Psyop: operazione Siria

Psyop: operazione Siria

di Manlio Dinucci

Dopo che per cinque anni si è cercato di demolire lo Stato siriano, ora che l’operazione militare sta fallendo si lancia quella psicologica per far apparire come aggressori il governo e tutti quei siriani che resistono all’aggressione

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La pace di Cartagena con le Farc

La pace di Cartagena con le Farc

di Geraldina Colotti

Firmato ieri lo storico accordo che mette la parola fine a 52 anni di conflitto armato. Nella città caraibica 2.500 invitati, tra delegazioni Onu, ministri di 40 paesi, ex guerriglieri e vittime della violenza, per la celebrazione del patto tra…

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“Il mio popolo resiste perché vuole vivere”

“Il mio popolo resiste perché vuole vivere”

da Avante.pt

Intervista a Fayez Badawi, portavoce per l’Europa del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP)

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L’attacco degli Usa è stato intenzionale

L’attacco degli Usa è stato intenzionale

da PandoraTV

Il presidente siriano Bashar al-Assad commenta gli attacchi aerei su Deir ez-Zor, costati la vita a 62 soldati dell’esercito siriano e accusa gli Usa di rafforzare i terroristi

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Che cosa hanno da proporre gli Stati Uniti all’America Latina

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usa aquila americalatinadi Emir Sader* | da alainet.org

Traduzione di Marx21.it

Dopo avere dovuto presentare la faccia buona durante il periodo del loro isolamento in America del Sud, gli Stati Uniti ritrovano ora nuovi interlocutori privilegiati della loro politica, specialmente in Argentina e in Brasile (non importa se, in questo caso, attraverso un golpe). E che cosa hanno da proporre gli USA al continente?

Sappiamo già che è stato poco o nulla, dalla situazione dei paesi che hanno Trattati di Libero Commercio con gli Stati Uniti. Il caso del Messico è esemplare, perché ci sono più di due decenni di scambi privilegiati con Washington, di rapporti carnali con l’Impero. Il bilancio di 20 anni del Trattato è spaventoso e spiega, in larga misura, perché il Messico è un disastro sociale e pure politico.

In effetti, gli USA non hanno nulla da offrire. Hanno un modello economico, adottato in Messico, tra gli altri paesi, che è già fallito in America Latina, in paesi come Brasile, Argentina, Venezuela, Uruguay, Bolivia, Ecuador, e altri. Che giustamente, per questo motivo, hanno deciso di cambiare tale modello e sostituirlo con un altro, alternativo al neoliberismo.

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Contro il mantenimento della messa al bando del Partito Comunista di Germania (KPD)

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dkp manifestoComunicato del Partito Comunista Tedesco (DKP) | solidnet.org

Traduzione di Marx21.it

Il 10 settembre, 250 militanti e amici del Partito Comunista Tedesco (DKP) hanno manifestato a Karlsruhe, sede della Corte Costituzionale Federale, e hanno chiesto di revocare la messa al bando del Partito Comunista di Germania (KPD). 60 anni fa, la Corte Costituzionale mise al bando il KPD perché aveva organizzato la resistenza contro la rimilitarizzazione della Repubblica Federale prevista dal cancelliere Konrad Adenauer. Alla manifestazione, la parlamentare Karin Binder (“Die Linke”) ha chiesto di revocare il divieto del KPD. Un rappresentante del perseguitato Partito Comunista di Ucraina (KPU) ha partecipato alla dimostrazione.

