Il XX congresso del Partito Comunista di Spagna deve essere storico

Il XX congresso del Partito Comunista di Spagna deve essere storico

di Javier Parra, Segretario generale del Partito Comunista del Paese Valenciano (PCPV)

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La Siria e la Dottrina Wolfowitz

La Siria e la Dottrina Wolfowitz

di Luis Manuel Arce

Il presidente Barack Obama continua a muoversi in base alla Dottrina Wolfowitz, avviata nel 1992 e conservata negli anni dai suoi iniziatori George Bush padre e figlio, il cui obiettivo è sostenere con la forza un mondo unipolare guidato dagli…

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Una proposta di legge del PCF per fare uscire la Francia dalla Nato

Una proposta di legge del PCF per fare uscire la Francia dalla Nato

assemblee-nationale.fr

Proposta di legge riguardante l'uscita della Francia dal Trattato dell'Atlantico del Nord

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L’occidente rinchiuso nella sua fortezza (NATO) a digerire il bottino

L’occidente rinchiuso nella sua fortezza (NATO) a digerire il bottino

di Sergio Cararo

La discussione sul ruolo dell'Italia nella Nato e il futuro dell'organizzazione atlantica arriva all'interno del Parlamento italiano

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Argentina: ritorno al passato

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argentina proteste poliziottidaAvante!, settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

Prigione, repressione e licenziamenti in massa sono all'ordine del giorno in Argentina. Un mese dopo l'assunzione dell'incarico di presidente da parte di Mauricio Macri, il paese è in procinto di trasformarsi in uno stato di polizia.

Milagro Sala, leader storica del movimento popolare Tupac Amaru recentemente eletta al Parlamento di Mercosur, è stata arrestata il 16 gennaio, in un'operazione di polizia che ha coinvolto circa 40 agenti che hanno fatto irruzione a casa sua. L'imprigionamento arbitrario della dirigente indigena ha scosso il paese, ed è considerato un esempio della persecuzione e dell'oppressione del governo Macri contro i popoli indigeni e i movimenti sociali dell'Argentina. I membri della comunità Tupac Amaru hanno montato un accampamento di fronte al palazzo del governo del dipartimento di Jujuy esigendo la liberazione di Milagro, considerata un simbolo di “lotta, solidarietà e difesa dei diritti”. Anche il gruppo progressista del Parlasur ha immediatamente reagito, diffondendo una nota di protesta.

Questo caso è “solo” uno nel succedersi degli avvenimenti che hanno caratterizzato l'operato del governo di Macri da quando è entrato in carica, il 10 dicembre 2015, in conseguenza della vittoria ottenuta nel secondo turno delle presidenziali, il 22 novembre.

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Adesso si chiamano Small Group

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daesh maceriedi Marinella Correggia
da www.sibialiria.org

La Farnesina informa la stampa della prossima riunione a Roma, il 2 febbraio, del cosiddetto Small Group of the Global Coalition to CounterDaesh. Ovvero: Gruppo ristretto della Coalizione globale per contrastare Daesh.

La nota per i media elenca i 24 membri dello Small Group, che si suppone essere la crème de la crème, il nocciolo duro e puro della lotta a Daesh. Ebbene, in ordine alfabetico, quasi ironicamente il primo dell’elenco è…l’Arabia saudita. Seguono poi (a parte l’Iraq come paese vittima, e altri paesi arabi; ma la Siria non c’è; e non c’è la Russia, né l’Iran) entità come Emirati, Francia, Kuwait, Qatar, Regno Unito, Turchia, Usa. Insomma proprio quei soggetti, diciamo Nato/Golfo (più i satelliti), che individualmente o in forma aggregata sono stati determinanti nel far esplodere l’atroce fenomeno autodefinentesi Stato islamico o Califfato, in sigla Isis o Is o Isil.

