Il nuovo risiko dell'energia nel Golfo

Il nuovo risiko dell'energia nel Golfo

Demostenes Floros

La morte del generale iraniano Suleimani ha messo in evidenza il ruolo della Cina

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Il Partito Comunista, un partito diverso da tutti gli altri

Il Partito Comunista, un partito diverso da tutti gli altri

Paulo Raimundo

Costituendo organizzazioni che lottano per il potere, i partiti politici difendono interessi differenti e in alcuni casi persino antagonisti tra loro

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Che sia Bonaccini o Borgonzoni, deraglia la Locomotiva di Guccini

Che sia Bonaccini o Borgonzoni, deraglia la Locomotiva di Guccini

Andrea Del Monaco

Francesco Guccini ha fatto un appello a votare Bonaccini presidente e Igor Taruffi candidato nella lista Bonaccini presidente, Emilia-Romagna Coraggiosa

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Pazza America: chi comanda chi?

Pazza America: chi comanda chi?

Enrico Sanna

Figlio e nipote di emigrati e di profughi, Fausto Giudice, nato in Italia (1949), è cresciuto in Tunisia, dov’è tornato a vivere dopo 45 anni passati in Europa

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Lettera aperta ai compagni italiani

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cgt sciopero 2019riceviamo da Lorenzo Battisti

Cari compagni italiani,

siamo lavoratori italiani che vivono in Francia. Siamo militanti del sindacato di classe francese, CGT, la Confédération Générale du Travail.

Da oltre un mese, dal 5 Dicembre, ci sono mobilitazioni e scioperi contro la riforma delle pensioni del Governo Macron. Oltre un mese in cui i trasporti sono bloccati, in cui lavoratori dormono al fuoco dei copertoni nei depositi degli autobus, nelle centrali elettriche, nelle raffinerie, nei porti. Ma anche un mese in cui si sono mobilitati lavoratori che non lo avevano mai fatto prima: gli avvocati sono in sciopero, con il loro sindacato e sostenuti da tutto l’ordine; i lavoratori della cultura, che hanno bloccato i teatri e che si esibiscono gratuitamente in strada a sostegno del loro sciopero e di quello di tutti gli altri settori. Ma anche scuole, poste, ospedali, in mobilitazione da oltre un anno. O le lavoratrici a cottimo degli hotel, che scioperano da oltre sei mesi.

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Le tensioni fra Usa e Iran

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b61 12 f16riceviamo e pubblichiamo

di Francesco Fustaneo

Lo scorso tre gennaio un raid aereo statunitense ha eliminato una pedina assai rilevante nello scacchiere militare mediorientale: dei razzi sono stati infatti lanciati nel terminal merci dell'aeroporto internazionale Muhamad Alaa di Baghdad colpendo due veicoli delle unità di mobilitazione
popolare irachena e causando tra gli altri la morte del generale iraniano Qasem Soleimani.

Soleimani in Iran era una figura assai popolare, considerato alla stregua di un eroe nazionale e consultando la sua biografia militare non è difficile intuire il perché: durante il conflitto bellico tra Iraq e Iran, durato ben otto anni fu al comando di alcune unità iraniane e nel 1983 divenne comandante della 41° divisione Saralá, ritagliandosi un ruolo determinante.  

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Gli USA stanno per essere cacciati dal Medio Oriente?

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atomic 2riceviamo da Enzo Pellegrin e volentieri pubblichiamo

di Prof. Michel Chossudovsky

Global Research, 7 gennaio 2020

da https://www.globalresearch.ca


Traduzione di Enzo Pellegrin

Il programma militare di egemonia dell'America in Medio Oriente ha raggiunto una soglia pericolosa.

L'assassinio del generale dell'IRGC Soleimani, ordinato dal Presidente degli Stati Uniti il 3 gennaio 2020, equivale a un atto di guerra contro l'Iran.

Il presidente Donald Trump ha accusato Soleimani di aver pianificato attacchi sinistri ed imminenti”: “Abbiamo agito ieri sera per fermare una guerra. Non abbiamo agito per iniziare una guerra…. lo abbiamo colto in flagranza e lo abbiamo finito.”

