Breve storia della NATO dal 1991 ad oggi (Parte 10)

Breve storia della NATO dal 1991 ad oggi (Parte 10)

di Manlio Dinucci

L’operazione condotta dalla Nato in Ucraina inizia quando nel 1991, dopo il Patto di Varsavia, si disgrega anche l’Unione Sovietica di cui essa faceva parte. Gli Stati Uniti e gli alleati europei si muovono subito per trarre il massimo vantaggio…

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Belt and Road e Zhuangzi

Belt and Road e Zhuangzi

di Alessandra Cappelletti

Il Belt and Road Forum che si è svolto a Pechino il 15 maggio scorso (alla presenza, assieme ad altri 27 capi di Stato, del premier italiano Gentiloni e del presidente russo Putin) è stato un'occasione per comunicare al mondo…

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Scioperi, il Garante vuole riscrivere la Costituzione

Scioperi, il Garante vuole riscrivere la Costituzione

di USB

Il cosiddetto garante degli scioperi, in linea con governo e molte forze politiche, ha affermato che “senza voler pregiudicare il diritto costituzionale di tutti i sindacati a poter proclamare lo sciopero ...

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Tsipras cede ancora ai diktat dell'UE. La lezione per i comunisti in Italia

Tsipras cede ancora ai diktat dell'UE. La lezione per i comunisti in Italia

di Fosco Giannini

Come mai la Grecia sembra quasi sparita dalla cronaca politica?  Va finalmente tutto bene? E il popolo greco è uscito fuori dalla tragedia sociale in cui è stato immerso dalle pietre al collo ...

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Boomerang jihadista e geopolitica mediorientale

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Isis2di Federico La Mattina | da imesi.org

Le belle parole dei politici europei di fronte agli attacchi terroristici sono indubbiamente tanto scenografiche quanto ipocrite, dato che in parte scontiamo le conseguenze dell’instabilità mediorientale che le potenze occidentali hanno contribuito a provocare.

Non bisogna però cadere nell’errore di attribuire all’Occidente tutto ciò che accade da quelle parti. Le responsabilità delle potenze occidentali sono enormi ma non sono certamente gli unici fattori determinanti. L’estremismo islamico e la relativa interpretazione ultra-conservatrice della religione sono figli del fallimento della “Nahda” (il cosiddetto riformismo islamico affermatosi a partire dal XIX secolo) e del fallimento del nazionalismo di ispirazione panaraba negli stati post-coloniali, peraltro osteggiato in ogni modo dalle stesse potenze occidentali.

Le masse arabe che tra gli anni cinquanta e sessanta hanno creduto nel cosiddetto “socialismoarabo” (con tutte le sue contraddizioni)  – parte di un movimento più ampio su scala globale –  non esistono più. Molti si fanno irretire dall’Islam politico,  complementare e non alternativo alla globalizzazione neoliberista e gruppi estremisti – influenzati dall’interpretazione ultra-conservatrice del wahabismo– sono in crescita.

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Dichiarazione di Ahmad Sa'adat sulla vittoria dello Sciopero dei prigionieri politici palestinesi

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ahmad saadat artdi Ahmad Sa'adat
da palestinarossa.it

I prigionieri hanno fatto un nuovo epico passo grazie alla loro volontà e determinazione, e hanno dimostrato che i diritti loro spettanti devono essere conquistati e non supplicati.

Al popolo palestinese, alla nazione araba ed alle forze libere del mondo,

I prigionieri in sciopero hanno accresciuto la loro fermezza, volontà e determinazione, per ostacolare e resistere a tutti i tentativi di sconfiggere e reprimere lo Sciopero. Non è stata risparmiata alcuna oppressione nei confronti degli scioperanti cosa che ha contribuito al deterioramento della salute dei prigionieri, attraverso politiche e misure repressive, in particolare attraverso i trasferimenti di carcere arbitrari praticati sino all'ultimo, così come i tentativi dell'occupante di diffondere menzogne e disinformazione. Gli eroici prigionieri hanno affrontato tutto ciò per 41 giorni con una volontà d'acciaio, facendo un nuovo epico passo contro l'occupante e scrivendo un nuovo, storico capitolo nella lotta del movimento di liberazione nazionale del nostro popolo.