Alla manifestazione e all’incontro che ne è seguito, un giurista, rappresentanti del DKP ed ex funzionari del KPD hanno chiarito che il bando era in contraddizione con la Legge Fondamentale della Germania Federale. Il presidente del DKP, Patrik Köbele, ha dichiarato nel corso della manifestazione: “Viviamo in uno stato fuori legge”. Il termine “stato fuori legge” (Unrechtsstaat https://en.wikipedia.org/wiki/Unrechtsstaat) è usato dalla propaganda borghese per calunniare la socialista Repubblica Democratica Tedesca. Köbele ha affermato che la corte non mise fuori legge il KPD per veri reati, ma per la sua resistenza alla rimilitarizzazione. Il vice presidente del DKP, Hans-Peter Brenner ha evidenziato il fatto che la corte non solo mise fuori legge l’organizzazione dei comunisti, ma pure la concezione del mondo dei comunisti: il Marxismo-Leninismo.

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I miliziani di Misurata che l’Italia va a curare sono criminali di guerra

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isis 141114170103di Marinella Correggia | da ilmanifesto.info

Libia. L'operazione italiana Ippocrate aprirà un ospedale militare per curare i feriti delle Brigate di Misurata, responsabili di abusi e violenze fin dal 2011

Chissà cosa pensano dell’«operazione Ippocrate» i libici di Tawergha. Cinque anni fa, i 40mila cittadini di pelle nera che popolavano questa città furono oggetto di pulizia etnica: parecchi uccisi e imprigionati, tutti gli altri deportati in massa proprio dalle milizie dichiaratamente razziste di Misurata che l’Italia va a soccorrere. In effetti dei molti gruppi armati libici ai quali l’operazione Nato «Unified Protector» nel 2011 fece da forza aerea, le Misrata Brigates – decine di migliaia di combattenti, già parte essenziale della compagine islamista Fajr sostenuta dal Qatar – sono forse il peggio. Altro che gli «eroi in ciabatte», prima protagonisti della «rivoluzione» libica nel 2011, poi della «lotta contro Daesh a Sirte» nel 2016.

Dall’agosto 2011 Tawergha, in fondo un simbolo della «nuova Libia», è una città fantasma e semidistrutta. Gli abitanti fuggirono in massa mentre i «ribelli» vittoriosi uccidevano molti di loro, ne imprigionavano altri – accusandoli di stupri senza prove e chiamandoli mercenari – e davano fuoco alle case, con il pubblico consenso dell’appena insediato primo ministro libico Mahmoud Jibril, capo del Consiglio nazionale di transizione (Cnt). I fuggiaschi si rifugiarono nel sud della Libia e in campi profughi sparsi in diverse città oppure si spostarono in Tunisia ed Egitto. Da allora hanno condotto una vita grama.

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Il Dalai Lama non è il benvenuto

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dalailama stoplyingdi Francesco Maringiò
da ilpartitocomunistaitaliano.it

L’immagine di Martin Schulz, che accoglie al Parlamento Europeo il Dalai Lama, ci rende una chiara istantanea del livello di ingerenza che l’Unione Europea esercita nei confronti della Repubblica Popolare Cinese.

Solo pochi mesi fa le istituzioni dell’Ue si erano duramente opposte al riconoscimento dello status di ‘economia di mercato’ per Pechino.

È una pressione (politica, economica) continua, quella che le istituzioni dell’Unione conducono nei confronti della Cina., esse non si fanno scrupoli nel servirsi di personaggi apertamente reazionari. Il Dalai Lama è uno di questi: non solo per il suo passato (come hanno rivelato gli “investigative reporters della Sueddeutsche Zeitung” è stato per una lunga fase uomo legato alla Cia, che addestrava a finanziava la guerriglia tibetana in funziona anticinese) ma anche per le sue recenti prese di posizione, come quelle contro gli immigrati che giungono in Europa (alla Frankfurter Allgemeine Zeitung a giugno scorso ha dichiarato: «sono diventati troppi. L’Europa e la Germania non possono diventare arabe. La Germania è la Germania») o alla luce dell’incontro – a margine del discorso a Strasburgo – che ha avuto con Borghezio, il cui pedigree politico è fatto da ambienti monarchici ed estrema destra.

