttori di cultura nella loro sfera privata. Con il termine “intellettuale” ci si riferisce non a persone con una più o meno spiccata attitudine alla produzione artistica o alla elaborazione intellettuale, ma a quel ceto specifico che agisce, organizza e produce cultura. È chiaro che non ci riferiamo neanche a tutti i produttori di cultura, ma solo di una parte di essi, e una parte solitamente inscritta nella dimensione nazionale e massiva.

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Antonio Gramsci e la concezione del partito comunista

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gramsci ales proc relief mapdi Andrea Catone

Questo 95° anniversario della fondazione del Pcdi a Livorno cade in un momento particolare, in cui i comunisti in Italia si cimentano nuovamente con l’impresa “grande e terribile” di ricostruire in Italia un partito comunista “degno di questo nome”. Impresa grande e terribile perché i comunisti, che hanno contribuito in modo determinante a scrivere la storia d’Italia nel ‘900 – dalla Resistenza antifascista alla stesura della Carta costituzionale, alle lotte politiche e sociali del secondo dopoguerra condotte lungo il filo rosso della strategia della “democrazia progressiva” – sono oggi ridotti ai minimi termini, dispersi e frammentati in piccoli rivoli. Eredi di una storia gloriosa, ma anche di errori teorici e di pratiche politiche rovinose, dovuti in gran parte a subalternità ideologica e politica alle classi dominanti e ai loro partiti di riferimento, ci proponiamo di consegnare alle nuove generazioni uno strumento – il partito comunista – che riteniamo, oggi come ieri, indispensabile per resistere al capitalismo finanziario e all’imperialismo sempre più aggressivi, e accumulare forze per la trasformazione rivoluzionaria della società. 

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Ecuador: l'odio verso la Revolucion Ciudadana compatta l'opposizione a Correa

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convergenciademocratica ecuadordi Nestor Marin | da “Prensa Latina

Traduzione di Marx21.it

Sconfiggere il governo guidato dal presidente Rafael Correa nelle elezioni del 2017, o almeno conquistare l'Assemblea Nazionale per ostacolarlo da lì, pare essere lo scopo che unisce oggi la variopinta opposizione ecuadoriana.

Il patto più recente è stato stipulato ieri nella città di Cuenca nel sud del paese, dove si sono seduti allo stesso tavolo indigeni come il prefetto Marcelino Chumpi, il socialdemocratico Ramiro Gonzales, che fino a poco tempo fa era ministro dell'Industria del governo Correa, e il socialcristiano Jaime Nebot, sindaco di Guayaquil e rappresentante della destra più ostinata del paese.

Non è mancato neppure all'incontro convocato dal prefetto della provincia di Azuay, Paul Carrasco, il presidente di SUMA (Sociedad Unida Más Acción), Guillermo Celi, che si è scusato per l'assenza dell'esponente più in vista di questo movimento, il sindaco di Quito, Mauricio Rodas.

Ha declinato l'invito solo l'ex banchiere Guillermo Lasso, che apparentemente preferisce continuare a muoversi da solo candidandosi alla presidenza con il movimento CREO, prima di vedersi costretto ad accordarsi con eventuali rivali elettorali.

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Il regime al potere in Ucraina ignora le raccomandazioni della Commissione di Venezia

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pc ucraina 500pxUfficio Stampa del Partito Comunista di Ucraina | da www.kpu.ua

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il leader del Partito Comunista di Ucraina ha ricevuto una lettera del presidente della Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto (Commissione di Venezia) (1), in cui Gianni Buquicchio (2) ringrazia Petro Simonenko per le informazioni degne di fede fornite in merito alle decisioni del Tribunale amministrativo distrettuale di Kiev del 16 dicembre 2015 sulla proibizione del Partito Comunista.

Inoltre, nella sua lettera Gianni Buquicchio ha espresso la sua preoccupazione per il fatto che, malgrado l'appello della Commissione di Venezia al Ministero della Giustizia dell'Ucraina a fornire una traduzione ufficiale in inglese di tali sentenze, la richiesta finora è stata ignorata.

Allo stesso tempo, nella lettera Gianni Buquicchio ha espresso soddisfazione per come il leader del Partito Comunista abbia fatto rendere pubbliche nei dettagli le conclusioni della Commissione di Venezia in merito alla Legge dell'Ucraina che condanna i regimi comunisti e nazional-socialisti (nazisti) e sul divieto della propaganda dei loro simboli, e ha ricordato che la maggior parte dei problemi, su cui Petro Simonenko ha richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale, si riflettono nelle conclusioni provvisorie della Commissione e avranno un ruolo fondamentale nelle relazioni con le autorità ucraine e nella preparazione delle raccomandazioni finali.