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Tienanmen e dintorni: l’ingloriosa fine della prima rivoluzione colorata.

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Tiananmen Square 2di Giambattista Cadoppi

Di seguito l'introduzione di Giambattista Cadoppi al suo libro Ancora una primavera. Tienanmen e dintorni: l’ingloriosa fine della prima rivoluzione colorata.

“E a questo punto il pastore pregò. Fu una preghiera bella e generosa, nonché molto particolareggiata: invocava la protezione del Signore per quella chiesa, e per i fanciulli di quella chiesa; per le altre chiese del villaggio; per il villaggio stesso; per la contea; per lo Stato; per i funzionari dello Stato; per gli Stati Uniti; per le chiese degli Stati Uniti; per il Congresso; per il Presidente; per i funzionari del Governo; per i poveri marinai, in balia di mari tempestosi; per i milioni di oppressi che gemevano sotto il tallone delle monarchie europee e dei dispotismi orientali (Mark Twain. Le avventure di Tom Sawyer)

La vocazione americana di portare i diritti umani in formato export è di vecchia data. A venticinque anni dalla prima rivoluzione colorata abortita, la “primavera cinese” (Bejijng Spring come era definita) una nuova rivoluzione colorata ordita dall’Impero del Kaos ha vinto (per ora) in Ucraina.

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Ottobre 1917, Novembre 1954 e Dien Bien Phu

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algeria 1novembre1954di Kateb Yacine

Traduzione di Mohamed Walid Grine per Marx21.it

Ringraziamo Mohamed Walid Grine per la segnalazione e la traduzione dello scritto di Kateb Yacine

Quando i feudatari che avevano tradito Abdelkader [1] abbandonarono la lotta, servirono i Francesi, come avevano già servito i Turchi, oppure i Romani. Un secolo di asservimento sembrava aver posto fine alla resistenza millenaria del popolo algerino, su questa terra apparentemente senza nome e senza storia che si chiamava “il granaio di Roma”, prima di farne il paradiso dei coloni e delle petroliere. I Caid [2] e i Basciaghà [3] erano i loro cani da guardia. Le “élite” borghesi e piccolo borghesi formate dall’occupante sprofondarono nel tradimento. L’onore di sollevare di nuovo la bandiera nazionale non andò a quei signori, dottori e farmacisti che piangevano l’Algeria come se fosse morta, da essi seppellita, nel cimitero accusatore delle illusioni perdute.

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L’involuzione del lavoro e la nuova classe operaia

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di Alba Vastano e Roberto Villani
da lacittafutura.it

Un matassa di leggi incostituzionali ha distrutto lo statuto dei lavoratori. Aprire una stagione di lotta è l’unica possibile soluzione per fermare questo sfacelo.

“Per avere consapevolezza del presente, occorre conoscere il passato per poter poi anticipare le trasformazioni del futuro” (Usb-Settore telecomunicazioni)

Anche se si è vista solo la punta dell’iceberg, riguardo l’insofferenza dei lavoratori, il 27 maggio a Roma c’è stata un’importante protesta, partita dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali di base di Alitalia. E’ la risposta al ricatto aziendale ed ai 2000 licenziamenti programmati, ma fatta propria da tante realtà del mondo del lavoro, contro l’arroganza padronale e le politiche di un governo che continua ad ignorare le richieste dei tanti lavoratori licenziati in diverse attività produttive capitoline e che non riconosce in alcun modo le forze sociali e sindacali. Sempre più numerose sono le vertenze aperte da chi viene messo sotto il ricatto di accettare un lavoro sottopagato, privo di ogni tutela o venire espulso dalla produzione.

