Guerre e Alleanze sullo scacchiere d’Europa

Guerre e Alleanze sullo scacchiere d’Europa

di Filippo Violi

Son passati più di cinque anni dalle dichiarazioni dell’allora primo ministro Mario Monti che inaugurò il primo vero governo tecnico del Paese, voluto da Bruxelles dopo l’entrata dell’Italia nell’Euro. Il senatore nominato a vita e accusato di alto tradimento..

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Pivot to Asia/China: Qualcosa non funziona?

Pivot to Asia/China: Qualcosa non funziona?

di Diego Angelo Bertozzi

Qualcosa sembra scricchiolare nella complessa impalcatura del “Pivot to Asia” statunitense, tanto nella “gamba” economica che in quella militare e della sicurezza. Certo, le difficoltà che si stanno rivelando in questi giorni possono essere collegate anche all'ormai prossimo ..

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

La tesi 10 del documento politico dell'assemblea nazionale costituente comunista

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di Giuliano Cappellini

Con la riflessione del compagno Giuliano Cappellini, continua la rassegna di contributi per un confronto aperto sulle prospettive dei comunisti in Italia.

Riconosco apertamente che non mi ritrovo in nessuna delle parti del documento politico dell’Assemblea Nazionale Costituente Comunista che non è mia intenzione discutere complessivamente. Ma la  tesi 10 – Italia: il quadro politico e il compimento della mutazione genetica… – pur sembrandomi talmente banale e sciatta da essere al di sopra di qualsiasi critica, è tuttavia talmente importante come “banco di prova” di un’identità comunista che poiché mi coinvolge, mi costringe ad intervenire.

L’analisi del quadro politico della tesi 10 si misura con la rappresentazione di comodo con cui lo stesso quadro politico italiano intende essere riconosciuto, non un passo in più, non un elemento di riflessione sulle sue origini e sui suoi sviluppi. Così resta il dubbio che la stessa mutazione genetica del PCI, PDS, …, PD data per conclusa dalla tesi 10, non sia, invece, un processo in itinere, magari senza ritorno ma dagli esiti per molti versi ancora imprevedibili.

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Si alla Pace! No alla NATO! La campagna internazionale del Consiglio Mondiale della Pace

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sim paz nao otanda cebrapaz.org.br | Traduzione di Marx21.it

La protesta contro il Vertice della Nato.

Il vertice della NATO del 2016 si svolgerà a Varsavia l'8 e 9 luglio. In previsione di questa scadenza il Consiglio Mondiale della Pace sta organizzando mobilitazioni in diversi paesi, allo scopo di costruire una campagna globale contro la NATO, con la parola d'ordine Si alla Pace! No alla NATO!

La Nato: un nemico della pace e dei popoli

Dal momento della sua creazione, nel 1949, la NATO è il braccio militare dell'imperialismo. E' la maggiore e più pericolosa organizzazione militare del mondo, profondamente connessa alle politiche estere ed economiche sia degli Stati Uniti che dell'Unione Europea.

Dagli anni 1990, la Nato ha allargato il numero dei suoi membri e il teatro delle operazioni. La NATO ha attualmente 28 Stati membri in America del Nord e in Europa. Altri 22 paesi sono impegnati nel Consiglio della Partnership Euro-Atlantica (EAPC). Più di 19 paesi sono partner della NATO attraverso programmi come la cosiddetta “Partnership per la Pace”, il “Dialogo Mediterraneo”, “Iniziativa di Cooperazione di Istanbul” e i “Partner nel Mondo”.

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Il cuore nero dell'Europa

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L’editoriale di Giulietto Chiesa direttamente dal convegno “Le 3 crisi europee”, tenutosi il 31 maggio e 1 giugno presso la Camera dei Deputati a Roma.

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Sempre più numerosi i francesi che si oppongono alla legge sul lavoro

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hollande khomrida canempechepasnicolas.over-blog.com

Traduzione di Marx21.it

I tre quarti dei francesi (74%) dichiarano di opporsi al progetto di legge sul lavoro. Appena uno su dieci lo ritiene buono e utile nella forma attuale. L'ostilità verso il progetto di legge cresce di giorno in giorno secondo le inchieste di opinione che si susseguono.

