La corsa alle armi hi-tech

La corsa alle armi hi-tech

di Manlio Dinucci

La parata mili­tare ai Fori Impe­riali, con cui il 2 giu­gno si cele­bra la Festa della Repub­blica che nella sua Costi­tu­zione ripu­dia la guerra, nasconde die­tro la fac­ciata reto­rica una realtà sem­pre più dram­ma­tica: l’accelerazione della corsa alle armi high-tech,…

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Austerità: la sfida dell'organizzazione

Austerità: la sfida dell'organizzazione

da communistperspective

Contributo presentato da un dirigente del Pc d'Irlanda all'incontro con gli attivisti repubblicani a Dublino il 14 Marzo 2015 | E' abbastanza chiaro che ci troviamo in un momento fondamentale nella storia di questa piccola nazione. Come altre volte in…

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Le cifre delle elezioni in Spagna

Le cifre delle elezioni in Spagna

da "Avante”

I due principali partiti spagnoli (PP e PSOE) insieme raccolgono poco più del 52% dei voti nelle elezioni municipali (contro il 64% del 2011), perdendo entrambi in percentuale e numero di voti

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

L'establishment europeo mostra il suo disprezzo per il popolo

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guardia-grecia 640dichiarazione del Partito Comunista d'Irlanda
da www.communistpartyofireland.ie

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx 21.it

Il canto finale dell'establishment e dei suoi media sulla ritirata di Syriza sul debito greco e sul proseguimento del programma di austerità nasconde a malapena il completo disprezzo che questo ha per i popoli.

Poco importa se si pensava che Syriza avrebbe dovuto inevitabilmente arrendersi alle richieste dell'Unione europea o se invece si era sperato che avrebbero potuto alzarsi in piedi e sfidarla per difendere il popolo greco e mostrare quindi che una direzione alternativa era possibile all'interno dell'Unione europea e contrastare il FMI. Tutti coloro che sono ansiosi di sostenere gli interessi del popolo devono riflettere più seriamente su ciò che le ultime settimane hanno mostrato.

Una delle lezioni è che i trattati che disciplinano l'Unione europea hanno in effetti messo fuori legge, non solo qualsiasi soluzione radicale e popolare, ma sono state messe fuorilegge anche le politiche keynesiane, e che le forze dominanti sono determinate a risolvere la crisi del capitalismo a spese dei lavoratori.

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I comunisti portoghesi in merito all'accordo dell'Eurogruppo sulla Grecia

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grecia-europada www.pcp.pt | Traduzione di Marx21.it

Nota dell'Ufficio stampa del Partito Comunista Portoghese (PCP)

20 febbraio 2015

Il PCP denuncia l'intero processo di ricatti, pressioni e imposizioni che circonda l'accordo ora annunciato, in cui risulta ben evidente l'ipocrisia dell'Unione Europea e dei suoi principali responsabili.

Indipendentemente da un'ulteriore analisi del contenuto e delle conseguenze di tale accordo, ciò che emerge in questo processo è che gli orientamenti e i limiti imposti dall'Unione Europea e dall'Unione Economica e Monetaria rappresentano inaccettabili vincoli allo sviluppo di politiche a favore dei legittimi interessi e aspirazioni dei popoli, rispettose della loro volontà e sovranità.

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Mobilitare e organizzare il popolo dell'Argentina contro l'offensiva destabilizzatrice

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pc argentinada pca.org.ar | Traduzione di Marx21.it

Dichiarazione del Partito Comunista dell'Argentina

Le notizie che arrivano sul caso del giudice Nisman sono allarmanti in ragione del grave deterioramento che si evidenzia in apparati dello Stato, come il Potere Giudiziario, che conserva un forte carattere elitario, e i servizi di sicurezza.

Questa situazione è determinata e aggravata dalla dipendenza di questi corpi, in presenza della completa e sfacciata intromissione degli USA e di Israele che operano su questioni argentine in funzione delle loro strategie politiche globali e/o regionali e che costituiscono l'elemento centrale che spiega la contaminazione dell'eposodio AMIA con informazioni della CIA e del Mossad che vengono portate come prove, mentre invece dovrebbero essere considerate semplici speculazioni interessate ricavate dai mezzi di informazione. Si tratta di un intreccio che mira a sviare le inchieste per la ricerca della verità e a sostenere l'impunità dei criminali.

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Aspettando l’8 marzo

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Triangle-FOTO-OPERAIE-1di Laura Baldelli

Il cinema racconta il lavoro delle donne.
Le donne raccontano le donne.

