I comunisti di Cipro difendono il diritto sovrano dei greci a decidere il proprio destino

I comunisti di Cipro difendono il diritto sovrano dei greci a decidere il proprio destino

da www.akel.org.cy

Dichiarazione di Stavros Evagorou, del Partito Progressista del Popolo Lavoratore di Cipro (AKEL)

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La lunga mano della Nato

La lunga mano della Nato

di Manlio Dinucci

«Ripugnante violenza»: così il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg definisce l’attacco terroristico in Tunisia. Cancella con un colpo di spugna il fatto che la reazione a catena, di cui la strage in Tunisia è uno degli effetti, è stata…

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

“Frau Merkel, con gli USA non andiamo da nessuna parte”

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Un attacco frontale al filo-atlantismo e alla politica di rigore della Merkel. Dalla leader dell’opposizione Sahra Wagenknecht una dura critica alle ingerenze USA in Europa. Dai rapporti con la Russia all’approvazione del TTIP, dal caso Grecia alla sudditanza alla Troika. Intervento integrale di Sahra Wagenknecht (Die Linke) al Bundestag il 19 marzo 2015. Sottotitoli in italiano.

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Il PCdI e la sinistra contro il jobs act

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Martedì 24 marzo si è svolta a Roma una partecipata iniziativa promossa dal Partito Comunista d’Italia sul JobsAct, alla quale hanno risposto positivamente diverse forze politiche e sociali. Hanno partecipato tra gli altri Manuela Palermi (presidente PCdI), Piergiorgio Alleva, giurista del Lavoro, Stefano Fassina (Pd), Giorgio Airaudo (Sel), Lucia Mango (resp. Lavoro PCdI), Roberta Fantozzi (resp. Lavoro PRC), Ciro D’Alessio della FIOM di Pomigliano e il segretario dell’Usb, Pierpaolo Leonardi.

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L'Italia si dissoci dall'addestramento turco-statunitense di jihadisti futuri e presenti in Siria

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jihadist trainingLa Rete No War al ministro Paolo Gentiloni, con richiesta di incontro

Egregio ministro degli Esteri, Le scriviamo per invitarLa a dissociarsi dalla dissennata decisione da parte degli Stati uniti e della Turchia di addestrare (ulteriori) 5mila militanti di gruppi armati cosiddetti "moderati" in Siria, affinché combattano contro l'autoproclamato "Stato islamico" e al contempo contro il governo di Damasco.

Le scriviamo come cittadini italiani e come membri di Rete No War, rete pacifista molto attiva negli ultimi anni contro le molteplici azioni sbagliate dei governi occidentali, azioni reiterate che in particolare sugli scenari libico e siriano hanno portato - è ormai di un'evidenza abbagliante - all'affermarsi dello sconvolgente terrorismo sedicente islamico.

L'errore è stato troppo spesso ripetuto. Come Lei ben sa, la Nato in Libia ha finito per fare da forza aerea di gruppi jihadisti. E in Siria, gruppi armati dell'opposizione hanno goduto dal 2012 dell'appoggio economico, logistico e diplomatico da parte del gruppo di sedicenti "Amici della Siria" (fra questi Arabia saudita, Qatar, Turchia, Usa, Francia e Gran bretagna...e purtroppo Italia). L'addestramento da parte turca-statunitense non è niente di nuovo. E' un errore reiterato.

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Ayotzinapa: ce li hanno portati via vivi e vivi li rivogliamo!

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Ayotzinapadi Giulia Salomoni

Esattamente sei mesi fa, la notte del 26 settembre 2014 a Iguala, a pochi chilometri da Ayotzinapa, alcuni poliziotti hanno fermato cinque autobus di studenti della scuola rurale e insieme a tre sicari non identificati hanno ucciso sei persone, ne hanno ferite altre venti e hanno fatto “sparire” 43 studenti.

Dal 2005-2006 quando è stata lanciata la “guerra al narcotraffico” le organizzazioni dei diritti umani hanno denunciato  che in Messico sono scomparse tra le 10 e le 30 persone, senza contare i migranti del centro e Sudamerica che transitano dal Messico per cercare di raggiungere gli Stati Uniti. Quello delle sparizioni forzate non è un caso isolato ma un vero e proprio sistema organizzato.

