La storia si ripete?

La storia si ripete?

di Luis Carapinha

La settimana della celebrazione del 71° anniversario della Vittoria sul nazi-fascismo è stata scelta dalla NATO per l'attivazione, il 12 maggio, del sistema antimissile installato in Romania, nella base di Deveselu

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Pechino e le Ong: colpita la libertà di sovversione?

Pechino e le Ong: colpita la libertà di sovversione?

di Diego Angelo Bertozzi

Nel suo discorso del maggio del 2014 all'accademia militare di West Point, il presidente Obama presentando le innovazioni riguardanti la dottrina militare Usa, aveva sottolineato in quale campo la “potenza di fuoco” di Washington sarebbe rimasta inarrivabile per gli avversari…

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Strategia del golpe globale

Strategia del golpe globale

di Manlio Dinucci

Quale collegamento c’è tra società geograficamente, storicamente e culturalmente distanti, dal Kosovo alla Libia e alla Siria, dall’Iraq all’Afghanistan, dall’Ucraina al Brasile e al Venezuela? Quello di essere coinvolte nella strategia globale degli Stati uniti, esemplificata dalla «geografia» del Pentagono.

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I compiti della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica

I compiti della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica

di Duarte Alves

“O Militante”, marzo/aprile 2016

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Si rafforza la cooperazione tra Cina e Venezuela

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China Venezuela Flags CRBCda www.resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it

Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha dichiarato che gli accordi siglati il 29 febbraio con la Cina rafforzano la cooperazione bilaterale.

Ha avuto successo la giornata della Commissione Mista Cina-Venezuela, e ha rappresentato un passo in avanti nell'Agenda Economica Bolivariana, ha scritto il capo dello Stato nel suo profilo twitter.

La delegazione venezuelana, formata dal vicepresidente per la Pianificazione, Ricardo Menéndez, dal Ministro del Petrolio e le Miniere, Eulogio Del Pino, e dal segretario della Commissione Cina-Venezuela, Simon Zerpa, si è recata nel gigante asiatico per rafforzare le relazioni nel settore produttivo.

Durante le riunioni svoltesi il 29 febbraio il presidente della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma della Cina, ministro Xu Shaoshi, e con il vicepresidente della stessa istanza, Ning Jizhe, è stata avanzata la proposta di alleanze nei settori farmaceutico, industriale, petrolchimico, dei combustibili, delle miniere, forestale e del turismo.

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Il drone Italia verso la Libia

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SIGONELLA DRONE facebookdi Manlio Dinucci
da il manifesto, 1 marzo 2016

Recitando la parte di Stato sovrano, il governo Renzi ha «autorizzato caso per caso» la partenza di droni armati Usa da Sigonella verso la Libia e oltre. Quando è noto che già nel 2011 fu un drone Usa Predator Reaper, decollato da Sigonella e telecomandato da Las Vegas, ad attaccare in Libia il convoglio su cui si trovava Gheddafi, spingendolo nelle mani dei miliziani di Misurata. L’Italia entra così nell’elenco ufficiale delle basi dei droni Usa da attacco, sotto esclusivo controllo del Pentagono, insieme a paesi quali Afghanistan, Etiopia, Niger, Arabia Saudita, Turchia.

Il ministro degli esteri Gentiloni, precisando che «l'utilizzo delle basi non richiede una specifica comunicazione al parlamento», assicura che ciò «non è preludio a un intervento militare» in Libia. Quando in realtà l’intervento è già iniziato: forze speciali statunitensi, britanniche e francesi – confermano il Telegraph e Le Monde – stanno segretamente operando in Libia.

Dall’hub aeroportuale di Pisa, limitrofo alla base Usa di Camp Darby, decollano in continuazione aerei da trasporto C-130 (probabilmente anche statunitensi), trasportando materiali militari nelle basi meridionali e forse anche in qualche base in Nordafrica.

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Movimenti e Partito

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ricostruirepc logo 2016di Lamberto Lombardi - Segretario Provinciale PCdI Brescia

da comunistibrescia.org

Il fatto se i comunisti debbano o meno stare in un movimento spontaneo è stato chiarito tanti anni fa quando sulla questione della loro adesione o meno agli Arditi del popolo Lenin ebbe a chiarire a Bordiga, primo segretario del PCI, che i 'comunisti stanno dove è la classe e non in salotto'.