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Milosevic e l’attualità

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milosevic tribunaledi Jorge Cadima | da “Avante!”, Settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

Slobodan Milosevic moriva 10 anni fa nei sotterranei del “tribunale” speciale creato dai carnefici della Jugoslavia, l'ICTY. Seguendo il copione abituale, il presidente (eletto ripetutamente) Milosevic era stato personalmente demonizzato e calunniato alla vigilia della distruzione del suo paese. Ora che è morto, dall'ICTY viene il riconoscimento della falsità delle calunnie. E' necessario  rompere il silenzio complice della comunicazione sociale su questo riconoscimento che contrasta in modo flagrante con l'impressionante unanimismo delle accuse di due decenni fa. Ed è necessario trarre una lezione da tutto ciò. Lezione che è di tremenda attualità. Nuove campagne belliciste, dalle conseguenze probabilmente più drammatiche, sono oggi in corso.

I presunti “genocidio” e “pulizia etnica” di cui la Jugoslavia e Milosevic erano stati accusati sono come le “armi di distruzione di massa di Saddam Hussein”: una montatura mostruosa. La menzognera offensiva mediatica preparò l'offensiva mediatica propriamente detta. Nel suo libro Fools' Crusade, la giornalista statunitense Diana Johnstone fornisce abbondanti dettagli su questa truffa colossale. La “necessità” della “pulizia etnica” era stata confessata un anno prima dell'inizio della guerra dalla rivista Time (23.3.98).

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Autunno del capitalismo, primavera dei popoli?

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quarto statodi Samir Amin
samiramin1931.blogspot.it

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Il capitalismo costituisce soltanto una parentesi breve nella lunga storia dell'umanità; ma una parentesi decisiva, perché ha soddisfatto le condizioni materiali (con uno sviluppo prodigioso delle forze produttive e delle conoscenze scientifiche) e culturali (con l'affermazione della modernità, fondata sul principio che gli esseri umani fanno la loro storia, che si sostituisce al principio tradizionale della fedeltà alle credenze degli antenati) che permettono di immaginare un futuro comunista, concepito come una tappa superiore della civilizzazione universale, che sostituisce i valori di uguaglianza e solidarietà (basi della democratizzazione autentica della gestione sociale in tutte le sue dimensioni) a quella della concorrenza al servizio del profitto immediato.

Tuttavia, oggi, l'opzione umanistica e razionale a favore del comunismo (attraverso una lunga transizione socialista) non ha il vento in poppa. L'opinione generale sembra acquisita all'idea che occorre vivere nel presente, farsi il proprio posto individuale, rinunciare a pensare al futuro. In quest'atmosfera di rassegnazione acconsentita, i popoli rinunciano all'azione collettiva necessaria e possibile "per cambiare il mondo". Rinunciano dunque all'esercizio indispensabile dei loro diritti sovrani, alla democrazia, affermando le loro riserve sulla "politica". Gli ostacoli sembrano loro insormontabili, tanto più che anche quando – eccezionalmente – riescono a realizzare alcune vittorie nel quadro delle loro istituzioni nazionali, le costrizioni della globalizzazione si incaricano di distruggere rapidamente le loro speranze. Sono allora fortemente tentati di dare credito a ideologie populiste, alla presunta "anti-politica" che ispirano loro nuove illusioni, antiquate.

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Il Pentagono non sa dove sono finiti $6.5 trilioni di dollari

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nato voltidi Maria Grazia Bruzzone
da megachip.globalist.it

Le cifre pazzesche inghiottite dalla Casta più vorace del pianeta: il complesso militare-industriale USA. Sei milioni e mezzo di milioni di dollari senza tracciabilità

Continua a rimbalzare sul web una storia che ha dell'incredibile. Una faccenda tutta americana venuta alla luce a fine luglio ma ignorata dai grandi media, sebbene appaia così enorme da far impallidire i nostri scandaletti domestici. E neppure nuova, scopriremo. 