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Commemorazione dell’Articolo 11

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articolo11 costituzionedi Manlio Dinucci
da il manifesto, 19 gennaio 2016

Un importante anniversario va ricordato nel quadro del 25° della prima guerra del Golfo: essa è la prima guerra a cui partecipa la Repubblica italiana, violando il principio, affermato dall’Articolo 11 della Costituzione, che «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».

Nel settembre 1990, su decisione del sesto governo Andreotti, l’Italia invia nella base di Al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti una componente aerea di cacciabombardieri Tornado. Nella notte tra il 17 e il 18 gennaio 1991, 8 Tornado italiani decollano per bombardare obiettivi iracheni stabiliti dal comando Usa, in quella che l’Aeronautica ricorda ufficialmente come «la prima missione di guerra compiuta dall’Aeronautica italiana, 46 anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale».

A questa missione (durante la quale un Tornado viene abbattuto e i due piloti fatti prigionieri) seguono altre missioni di bombardamento sempre sotto comando Usa, per complessive 226 sortite, tutte «coronate da pieno successo». Si aggiungono 244 missioni italiane di velivoli da trasporto e 384 di velivoli da ricognizione, «operanti in Turchia nel quadro della Ace Mobile Force Nato» (a conferma che la Nato, pur senza intervenire ufficialmente, partecipa in realtà alla guerra con sue forze e basi).

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Porre le basi per uno sviluppo unitario e capillare del movimento contro la guerra

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milano 16gennaio2016 nonatodi Fausto Sorini, segreteria nazionale PCdI (responsabile esteri), coordinamento nazionale Associazione per la ricostruzione del partito comunista

"Come comunisti consideriamo nell’insieme positivo il bilancio della giornata di lotta del 16 gennaio contro la guerra, con le manifestazioni di Milano, Roma e in altre città, promosse da un insieme di forze.

Anche se l’entità complessiva dei partecipanti è quello delle migliaia (non è il tempo delle folle oceaniche), va posto l’accento sul fatto che si è trattato - dopo molti anni di sostanziale assenza dalle piazze italiane - di un segno importante di ripresa militante e qualificata di un'embrionale ricostruzione di un movimento contro la guerra su posizioni avanzate.

Pur in presenza di analisi e posizionamenti diversi rispetto al quadro internazionale e alla individuazione delle responsabilità, esso ha posto in modo convergente il tema qualificante dell’uscita dell’Italia dalla Nato e dal sistema di guerra atlantico di cui essa fa parte; e che nel nostro Paese si concretizza nella presenza di oltre un centinaio di basi militari degli Usa e della Nato (non certo russe, cinesi, francesi o tedesche..), alcune delle quali con la presenza di armi nucleari e di sterminio di massa.

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La solidarietà dei comunisti brasiliani con la Rivoluzione Bolivariana

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venezuela bandiera personeNota della Segreteria di Politica e Relazioni Internazionali del Partito Comunista del Brasile (PCdoB) | da www.solidnet.org

Traduzione di Marx21.it

Il Venezuela torna a concentrare l'attenzione dell'America Latina e del mondo in questo inizio del 2016. La Segreteria di Politica e Relazioni Internazionali del Partito Comunista del Brasile si  pronuncia pubblicamente sul serrato attacco di cui è vittima il paese fratello, in difesa del suo sistema democratico e della rivoluzione bolivariana.

Resi euforici dalla vittoria elettorale nelle elezioni di dicembre per il parlamento, l'imperialismo e la reazione sognano la caduta imminente del governo di Nicolas Maduro e, con la conquista da parte della destra della maggioranza nella nuova Assemblea Nazionale, riprendono l'offensiva con nuovo impeto, usando il tanto errato quanto falso pretesto di una presunta mancanza di rispetto del processo democratico da parte del governo venezuelano.

Pochi governi del mondo sono così democratici quanto quello che dirige la rivoluzione bolivariana.

Quale mancanza della democrazia è quella di un governo sottoposto a continue elezioni e referendum revocativi (quando il presidente può vedere il suo mandato interrotto da una decisione popolare) che esso stesso ha istituito?

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Putin: “La Russia non vuole essere una superpotenza”

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putin intervista bila cura di Aleksey Polubota
da "Svobodnaya Pressa

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Continuando la nostra rassegna di riflessioni di analisti e politici russi di diverso orientamento in merito a diversi aspetti della politica estera della Federazione Russa, proponiamo questa volta alcuni commenti raccolti da “Svobodnaya Pressa” (SP) dopo l'intervista concessa da Vladimir Putin al giornale tedesco Bild.