Ne è prova il fatto che l'ostilità al progetto di legge  Lavoro, avanzato da Myriam El Khomri, è condivisa da tutte le famiglie politiche, a destra come a sinistra e anche in seno al Partito Socialista. Secondo l'inchiesta Elabe di BFM TV, il 55% dei simpatizzanti del PS si oppongono.

Nel dettaglio,

37% si dichiara “abbastanza” all'opposizione del testo,

37% “del tutto” all'opposizione,

22% “abbastanza” favorevole e 3% “del tutto” favorevole.

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Nelle spire dell’Anaconda

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anakonda poloniadi Manlio Dinucci | da il Manifesto

Inizia oggi in Polonia la Anakonda 16, «la più grande esercitazione alleata di quest’anno»: vi partecipano oltre 25 mila uomini di 19 paesi Nato (Usa, Germania, Gran Bretagna, Turchia e altri) e di 6 partner: Georgia, Ucraina e Kosovo (riconosciuto come stato), di fatto già nella Nato sotto comando Usa; Macedonia, che non è ancora nella Nato solo per l’opposizione della Grecia sulla questione del nome (lo stesso di una sua provincia, che la Macedonia potrebbe rivendicare); Svezia e Finlandia, che si stanno avvicinando sempre più alla Nato (hanno partecipato in maggio alla riunione dei ministri degli esteri dell’Alleanza). Formalmente l’esercitazione è a guida polacca (da qui la «k» nel nome), per soddisfare l’orgoglio nazionale di Varsavia. In realtà è al comando dello U.S. Army Europe che, con un’«area di responsabilità» comprendente 51 paesi (compresa l’intera Russia), ha la missione ufficiale di «promuovere gli interessi strategici americani in Europa ed Eurasia». Ogni anno effettua oltre 1000 operazioni militari in oltre 40 paesi dell’area.

Lo U.S. Army Europe partecipa all’esercitazione con 18 sue unità, tra cui la 173a Brigata aerotrasportata di Vicenza. L’Anakonda 16, che si svolge fino al 17 giugno, è chiaramente diretta contro la Russia. Essa prevede «missioni di assalto di forze multinazionali aerotrasportate» e altre anche nell’area baltica a ridosso del territorio russo. Alla vigilia dell’Anakonda 16, Varsavia ha annunciato che nel 2017 espanderà le forze armate polacche da 100 a 150 mila uomini, costituendo una forza paramilitare di 35 mila uomini denominata «forza di difesa territoriale». Distribuita in tutte le province a cominciare da quelle orientali, essa avrà il compito di «impedire alla Russia di impadronirsi del territorio polacco, come ha fatto in Ucraina»

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Venezuela, sassi sui bambini dai gruppi di opposizione

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09est1venezueladi Geraldina Colotti | da il Manifesto

Caracas. Solidarietà mondiale a Maduro. Manifestazione oggi a Roma

Siamo nella città di Guarenas, municipio Plaza, nello stato di Miranda. Un bastione del chavismo, dove si è svolta una delle manifestazioni “contro le ingerenze imperialiste” che hanno interessato tutto il paese. Il consenso, però, qui appare incrinato.

Dalle finestre pendono magliette e bandiere chaviste, ma anche quelle gialle e nere del partito Primero Justicia e della Mud. Qualcuno batte sulle pentole: così si fa sentire la protesta di opposizione. Il corteo passa fra due ali di palazzoni. Sfilano tanti bambini, molti dei quali piccolissimi, tenuti in braccio dalle mamme. E all’improvviso una sassaiola arriva dall’alto, una pietra sfiora la testa del piccolo che ci sta davanti, un’altra manca la cronista. Davanti a un portone, alcuni individui insultano le ragazze, fanno gesti volgari, cercano di provocare.

I manifestanti rispondono col pugno chiuso, cantano “El pueblo unido, jamas sera vencido”.

Una ragazzina afrodiscendente suona la tromba, dirige un quartetto di marcantoni che avanza sotto il sole del pomeriggio. “Altroché dialogo – dice vicino a noi la giovanissima Gaudy – questi cercano lo scontro. A tirare pietre sono gli stessi che usufruiscono dei diritti acquisiti con la rivoluzione: che perderanno se torna il capitalismo. Dobbiamo riconquistare il terreno perso fra i settori popolari”.

