Il popolo argentino si mobilita contro le politiche antipopolari di Mauricio Macri

Il popolo argentino si mobilita contro le politiche antipopolari di Mauricio Macri

Per un fronte nazionale contro gli aggiustamenti, i rialzi delle tariffe e i licenziamenti

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Cuba, un’isola africana

Cuba, un’isola africana

da avante.pt

Evidenziando i legami storici che uniscono i popoli di Cuba e Africa, Amilcar Cabral un giorno affermò che la terra di Fidel è “un’isola africana persa nel Mar dei Caraibi”. Sentimento condiviso dal rivoluzionario cubano, per il quale Cuba è…

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L’esperienza della Gioventù Comunista in Unione Sovietica offre una lezione

L’esperienza della Gioventù Comunista in Unione Sovietica offre una lezione

Le discussione su come approfondire le riforme nella Lega Comunista Giovanile in Cina non finisce mai. Al riguardo, l'esperienza della Unione Leninista Comunista Giovanile dell'Unione Sovietica può servire da riferimento.

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Continua la persecuzione di Israele contro gli attivisti della causa palestinese

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moaracrivelenteNota del Partito Comunista del Brasile (PCdoB) | da www.resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it

Espulsa da Israele la militante comunista Moara Crivelente

L’accademica brasiliana Moara Crivelente, militante del Partito Comunista del Brasile (PCdoB) e membro della sua Commissione di Politica e Relazioni Internazionali, è stata arrestata, nella notte del 23 luglio, dallo Stato di Israele, mentre cercava di visitare la Palestina occupata, nell’ambito della sua ricerca per il corso di Dottorato in Politica Internazionale e Risoluzione dei Conflitti dell’Università di Coimbra. Per sette ore è stata interrogata ed alla fine è stata espulsa, con il divieto di entrare nel paese nei prossimi dieci anni.

Durante il lungo interrogatorio, la polizia israeliana ha insistito, invano, perché la brasiliana fornisse i nomi dei palestinesi con i quali era in contatto.

Moara è una delle centinaia di persone che sono espulse ogni anno, mentre cercano di visitare la Palestina. La presunta “unica democrazia” del Medio Oriente, menzogna venduta dalla milionaria propaganda sionista, è in realtà un regime razzista, militarista, repressivo e colonialista. Viola persino le moderate risoluzioni dell’ONU che cercano timidamente di proteggere i diritti dei palestinesi. Nel frattempo, grazie al potente appoggio degli USA, né l’ONU né il suo Consiglio di Sicurezza assumono misure efficaci per frenare il massacro contro l’eroico popolo oppresso.

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Evo Morales: “Gli Stati Uniti non cessano di cospirare contro la Bolivia”

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imperialismoatacaboliviada www.resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it

Gli Stati Uniti non cessano di cospirare contro la Bolivia. Lo ha denunciato il presidente Evo Morales, il 29 luglio, dopo le rivelazioni di incontri di funzionari dell’ambasciata nordamericana con oppositori del governo.

“Nonostante l’espulsione dell’ambasciatore nel 2008, il governo degli Stati Uniti non cessa di cospirare con zelo contro la nostra Rivoluzione Democratica e Culturale”, ha scritto Evo nel suo profilo su twitter @evoespueblo.

Il giorno prima, il ministro del governo, Carlos Romero, aveva detto che l’incaricato d’affari degli Stati Uniti in Bolivia, Peter Brennan, ha ammesso i suoi incontri con l’opposizione, tentando di giustificarli.

Il ministro ha avvertito che le riunioni dei diplomatici statunitensi con l’opposizione indeboliscono le relazioni bilaterali e costituiscono un’intromissione negli affari interni della Bolivia.

Così ha detto Romero a Brennan in un incontro, in cui sono stati affrontati diversi temi, tra cui i legami dei funzionari statunitensi con settori della destra e la lotta contro il narcotraffico.

