Associazione Politico-Culturale Marx XXI

No alla NATO! No alla “difesa europea”! Insieme difendiamo la pace!

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prcf logoDichiarazione della “Coordination Communiste” (CC Nord-Pas de Calais) e del Polo della Rinascita Comunista in Francia (PRCF)

da ouvementcommuniste.over-blog.com

Traduzione di Marx21.it

La campagna elettorale non può far dimenticare che i preparativi di guerra, anche di una guerra continentale, e persino globale, hanno subito un'accelerazione, in particolare con il costante rafforzamento della NATO e del dispositivo di guerra euro-americano e anti-russo in Polonia, in Ucraina, in Romania, in Bulgaria e nei paesi del Baltico: con il loro corollario, la criminalizzazione dei partiti comunisti degli ex paesi socialisti e la riabilitazione dei neo-nazisti e degli altri nostalgici del Reich.

Inoltre, la guerra contro le Repubbliche popolari del Donbass è recentemente ripresa con i criminali bombardamenti del governo filo-nazista di Kiev, sostenuto dall'Unione Europea e dalla NATO, sulla città mineraria di Donetsk. Questa offensiva, che viola gli accordi sul cessate il fuoco, è infatti sostenuta dall'UE e dalla NATO. E prepara il terreno per una futura aggressione euro-atlantica contro la Russia, che sfocerebbe in un bagno di sangue in tutta l'Europa. Il Polo della Rinascita Comunista in Francia e la “Coordination Communiste” denunciano questa scalata bellicista nascosta dai media e che può degenerare rapidamente in modo imprevedibile con conseguenze devastanti per i popoli d'Europa e del mondo.

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La campagna di Israele per far tacere Omar Barghouti

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da bdsitalia.org

Comunicato del BNC sulla campagna in corso da parte di Israele per mettere sotto silenzio Omar Barghouti e per reprimere il movimento BDS

22 marzo 2017 - Nella mattina di domenica 19 marzo, le autorità fiscali israeliane hanno fatto irruzione a casa di Omar Barghouti, noto difensore dei diritti umani palestinesi e co-fondatore del movimento di Boicottaggio, Divestmento e Sanzioni (BDS) per la libertà, la giustizia e l'uguaglianza del popolo palestinese. Hanno trattenuto e interrogato Omar e sua moglie Safa per 16 ore in quel primo giorno. Omar attualmente sta subendo un quarto giorno di interrogatorio.

Qui sotto, la risposta del Comitato Nazionale palestinese per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BNC) a questi sviluppi ed agli sforzi sistematici del governo israeliano per criminalizzare il movimento BDS, intimidire gli attivisti ed impedire la libertà di parola:

Un noto difensore dei diritti umani palestinese e co-fondatore del movimento BDS, Omar Barghouti, da anni è stato sottoposto a intense minacce, intimidazioni e repressione da parte di vari organi del governo israeliano di estrema destra, specialmente dopo che questo ha considerato il movimento una “minaccia strategica" per il suo intero sistema di ingiustizia contro i Palestinesi.

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"Il futuro dell'UE”

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europa bandiera brandellidi João Ferreira, parlamentare europeo del Partito Comunista Portoghese

da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

A 60 anni dai Trattati di Roma

Sono trascorsi sessant'anni dalla firma dei Trattati di Roma, visti come l'atto fondatore del processo di integrazione capitalista europeo. La data di turno si presta, a ben vedere, all'ondata di celebrazioni che le si abbinano. Ma le dosi massicce di propaganda con cui la CEE/UE è stata venduta ai popoli d'Europa nel corso di decenni, servite ora in dose rafforzata, non riescono a salvarla dal discredito in cui è precipitata e dalla profonda e persistente crisi in cui si trova.

L'anniversario è il pretesto per contrabbandare le più diverse tesi. Il grande capitale e i suoi rappresentanti politici non sono disposti a rinunciare a questo loro strumento. Questo il punto di partenza per le tesi di salvezza/riforma/rifondazione dell'UE. Il Parlamento Europeo è di solito molto attivo su questo fronte. Recentemente, ancora una volta ha assunto l'iniziativa.