E’ uscito coraggiosamente in alcune sale italiane il documentario “Triangle”, della regista Costanza Quadriglio, presentato lo scorso novembre al Torino film festival, nella sezione dedicata al lavoro, curata da Paolo Virzì, aggiudicandosi il Premio Cipputi. La regista ha voluto accostare il dramma consumato nel 1911 nell’incendio della fabbrica tessile di New-York ( il più grave incidente della storia industriale della città, dove morirono 146 lavoratrici tessili) alla tragedia delle operaie tessili di Barletta del 2011, morte come schiave sfruttate per pochi euro, sepolte sotto le macerie dopo il crollo di un fabbricato fatiscente. 

L’idea era scaturita dopo la visione di materiale d’epoca sulla fabbrica americana Triangle e dalla lettura del testo di Leon Stein “The Triangle fire”, così la regista ha deciso di raccontare assieme le due tragedie del lavoro femminile così lontane nel tempo e nello spazio geografico. 

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Le radici della guerra in Ucraina

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Donetsk-to-mar-004di Albano Nunes | da www.avante.pt

Traduzione di Marx21.it

La scalata dello scontro di USA-UE-NATO con la Russia racchiude enormi pericoli per la pace in Europa e nel mondo. I frenetici movimenti diplomatici che hanno portato Merkel e Hollande a Kiev, a Mosca e a Washington (solo Merkel) e a un nuovo vertice a Minsk di Germania, Francia, Ucraina e Russia, dimostrano che la situazione è realmente molto seria. La cessazione del fuoco concordata per il Sud-est dell'Ucraina avviene in un quadro in cui l'installazione del sistema anti-missili degli USA, la moltiplicazione delle basi militari nella regione e l'azione criminale delle brigate naziste armate dagli USA, si aggiungono alle decisioni della NATO di triplicare gli effettivi della sua “Brigata di Intervento Rapido” e del Congresso degli Stati Uniti sulla fornitura al governo golpista di armamneto “letale”, che rappresentano autentici preparativi alla guerra.

La Russia di oggi è un paese capitalista. Che nessuno si aspetti dal suo governo una politica estera conseguentemente antimperialista. Ma è un'evidenza che Putin non è Eltsin, che il governo russo non può non tenere conto della forza di un popolo che nei primi tempi della Rivoluzione d'Ottobre e nella “Grande Guerra Patriottica” ha respinto e sconfitto eroicamente l'aggressione straniera salvando l'umanità dalla barbarie nazi-fascista.

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Marwan Barghouti il Mandela palestinese

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barghouti mandelada www.civg.it

“La Palestina è la questione morale del nostro tempo” (Nelson Mandela)

Presentazione, finalità, organizzazione

L’iniziativa si inscrive nel quadro della Campagna internazionale per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane, simbolicamente lanciata il 27 ottobre del 2013 dalla cella di Robben Island, dove fu lungamente rinchiuso Nelson Mandela.

Alla Campagna hanno aderito l'arcivescovo Desmond Tutu, l'ex Capo del governo irlandese John Bruton, i premi Nobel per la pace, Mairead Corrigan e Jody Williams, l’ex Primo Ministro della Svezia Lena Hjelm-Wallén, l’attivista per i diritti civili degli afroamericani Angela Davis e molti altri personaggi di spicco della storia della lotta per i diritti umani.

In Italia l’appello, rilanciato da AssoPacePalestina e dalla Fondaziona Lelio e Leslie Basso, è stato sottoscritto fra gli altri da Gino Strada, Moni Ovadia, Maurizio Landini, Susanna Camusso, e da molte associazioni fra cui Libera, Arci, Cgil, Fiom, Un Ponte per, Pax Christi, Rete Radei resh, Comunità Palestinese in italia, Donne in Nero ….

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Le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk si battono per la libertà, la dignità, l'indipendenza

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novorossja bandiereda kprf.ru | Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Dalla conferenza stampa di Ghennady Zyuganov, presidente del Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR), 17 febbraio 2015

“Si sono svolte nuove trattative a Minsk. Apparentemente su tutto ci si sarebbe accordati. E tuttavia, continuano i bombardamenti. Il che avrebbe dovuto indurre la giunta a Kiev e i suoi protettori americani a dare l'ordine ai soldati ucraini a Debaltsevo di consegnare immediatamente le armi e a tornarsene a casa! E invece si continua a utilizzare soldati e ufficiali come carne da cannone”, ha affermato emozionato il leader del PCFR.