Il caso dei 43 studenti di Ayotzinapa ha tuttavia avuto un’eco nazionale ed internazionale enorme per la superficialità con cui le autorità hanno trattato la questione cercando di chiudere il caso il prima possibile senza coinvolgere quelli che probabilmente sono stati i mandanti illustri: il sindaco, la moglie (candidata per la successione al marito) e il capo della polizia di Iguala, per il fatto che gli autori materiali fossero soprattutto poliziotti facendo emergere che il narcotraffico è perfettamente integrato nelle istituzioni statali e di polizia, per lo strazio e la voglia di lottare dei familiari delle vittime, quasi tutti contadini poverissimi in una delle zone più povere del Messico, perché la scuola rurale di Ayotzinapa è un centro non solo culturale - l’istruzione è gratuita e vi accedono soprattutto le famiglie più povere- ma ha anche alle spalle una tradizione politica e di rivolta sociale molto forte.

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In Ucraina la repressione si scatena contro il movimento sindacale

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proletarii-internatsionalda kprf.ru 

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Appello dell'Unione Ucraina degli Operai

Il Comitato Politico Esecutivo dell'Unione Ucraina degli Operai rivolge un appello a tutti i suoi membri, al movimento operaio e sindacale internazionale, alla classe operaia dell'Ucraina, a tutti i membri dei sindacati, ai lavoratori, ai mezzi di informazione di massa perché si intervenga in difesa del dirigente operaio A.V. Bondarciuk, manifestando fedeltà al principio della solidarietà proletaria e non consentendo che vengano avviate azioni legali nei suoi confronti.

Non dobbiamo permettere che il leader operaio Aleksandr Bondarciuk venga processato!

Il 18 marzo 2015, per decisione della corte distrettuale di Pechersk (Kiev) è stato arrestato e trattenuto in carcere il presidente del Comitato Esecutivo dell'Unione Ucraina degli Operai, deputato della 3° e 4° legislatura della Rada Suprema dell'Ucraina, caporedattore del giornale “Classe operaia” Aleksandr Bondarciuk. In quanto caporedattore di “Classe operaia” egli è stato accusato di attività separatiste e antistatali in conformità all'articolo 110. p. 1 che prevede la pena da 3 a 5 anni di carcere (“Atti deliberati compiuti allo scopo di modificare le frontiere statali dell'Ucraina in violazione dell'ordine stabilito dalla Costituzione dell'Ucraina, e anche pubblico incitamento e distribuzione di materiali con appelli all'attuazione di tali azioni”). Un procedimento penale è stato avviato contro di lui, esaminato e consegnato al tribunale dalla sezione cittadina del Servizio di Sicurezza dell'Ucraina.

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Elezioni regionali nelle Marche: nasce la "Sinistra Unita"

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sinistraunita logodi Fosco Giannini, segretario regionale PCdI Marche

Il 28 ed il 29 marzo del 2010 si tennero le ultime elezioni regionali delle Marche. Tra poche settimane verranno le prossime, nel maggio del 2015. Nel 2010 il primo partito marchigiano risultò essere il Popolo delle Libertà, col 31,20% dei voti. Secondo il PD, con 500 voti in meno. Il PD avrebbe, allora, potuto costituire un governo di centro-sinistra avanzato alleandosi con le forze della sinistra, che assieme presero il 7,1% dei voti. Ma il PD fece una scelta contraria, alleandosi con le forze di centro, innanzitutto con l’Unione di Centro, dando vita al cosiddetto “ Modello Marche”, poi riproposto nei territori marchigiani in occasione delle elezioni amministrative. Alla coalizione governativa marchigiana di centro, costituitasi nel 2010, prolungatasi sino ad ora e presieduta dal governatore PD Gian Mario Spacca, aderirono anche l’Italia dei Valori, Alleanza per l’Italia, i Verdi e il Partito Socialista. All’opposizione rimasero, e sono rimaste sino ad ora, le forze della Sinistra: PCdI, PRC e SEL.

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La Grecia e la fine del modello neocoloniale di sfruttamento

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greek-belt-austerity-financial-crisis-870x418di Tyler Durden | da www.zerohedge.com

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Con la ormai innegabile bancarotta della Grecia, è finalmente arrivata la fine del modello neocoloniale-finanziario.