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“E' il momento di stare sotto la bandiera del grande Ottobre”

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bielorussia pc bandieraAppello del Comitato Centrale del Partito Comunista della Bielorussia (KPB)

da skpkpss.ru

Traduzione dal russo di Mauro Gemma 

Il mondo è entrato nel centenario della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre. E' il momento della riflessione profonda, di decisioni importanti e dell'azione.

Nell'autunno del 1917 è avvenuto uno dei più grandi eventi della storia mondiale: i lavoratori della Russia sotto la direzione del partito leninista dei bolscevichi hanno rovesciato il potere borghese. Hanno distrutto le vestigia della decrepita autocrazia e instaurato il potere sovietico, hanno gettato nella pattumiera della storia il sistema e i privilegi di classe, hanno cominciato a costruire una società giusta. Le fabbriche sono passate nelle mani degli operai, e la terra è diventata dei contadini.  La Russia si è ritirata dalla cruenta e ingiusta Prima Guerra Mondiale.

L'esperienza della Grande Rivoluzione d'Ottobre rimane attuale anche nei nostri giorni, poiché la società contemporanea si trova ad affrontare gli stessi problemi di cento anni fa. Gli eventi rivoluzionari del 1917 hanno rappresentato la base per la creazione di un potente stato multinazionale: l'Unione Sovietica.

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Deir ez Zor, Siria. Un nome che dovrebbe far vergognare tutto l’Occidente.

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ISIS video Deir Ezzor 696x391a cura di Enrico Vigna, SOS SIRIA/CIVG

Riceviamo dal compagno Enrico Vigna e volentieri pubblichiamo

Una catastrofe umanitaria nascosta, la complicità verso una tragedia ignobile

Padre Elias Janji, prete armeno cattolico siriano sui mezzi di informazione occidentali: “I media europei ci hanno tradito, non dicono la verità”.

Deir ez Zor o Deir Ezzor, una città nel governatorato omonimo della Siria orientale, era la settima più grande città del Paese; situata a circa 450 km da Damasco, situata sulle rive del fiume Eufrate, aveva circa 215.000 residenti. La maggioranza dei suoi abitanti è formata da arabi musulmani, oltre a una forte e radicata comunità armena siriana; a Deir ez Zor convivevano tutti insieme sunniti, assiri siriaci, arabi e kurdi e cristiani. 

La città era famosa soprattutto per un bellissimo antico ponte sull’Eufrate ora distrutto, e per la “Chiesa Memoriale del Genocidio Armeno”, una chiesa che ricordava il massacro di decine di migliaia di armeni, avvenuto proprio sulle rive del fiume, i quali erano sopravvissuti al genocidio turco, che ogni anno il 24 aprile ospitava migliaia di pellegrini armeni per commemorare il genocidio.

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Israele corre in soccorso di Daesh in Siria

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da abrilabril.pt | Traduzione di Marx21.it

Iran: l'attacco israeliano è “aggressione flagrante” alla Siria

Un diplomatico iraniano ha denunciato il recente attacco israeliano in Siria e ha chiesto all'ONU di prendere misure per impedire la sua ripetizione. Avigdor Lieberman, ministro israeliano della Difesa, ha minacciato di distruggere le difese antiaeree della Siria.

Bahram Qassemi, portavoce del Ministero degli Affari Esteri iraniano, ha condannato l'invasione dello spazio aereo siriano e l'attacco perpetrato nel territorio del paese arabo, venerdì scorso, da diversi aerei israeliani – un aggressione a cui Damasco ha risposto abbattendone uno e colpendone un altro, secondo le informazioni ufficiali diffuse da fonti militari siriane. Israele nega l'abbattimento di qualsiasi aeromobile.