A rilanciarla con enfasi è William Engdhal su NEO , blog serio e autore altrettanto attendibile sia pure radical.  Che la prende come spunto per dissertare sulla decadenza degli Stati Uniti, anzi, dell'impero americano, paragonato a quello dell'antica Roma nel quarto secolo DC. Ma qui interessa la vicenda in sé, pur sintomo del malfunzionamento di un sistema economico e politico che riguarda anche noi, periferia estrema di quell'impero.

In nocciolo della questione è presto detto, ben riassunto nel titolo di un post di wakingtimesmedia.com del 4 settembre scorso : "Un audit rivela che il Pentagono non sa dove siano andati a finire $6,5 trilioni di dollari".  Letteralmente.  E $6.5 trilioni non sono esattamente bruscolini, si tratta di $6500 miliardi . Circa il 40% del PIL degli USA, osserva a sua volta Engdhal. "Disperso in azione".   Denari dei cittadini di cui mancano i rendiconti.  

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Trasformismo post-comunista

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post communistdi Salvatore Cingari
da sinistrainrete.info

Pubblichiamo come contributo alla discussione

Fra gli anni Novanta e il nuovo millennio, il ceto politico post-comunista si è in Italia variamente riorientato in senso neo-liberale, con una tendenza a subire l’egemonia del fronte neo-conservatore e neo-liberista e, ovviamente, a far venir meno ogni presidio egemonico sulla base sociale. È passata alla fine l’idea che “riformismo” significasse destrutturare lo stato sociale, assegnando al “privato economico” una funzione liberatrice e pluralistica.

Tutta la resistenza al populismo anti-politico che, nonostante tutto, i post-comunisti italiani hanno in qualche misura esercitato, almeno fino alla trasformazione in Partito Democratico, essendo priva di un progetto alternativo a quello egemonico dominante, è diventata, analogamente, soltanto difesa strenua di una politica che, così separata dalla base sociale, per una sorta di dialettica hegeliana degli opposti, trapassa nel suo contrario: e cioè nell’anti-politica che si pensava di fronteggiare e che, ovviamente, mostrava di avere ben più appeal elettorale nelle sue formule populistico-mediatiche che in quelle di una nomenklatura mai abituata a giocarsi la partita del consenso, prima per via dei limiti posti dalla Guerra Fredda e poi per il suo radicarsi in aree del paese in cui il proprio potere non è in discussione.

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Bari, 10 settembre 2016. Primo seminario di formazione per gli attivisti del NO*

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bari seminario10settembre 01*Report a cura di Andrea Catone

Organizzato dal COMITATO DI TERRA DI BARI PER IL NO al REFERENDUM sulle MODIFICHE alla COSTITUZIONE, in collaborazione con il Comitato “Docenti per il NO”, l’Unione degli Studenti (UdS) e Link (studenti universitari), si è tenuto – ospite la sede di Marx XXI e delle edizioni MarxVentuno – il primo seminario di formazione per attivisti del NO.

La partecipazione, in una giornata di pioggia torrenziale che ha allagato la cripta della basilica di San Nicola e sconsigliava di mettere il naso fuori di casa, è stata di gran lunga superiore al previsto: sala strapiena, una novantina di partecipanti, che, iscrivendosi al corso, hanno anche contribuito – ciascuno secondo la propria tasca e sensibilità politica – al finanziamento per le attività del Comitato (sono stati raccolti € 288,50). Tra i partecipanti, circa una metà – come era prevedibile – erano della città di Bari, un buon numero della provincia (Bitonto, Casamassima, Conversano, Corato, Gioia del Colle, Giovinazzo, Monopoli, Palo del Colle, Polignano, Terlizzi) e della BAT (Andria, Barletta, Bisceglie, Spinazzola, Trani) e qualcuno anche da Foggia, Matera, Taranto… Numerosi i docenti delle scuole e gli studenti (insieme erano oltre la metà dei partecipanti).