Sappiamo tutti come funzionava il vecchio modello coloniale: gli imperi prendevano il controllo fisico di terre precedentemente indipendenti e dichiaravano la loro proprietà su quelle regioni come nuove colonie.

Quali sono i vantaggi del controllo delle colonie? Nel modello coloniale tradizionale c'erano due vantaggi principali: la potenza imperiale (il centro) otteneva importanti materie prime e lavoro a basso costo dalle colonie (periferia); la potenza imperiale vendeva al territorio coloniale di nuova acquisizione i propri manufatti ad alto margine.

Questa dinamica del “compra a poco e vendi a molto” è il cuore del colonialismo, che può essere compreso come un esempio del modello centro-periferia.

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Finte aperture e false flag, lotta al terrorismo e insieme addestramento dei terroristi: è così che preparano la pace?

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Israeli F-16s at Red Flag2di Patrizio Ricci | da www.siriapax.org

Un drone USA che fa i cerchi in cielo sopra Latakia come per dire 'abbattetemi', petizioni a favore di nuove No Fly zone (stile libico), incursioni aeree israeliane contro obiettivi siriani, i vertici dell'amministrazione USA che si contraddicono: la propaganda decisamente manca di fantasia.

E' noto che tramite paesi terzi c'è un accordo tra il governo siriano ed il comando delle operazioni aeree anti-ISIS: autorizza i caccia alleati a sorvolare senza incidenti il cielo siriano. Questo accordo prevede l'utilizzo da parte della coalizione di tre corridoi aerei al fine di colpire gli obiettivi dello Stato Islamico in Iraq ed al nord del paese. Ovviamente questi corridoi dovevano essere utilizzati solo dagli aerei militari della coalizione internazionale in missione anti-ISIS.

Tuttavia in flagrante violazione di tali accordi, nel mese di gennaio 2015 una di queste 'corsie' è stata utilizzata da caccia israeliani per 'infilarsi' in profondità in territorio siriano. Lo scopo era quella di neutralizzare alcune installazioni militari deputate alla difesa aerea siriana. 

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“Grazie, Netanyahu, per aver detto la verità”

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netanyahu palestinedi Gideon Levy | da forumpalestina.org

Il premier riconfermato, scrive il giornalista di Haaretz in un editoriale, sarà ricordato per aver detto la verità su Israele: non ci sarà mai uno stato palestinese

Vorrei ringraziare il primo ministro Benjamin Netanyahu. Grazie per aver detto la verità. Per almeno 25 anni statisti israeliani hanno mentito, ingannato il mondo, gli israeliani e se stessi. Ora Netanyahu ha detto la verità. Se solo questa verità fosse stata detta da un primo ministro israeliano 25 anni fa, o forse anche 50 anni fa, quando nacque l’occupazione. Tuttavia meglio tardi che mai. Il pubblico lo ha premiato per questa verità e Netanyahu è stato eletto per un quarto mandato.

Netanyahu ha annunciato la scorsa settimana che, se fosse stato rieletto, uno Stato palestinese non sarebbe mai sorto. Chiaro e semplice, forte e chiaro. Nessuno ha avuto il coraggio di rivelare la verità nel passato. L’ultimo di questi imbroglioni è stato Isaac Herzog: il suo audace piano comprendeva cinque anni di negoziati. Il pubblico lo ha ricompensato per questo.

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Anche i socialdemocratici polacchi sono preoccupati per la rinascita e l'esaltazione del fascismo in Ucraina

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stepan-bandera2da kprf.ru 
Traduzione dal russo di Mauro Gemma

L'Alleanza della Sinistra Democratica (SLD), che raccoglie le forze socialdemocratiche polacche e dispone di una trentina di parlamentari (wikipedia), presenterà una risoluzione di condanna delle azioni delle autorità ucraine di glorificazione dei collaborazionisti dell'occupazione hitleriana.