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Gli sforzi incessanti di Hillary Clinton per sabotare il Venezuela

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clinton hillaryda www.resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it

Nonostante i suoi richiami pubblici all’amicizia con il Venezuela, le e-mail trapelate del Comitato Nazionale Democratico rivelano che, durante il suo mandato di segretaria di Stato, Hillary Clinton, a porte chiuse, ha continuato a promuovere la sovversione contro il paese latinoamericano.

Le e-mails, diffuse da Wikileaks il 22 luglio, rivelano che, durante il suo mandato come segretaria di Stato nordamericana, Clinton aveva chiesto all’allora vicesegretario di Stato per gli Affari dell’Emisfero Occidentale, Arturo Valenzuela, come fosse possibile “contenere” (l’ora scomparso leader venezuelano) Hugo Chavez. Valenzuela aveva accennato alla necessità di contattare altri partners regionali per contribuire a minare Chavez.

“Abbiamo bisogno di considerare attentamente le conseguenze dell’affrontarlo pubblicamente, ma dovremmo ricercare nuove opportunità in altri paesi della regione per agire”.

Le e-mails trapelate confermano la tendenza continua degli USA ad attuare interventi segreti in relazione al Venezuela e ad altri governi di sinistra in America Latina, come quelli di Cuba e dell’Ecuador. Wikileaks ha anche svelato la strategia dell’ambasciata degli USA nel 2006 per l’allora democraticamente eletto presidente Chavez che affermava che “un approccio creativo degli USA ai partners regionali di Chavez porterà a una spaccatura tra loro”.

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Il “Fronte al Nusra” cambia nome. Il Vescovo Audo: puro tatticismo, i 'ribelli moderati' non esistono

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AL NUSRA facebookda www.fides.org

Aleppo (Agenzia Fides) - La scelta della fazione jihadista Jabhat al-Nusra di cambiare nome e di annunciare la propria fuoriuscita formale dalla rete di al Qaida rappresenta “una pura mossa tattica per accreditare il simulacro di una fantomatica 'ribellione islamista moderata' che sarebbe presente nel ventaglio di forze impegnate nella guerra contro Assad. Una entità che in realtà non esiste”. Ne è convinto il gesuita siriano Antoine Audo, Vescovo caldeo di Aleppo. “Cambiare il nome, e dichiarare a parole la propria uscita dalla rete di al Qaida” dichiara il Vescovo della città martire siriana all'Agenzia Fides, “non cambia assolutamente nulla sul piano della realtà. Loro sono gli stessi, esponenti delllo stesso estremismo sunnita jihadista. Cambiano nome per puro tatticismo. Un gioco ingannevole, per provare a presentarsi come rappresentanti di quella immaginaria 'opposizione moderata siriana' di cui sembrano avere bisogno certi poteri per continuare a perseguire i propri disegni sulla Siria”. 

Ieri, giovedì 2o luglio, Abu Muhammad al-Jawlani, capo militare del Fronte al Nusra, ha annunciato che il gruppo d'ora in poi si chiamerà Jabhat Fatah Al-Sham (“Il Fronte per la Conquista del Levante”).

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Fermiamo la repressione anticomunista in Ucraina!

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Alle AleksandrovskoiyDichiarazione del Partito Comunista della Federazione Russa | da solidnet.org

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Libertà per Alla Aleksandrovskaya!

Sul territorio dell’Ucraina continuano a compiersi atti di arbitrio giuridico e di ricatto politico. Un’altra vittima della scandalosa pressione è la difensora degli interessi dei cittadini più svantaggiati del paese, deputata dell’Ucraina per quattro legislature, cittadina onoraria della città di Kharkov, prima segretaria del Comitato regionale di Kharkov del Partito Comunista di Ucraina, Alla Aleksandrovskaya. Il Servizio di sicurezza dell’Ucraina ha illegalmente arrestato la compagna con accuse inventate di “minaccia all’integrità territoriale e all’inviolabilità dell’Ucraina”. Il 30 giugno, il Tribunale Distrettuale Kievsky di Kharkov, in base a prove inventate, ha sentenziato la custodia di due mesi di Alla Aleksandrovskaya.