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Intervista con Piotr Simonenko: il processo di “fascistizzazione” e di “decomunistizzazione” dell’Ucraina (prima parte)

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ucraina paramilitari bandiereda investigaction.net

Intervista realizzata da Raffaele Morgantini in lingua russa, ripresa e tradotta per il sito Investig’Action da Philippe Stroot

Traduzione di Massimo Marcori per Marx21.it

Novembre 2013: in seguito alla decisione del governo ucraino di non siglare l’accordo di associazione con l’Unione europea, un colpo di stato succeduto ad un’escalation di violenze, appoggiato e incitato da partiti e “ONG” in rapporto diretto con le potenze occidentali, scoppia nel paese. I movimenti neo-fascisti sembrano aver giocato un ruolo di primo piano nell’evento, consentendo loro di occupare la ribalta degli eventi, ristabilire la propria legittimazione nel nuovo ordine statale, occupando funzioni chiave nell’apparato di governo, influenzando anche la ristrutturazione dei rapporti di forza interni. Parallelamente al riallineamento dell’Ucraina con gli interessi strategici dell’imperialismo (apertura economica, associazione con l’UE, associazione de facto con la NATO, opposizione alla Russia), si assiste all’avvio di un processo di fascistizzazione ideologica. Al fine di comprendere tale processo e di evidenziare la realtà politica attuale, Investig’Action si è intrattenuta con il segretario generale del Partito Comunista d’Ucraina, Piotr Simonenko.

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La Bomba è autorizzata

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B61 12di Manlio Dinucci
il manifesto, 13 settembre 2016

La B61-12, la nuova bomba nucleare Usa destinata a sostituire la B-61 schierata in Italia e altri paesi europei, è stata «ufficialmente autorizzata» dalla National Nuclear Security Administration (Nnsa), l’agenzia del Dipartimento dell’Energia addetta a «rafforzare la sicurezza nazionale attraverso l’applicazione militare della scienza nucleare».

Dopo quattro anni di progettazione e sperimentazione, la Nnsa ha dato luce verde alla fase di ingegnerizzazione che prepara la produzione in serie.

I molti componenti della B61-12 vengono progettati e testati nei laboratori nazionali di Los Alamos e Albuquerque (Nuovo Messico), di Livermore (California), e prodotti (utilizzando in parte quelli della B-61) in una serie di impianti in Missouri, Texas, Carolina del sud, Tennessee. Si aggiunge a questi la sezione di coda per la guida di precisione, fornita dalla Boeing. Le B61-12, il cui costo è previsto in 8-12 miliardi di dollari per 400-500 bombe, cominceranno ad essere fabbricate in serie nell’anno fiscale 2020, che inizia il 1° ottobre 2019. Da allora cominceranno ad essere sostituite alle B-61.

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Videocorso per smascherare le bufale di guerra

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bufala 400da sibialiria.org

“Tu dammi le fotografie e io ti darò la guerra” tuonava l’editore William Hearst al suo fotografo Frederick Remington che, nel 1898, non trovava a Cuba nessuna scena che giustificasse una invasione USA.

Da allora molte cose sono cambiate, ovviamente in peggio. E oggi, secondo Sheldon Rampton – già autore di un libro che ha fatto scuola – soltanto negli USA, le organizzazioni governative e gli istituti, organizzazioni e fondazioni ad esse aggregate spenderebbero annualmente più di un miliardo di dollari per promuovere, tramite la Rete, le guerre dell’Impero. Un lavoro condotto, spesso con maestria, da legioni di giornalisti, pubblicitari, esperti in video… e che gli ignari utenti della Rete (un miliardo e mezzo di persone solo Facebook) provvedono a diffondere in ogni dove.