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Perchè no

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di Gianni Favaro

Riceviamo dal compagno Gianni Favaro e pubblichiamo come contributo per  il dibattito a tutto campo sulle prospettive dei comunisti in Italia.

Ci auguriamo che a questo articolo e agli altri finora pubblicati ne seguano altri, contenenti analisi che, sebbene non coincidenti fra loro ma nell'ambito di un confronto anche franco, ma costruttivo e di rispetto reciproco (aperto a tutti i comunisti, con o senza tessere), consentano di approfondire aspetti relativi alla fase complessa e di difficoltà che sta attraversando il movimento comunista nel nostro paese.

Inizio, questo mio contributo, con una piccola premessa di carattere personale.

Sono stato tra i primi cento firmatari dell'appello per la ricostruzione  del Partito Comunista, nella mia già lunga militanza politica dal 1972 sono stato iscritto alla FGCI e poi al PCI. Nel PCI torinese e nazionale sono stato segretario di sezione e membro del Comitato Centrale  quando segretario nazionale era Alessandro Natta. Fondatore del Movimento per la rifondazione comunista e tra i delegati, al congresso di Rimini che decretò lo scioglimento del PCI e la nascita del PDS, che uscirono dalla sala. Membro della Direzione Nazionale e del Comitato Politico Nazionale del PRC fino al congresso che ha eletto segretario Ferrero, Segretario regionale Piemontese e infine Segretario della Federazione PRC di Torino. Mi fermo qui per non tediare troppo chi avrà la curiosità di leggere il mio punto di vista ed anche perché gli anni successivi alla mia uscita dal PRC sono, come quelli di molti altre e molti altri compagni, anni segnati dalla delusione e dalla chiusura nel privato.

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Il Consiglio Mondiale della Pace si prepara alla mobilitazione in vista del vertice NATO a Varsavia

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atene socorroda cebrapaz.org.br

Traduzione di Marx21.it

Il 27 e 28 maggio in Grecia, la segreteria del Consiglio Mondiale della Pace (CMP) ha discusso delle prossime iniziative di mobilitazione.

La Segreteria del Consiglio Mondiale della Pace (CMP) si è riunita nella capitale greca, Atene, il 27 e 28 maggio, per discutere della situazione politica internazionale e della sua agenda di lavoro, delle sue campagne e azioni e della preparazione dell'Assemblea, che si svolgerà in novembre, in Brasile.

Quasi la totalità dei membri della Segreteria, composta da 13 entità, ha partecipato: Il Comitato Greco per la Distensione e la Pace Internazionale (che ha ospitato la riunione), il Centro Brasiliano di Solidarietà ai Popoli e di Lotta per la Pace (Cebrapaz), il Consiglio Portoghese per la Pace e la Cooperazione, il Movimento Cubano per la Pace e la Sovranità dei Popoli (MovPaz), il Comitato Palestinese per la Pace e la Solidarietà, il Consiglio della Pace degli USA, l'Iniziativa Sudafricana per la Pace, l'Organizzazione Indiana della Pace e della Solidarietà (Aipso), il Consiglio del Nepal per la Pace e la Solidarietà, il Consiglio Nazionale Siriano per la Pace, il Consiglio della Pace di Cipro e il Comitato della Pace del Congo (Repubblica Democratica). Come invitati, hanno partecipato anche rappresentanti dei movimenti della pace di Polonia, Israele e Turchia.

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Un famigerato decreto concede nuovamente autonomia alle Forze Armate in Argentina

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argentina poliziada abuelas.org.ar

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

Comunicato degli organismi dei diritti umani 

Gli organismi dei diritti umani respingono la decisione del presidente Mauricio Macri di restituire alle Forze Armate il grado di autonomia di cui godevano prima del ritorno alla democrazia. Da allora, con l'esperienza dell'orrore attraversato per anni e anni di dittatura, la società ha saputo costruire meccanismi di governo e controllo civile per impedire che le Forze Armate attentino alle istituzioni democratiche del paese.