Ciò che sta accadendo a Kharkov si inserisce perfettamente nella campagna propagandistica per la cosiddetta “decomunistizzazione”. E’ da lungo tempo che Alla Aleksandrovskaya è bersaglio di una martellante campagna dei media ucraini. Da parte dei nazional-radicali, nei suoi confronti, sono state avanzate accuse infondate, sono risuonate minacce, attuate provocazioni, e persino aggressioni e percosse. Tutte queste manifestazioni, che palesemente richiamano i metodi di Bandera, violano la Costituzione del paese, ma le autorità ucraine non hanno fatto nulla per impedirli. La ragione sta nel fatto che il regime al potere in Ucraina si ispira ad essi, pratica la violenza nei confronti dei dissidenti e perseguita i comunisti.

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Gli Stati Uniti, Fetullah Gulen e le sue ramificazioni in America Latina

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gulen americalatinada lantidiplomatico.it

Il movimento del religioso Gulen, che la Turchia indica come artefice del colpo di stato fallito, conta su diverse ramificazioni in America Latina. Alcuni esperti segnalano che la CIA utilizza per i propri scopi la capacità di mobilitazione dei seguaci di Hizmet

Le ramificazioni della potente organizzazione guidata da Fetullah Gulen, il religioso turco assurto agli onori delle cronache dopo il colpo di stato fallito in Turchia che il presidente Recep Tayyip Erdogan ha accusato esserne l’organizzatore, affondano fino in America Latina come rivela Ernesto J. Navarro in un articolo per l’emittente russa RT. 

Il miliardario Gulen, un islamista ‘moderato’ al pari di Erdogan, è il leader indiscusso dell’Alleanza per i Valori Condivisi e dell’organizzazione Hizmet (servizio), che viene paragonata all’Opus Dei e fu fondata con l’appoggio degli Stati Uniti nel 1980 per arginare e combattere l’influenza della sinistra turca. Hizmet controlla oltre un migliaio di scuole e università in 180 paesi, tra cui Stati Uniti e America Latina. 

Inoltre possiede la proprietà di banche, centri sanitari, aziende costruttrici e mezzi di comunicazione. Secondo quanto informa Global Research: «Da molto tempo Gulen gioca un ruolo centrale nella politica estera statunitense, mirando a trasformare tutti i paesi vicini di Cina e Russia in loro nemici, in modo da isolare e indebolire le due potenze che possono minacciare l’egemonia mondiale della superpotenza statunitense». 

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Una stagnazione costruita

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auto abbandonatadi Anonimo Keynesiano per Marx21.it

Dal 2013 un antico spettro è tornato a percorrere le stanze del Fondo Monetario Internazionale e delle principali istituzioni economiche occidentali: quello della stagnazione secolare. Il concetto, battezzato dall’economista keynesiano Alvin Hansen nel 1939, si riferisce alla possibilità che un rallentamento nella crescita della popolazione e/o nel progresso tecnologico e nella scoperta di nuovi territori fertili ed abitabili possa determinare una tendenza dell’economia alla stagnazione nel lungo periodo.

L’idea che vari fattori di carattere strutturale, al di là della crisi finanziaria scaturita nel 2007-2008, siano all’origine della bassa crescita della produttività registrata negli USA e nell’Eurozona, così come della scarsa crescita del PIL soprattutto in quest’ultima area, è stata recuperata proprio nel 2013 dall’economista Larry Summers, già Segretario al Tesoro degli Stati Uniti per l'ultimo anno e mezzo della presidenza Clinton. Nelle varie occasioni in cui Summers ha trattato il tema della stagnazione secolare, è interessante notare come un esponente di spicco di quel pensiero mainstream che ha contribuito a demonizzare la politica fiscale come possibile strumento di abbattimento della disoccupazione e lotta alle disuguaglianze veda ora in essa l’unica via d’uscita dal tunnel.