Le petromonarchie lo hanno nutrito sin da piccolo, con dollari e armi quando magari si chiamava con altro nome (i flussi di denaro dal Golfo proseguono). La Turchia ha retto il passeggino agevolando l’andirivieni di “combattenti” in Siria. La Nato gli ha fatto da forza aerea con la guerra in Libia del 2011, regalandogli l’ingresso nel paese nordafricano e in molte aree saheliane. Gli Usa e altri paesi Nato gli hanno fatto da maestri d’armi, addestrando a caro prezzo gruppi armati in Siria, poi sfociati in Daesh o parimenti demoniaci.

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Tornare al vecchio Sistema Monetario Europeo? Un commento a Lafontaine

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euro bandieradi Emiliano Brancaccio
da www.emilianobrancaccio.it

Intervento alla Conferenza “per un Piano B in Europa”, Parigi, 23 Gennaio 2016

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Marx 21 ha tradotto l'importante intervento di Emiliano Brancaccio all'incontro di Parigi per un Piano B per l'Europa, un piano da preparare nel caso i tentativi di riforma dell'Unione Europea non funzionassero. Un piano sempre più necessario, come mostra la vicenda greca. Le proposte di Emiliano Brancaccio hanno creato un vivace dibattito all'incontro di Parigi, in particolare per quanto riguarda l'imposizione sui controlli di capitale e sulle merci tra i paesi, come mostra questo video, dove Martin Höpner (Max Planck Institute, Germania) sostiene una riproposizione dello Sme con l'imposizione di rivalutazioni per i paesi in surplus. 

Ringraziamo Emiliano Brancaccio per la collaborazione e i suggerimenti.

Oskar Lafontaine propone di tornare al vecchio Sistema Monetario Europeo (SME). Per rendere questa soluzione percorribile sarebbe necessario imporre sanzioni ai paesi che adottano politiche deflazioniste per accumulare surplus verso l’estero. Un'efficace sistema di sanzioni potrebbe basarsi su limiti alla indiscriminata mobilità dei capitali da e verso questi paesi. A riprova del suo realismo, tale soluzione potrebbe essere applicata immediatamente e indipendentemente da singoli paesi così come potrebbe essere estesa passo dopo passo a ulteriori accordi tra paesi.

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Armi di "distrazione di massa" e bombe vere che uccidono

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soldati desertodi Vincenzo Brandi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo come stimolo al confronto sulle più urgenti questioni che interessano il movimento per la pace 

Nelle ultime settimane i nostri giornali e le nostre TV sono state invase dal grande dibattito sulle “unioni civili”, sul problema delle adozioni da parte di coppie omosessuali, sui diritti degli omosessuali. Contemporaneamente si sono riempite anche numerose piazze ad opera di cittadini omosessuali e loro sostenitori che – giustamente – chiedevano una nuova legislazione più aperta e moderna.

Si tratta evidentemente di un problema reale che però riteniamo si possa risolvere in modo soddisfacente in un paese civile con una buona dose di buon senso, e con una sostanziale soddisfazione per tutti, rinunciando a fondamentalismi forzosi da ogni parte.

Purtroppo non altrettanta attenzione è stata dimostrata nello stesso periodo dai mass media, dagli intellettuali che formano l’opinione pubblica, e dai partiti e movimenti politici per altri problemi che coinvolgono certamente questioni fondamentali, e che riguardano la pace e la guerra, ed - al limite - la sopravvivenza stessa della nostra civiltà.

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I comunisti tedeschi si mobilitano contro la messa al bando del Partito Comunista di Ucraina

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pc germania logoda www.solidnet.org

Traduzione di Marx21.it

Dichiarazione del Partito Comunista Tedesco (DKP)

Il 28 gennaio 2016 ha luogo la seduta del Tribunale d'Appello Amministrativo di Kiev, in cui sarà esaminata la richiesta di appello del Partito Comunista di Ucraina (KPU) in merito alla sentenza del Tribunale Amministrativo di Kiev di proibire il PCU il 16 dicembre 2015.

Questo processo – come del resto quelli che lo hanno preceduto – si svolge nell'illegalità e rappresenta una farsa antidemocratica che si contrappone a tutte le norme del diritto internazionale.

