Referendum in Gran Bretagna ed Europa: quale ruolo per la sinistra?

Referendum in Gran Bretagna ed Europa: quale ruolo per la sinistra?

Le analisi del voto del “Telegraph”, del “Guardian” e della “BBC” lo confermano: il voto nel Regno Unito è stato caratterizzato da una forte connotazione di classe ...

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Raccolta materiale per il Donbass antifascista

Raccolta materiale per il Donbass antifascista

Banda Bassotti

Da molto tempo volevamo attivare una raccolta materiale medicinale, generi alimentari e materiale sanitario da inviare nel Donbass Antifascista. Grazie all'infaticabile lavoro del COMITATO UCRAINA ANTIFASCISTA BOLOGNA, si è aperto un canale per inviare costantemente materiale.

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Aggressioni “culturali” e propaganda “umanitaria” contro il Venezuela

Aggressioni “culturali” e propaganda “umanitaria” contro il Venezuela

di Misión Verdad

In merito alle continue aggressioni culturali contro il Venezuela si può affermare che in permanenza agiscono operatori che diffondono ..

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Bruxelles: chi governa la paura?

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di Pino Cabras

Bruxelles, dopo Parigi, e dopo altre stragi ancora che hanno colpito tante capitali, è una leva potentissima per la paura di massa. A cosa dovremo rinunciare, per questa paura? I governanti europei lo indicano già: dovremo cedere libertà per essere più sicuri. Ma è così autentico, questo pericolo? Anni fa il regista americano Michael Moore aveva fatto un calcolo per evidenziare che il pericolo terrorista era percepito in modo abnorme rispetto alla sua consistenza reale. Perfino nel 2001, l’anno di quel tragico 11 settembre, per un americano, le probabilità di morire in un attacco terroristico sono state 1 su 100.000.

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La Conferenza per il 5° anniversario del Partito Comunista dello Swaziland

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pc swaziland corteoda www.solidnet.org

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx 21.it

Il Partito Comunista dello Swaziland celebra il suo 5° anniversario. Dal 2011 il Partito si è costruito progressivamente come un'organizzazione di lotta socialista integrale e non settaria – una presenza più che necessaria sul terreno politico dello Swaziland. Per questo siamo orgogliosi della nostra breve ma intensa storia.

Ma il Partito Comunista dello Swaziland non utilizzerà la propria conferenza che si terrà dal 25 al 28 Marzo 2016 per sedersi sugli allori o per autocompiacersi. Utilizzeremo piuttosto questa occasione per esaminare quello che abbiamo imparato dalla lotta per la libertà e il socialismo nello Swaziland in questi 5 anni, e per capire come queste lezioni possono essere valorizzate ora.

In particolare, dobbiamo spiegare cosa vogliamo dire con termini generici come “rendere il paese ingovernabile” e “sfiducia”, e come possiamo chiarire ulteriormente gli obiettivi principali della nostra campagna: ottenere la rimozione del divieto a tutte le formazioni politiche e mobilitare il nostro popolo verso la coscienza politica e verso l'azione pratica.

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La situazione politica mondiale nel 2016. Alcune chiavi di lettura

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mappa mondo artisticadi Fausto Sorini

L'articolo compare nel nuovo numero della rivista Marx Ventuno

Viviamo in una situazione internazionale di grande complessità. La pressione mediatica è avvolgente e pressoché totalitaria in questa parte del mondo, solo apparentemente “democratica”, e facilmente induce le nostre opinioni pubbliche a rappresentazioni fuorvianti. La “fabbrica del falso” è incessantemente al lavoro. È quindi essenziale fissare alcune chiavi di lettura fondamentali e non contingenti che ci aiutino a trovare una bussola.

Proviamo a rispondere ad alcune domande chiave.