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Pechino contro le ingerenze USA nel Mar Cinese Meridionale

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portaerei mareda “Avante!”, Settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

La tensione nel Mar Cinese Meridionale ha dominato il dibattito della 49° riunione ministeriale dell’ASEAN, svoltasi questa settimana a Vientiane. Pechino avverte gli Stati Uniti che l’Asia Orientale ha bisogno di collaborazione, e non di ingerenze.

Il ministro cinese degli Affari Esteri, Wang Yi, ha fatto appello alla promozione di relazioni tra la Cina e l’Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico (ASEAN), attraverso l’ampliamento della fiducia reciproca e l’approfondimento della cooperazione e il mantenimento della stabilità regionale. Le dichiarazioni sono state rilasciate domenica 24 luglio, all’inizio della riunione ministeriale dell’organizzazione, a Vientiane, capitale del Laos, paese che ha assunto quest’anno la presidenza dell’associazione.

All’ASEAN aderiscono 10 stati (Indonesia, Malaysia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Myanmar, Cambogia, Laos e Vietnam), e ai suoi lavori partecipano anche rappresentanti di altri paesi, come la Cina, il Giappone e gli Stati Uniti.

Il 12 luglio, la Corte Permanente di Arbitrato, con sede a L’Aia, ha deciso a favore delle Filippine sul reclamo presentato unilateralmente da questo paese contro i diritti storici cinesi sul Mar Meridionale Cinese. Pechino ha respinto energicamente il verdetto, che considera “nullo e privo di validità” e che “non accetta e non riconosce”, e ha insistito perché le parti coinvolte risolvano le loro divergenze “pacificamente, attraverso dei negoziati”, senza l’interferenza di terzi.

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Il moto ondoso dei mercati

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borse personedi Demostenes Floros | da abo.net

Brexit, cronaca internazionale e l’avanzata della domanda di greggio hanno generato nuove oscillazioni nelle quotazioni del petrolio che subisce anche le ultime decisioni delle istituzioni monetarie internazionali

A giugno i prezzi del petrolio sono stati caratterizzati da una forte volatilità. In particolare, il Brent Crude North Sea ha aperto a 49,68 dollari al barile e ha chiuso a 49,71 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate ha aperto a 48,87 dollari al barile e ha chiuso a 48,36 dollari al barile. Nell’ultima parte del mese e ad inizio luglio il barile viene scambiato, in media, a 45-46 dollari al barile a causa dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e per altri eventi internazionali che hanno destato nei mercati la preoccupazione che tale situazione possa influire negativamente sulla già fragile economia globale e quindi rallentare la domanda mondiale di petrolio. 

Nonostante il fallimento del vertice Opec del 2 giugno a Vienna, in cui gli Stati membri non sono riusciti a trovare un accordo né sul congelamento della produzione né sul ritorno a un tetto di produzione, entrambe le qualità hanno raggiunto il loro picco mensile l’8 giugno, stabilendo i rispettivi record da ottobre 2015 di 52,72 dollari al barile e da luglio 2015 di 52,08 dollari al barile. Probabilmente questa tendenza al rialzo registrata a inizio giugno è dovuta alla dichiarazione rilasciata da Janet Yellen, governatore della Federal Reserve statunitense, la quale "intende innalzare i tassi di interesse solo gradualmente, trattenendosi dallo specificare qualsiasi lasso di tempo, prendendo le distanze dalla sua posizione del 27 maggio scorso nella quale annunciava tale misura nei mesi a venire". 

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Migranti e keynesismo militare

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industria bellicadi Guglielmo Carchedi | da sinistrainrete.info

Pubblichiamo come contributo alla discussione

I. Nella discussione attuale sugli immigrati si fa una distinzione tra migranti economici e rifugiati politici. Solo i rifugiati politici dovrebbero essere accolti per ragioni umanitarie. I migranti economici dovrebbero essere messi in prigione (come proposto dal partito razzista olandese) o accolti a fucilate (come proposto dal partito razzista tedesco). La distinzione tra rifugiati politici ed economici è falsa, ipocrita e cinica. Se le guerre creano povertà, i rifugiati politici sono anche migranti economici. E se i migranti economici scappano dalla disoccupazione e dalla povertà creata dalle guerre, i migranti economici sono anche rifugiati politici. Tutti devono essere accolti per ragioni umanitarie.