Oggi riteniamo ancora valida quell'impostazione ma le profonde differenze rispetto all'Italia del primo dopoguerra vanno analizzate e comprese per una coniugazione dell'impegno che possa essere efficace ed attuale.

E' rilevante, per esempio, come la struttura-partito sia oggi assai meno consueta che allora mentre, viceversa, i movimenti abbondano assumendo le più diverse forme, da quelli locali a quelli nazionali, dai comitati alle aggregazioni politiche in forma di movimento, suddividendosi per tematiche di diverso rilievo, da quelle ristrette fino a quelle costituzionali.

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Cuba-USA: le iniziative di Obama prima della visita

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cuba usa bandieredi Néstor Garcia Iturbe* | da www.alainet.org

Traduzione di Marx21.it

Molti “esperti in materia” sostengono, che nei giorni che ci restano dalla visita a Cuba del Premio Nobel della Pace, sicuramente il governo statunitense compirà alcuni gesti verso la nostra patria per “addolcire” il clima di modo che, al suo arrivo, sia favorevole alla sua iniziativa.

Non immagino che l'accoglienza sia sullo stile della pellicola “Benvenuto, Mister Marshall!” con tutta la gente che sventola bandierine statunitensi, lungo tutto il percorso dall'aeroporto alla sua residenza e con bande musicali che suonano l'Inno dei Marines mentre passa il corteo. Non esageriamo!

A prima vista anche il governo statunitense ha pensato ai gesti che deve compiere per “rendere gradevole l'accoglienza”.

Il 18 febbraio la USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale), le cui azioni non hanno niente a che vedere con lo sviluppo internazionale, ma semmai con la sovversione politica e l'ingerenza negli affari interni di altri paesi, ha esteso fino al 28 febbraio il termine della presentazione di progetti di organizzazioni interessate a fornire a Cuba “assistenza umanitaria ai prigionieri politici e alle loro famiglie, oltre che a persone e gruppi che politicamente siano stati emarginati”. Il termine iniziale scadeva il 15 febbraio.

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Se la posta in gioco è la stabilità

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finanza uomodi Demostenes Floros | da www.abo.net

Sono tanti gli attori che possono influire sull’andamento discendente dei prezzi del greggio. Dai mercati finanziari, affetti da una estenuante volatilità, fino alle strategie produttive di Stati Uniti e Russia, passando per le attese decisioni dell’Opec. Quando finirà l’attesa?

Il prezzo del petrolio è diminuito a gennaio. In particolare, l'ICE Brent ha aperto a 38,59 dollari al barile e ha chiuso a 35,89 dollari al barile, mentre il NYMEX WTI ha aperto a 38,06 dollari al barile per chiudere a 33,75 dollari al barile. Il 20 gennaio, i prezzi di entrambi i tipi di petrolio hanno toccato il minimo dal dicembre 2003, cioè rispettivamente 28,55 dollari al barile e 28,26 dollari al barile. Durante gli ultimi 10 giorni del mese, i prezzi hanno recuperato in virtù delle voci di corridoio che parlavano di un possibile accordo tra l'Opec e la Federazione Russa finalizzato a un taglio condiviso delle forniture di petrolio.

Per tutto il primo mese del 2016, il tasso di cambio euro/dollaro si è mantenuto sempre a circa 1,08 dollari per un euro. Il 21 gennaio, come diretta conseguenza della caduta dei prezzi del petrolio, il rublo ha toccato il suo nuovo minimo dal dicembre 2015, sia rispetto al dollaro (84,2 rubli per 1 dollaro), sia rispetto all'euro (91,7 rubli per 1 euro). Sergio Squinzi, presidente di Confindustria, ha dichiarato che l'attuale tendenza del cambio rublo/euro rappresenta un ostacolo per le nostre esportazioni e che il governo italiano farebbe meglio a revocare le sanzioni ancora in vigore contro la Federazione Russa.

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Jobs act. Le ubriacanti statistiche di Renzi

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renzi jobsactdi Carmine Tomeo | da www.lacittafutura.it

Si potrebbe parafrasare Mark Twain e dire che Renzi ed il suo governo “usano le statistiche come un ubriaco i lampioni: più per sostegno che per illuminazione”. A due anni dal suo insediamento, il governo guidato dal segretario del Pd si autocelebra con slide per costruire una propria narrazione che con la realtà a ben poco a che fare. “Meno precarietà, più lavoro stabile”, “Opportunità per i giovani”, “Più tutele”: sono più che altro slogan da televendita.