Il decreto 721/16 restituisce ai militari un potere autonomo che era stato limitato dall'allora presidente Raul Alfonsin: si delegano ai capi delle Forze Armate la maggior parte delle designazioni e dei cambi di destinazioni degli ufficiali, e il passaggio alla rimozione e alla retrocessione dei suoi membri. Ancora più preoccupante è il fatto che il decreto permetta alle Forze Armate di designare i responsabili della formazione dei nuovi ufficiali e sottufficiali, il che rappresenta un grave passo indietro nel paradigma di formazione ai valori democratici dei nuovi militari.

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Rilanciamo la mobilitazione contro i nuovi gravissimi attacchi alle libertà in Ucraina

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ukraine prisoners exchange 4di Marx21.it

Apprendiamo che il Partito Comunista di Ucraina ha lanciato un altro appello alla mobilitazione e alla solidarietà internazionale contro il gravissimo attacco sferrato dalle autorità di Kiev contro la libertà di espressione, questa volta nei confronti di uno strumento di informazione dell'opposizione al regime.

Sono state infatti avviate le procedure per la chiusura del canale televisivo “Gamma” dopo che l'emittente aveva mandato in onda l'intervento del leader del Partito Comunista di Ucraina, Petro Simonenko, in occasione della celebrazione del Giorno della Vittoria sul nazi-fascismo, in cui erano stati espressi giudizi in merito alla politica nazionale ed estera dell'attuale regime nazional-fascista di Kiev.

Nel suo intervento, Simonenko aveva denunciato vigorosamente le inadempienze, da parte del governo ucraino, degli accordi di Minsk per il regolamento del conflitto nel Donbass e l'operazione in corso di riscrittura della storia, attraverso anche il cambiamento del nome di innumerevoli vie e  piazze, prima dedicate agli eroi della lotta antifascista e ora addirittura intitolate ai criminali collaborazionisti che avevano partecipato, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, alla sanguinosa repressione di partigiani e combattenti dell'Armata Rossa, e di inermi cittadini ucraini, russi, ebrei, polacchi e di altre nazionalità presenti allora sul territorio della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina.

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“Così avete ridotto la mia Siria, annientata dalla guerra e dalle sanzioni”

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dianajabbourdi Marinella Correggia e Alessandro Bianchi
da www.lantidiplomatico.it

Diana Jabbour, direttrice del sistema radio-televisvo siriano all'AntiDiplomatico: "Anche per colpa delle sanzioni Ue sette milioni di sfollati interni siriani potrebbero presto divenire profughi all'estero"

Un diktat della cupola – il G7 – pochi giorni  fa ha indotto il Consiglio dei ministri degli esteri dell’Unione europea a rinnovare le sanzioni contro la Siria, varate nel 2011. 

Dal 2013, peraltro, le sanzioni commerciali sono state attenuate per quanto riguarda le aree controllate dall’opposizione armata. Parallelamente, continua una furiosa campagna mediatica che parteggia per le cosiddette “forze dell’opposizione e della rivoluzione” - così il Consiglio d’Europa chiama la galassia delle formazioni armate a geometria variabile che hanno distrutto il paese.

Abbiamo sentito su questi temi Diana Jabbour,  giornalista, direttrice del sistema radio-televisivo siriano (totalmente censurato nel libero occidente)  e da qualche giorno membro del cosiddetto “Women's Advisory Board” creato dall’inviato delle Nazioni Unite Staffan de Mistura per contribuire ai negoziati di pace di Ginevra.

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Palmiro Togliatti e la lotta per la pace ieri e oggi

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togliattidi Domenico Losurdo

E' di grande interesse questo testo di Domenico Losurdo, in cui, insieme a una puntigliosa ricostruzione storica del contributo del grande dirigente comunista italiano alla lotta per la pace, vengono fissate alcune importanti discriminanti di linea, come quelle che hanno segnato la polemica del Comitato NO guerra NO Nato nei confronti di tutte le posizioni che non attribuiscono con chiarezza all'imperialismo americano le responsabilità fondamentali nella spinta alla guerra mondiale OGGI.