Gli xenofobi e razzisti nostrani se ne fregano delle ragioni umanitarie. Per loro i migranti economici dovrebbero essere respinti perché essi ruberebbero il lavoro agli Italiani. Falso. L'Italia è un paese a forte decrescita. La presenza degli immigrati è tale che se improvvisamente domani partissero, il paese andrebbe a rotoli. Senza gli immigrati, interi settori fallirebbero e molti italiani perderebbero il loro lavoro.

Ma, proseguono i beceri difensori del patrio suolo, se non ci fossero stati gli immigrati, quei lavori sarebbero andati ai lavoratori Italiani. Questo è il tipico esempio in cui si dà la colpa alla vittima. La questione è: chi ruba il lavoro agli Italiani? Non certo gli immigrati. Sono certi imprenditori che, approfittandosi della debolezza contrattuale degli immigrati, possono assumerli illegalmente o comunque a salari inferiori a quelli che dovrebbero pagare ai lavoratori Italiani. 

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La NATO è la maggiore minaccia per l’Europa

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nato riunione 500pxdi António Abreu | da resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it

Con le sue ultime decisioni, la NATO pone sull’orlo del conflitto nucleare una serie di paesi dell’est europeo con circa un centinaio di milioni di abitanti. La guida della NATO, gli Stati Uniti, è lontana dal luogo del conflitto, ancora una volta nella storia, e mostra disprezzo per la vita di tante persone innocenti!

Al vertice dell’8 e 9 luglio a Varsavia, e con le più grandi esercitazioni militari mai realizzate in Europa, che erano cominciate giorni prima, diverse sono state le decisioni gravi, come riferito da molti commentatori come Eric Draitser*.

Particolarmente grave è l’espansione della presenza militare della NATO, con basi permanenti e sistemi di scudo anti-missile lungo le frontiere della Russia, particolarmente in Polonia e nei paesi baltici, Estonia, Lettonia e Lituania. Sulla base di una presunta minaccia russa che si sarebbe manifestata quando questo paese ha accettato l’integrazione nel territorio della Federazione Russa della Crimea, decisa a stragrande maggioranza dalla sua popolazione in un referendum, o quando la Russia ha appoggiato le popolazioni russe del Donbass, aggredite, come in Crimea, dalle orde fasciste che gli USA avevano scatenato a sostegno del golpe in Ucraina.

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In Brasile l’Assemblea Mondiale della Pace (17/19 novembre 2016)

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cartaz assembleia cmp brasilda cebrapaz.org.br

Traduzione di Marx21.it

São Luís (Stato di Maranhao) sarà la capitale della lotta per la pace in novembre. Il Consiglio Mondiale della Pace (CMP) svolgerà per la prima volta in Brasile la sua Assemblea e ha scelto il Maranhao, che ha immediatamente offerto la propria ospitalità, come punto di incontro dei movimenti impegnati nella lotta contro la guerra e l’oppressione.

Il Consiglio Mondiale della Pace invita tutte le forze democratiche, che si impegnano per un mondo più giusto, di amicizia e cooperazione tra i popoli, i lavoratori, la gioventù, le donne, i neri, gli indigeni e tutti i movimenti sociali impegnati nella costruzione di nuove relazioni, libere dalla dominazione e dallo sfruttamento, ad appoggiare e a partecipare all’Assemblea Mondiale della Pace, dal 17 al 19 novembre, e alla Conferenza Mondiale della Pace, il 20 novembre, a São Luís.

Sarà un momento di unità antimperialista, in cui denunceremo i rischi imposti all’umanità da un progetto egemonico che si fonda su relazioni di potere ed oppressione, minacce, guerra e sulla militarizzazione del pianeta a detrimento delle aspirazioni dei popoli a diritti, dignità, giustizia e pace.

