Cina e Santa Sede ... e Hong Kong

Cina e Santa Sede ... e Hong Kong

di Diego Angelo Bertozzi

La decisione del Pontefice di non incontrare il Dalai Lama va accolta positivamente, come segnale di uno smarcamento parziale dalla onnipresente campagna anti-cinese e come conferma del progressivo mutamento degli equilibri internazionali e della centralità politica ed economica dell’Asia orientale...

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I partner della Nato allargata

I partner della Nato allargata

di Manlio Dinucci

È tempo di anniversari per la Nato. Ad Amman (Giordania), il 9-10 dicembre, sono stati celebrati i venti anni del «Dialogo mediterraneo». Presenti il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg e i 28 rappresentanti del Consiglio nord-atlantico, insieme agli ambasciatori…

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Non c’è Sinistra senza un Partito Comunista

Non c’è Sinistra senza un Partito Comunista

di Alessandro Pascale

Da diversi anni il dibattito politico tra i comunisti si arroventa attorno al problema di come unire le forze disperse della sinistra. La questione è quasi sempre mal posta...

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Elezioni in Moldavia: in testa i sostenitori della politica di amicizia con la Russia

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putin moldavia pcrmnota a cura di Mauro Gemma

In Moldavia, Il Partito Socialista della Repubblica di Moldova (PSRM socialistii.md), fiero oppositore del recente Accordo di Associazione con l'Unione Europea, siglato dall'attuale governo, e che si pronuncia per l'Unione doganale con Russia e Bielorussia (la foto esposta in rilievo nel loro sito è emblematica), è al momento in testa nello scrutinio delle elezioni parlamentari svoltesi il 30 novembre. Con l'87% delle schede scrutinate, i socialisti raccolgono il 22% circa dei voti. Significativa la prima dichiarazione del leader socialista, Igor Dodon, secondo il quale “i cittadini si sono pronunciati per uno stato orientato socialmente e per un futuro di stabilità a fianco dei nostri tradizionali alleati strategici, con la Russia, nell'ambito dell'Unione doganale”.

Il Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova (PCRM www.pcrm.md) si attesta sul 18% dei consensi elettorali, scontando tra l'altro la presenza della “lista civetta” dei cosiddetti “comunisti riformatori” che, nonostante l'impressionante somiglianza del loro simbolo a quello del PCRM ha ottenuto la compiacente autorizzazione della commissione elettorale a presentarsi ugualmente alla consultazione.

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Jobs Act, il PdCI si mobilita

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renzi-piano-jobsactIl Jobs act è passato alla Camera e tornerà in aula al Senato il 2 dicembre.

In quella sede, la spaccatura che già si è verificata alla Camera, potrebbe essere più consistente. Il pericolo è tale che in caso di approvazione definitiva del Jobs act, così com’è stato approvato dalla Camera, anche la Cgil è pronta a ricorrere alla Corte di Giustizia Europea in base alla Carta di Nizza sui principi fondamentali (Art.30 “Ogni lavoratore ha il diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali”. Art.31 “ Le condizioni di lavoro devono essere giuste ed eque”. In questo caso l’articolo dice che “ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose” e “ogni lavoratore ha diritto a una limitazione della durata massima del lavoro e a periodi di riposo giornalieri e settimanali e a ferie annuali retribuite”).

Con la legge delega del governo Renzi, del resto, non solo viene abolito l’art.18, ma alzata da 12 a 36 mesi la durata dei contratti a tempo determinato senza causale, cioè quelli per cui non è obbligatorio specificare il motivo dell’assunzione, non occorrerà, inoltre soluzione di continuità tra l’uno la cessazione di un contratto ed il rinnovo dell’altro, come previsto fino ad oggi.

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Elezioni in Uruguay: è in gioco il processo democratico latinoamericano

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Frente-Amplioda Portal Vermelho | Traduzione di Marx21.it

Intervista a Rony Corbo, del Partito Comunista dell'Uruguay

Il 30 novembre, gli uruguayani sono chiamati ad eleggere il nuovo presidente. Due progetti si affrontano: Tabaré Vazquez, del Frente Amplio, che deve dare continuità al processo democratico progressista, versus Luis Lacalle Pou, del Partito Nazionale, che segue la linea neoliberale ereditata dal padre. Portal Vermelho ha intervistato Rony Corbo, della Commissione Relazioni Internazionali del Partito Comunista dell'Uruguay.