Nella dichiarazione del Partito Comunista Tedesco (DKP) riguardante la proibizione del KPU il 16 dicembre 2015 dichiaravamo:

Tale proibizione è una delle tante misure del regime ucraino adottate per annientare qualsiasi opposizione contro la sua politica reazionaria, nazionalista, indirizzata all'integrazione nell'UE di smantellamento sociale, privatizzazioni, liquidazione della democrazia, di riarmo e di guerra contro le repubbliche popolari del Donbass. Tale politica ha già portato all'estremo impoverimento della popolazione, al terrore seminato dalle organizzazioni fasciste, a migliaia di prigionieri politici, alla distruzione di interi villaggi e città. Il KPU e i comunisti si sono schierati contro questa politica, e per questa ragione sono proibite le organizzazioni comuniste e perseguitati i loro militanti.

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Una memoria antifascista. Per non dimenticare... Mai!

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filospinato fiorerossodi Maurizio Musolino | da facebook

Non mi capita spesso, ma oggi voglio parlare di me e della difficoltà che provo ogni anno quando a fine gennaio si celebra il giorno della memoria, una difficoltà ahimè che vedo condivisa da tante compagne e compagni.

Sono cresciuto in un ambiente di sinistra, mio padre, comunista, ma prima di tutto antifascista e figlio della gloriosa stagione della Resistenza, mi ha sempre insegnato al rispetto per quei valori che avevano impregnato la lotta partigiana: antirazzismo, libertà, diritti, antimperialismo, ripudio dell’antisemitismo… Un elenco lunghissimo.

Fra questi valori combattere l’antisemitismo ha sempre occupato un posto importante. Il dramma di milioni di ebrei, che insieme a tanti comunisti, antifascisti, zingari, omosessuali e oppositori al nazismo, sono stati massacrati all’interno dei campi di sterminio è sempre stato base del mio sentimento civico, del mio essere di sinistra, della mia scelta comunista. Ho sempre pensato che il crimine che oltre settanta anni fa si è compiuto nei campi di sterminio non fosse solo responsabilità della bestia nazista e dei suoi alleati fascisti. Quei fatti richiamano una responsabilità molto più ampia, a partire dal silenzio di tanti intellettuali dell’epoca e dall’indifferenza di tanta gente che pensava con il proprio girarsi dall’altra parte di salvare i propri piccoli privilegi. L’idea stessa che nel nome di una razza “eletta” si potessero annientare donne e uomini colpevoli di essere altro era terribile, criminale.

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Il MUOS resta sequestrato, uno schiaffo a Usa e Governo

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no muos tramontodi Luca Cangemi, Coordinamento nazionale dell’ Associazione per la Ricostruzione del Partito Comunista

La Cassazione rigetta il ricorso dell'avvocatura dello Stato per conto del Ministero della Difesa e rimane sotto sequestro il grande impianto satellitare installato della Marina degli Stati Uniti nel territorio di Niscemi, nel centro della Sicilia. La Cassazione condanna anche il Ministero della Difesa al pagamento delle spese processuali.

Ministero della Difesa e governo che hanno recitato, fino in fondo, il ruolo di servili e ignoranti azzeccagarbugli al servizio degli USA, contro il loro popolo, registrano un’umiliante sconfitta giuridica, politica e morale.

Molto male ne esce anche il governo regionale protagonista di vergognose giravolte.

Vede confermate le sue ragioni, anche dal punto di vista giuridico, il grande movimento di popolo contro l’installazione della mostruosa macchina di morte e devastazione ambientale, voluta dalle oligarchie politico-militari USA per acquisire un enorme vantaggio strategico.

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L’asse segreto Usa — Arabia Saudita

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saudi obamadi Manlio Dinucci | da il manifesto

Nome in codice «Timber Sycamore»: così si chiama l’operazione di armamento e addestramento dei «ribelli» in Siria, «autorizzata segretamente dal presidente Obama nel 2013»: lo documenta una inchiesta pubblicata domenica dal «New York Times». Quando è stata incaricata dal presidente di effettuare questa operazione coperta, «la Cia sapeva già di avere un partner disposto a finanziarla: l’Arabia Saudita».