"Va da sé - scrive Losurdo - che non dobbiamo stancarci di denunciare il ruolo infame di paesi come la Germania e l’Italia nello smembramento e nella guerra contro la Jugoslavia, o il ruolo infame dell’Italia nella guerra contro la Libia e della Germania nel colpo di Stato in Ucraina; per non parlare del ruolo infame della Francia prima di Sarkozy e poi di Hollande nella guerra contro la Libia e contro la Siria. Ma tutte queste infamie neocoloniali e altre ancora sono state rese possibili dalla strapotenza militare e dal ruolo egemonico degli USA, che talvolta le hanno promosse in modo più o meno diretto".

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La frattura geopolitica in America Latina comincia in Brasile

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rousseff10di Rafael Bautista S.*
da www.alainet.org 

Traduzione di Marx21.it

Pubblichiamo, come stimolante contributo alla comprensione del momento di crisi attraversato dai processi progressisti in America Latina, la riflessione di uno studioso boliviano alla vigilia della destituzione della presidente del Brasile.

Se la diplomazia aperta è concepita per il consumo informativo (dal momento che su qualcosa si deve pur informare), la politica esibita mediaticamente è concepita per plasmare l'opinione pubblica. Non ha, come missione, quella di orientare e, almeno generare una relazione critica con i fatti politici (il nuovo circo romano è virtuale); ciò su cui si informa non contiene nulla che non sia permesso per la funzione assegnata, vale a dire, ciò che si sa è solo ciò che l'amministrazione selettiva dell'informazione permette di sapere (tale controllo, certamente, non è del tutto perfetto; il suo successo è proporzionale al grado di addomesticamento prodotto). L'interpretazione dei fatti politici è, in tal modo, circoscritta entro i margini consentiti che stabilisce un potere strategico che conosce l'importanza della manipolazione dell'informazione.

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Venezuela

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venezuela bambino chavezdi Pedro Guerreiro, Segreteria del Partito Comunista Portoghese | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Tutte le grandi operazioni di destabilizzazione realizzate dall'imperialismo sono state anticipate e accompagnate da campagne di disinformazione e manipolazione, con le quali si cerca di occultare i loro reali obiettivi e azioni, e anche di screditare e isolare la loro vittima, allo scopo di neutralizzare la naturale espressione di rifiuto (e solidarietà) di fronte all'inaccettabile ingerenza esterna contro uno Stato sovrano e il suo popolo – la Repubblica Bolivariana del Venezuela non è un'eccezione.

Il processo bolivariano, iniziato nel 1998/99 con l'elezione di Hugo Chavez a presidente del Venezuela, non ha avuto un momento di tregua. Le grandi trasformazioni democratiche che hanno  fatto si che milioni di venezuelani avessero accesso alla sanità, all'educazione, all'acqua potabile, all'energia elettrica, all'abitazione, alla cultura, il loro profondo e ampio progetto sovrano ed emancipatore, strettamente legato all'emancipazione dell'America Latina e dei Caraibi e alla loro cooperazione sovrana e solidale – di cui ALBA-TCP è la conquista maggiore -, si sono trovati costretti ad essere costantemente difesi dal popolo venezuelano, davanti alla permanente azione destabilizzatrice, violenta e golpista degli Stati Uniti e dell'oligarchia interna.

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Escalation Usa contro la Cina

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elicottero usadi Manlio Dinucci 

«La rivoluzione scientifica che ha portato alla scissione dell’atomo richiede anche una rivoluzione morale»: con questa storica frase (coniata dagli speech-writer presidenziali) è culminata la visita di Obama in Asia, dove da Hiroshima ha proclamato la volontà di «tracciare una via che conduca alla distruzione degli arsenali nucleari». 

Lo sconfessa la Federazione degli scienziati americani, dimostrando che l’amministrazione Obama ha ridotto meno delle precedenti  il numero di testate nucleari.  Gli Usa hanno oggi 4500 testate strategiche, di cui 1750 pronte al lancio, più 180 «tattiche» pronte al lancio in Europa, più 2500 ritirate ma non smantellate. Comprese quelle francesi e britanniche, la Nato dispone di 5015 testate nucleari, di cui 2330 pronte al lancio. Più della Russia (4490, di cui 1790 pronte al lancio) e della Cina (300, nessuna pronta al lancio). 