Come appartenente al PC dell'Uruguay, Corbo fa parte della coalizione di governo Frente Amplio, che concorre al terzo mandato consecutivo del paese. In un'intervista esclusiva, egli traccia il profilo dei candidati alla presidenza e dichiara a chi va il favore dei comunisti, per i quali la grande preoccupazione è il ritorno a un passato neoliberale. Corbo è ottimista è confida nel fatto che, nelle urne, il popolo riconoscerà i successi ottenuti negli ultimi dieci anni di governo. Secondo lui, c'è ancora molto da fare nel paese e occorre approfondire le conquiste e pensare a cambiamenti strutturali. Di seguito l'intervista:

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Il Partito Comunista di Boemia-Moravia: “l'antisovietismo si è trasformato in un'aggressiva russofobia”

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kscm logo orizzontaleda www.solidnet.org 

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

I comunisti della Repubblica Ceca al 16° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

Il nostro Incontro ha luogo in un momento in cui il mondo si trova vicino a una guerra globale. Il prossimo anno commemoreremo i 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e va detto che da quel momento il mondo non è mai stato così vicino a un grande conflitto militare (…) Il nostro movimento deve sapere come reagire di fronte a questa emergenza, deve essere in grado di riconoscere l'aggressore e chi invece si sta proteggendo dall'aggressione. A questo proposito, il nostro partito desidera richiamare l'attenzione sul fatto che, in un solo anno, nella pratica dei politici dell'Unione Europea e anche nella terminologia dei mezzi di informazione di massa e dei politologi dell'UE, gradualmente è andato scomparendo l'arcaico antisovietismo che si è trasformato in un'aggressiva russofobia”.

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Sacrosanto ministro Gentiloni

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libia buco gheddafidi Manlio Dinucci e Tommaso Di Francesco
il manifesto, 27 novembre 2014

«L'Italia sta attrezzandosi per fronteggiare la guerra che le si presenta alle porte?»: Gad Lerner è andato a chiederlo al nuovo ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, «formatosi nella cultura del pacifismo e del disarmo, oggi rimessa drammaticamente in discussione dall`incendio che divampa lungo tutta la sponda sud del nostro mare, a cominciare dalla vicinissima Libia».

Nell’intervista (La Repubblica, 26 novembre), che il ministero degli Esteri riporta nel suo sito dandole carattere ufficiale, Gentiloni ribadisce che, di fronte all’attuale crisi libica, «certo non rimpiangiamo la caduta di Gheddafi: abbatterlo era una causa sacrosanta». Spiega quindi che, poiché «la Libia rappresenta per noi un interesse vitale per la sua vicinanza, il dramma dei profughi, il rifornimento energetico», il governo sta lavorando per «un intervento di peacekeeping, che vedrebbe l`Italia impegnata in prima fila».

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L’Italia di Renzi e Gentiloni non condanna il neonazismo

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renzi gentilonidi Paolo Ferrero e Fabio Amato

COMUNICATO STAMPA


«Vergognosa risposta data oggi dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni sulle ragioni dell’astensione dell’Italia nell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nella votazione sulla proposta di risoluzione a proposito di «lotta alla glorificazione del nazismo, del neonazismo e delle altre tendenze suscettibili di alimentare le forme contemporanee del razzismo, della discriminazione razziale, della xenofobia e della connessa intolleranza».

La risoluzione contro il neonazismo è stata approvata dall’assemblea delle Nazioni Unite il 21 novembre 2014 con una larghissima maggioranza (115 voti a favore, incluso Israele), 55 astensioni e 3 no (Ucraina, USA e Canada). I paesi dell’Unione Europea – tra cui l’Italia – si sono astenuti. è davvero ripugnante che USA e paesi UE giungano a tale livello di spudoratezza per non delegittimare gli alleati ucraini tra le cui file abbondano i neonazisti che si sono resi protagonisti di crimini e violenze orribili in questi mesi.

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L'Italia si prepara ad un intervento militare in Libia? Ce lo chiederà l'Europa!

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napolitano bandiera marinadi Sergio Cararo | da contropiano.org

L'Italia sarebbe in prima linea per un eventuale intervento militare in Libia. A confermarlo è oggi il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, intervistato da Repubblica, ha detto che in Libia l'Italia interverrebbe sicuramente in una missione di peacekeeping, ma “rigorosamente sotto l'egida dell'Onu”. “La Libia”, ha precisato Gentiloni, “rappresenta per noi un interesse vitale per la sua vicinanza, il dramma dei profughi, il rifornimento energetico… Non a caso manteniamo aperta a Tripoli la nostra ambasciata che fornisce un supporto logistico insostituibile alla mediazione dell’Onu”. Nella regione mediorientale sottolinea il ministro degli esteri “Non potremo più delegare gli americani, peraltro strategicamente meno interessati di noi alle sorti del Medio Oriente”.