L'attacco, sferrato nella parte orientale della provincia di Homs, presumibilmente per distruggere armamenti destinati al movimento di resistenza libanese Hezbollah, è stato definito dalle autorità siriane un' “aggressione” e un “tentativo disperato”, da parte di Tel Aviv, di “sollevare il morale” di Daesh, “distogliendo l'attenzione dalle vittorie che l'Esercito Arabo Siriano sta ottenendo contro le organizzazioni terroristiche”, si legge in un comunicato ripreso da Press TV.

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Quotazione stabile

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benzina pistoledi Demostenes Floros | da abo.net

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A febbraio il petrolio ha stabilmente prezzato attorno ai 55 dollari al barile dato che sia i paesi OPEC che i non-OPEC stanno portando avanti il taglio della produzione, nonostante Libia e Nigeria, esonerate dall'accordo, abbiano incrementato le proprie estrazioni.

A febbraio, il petrolio ha stabilmente prezzato attorno ai 55 $/b in quanto, sia i paesi OPEC, sia i non-OPEC, hanno proseguito nell’adempimento del programma di riduzione della produzione in conformità con gli accordi di novembre, nonostante Libia e Nigeria – che sono escluse dai medesimi – abbiano incrementato le proprie estrazioni. Più precisamente, in base ai dati forniti dall’International Energy Agency, i produttori di petrolio vincolati alle decisioni prese nel corso dell’ultimo meeting di Vienna hanno tagliato 1,04 milioni b/g su 1,16 milioni b/g promessi.

Da un punto di vista strettamente geopolitico, è interessante osservare che i paesi OPEC – i quali hanno indirettamente combattuto e perso la guerra in Siria, come l’Arabia Saudita e il Qatar – hanno tagliato il proprio output per un ammontare superiore rispetto a quanto dovuto. Tra i produttori non-OPEC che hanno invece vinto la guerra, la Federazione Russa sta correttamente adempiendo ai propri obblighi.

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La mobilitazione dei comunisti greci contro le misure antipopolari del governo Tsipras

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da inter.kke.gr

Traduzione di Marx21.it

Il KKE chiama a raccolta i lavoratori contro l'accordo tra il governo SYRIZA/ANEL e l'Eurogruppo

“Un altro accordo, un altro saccheggio. Basta! A lottare con il KKE per la nostra giusta causa, per i nostri bisogni”. Con questa parola d'ordine (come ormai d'abitudine, nell'indifferenza dell'intero nostrano apparato mediatico di ogni colore, NdT) migliaia di persone hanno risposto il 20 marzo all'appello delle organizzazioni del Partito Comunista di Grecia (KKE) di tutto il paese e hanno manifestato contro le vecchie e nuove misure anti-operaie, mentre era in corso la riunione dell'Eurogruppo per concludere l'accordo antipopolare tra il governo e le unioni imperialiste dell'UE e del FMI.

Le centinaia di iniziative del KKE (incontri, marce con striscioni e distribuzione di volantini, visite ai luoghi di lavoro, ecc.) sono state il culmine dell'attività politica a livello nazionale e hanno evidenziato la necessità di intensificare le lotte e unire le forze attorno al KKE, contro l'attacco antipopolare e il clima di tolleranza e passività incoraggiato dal governo, dall'UE e dal FMI.

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La pericolosa Dottrina Poroshenko sulla “sicurezza dell'informazione” in Ucraina. Fermiamoli!

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pc ucraina 500pxdi Partito Comunista di Ucraina
da solidnet.org

Traduzione di Marx21.it 

Il presidente dell'Ucraina ha varato la Dottrina della Sicurezza Nazionale dell'Informazione con il decreto del 25 febbraio 2017 N° 47/2017

Un'analisi del decreto dimostra come la grande mole di argomenti “legali”, termini scientifici e dichiarazioni disinvolte nascondano il vero scopo della Dottrina. La decisione assunta da Poroshenko attiva ora il meccanismo del controllo totale dell'informazione da parte dello stato.