“Secondo i dati Inps, nel 2015 i contratti a tempo indeterminato sono stati 764mila in più rispetto al 2014. Il Jobs act funziona”, è scritto in maniera enfatica su una delle slide del ministero del Lavoro. Certo, ma di questi, oltre 578mila sono trasformazioni di contratto. I nuovi contratti a tempo indeterminato, quindi, sono stati un po’ meno di 186mila. Meno di niente, certo; ma davvero poco a confronto di una disoccupazione che riguarda drammaticamente tre milioni di persone. Senza contare gli inattivi, che sono quasi un milione e mezzo. Molto poco, soprattutto se si sbandiera la fine della recessione e si racconta di un’Italia che è in crescita.

Ovviamente, come suo solito, l’imbonitore di Palazzo Chigi ha esaltato i meriti del Jobs act: “Per mesi ci hanno detto che il Jobs act era una prevaricazione, una violenza, un’imposizione. Oggi scopriamo che nel 2015 grazie al Jobs act ci sono stati 764.000 contratti a tempo indeterminato in più”; e su twitter è tornato ad esercitarsi nel suo sport preferito, il tiro al gufo: “Amici gufi, siete ancora sicuri che non funzioni?”.

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Unione Europea in crisi profonda

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pcp constitucaoda www.avante.pt | Traduzione di Marx21.it

Comunicato della Commissione Politica del Partito Comunista Portoghese (PCP)

Sulle decisioni del Consiglio Europeo

1. Le decisioni della Riunione del Consiglio Europeo del 18 e 19 febbraio sono chiarificatrici del livello di crisi, disaggregazione, assenza di valori e mancanza di legittimità in cui si trova il processo di integrazione capitalista in Europa. Una crisi che sottolinea la necessità e l'urgenza della rottura con un processo di integrazione esausto e sempre più segnato dalle politiche di dominio economico e politico, di regressione sociale e civile, e di crescenti attacchi alla democrazia e alla sovranità dei popoli.

2. I negoziati sulla posizione della Gran Bretagna nell'Unione Europea (il cosiddetto caso “Brexit”) e la “soluzione” trovata dimostrano che di fronte all'aggravamento della crisi economica e sociale in Europa e alle contraddizioni tra potenze che in questo quadro si sviluppano, i dirigenti dell'Unione Europea non hanno altra risposta che quella, da un lato, di tentare di “accomodare” in una rete burocratica gli elementi di disaggregazione dell'Unione Europea, e dall'altro, di approfondire il carattere reazionario delle loro politiche. Le decisioni ora annunciate smentiscono le “libertà” così propagandate dall'Unione Europea. La “libertà di movimenti e circolazione” è al capolinea, come il PCP ha sempre denunciato, mentre la libertà del grande capitale e dei grandi monopoli di non conoscere frontiere nella loro politica e iniziativa di dominio economico, sfruttamento, estorsione e distruzione di diritti e garanzie dei lavoratori nell'Unione Europea è una “libertà” riaffermata e approfondita ora nel pacchetto negoziale sulla “competitività.

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Sulla Pace e sulla Guerra è importante ricordare...

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filospinato bndi Comitato contro la Guerra Milano

Riceviamo dal Comitato contro la Guerra Milano e pubblichiamo

È da tempo che la guerra è in corso, è noto a tutti come gli USA siano a capo della NATO, che oggi preme inviando navi nell’Egeo così come ampliando la sua presenza nell’Est dell’Europa continentale. È ormai chiaro che sia in atto una politica di aggressione rivolta ad Est; tale politica si esprime con l’appoggio al governo ucraino (al cui interno stanno ministri filonazisti) diretto contro la Russia, poiché è documentato come la prospettiva di una annessione dell’Ucraina alla NATO sorrida particolarmente agli Stati Uniti.

A Sud invece si manifesta attraverso la Turchia (paese aderente alla NATO), le cui operazioni in appoggio al Daesh sono ormai ben note, così come quelle delle petromonarchie del Golfo, contro la Siria e non solo.