Per cercare di arginare questo fiume di menzogne, pochi attivisti NoWar e qualche giornalista ancora onesto si industriano nell’analizzare e smascherare le “bufale” che – sopratutto dopo la guerra alla Libia del 2011 – ci vengono tutti i giorni propinate. E per far crescere questa fondamentale rete di controinformazione Sibialiria ha realizzato un videocorso che illustra alcuni segreti di bottega per smascherare queste bufale.

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Dichiarazione di Lima dei partiti comunisti e rivoluzionari dell’America Latina e dei Caraibi

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encuentro comunista peruda resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it

Noi, i delegati e le delegate dei partiti comunisti e rivoluzionari dell’America Latina e dei Caraibi, riuniti nella città di Lima, il 26, 27 e 28 agosto 2016, nell’incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Rivoluzionari dell’America Latina e dei Caraibi, ci complimentiamo con il Partito Comunista Peruviano e il Partito Comunista del Perù “Patria Roja” per la preparazione e l’organizzazione di questo evento, ci congratuliamo per gli sforzi che questi partiti fanno per l’unità dei comunisti e della sinistra peruviana. Vogliamo sottolineare inoltre che abbiamo realizzato questo incontro alcuni giorni prima del 90° compleanno del comandante Fidel Castro, esempio di condotta rivoluzionaria e impegno nei confronti del proprio popolo, per tutti i combattenti del nostro continente. Cogliamo anche l’occasione per esprimere la nostra solidarietà con il popolo cubano e chiediamo la fine del criminale blocco a cui continua ad essere sottoposto.

Salutiamo l’accordo di pace in Colombia e chiamiamo a seguire in modo solidale e con attenzione la sua attuazione.

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In memoria di Salvador Allende

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salvator allende 00001di Federico La Mattina per Marx21.it

Chi c’ha la forza e non la ragione
si affida solo al cannone

(Fausto Amodei, “Al Compagno Presidente”)

Sono passati 43 anni da quel tetro 11 settembre 1973, giorno dell’infame colpo di Stato contro il Cile del Presidente Allende, patriota internazionalista, simbolo ed eroe della lotta di emancipazione latinoamericana. E’ importante ricordarlo per rendere omaggio alla figura di Allende e alle migliaia di vittime della brutale repressione cilena. Oggi, nel 2016, di fronte ai tentativi di golpe istituzionali o di piazza contro i governi progressisti e socialisti latinoamericani, ricordare l’esperienza cilena assume un significato di forte attualità. Se da un lato è impossibile leggere ancora le vicende latinoamericane all’interno delle dinamiche da “guerra fredda”, l’America Latina – in un mondo che si orienta verso il multipolarismo – non ha certamente fatto pienamente i conti con il proprio passato: élite oligarchiche in complicità spesso con gli interessi nordamericani minacciano lo stato democratico e l’indipendenza della “Patria Grande” latinoamericana.

Negli anni sessanta e settanta si ebbe una svolta autoritaria in America Latina in cui militari, addestrati e sostenuti per molti anni dagli Stati Uniti, presero il potere (Brasile 1964, Cile e Uruguay 1963, Argentina 1966-1976) e vennero sperimentate dottrine repressive di “sicurezza nazionale”. La politica estera del duo Nixon/Kissinger (1969-1974) era approntata al principio della realpolitik e in America Latina accentuò i dettami della dottrina Mann (indifferenza per il tipo di governo – dittatoriale o democratico – e “strenua opposizione al comunismo”).

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Hong Kong è una sfida

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HongKong bigdi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Mentre ad Hangzhou, sede del vertice del G20, se ne sanciva formalmente il ruolo internazionale di grande potenza, la Cina vedeva riaprirsi ad Hong Kong un fronte caldo, dopo quello delle manifestazioni del 2014 (la “rivoluzione degli ombrelli”) che per oltre due mesi hanno sospinto l'opposizione al progetto di riforma della legge elettorale per l'elezione del Capo dell'esecutivo della ex colonia britannica.

