Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Contro la minaccia di guerra generalizzata e aggressione imperialista alla Siria

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siria minacce mondoDichiarazione del Centro Brasiliano di Solidarietà ai Popoli e Lotta per la Pace (Cebrapaz) | da cebrapaz.org.br

Traduzione di Marx21.it

Il Centro Brasiliano di Solidarietà ai Popoli e Lotta per la Pace (Cebrapaz) condivide la profonda   preoccupazione e l'allarme di altri movimenti della pace in tutto il mondo per la scalata dell'aggressione imperialista in Siria. Ci associamo all'appello e all'allarme alla popolazione mondiale in merito al rischio di una guerra generalizzata, dalle proporzioni imprevedibili. Crediamo che sia sempre più urgente, per non correre il rischio di trovarci in una situazione irreversibile, la mobilitazione mondiale contro l'imminenza della guerra.

Dal 2011 assistiamo alla scalata dell'aggressione imperialista contro la Siria e il deterioramento accelerato della situazione interna del paese e della regione, con la diffusione di gruppi armati appoggiati dalle potenze imperialiste statunitense ed europee e dai loro complici regionali, Arabia Saudita, Turchia e Qatar, tra gli altri. Con l'intensificazione dei bombardamenti e dell'intervento militare – l'operazione Inherent Resolve – guidato dagli Stati Uniti, e nonostante l'appoggio militare aereo della Russia – che a differenza dall'altra operazione – è stato richiesto dal governo siriano, e il deragliamento dei più recenti negoziati per il cessate il fuoco, la situazione del popolo siriano si sta aggravando, così come la minaccia di una deriva ancora maggiore per la regione e persino per il mondo.

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La campagna informativa anti-russa per la crisi Siriana

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Maria Zakharova, portavoce del Ministero della Difesa della Federazione Russa, parla in relazione alla campagna di demonizzazione anti-Russa scaturita sullo sfondo della crisi Siriana.

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Siria

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siria distruzionedi Pedro Guerreiro, Segreteria del Partito Comunista Portoghese | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

I recenti sviluppi della situazione in Siria stanno dimostrando che l'imperialismo statunitense continua a scommettere sulla brutale guerra di aggressione contro la sovranità e l'integrità territoriale della Repubblica Araba Siriana e a tentare di imporre la rimozione del governo siriano, diretto dal presidente Bashar al-Assad. Un criminale guerra che affronta, da più di cinque anni, la rilevante ed eroica resistenza delle forze patriottiche siriane, del popolo siriano.

Il modo con cui fin dal primo momento e in modo sistematico diversi gruppi armati hanno violato il cassate il fuoco iniziato il 13 settembre, l'attacco degli Stati Uniti alle Forze Armate Siriane, a Deir ez-Zor, il 17 settembre, le diverse provocazioni montate, l'intensa guerra mediatica e la scalata delle minacce contro la Federazione Russa che ne è seguita, hanno messo a nudo la doppiezza delle autorità americane che sebbene dicano di combattere i gruppi terroristi in Siria, in realtà li hanno utilizzati, appoggiati e protetti direttamente o indirettamente, sia che si qualifichino come “Stato Islamico”, “Fronte Al Nusra” o “Jabhat Fateh al-Sham”, o che adottino qualsiasi altra denominazione momentanea e di convenienza.