- È reale oggi il pericolo di una terza guerra mondiale, dato il livello raggiunto dalle armi di sterminio di massa?
- Quali sono le forze che oggi spingono alla guerra globale e perché?
- Quali sono le forze che oggi possono rappresentare un freno o un contrappeso alla prospettiva di una terza guerra mondiale?
- Che cosa sono i Brics? Che cosa li unisce e cosa li distingue?
- Come si inseriscono in questo scenario globale una serie di altri eventi particolari come la crisi ucraina, la guerra in Siria, l’Isis, l’even-tualità di una nuova guerra contro la Libia, l’esplosione dei flussi migratori verso l’Europa, l’accordo sul nucleare iraniano, le oscillazioni del prezzo del petrolio, la crisi dell’euro, la vicenda giudiziaria di Lula, le prossime elezioni presidenziali in Sudafrica, il protagonismo di paesi come Arabia Saudita, Turchia, Qatar, le contraddizioni tra Cina e Vietnam, la normalizzazione dei rapporti tra Cina e India, la lotta politica in India, anche all’interno del Partito del Congresso, sulla collocazione internazionale del Paese? C’è un filo che, al di là delle congiunture nazionali, collega questi eventi dentro uno scenario globale e in qualche misura sovraordinatore?

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I comunisti portoghesi condannano gli attentati in Belgio

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bruxelles aeroporto attentatoUfficio stampa del PCP
da www.pcp.pt

Traduzione di Marx21.it

Il PCP condanna con fermezza gli attentati compiuti in Belgio ed esprime il propria dolore e le condoglianze ai familiari delle vittime, ed anche la sua solidarietà al popolo belga.

Il PCP sottolinea che il terrorismo – qualsiasi siano le sue cause, le forme e gli obiettivi proclamati – serve sempre alle strategie e agli interessi più reazionari e sinistri ed è inseparabile dalle politiche di sfruttamento ed oppressione e dalla logica del militarismo e della guerra.

Il PCP richiama l'attenzione sui pericoli di strumentalizzazione dei genuini sentimenti di indignazione per imporre misure di natura antidemocratica e lo sviluppo di politiche disumane di fronte al dramma dei rifugiati ancora più attentatrici dei diritti, libertà e garanzie fondamentali, ed anche per la promozione di sentimenti razzisti e xenofobi che hanno alimentato la crescita delle forze di estrema destra e di natura fascista in Europa.

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Chi ci minaccia veramente?

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breedlove pentagonodi Manlio Dinucci
da il manifesto 

Come si fa a giustificare la guerra se non c’è un nemico che ci minaccia? Semplice, basta inventarlo o fabbricarlo. Ce lo insegna il generale Philip Breedlove, il capo del Comando europeo degli Stati uniti che sta per passare a un altro generale Usa il bastone di Comandante supremo alleato in Europa. 

Nella sua ultima audizione al Pentagono, avverte che «ad Est l’Europa ha di fronte una Russia risorgente e aggressiva, la quale pone una minaccia esistenziale a lungo termine». 

Capovolge in tal modo la realtà: la nuova guerra fredda in Europa, contraria agli interessi della Russia, è stata provocata col putsch di piazza Maidan dalla strategia Usa/Nato, che continua ad alimentare le tensioni per giustificare il crescente spiegamento di forze nell’Europa orientale. 

In Ucraina, è stato costituito un Comando congiunto multinazionale per l’addestramento «fino al 2020» delle forze armate e dei battaglioni neonazisti della Guardia nazionale, di cui si occupano centinaia di istruttori della 173a Divisione Usa trasferiti da Vicenza, affiancati da britannici e canadesi.

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Bruxelles: Un segnale per tutta l’Europa

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Prosegue l’offensiva terroristica. Bruxelles, il cuore dell’Europa, è sotto attacco. L’avviso è per tutti, non solo per Bruxelles. Sono bombe contro “l’Europa dei popoli”, per renderla uno straccio subalterno al potere dell’Impero, per trascinarla in guerra tutta intera, terrorizzata, per ridurre le libertà residue e le capacità di risposta ai soprusi dei poteri.