Il Ministero per la politica dell'informazione è incaricato in primo luogo di controllare “i media e le fonti pubbliche del segmento nazionale di Internet per rilevare la diffusione di informazione proibita in Ucraina... e ... minacce agli interessi nazionali e alla sicurezza nazionale nella sfera dell'informazione”.

Non vi è alcun dubbio che questo “lavoro” è in linea con le leggi criticate in Ucraina e in Europa sulla “decomunistizzazione”, con le barbariche iniziative dell'Istituto della Memoria Nazionale e con i frenetici sforzi delle autorità di stabilire il controllo su tutti i media privati, specialmente nel settore radiotelevisivo.

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Le specificità dell’economia del Vietnam

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vietnam donne fruttadi Fabio Massimo Parenti*

La Repubblica Socialista del Vietnam ci ricorda ciò che dovrebbe essere patrimonio della cultura internazionale. Ovvero, che vi sono molteplici strade allo sviluppo, ciascuna appropriata alle differenti condizioni storico-geografiche dei singoli paesi. Il fine è comune (ogni popolo ambisce a migliorare le proprie condizioni di vita), le strade sono differenti. Più in particolare, la continuità della prospettiva socialista non significa che Vietnam, Cuba e Cina, ad esempio, abbiano seguito lo stesso identico percorso. Certamente possiamo trovare punti di forza e debolezza comuni, tuttavia, le condizioni storiche, i contesti geopolitici e le peculiarità territoriali offrono esempi di diverse vie nazionali allo sviluppo.

Modello ibrido

Il Vietnam, anche dopo l’avvio del “rinnovamento” (Doi Moi), presenta una traiettoria di sviluppo non assimilabile né al neoliberalismo, né al modello chiamato “Stato per lo sviluppo”, dei paesi di nuova industrializzazione dell’Asia-Pacifico. Con l’apertura progressiva ai mercati internazionali, l’esperienza vietnamita ha ibridato elementi di questi modelli, mantenendo però delle sue peculiarità.

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Appello del Comitato Centrale della Guardia Nazionale agli elettori di Parigi (25 Marzo 1871)

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appello comune parigiAppello del Comitato Centrale della Guardia Nazionale agli elettori di Parigi (25 Marzo 1871)

Traduzione di Marx21.it

Proprio in questi giorni ricorre l'anniversario della Comune di Parigi (18 Marzo 1871 – 28 Maggio 1871). Una breve esperienza storica che rappresenta forse il primo esempio di governo dei lavoratori. Di essa Marx scrisse:

“Quando la Comune di Parigi prese nelle sue mani la direzione della rivoluzione; quando per la prima volta semplici operai osarono infrangere il privilegio governativo dei “loro superiori naturali”, e, in mezzo a difficoltà senza esempio, compirono l’opera loro con modestia, con coscienza e con efficacia – e la compirono per salari il più alto dei quali era appena il quinto di ciò che, secondo un’alta autorità scientifica, è il minimo richiesto per il segretario di un consiglio scolastico in una metropoli – il vecchio mondo si contorse in convulsioni di rabbia alla vista della Bandiera Rossa, simbolo della Repubblica del Lavoro, sventolante sull’Hotel de Ville.” (K.Marx, La Guerra Civile in Francia, 1871)

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Sicilia base d’attacco Usa/Nato

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sommergibile 675x350di Manlio Dinucci
il manifesto, 21 marzo 2017

Si svolge dal 12 al 24 marzo, di fronte alle coste mediterranee della Sicilia, l’esercitazione navale Nato Dynamic Manta cui partecipano le marine militari di Stati uniti, Canada, Italia, Francia, Spagna, Grecia e Turchia.

La punta di lancia delle 16 unità navali impegnate è il sottomarino nucleare statunitense da attacco rapido California SSN-781. Armato di un centinaio di siluri e di quasi 150 missili da crociera per attacco a obiettivi terrestri, esso fa parte della Task Force 69, responsabile delle operazioni Usa di guerra sottomarina in Europa e Africa. Oltre che col sottomarino da attacco, la U.S. Navy partecipa all’esercitazione col cacciatorpediniere lanciamissili Porter e aerei da pattugliamento marittimo, con la stazione Muos di Niscemi e la base aeronavale di Sigonella.