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Il diritto ad intervenire

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surendra wardi Vijay Prashad (marxista indiano e professore al Trinity College di Londra) | da www.thehindu.com

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

L'intervento umanitario è stato usato spesso come pretesto per i cambiamenti di regime. Una breve storia della lotta della comunità globale per accordarsi sul terreno delle regole.

Seduti nel loro palazzo presidenziale nel 1991, il Presidente iracheno Saddam Hussein e il suo Ministro della Cultura Hamad Hammadi scrissero una lettera a Mikhail Gorbaciov, Presidente dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Hussein e Hammadi speravano che l'URSS li avrebbe aiutati a salvare l'Iraq dallo sbarramento occidentale. Hammadi, che comprendeva il cambiamento negli affari internazionali, disse ad Hussein che la guerra aveva lo scopo “non solo di distruggere l'Iraq, ma quello di eliminare il ruolo dell'Unione Sovietica così che gli Stati Uniti potessero controllare il destino dell'umanità”. Infatti, dopo la Guerra del Golfo del 1991, l'Urss è crollata e gli Usa sono emersi come l'unica superpotenza. L'età del unipolarismo americano era sorta.

Un giubilante Presidente americano George H. W. Bush inaugurò un “Nuovo Ordine Mondiale”, cioè “un mondo dove la supremazia del diritto (rule of law) soppianti la legge della giungla (rule of jungle)”. Sono gli Stati Uniti, avvertì, che vivono secondo “lo stato di diritto”, mentre sono i nemici degli Stati Uniti - “gli attuali e i potenziali despoti in giro per il mondo” - che vivono secondo la “legge della giungla”. In questo nuovo mondo, “non c'è alternativa alla guida american” disse Bush, quindi “di fronte alla tirannia, non lasciamo che nessuno dubiti della credibilità e dell'affidabilità americane”. I nemici degli Stati Uniti – tiranni e despoti – avrebbero affrontato la dominazione completa dei militari americani. Il predecessore di Bush, Ronald Reagan, aveva già voluto perseguire “spostati, schizzati e squallidi criminali” che si opponevano alle politiche americane, ma era stato trattenuto dall'Unione Sovietica e dalle lotte di liberazione popolari in Africa e in America Latina. Il collasso dell'Urss e l'indebolimento del Terzo Mondo hanno fornito agli Usa un'opportunità tremenda.

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Italia, la crisi in arrivo

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italia donna bandieradi Jacques Sapir | da sinistrainrete.info

La situazione delle banche italiane è ormai critica. La pratica della loro ricapitalizzazione occuperà gran parte dell’estate. Essa mette in discussone direttamente le regole della Unione bancaria, che è entrata in vigore il 1° gennaio 2016. L’incapacità del governo italiano di rispettare le regole dell’Unione bancaria mette in evidenza il cattivo funzionamento, in via di peggioramento, dell’ Eurozona.

La quota dei prestiti denominati «non performing» nel bilancio delle banche ha ormai raggiunto quasi il 18%, secondo uno studio FMI [1]. A parte il caso della Grecia, dove il tasso arriva oltre il 34%, questo è il tasso più alto dell’Eurozona. Il Portogallo segue peraltro questa tendenza, ma a un livello ben inferiore, poiché la percentuale di debito cattivo è « solo » del 12%. In sintesi, si stima il volume totale a 360-400 miliardi di Euro, dei quali dai 70 ai 100 da coprire, o da parte dello Stato o da altri meccanismi.

Va notato qui che il movimento della quota di « cattivi debiti » può essere correlato a molte cause diverse. In Irlanda e in Spagna, è stata una speculazione immobiliare a causare il movimento. Niente del genere nel caso dell’Italia, cosa che rende la progressione dei debiti negativi ben più inquietante. Questi ultimi vengono da prestiti che sono stati concessi dalle banche regionali italiane alle piccole e medie imprese della penisola. In realtà, è il ristagno economico degli ultimi anni la causa di questa crisi bancaria che avviene oggi in Italia.