L’amministrazione Obama – documenta il New York Times (21 settembre 2014) – ha varato un piano da 1000 miliardi di dollari che prevede la costruzione di altri 400 missili balistici intercontinentali, 12 sottomarini e 100 bombardieri strategici da attacco nucleare. Per la «modernizzazione» delle testate nucleari, comprese quelle schierate in Italia, è in fase di espansione negli Usa un complesso nazionale composto da otto maggiori impianti e laboratori con oltre 40mila addetti. 

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Sul lavoro. E sul lavoro che ci aspetta

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costruire manifesto urssdi Lucia Mango

Riceviamo dalla compagna Lucia Mango e pubblichiamo come contributo per un confronto a tutto campo sulle prospettive dei comunisti in Italia. 

Ci auguriamo che ai primi articoli pubblicati in questa "tribuna" ne seguano altri, contenenti analisi che, sebbene non coincidenti fra loro ma nell'ambito di un confronto costruttivo e di rispetto reciproco (aperto a tutti i comunisti, con o senza tessere), consentano di approfondire aspetti relativi alla fase complessa e di difficoltà che sta attraversando il movimento comunista nel nostro paese.

Un partito di quadri che sappia avere influenza di massa. Un partito a vocazione di massa. Un partito di massa.

Nel 2016, stante la variazione della composizione organica del capitale, costruire un partito comunista in grado di agire in una società destrutturata, individuale, che rifiuta e non riconosce i quadri intermedi, non può che passare da queste tappe, senza che siamo in grado di definire i tempi di ciascuna a priori. 

Occorrerà il tempo necessario a che le compagne ed i compagni, con uno strumento più adeguato, siano in condizione di ridare fiducia ai colleghi, ai compagni di studi, tornando ad essere ‘avanguardia della classe operaia’, nell’accezione adeguata al terzo millennio, ovvero quella del lavoro salariato e assimilabile, che riconduce alla generale condizione di sottomissione al capitale, in qualsiasi forma essa si sostanzi. 

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Imperialismo e guerre nel XXI secolo

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di Andrea Catone

Presentazione del  n. 1-2 2016 di MarxVentuno

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Uno spettro si aggira sulla Terra: “una terza guerra mondiale non è inevitabile, ma ampiamente possibile. Si rafforza in vasti settori della classe dirigente Usa l’idea che solo con una superiorità militare schiacciante sul resto del mondo e con il ricorso a guerre locali e operazioni speciali destabilizzanti è possibile conservare il primato mondiale” (F. Sorini).

Sono qui raccolti articoli, saggi e note critiche sul tema “imperialismo e guerre nel XXI secolo”. Abbiamo inserito come “prologo”, per un necessario “pro memoria”, l’articolo di Mauro Gemma, che, scritto nell’anniversario della criminale impresa dell’aggressione della Nato alla Jugoslavia nel 1999 – cui diede un apporto decisivo anche l’Italia, guidata allora da un governo di centro-sinistra presieduto da Massimo D’Alema e sostenuto pure dal Pdci – ammonisce i comunisti e tutti gli antimperialisti a non dimenticare “quella pagina oscura della storia patria”, perché non si ripetano mai più i gravissimi errori di subalternità alla “sinistra” imperialista.

Dopo il saggio di Spartaco Alfredo Puttini sul “secolo lungo delle guerre mondiali imperialiste”, che ci invita a dotarci di uno sguardo di lungo periodo per comprendere le attuali crisi che attraversano la vita internazionale, vengono proposte alcune chiavi di lettura della situazione politica mondiale nel 2016, che individuano nell’imperialismo Usa/Nato e nelle direttive strategiche della Casa Bianca e del Pentagono all’indomani della caduta dell’Urss, la fonte principale di guerre dal 1991 (“prima guerra del Golfo: Iraq) all’attuale “strategia del caos” volta a ridisegnare confini e società in Medio Oriente e Nord Africa. I comunisti e il movimento antimperialista devono essere pienamente consapevoli della pericolosità assolutamente prevalente dell’imperialismo Usa nella preparazione della guerra e agire di conseguenza, per la costruzione di un vasto fronte di popoli e paesi contro il nemico principale.