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Germania-Usa: alla resa dei conti

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Angela Merkel Donald Trumpdi Pasquale Cicalese e Filippo Violi per Marx21.it

Riceviamo dai compagni Cicalese e Violi e volentieri pubblichiamo. Ci auguriamo che la loro riflessione sia di stimolo all'apertura, anche in Marx21.it, di un confronto sulle prospettive che si aprono per l'Europa nella fase attuale caratterizzata dal manifestarsi di  stridenti contraddizioni tra le potenze imperialiste dell'Occidente.

Con l’idea di trasformare l’UE in un blocco di potere indipendente sulla scena politica mondiale, la Cancelliera Angela Markel non ha raccolto solo gli applausi dell’establishment politico interno, rafforzando la sua posizione in vista delle prossime elezioni, ma ha ricompattato le fila interne degli Stati membri: partiti e schieramenti politici aggrovigliati tra loro, chiamati a recitare la parte dei falsi antagonismi politici sul piede di guerra.  Anche gli stessi rigurgiti nazional-sciovinisti sembrano essere stati messi tutt’ un tratto a tacere. Chi pensava che dopo il vertice G7 di Taormina la Germania potesse abdicare in favore di Trump forse si sbagliava di grosso. A nulla sono valse le forti strida e i frequenti richiami del Presidente Americano che, dopo aver sistemato direttamente gli affari in Medioriente, avvicinando gli alleati storici (Sauditi e Israeliani) ad ipotetici accordi con i rivali di sempre (Russia, Cina), ha attaccato con fermezza i tedeschi servendosi del megafono europeo: “Abbiamo un enorme deficit commerciale con la Germania, per di più loro pagano molto meno di quanto dovrebbero per la Nato e le spese militari. Ciò è molto negativo per gli Stati Uniti. Tutto questo  cambierà”.

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Insieme fino alla vittoria del socialismo!

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ruso2Appello degli “Studiosi russi di orientamento socialista” ai cittadini della Russia

da kprf.ru

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il 13 maggio, nei pressi di Mosca, si è tenuto il Plenum del Consiglio Centrale dell'associazione politica e culturale “Studiosi russi di orientamento socialista” (RUSO) che raccoglie la maggior parte degli intellettuali comunisti della Federazione Russa. La riunione si è conclusa con l'approvazione di una serie di documenti, tra cui un appello indirizzato al paese, in occasione del 100° anniversario della Rivoluzione Socialista d'Ottobre, di cui proponiamo la traduzione.

Cari compagni! Cittadini della Russia!

Nell'ottobre del 1917, cento anni fa, è accaduto uno dei più grandi eventi di tutta la storia del mondo: il proletariato della Russia sotto la direzione del partito dei bolscevichi guidato da V.I. Lenin ha rovesciato il potere borghese. L'abominio dell'autocrazia è stato distrutto ed è stato instaurato il potere del popolo lavoratore. Le fabbriche sono passate nelle mani degli operai, e la terra è diventata dei contadini.

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Non cedere alla tentazione delle sirene del capitale!

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SAM 1340Intervista a Andrea Catone a cura di Monika Hoření e Vladimír Klofáč

Il I maggio, su invito del comitato distrettuale di Praga 1 del Partito comunista di Boemia e Moravia, Andrea Catone, direttore della rivista MarxVentuno, ha portato il saluto della rivista alla manifestazione dei comunisti di Boemia e Moravia. In quell’occasione è stata realizzata, a cura di Monika Hoření e Vladimír Klofáč, l’intervista, pubblicata il 31-5-2017 su Haló Noviny (consultabile sul sito).

Si ringrazia Vladimír Klofáč per la traduzione.

D. È venuto a Praga alla celebrazione del Primo Maggio organizzata dal Partito Comunista di Boemia e Moravia. Che cosa significa per lei?