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Logiche e coincidenze della "deforma costituzionale"

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MATTEO RENZI facebookdi Giuliano Cappellini per Marx21.it

La pessima repubblica presidenziale di Renzi

Senza riconoscerlo apertamente, l’Italicum e la “deforma costituzionale” sono l’ultimo tentativo, in ordine di tempo, di introdurre in Italia un ordinamento istituzionale di tipo presidenziale realizzando l’obiettivo che le destre hanno fallito quando erano al governo ma al quale hanno sempre mirato. Per la durata della legislatura, la repubblica presidenziale consegna al governo ed al suo capo – proclamato col ballottaggio finale – il maggior potere decisionale e di controllo dell’opinione pubblica prima della dittatura. L’archetipo dell’ordinamento presidenziale in Europa è quello francese, ma se lo si paragona al progetto di Renzi si notano significative differenze. In Francia il governo può varare leggi contro il parere del Parlamento (come, di recente, per la riforma delle leggi sul lavoro)[1] ma se ne assume in toto la responsabilità e si gioca quell’autorevolezza che, nell’opinione pubblica, dipende, anche, dall’accordo col Parlamento. Se passa la riforma costituzionale voluta da Renzi, questa eventualità non si potrà verificare in Italia perché nel Parlamento il governo avrà sempre la maggioranza assicurata. Infatti, limitando e stravolgendo le competenze del Senato, escludendo l’elezione diretta dei senatori, la riforma istituisce un Senato “addomesticato” i cui pareri e deliberati potranno essere ignorati dall’altro ramo del Parlamento, la Camera dei Deputati, in cui il governo si assicura la maggioranza con una legge elettorale maggioritaria. E sarà una camera “docile”, perché i deputati saranno scelti dagli elettori su liste di candidati che le segreterie dei partiti selezioneranno tra i fedeli del leader, escludendo le minoranze critiche interne del partito. Naturalmente la responsabilità formale delle decisioni impopolari ricadrà, ancora, su un Parlamento ridotto a “foglia di fico” del governo.

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Damasco 2016

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Missak Baghboudarian, Direttore dell’Orchestra Sinfonica Nazionale Siriana e Direttore dell’Orchestra dell’Istituto Superiore di Musica di Damasco, ci porta al Teatro dell’Opera di Damasco per presentarci l’Orchestra dell’Istituto Superiore di Musica. Il documentario si apre con la commemorazione di due tecnici del Teatro, venuti a mancare tragicamente a causa di un razzo caduto a pochi metri dall’entrata del palazzo. 

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“Gli Stati Uniti non lasceranno tanto presto l’Ucraina”

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ucraina cancello soldatiIntervista a Anatoly Kryvolapov, redattore capo del giornale del Partito Comunista di Ucraina

a cura di Hugo Janeiro | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

In un’intervista concessa nel corso della Festa di Avante!, il redattore capo del giornale del Partito Comunista di Ucraina – messo fuorilegge dalle autorità ucraine –, Anatoly Kryvolapov, riferisce sulla situazione che si vive nel paese dopo il colpo di Stato del febbraio 2014 e la conseguente installazione di una giunta governativa di stampo fascista.

Il colpo di Stato ha installato in Ucraina una giunta governativa di stampo fascista. A che punto è la situazione?

La storia degli eventi ci dà un’idea di chi sono gli attori e gli interessi in campo, ed essa è iniziata prima del 2014. Già nel 2013, in alcune regioni dell’Ucraina, le forze cosiddette nazionaliste avevano cominciato ad occupare sedi amministrative e depositi di armi, compresi alcuni con missili terra-aria. Dico ciò perché si capisca da dove viene e dove è andato, in parte, l’armamento che le milizie fasciste possedevano durante il golpe di novembre 2013-febbraio 2014, e quello che ancora oggi conservano. Stimiamo che in totale abbiano a loro disposizione circa nove milioni di armi da fuoco di vario tipo.

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Il mercato del lavoro ai tempi del Jobs Act

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sistemista cavidi Marco Elia | da lacittafutura.it

Dalle rilevazioni Istat, Inps e Ministero del Lavoro emerge come dall’attuazione del Jobs Act la segmentazione del mercato del lavoro e con essa il precariato si siano accentuate.

Difronte alle contradditorie informazioni sull’andamento dell’occupazione che giungono dalle diverse fonti (Istat, Inps, Mdl, Ocse etc.) sembra sempre più complicato formarsi una chiara opinione sugli effetti del Jobs Act. E certo non aiutano le sistematiche strumentalizzazioni governative nella lettura dei dati.