La notizia di questi giorni che il governo saudita disponga di armamento nucleare è particolarmente allarmante, considerando inoltre che esso proviene dal Pakistan, paese non aderente al TNP (Trattato di Non Proliferazione Nucleare), vista anche la guerra scatenata dal regime saudita contro lo Yemen, senza che il “Pivot” statunitense abbia avuto nulla da obiettare. 

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Violenza golpista in Venezuela: video mostra responsabilità di Leopoldo López

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violenza venezuelada www.lantidiplomatico.it

Il leader del partito Voluntad Popular ha ripetutamente fatto appello alla violenza per rovesciare il legittimo governo bolivariano

Quante volte in riferimento ai fatti accaduti in Venezuela quando i gruppi estremisti e violenti della destra diedero il via ai loro piani golpisti, miranti a provocare la caduta del governo Maduro attraverso le tristemente note 'guarimbas' che provocarono la morte di 43 persone, abbiamo ascoltato una versione completamente diversa e fuorviante, che punta a scaricare sul governo bolivariano le responsabilità?

Decisamente troppe volte, così come troppe volte abbiamo letto articoli miranti a scagionare il principale animatore e leader di quella protesta: il golpista Leopoldo López, capo del partito estremista Voluntad Popular, che per il suo ruolo nei fatti del 2014 è stato condannato a 13 anni di reclusione.

In questo servizio diffuso durante il programma 'La Hojilla', viene ulteriormente mostrato come Leopoldo López - che il mainstream definisce un prigioniero politico - ha più volte invitato a scendere in piazza in maniera violenta, con l'obiettivo di rovesciare un governo legittimamente eletto.

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La demonizzazione della Russia è pericolosa per il mondo intero

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putin obama demonizzazionedi Anton Krylov | da investigaction.net

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Negli ultimi anni la Russia ha conosciuto diversi attacchi mediatici da parte dell'occidente. Ma negli ultimi tempi, questi attacchi hanno la strana tendenza a focalizzarsi sul fatto che la Russia dispone di un importante arsenale di armi nucleari. È grande il rischio che la guerra dell'informazione degeneri in un conflitto molto più pericoloso.

Nel romanzo di anticipazione SNUFF, di Victor Pélévine, l'azione si svolge in un futuro post apocalittico dove, dopo una guerra nucleare mondiale e una serie di conflitti locali, la popolazione della terra è diventata un decimo. Quando i giovani eroi domandano come è avvenuta la catastrofe, gli viene risposto che nel mondo di prima della guerra, le genti confondevano troppo spesso i film con le notizie: “Di conseguenza, se in un film un qualsiasi popolo veniva costantemente rappresentato come un manipolo di assassini e degenerati, questa era in realtà una informazione. Ma la si faceva passare per del cinema”. La guerra è cominciata dopo che certe persone “si sono fatte un film su un altro paese, poi hanno immaginato che fossero informazioni, quindi si sono messe in un grande stato di eccitazione e hanno cominciato a bombardare questo paese”.

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Il movimento comunista, la crisi del capitalismo e l'offensiva imperialista

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resistencia pcdobResistencia, pagina della Segreteria di politica e relazioni internazionali del Partito Comunista del  Brasile (PCdoB)*

Traduzione di Marx21.it

Il Gruppo di Lavoro dell'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (IIPCO) si riunito a Istanbul il 20 e 21 febbraio. Erano presenti il Partito Comunista, Turchia (ospitante), il Partito Comunista del Sudafrica, il Partito del Lavoro del Belgio, il Partito Comunista di Boemia e Moravia, il Partito Comunista del Brasile, il Partito Progressista del Popolo Lavoratore (Akel, di Cipro), il Partito Comunista di Cuba, il Partito Comunista di Grecia, il Partito Comunista del Libano, il Partito Comunista dell'India, il Partito Comunista dell'India (Marxista), il Partito Comunista Portoghese e il Partito Comunista del Vietnam.

Il 17° IIPCO, svoltosi alla fine di ottobre e all'inizio di novembre dell'anno scorso, aveva lanciato un appello alla solidarietà internazionale e all'appoggio alle lotte della classe lavoratrice; per iniziative contro l'anticomunismo; per la difesa delle libertà democratiche contro il fascismo, il razzismo e il militarismo; la difesa dei diritti dei migranti e delle altre persone oggetto di discriminazione; le iniziative contro la NATO, le armi nucleari e le basi militari straniere; la lotta contro la distruzione dell'ambiente; la solidarietà ai popoli palestinese, siriano egli altri popoli arabi minacciati dall'imperialismo; per la fine del blocco degli USA a Cuba e l'abolizione della posizione comune dell'Unione Europea; la solidarietà con il Venezuela e tutti i popoli latinoamericani che lottano contro l'imperialismo, l'oppressione e l'ingiustizia; e la solidarietà con tutte le forze del mondo con posizioni progressiste e antimperialiste, per il popolo oppresso e i lavoratori.