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L’accerchiamento olimpico della Russia

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bandeiras russia olimpicada “Abril” | Traduzione di Marx21.it

Ciò che in causa con il tentativo di bandire tutti gli atleti russi dai Giochi di Rio non è la lotta al doping che, va detto, non è un’esclusiva della Russia.

Il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) ha confermato la decisione dell’Associazione Internazionale della Federazione di Atletica (IAAF, la sigla in inglese) di proibire alle squadre della Russia, per quanto riguarda l’atletica, di partecipare a qualsiasi competizione, compresi i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. La notizia è stata accolta con entusiasmo sull’altro lato dell’Atlantico, con il The New York Times che prevede “che altre organizzazioni sportive puniranno le squadre russe”.

In causa sono le accuse al governo russo di avere patrocinato l’uso del doping alle Olimpiadi Invernali di Soci (Russia), nel 2014. Alla decisione della IAAF ha fatto seguito la recente presentazione di un rapporto del giurista canadese Robert McLaren che conferma le accuse.

Due settimane prima dell’avvio dei Giochi di Rio, un gruppo di responsabili delle agenzie nazionali anti-doping hanno inviato una lettera al presidente del Comitato Olimpico Internazionale per chiedere la sospensione del Comitato Olimpico della Russia e degli atleti russi dalle prossime Olimpiadi. Ma la lettera promossa da Travis Tygert, il responsabile per la lotta al doping negli USA, afferma anche: gli atleti russi che si sottopongano a test da parte di entità indipendenti potranno partecipare, ma non con la bandiera russa. L’obiettivo non è prendere di mira gli atleti che non rispettano le regole anti-doping, ma piuttosto tutti gli atleti russi e la Federazione Russa nel suo complesso.

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Terrorismo e disintegrazione mediorientale

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iraqiran mappadi Federico La Mattina
da imesipalermo.blogspot.it

Il Medio Oriente continua ad infiammarsi: procede la lotta su più fronti contro l’IS ma siamo ancora lontani dalla fine del conflitto. Iraq e Siria sono frammentati e la più grande sfida del futuro sarà la pacificazione etnico-religiosa della regione. In difficoltà in casa, l’IS fa sentire i propri colpi di coda altrove: dal mondo islamico all’Occidente, che si tratti di “lupi solitari” convertiti all’estremismo o di cellule jihadiste (spesso cresciute e pasciute nelle metropoli occidentali). Molti in Occidente cadono nella paura dello “scontro di civiltà” e in Italia tornano di moda gli scritti di Oriana Fallaci. 

Parlare di uno “scontro di civiltà” è però sbagliato nonché funzionale alla propaganda jihadista: più se ne parla più lo si fomenta di fatto. Lo storico Franco Cardini ci ricorda che l’Islam non conosce autorità di tipo ecclesiale abilitate a parlare a nome di tutte le comunità islamiche, che sono di fatto autocefale[i] ed è bene tenere presente che la maggior parte delle vittime del terrorismo islamico sono esse stesse musulmane. Massimo Campanini, storico del mondo islamico, fa notare come la lotta interna “civile” scatenata dalle organizzazioni estremiste e terroriste sia essenzialmente anti-slamica, proprio perché scatena una “fitna” intesa come guerra civile tra islamici[ii]. Inoltre – come ho avuto modo di argomentare altrove[iii] –  nel subbuglio mediorientale le questioni geopolitiche e geoenergetiche prevalgono sul pur influente discorso settario. La partita iraniano-saudita è essenzialmente geopolitica e spiegazioni di tipo esclusivamente “culturale” non riescono a mettere in luce le complesse dinamiche regionali e il gioco di alleanze che ne consegue. 

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La Costituzione di Maria Elena Etruria

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di Pino Cabras e Ugo Dighero

La Costituzione ancora vigente ha un testo bellissimo e chiaro perché i costituenti si impegnarono tanto a renderlo tale. Il presidente dell’Assemblea costituente Terracini stabilì una pausa dei lavori prima della votazione finale della Costituzione, per concedere al grande latinista Concetto Marchesi (anche lui deputato della Costituente) ben due settimane di tempo per una revisione globale, così da curare la pulizia linguistica e la coerenza sintattica e stilistica del testo della Costituzione della Repubblica italiana.