Nonostante la confusione sul tema, tuttavia, non è il caso di disperare né di abbandonarsi a un fatalismo rassegnato o, peggio, alla tentazione di pensare che “qualcosa di buono starà pure accadendo”.

Una volta eliminate le distorsioni del governo e della grancassa mediatica al suo seguito, dai dati emergono infatti alcune chiare indicazioni. Vediamo di sintetizzarle: nell’insieme si tratta di sottolineare nuovamente i modesti effetti sulla dinamica dei nuovi occupati e, per altro verso, il ruolo giocato dal Jobs Act, dopo diversi anni di crisi, nell’ulteriore deterioramento della qualità dell’occupazione.

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Afghanistan, occupazione duratura

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US Marines in Operation Enduring Freedomdi Manlio Dinucci | da ilmanifesto.info

Il quindicesimo anniversario dell’11 settembre ha occupato per giorni le prime pagine. Blackout mediatico, invece, sul quindicesimo anniversario della guerra in Afghanistan, iniziata il 7 ottobre 2001 con l’operazione «Libertà duratura».

Motivazione ufficiale: la caccia a Osama bin Laden, organizzatore degli attacchi dell’11 settembre, nascosto in una caverna afghana sotto protezione dei talebani. In realtà, si saprà in seguito, il piano dell’operazione era già sul tavolo del presidente Bush prima dell’11 settembre.

Quali fossero i suoi obiettivi strategici emergeva chiaramente dal rapporto Quadrennial Defense Review, diffuso dal Pentagono il 30 settembre 2001, una settimana prima dell’inizio della guerra in Afghanistan (qui).

Sul manifesto del 10 ottobre 2001 ne pubblicammo le parti essenziali, che oggi possiamo rileggere alla luce degli avvenimenti successivi: «Gli Stati uniti, che come potenza globale hanno importanti interessi geopolitici in tutto il mondo, devono precludere ad altri il dominio di aree cruciali, particolarmente l’Europa, l’Asia nordorientale, il litorale dell’Asia orientale, il Medio Oriente e l’Asia sudoccidentale. L’Asia, in particolare, sta emergendo come una regione suscettibile di competizione militare su larga scala. Esiste la possibilità che emerga nella regione un rivale militare con una formidabile base di risorse.

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All’Onu di Ginevra, impunità dei Saud e condanna della Siria. Due pesi due misure

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Royal Saudi Air Force Tornadodi Marinella Correggia
da sibialiria.org

I jet dell’Arabia saudita e alleati hanno fatto una strage fra i partecipanti a un funerale a Sana’a, la capitale dello Yemen. I morti sarebbero 82, i feriti oltre 600. Il conflitto in Yemen abbia fatto migliaia di morti civili (almeno 3.900, e quasi 7.000 feriti), per la quasi totalità frutto dei bombardamenti a guida saudita.

Pochi giorni fa, il sottosegretario Onu per gli affari umanitari Stephen O’Brien ha descritto casi di terribile malnutrizione infantile nelle aree dello Yemen che la coalizione a guida saudita sottopone non solo a bombardamenti (dal 26 marzo 2015) ma anche a blocco navale. Sarebbero 370mila i bambini in stato di grave malnutrizione, perfino negli ospedali. Del resto ormai la metà dei 28 milioni di yemeniti non ha abbastanza cibo a disposizione.

Oltre al blocco navale, l’ex presidente a interim Hadi, fuggito a Riad con l’avanzata degli Houti, ha fatto spostare la banca centrale del paese da Sana’s ad Aden, ancora sotto il suo controllo. Questo significa che i salari di oltre un milione di yemeniti non sono pagati.