La Dynamic Manta 2017 si svolge nell’area del Comando della forza congiunta alleata (il cui quartier generale è a Lago Patria, Napoli), agli ordini dell’ammiraglia statunitense Michelle Howard, che comanda allo stesso tempo le Forze navali Usa in Europa e le Forze navali Usa per l’Africa.

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La petizione dei movimenti sociali in difesa del Venezuela

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venezuela noingerenzada lantidiplomatico.it

I movimenti sociali hanno lanciato una petizione contro la nuova ingerenza del Segretario dell'Osa Almagro contro il Venezuela. Nella pagina web i cittadini di tutto il mondo possono firmare un documento che respinge le posizioni interventiste figlie della guerra d'ingerenza attuale contro Caracas.

Oltre alla firma della petizione, attraverso il sito si può accedere ad un documento di 185 pagine che i movimenti sociali hanno consegnato al ministero degli Esteri del Venezuela, il 15 marzo, dopo che Almagro ha presentato la sua "relazione" in cui minaccia nuovamente di invocare la "Carta democratica" contro il Venezuela e di espellere addirittura il paese dall'organizzazione.

"Con la raccolta di firme cerchiamo di creare una coscienza collettiva in cui possiamo trasformarci tutti come attivisti per i diritti umani nella autodeterminazione del nostro popolo, unico in grado di scegliere il proprio destino e definire il futuro del Paese", ha dichiarato Virginia King, membro della Fondazione latinoamericana per i diritti umani e lo sviluppo sociale,  a Telesur.

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Cosa resta di Sana’a, capitale yemenita

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Più di 10mila le vittime, 40mila i feriti, più di tre milioni gli sfollati, 12 milioni le persone che rischiano la morte per fame e inedia. La tragedia dello Yemen, il paese più povero del mondo arabo ma che ha la disgrazia di trovarsi in posizione strategica, affacciato sul Golfo di Aden, si sta compiendo nell’indifferenza dell’Europa. La grande macchina dei media occidentali ha volutamente oscurato quanto accade in questo Paese per non disturbare i monarchi sauditi ed i lucrosi traffici che gli Usa e i Paesi europei svolgono con le petromonarchie. Oltre a bombardamenti indiscriminati, che proseguono incessanti dal 25 marzo 2015 da parte della coalizione del Golfo, guidata da Arabia Saudita e sostenuta da Usa e Gran Bretagna, lo Yemen è sottoposto a un embargo per via marittima e aerea, imposto attraverso navi da guerra saudite e statunitensi che pattugliano il Mar Rosso e il Golfo di Aden. Senza considerare che anche i porti di attracco sono stati bombardati.

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La Cina nel processo di globalizzazione

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chinadi Spartaco A. Puttini

L'articolo è apparso in “Gramsci oggi” rivista online, febbraio 2017

Sotto la guida di Reagan e della Thatcher, Stati Uniti e Gran Bretagna vararono nel corso degli anni Ottanta una serie di politiche che contribuirono a ristrutturare le società dell’Occidente (e non solo dell’Occidente) e l’ordine internazionale. Il processo di globalizzazione neoliberista [1] che ha plasmato il mondo negli ultimi decenni ha il proprio epicentro proprio nella Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Su quest’onda si impose un nuovo ordine mondiale caratterizzato dal “Washington Consensus”.

