Brexit e futuri scenari europei

Brexit e futuri scenari europei

di Filippo Violi

Terrore nel cuore di Londra. Attacco terroristico sul ponte di Westiminster. Tentativo di irruzione dentro la House of  Commons. Non fatevi ingannare dalla fabbrica mediatica del terrore. Lunedì il governo britannico ha annunciato che il 29 marzo prossimo verrà attivato…

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No alla NATO! No alla “difesa europea”! Insieme difendiamo la pace!

No alla NATO! No alla “difesa europea”! Insieme difendiamo la pace!

Dichiarazione della “Coordination Communiste” (CC Nord-Pas de Calais) e del Polo della Rinascita Comunista in Francia (PRCF)

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La campagna di Israele per far tacere Omar Barghouti

La campagna di Israele per far tacere Omar Barghouti

da bdsitalia.org

Comunicato del BNC sulla campagna in corso da parte di Israele per mettere sotto silenzio Omar Barghouti e per reprimere il movimento BDS

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"Il futuro dell'UE”

"Il futuro dell'UE”

di João Ferreira

Sono trascorsi sessant'anni dalla firma dei Trattati di Roma, visti come l'atto fondatore del processo di integrazione capitalista europeo. La data di turno si presta, a ben vedere, all'ondata di celebrazioni che le si abbinano. Ma le dosi massicce di…

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

L'eredità neocoloniale di Hollande in Africa

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hollande keitadi Carlos Lopes Pereira
da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

L'aumento degli interventi militari in Africa, nel quadro della politica neocoloniale francese, è la principale “eredità” di François Hollande nel continente.

Il presidente francese, che non si ricandida nelle elezioni di quest'anno, “si è congedato” dai suoi colleghi africani al 27° Vertice Africa-Francia, svoltosi a Bamako il 13 e 14 gennaio.

La riunione nella capitale del Mali, annunciata come un forum per discutere della cooperazione, la pace e lo sviluppo, si è concentrata soprattutto sulle questioni della sicurezza.

Di fronte a una trentina di capi di Stato e di governo partecipanti, il presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, ospite del vertice, si è profuso ripetutamente in gesti calorosi ed elogi nei confronti del suo omologo francese. Ha ricordato “tutto” ciò che il suo paese deve al “caro François”, l'uomo che aveva ordinato, nel 2013, sette mesi dopo il suo insediamento all'Eliseo, l' “aiuto” militare al Mali.

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Ancora fuoco sui civili nel Donbass: "I soldati ucraini aspettano solo di vederci morti"

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di DONi Donetsk International Press Center

Zaitsevo, la mattina del 24 gennaio i soldati ucraini hanno aperto il fuoco sul villaggio colpendo diverse case, tra cui un'abitazione al cui interno si trovavano una donna con la figlia di 4 anni. Un reportage di Vittorio Nicola Rangeloni.

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La falsa accusa di Trump a Obama

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Donald Trump vs Barack Hussein Obamadi Manlio Dinucci
da il manifesto, 24 gennaio 2017

Di fronte all’accusa del neoeletto presidente Trump all’amministrazione Obama, perché avrebbe ottenuto poco o niente dagli alleati in cambio della «difesa» che gli Stati uniti assicurano loro, è sceso in campo il New York Times.  Ha pubblicato il 16 gennaio una documentazione, basata su dati ufficiali, per dimostrare quanto abbia fatto l’amministrazione Obama per «difendere gli interessi Usa all’estero». 

Sono stati stipulati con oltre 30 paesi trattati che «contribuiscono a portare stabilità nelle regioni economicamente e politicamente più importanti per gli Stati uniti». A tal fine gli Usa hanno permanentemente dislocati oltremare più di 210 mila militari, soprattutto in zone di «conflitto attivo». 

In Europa mantengono circa 80 mila militari, più la Sesta Flotta di stanza in Italia, per «difendere gli alleati Nato» e quale «deterrente contro la Russia». In cambio hanno ottenuto l’impegno degli alleati Nato di «difendere gli Stati uniti» e la possibilità di mantenere proprie basi militari vicine a Russia, Medioriente e Africa, il cui costo è coperto per il 34% dagli alleati. Ciò permette agli Usa di avere la Ue quale maggiore partner commerciale. 

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Il leader comunista russo commenta il discorso di Trump

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zjuganov microfonidi Ghennady Zyuganov
da kprf.ru

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il 21 gennaio scorso, di fronte al Mausoleo di Lenin, in occasione della cerimonia commemorativa della scomparsa del grande dirigente della Rivoluzione di Ottobre, il leader del Partito Comunista della Federazione Russa, Ghennady Zyuganov, ha commentato anche il discorso pronunciato da Donald Trump dopo il suo giuramento, al momento del suo insediamento alla Casa Bianca.  

(…) Ho ascoltato con attenzione il discorso di Trump. Da noi ci sono alcuni che rumoreggiano e gridano, esprimendo entusiasmo. Tra questi si distingue soprattutto Zhirinovsky (il leader della destra parlamentare ultra-nazionalista russa, NdT). Ma noi dobbiamo ricordare che Trump è un prodotto del capitalismo americano, sebbene egli sia alla testa del capitale industriale manifatturiero orientato nazionalmente. Il suo discorso, a opinione di alcuni, avrebbe persino assunto “sfumature marxiste”. Egli ha dichiarato che l'élite di Washington si è separata dal popolo. Trump ha dichiarato che occorre fare tutto il possibile per sviluppare la produzione nazionale e perché chi si sente umiliato e abbandonato abbia maggiore sicurezza. E ha detto che opererà per far si che il suo paese non imponga il proprio ordine ad altri, uscendo da tutti i conflitti.