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Per un partito aperto “dove tutti possono sentirsi a casa”

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bandiera rossadi Alessandro Monti, Segretario regionale PCI Piemonte

Riceviamo dal compagno Alessandro Monti il testo del suo intervento all'Assemblea regionale degli iscritti PCI del Piemonte, che volentieri pubblichiamo come contributo al confronto tra i comunisti del nostro paese. 

Cercherò di dare un contributo alla riflessione, un contributo di ampio respiro di analisi di fase,  come si diceva una volta,  con caratteri di ricerca e di dialogo tra noi, partendo da dove è iniziato il crollo della società che è collegato al crollo dei comunisti, e da dove è partito il disastro a cui assistiamo ancora oggi.

Con la fine dell‘URSS ed in Italia del PCI viene meno per le classi dirigenti il patto socialdemocratico, è la fine dell’ossessione del pericolo comunista, e quindi da quel momento nessuna più concessione viene fatta ai lavoratori.

Inizia il crollo della democrazia rappresentativa, dei suoi partiti, che improvvisamente sono un impaccio al dispiegarsi incontrollato degli spiriti selvaggi del capitalismo. Vince la legge del più forte, del più ricco, del più scaltro.

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Il 6° Plenum del Partito Comunista Giapponese si impegna per il rafforzamento del Partito

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pc giappone bandierada japan-press.co.jp

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Il Comitato Centrale del Partito Comunista Giapponese (JCP) ha svolto il suo 6° Plenum il 20 e il 21 Settembre presso la sede del JCP di Tokio. Il Segretario Shii Kazuo ha tenuto una relazione a nome della Segreteria, chiedendo a tutti gli aderenti di lavorare per costruire la forza del Partito in preparazione del 27° Congresso che si terrà a Gennaio 2017.

Shii ha riferito dei risultati delle elezioni di Luglio per la Camera Superiore. Ha evidenziato che è venuta alla luce la necessità di un rafforzamento del Partito, sebbene sia il JCP che l'alleanza dell'opposizione abbiano ottenuto importanti progressi alle elezioni. “Per raggiungere i due obiettivi di una maggiore avanzata del JCP e dello sviluppo di una collaborazione tra i cittadini e i partiti di opposizione, è vitale costruire un forte Partito Comunista”, ha affermato.

Shii ha proposto un'ulteriore sviluppo delle lotte comuni dil partiti di opposizione, e di fare un ulteriore sforzo per ottenere 8,5 Milioni di voti e il 15% nei distretti proporzionali nelle prossime elezioni generali.

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Siria: l’impero del kaos colpisce ancora

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siria muro bambinidi Gianni Cadoppi

Riceviamo da Gianni Cadoppi e volentieri pubblichiamo

All’origine della guerra in Siria troviamo la volontà dell’Impero di favorire la creazione di una situazione caotica utilizzando ogni mezzo, intervento palese, guerra civile, terrorismo per favorire i suoi vassalli nell’area. L'obiettivo non è solo quello di esercitare il controllo su una determinata area per sfruttarne le risorse, ma di sottrarre una zona al controllo dei concorrenti o per mettere i bastoni tra le ruote ad uno sviluppo pacifico delle relazioni politiche e commerciali (D. Moro: La terza guerra mondiale ed il fondamentalismo islamico).

Jamal Wakeem, professore dell'Università Libanese di Beirut, intervistato da  Russia Today ha dichiarato “Credo che i russi siano consapevoli del fatto che la guerra in Siria è una guerra per procura diretta contro di loro e contro il loro alleato: la Cina. Fa parte di un piano più grande degli Stati Uniti per bloccare le rotte commerciali marittime dell'Eurasia”.

Insomma gli obiettivi USA sono di interrompere la Via della Seta cinese e togliere alla Russia l’unica base attiva nel mediterraneo a Tartus. In particolare se l’Ucraina serviva rompere la possibile collaborazione germano-russa orientata verso l’Eurasia, la Siria serve anche ad intralciare la “via della seta” vista come un passo verso la formazione di un blocco sino-euroasiatico come sottolineano Alberto Rabilotta e Michel Agnaïeff in un loro interessante saggio pubblicato da Marx XXI.