Insieme al Qatar, «essa ha fornito, armi e diversi miliardi di dollari, mentre la Cia ha diretto l’addestramento dei ribelli».

La fornitura di armi ai «ribelli», compresi «gruppi radicali come Al Qaeda», era iniziata nell’estate 2012 quando, attraverso una rete predisposta dalla Cia, agenti segreti sauditi avevano comprato in Croazia e nell’Europa orientale migliaia di fucili da assalto Ak-47 con milioni di proiettili e i qatariani avevano infiltrato in Siria, attraverso la Turchia, missili portatili cinesi Fn-6 acquistati sul mercato internazionale.

Poiché la fornitura di armi avveniva a ruota libera, alla fine del 2012 il direttore della Cia David Petraeus convocava gli alleati in Giordania, imponendo un più stretto controllo dell’Agenzia sull’intera operazione.

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Gli Usa hanno preso il controllo della base aerea di Rmeilan, nel nord della Siria

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soldati usa elicotteroda www.lantidiplomatico.it

Foto satellitari confermano lavori per ampliare la pista principale

Le Forze speciali Usa hanno preso il controllo della base aerea di Rmeilán al Basha, nel governatorato di Al Hasaka, una regione siriana amministrata ad interim dai curdi in Siria, riporta 'The National Interest'.

Secondo l'analista militare della rivista, Dave Majumdar, l'infrastruttura della base si sta espandendo in modo da poter supportare le operazioni militari nella zona. A giudicare dalle immagini satellitari scattate il 28 dicembre dello scorso anno, la pista, che in precedenza aveva una lunghezza si circa 700 metri, oggi ha superato i 1.300 metri.

È probabile che gli Stati Uniti utilizzeranno la base per la fornitura di munizioni e armi ai vari gruppi di opposizione che combattono lo Stato Islamico e le Forze armate del presidente siriano Bashar al Assad. La base potrebbe anche fungere da piattaforma per le forze speciali che potrebbero essere inviate nell'area nel prossimo futuro, oltre ai 50 soldati delle Forze Speciali dispiegati nella regione lo scorso novembre. 

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Moldavia: è in corso un vero e proprio colpo di stato filo-occidentale

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pc moldavia muroda www.pcrm.md | Traduzione di Marx21.it

Comunicato del Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova

Nei giorni scorsi centinaia di persone hanno fatto irruzione in Parlamento per protestare contro un nuovo governo gradito all'Unione Europea, installatosi con le modalità di un vero e proprio colpo di stato. La notizia, come sempre quando non  è conforme ai progetti imperialisti, non è stata riportata dai media. Per contribuire alla comprensione degli eventi, traduciamo qui il comunicato del Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova, emesso pochissimi giorni prima delle clamorose manifestazioni di protesta.

Dopo aver ignorato il risultato internazionalmente riconosciuto delle elezioni del 2009, i partiti che allora formavano l'Alleanza per l'integrazione europea hanno dato il via a pogroms e agli incendi del Parlamento e dei palazzi presidenziali, alla violazione della Legge Fondamentale nell'elezione del capo dello Stato, alla suddivisione dei ministeri e di altre posizioni tra i vari partiti secondo il manuale Cencelli, alla violazione della Costituzione, delle leggi e dei regolamenti, oltre ad aver aizzato disordini che hanno portato alla perdita del controllo sul paese e alla sua trasformazione in una enclave mafiosa e corrotta. La corruzione e la mancanza di leggi sono penetrate in ogni sfera della società, peggiorando ulteriormente la vita delle persone.