Che i paesi della Nato – e soprattutto l'Italia e altri paesi europei – stiano preparando un intervento militare in Libia, era nell'aria da tempo. Il New York Times dell'11 novembre riporta che il professore Vandewalle, studioso statunitense noto anche in Italia per libro di storia della Libia, ha di recente proposto che l’Unione europea invii una forza militare in quel paese con il compito di proteggere le istituzioni legali uscite dalle elezioni del 25 giugno scorso, le infrastrutture e la produzione di petrolio così da rafforzare il governo e accendere una speranza di stabilità. 

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Crisi di sistema e necessità di un'alternativa. Quale ruolo per i comunisti

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falcemartello stelle striscedi Alexander Höbel | da www.ricostruirepc.it

1. La crisi capitalistica come “crisi generale”

La crisi capitalistica in corso ormai da diversi anni – crisi economica ma anche sociale, politica e ideale – va connotandosi sempre di più come una “crisi generale” del sistema1. Affiancandosi a una degradazione costante dell’ambiente e del clima, frutto degli stessi meccanismi economici, essa si delinea ormai come una vera e propria “crisi di civiltà”, con rischi molto pesanti per i popoli e per l’umanità intera2. Per il geografo marxista David Harvey, sono molte le contraddizioni strutturali che rendono necessario e possibile andare oltre il capitalismo, sulla base di un “umanesimo rivoluzionario” che “unifica il Marx del Capitale con quello dei Manoscritti economici e filosofici del 1844”3.

Dal canto suo Thomas Piketty, pur muovendo da presupposti non marxisti, ha confermato con una notevole mole di dati che negli ultimi decenni le diseguaglianze di reddito e nella distribuzione delle ricchezze si sono enormemente ampliate4. Ne risulta dunque smentita la tesi, propria anche di diversi premi Nobel per l’economia, di una tendenza alla “convergenza” dei redditi frutto dei meccanismi del mercato; al contrario, è ampliamente confermata l’analisi di Marx sul capitalismo come sistema polarizzante, ossia come sistema che tende ad allargare le differenze sul piano economico e sociale, ponendo sempre di più ristrette e potentissime oligarchie – la “classe capitalistica transnazionale”5 – in contraddizione violenta con gli interessi e la vita di masse sterminate di donne e uomini.

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Cesare Procaccini: "Un astensionismo drammatico che mette a rischio la democrazia"

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broken pencil by acrophobicowl-d509od1Il primo dato emerso dalle elezioni regionali di domenica scorsa in Emilia Romagna e Calabria è rappresentato dall’astensionismo (hanno partecipato al voto il 38% circa degli aventi diritto nella prima regione ed il 43% circa nella seconda), esploso a livelli mai conosciuti precedentemente. Questo dato è il segno di una sconfitta netta del governo Renzi che, con le sue riforme antipopolari, sta progressivamente restringendo gli spazi di democrazia. Penso alla scellerata riscrittura della Costituzione, all’antidemocratico sistema elettorale chiamato Italicum, all’accanimento contro i diritti dei lavoratori operato con il JobsAct. Uno scollamento forte tra governo e Paese che si accompagna ad una crescente e straordinaria mobilitazione del sindacato che ha risvegliato e richiamato alla lotta il mondo del lavoro, stanco di subire gli effetti di una crisi ingiusta e senza fine.

Rivolgo un ringraziamento ai compagni e alle compagne che nelle due Regioni hanno permesso di registrare un risultato assai significato per le liste sostenute dai Comunisti Italiani (3,7% in Emilia e 4,4% in Calabria). In particolare, desidero complimentarmi col Professor Piergiovanni Alleva, eletto nel consiglio regionale emiliano e con noi impegnato nella ricostruzione del Partito Comunista e di una sinistra di classe più forte.

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25 novembre. No alla violenza contro le donne!

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noviolenzasulledonnedi Marica Guazzora
da donneinrosso.wordpress.com

La violenza degli uomini contro le donne non si ferma, in ogni parte del mondo.

“Ogni forma di violenza perpetrata nei confronti della donna è femminicidio. Non si viola solo il corpo, si viola la dignità, si calpesta la persona. E’ il predominio del maschio. E’ il sopruso del più forte nei confronti del più debole, che non si manifesta solo in questo campo. Le violenze degli uomini contro le donne non hanno passaporto: i violenti non hanno nazionalità. La violenza sulle donne è un fenomeno che non ha altra identità se non quella di genere maschile.