In una conferenza stampa a Varsavia, il leader dell'Alleanza della Sinistra Democratica (SLD), Leszek Miller, ha richiamato l'attenzione dei presenti sulla decisione della Rada Suprema dell'Ucraina, che ha approvato una risoluzione a sostegno di Petro Dyachenko, che durante la Seconda Guerra Mondiale si era messo al servizio dei nazisti. Dyachenko partecipò alla repressione dell'insurrezione di Varsavia nel 1944 e ricevette dalle mani di Wilhelm Schmalz (generale nazista) la Croce di ferro. Su iniziativa del presidente della Rada Suprema Volodymir Groysman dal 30 gennaio 2016 sarà celebrato ufficialmente l'anniversario della sua nascita.

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Il declino dell’impero Usa

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aiib2di Manlio Dinucci
da il manifesto, 24 marzo 2015

Washington ce l’ha messa tutta per impedire che i suoi alleati entrassero nella Banca d'investimenti per le infrastrutture asiatiche (Aiib), creata dalla Cina, ma non ce l’ha fatta: Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia (4 dei membri del G7) hanno aderito e altri, compresa l’Australia, seguiranno.

A preoccupare Washington è il progetto complessivo in cui rientra l’Aiib. Esso ha come epicentro l’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (Sco): nata nel 2001 dall’accordo strategico cino-russo per controbilanciare la penetrazione Usa in Asia Centrale, si è estesa all’ambito economico, energetico, culturale e ad altri. Ai sei membri (Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan) si sono aggiunti, per ora in veste di osservatori, India, Iran, Pakistan, Mongolia e Afghanistan e, come partner di dialogo, Bielorussia, Sri Lanka e Turchia. La Sco, che comprende un terzo della popolazione mondiale e salirà a circa la metà quando ne faranno parte gli attuali paesi osservatori, dispone di risorse e capacità lavorative tali da farne la maggiore area economica integrata del mondo.

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Vladimiro Giacché: "Trattati europei e democrazia costituzionale"

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L'intervento di Vladimiro Giacché all'assemblea "A sinistra nel PD per la democrazia e il lavoro: l'Italia può farcela" organizzata dall'area riformista del Partito Democratico. Roma, 21 marzo 2015.

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Fine di una leggenda

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usa europedi Vladimiro Giacché 

da Facebook

A quanto pare la Merkel ha indotto Schäuble (che stava facendo saltare il compromesso raggiunto il 20 febbraio con Atene, già parecchio oneroso per quest'ultima) a più miti consigli riguardo alla Grecia. Questo su pressione di Obama, che ritiene che una uscita della Grecia dall'euro (e contestuale suo accordo con la Russia) indebolirebbe il fronte sud-est della Nato e quindi il suo controllo su quella parte del Mediterraneo.

Le lezioni contenute in questa vicenda sono diverse:

1) Fine della leggenda per cui l'Unione Europea non c'entrerebbe nulla o quasi con la Nato (quante volte ci hanno detto che si tratta di due cose diverse, che il trattato di associazione dell'Ucraina all'Unione Europea non aveva nulla a che fare con la Nato ecc?)

2) Fine della leggenda di un'Europa e di un Euro intesi quali baluardo contro il predominio economico e monetario statunitense Emoticon smile contro l'imperialismo USA). Se lo fossero, perché Obama dovrebbe difendere così strenuamente un'unione monetaria concorrente?

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Argentina e Brasile: destre gemelle

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derecha-latinoamericana-usadi Emir Sader* | da alainet.org

Traduzione di Marx21.it

La destra latinoamericana non è mai stata così debole. Perde una dietro l'altra le elezioni in paesi come Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Ecuador, Venezuela, El Salvador. Non è mai stata così spesso sloggiata dal governo in questi paesi come in questo secolo.

Le trasformazioni sociali attuate dai governi di questi paesi, i progressi nei processi di integrazione indipendenti rispetto agli Stati Uniti d'America (USA), il recupero del ruolo attivo dello Stato, hanno portato all'isolamento della destra nella regione. La sconfitta dei governi neoliberisti e la loro incapacità di formulare un'alternativa diversa, fa in modo che essi paghino il prezzo dei danni causati da questo modello e che si voti contro chi lo rappresenta.

Gli USA hanno sempre giocato sulla divisione e la competizione tra i governi della regione per conservare il loro potere. E' stato così, ad esempio, nel corso di tutto il processo di rinegoziazione del debito dei paesi, e non sono mai riusciti ad ottenerla collettivamente.