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Ma quale “difesa”, i droni a Sigonella sono da attacco

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24est1 sigonelladi Antonio Mazzeo
da antoniomazzeoblog.blogspot.it

Libia. MQ-1 Predator e MQ-9 Reaper sono armi letali da first strike

Droni killer a Sigonella per bombardare le postazioni Isis in Nord Africa. La notizia, ancora una volta, arriva dall’altra parte dell’oceano. The Wall Street Journal, citando una fonte ufficiale delle forze armate Usa, ha rivelato che da circa un mese il governo italiano ha autorizzato il decollo di droni armati statunitensi dalla stazione aereonavale di Sigonella in Sicilia per effettuare “operazioni militari contro lo Stato islamico in Libia e attraverso il Nord Africa”. Sempre secondo il quotidiano, il via libera da parte del governo Renzi sarebbe giunto “dopo più di un anno di negoziati” e con una alcune limitazioni alle regole d’ingaggio. “Il permesso sarà dato dal governo italiano ogni volta caso per caso e i droni potranno decollare da Sigonella per proteggere il personale militare in pericolo durante le operazioni anti-Isis in Libia e in altre parti del Nord Africa”, scrive il WSJ. L’amministrazione Obama avrebbe tuttavia richiesto l’autorizzazione a operare dalla Sicilia anche per missioni offensive, dato “che sino al mese scorso i droni Usa schierati a Sigonella erano solo per scopi di sorveglianza”.

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I comunisti australiani si preparano per le prossime elezioni federali

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pc australia striscioneThe Guardian, n. 1716 del 27 Gennaio 2016

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

È da diversi anni che i comunisti non presentano candidati alle elezioni federali. Correre in un'elezione richiede un grosso sforzo di tempo e denaro, ma questi non sono i soli ostacoli da superare. I requisiti burocratici delle autorità elettorali hanno reso l'impresa ancora più difficile. I partiti del capitale – i liberali, i nazionalisti e i laburisti – si sono accordati nelle giurisdizioni federali e statali per rendere ancora più difficile la presenza dei piccoli partiti sulla scheda elettorale.

Sostengono che aumentare il numero di iscritti che dichiarano di essere iscritti al partito per la registrazione alla Commissione Elettorale Australiana e l'aumento degli oneri di iscrizione impediscono che partiti “frivoli” si aggiungano alla già ampia scheda di voto per il Senato e anche per altre ragioni puramente amministrative. Ma come ha recentemente sostenuto Christopher Pyne (ministro dell'attuale governo e affarista) i principali partiti vogliono che la gente limiti le proprie opzioni di voto alla Coalizione (centro destra) e ai laburisti (centro sinistra) per rendere semplice la gestione del capitalismo in Australia. Comunque non si perseguono gli interessi degli australiani nel rafforzamento di questa calda relazione.

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Cina e Vaticano: una svolta forse vicina

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china ordenacaodi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Il pontefice Francesco non piace molto al candidato repubblicano Donald Trump alle prossime presidenziali statunitensi? Poco male. Il problema, più per il successore di Pietro che per noi, è che le sue ultime due iniziative di politica estera – così vanno senza dubbio classificate – probabilmente non gli hanno attirato le simpatie di quella parte dell'establishment Usa e Europeo – potremmo riassumerlo con la sigla Nato – impegnato a trattenere il mondo sotto il ricatto della propria potenza di fuoco e, quindi, della guerra perpetua che stiamo vivendo da ormai troppi lustri. Sì, perché l'attenzione di Francesco si è rivolta a due Paesi che, in diversi contesti, sono oggetto della denuncia occidentale: da una parte la Russia di Putin che torna a mostrare i muscoli nella sua periferia e aspira a proiettare la sua forza anche nel Medio Oriente e nel Mediterraneo, dall'altra la Pechino popolare che pratica una politica sempre più aggressiva nel Mar cinese meridionale mettendo in pericolo la libertà di navigazione. Ebbene, i recenti interventi di papa Francesco fuoriescono da questa logica di contrapposizione, per privilegiare il dialogo e la collaborazione in una prospettiva di progressivo, per quanto contraddittorio, passaggio ad un equilibrio multipolare.