Oggi, invece, il presidente USA, Donald Trump e la premier britannica Theresa May puntano esplicitamente a sottrarsi, in termini e modalità pur differenti, alla morsa dell’interdipendenza sempre più crescente tra le varie regioni del globo che è stata un tratto caratteristico del processo di globalizzazione. Il nuovo presidente statunitense, in particolare, arriva a mettere in discussione alcune delle stelle cardinali seguite dalla politica americana negli ultimi decenni. Lo fa sul dossier messicano, principalmente per porre fine ai processi migratori che scavalcano il Rio Grande, incorrendo nella seria conseguenza di mandare in malora il NAFTA, l’area integrata di libero scambio che riunisce USA, Canada e Messico e che riveste un’importanza strategica essenziale nella politica estera statunitense. Più in generale Trump mette in discussione la bontà dei progetti di integrazione regionale a guida Usa, che erano stati promossi al fine di legare al carro statunitense aree strategiche vitali nella sempre più difficile competizione geopolitica con gli antagonisti dell’unipolarismo americano: Russia e Cina. 

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In Brasile si rafforza la mobilitazione popolare contro gli attacchi del governo golpista

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di Cebrapaz

Traduzione di Marx21.it

Il Fronte Popolo Senza Paura (Frente Povo Sem Medo) e il Fronte Brasile Popolare (Frente Brasil Popular), di cui fa parte il Centro Brasiliano di Solidarietà ai Popoli e Lotta per la Pace (Cebrapaz), hanno promosso il rafforzamento della mobilitazione di brasiliani e delle brasiliane in difesa della democrazia e dei loro diritti, vilipesi dal governo nato dal colpo di Stato parlamentare, giuridico e mediatico del 2016. Gli scioperi e le manifestazioni che hanno mobilitato più di un milione di persone in tutto il paese sono la prova della forza che sta crescendo.

Oltre alle manifestazioni di massa in diverse città in rifiuto della “riforma della previdenza” promossa dal governo illegittimo di Michel Temer, più di 1.500 membri dei movimenti sociali hanno occupato il Ministero delle Finanze il 15 marzo, giornata di mobilitazione contro la riforma pensionistica convocata dai due fronti popolari.

Ma anche di fronte alla crescita della mobilitazione popolare contro gli attacchi del governo golpista, Temer ha osato dire che il popolo comincia a capire la presunta necessità di “sacrifici”.

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In Danimarca i comunisti del KPiD aderiscono al Movimento anti-UE

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da sinistra.ch

Nel 1972 la maggioranza della popolazione della Danimarca votò per aderire alla Comunità economica europea, diventata in seguito Unione Europea (UE). Eppure il sentimento europeista non è più molto diffuso: più volte nell’ambito di referendum popolari le posizioni dei partiti governativi legati a Bruxelles sono state sconfitte e ancora lo scorso anno la maggior parte della popolazione danese si oppose all’ampliamento del potere dell’UE sulla legislazione nazionale in materia di giustizia e affari interni.

L’attuale governo danese sta procedendo con la demolizione del sistema di welfare state famoso in tutta Europa, ha sostenuto apertamente ogni guerra imperialista voluta da UE e USA, sta fortemente ridimensionando il settore pubblico a partire dalle scuole e dalla sanità e sta tagliando le assicurazioni sociali, in particolare per gli immigrati. Nel contempo gli sgravi fiscali per le persone giuridiche e gli alti patrimoni continuano, esattamente come voluto da Bruxelles.

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Gli Stati Uniti minacciano un attacco militare nella penisola coreana

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sudcorea soldatidi Wevergton Brito Lima* | da resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it

Gli Stati Uniti minacciano la Corea Popolare di un attacco militare e fanno crescere la tensione nella penisola coreana

Il 17 marzo, il segretario di Stato degli Stati Uniti, Rex Tillerson, ha minacciato direttamente la Repubblica Popolare Democratica di Corea. Secondo Tillerson, un attacco militare contro questo paese è un'opzione “che è sul tavolo”.

Tillerson ha detto che la politica della “pazienza strategica” dell'ex presidente Barack Obama verso il programma nucleare di Pyongyang è finita.