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“Fronte del nord, nazisti a Riga”

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Il video e un commento di Giulietto Chiesa

Il 16 marzo a Riga si è svolta la marcia commemorativa dei reduci delle Waffen SS. Insieme a giovani neo-nazisti e ultra-nazionalisti, sotto la protezione di un vasto schieramento di polizia, è stata celebrata l’ultima vittoria della Wermacht sull’Armata Rossa. Trascinate da un sentimento anti-russo, che dalla fine dell’Unione Sovietica è stato sapientemente e costantemente alimentato dai media, le repubbliche baltiche sono diventate l’avanguardia più aggressiva della politica Nato.

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L'Europa non ha bisogno di un “Esercito UE” o della NATO

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eu1da www.akel.org.cy | Traduzione di Marx21.it

Dichiarazione di Costas Christodoulides*

Il richiamo ai valori europei da parte del Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker è utilizzato per promuovere ancora una volta la formazione di un “esercito europeo” che, come egli afferma, servirebbe a mandare un messaggio alla Russia. Nel momento in cui la politica economica dell'UE, fondata sul dogma neoliberista, sta conducendo alla degenerazione sociale e al degrado a beneficio dei monopoli e delle forze egemoniche, il Presidente della Commissione Europea mette nuovamente sul tavolo la proposta di un esercito combinato dell'Unione Europea a vantaggio dell'apparato militare-industriale.

C'è il tentativo di coprire la crescente militarizzazione delle relazioni internazionali, l'aggressione NATO-USA-UE in Europa orientale e altrove con l'ambigua propaganda sulla difesa dei cosiddetti valori europei. Si nasconde il fatto che l'UE ha già a sua disposizione enormi capacità militari, come i “Gruppi da Battaglia” e che sono spesi annualmente miliardi di euro tolti dalle tasche dei cittadini per condurre missioni militari fuori dall'Europa. Il tutto si svolge in collaborazione con la NATO. E' la stessa politica estera e di difesa che sta aggravando la situazione internazionale e che minaccia costantemente la pace, mentre l'UE tollera e incoraggia, ad esempio, le provocazioni nella Zona Economica Esclusiva della Repubblica di Cipro. L'UE non mette in discussione la NATO, ma istituzionalizza la sua collaborazione con essa.

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Spirito rivoluzionario

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di Matteo Stella"VivereVietnam"

A cavallo tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso la Repubblica Democratica del Vietnam, più comunemente conosciuta come Vietnam del Nord, si trovò nella situazione di dover affrontare due situazioni particolarmente avverse: da una parte la necessità di aumentare la produzione di cibo per far fronte ai bisogni del proprio popolo e rifornire l’esercito impegnato nel conflitto bellico per la riunificazione del Paese, dall’altra l’esigenza di preparare la popolazione ad una lunga e intensa guerra, mano a mano che il coinvolgimento americano nello scenario indocinese andava crescendo.

Pur avendo dimostrato tutta la propria astuzia militare e il proprio spirito di sacrificio in campo bellico, il Governo nordvietnamita sapeva bene che tenere alto il morale del popolo era uno sforzo essenziale per resistere all’impeto delle forze occupanti e scacciarle; tra i suoi slogan ce n’era infatti uno che diceva che “le attività politiche sono più importanti delle attività militari”. Vennero quindi prodotti da diversi artisti svariati poster di propaganda volti ad accendere lo zelo rivoluzionario, a incoraggiare il lavoro nei campi e la costruzione di infrastrutture, a ridicolizzare il nemico e a lodare il sacrificio di chi moriva in battaglia.

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Libia, ritorno di fiamma

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Tunisia-Attack Wake1-1024x683di Manlio Dinucci | da il manifesto, 20 marzo 2015

L’attacco terroristico in Tunisia, che ha mietuto anche vittime italiane, è strettamente collegato alla caotica situazione della Libia, si sottolinea negli ambienti governativi e sui media. Ci si dimentica però del fatto che il caos in Libia è stato provocato dalla guerra Nato che, esattamente quattro anni fa, ha demolito lo Stato libico.