AC. Il Primo Maggio è sempre una grande festa. La manifestazione del Primo Maggio a Praga o in qualsiasi altra parte del mondo in questo 2017 si tiene in coincidenza di importanti anniversari per il movimento operaio e comunista mondiale: sono passati cento anni dalla rivoluzione sovietica d’Ottobre 1917, centocinquanta dalla pubblicazione del I Libro del Capitale di Marx (1867), ottanta dalla morte di Antonio Gramsci [l’insigne rappresentante del partito comunista italiano, filosofo e teorico marxista, 1891-1937, NdR]; e ancora ottanta dal bombardamento nazi-fascista di Guernica nella guerra civile spagnola [26 aprile 1937].

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Il «disarmo» nucleare di Gentiloni

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Nagasakibombdi Manlio Dinucci 
il manifesto, 6 giugno 2017

La scena della folla presa dal panico in piazza San Carlo a Torino, con drammatiche conseguenze, è emblematica della nostra situazione. La psicosi da attentato terroristico, diffusa ad arte dall’apparato politico-mediatico in base a un fenomeno reale (di cui si nascondono però le vere cause e finalità), ha fatto scattare in modo caotico l’istinto primordiale di sopravvivenza. Esso viene invece addormentato col black-out politico-mediatico, quando dovrebbe scattare in modo razionale di fronte a ciò che mette in pericolo la sopravvivenza dell’intera umanità: la corsa agli armamenti nucleari. 

Di conseguenza la stragrande maggioranza degli italiani ignora che sta per svolgersi alle Nazioni Unite, dal 15 giugno al 7 luglio, la seconda fase dei negoziati per un trattato che proibisca le armi nucleari. La bozza della Convenzione sulle armi nucleari, redatta dopo la prima fase negoziale in marzo, stabilisce che ciascuno Stato parte si impegna a non produrre né possedere armi nucleari, né a trasferirle o riceverle direttamente o indirettamente. 

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Il ritorno dei Voucher e del loro abuso

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di Carmine Tomeo

da www.lacittafutura.it

Il governo reintroduce i voucher ed il loro abuso a beneficio della medesima, vastissima, platea di committenti.

Diciamo la verità: quando poche settimane fa il governo, con tratto di penna, aveva cancellato i voucher, quanti credevano davvero nella buona fede dell’esecutivo? Di certo non occorreva intrufolarsi segretamente nelle stanze di Palazzo Chigi per capire che l’intenzione di Gentiloni e Renzi non era fare un passo indietro rispetto alla precarizzazione dei rapporti di lavoro, ma semmai di evitare il referendum promosso dalla Cgil, che avrebbe potuto segnare la seconda, pesante sconfitta del governo in una consultazione popolare, dopo quella dello scorso dicembre sulle modifiche costituzionali. Ed infatti, alla prima occasione utile, l’uscita da destra dai voucher è arrivata con un emendamento alla manovra economica correttiva che reintroduce i buoni lavoro sotto altro nome nel giorno in cui milioni di cittadini si sarebbero dovuti esprimere per la sua abrogazione.

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Come dare la colpa agli hacker russi …

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backlit keyboard 100672329 largedi Francesco Galofaro* per Marx21.it
*Politecnico di Milano

… oppure nordcoreani, iraniani, arabi o cinesi a piacimento. La notizia è stata data in marzo da Repubblica [1], ma è passata un po’ inosservata. Da qualche tempo Wikileaks pubblica materiale informatico sottratto alla CIA [2]. E’ la cassetta degli attrezzi degli hacker USA: virus e malware per infiltrare macchine windows, mac e linux; per inserire “fari” nei documenti e tracciarne il percorso mentre i giornalisti di mezzo mondo se li passano sottobanco; per penetrare cellulari iPhone e Android e perfino televisori Samsung, in modo da spiarci quando siamo comodamente seduti in soggiorno.