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Dal voto alle donne alle ‘quote rosa’: la crisi della rappresentanza

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ass gramsci cagliari tesseradi Laura Stochino | da gramscicagliari.it

Riceviamo dalla compagna Laura Stochino, dell'Ass. Antonio Gramsci di Cagliari, un suo contributo che volentieri pubblichiamo

Il martirio delle nostre eroine, la lotta magnifica delle nostre donne ci permettono di affermare che la grande conquista da noi ottenuta: il diritto di eleggere e di essere elette non ci è stato elargito, ma è stato un giusto riconoscimento dei nostri meriti. Rita Montagnana, Noi Donne 1946

Il 1 Febbraio 1945 viene emanato il decreto che sancisce il diritto di voto alle donne, alcuni mesi dopo la legge viene modificata e ampliata: le donne avrebbero esercitato anche il diritto dell’elettorato attivo. Il 2 Giugno 1946 le donne votano per la prima volta il quesito referendario sulla scelta della forma di Stato e l’assemblea costituente. Sono passati settant’anni, per molti aspetti quella data segna un percorso di continuo progresso e liberazione, per altri è l’apice di qualcosa d’irripetibile. Quella non fu una battaglia dell’ultima ora, una conquista concessa dalla politica maschile, ma l’epilogo positivo della straordinaria partecipazione delle donne alla lotta partigiana in tutte le sue forme.

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Poroshenko, a cosa serve la sua Ucraina

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poroshenko yatsenyukdi Fulvio Scaglione
da fulvioscaglione.com

Se non fosse che in Occidente e altrove tanti ci credono, e soprattutto che in Ucraina tanti ci muoiono, ci sarebbe da farsi una risata a sentir definire il Paese dei Poroshenko il teatro di una battaglia per la libertà, come fanno senza paura certi giornaloni nostrani. Certo, bisognerebbe spazzar via il cumulo di false nozioni che sono state riversate su di noi all’epoca di Maidan e del rivolgimento anti-Yanukovich. Per esempio, era assolutamente impossibile, allora, sostenere l’evidenza di un Paese storicamente diviso tra un Est russofono e russofilo e un Ovest nazionalista ed europeista, tra un Est storicamente consegnato all’industria pesante (miniere, impianti metallurgici) e un Ovest assai più interessato all’agricoltura d’avanguardia e ai servizi.

Adesso, lo dicono con serenità anche i giornali più mainstream del mondo, tipo l’Economist, che va alla ricerca di qualche motivo d’ottimismo per Poroshenko & C. e nota che, nel Paese in cui il Pil è crollato del 12% nel 2015 (dopo il meno 7% del 2014) e la moneta ha perso il 70% del valore, la parte Ovest tutto sommato se la cava. L’articolista conclude: “Est e Ovest sono due mondi diversi e questo difficilmente viene fuori quando si parla di Ucraina”. Meglio tardi che mai.

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Basta guerre!

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bastaguerreComitato #NO GUERRA #NO NATO

L’Italia, dopo aver occupato, depredato e massacrato la Libia dall’invasione del 1911 allo sterminio del 2011, si appresta, ancora con la NATO e sotto comando USA, a una nuova guerra contro il paese africano.

Le precedenti incursioni della sedicente “comunità internazionale” hanno ridotto una nazione prospera e pacifica in un ammasso di rovine, lacerato da cento fazioni, percorso da bande di predoni, tutti impegnati a depredare i libici delle loro risorse petrolifere e idriche.

Il parossismo bellico di Turchia, Qatar e Arabia Saudita, strumenti di USA, NATO e Israele nella frantumazione degli ultimi Stati della regione che non accettano la dittatura colonialista, la Siria e l’Iraq, prospetta l’apocalissi di una conflagrazione mondiale.

Dopo aver utilizzato i cosiddetti “dittatori arabi” come pretesto per le loro aggressioni, questi paesi ora fingono di voler combattere il jiadismo terrorista di Isis e Al Nusra, da loro stessi creato e diffuso dall’Africa al Medioriente, dall’Asia all’Europa, in una spaventosa escalation di crimini di guerra e contro l’umanità.