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Dichiarazione della Federazione Sindacale Mondiale sulla situazione in Tunisia

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wftu newlogo1da www.wftucentral.org

Traduzione di Marx21.it

La Federazione Sindacale Mondiale esprime la sua solidarietà con il popolo della Tunisia che ha protestato contro un tasso di disoccupazione altissimo e che lotta per il diritto al lavoro. Noi pensiamo fermamente che il diritto al lavoro non sia negoziabile ; noi chiamiamo i lavoratori della Tunisia a rafforzare le lotte per il lavoro a tempo pieno e per dei salari più elevati. Noi ci appelliamo ai lavoratori perché rafforzino il movimento sindacale di classe.

Denunciamo la violenza di Stato utilizzata come risposta allo slogan « Il lavoro è un diritto » espresso dal popolo tunisino, che ha portato al ferimento di numerosi manifestanti. La maggioranza del popolo tunisino, in particolare i giovani, è spinti alla disoccupazione e alla povertà, e la vita delle persone viene condizionata dagli interessi dei monopoli stranieri.

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Italia 2016: la speculazione sulla fame

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Ecofin banchedi Pasquale Cicalese per Marx21.it

«Vogliamo essere certi che il fondo abbia un fondamento stabile. Non siamo contrari, in linea di principio, ma è importante che si rispetti ogni passaggio per arrivarci. In primo luogo bisogna far convergere i diversi quadri legislativi dei Paesi, che influenzano enormemente sulla solvibilità di una banca e la solidità di un sistema bancario. Abbiamo bisogno di un diritto fallimentare unico. Inoltre dobbiamo rendere più solide le banche al livello nazionale, dunque adeguare il capitale delle banche alla presenza di bond sovrani». 

Dombrert, Ecco le condizioni per il fondo europeo salva-risparmio. Intervista a Alfred Dombrert, Vice Presidente Bundesbank, Vice Presidente Vigilanza Bce, La Stampa 23 gennaio 2016.

“Di fondamentale rilievo la modifica al codice civile, nel quale, dopo l'art. 2929 è inserita la Sezione I-bis riguardante l'espropriazione di beni oggetto di vincoli d'indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito. In proposito, l'art. 2929-bis c.c. introduce una tutela rafforzata per il creditore in caso di pignoramento, grazie alla revocatoria semplificata. L'istituto introdotto dal d.l. in esame fa sì che il creditore ove si ritenga pregiudicato da una donazione, da un fondo patrimoniale, da un trust ovvero da un vincolo di destinazione in genere, possa iniziare l'esecuzione forzata indipendentemente dall'ottenimento di una sentenza dichiarativa d'inefficacia del trasferimento (cd. revocatoria)”.

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I 10 anni della rivoluzione in Bolivia

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evomorales 2006 elezionedi Luis Carapinhada Avante

Traduzione di Marx21.it

La rivoluzione in Bolivia celebra questo mese il suo 10° anniversario nel clima della campagna per il referendum del 21 febbraio sulla proposta di emendamento costituzionale della rielezione per due mandati del presidente e del vice-presidente.

Evo Morales arrivò a Palacio Quemado il 22 gennaio 2006, diventando il primo presidente di origine indigena dell'America del Sud. Una vittoria del Si al referendum del prossimo mese permetterebbe a Morales di ricandidarsi nel 2016 per un terzo mandato, contato a partire dall'approvazione della Costituzione nel 2009. Il referendum boliviano si svolge in un momento complesso per le forze progressiste e rivoluzionarie in America Latina. Tuttavia, occorre tenere conto del fatto che l'Altopiano è scenario di uno dei processi di trasformazione più rilevanti degli ultimi anni nella regione. Nel breve spazio di un decennio impressionano, in particolare, i progressi economici e sociali realizzati, frutto di scelte politiche e misure approvate che si situano agli antipodi delle ricette del FMI e dei piani di sfruttamento del grande capitale – ad esempio, invece delle privatizzazioni, sono stati nazionalizzati settori strategici dell'economia.