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L'amara medicina del Partito di massa

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bandierine rossedi Lamberto Lombardi, segretario PCdI Brescia

Riceviamo dal compagno Lombardi e pubblichiamo come contributo alla discussione sulle prospettive dei comunisti

La finestra di dialogo, e di aria fresca, che si è aperta nell'intento di costruire nel 2016 un Partito ci sottopone senza posa una elevata casistica di criticità che, però, non sono generate al 'nostro interno', non riguardano noi nello specifico se non per il fatto che al nostro interno le trasferiamo da fuori e da prima.

Caso mai l'ambito di cui si sta parlando ha il merito di renderle tangibili e visibili, queste criticità, di far sì che si manifestino in quanto tali.

Chi come me bazzica da sempre queste che per decenni sono state morte gore ha dovuto da tempo  interrogarsi su una realtà culturale diffusa e apparentemente inscalfibile che porta, per esempio, il compagno Raccichini a dare per persa la partita di costruire un Partito di massa.

Che accade dunque?  Proviamo a scomodare la filosofia, la sua capacità di rappresentare un esistente non altrimenti evidente,  e sfidare le nostre capacità di apprendisti, capacità che in questo campo sicuramente non sono mai state eccelse.

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Il lessico della guerra

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Yugoslavia soldato onudi Andrea Catone

Per un’analisi dell’ideologia della “guerra umanitaria” della NATO contro la Repubblica Federativa Jugoslava

[pubblicato sulla rivista “Giano – pace ambiente problemi globali” n. 32/1999: Jugoslavia]

Già dal primo – e tardivo – dibattito parlamentare italiano (26 marzo 1999), si possono enucleare le parole fondamentali che costituiscono l’asse portante del discorso ideologico di giustificazione del­l’ag­gres­sio­ne militare della NATO contro la RFJ, attuata, com’è stato ampiamente spiegato da più parti, al di fuori di qualsivoglia mandato dell’ONU, dello stesso statuto della NATO e in violazione della Costituzione italiana (1). Esse ruotano essenzialmente intorno all’aggettivo iperinflazionato “umanitario”, all’espressione “comunità internazionale” (2) e a un grande imbarazzantissimo assente/presente che è la parola “guerra” appunto, con il contorno indispensabile di “kosovari” e del genio malefico di turno “Milosevic” (mai capo di Stato fu tanto nominato in dibattiti del parlamento italiano e in risoluzioni della Unione europea). Attraverso l’analisi di testi tratti da discorsi e risoluzioni dei parlamenti italiano ed europeo, dell’Assemblea generale e del consiglio di sicurezza dell’ONU, nonché di articoli e commenti di giornali, cercheremo di smascherare l’im­bro­glio semantico e disvelarne i retroscena nel contesto del mutato quadro dei rapporti internazionali intervenuto dopo il 1989-91, quando, dissoltisi l’URSS, il COMECON e il Patto di Varsavia, gli USA e i paesi della UE appaiono i grandi vincitori della “guerra fredda”.

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Condanniamo l'aggressione imperialista contro la Siria da parte della Nato, dell'Arabia Saudita e della Turchia!

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medioriente macerieDichiarazione dei Partiti Comunisti e Operai
da www.solidnet.org

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Il documento è stato proposto dal Partito Comunista, Turchia (KP)

L'aggressione Usa-Nato contro la Siria in cooperazione con la Turchia, il Qatar, l'Arabia Saudita e altri, continua dal 2011 e entra ora in una nuova fase in cui è stata costruita un fragile tregua. Questi paesi, principalmente la Turchia e l'Arabia Saudita, supportati dalla Nato, continuano in tutti i modi con le loro provocazioni.

Fin dall'inizio della crisi in Siria, che si è sviluppata oltre i problemi economici e sociali interni al paese, abbiamo assistito a un intervento attraverso forze terroriste sostenute dalle potenze imperialiste, che miravano a interferire negli affari interni del paese.