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Gli azzardi di Padoan, gli errori di Renzi, la discrezionalità dell'UE

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padoan e renzi in senato reutersdi Bruno Steri
da ilpartitocomunistaitaliano.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione

In questi ultimi giorni il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha dovuto far fronte a una sequela di perplessità e critiche manifestate in merito alla Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (Def) approvata lo scorso 27 settembre dal Consiglio dei Ministri. L’Ufficio parlamentare di bilancio – organismo indipendente incaricato di valutare il rispetto delle regole di bilancio prescritte dall’Ue – non ha convalidato la proposta programmatica prospettata dal governo in quanto “troppo ottimistica”. La Banca d’Italia, con terminologia più soft, ha giudicato “ambiziose” le cifre in essa contenute, mentre l’esponente di Sinistra Italiana Stefano Fassina più seccamente le ha giudicate “inventate”.  A novembre prossimo sarà l’esecutivo di Bruxelles a decidere sulla bontà del quadro economico finanziario per il 2017 presentato dal governo italiano. Intervistato in merito, Matteo Renzi se l’è cavata ricordando che, in tema di previsioni, “ogni anno è la solita solfa”: come dire, ognuno dice la sua, poi si vedrà. Dal canto suo, il Ministro dell’Economia non se l’è presa più di tanto, confermando l’intenzione di far approvare definitivamente analisi e proposte governative entro ottobre e, nello stesso tempo, cautelandosi con un “non facciamo scommesse”, anche se “i moltiplicatori sono difficili da stimare”.

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Le verità del vescovo di Aleppo e l'imbarazzo di Casini

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vescovoaleppo casinidi Ornella Bertorotta*
da lantidiplomatico.it

Ogni giorno si parla "dell'assedio di Aleppo", delle sofferenze della popolazione, dei bombardamenti aerei e dei terroristi.

Da più parti si levano critiche a questa narrazione, spesso funzionale agli interessi degli stessi terroristi che, grazie ad appoggi esterni "umanitari" ben individuabili, attraverso le tregue e la sospensione dei combattimenti continuano ad armarsi e a combattere contro l'esercito regolare, utilizzando spesso la popolazione civile ancora presente nella zona est della città come scudo umano.

In diverse occasioni questi gruppi islamici hanno impedito a chiunque di uscire dall'area da loro controllata e l'atteggiamento degli Stati che si autodefiniscono Amici della Siria, ovvero i Paesi del Golfo, gli Usa e l'UE hanno semplicemente avallato le violenze e l'estremismo di questi fanatici.

Il 4 ottobre 2016 arcivescovo maronita di Aleppo Mons. Tobij è stato audito dalla Commissione Affari Esteri del Senato.

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Referendum costituzionale: le ragioni di una scelta

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boschi renzidi Stefano Barbieri per Marx21.it

Ho avuto modo di leggere la relazione tenuta dal Prof. Raniero la Valle a Messina, il 16 settembre scorso, a un dibattito sui temi del referendum, con la quale espone in maniera rigorosa le ragioni vere che stanno alla base della scelta operata dal governo Renzi di modifica della Costituzione del ’48.

Nell’esposizione lucidissima, La Valle ricorda in maniera esplicita i condizionamenti specifici della JP Morgan con il documento del 2013, in nome del capitalismo vincente, in cui indicava “quattro difetti delle Costituzioni (da lei ritenute socialiste) adottate in Europa nel dopoguerra: a) una debolezza degli esecutivi nei confronti dei Parlamenti; b) un’eccessiva capacità di decisione delle Regioni nei confronti dello Stato; c) la tutela costituzionale del diritto del lavoro; d) la libertà di protestare contro le scelte non gradite del potere.”.