Ricordiamo ancora che le opinioni espresse nei contributi pubblicati nel sito (come avviene, in questa occasione, in alcuni passaggi delle interviste da noi tradotte) non riflettono necessariamente quelle della redazione di Marx21.it.

In un'intervista al giornale tedesco Bild Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia non aspira a diventare una superpotenza: “No, non assumeremo il ruolo di superpotenza. Ci costerebbe troppo e non ve ne è necessità”, - ha detto il presidente della Russia. Ma, rispondendo indirettamente a un affermazione del presidente USA Barack Obama, secondo cui il nostro paese rappresenterebbe solo una potenza regionale, Vladimir Putin ha accennato al potenziale geopolitico della Russia.

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La «Tempesta nel deserto» apriva la fase che viviamo

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desertstorm usa mezzidi Manlio Dinucci
da il manifesto, 16 gennaio 2015

Nelle prime ore del 17 gennaio 1991, inizia nel Golfo Persico l’operazione «Tempesta del deserto», la guerra contro l’Iraq che apre la fase storica che stiamo vivendo. Questa guerra viene lanciata nel momento in cui, dopo il crollo del Muro di Berlino, stanno per dissolversi il Patto di Varsavia e la stessa Unione Sovietica. Ciò crea, nella regione europea e centro-asiatica, una situazione geopolitica interamente nuova. E, su scala mondiale, scompare la superpotenza in grado di fronteggiare quella statunitense. «Il presidente Bush coglie questo cambiamento storico», racconta Colin Powell. Washington traccia subito «una nuova strategia della sicurezza nazionale e una strategia militare per sostenerla». L’attacco iracheno al Kuwait, ordinato da Saddam Hussein nell’agosto 1990, «fa sì che gli Stati uniti possano mettere in pratica la nuova strategia esattamente nel momento in cui cominciano a pubblicizzarla».

Il Saddam Hussein, che diventa «nemico numero uno», è lo stesso che gli Stati uniti hanno sostenuto negli anni Ottanta nella guerra contro l’Iran di Khomeini, allora «nemico numero uno» per gli interessi Usa in Medioriente. Ma quando nel 1988 termina la guerra con l’Iran, gli Usa temono che l’Iraq, grazie anche all’assistenza sovietica, acquisti un ruolo dominante nella regione.

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Il 16 gennaio Pandora Tv in diretta dalle piazze della manifestazione

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noguerra nonato logoComitato promotore della campagna
#NO GUERRA #NO NATO

da www.change.org

Sabato 16 gennaio Pandora Tv organizza una diretta dalle piazze italiane dove si manifesterà per ricordare l'inizio iniquo della 1^ guerra del Golfo; per tale occasione mettiamo di seguito i punti dove sono previsti presidi e manifestazioni con cui ci collegheremo e invitiamo i firmatari dell'appello del Comitato, laddove possibile, a dare il loro appoggio presentandosi soprattutto alle manifestazioni centrali di Milano in Piazza San Babila e a Roma con corteo da Piazzale Esquilino fino a Piazza S.S. Apostoli entrambe con inizio fra le 14,30 e le 15,00

Il Comitato No guerra No Nato

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30 anni dopo l'ingresso del Portogallo nella CEE/Unione Europea

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portogallo ue bandieredi Albano Nunes* | da “Avante!”, settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

Nel gennaio del 1986 che per mano del Partito Socialista (PS) e del PSD, alleati nella politica di recupero capitalista, il Portogallo entrava nella CEE. Si trattò di un'operazione politica e ideologica di grande portata che presentava l' “Europa” come un El Dorado che avrebbe portato ai portoghesi una nuova era di prosperità. Trent'anni dopo il bilancio è talmente negativo che persino quelli che avevano fatto della partecipazione del Portogallo al processo di integrazione capitalista europeo l'alfa e l'omega della politica di destra segnalano l'evento in modo imbarazzato e sulla difensiva. E noi che dobbiamo dire? Una cosa molto semplice, ma carica di significato politico: che la realtà ha dato e continua a dare ragione al PCP, che possediamo un patrimonio validissimo in grado di dare fiducia e forza alla nostra lotta progressista e rivoluzionaria.

Le gravissime conseguenze per il Portogallo, per la distruzione del tessuto produttivo, per l'impoverimento del popolo, per la mutilazione della democrazia, per la situazione di soggezione al grande capitale transnazionale e alle grandi potenze, sono sotto gli occhi di tutti.

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