I regimi reazionari come quello turco non hanno avuto il semplice ruolo di pedine dell'imperialismo, ma hanno anche lavorato per creare la propria egemonia in base ai propri interessi economici e al proprio orientamento ideologico.

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Il Ministro degli Affari Esteri illustra la posizione di Cuba sulle relazioni con gli Stati Uniti

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bruno rodriguez cancillercubanoda www.radiohc.cu

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx 21.it

Bruno Rodriguez, Ministro cubano per gli Affari Esteri, ha confermato l'impegno di Cuba per la costruzione di una nuova relazione con gli Stati Uniti sulla base del pieno esercizio della sovranità e  dell'attaccamento ai suoi ideali di giustizia sociale.

“Nella nostra relazione con gli Stati Uniti, non c'è in alcuna maniera sul tavolo delle negoziazioni la  realizzazioni di cambiamenti interni a Cuba, che sono e resteranno di competenza sovrana ed esclusiva del nostro popolo. Nessuno potrà pretendere che per avanzare verso la normalizzazione della relazione tra i nostri due paesi, Cuba debba rinunciare fosse anche a uno solo dei suoi principi, o alla propria politica estera, profondamente e storicamente impegnata nelle cause giuste nel mondo e nella difesa dell'autodeterminazione dei popoli”

Davanti a un nutrito gruppo di giornalisti cubani e stranieri, il capo della diplomazia cubana ha sottolineato a tal proposito:

“Noi salutiamo la posizione del Presidente americano Barack Obama contro il blocco imposto a Cuba e gli appelli che ha lanciato a più riprese al Congresso perché questo levi questo blocco”.

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Ucraina. Intervista a Viktoria Shilova, del Movimento AntiVoyna

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di Alberto Melotto

Il movimento AntiVoyna è un'associazione indipendente che si batte contro la guerra fratricida e per una soluzione giusta e di pace. L’intervista di Alberto Melotto.

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Marzo 1999: l'aggressione USA-NATO alla Jugoslavia

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yugoslav protestdi Mauro Gemma

Sono passati 17 anni dallo scatenamento della guerra di aggressione alla Jugoslavia, che ha inaugurato la lunga catena di massacri e distruzioni che hanno caratterizzato tutte le innumerevoli campagne belliche della NATO destinate ad annientare interi popoli e Stati.

Il 24 marzo 1999,  l'Alleanza Atlantica, guidata dagli Stati Uniti (sotto la presidenza del più noto esponente del clan Clinton e in presenza di un'amministrazione “democratica” - in cui si distingueva per ferocia e cinismo il segretario di Stato Madeleine Albright - che si è macchiata dei più atroci crimini di guerra), senza alcun mandato delle Nazioni Unite (Russia e Cina minacciarono il veto nel Consiglio di Sicurezza, impedendone il pronunciamento favorevole), avviava la campagna militare, definita “Allied Force”, che, terminata due mesi dopo con la capitolazione delle autorità di Belgrado, avrebbe determinato in breve tempo il completo collasso della Repubblica Federale della Jugoslavia.

L'anno seguente, attraverso una “rivoluzione colorata”, finanziata in particolare dal faccendiere George Soros (e sostenuta anche, incredibilmente, da settori della “sinistra radicale” dell'Europa occidentale), il legittimo governo jugoslavo veniva rovesciato da un moto di piazza e il presidente Slobodan Milosevic arrestato (nel 2001) e deferito al Tribunale dell'Aia per un processo farsa, conclusosi con la sua morte in carcere; il Kosovo sarebbe stato trasformato in uno stato fantoccio, guidato dai capi delle bande di trafficanti di organi umani dell'UCK, che, in un clima intimidatorio di discriminazione nei confronti delle minoranze nazionali (a cominciare da quella serba), ha consentito la costruzione della più grande base militare USA del nostro continente, utilizzata anche come campo di prigionia, una sorta di Guantanamo europea.