Proprio l'onda lunga di quel movimento di netta contrapposizione a Pechino (al quale Marx21 ha dedicato diversi interventi) si è riversata sulle elezioni di domenica 4 settembre per il rinnovo del Consiglio legislativo. Come ha già sottolineato, in modo più o meno sensazionalistico, la stampa internazionale, per la prima volta fanno il loro ingresso nel parlamento locale sei esponenti della galassia “indipendentista” e “localista” che non nasconde la volontà di superare la formula del “Un Paese due sistemi” - che resterà in vigore fino al 2047 - e avviare, in tempi e modi diversi, un processo di indipendenza nel nome di una distinta nazionalità hongkonghese in opposizione a quella che viene definita come una “mainlandisation”.

Per quanto la maggioranza sia ancora nelle mani di movimenti patriottici solitamente definiti come “filo Pechino”, anche grazie ad un sistema elettorale che riserva la nomina di 35 dei 70 rappresentanti a collegi di ordini professionali tradizionalmente filo establishment, è indubbio che i rapporti tra il governo centrale e il Porto profumato subiranno dei cambiamenti.

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No Muos: Lettera aperta al ministro Pinotti

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da PandoraTV

Il Movimento No Muos, che da anni lotta contro una base militare abusiva, dannosa e mortifera, e contro ogni militarizzazione dei territori, imposta illegittimamente per supportare gli interessi delle politiche omicide e imperialiste, scrive una lettera aperta al ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Di fronte alle scene strazianti dei bambini morti sotto le macerie del terremoto, come non pensare a tutti quei bambini (che la Tv non ci ha mai mostrato) morti sotto le macerie dei bombardamenti ai quali, dalla Jugoslavia alla Libia, ha partecipato anche l’Italia?

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"Votare Hillary è votare la guerra contro Russia e Cina"

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hillaryclinton spalleda lantidiplomatico.it

Costituzionalista nord-americano su The Huffington Post

Il giurista nord-americano, esperto di diritto costituzionale, Bruce Fein, ha scritto in un articolo su 'The Huffington Post' che il voto ad Hillary Clinton è un voto per la guerra contro la Russia e la Cina. "Se si pensa che le guerre degli Stati Uniti contro la Russia e la Cina (non dichiarate dal Congresso) siano necessarie per adempiere alla missione divina degli Stati Uniti di promozione della libertà, della giustizia e della civiltà nei popoli della Russia e della Cina, allora si dovrebbe votare per il candidato democratico Hillary Clinton.

A questo proposito, l'esperto ha osservato che la "locomotiva di umanità" di cui parla Hillary è la stessa che ha portato alla guerra del Vietnam.

 Clinton, prosegue Fein, nei suoi discorsi enfatizza sempre "il ruolo provvidenziale e divino degli Stati Uniti" per prevenire il caos globale. Dopo aver ricordato ironicamente che il mondo è in qualche modo sopravvissuto senza questa "indispensabile" aiuto degli Stati Uniti fino al 1776, Fein ridicolizza la percezione nord-americana dei loro interessi come "più uguali" rispetto dei diritti degli altri popoli, portando l'esempio della distruzione di Afghanistan, Iraq, Yemen, Somalia e Libia.

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40 anni fa moriva Mao Zedong

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maotsetung giovanea cura di Andrea Catone

Il 9 settembre di 40 anni fa moriva Mao Zedong, uno dei più importanti protagonisti della storia mondiale, del movimento comunista internazionale e della lotta di emancipazione dei popoli dal giogo del colonialismo e dell’imperialismo.