Ora ascoltate invece dalla voce dell’attore Ugo Dighero tutto l’obbrobrio del nuovo testo, il suo contorto e truffaldino incasinamento, la sua pochezza non soltanto stilistica ma giuridica, i rimandi complicatissimi già in sé rivelatori di una paralisi del pensiero, scritti come quei codicilli con cui la Banca Etruria di papà Boschi fregava i risparmiatori.

Il Referendum invece è chiaro. NO è la risposta giusta.

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La Turchia alle soglie dell’Europa

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european union and turkey 8712836155854cxb 768x512di Spartaco Puttini | da fondazionefeltrinelli.it

Per quanto oggi possa sembrare paradossale c’è stato un momento in cui l’ascesa al governo del partito islamista Giustizia e Sviluppo (AKP) di Erdogan era apparso a molti, dentro e fuori la Turchia, come un’occasione di democratizzazione della società e della politica turche. Il fondatore della Turchia moderna, Kemal, aveva impostato un processo di modernizzazione e occidentalizzazione dall’alto dai tratti fortemente autoritari ed aveva lasciato a guardia di questo processo l’esercito, in qualità di garante della costituzione e della laicità dello Stato. Un esercito che da allora ha sempre avuto un costume fortemente interventista. Non bisogna dimenticare che l’ultimo golpe riuscito risale al 1997, quando venne rovesciato il governo islamista di Erbakan, padrino politico dell’attuale presidente turco.

Ci sono state due fasi nella politica di Erdogan: la prima caratterizzata dall’apertura e da una politica estera improntata alla massima “zero problemi con i vicini”. La seconda caratterizzata dalla repressione delle manifestazioni di Gezi Park, la convergenza con gli apparati dello Stato in funzione anti-curda e l’inversione polare della politica estera che ha incrinato i rapporti tra la Turchia e tutti i suoi principali vicini fino al punto di trasformare la penisola anatolica nel retrovia strategico dei gruppi jihadisti che operano in Siria. Una politica che ha portato Ankara a un passo dalla guerra con Siria, Iran e Russia. Una politica che ha sottoposto a tensione la relazione con gli Stati Uniti e con gli alleati europei. Ma l’appoggio agli elementi islamisti radicali e jihadisti ha anche avuto un forte impatto sulla politica interna provocando una radicalizzazione in alcuni settori della società turca e tensioni che nel corso dell’anno appena trascorso hanno proiettato le ombre di una strategia stragista tramite una serie di attentati che hanno scosso il paese.

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Partito Comunista, Turchia: "Non c'è alternativa che nel potere popolare"

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pc turchia bandiereda kp.org.tr | Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Il Partito Comunista invita il nostro popolo ad organizzarsi nelle file del Partito contro i nemici del popolo e dell'umanità. La liberazione è nelle nostre mani.

Non abbiamo tutti i dettagli di quanto accaduto durante il tentativo di colpo di stato che ha avuto luogo in Turchia nelle ore a cavallo tra il 15 e il 16 luglio.

Tuttavia, sappiamo molto bene che i piani sostenuti dalle forze straniere, non traendo potere dalla classe operaia, non possono sconfiggere l'oscurantismo dell'AKP né risolvere i problemi della Turchia.

Gli eventi odierni richiamano alla nostra mente, per l'ennesima volta, la realtà: o il popolo turco si organizza e si sbarazza dell'AKP o l'AKP intensificherà le politiche reazionarie, aumenterà la repressione e continueranno i massacri, il saccheggio e i furti.

L'unico potere che può rovesciare l'AKP è il potere del popolo, non c'è alternativa ad esso.

L'AKP è responsabile di tutto ciò che ha avuto luogo ieri sera. Tutti i fattori che hanno portato alla situazione e alle condizioni attuali sono il prodotto del regime dell'AKP e dei capi nazionali ed esteri che supportano l'AKP.

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