“Il capo dello Stato e militare della Repubblica Popolare di Donetsk Aleksandr Zakharchenko – è un vero comandante e dirigente. Egli ha suggerito ai combattenti ucraini accerchiati a Debaltsevo: “Deponete le armi e andatevene dove volete, a Occidente come a Oriente. Noi ci comporteremo con onore verso di voi. Non vogliamo che vi trasformiate in carne da cannone. Ma né Poroshenko, né i suoi scagnozzi, né i loro protettori americani trovano il coraggio di trattare umanamente i soldati dell'esercito ucraino, come dovrebbero fare i veri comandanti e dirigenti”, - ha fatto notare G.A. Zyuganov.

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Intervista esclusiva a Manuel Zelaya, il presidente deposto dell'Honduras

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manuel-zelaya-anp-8422299 12di Jean Araud | michelcollon.info

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Dopo il colpo di stato del 2009, l'Honduras è divenuto uno dei paesi più violenti al mondo. Roberto Micheletti, il presidente imposto al momento del golpe, come anche il successore Porfirio Lobo, sebbene eletto in elezioni popolari, non sono stati inizialmente riconosciuti da nessuno dei paesi dell'America Latina. Il Journal de Notre Amérique offre ai suoi lettori una conversazione con il presidente costituzionale dell'Honduras Manuel Zelaya, realizzata da Jean Araud, corrispondente di Investig'Action a Caracas.

Signor Presidente, lei è stato vittima di un colpo di stato. Aveva dichiarato di essere di sinistra, distante da Washington e che avrebbe acconsentito all'Honduras di entrare nell'ALBA, l'Alleanza Bolivariana. Quando il colpo di stato ebbe luogo, Chavez mostròuna grande preoccupazione. Lei ha parlato spesso con i suoi amici. Quali sono i suoi ricordi del Presidente Chavez?

Chavez è un prodotto della storia. Le dinamiche sociali altro non sono che l'interrelazione tra le condizioni di vita degli esseri umani. Questo ha creato Chavez. Sono le condizioni di sottomissione, la povertà, la dipendenza, un'egemonia esercitata su tutta l'America Latina in un clima favorevole alla guerra civile.

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Hugo Chavez: le crisi programmate in Libia e Siria

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Il presidente venezuelano Hugo Chavez interviene sulle crisi programmate e provocate in Libia e Siria. La “sottrazione” dei 200 miliardi di dollari di riserve libiche dopo l’assassinio di Gheddafi. Chavez risponde a una giornalista della CNN in un estratto dalla conferenza stampa tenuta il giorno dopo la sua rielezione, l’8 ottobre 2012.

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La crisi in Ucraina e Grecia

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Demostenes Floros a TgCom24

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La gioventù democratica di tutto il mondo contro l'ingerenza imperialista in Venezuela

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jcv assembleada prensapcv.wordpress.com 

Traduzione di Marx21.it

Comunicato del Partito Comunista del Venezuela

L'Ufficio Politico del Partito Comunista del Venezuela (PCV) esprime il suo pieno appoggio alla Missione Internazionale di Solidarietà con la rivoluzione bolivariana “contro l'ingerenza imperialista” che si svolgerà dal 20 al 28 febbraio a Caracas, organizzata dalla Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD) che celebra 70 anni di lotta della gioventù del mondo contro l'imperialismo e in difesa della Pace e della Sovranità dei Popoli.

Lo ha comunicato in una conferenza stampa il Segretario Generale della Gioventù Comunista del Venezuela (JCV) e membro dell'Ufficio Politico del PCV Héctor Alejo Rodriguez.

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Prima Assemblea nazionale delle donne del Partito Comunista d’Italia

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donneunite manifestodi Marica Guazzora
da www.comunisti-italiani.it

Questa Prima Assemblea è un segnale importante nella storia delle comuniste e dei comunisti italiani. Da non sottovalutare.

Risponde ad un preciso dettato del nostro Statuto che all’articolo 3 – La struttura del Partito – recita:

L’Assemblea nazionale delle donne comuniste concorre all’elaborazione della linea del partito per quanto attiene alle tematiche di genere nel loro intreccio con la politica complessiva; può articolarsi anche in assemblee regionali e territoriali, a supporto dell’elaborazione, delle scelte e delle attività dei rispettivi organismi dirigenti del partito.

Ma non ci siamo arrivate/i per caso.