Il 19 marzo 2011 iniziava il bombardamento aeronavale della Libia: in sette mesi, l’aviazione Usa/Nato effettuava 10mila missioni di attacco, con oltre 40mila bombe e missili. Contemporaneamente, venivano finanziati e armati i settori tribali ostili al governo di Tripoli e anche gruppi islamici fino a pochi mesi prima definiti terroristi. Venivano infiltrate in Libia anche forze speciali, tra cui migliaia di commandos qatariani. A questa guerra, sotto comando Usa tramite la Nato, partecipava l’Italia con le sue basi e forze militari.

Molteplici fattori rendevano la Libia importante per gli interessi statunitensi ed europei. Le riserve petrolifere – le maggiori dell’Africa, preziose per l’alta qualità e il basso costo di estrazione – e quelle di gas naturale, che rimanevano sotto il controllo dello Stato libico che concedeva alle compagnie straniere ristretti margini di guadagno. I fondi sovrani, ammontanti a circa 200 miliardi di dollari (spariti dopo essere stati confiscati), che lo Stato libico aveva investito all’estero e che in Africa avevano permesso di creare i primi organismi finanziari autonomi dell’Unione africana. La stessa posizione geografica della Libia. all’intersezione tra Mediterraneo, Africa e Medio Oriente.

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La Federazione Internazionale dei Resistenti sulla situazione in Ucraina

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DonbasProtest 0da www.fir.at | Traduzione di Marx21.it

La Federazione Internazionale dei Resistenti (FIR) (link), l'organizzazione che raccoglie le associazioni europee degli ex combattenti delle formazioni partigiane impegnate nella lotta contro il nazifascismo (a cui aderisce anche l'ANPI) ha diffuso una dichiarazione dopo la sigla degli ultimi accordi di Minsk per un regolamento pacifico del conflitto nel Donbass

La Federazione Internazionale dei Resistenti, in quanto organizzazione che raggruppa le organizzazioni degli ex partigiani e combattenti della coalizione anti-hitleriana, dei perseguitati dal regime nazista con le proprie famiglie, nonché degli antifascisti di oggi, in qualità di “Ambasciatore di pace” delle Nazioni Unite di fronte alla situazione attuale in Ucraina si vede costretta a diffondere la seguente dichiarazione:

Chiediamo la protezione di tutte le persone in questo paese, che la cessazione del fuoco annunciata venga rispettata da tutte le parti.

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Comunisti e sinistra. Per un movimento contro la guerra

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zombienatodi Bruno Steri

La strage di Tunisi torna a far salire il livello della tensione internazionale, concentrandola nuovamente sulle coste meridionali del Mediterraneo. In effetti, la brace ha continuato ad ardere sul fondo dei due più pericolosi focolai bellici, ma l’incendio non è divampato. Sul fronte continentale c’è una fragile tregua, concordata con Putin nel summit di Minsk da Merkel e Hollande, in assenza di Obama: per un soffio si è evitato (solo formalmente e per il momento) il peggio. Sul fronte Sud, in direzione delle coste libiche, dopo le intempestive dichiarazioni di qualche ministro italiano, gli establishments dell’Occidente avevano preso tempo in attesa di decidere il da farsi rispetto al caos da essi stessi evocato a seguito dell’intervento in Libia e dell’assassinio di Gheddafi. Anche la macchina mediatica si era concessa una pausa, riducendo in pagine interne il consueto martellamento teso a raffigurare gli odierni mostri: una macchina qui da noi alquanto spiazzata dall’estemporaneo viaggio di Renzi in Russia, più che altro sollecitato dalla fibrillazione di industriali e agricoltori italiani, pesantemente penalizzati dai contraccolpi delle ulteriori sanzioni anti-Putin che gli Usa hanno imposto e che l’Unione Europea ha digerito. Ora, con l’ennesima barbara impresa degli adepti tunisini del califfato, tornano a suonare le fanfare della “guerra di civiltà”. Quelli che in questi ultimi venticinque anni hanno desertificato intere compagini statuali (dall’Iraq all’Afghanistan e alla Libia) e causato centinaia di migliaia di vittime raccolgono ora i frutti avvelenati della loro “civile” e tecnologizzata barbarie.

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