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70° della strage di operai modenesi

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1maggio1891riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Norberto Natali

SIAMO L’EMILIA ROSSAAA...”

Sentii la canzone del titolo, le prime volte, quando non avevo ancora diciotto anni e mi suggestionò molto. Erano tempi tesi e cruciali e le sue note -in certe enormi manifestazioni nazionali- annunciavano l’arrivo dello spezzone degli emiliani e dei romagnoli (che non sono affatto secondari in questa storia). 

Ricordo una volta vicino piazza san Giovanni a Roma: davanti avanzava cantandola una specie di falange composta da centinaia e centinaia di compagne, fitte fitte, le quali all’epoca mi sembravano delle vecchiette ed oggi le troverei donne giovani e fiere. Camminavano e cantavano decise e provocavano uno strano effetto di dolcezza, sobrietà, fermezza e non incoraggiavano l’idea di “stuzzicarle” per vedere se e come potevano reagire. Dietro di loro le interminabili, massicce “delegazioni” di tutte le federazioni comuniste di quella regione.

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La guerra alla Cina passa per Teheran

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armi yemendi Marco Pondrelli

Sono ore drammatiche per il Medio Oriente e per il mondo. Dopo l'attentato statunitense e la risposta iraniana la tensione sembra calata ma i problemi non sono risolti. Ero già intervenuto sui rapporti fra Iran e Stati Uniti e l'attentato contro il Generale iraniano Qasem Soleimani (la cui morte è stata salutata con entusiasmo anche dall'Isis) è una nuova puntata.

Tentiamo di capire cosa sta succedendo nel cosiddetto Medio Oriente. Dopo l'11 settembre gli Stati Uniti hanno scatenato due guerre (Afghanistan e Iraq) dalle quali escono sconfitti e senza avere nemmeno la forza di ritirarsi.

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Il Partito Comunista Britannico analizza il risultato delle elezioni generali del 2019

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brexit referendum uk 1468255193y2Pda http://www.solidnet.org

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

Prima delle feste di fine anno, il Partito Comunista Britannico (Communist Party of Britain) ha riunito il suo Comitato Politico per analizzare il risultato delle elezioni generali in Gran Bretagna. Al termine dei lavori è stato diffuso il seguente comunicato, trasmesso anche all’attenzione del movimento comunista internazionale: 

Una lunga riunione del Comitato Politico del Partito Comunista Britannico (Communist Party Of Britain ) il 16 dicembre ha fatto appello a uno sforzo ulteriore per far valere i principi del socialismo e dell'internazionalismo della classe operaia e per rafforzare i livelli di mobilitazione dei lavoratori, di fronte alla vittoria conservatrice nelle elezioni generali.

Intervenendo alla riunione, il segretario generale Robert Griffiths ha identificato la causa principale della sconfitta del Partito Laburista nell’incapacità di mantenere il suo impegno originale di rispettare il risultato democratico del referendum del 2016 in base a cui la Gran Bretagna deve lasciare l'UE. Dei 54 seggi persi dal Partito Laburista 52 erano in collegi elettorali che avevano votato per il Leave nel 2016: più consistente è stato il voto per il Leave nel 2016, maggiore è stato il livello dell’astensione e del mancato consenso al Labour nel 2019.

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Iran e Iraq – nuovo fronte contro il comune nemico statunitense all'ombra di Russia e Cina?

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basi usadi Francesco cappello

In quest’area sta avvenendo parte dello scontro tra il vecchio ordine mondiale fondato sulla egemonia imperiale degli USA e la supremazia del dollaro, imposti al mondo dalla fine dell’ultima grande guerra, e il nuovo ordine di cui sono protagonisti principali Russia e Cina, che non intendono più assoggettarsi alla egemonia statunitense. La linea di frattura tra vecchio e nuovo ordine attraversa, anche e soprattutto, il mediterraneo allargato.