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Brasile, 18 marzo: le immagini della grande mobilitazione contro il golpe, per la democrazia

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Nelle fotografie e nei video, pubblicati nel portale web dei comunisti brasiliani, "Vermelho", la testimonianza più evidente dello straordinario successo delle manifestazioni svoltesi in decine di località del grande paese sudamericano per contrastare i disegni golpisti della destra e dell'imperialismo.

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Libertà, uguaglianza e contenuto universale della democrazia

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chavez luladi Gianni Fresu
da gramscicagliari.it

Riceviamo dal compagno Gianni Fresu un suo contributo, che volentieri pubblichiamo

Nel dibattito politico della sinistra di classe, essenzialmente nell’ambito dell’eurocomunismo, per molto tempo, si è discusso dell’esigenza di affermare il “valore universale della democrazia”, dunque di conciliare questo principio con i valori di uguaglianza e giustizia sostanziale propri del socialismo. E’ un discorso ineccepibile, che nasce dalle contraddizioni della nostra storia novecentesca ma che, purtroppo, a guardare la realtà concreta, rischia di apparire maledettamente astratto. Nella retorica democratica del mondo occidentale un punto su cui sempre si insiste è il primato della volontà popolare espressa nel voto, dunque il rispetto dei governi legittimamente eletti. Andando però a vedere bene cosa significa storicamente tutto ciò bisognerebbe aggiungere: “sempre che questa volontà e i governi da essa espressi stiano nel campo dei nostri valori” (primato delle leggi di mercato e tutela dell’ordine sociale nei termini classici di questo modo di produzione). La strategia della tensione da noi, il Cile di Allende, ma anche più recentemente la Bolivia, il Brasile e soprattutto il Venezuela ci dimostrano come il risultato del voto interessi ben poco i grandi santoni del mondo politico e intellettuale liberale, sovente, pronti a utilizzare qualsiasi mezzo, compresa la scorciatoia autoritaria dei colpi di Stato, per tutelare i propri interessi minacciati.

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La Turchia corre in soccorso dei fascisti ucraini

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poroshenko erdogandi Luis Carapinha

da “Avante!”, settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

Il presidente ucraino, Poroshenko, è stato ricevuto la settimana scorsa ad Ankara dal suo omologo turco, Erdogan. Dalla visita e dalla dichiarazione congiunta emergono le questioni della cooperazione militare, tanto sul piano bilaterale, quanto in ambito NATO, di cui l'Ucraina non è membro (va ricordato che il Vertice di Bucarest della NATO, nel 2008, aveva promesso l'inclusione dell'ex repubblica sovietica). La Turchia e l'Ucraina si sono impegnate a rafforzare la sicurezza nel Mar Nero e, secondo Poroshenko, Ankara appoggerà Kiev a restaurare la sua giurisdizione sulla Crimea (!). A sua volta, l'Ucraina ha proposto la partecipazione del capitale turco al programma di privatizzazioni su larga scala annunciato per il 2016. Proprio i temi della proprietà e dell'allineamento militare – il trattato di associazione diseguale con l'UE ha relazione con entrambi – sono tra le questioni che hanno determinato il colpo di stato del 2014 e la spinta dell'Ucraina nel baratro della guerra civile. Dall'incontro emerge un misto di evidente opportunismo, di cinismo e di delirio demagogico. Uno scenario forse più adatto a un'opera buffa, ma non per questo meno funesto per gli interessi della pace e della democrazia nei due paesi e rispettive regioni.

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Vescovo siro-cattolico: la dichiarazione Usa sul 'genocidio' dei cristiani in Medio Oriente è “un'operazione geopolitica strumentale”

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Hindo2da Agenzia Fides

Hassakè (Agenzia Fides) – Il percorso che ha portato l'Amministrazione Usa a riconoscere come “genocidio” le violenze perpetrate dallo Stato Islamico (Daesh) sui cristiani rappresenta “una operazione geopolitica” che “strumentalizza la categoria di genocidio per i propri interessi”. Così l'Arcivescovo siriano Jacques Behnan Hindo, alla guida dell'arcieparchia siro cattolica di Hassakè-Nisibi, commenta per l'Agenzia Fides le dichiarazioni rilasciate ieri dal Segretario di Stato Usa John Kerry in risposta alla mobilitazione di gruppi e istituzioni che da tempo sollecitavano la leadership politica statunitense a applicare la definizione di “genocidio” alle varie forme di brutalità e oppressione consumate dai militanti dell'autoproclamato Califfato Islamico sui cristiani e su altri gruppi minoritari. 