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L'Italia ha perso nella guerra tra capitali

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draghi merkel muralesdi Pasquale Cicalese per Marx21.it

La decisione di immettere base monetaria attraverso il canale dell’acquisto di titoli di stato per un totale di 130 miliardi da parte della Banca d’Italia ha due conseguenze. Mina il bilancio di Palazzo Koch impegnando – in maniera obbligatoria, pare – le riserve ufficiali anche auree. E impedisce in futuro allo stato italiano ogni genere di rinegoziazione o di dichiarare default del proprio debito senza determinare gravi conseguenze anche per la “sua Banca centrale”. Il QE funziona come un’ulteriore bardatura che impedirà al paese scelte diverse da quelle di stare in Europa, obbedendo a Berlino-Bruxelles a rischio di trasformarci in colonia politica”. Paolo Savona, economista, già Ministro dell’Industria del governo Ciampi, in “Quel trucchetto di Draghi per incatenare l’Italia all’euro”, Il Foglio 12 febbraio 2015.

Abbiamo perso la guerra, perché non l’abbiamo mai combattuta. Resa senza condizioni, sin dal 1992, quando si decise la fine della Prima Repubblica fondata sul ruolo dei partiti nati dalla Resistenza e si decise, in ossequio a Washington e Berlino, di smantellare i colossi pubblici.

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Gli incendiari gridano al fuoco

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isis volantinidi Manlio Dinucci
da il manifesto, 17 febbraio 2015

La guerra che divampa in Libia miete sempre più vittime non solo sulla terra ma sul mare: molti dei disperati, che tentano la traversata del Mediterraneo, annegano. «Da sotto il mare ci chiedono dove sia finita la nostra umanità», scrive Pier Luigi Bersani. Dovrebbe anzitutto chiedersi dove sia finita la sua umanità, e con essa la sua capacità etica e politica, quando, il 18 marzo 2011 alla vigilia della guerra Usa/Nato contro la Libia, in veste di segretario del Pd, esclamava «alla buon’ora» , sottolineando che «l’articolo 11 della Costituzione ripudia la guerra, non l’uso della forza per ragioni di giustizia».

Enrico Letta, che con Bersani si appella ora al senso umanitario , dovrebbe ricordarsi quando il 25 marzo 2011, in veste di vicesegretario del Pd, dichiarava «Guerrafondaio è chi è contro l'intervento internazionale in Libia e non certo noi che siamo costruttori di pace».

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A Tripoli, a Tripoli!

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gentiloni-655x436-655x436di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

L’articolo 87 della nostra Costituzione è ancora fresco di modifica nell’ambito della riforma costituzionale approvata dalla Camera dei Deputati, che già l’Italia del governo Renzi si prepara alla avventura bellica che metterà fine allo spirito pacifista della nostra Carta fondamentale, relegando il già bistrattato articolo 11 tra i rottami del “secolo breve”. Basterà una semplice maggioranza, frutto di una legge elettorale che concede la maggioranza assoluta dei seggi ad una minoranza del Paese, per dichiarare guerra.

Ma meglio agire d’anticipo e lanciare subito il messaggio: nella nuova spartizione “neocoloniale” del mondo ci siamo pure noi, senza più tentennamenti e mal di pancia di sorta. E più velocemente senza lacci e laccioli del processo democratico con le sue interminabili discussioni, le sue trattative e i suoi compromessi. Ed ecco quindi la Libia, la nostra “quarta sponda” sulle cui macerie cresce la minaccia dell’Isis. Il dovere ci chiama: per l’ennesima volta la difesa della civiltà ci chiama. Che la stessa civiltà da difendere sia la prima responsabile della distruzione dello Stato libico e dell’avanzare del nuovo nemico pubblico, poco importa. Ricordarlo è semplice disfattismo, quando non dimostrazione della alleanza tra residui del comunismo e estremisti islamici in nome della lotta all’occidente capitalista.

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Ministro Gentiloni: senza vergogna

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tripoli italianadi Vincenzo Brandi | da www.sibialiria.org

Il ministro Gentiloni prospetta l’invio di 5000 militari italiani per andare a fare una nuova guerra in Libia, dove il caos e la lotta tra le varie bande di tagliagole jihadisti (ISIS, miliziani di Misurata, Alba Libica, Ansar Al Sharia, ecc.) si è tradotta in una situazione tragica per i cittadini di quel paese, prospero e pacifico fino a 4 anni fa. Se ne discuterà anche giovedì 19 in Parlamento.