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27 gennaio: mobilitazione antifascista per la giornata della Memoria

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pc ucraina bandieraDal Comitato contro la guerra di Milano e dal Comitato catanese di solidarietà con l'Ucraina Antifascista riceviamo questo appello

Il 17 dicembre il parlamento ucraino ha messo fuori legge il Partito Comunista, togliendo voce alla più grande e organizzata forma di dissenso nel paese. Tutto questo è accaduto nel silenzio generale dei media europei e con la complicità dell'Unione Europea che è stata, fin dagli albori del golpe di Kiev, uno dei maggiori sponsor del nuovo governo ucraino al cui interno sono presenti almeno tre ministri neonazisti che si richiamano apertamente a posizioni antisemite. Non bastasse questo, l’Unione Europea ha firmato un Trattato di Amicizia con il governo ucraino e si è impegnata a finanziarlo per alcuni miliardi di Euro.

Mentre in Ucraina è in corso una persecuzione contro coloro che si sono opposti al colpo di Stato di due anni fa, in Europa occidentale si tenta, richiamando l'allarme terrorismo, di restringere l'agibilità politica e le libertà individuali di cittadini dei vari paesi europei. Per raggiungere tale obiettivo il Presidente francese Hollande ha dichiarato di voler modificare perfino la stessa Costituzione francese.

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Montenegro, NATO, Balcani. Quale futuro?

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neunatodi Enrico Vigna, Forum Belgrado Italia

Ringraziamo Enrico Vigna, portavoce del Forum Belgrado Italia, per averci trasmesso le sue riflessioni sugli sviluppi delle vicende politiche e le grandi mobilitazioni che hanno caratterizzato il Montenegro, dopo la decisione del governo di questo paese di accelerare i tempi della sua adesione alla NATO.

Il 2015 ha visto per l’area balcanica un ulteriore colpo alla stabilità ed alla pacificazione dell’area. Gli scontri di piazza verificatisi negli ultimi mesi dell’anno, dopo che è partita una campagna propagandistica governativa che intende guidare l’opinione pubblica verso l’entrata nella NATO. Alcune forze come il Fronte Democratico e il movimento per la pace “NO alla guerra-NO alla NATO”, hanno deciso di scendere in piazza con proteste che la polizia, su ordine del governo, ha cercato di reprimere violentemente. Ma penso sia errato pensare che la protesta riguardi in primis la questione NATO (pur centrale). A chi segue da vicino le vicende montenegrine, non sfugge che, giustamente, queste forze stanno cercando di portare in piazza la gente con una lettura complessiva della situazione del paese. Uno stato che sta sprofondando, secondo le stime del FMI e degli economisti internazionali, verso lo stadio della povertà assoluta per fette sempre più consistenti della popolazione, ormai celebre a livello internazionale per una corruzione dilagante, una criminalità che ha messo salde radici nel paese (le varie mafie, italiana, russa, albanese hanno finanziariamente il paese nelle loro mani, come denunciato anche dai centri di investigazione italiani ed europei). 

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Taiwan-Cina: un quadro complesso

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cina taiwan mappadi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Contesto e molteplici attori in campo fanno in modo che gli avvenimenti politici di Taiwan non possano considerarsi solo un fatto interno, ancora di più se si tratta di elezioni presidenziali. La vittoria nella corsa alla presidenza della signora Tsai Ing-wen e la conquista della maggioranza parlamentare nello Yuan legislativo, dopo otto anni di maggioranza assoluta dei nazionalisti del Kuomintang, potrebbe avere importanti ripercussioni nel rapporto tra Pechino e Taiwan, dopo anni di crescente “integrazione” economica tra le due sponde di quella che resta ufficialmente un' “unica Cina”. E proprio questa attrazione del “piccolo” verso il “gigante” è tra la cause – ma c'è tutto il peso di una situazione economica di rallentamento - dell'affermazione di un Partito democratico progressista che, nel suo statuto, prevede ancora l'indipendenza come sbocco politico dell'isola, il che equivale ad un sostanziale rifiuto dell'equilibro trovato nella formula del “1992 Consensus” (accordo sull'esistenza di un'unica Cina). 