 
 I paesi che riforniscono la Cina di combustibili fossili sono principalmente Russia Iran e Venezuela, tutti e tre nel mirino statunitense... 

La novità più rilevante degli ultimi mesi è relativa al ruolo della Turchia che sta con un piede nella Nato e con l’altro fuori. 

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Guerra commerciale USA-Cina: accordo o tregua?

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china overtake us economy.sidi Xulio Rios, Direttore dell’Osservatorio della Politica Cinese

da 
https://politica-china.org

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

La Cina e gli Stati Uniti hanno raggiunto una "intesa" per attuare la "fase uno" di un accordo destinato a porre fine alla guerra commerciale scatenata più di un anno e mezzo fa. I nove capitoli del documento riguardano aspetti che hanno costituito una parte sostanziale della controversia: dalla proprietà intellettuale al trasferimento di tecnologia e all'esportazione di prodotti agricoli.

Nell'immediato, la cosa più importante è che questo accordo avvia la sospensione dell'aumento delle tariffe, pur mantenendo i tassi del 25 percento su circa 250 miliardi di importazioni dell'industria cinese. La Cina si è impegnata ad acquistare altri 200 miliardi di dollari di esportazioni statunitensi per due anni, inclusi 6 miliardi aggiuntivi all'anno di esportazioni agricole statunitensi. In cambio, gli Stati Uniti non imporranno più tariffe doganali alla Cina e ridurranno leggermente le tariffe imposte a settembre. L'inizio della "seconda fase" dipenderà da come funzionerà questo primo accordo parziale. Nel frattempo, Pechino ha già protestato contro l'annuncio di nuove regole sulle restrizioni alle esportazioni di alta tecnologia verso la Cina che rafforzeranno quelle già in vigore.

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La Cina, non solo l’Iran, sotto tiro Usa in Medioriente

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Viadellasetadi Manlio Dinucci

il manifesto 9 gennaio 2020

L’assassinio del generale iraniano Soleimani autorizzato dal presidente Trump ha messo in moto una reazione a catena che si propaga al di là della regione mediorientale. Ciò era nelle intenzioni di chi ha deciso tale atto. Soleimani era da tempo  nel mirino Usa, ma i presidenti Bush e Obama non avevano autorizzato la sua uccisione. Perché lo ha fatto il presidente Trump? Vi sono vari motivi, tra cui l’interesse personale del presidente di salvarsi dall’impeachment presentandosi quale strenuo difensore dell’America di fronte a un minaccioso nemico.

Il motivo fondamentale della decisione di assassinare Soleimani, presa nello Stato profondo prima che alla Casa Bianca, va però ricercato in un fattore che è divenuto critico per gli interessi statunitensi solo negli ultimi anni: la crescente presenza economica cinese in Iran.

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Qual è la vera minaccia nucleare in Medio Oriente

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Dinucci Israeledi Manlio Dinucci

il manifesto 7 gennaio 2020

«L'Iran non rispetta gli accordi sul nucleare» (Il Tempo), «L’Iran si ritira dagli accordi nucleari: un passo verso la bomba atomica» (Corriere della Sera), «L'Iran prepara le bombe atomiche: addio all'accordo sul nucleare» (Libero): così viene presentata da quasi tutti i media la decisione dell’Iran, dopo l’assassinio del generale Soleimani ordinato dal presidente Trump, di non accettare più i limiti per l’arricchimento dell’uranio previsti dall’accordo stipulato nel 2015 con il Gruppo 5+1, ossia i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Russia, Cina) più la Germania. 

Non vi è quindi dubbio, secondo questi organi di «informazione», su quale sia la minaccia nucleare in Medio Oriente. Dimenticano che è stato il presidente Trump, nel 2018, a far ritirare gli Usa dall’accordo, che Israele aveva definito «la resa dell’Occidente all’asse del male guidato dall’Iran». Tacciono sul fatto che vi è in Medio Oriente un’unica potenza nucleare, Israele, la quale non è sottoposta ad alcun controllo poiché non aderisce al Trattato di non-proliferazione, sottoscritto invece dall’Iran.