Il partito comunista cinese – sulla base della fondamentale Risoluzione su alcune questioni di storia del nostro partito dopo la fondazione della Repubblica popolare cinese (VI sessione plenaria dell’XI Comitato Centrale, 27 giugno 1981) – continua ad apprezzare e studiare il pensiero del padre della nuova Cina, del “grande timoniere” che è riuscito a guidare il paese sulla via dell’emancipazione nazionale e sociale, ponendo le basi politiche, economiche, sociali, ideologiche per lo sviluppo dei successivi 40 anni, che, sotto l’impulso di Deng Xiaoping e dei dirigenti che ne hanno seguito le direttrici fondamentali, fino all’attuale presidente Xi Jinping, hanno visto la Repubblica popolare cinese divenire la seconda potenza economica mondiale e svolgere un ruolo sempre più rilevante nello scacchiere internazionale, nella costruzione di un’alternativa di sviluppo pacifico all’imperialismo Usa-NATO.

Negli ultimi anni si sono moltiplicati in Cina i centri studi, le pubblicazioni i convegni sul pensiero e il ruolo di Mao Zedong nella storia dell’emancipazione cinese e del movimento comunista mondiale (come, ad esempio quello su “Mao e la linea di massa” dell’ottobre 2014, promosso dal Centro Studi sul socialismo mondiale insieme con il Centro Ricerche Mao Zedong della provincia dello Hunan e la Scuola di marxismo dell’Università di Scienza e Tecnologia dello Hunan).

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E’ morto Maurizio Musolino

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musolino microfonoda nena-news.it

La Redazione di Marx21.it si associa al dolore per la scomparsa del compagno Maurizio Musolino, militante comunista, profondo conoscitore della realtà del Medio Oriente e da sempre impegnato nella solidarietà con la causa del popolo palestinese

E’ morto la scorsa notte a causa del cancro che lo aveva colpito nei mesi scorsi il giornalista Maurizio Musolino. Esperto di questione palestinese e di Medio Oriente, temi ai quali aveva dedicato libri ed approfondimenti, già direttore di Rinascita e funzionario del Pdci, Maurizio Musolino è stato uno dei fondatori del Comitato per non dimenticare Sabra e Shatila. Le sue analisi sono state pubblicate di frequente anche dalla nostra agenzia.

Nato 52 anni fa a Roma – la famiglia è originaria di Laganadi (RC) – ha sempre vissuto nella capitale. Nei prossimi giorni Musolino avrebbe dovuto guidare la delegazione italiana che ogni anno a settembre si reca a Beirut per partecipare alle commemorazioni delle vittime palestinesi del massacro di Sabra e Shatila.

La redazione di Nena News si unisce al dolore di familiari e amici e dei tanti che riconoscevano il valore di giornalista e le grandi doti umane di Maurizio Musolino.

Di seguito pubblichiamo una delle analisi scritte sulla crisi siriana dal giornalista scomparso.

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La tabella di marcia di Hillary, “la regina della guerra”

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clinton indicepuntatodi Pepe Escobar, analista di questioni internazionali e corrispondente di Asia Times/Hong Kong | da rebelion.org

Traduzione dallo spagnolo di Marx21.it

Tutto è iniziato con un’improvvisa storia d’amore wahabita-sionista

Il Ministero degli Affari Esteri saudita è stato costretto a smentire, in tutta fretta, la visita in Israele, il 22 luglio scorso, di una delegazione saudita, guidata dal generale in pensione Anwar Eshki.

Anwar Eshki – stretto collaboratore della superstar dell’intelligence saudita e a suo tempo amico di Osama Bin Laden, il principe Turki bin Faisal – si era incontrato con i massimi responsabili delle Forze di Difesa di Israele (FDI), Yaakov Amidror e Amos Yadlin e con Dore Gold, Direttrice Generale del Ministero degli Affari Esteri, e il Generale Yoav Mordechai, pezzo grosso delle FDI in Cisgiordania.

E’ poco credibile che riunioni di questo genere, al più alto livello, siano decise dalla sola famiglia saudi. Certamente, il Ministero dell’Interno saudita continua a proibire i viaggi in Israele, Iran e Iraq. La visita del generale Eshki difficilmente può essere spiegata come “un viaggio turistico”.

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