“A mio giudizio” ha affermato ieri Kerry, assecondando le richieste poste da una vasta rete di organizzazioni e sigle, “Daesh è responsabile di genocidio contro gruppi nelle aree sotto il suo controllo, compresi yazidi, cristiani e musulmani sciiti. Daesh – ha aggiunto Kerry - è genocidario per auto-definizione, per ideologia e per i fatti, in ciò che esso dice, per ciò in cui crede e per ciò che opera”.

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"Verso la Costituente Comunista". Intervista a Luca Cangemi

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Luca Cangemi, del Coordinamento nazionale dell'Associazione per la Ricostruzione del Partito Comunista, risponde alle domande di Claudia Rosati, nella rubrica "COMIZI IDEOLOGICI",  in merito ai compiti e alle prospettive dei comunisti nel nostro paese.

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Il 18 marzo il Brasile scende nelle strade per la democrazia, contro il golpe

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Lula e DilmaComunicato della Commissione Politica Nazionale del Partito Comunista del Brasile - PCdoB | da www.resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it

Facendo leva sulle manifestazioni del 13 marzo e sulle azioni illegali e abusive dell'Operazione Lava Jato, come è avvenuto nel caso del provvedimento coercitivo nei confronti dell'ex presidente Lula, i settori più reazionari della destra neoliberale – in collusione con i monopoli della comunicazione – hanno radicalizzato l'agitazione golpista e hanno proclamato ai quattro venti che “a settimane” deporranno la presidente Dilma Rousseff.

I grandi media strombazzano la falsa analisi secondo cui la deposizione della presidente Dilma, attraverso un colpo di Stato, riporterebbe il paese alla normalità e alla ripresa della crescita economica.

La verità è un'altra. Un qualsiasi governo che sia detronizzato da un impeachment golpista porterebbe il paese a una conflagrazione che aggraverebbe l'instabilità politica e approfondirebbe la recessione. Non esiste soluzione al di fuori della democrazia. Un cambiamento alla Presidenza della Repubblica può avvenire solamente nel 2018, come impone la Costituzione Federale.

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La Russia e la Vittoria

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putin lavrov incontrodi Thierry Meyssan
da megachip.globalist.it

L'annuncio del ritiro parziale russo dalla Siria ha sollevato molti commenti stereotipati. Mosca aiuterà i siriani a liberare essi stessi il loro territorio

L'annuncio del ritiro parziale dell'esercito russo dalla Siria ha sollevato molti commenti che spiegano il partito preso degli uni e degli altri, più che la realtà. Non solo, osserva Thierry Meyssan, i fatti dimostrano che le divergenze tra Mosca e Damasco sono state risolte, ma la Russia - che è riuscita a ribaltare l'Occidente nel campo anti-terrorista - intende lasciare i siriani a liberare essi stessi il loro territorio.

DAMASCO (Siria) - L'annuncio da parte del presidente russo del «ritiro del raggruppamento principale del suo contingente» [1] ha provocato una nuova campagna di disinformazione. Secondo la stampa occidentale e del Golfo, Putin sarebbe "irritato" dall'intransigenza del presidente Bashar al-Assad e avrebbe deciso di lasciare la Siria per metterlo di fronte alle proprie responsabilità. Gli stessi commentatori aggiungono che, non avendo alleati, quest'ultimo dovrà fare concessioni a Ginevra e accettare di abbandonare il suo paese. Mosca avrebbe fatto un bel regalo a Washington per i cinque anni di guerra «civile».

Ora, tutto questo è assurdo.

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