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La “leva di Wallerstein”

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marx engels berlindi Daniele Burgio, Massimo Leoni, Roberto Sidoli

[il presente scritto è un estratto in anteprima del seguente libro in prossima pubblicazione online: 
Politica-struttura espressione concentrata dell’economia]

Un’altra verifica e un ulteriore stress-test riguardo alla teoria della politica-struttura e del fatto che una sezione della sfera politica si rivela costantemente “espressione concentrata dell’economia” consiste nell’esperienza concreta e plurisecolare del capitalismo, la quale dimostra instancabilmente come proprio a fini economici e materiali di classe “il controllo del potere statale (o la sua conquista, quando era necessario) sia stato l’obiettivo strategico fondamentale di tutti i principali attori nella scena politica, lungo l’intero arco del capitalismo” (Wallerstein).

Perché dunque risulta così importante, anche nelle formazioni economico-sociali capitalistiche contemporanee, “occupare” e controllare i gangli fondamentali del potere politico e degli apparati statali?

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Di fronte all’aggressione imperialista in Iraq come reagisce il nostro Paese?

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f35 aerei reutersdi Mauro Gemma, redazione di Marx21.it

Mentre si fa assordante il coro di giornalisti e politici (di destra, di centro e anche della "sinistra" parlamentare) al servizio della narrazione dominante su quanto è accaduto in questi giorni a Baghdad, sorprende positivamente, nel corso di una trasmissione di Rai 3, lo sdegno del professor Cacciari (da cui pure mi divide la gran parte dei giudizi sulle più svariate questioni) nei confronti della posizione assunta dal nostro governo (e in particolare dal PD, il partito a cui il noto intellettuale veneziano è più vicino) a proposito di quello che egli definisce un vero e proprio atto di terrorismo internazionale degli Stati Uniti, mai registratosi nella storia (tesi sostenuta, nella stessa trasmissione, anche dallo storico e giornalista Paolo Mieli).

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Omicidio Soleimani: USA e il terrorismo di stato

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golfo guerradi Angelo d'Orsi | da alganews.it

Non ci si può più stupire davanti al terrorismo di Stato, rappresentato sul piano globale dagli Stati Uniti, quale che sia l’Amministrazione che ne guida la politica. Siamo altresì stanchi di manifestare una impotente indignazione, davanti ad atti come quello compiuto ieri dagli yankees a Baghdad. E diciamolo che non ne possiamo più del silenzio della “comunità internazionale” quando invece dovrebbe far sentire la sua voce, nel senso della verità e della giustizia.  Siamo provati, anzi stremati davanti all’impunità che gli Usa e il loro fedele servo-padrone Israele, hanno garantita, potendo permettersi ogni violazione del diritto internazionale, tra cui gli infamissimi “omicidi mirati”: una di queste operazioni, compiuta fuori del  territorio nazionale, ha eliminato una figura di militare e di politico di grandissimo rilievo, un vero eroe nazionale in Iran, come il generale Qassed Soleimani.

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Esuberi & rottamazioni…che fare?

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safilo esuberiRiceviamo e volentieri pubblichiamo

di Francesco Cappello

Esuberi più recenti, come riportati dalla stampa, senza pretesa di completezza

SAFILO annuncio di 700 esuberi in Italia e chiusura stabilimento di Martignacco (Udine) 

Nonostante la previsione di vendite in leggera crescita nei prossimi cinque anni, l'azienda ha avviato un programma di ristrutturazione industriale. L'amministratore delegato Angelo Trocchia ha affermato che punterà su “una crescita più significativa del nostro business e-commerce direct-to-consumer“.

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Quale è l’asse del male?

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soldati usa cargodi Elenira Vilela* | da resistencia.cc

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

C'è un paese al mondo che è sempre stato in guerra fin dal momento della sua stessa formazione. Che nelle guerre non rispetta i trattati internazionali. Che usa armi chimiche, biologiche e persino armi nucleari (l'unico paese al mondo a far esplodere le bombe nucleari sulle città).