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Renzi, Macri e l'integrazione internazionale

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renzi macridi Federico Larsen | da www.alainet.org

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

Il primo ministro italiano ha visitato Buenos Aires nei  giorni scorsi rafforzando il piano di inserimento internazionale del macrismo. L’interesse delle grandi potenze per il nuovo governo ha i suoi costi.

Matteo Renzi e Mauricio Macri sembrano parlare la stessa lingua. Sebbene le barzellette del primo normalmente abbiano più successo, entrambi condividono quella retorica postmoderna che fonda il suo discorso su principi  generalissimi e politicamente corretti, come "l'amicizia", "la fiducia" o "l'integrazione." Una sorta di slang giovanile forgiato tra i calici negli incontri dei nuovi dirigenti e funzionari a livello globale, che ha voluto sedurre Buenos Aires durante la visita del primo ministro italiano.

Ma in quanto a definizioni chiare e sostanziali, o gesti di mutuo appoggio su questioni sensibili, si è fatto poco e niente. Per lo meno non pubblicamente. Di motivi ce ne sono. Dal pre-accordo con gli obbligazionisti (quelli che possiedono i buoni argentini falliti) italiani che non hanno accettato gli scambi del 2005 e 2010, passando per la negoziazione del Trattato di Libero Commercio tra Unione Europea e Mercosur, esistono una gran quantità di fattori che richiedevano di una definizione pubblica dei capi di governo, ed è proprio è per questo motivo che si è realizzato l'incontro tanto desiderato.

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A chi strumentalizza la Resistenza

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resistenzapartigianadi Giorgio Raccichini, PCd’I Federazione di Fermo | da pdcifermano.wordpress.com

Pochi giorni fa la Lega Nord, nella persona del segretario Salvini, proponeva per il 25 aprile una manifestazione di liberazione dall’attuale Governo. Così la Lega, la quale ha sempre annoverato nella sua organizzazione fascisti mai pentiti e che soprattutto ostenta valori in antitesi a quelli resistenziali, riscopre la Festa della Liberazione strumentalizzandola per una politica di stretto cabotaggio.

C’è poi un altro modo di strumentalizzare: quello di imbalsamare questa festa civile con le bende e gli unguenti funerei delle commemorazioni celebranti la Resistenza e la Liberazione come fenomeni storici posti sì alla base dell’Italia repubblicana, ma ormai passati, privi di un rapporto vitale con il presente.

Entrambe le strumentalizzazioni non sono nuove, ma sono comunque pericolose e partono, a mio avviso, da una lettura riduttiva della Resistenza, vista semplicemente come movimento armato di supporto agli anglo-americani nella loro guerra contro i tedeschi.

Ci furono frange politiche e militari del movimento partigiano che in effetti intendevano la guerra di liberazione come azione di piccoli gruppi tesa a favorire la risalita degli Alleati lungo la penisola.

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Se la borghesia italiana si scopre euroscettica

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europa interrogativodi Pasquale Cicalese per Marx21.it

“Si possono inoltre gestire meglio quei crediti deteriorati (quasi un terzo del totale) che fanno capo a imprese in temporanea difficoltà ma con concrete possibilità di rilancio, soprattutto con il rafforzamento della ripresa economica. È essenziale a questo fine un adeguato coordinamento tra le banche finanziatrici, che preveda anche l’intervento di operatori specializzati nelle ristrutturazioni aziendali”. 

Governatore Banca d’Italia Ignazio Visco, Intervento ad Assiom Forex - Torino 30 gennaio 2016, pag, 12

“Gli industriali italiani non riuscirono a salvare il meccanismo della svalutazione. Ne presero atto e si dedicarono, nel decennio seguente l’unione Monetaria,  a salvare i propri capitali. Gli investimenti crollarono di fronte alla certezza del cambio forte. Lo sciopero fiscale raggiunse vette sempre più elevate. Le imprese si indebitarono con le banche. I proventi delle esportazioni, per quanto possibile, furono lasciati all’estero. Restò alle banche chiudere il credito, decretando la fine del 25% dell’apparato industriale”. 

Marcello de Cecco, Deflazione, il male sottile, Affari&Finanza, 8 febbraio 2016.

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