Di che si tratta

Per lo più Wikileaks ha pubblicato manuali di istruzioni (molto chiari e professionali), presentazioni in powerpoint e documentazione d’ogni tipo. Non ci sono virus veri e propri; neppure Assange, nel suo cinico disprezzo verso l’ordine costituito, è dissennato al punto da diffonderli. Ad ogni modo, secondo Wikileaks, la CIA avrebbe perso il controllo di queste armi informatiche, che ora circolano nel Deep Web, alla mercé di lanzichenecchi, di rapinatori, d’ogni risma di seminatori di discordie. Ma Wikileaks ha pubblicato anche il codice sorgente di due applicazioni molto interessanti, Marble e Scribble: cartelle piene di tanti piccoli programmi in linguaggio Python o in C++.

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71° della Repubblica: poco da festeggiare, molto da lottare

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di Angelo d’Orsi
da temi.repubblica.it

C’è poco da festeggiare, verrebbe, banalmente, da dire, secondo una formula a cui troppo spesso facciamo ricorso, nel pubblico e nel privato, davanti alle ricorrenze temporali, ai compleanni, specialmente. E questo 71° della Repubblica ci coglie smarriti, scoraggiati, tentati dalla voglia di “salire sugli alberi”, come il protagonista del Barone rampante di Italo Calvino, anche se la tentazione del disimpegno viene allontanata, ma con gran pena, perché sempre più spesso si ha l’impressione che questo Paese non abbia vera speranza di uscire dalla via melmosa in cui si dibatte. 

Certo, abbiamo avuto uno straordinario momento di mobilitazione popolare, di partecipazione civile, di lavoro collettivo per un grande obiettivo politico, che si può sintetizzare nella salvezza stessa della Repubblica, con il referendum del 4 dicembre in difesa degli assetti istituzionali, a cominciare da quel baluardo che è la Carta Costituzionale. Eppure, v’è da essere amaramente disillusi quando si guarda all’esito di quell’azione corale, fondata sul lavoro di decine di migliaia di persone, che generosamente si sono buttate nella mischia, sacrificando tempo energie denaro, in nome della tutela di un interesse generale, di un vero “bene comune”. 

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Lo sbarramento della democrazia

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parlamentodi Ruggero Giacomini per Marx21.it

E’ noto che l’attuale maggioranza del parlamento italiano deve in gran parte la propria investitura ad una legge elettorale porcata, tale riconosciuta dagli stessi promotori e in quanto tale dichiarata anticostituzionale e abrogata con sentenza della Corte costituzionale.

Nonostante ciò, o forse proprio per ciò, la stessa maggioranza ha  concepito un vero e proprio accanimento contro la Costituzione nata dalla Resistenza.

E’ stato appena respinto con il referendum un grave attacco distruttivo pilotato dal segretario del PD Renzi, e si poteva legittimamente sperare che si fosse aperta finalmente la via per l’attuazione dei principi costituzionali a partire dai diritti e dalla dignità del lavoro. E invece ecco che un nuovo attacco si profila su uno dei punti più sensibili della democrazia, quello della legge elettorale.

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Presidio alla base Usa di Camp Darby: «Basta essere un territorio di guerra»

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campdarby protesta2017di Manlio Dinucci
il manifesto, 3 giugno 2017 

Mentre era in corso a Roma la parata militare ai Fori Imperiali, davanti a Camp Darby si è svolto ieri l’importante presidio promosso dalla Campagna territoriale di resistenza alla guerra, lanciata nell’area Pisa-Livorno, una delle zone più militarizzate d’Italia.

Camp Darby – spiega il documento del gruppo promotore (ad adesione individuale) – è la base logistica dell’Esercito Usa che rifornisce le forze terrestri e aeree statunitensi nella regione mediterranea, africana, mediorientale e oltre. Nei suoi 125 bunker vi è l’intero equipaggiamento e munizionamento di due battaglioni corazzati e due di fanteria meccanizzata. Vi sono stoccate anche enormi quantità di bombe e missili per aerei.