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John Pilger, "Non disturbate l'America mentre si prepara una nuova guerra"

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clinton guerrada www.lantidiplomatico.it

"Il messaggio nel paese è chiaro “turatevi il naso” e votate per la Clinton. Ma in questo modo, si alimenta il mostro e ci si prepara per un'altra guerra”

Dopo aver “coperto” quattro campagne, John Pilger, il grande giornalista australiano, nel suo ultimo articolo per Counterpunch racconta di esser voluto tornare negli Usa in un anno elettorale.

Parte da questa premessa Pilger ricordando un fatto a cui aveva assistito negli Stati Uniti. “Alcuni anni fa ad una nota rappresentazione "The Price of Freedom" al venerabile Smithsonian Institution a Washington, venivano dette queste incredibili bugie in rapida successione: la bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki ha salvato “milioni di persone”, gli iracheni “sono stati liberati con bombardamenti aerei dalla precisione senza precedenti”. I toni erano trionfalistici: solo gli americani sono pronti ad impegnarsi per il prezzo della libertà”.

L'elezione del 2016 non riguarda solo l'ascesa di Donald Trump e Bernie Sanders, ma riguarda, prosegue Pilger, la resilienza di un silenzio sui crimini di una divinità auto-celebrata. Un terzo dei membri delle Nazioni Unite si sono sentiti arrivare gli stivali di Washington, che ha rovesciato governi, sovvertito la democrazia, imposto blocchi e boicottaggi. La maggior parte dei presidenti responsabili sono stati liberali - Truman, Kennedy, Johnson, Carter, Clinton, Obama.

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I comunisti davanti alle nuove sfide dell'imperialismo in America Latina

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comunisti americalatinaDichiarazione dei Partiti Comunisti dell'America Latina | da solidnet.org

Traduzione di Marx21.it

I Partiti Comunisti riuniti nella città di Buenos Aires il 22 maggio 2016, nell'ambito dell'Incontro Internazionale “I comunisti di fronte alle nuove sfide in America Latina”, dopo avere scambiato opinioni e analizzato la congiuntura politica che sta caratterizzando la regione, manifestano la loro profonda preoccupazione per l'avanzata delle politiche destabilizzatrici dell'imperialismo e dei suoi alleati delle destre locali contro i processi progressisti e di sinistra che si sono sviluppati negli ultimi anni.

Rilevano anche che questi processi di integrazione hanno rappresentato uno dei dati più significativi e apprezzabili della fase, che devono essere difesi e approfonditi, e che i governi che si sono impegnati in essi sono attaccati più per le loro virtù che per i loro difetti.

Speciale attenzione è stata prestata, tanto alla situazione che si sta vivendo in Brasile con la sospensione dal suo incarico della presidente Dilma Rousseff e l'avanzata del processo politico contro di lei, che è stato definito dai presenti come un “golpe legislativo, mediatico e giudiziario”, quanto allo sviluppo dei primi mesi del governo di Mauricio Macri in Argentina e alle politiche di aggiustamento che si stanno attuando con un alto costo economico e sociale per vasti settori della popolazione.

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Libertà, uguaglianza e contenuto universale della democrazia

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urna presidente americalatinadi Gianni Fresu

Riceviamo dal compagno Gianni Fresu la versione più ampliata dell'articolo già pubblicato in Marx21.it. Il testo è stato modificato tenendo in considerazione gli ultimi drammatici sviluppi della situazione in America Latina.  

Nel dibattito politico della sinistra di classe, essenzialmente nell’ambito dell’eurocomunismo, per molto tempo, si è discusso dell’esigenza di affermare il “valore universale della democrazia”, dunque di conciliare questo principio con i valori di uguaglianza e giustizia sostanziale propri del socialismo. E’ un discorso ineccepibile, che nasce dalle contraddizioni della nostra storia novecentesca ma che, purtroppo, a guardare la realtà concreta, rischia di apparire maledettamente astratto. Nella retorica democratica del mondo occidentale un punto su cui sempre si insiste è il primato della volontà popolare espressa nel voto, dunque il rispetto dei governi legittimamente eletti. Andando però a vedere bene cosa significa storicamente tutto ciò bisognerebbe aggiungere: “sempre che questa volontà e i governi da essa espressi stiano nel campo dei nostri valori” (primato delle leggi di mercato e tutela dell’ordine sociale nei termini classici di questo modo di produzione).

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