La maggior parte delle violenze le donne le subiscono in casa, dai propri uomini italiani, le statistiche parlano chiaro. Ma di questo si preferisce tacere mentre nel 53% dei casi l’aggressore di una donna è il proprio marito o partner, seguono le donne che dichiarano di subire violenza dal proprio convivente (9%), da parte del fidanzato (2%), mentre sono soltanto il 2% le donne che dichiarano di aver subito violenza o maltrattamenti da parte di uno sconosciuto.

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Allarme Cina negli Usa

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china-usa-bacchettedi Manlio Dinucci
da il manifesto, 25 novembre 2014

Il governo cinese ricorre a «sleali» pratiche commerciali, stimolando l’economia e le esportazioni con incentivi statali invece di intraprendere «sostanziali riforme economiche»: è questa la prima accusa contenuta nel rapporto presentato in novembre al Congresso degli Stati uniti dalla US-China Economic and Security Review Commission.

Nonostante l’aumento dell’export Usa in Cina, il deficit degli Stati uniti negli scambi commerciali con la Cina è salito nel 2013 a 318,4 miliardi di dollari, e continua ad aumentare. Si tratta del più alto deficit registratosi, su scala mondiale, negli scambi commerciali tra due paesi. Il valore dei prodotti made in China importati dagli Stati uniti supera di quattro volte quello dei prodotti made in Usa esportati in Cina. Ciò ha contribuito a provocare un calo del 29%, dal 2001 al 2014, dell’occupazione nel settore manifatturiero statunitense.

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America Latina. Verso l'egemonia post neoliberista

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acn banderas mercosurdi Emir Sader* | da alainet.org

Traduzione di Marx21.it

L'America Latina è stata la prima vittima del neoliberismo. La nostra regione è stata quella con il maggior numero di governi neoliberisti più radicali.

Basti pensare a ciò che era lo stato sociale cileno, tra i più avanzati del continente, e come tali conquiste sono state distrutte, da processi di mercantilizzazione di diritti conquistati dai cileni nel corso di decenni. O vedere come l'Argentina autosufficiente sul piano energetico, abbia avuto la sua impresa statale privatizzata e consegnata a corporazioni multinazionali.

Proprio per questo, l'America Latina si è affermata come il continente dove sono apparsi e sviluppati governi che cercano di superare il neoliberismo, un fenomeno unico nel mondo di oggi. Non è possibile mettere in dubbio il fatto che tali governi abbiano rappresentato la forma più efficace di risposta alla crisi del neoliberismo. Basta guardare a come hanno reagito questi governi e i risultati che hanno ottenuto e paragonarli a paesi del continente che non lo hanno fatto – come il Messico – o all'Europa, che insiste con le risposte neoliberiste alla crisi neoliberista, buttando benzina sul fuoco e sprofondando in una crisi che non vede uscita all'orizzonte.

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Podemos e la nuova Weimar europea

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tsipras-iglesiasdi Alessio Arena | da frontepopolare.net

Pubblichiamo un articolo del compagno Alessio Arena, dei GC di Milano, come utile contributo a una maggiore conoscenza delle vicende della sinistra in Europa e al confronto sui compiti e le prospettive dei comunisti

«Lo spontaneismo non esiste, e se esiste è organizzato». Questa fondamentale lezione di Lenin, formulata ormai un secolo fa, sembra oggi essere scomparsa dalla coscienza dell’opinione di sinistra, facile preda della capacità egemonica e di orientamento delle classi dominanti e dei loro mezzi di comunicazione di massa. Il fiorire repentino di soggettività politiche prive di radicamento sociale, ma oggetto di attenzione quasi maniacale da parte dei media, suscita in essa entusiasmo e smanie di emulazione, invece che sospetto e interrogativi inquietanti.

Il caso di Podemos in Spagna, “piattaforma politica” promossa in gennaio dall’opinionista televisivo Pablo Iglesias e da un gruppo di altri “giovani” operatori del settore della comunicazione, subito sostenuti da Izquierda Anticapitalista (equivalente iberico dei succedanei di Sinistra Critica in Italia) e da altri vecchi arnesi della “sinistra radicale” anticomunista e recentemente trasformatosi in partito, sembra essere in questo senso paradigmatico.