La minaccia di Tillerson è stata avanzata nella stessa settimana in cui gigantesche esercitazioni tra USA e Corea del Sud, battezzate “Key Resolve e Foal Eagle”, hanno fatto crescere la tensione nella penisola coreana. Secondo l'agenzia di notizie della Corea Popolare, KCNA, oltre controllare l'arsenale nucleare che è stato installato nelle basi della Corea del Sud, gli Stati Uniti dalla fine del 2016 hanno portato in questo paese (in pratica una colonia occupata da migliaia di soldati statunitensi) più di 6 milioni di tonnellate di munizioni e armamenti. Di fronte a ciò, non resta alternativa, secondo la KCNA, se non “il giusto diritto di uno Stato sovrano all'autodifesa”. Sempre secondo l'agenzia, “grazie alla dissuasione nucleare difensiva è stato possibile preservare la pace nella penisola coreana di fronte alle manovre estreme dell'imperialismo yankee per provocare la guerra”.

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Intervista a Bashar al-Assad

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Assad 54863448di Fulvio Scaglione
da avvenire.it

La pietra bianca del palazzo presidenziale di Damasco, costruito nel 1910 quando qui dominavano i pasha ottomani, luccica nel sole del mattino. Ma non è una bella giornata: due kamikaze di Tahrir al-Sham, il movimento terroristico legato ad al-Qaeda, hanno appena colpito i pellegrini iracheni sciiti, la conta dei morti ha già superato i 40 e si riaffaccia lo spettro di una capitale di nuovo sotto scacco a dispetto dei controlli e dei check point. Eppure Bashar al-Assad, il giovane oftalmologo che dal 2000 è presidente della Siria, sembra del tutto a proprio agio. Elegante, rilassato, cordiale, risponde alle domande fissando l'interlocutore con gli occhi blu ereditati dalla madre. Anche protocollo e sicurezza sembrano poca cosa, se paragonati al fatto che Assad è oggi uno dei personaggi più noti a mondo e uno dei bersagli più ambiti.

Signor Presidente, ancora morti a Damasco, ancora guerra in Siria. E pesanti come pietre le parole di Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele: «Non ci sarà mai un accordo di pace in Siria finché l'Iran non lascerà il Paese». Sembra una situazione senza via d'uscita. 

Il problema siriano ha molti sfumature ed è reso ancor più complicato dalle ingerenze esterne. Attacchi terroristici come quello contro i pellegrini iracheni a Damasco sono avvenuti negli ultimi anni su base quotidiana, in certe fasi quasi ogni ora. Finché ci saranno terroristi in Siria ogni abitante del Paese sarà in pericolo, questo è certo. La domanda importante è: chi aiuta e sostiene i terroristi?

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Le sorti "progressive" dell'Unione Europea

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bandieraeuropadi Fabio Scolari
da sinistra.ch

Riceviamo dal compagno Fabio Scolari e volentieri pubblichiamo

Anche Donald Trump sembra essersi accorto che uno dei problemi che mina alla base la struttura dell’Unione Europea è lo stratosferico surplus commerciale tedesco. In realtà sono decenni che economisti e studiosi marxisti mettono in luce questa grana, che di fatto impedisce un possibile riequilibrio dell’economie dell’area euro, ma se a rilevarlo sono esponenti politici borghesi non possiamo che rallegrarcene. Chiunque abbia anche qualche generica reminescenza dei suoi studi superiori, non potrà non accorgersi che la politica perseguita dalla classe dirigente tedesca pare proprio ispirarsi ai principi del vecchio mercantilismo: ossia che la potenza di una nazione dipende essenzialmente dalla prevalenza delle esportazioni sulle importazioni. Questo meccanismo però non può essere applicato da tutti gli stati contemporaneamente, dal momento che qualcuno deve importare le merci prodotte. Se ci trovassimo in un sistema di cambi flessibili, osserveremmo con ogni probabilità una rivalutazione del Marco e dunque una perdita di competitività dei prodotti tedeschi, ma, ovviamente, in un’unione monetaria questo non è possibile. In realtà e per correttezza di informazione, gli avanzi commerciali accumulati dalla Germania in questi anni risultano superiori perfino alle soglie stabilite dai trattati europei, ma nessuno zelante burocrate di Bruxelles sembra minacciare di sanzionare la potenza teutonica.

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