Nemmeno un accenno di autocritica troviamo nelle parole di Gentiloni. Chiediamo al ministro la cui faccia tosta sorprende persino me, che pure sono abituato alle bugie di Bush, di Blair, di Sarkozy e Hollande: ma chi ha distrutto la Libia a suon di bombe nel 2011? Chi ha attaccato un paese che stava in pace da 42 anni sotto l’intelligente guida di Muhammar Gheddafi che era riuscito a contenere i contrasti tra le varie tribù in cui il paese è diviso, che era diventato il più prospero dell’Africa ...

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Venezuela, il manifesto dei golpisti per il ritorno al passato

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15est1venezuela-2di Geraldina Colotti, il manifesto

Dall’America latina, all’Europa, sini­stre e movi­menti sociali si mobi­li­tano per soste­nere il Vene­zuela di Nico­las Maduro, dopo la sco­perta del colpo di stato sven­tato dall’intelligence. Anche Erne­sto Sam­per, segre­ta­rio gene­rale dell’Unione delle nazioni suda­me­ri­cane (Una­sur), nono­state rap­pre­senti un governo di tutt’altro segno (quello del colom­biano Manuel San­tos), ha affer­mato: «Le pos­si­bi­lità di un golpe mili­tare in Vene­zuela rive­lano una pre­oc­cu­pante esca­la­tion di vio­lenza con­tro la sua demo­cra­zia». L’organismo regio­nale ha come prin­ci­pale con­se­gna pro­prio quella di tute­lare i governi demo­cra­tici che ne fanno parte, e così Sam­per ha espresso l’appoggio dell’Unasur al pre­si­dente Nico­las Maduro.

Il pre­si­dente vene­zue­lano ha illu­strato i det­ta­gli del piano gol­pi­sta, che ha por­tato in car­cere un gruppo di uffi­ciali dell’aviazione, pre­su­mi­bil­mente legati «all’ambasciata Usa» e a poli­tici di oppo­si­zione, chia­mati in causa dai pen­titi.

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Petro Simonenko: "cosa aspettarsi dall'Ucraina dopo il 15 febbraio?"

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pcfr bandierafonte Con l'Ucraina antifascista

Sono rimaste poche ore dal momento in cui dovrebbe iniziare il cessate il fuoco e i massacri di civili nel Donbass. Tuttavia, se escludiamo le file dell'esercito regolare ucraino (i coscritti, le vittime delle varie mobilitazioni forzati ad andare sul fronte), a Kiev si respira un'aria diversa.

I gruppi neofascisti come il Pravyj Sektor hanno apertamente dichiarato di non accettare questi accordi. Altri battaglioni si sono da tempo indirizzati contro Poroshenko, arrivando ad abbandonare il fronte e a presidiare il palazzo presidenziale.

"Soprattutto, anche il presidente Poroshenko e il premier Yatsenjuk nonché i deputati rappresentanti i gruppi paramilitari che rientrano nella coalizione di governo hanno espresso insoddisfazione verso i risultati dell'incontro di Minsk. I deputati dei gruppi paramilitari hanno chiaramente detto che i miliziani pagati dalla tasca degli oligarchi non hanno intenzione di fermare il fuoco".

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Governo Renzi, parlamento umiliato, deriva autoritaria

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renzi alfano ditoPartito Comunista d'Italia – Veneto

In questi giorni, in Parlamento, stiamo assistendo a una rappresentazione penosa ed estremamente pericolosa per la democrazia. Un insieme di deputati “eletti” grazie a una legge elettorale dichiarata incostituzionale nei suoi punti fondamentali sta stravolgendo la Costituzione. Lo sta facendo su imposizione del governo, in fretta e furia, tra una rissa e l'altra, durante sedute ad oltranza, senza discussione, di fronte a un'aula semivuota per l'assenza delle opposizioni e la stanchezza (o l'indifferenza) dei presenti. Il Parlamento è ormai ridotto a un gruppo di personaggi che votano senza sapere cosa stanno facendo e le conseguenze delle loro decisioni. L'importante è correre e assecondare la volontà di un primo ministro che si è circondato da ministri di dubbia capacità. Stanno riformando il paese, ci dicono, e andranno avanti comunque, costi quel che costi. Renzi, a questo proposito, continua a non considerare e criminalizzare qualsiasi voce che si oppone al suo volere. Così si lascia andare a dichiarazioni populiste su future consultazioni plebiscitarie sul suo operato. Un'ulteriore, pericolosa umiliazione di un parlamento che, secondo lui, deve trasformarsi in un'assemblea che approva i suoi decreti.

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