Non si esclude che vi possano essere anche bombe nucleari.

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Gli Stati Uniti in Africa giocano con il fuoco

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usa soldati africadi Carlos Lopes Pereira
da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

L'amministrazione Trump sta aumentando l'ingerenza degli Stati Uniti in Africa, con una maggiore presenza militare e più azioni di guerra.

La recente visita del segretario della Difesa a Gibuti, dove è collocata la principale base militare degli USA in Africa, conferma il rafforzamento dell'interventismo statunitense.

Il generale James Mattis ha concluso a Gibuti la visita nei paesi del Medio Oriente e dell'Africa – Arabia Saudita, Egitto, Israele e Qatar – tutti questi fedeli alleati di Washington, sia in guerre passate, come l'invasione dell'Iraq e la distruzione della Libia, che attuali, come le aggressioni alla Siria e alla Yemen.

Lo scopo del viaggio, secondo il Pentagono, è stato quello di ribadire “alleanze militari fondamentali” per gli Stati Uniti, consolidare i legami con “partners strategici” e discutere della cooperazione per frenare le “attività di destabilizzazione” e sconfiggere “organizzazioni estremiste e terroristiche”.

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Creato in Venezuela il Fronte popolare antimperialista e antifascista

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Partito Comunista del Venezuela (PCV)
prensapcv.wordpress.com

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Dichiarazione

La profonda crisi politica, economica e sociale in Venezuela richiede la più ampia unità delle forze rivoluzionarie e popolari per garantire una vittoria contro l'imperialismo e il fascismo.

La Repubblica Bolivariana del Venezuela è minacciata, ancora una volta, da crescenti azioni di violenza politica da parte dei settori dell'estrema destra, in esecuzione del piano di destabilizzazione ordito dall'imperialismo statunitense, allo scopo di imporre, attraverso l'uso della forza e dei ricatti, un governo al servizio della loro egemonia sul continente, smantellamento i processi di liberazione nazionale avviati in America Latina all'inizio di questo secolo, invertendo i mutamenti progressisti che hanno permesso ai lavoratori e al popolo in generale di stabilire diritti e conquiste sociali storicamente negati dai governi che hanno sempre e tassativamente risposto agli interessi della grande borghesia associata, in condizione di subordinazione all'imperialismo nordamericano.

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Filippine, il "Piano Goldberg" tra sinistra imperiale e manovalanza ISIS

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duterte filippine bandieradi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

La presidenza di Duterte nelle Filippine, soprattutto da quando ha intrapreso un percorso di riavvicinamento a Pechino (e in parte a Mosca) qualche preoccupazione a Washington la alimenta senza dubbio: un'eccessiva indipendenza di un Paese strategico in acque "surriscaldate" come quelle del Mar cinese meridionale, rischia di minare l'intera strategia che supporta il "Pivot to Asia". Per dirla come George Friedman, le Filippine rappresentano il “Paese più critico per gli equilibri di potere nel Pacifico” perché offrirebbe a Pechino – in apprensione per una possibile strategia di “blocco economico” - un alleato indispensabile per uscire dalle strozzature del Mar cinese meridionale e ottenere l’accesso agli oceani globali. [1]

Per questo sulle rive del Potomac non poteva essere trascurata la possibilità di "facilitare" un cambio della guardia a Manila, non scartando l’ipotesi di ricorso ad un’operazione di “regime change”, sfruttando le solide basi e i punti di forza che Washington si è costruito nell’arcipelago: si pensi alla rivista Foreign Policy che ha minacciosamente ricordato a Duterte come l'esercito filippino abbia alle spalle “decenni di cooperazione con gli Stati Uniti sia stato costruito su immagine e somiglianza di quello statunitense”, e come la stessa "società civile" filippina sia storicamente influenzata dal modello statunitense e “gran parte filo-statunitense” [2].