Queste armi hanno ucciso milioni di civili, distrutto l'ambiente (per decenni e talvolta secoli attraverso la contaminazione) e costretto milioni di persone precedentemente sane, compresi i propri soldati, a sviluppare il cancro e altre malattie e a generare bambini con varie malformazioni.

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Unione Europea: all'Italia non servono mance

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bce palazzoL'ultimo editoriale di Guido Salerno Aletta

Il Meridione, insieme ed ancor più dell’Italia intera, è ormai alla deriva rispetto all’Europa del Nord. L’ultimo Rapporto Svimez è una sorta di diario di bordo, scritto dall’ufficiale di rotta di una nave che non governa, e che con rassegnata disperazione descrive la duplice distanza che si accresce rispetto alla rotta tracciata: il divario che separa l’Italia dal resto dell’Europa, e quello del Mezzogiorno dal resto dell’Italia sembra ormai incolmabile, tra emigrazione dall’Italia e saldo demografico negativo. 

La balìa del Mezzogiorno dipende anche dalle manovre di bordo, invariabilmente bloccate: le risorse europee, pure disponibili, rimangono per la gran parte inutilizzate. Poche, disperse in mille inutili rivoli, vengono utilizzate per fabbricare pagaie e misere scialuppe. 

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Piazza Fontana e la psicologia delle masse.

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PIAZZAFONTANARiceviamo e volentieri pubblichiamo

di Enzo Pellegrin

Nell’anniversario del tragico 12 dicembre 1969, mi è capitata sott’occhi un’intervista allo Storico Miguel Gotor, titolata “Non chiamiamola strage di Stato” (1). Come spesso avviene, il titolo ingigantisce le parole dell’intervistato anche oltre il lecito, ma è significativo un passo dell’intervista dell’autore sul punto: 

“La Strage di Stato” è stato il titolo di un libro che ebbe molto successo all’epoca. Cosa pensa di questo concetto?

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Il problema è solo Trump?

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usa mortedi Alessandro Pascale

Giulietto Chiesa pone dei dubbi sull'effettiva responsabilità di Trump sull'attentato a Soleimani. Chiesa riporta dati che fanno pensare ad un'azione decisa dall'ala dei “falchi” militari a Washington, che avrebbero messo Trump di fronte al fatto compiuto.

Sulla questione della possibile guerra all'Iran occorre ricordare una cosa: gli USA sono la principale potenza imperialista mondiale. Si tratta di uno Stato caratterizzato da un enorme intreccio di potere politico, economico e militare, che si concretizza nell'esistenza di un'elevatissima concentrazione di ricchezze e potere in poche centinaia (al più qualche migliaio) di persone.

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L’utopia concreta, non solo ricordi, ma progetti di liberazione

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rivolta spartachistaRiceviamo e pubblichiamo

di Francesco Torchia

da zerostelle.it

Utopia oggi è un concetto che insieme a distopia e retrotopia è oggetto di analisi storica e scientifica nell'ambito della filosofia e delle scienze della politica. 

È dunque un'astrazione, un'idea che non ha potere politico diretto, ma una semplice rilevanza, in contrapposizione appunto alla distopia e di recente alla retrotopia (come è noto introdotta da Bauman nell'ultimo suo scritto). 

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Spontaneismo dei movimenti e direzione consapevole

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notav1Riceviamo e pubblichiamo

di Alba Vastano | da blog-lavoroesalute.org

“Il movimento non può essere tutto, perché senza la rivoluzione il movimento non è che un meccanismo. Il partito può essere organizzazione realmente rivoluzionaria solo se si ridefinisce, si modifica, si ristruttura nella lotta di classe in un rapporto dialettico e fecondo con le masse, che però ha il compito di guidare” (Rosa Luxemburg)

Riflettori puntati sui nuovi movimenti e i loro leader. Generalmente sono giovani, a volte giovanissimi, talvolta adolescenti. Alcuni poco sorridenti, altri con il sorriso permanente. Tutti conquistano folle immense.

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