Stando alle prime dichiarazioni della nuova presidente qualche tensione potrebbe esserci: “il popolo taiwanese ha eletto un governo che difenderà la sovranità di Taiwan”, aggiungendo poi che “il nostro sistema democratico, la nostra identità nazionale e il nostro spazio internazionale devono essere rispettati”.

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Il XII Congresso del Partito Comunista del Vietnam

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pc vietnam xiicongressodi Teresita Vives | da “Prensa Latina

Traduzione di Marx21.it

Il Vietnam inizia il nuovo anno con l'attenzione concentrata sull'imminente XII Congresso del Partito Comunista (PCV), che dovrà indicare i nuovi compiti necessari a continuare a dare impulso allo sviluppo socio-economico del paese, quale garante del sistema politico del paese.

Il Congresso si svolge tra il 20 e il 28 gennaio al culmine di un processo che analizza i progressi e le deficienze degli ultimi cinque anni e fissa gli obiettivi per il prossimo quinquennio.

In questa occasione, i più di 1.500 delegati analizzeranno quanto si è ottenuto con la politica di Rinnovamento (Doi Moi) inaugurata nel 1986, a cui sono attribuiti molti dei successi del Vietnam nella costruzione del socialismo.

Dai risultati delle riforme economiche che questa politica comprende, emerge il balzo di un paese devastato dalle guerre di invasione verso una nazione che avanza verso l'industrializzazione e la modernizzazione, ed anche verso un maggiore inserimento nell'economia globale, come è riconosciuto da rappresentanti di diverse ideologie.

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Dominio e propaganda

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intellettuali librodi Alessia Franco

Riceviamo e pubblichiamo come stimolante contributo al dibattito

Il ruolo degli intellettuali nell'epoca della comunicazione di massa

Tentiamo una riflessione (nel senso di un ragionamento, ma anche nel senso di un ripiegarci verso il nostro passato prossimo per guardarci allo specchio) sull’élite intellettuale nostrana, ossia sulla minoranza che, dal ruolo sociale ricoperto, è messa in condizione di somministrare prodotti culturali (anche nell’accezione cinematografica e televisiva) alla maggioranza lavoratrice o non-intellettuale.

Quindi: i termini “intellettuale” e “non intellettuale” sono intendersi in senso rigorosamente sociale, non attitudinale. È evidente che nella realtà empirica si danno lavoratori manuali, disoccupati, casalinghi fruitori di cultura anche autonoma, perfino produttori di cultura nella loro sfera privata. Con il termine “intellettuale” ci si riferisce non a persone con una più o meno spiccata attitudine alla produzione artistica o alla elaborazione intellettuale, ma a quel ceto specifico che agisce, organizza e produce cultura. È chiaro che non ci riferiamo neanche a tutti i produttori di cultura, ma solo di una parte di essi, e una parte solitamente inscritta nella dimensione nazionale e massiva.

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Antonio Gramsci e la concezione del partito comunista

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gramsci ales proc relief mapdi Andrea Catone

Questo 95° anniversario della fondazione del Pcdi a Livorno cade in un momento particolare, in cui i comunisti in Italia si cimentano nuovamente con l’impresa “grande e terribile” di ricostruire in Italia un partito comunista “degno di questo nome”. Impresa grande e terribile perché i comunisti, che hanno contribuito in modo determinante a scrivere la storia d’Italia nel ‘900 – dalla Resistenza antifascista alla stesura della Carta costituzionale, alle lotte politiche e sociali del secondo dopoguerra condotte lungo il filo rosso della strategia della “democrazia progressiva” – sono oggi ridotti ai minimi termini, dispersi e frammentati in piccoli rivoli. Eredi di una storia gloriosa, ma anche di errori teorici e di pratiche politiche rovinose, dovuti in gran parte a subalternità ideologica e politica alle classi dominanti e ai loro partiti di riferimento, ci proponiamo di consegnare alle nuove generazioni uno strumento – il partito comunista – che riteniamo, oggi come ieri, indispensabile per resistere al capitalismo finanziario e all’imperialismo sempre più aggressivi, e accumulare forze per la trasformazione rivoluzionaria della società. 

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