E, continua La Valle: “Prima ancora c’era stato il programma avanzato dalla Commissione Trilaterale, formata da esponenti di Stati Uniti, Europa e Giappone e fondata da Rockefeller, che aveva chiesto un’attenuazione della democrazia ai fini di quella che era allora la lotta al comunismo. E la stessa cosa vogliono ora i grandi poteri economici e finanziari mondiali, tanto è vero che sono scesi in campo i grandi giornali che li rappresentano, il Financial Times ed il Wall Street Journal, i quali dicono che il No al referendum sarebbe una catastrofe come il Brexit inglese. E alla fine è intervenuto lo stesso ambasciatore americano che a nome di tutto il cocuzzaro ha detto che se in Italia viene il NO, gli investimenti se ne vanno.”

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La storia di ciascuno di noi non si cancella

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di Marica Guazzora falcerossa.com

Con l'intervento della compagna Marica Guazzora, continua il confronto sul ruolo e le prospettive dei comunisti in Italia

Il progetto della ricostruzione del Partito comunista italiano è tanto ambizioso quanto irto di problematiche da affrontare. Il confronto con il Partito comunista di Gramsci, Togliatti Longo e Berlinguer è quanto mai audace e da far tremare le vene ai polsi.

Una grande responsabilità che non attiene semplicemente al nome e al simbolo ma che invece deve richiamarci alla mente la base dalla quale partire e cioè il buon vecchio Karl Marx quando definisce che cosa è il comunismo «Le posizioni teoriche dei comunisti non poggiano affatto su idee, su princìpi inventati o scoperti da questo o quel riformatore del mondo. Il comunismo, per noi, non è uno stato di cose che debba essere instaurato o un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dai presupposti ora esistenti»

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Usa: A un battito dalla dichiarazione di guerra

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4 ottobre 2016, Washington. Intervento del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito degli Stati Uniti, generale Mark Milley, alla conferenza annuale dell’Associazione dell’Esercito degli Stati Uniti.

Mark Milley avverte gli Stati Uniti sono pronti a distruggere i nemici Cina, Russia, Iran. Se questa non è una dichiarazione di guerra, è la cosa che le somiglia di più nel XXI secolo. Dobbiamo esserne da subito consapevoli per provare collettivamente a demolire la “condizione spirituale” che stanno troppo rapidamente costruendo.

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Resistenza, lotta e rottura con le politiche che promuovono un’Unione Europea totalmente militarizzata e neoliberale

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Neoklis Silikiotisdi Neoklis Sylikiotis, dell’ufficio politico di AKEL, vicepresidente del GUE/NGL | akel.org.cy

Traduzione di Emilia Butturini per Marx21.it

Il 14 Settembre dal podio ufficiale della plenaria del parlamento europeo di Strasburgo, il presidente della commissione Europea Jean Claude Junker ha ammesso come stanno le cose in realtà.

Ha riconosciuto che la crisi si sta facendo più grave con conseguenze devastanti per le persone. Ha detto che ci sono seri deficit  e carenze nella UE e ha parlato di una crisi esistenziale. Ha dichiarato che le percentuali di disoccupazione, specialmente tra i giovani, sono alte in modo allarmante. Ha ammesso che L’Europa  non ha un carattere sufficientemente sociale . Ha anche parlato dellele giovani generazioni , condannate a vivere in una povertà più grande rispetto a quella vissuta dai loro genitori. Inoltre, ha sottolineato che l'Europa non deve diventare il selvaggio West del dumping sociale.

Tuttavia, le persone necessitano di proposte concrete di uscita dalla crisi, e Juncker in questo ha fallito. Sia la Commissione Europea che i maggiori gruppi politici presenti nell’europarlamento, i Socialdemocratici e il Partito popolare europeo , hanno confermato durante il dibattito la loro insistenza nel rendere più intense le politiche neoliberali che hanno portato alla crisi attuale.

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