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Lituania: tra integrazione e sciovinismo anti-polacco

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vilnius manifestazionestudentidi Cristina Carpinelli

[In foto: Manifestazione a Vilnius di studenti e insegnanti delle scuole locali per protestare contro l’eliminazione del Polacco come lingua veicolare nelle scuole]


A differenza di Lettonia ed Estonia, in Lituania oltre l’80% della popolazione è autoctona, mentre il 5,8% è di etnia russa e il 6,6% di etnia polacca. La Lituania è il più ampio e il più popolato dei Paesi baltici, ed è il più omogeneo dal punto di vista etnico, linguistico e religioso. Tradizionalmente rurale e contadina, la Lituania non ha subito pesanti immigrazioni come è, invece, accaduto in Lettonia ed Estonia.

In Lituania, le minoranze russofone e polaccofone sono piuttosto esigue rispetto agli altri due Paesi baltici. Ecco perché questa Repubblica aveva da subito adottato - dopo l’indipendenza dall’Urss - una legge sulla cittadinanza meno improntata sulla “tutela etnica”. La legge all’art.10 concede automaticamente la cittadinanza a tutti i bambini nati in territorio lituano dopo la riconquista dell’indipendenza del Paese, i cui genitori sono privi di cittadinanza ma stabilmente residenti, e ciò a prescindere dalla loro origine etnica, dalla durata del periodo di residenza o dalla conoscenza della lingua lituana.

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Non lasciarsi incastrare nella logica di guerra di Trump e della Nato, investire nella pace

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trumpnotwelcome53evymenschaert 0di Charlie Le Paige | da ptb.be

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

25 maggio 2017

Per il Partito del Lavoro del Belgio (Ptb), il governo prende la strada sbagliata pensando che la sicurezza e la lotta contro il terrorismo passi attraverso la Nato, la sua logica di aumento delle spese militari e la sua politica dintervento. Al contrario si deve investire in una politica attiva di pace. Più di 12000 persone e pezzi interi del mondo associativo belga e internazionale lhanno detto ieri chiaramente nelle strade di Bruxelles: rifiutano di seguire Trump e la Nato sul sentiero della guerra.

Una riunione speciale è stata organizzata dalla Nato a Bruxelles per discutere la sua strategia di lotta contro il terrorismo e ottenere laumento dei suoi bilanci e degli interventi militari dei sui paesi membri. Donald Trump esige 119 miliardi di dollari di investimenti supplementari dai suoi alleati per arrivare alla soglia del 2% del Pil. Il Primo Ministro Charles Michel ha impegnato il Belgio sulla strada dellaumento delle spese militari, attraverso il piano di investimenti militari per sostituire in particolare i caccia (9,2 Miliardi da qui al 2030) approvata recentemente, attraverso nuove promesse di contributi per lintervento belga in Iraq e in Siria e congelando i risparmi previsti dalla Difesa da qui al 2018.

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I comunisti russi, la situazione internazionale e la lotta antimperialista

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simonenko 17mocongressoDal rapporto presentato al 17° Congresso del Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR) | da kprf.ru

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Del rapporto presentato al 17° Congresso del Partito Comunista della Federazione Russa (27 maggio 2017), proponiamo la parte introduttiva, dedicata all'analisi della situazione internazionale e al ruolo dei comunisti nella lotta antimperialista.

La crisi del capitalismo: il segnale della putrefazione

Il mondo è immerso in una profonda crisi sistemica. Questa genera instabilità e minaccia una nuova guerra mondiale. Questa è l'essenza della fase attuale del capitalismo. I vizi insiti a questo sistema hanno assunto oggi un carattere globale.

Le crisi sono una caratteristica essenziale dell'economia capitalistica. Nel corso della sua storia il capitalismo ha attraversato molte crisi. L'attuale dura già da quasi un decennio. E' la più forte dai tempi della Grande Depressione negli Stati Uniti e non ha colpito singoli settori, ma l'intero sistema.

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