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Uscire dalla NATO. Si può essere in maggioranza

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notonatodi Giulietto Chiesa | da megachip.globalist.it

Un lettore descrive una scena emblematica sulla presenza militare in Italia. Giulietto Chiesa lancia la proposta: battiamoci per uscire dalla Nato

Buongiorno Giulietto, 
mi trovo in auto con un mio collega e nel tratto tra Venezia e lo svicolo per Bologna abbiamo viaggiato all' interno di una colonna infinita di mezzi da guerra americani. All'interno soldati in tuta mimetica con addirittura l'elmetto in testa. Quel che è peggio ė che nessun mezzo aveva una targa. Una situazione spaventosa che ė solo indicativa di un qualche tipo di escalation: mai mi ė capitato di vedere una simile colonna di mezzi militari, nemmeno italiani. Per la prima volta, pur sapendolo da molto tempo, mi sono sentito davvero sotto occupazione.

Ho fatto alcune foto con la macchina fotografica e che ora non riesco ad allegare, che purtroppo non rendono l'entità della colonna che viaggiava presumibilmente verso Vicenza.

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Contributo del Partito Comunista Portoghese al 16° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

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pcp bandiera closeupda www.pcp.pt | Traduzione di Marx21.it

A nome del Partito Comunista Portoghese, salutiamo tutti i partiti presenti al 16° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai e, particolarmente, il Partito Comunista dell'Ecuador che ospita questo incontro, riaffermando l’impegno a contribuire per la collaborazione e la solidarietà internazionalista.

I – L’aggravamento della crisi strutturale del sistema capitalista continua a marcare i principali sviluppi della situazione internazionale.

Quasi sei anni dopo l’esplosione della crisi iniziata negli USA la situazione economica e sociale nei principali poli capitalisti (UE, USA e Giappone), resta caratterizzata dalla stagnazione, con ampie e differenti ripercussioni a livello mondiale, e rimane sotto la minaccia della recessione latente e della possibile esplosione di nuove crisi che possono avere conseguenze ancora più profonde.

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Non abbiamo consentito che ci ingannassero una seconda volta

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evgenijprimakovIntervista a Evgenij Primakov

Evgenij Primakov: Bene che non abbiamo consentito che ci ingannassero una seconda volta

Evgenij Maksimovich, quanto importanti possono essere gli effetti delle sanzioni reciproche sulla politica mondiale e l'economia?

Non sono d'accordo con il termine «sanzioni reciproche». Le sanzioni degli Stati Uniti e dei suoi alleati contro la Russia – sono le uniche. Le misure di risposta adottate dalla Russia sono un'altra cosa. Lo scopo delle sanzioni economiche contro la Russia è un suo indebolimento volto a spingerci in un angolo, a mettere in pratica l'idea di una «rivoluzione colorata» nel nostro paese. Le misure in risposta, che non sono commisurate alla scala delle sanzioni anti-russe, sono destinate principalmente alla creazione di un ambiente non favorevole all’escalation delle sanzioni imposte dall'Occidente.

Certo, con questo si dà un segnale ai dicasteri competenti, alle aziende che devono sostenere i produttori nazionali per alleggerire la nostra dipendenza dalle importazioni, in particolare nel settore alimentare.

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Un Fronte unito di popoli e paesi per l’alternativa alla globalizzazione imperialista*

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bandierine rossedi Andrea Catone

*Relazione tenuta in qualità di rappresentante della rivista “MarxVentuno” al V Forum del Socialismo Mondiale (organizzato dal “World Socialism Research Center”, presso l’Accademia Cinese di Scienze Sociali e il “China Center for Contemporary World Studies”, tenutosi a Pechino il 13-14 ottobre 2014) e pubblicata sull’ultimo numero di “MarxVentuno”

La “globalizzazione” – termine che, già noto prima, viene abbondantemente utilizzato a partire dagli anni ‘90, dopo il crollo dell’URSS e l’apertura alle potenze capitaliste occidentali di un vasto mercato in aree che in precedenza erano controllate e regolate da un potere politico orientato al socialismo – non è neutrale, non significa la libera espansione del mercato mondiale su una base di parità, ma è essenzialmente una “globalizzazione imperialista”, che intende imporre in tutto il mondo il modello capitalista neoliberista, gli interessi dei grandi monopoli occidentali, privando molti paesi delle loro risorse. E quando alcuni paesi hanno resistito, cercando il proprio percorso di auto-sviluppo, le potenze occidentali, guidate dagli Stati Uniti, hanno fatto ricorso all’aggressione militare (Iraq, Serbia, Libia, Siria ...), come al tempo del grande Lenin (in quest’anno ricordiamo il 90° anniversario della sua morte), quando ha elaborato la categoria scientifica di “imperialismo”.

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