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Dalla de-globalizzazione esce vincente la Cina

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economia china 618x342di Pasquale Cicalese per Marx21.it

Marx sosteneva che il capitale tende all’infinito, abbatte muri e barriere e il suo luogo ideale è il mondo, il mercato mondiale. E’ solo lì che tutte le contraddizioni del modo di produzione capitalistico esplodono: Hic Rhodus, Hic salta.

Il mercato mondiale, dopo la prima tornata del Primo Novecento, si è realizzato dopo il 1989 con la caduta del Muro di Berlino e istituzionalizzato nel 1996, quando Clinton diede avvio al multilateralismo.

Sono passati venti anni e da allora le contraddizioni sono esplose. Un’altra pietra miliare fu l’ingresso della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001. Fu la contropartita di Bush alla guerra in Afghanistan.

I cinesi dissero: andate a sbattere la testa nel muro dei talebani, nel frattempo noi entriamo nel mercato mondiale. E fu l’invasione delle merci cinesi a basso costo. Il surplus commerciale che ne derivava fu investito in titoli di stato americani al fine di imbrigliare l’amministrazione Usa: si creò quel che Lawrence Summers chiamò l’equilibrio del terrore finanziario.

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Oscar López Rivera è libero, ma la lotta per l'indipendenza di Porto Rico continua!

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lopezrivera muralesDichiarazione di Socorro Gomes, Presidenta del Consiglio Mondiale della Pace

da cebrapaz.org.br

Traduzione di Marx21.it

La lotta per la libertà ottiene una nuova vittoria con la grazia concessa al portoricano Oscar López Rivera, che ha scontato 36 anni di prigione negli Stati Uniti per avere difeso l'indipendenza di Porto Rico, ancora sotto controllo statunitense. Il Consiglio Mondiale della Pace si aggiunge a tutti coloro che sono solidali con la lotta anticoloniale e il diritto all'autodeterminazione, con i diritti politici di attivisti come Rivera.

L'indipendentista portoricano fu arrestato nel 1981 ed è stato, fino alla concessione della grazia da parte del presidente statunitense uscente, Barack Obama, uno dei prigionieri politici che, nel mondo, abbiano scontato una pena così lunga.

Rivera aveva partecipato ad azioni di disobbedienza civile e militanza pacifica, aderendo in seguito alle Forze Armate di Liberazione Nazionale (FALN), il che gli valse l'accusa di “cospirazione a scopo di sedizione”. Catturato dal FBI nel 1981, Rivera fu condannato a 55 anni di carcere.

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Oggi, 10 anni dopo l'adesione all'Unione Europea, i rumeni sono più poveri

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europa povertaJL F | imbratisare.blogspot.it

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Il primo gennaio 2017 si è compiuto il decimo anniversario dell'integrazione della Romania all'Unione Europea. I mass media rumeni e la propaganda comunitaria hanno inondato l'opinione pubblica con comunicati e statistiche illusorie sui benefici che avrebbe avuto la Romania con l'entrata a far parte del club, in questi dieci anni di sottomissione agli interessi della Commissione Europea e dei suoi grandi poteri economici, principalmente Germania e Francia.

Per esempio, si è parlato dell'esponenziale crescita economica della Romania e del livello di vita dei rumeni. Nei dieci anni come stato membro, il PIL è cresciuto dai 98.000 milioni di euro di fine 2006, fino ai 172.000 del 2016, secondo la propaganda di Bruxelles. Tuttavia, non si menzionano gli alti costi degli alloggi, causati dalla concorrenza dopo la generalizzazione della libera circolazione di merci con le grandi multinazionali comunitarie e straniere. Inoltre, come normalmente succede ai lavoratori in una dittatura del capitale, la distribuzione del PIL è estremamente disuguale; cioè, pochi si portano a casa quasi tutto e la maggioranza rimane con le briciole.

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Alle origini della Bolognina e della "mutazione genetica" del Pci. Un contributo per tenere aperta la riflessione storica

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pci perlavvenireditaliaCome contributo al dibattito sulla storia e sul futuro dei comunisti in Italia, riproponiamo il seguente saggio che è parte integrante del volume pubblicato per iniziativa dell’Associazione Marx XXI: Novant’anni dopo Livorno. Il Pci nella storia d’Italia, a cura di Alexander Höbel e Marco Albeltaro, per la Biblioteca storica degli Editori Riuniti University Press. Una presentazione del volume e l'indice completo si trova a questo link.

di Fausto Sorini e Salvatore Tiné

Nell’analisi delle cause piú profonde del processo di «mutazione genetica» del Pci, destinato a sfociare nella svolta della Bolognina e quindi nella sua tragica auto-dissoluzione, è necessario riprendere la riflessione sulla storia dei comunisti italiani dal 1945 al 1989. Si è trattato infatti di un processo storico profondo, ma tutt’altro che lineare e fino alla fine sempre aperto a sviluppi e a esiti diversi e perfino contrapposti tra loro: la «mutazione genetica » che gradualmente e nelle forme di una trasformazione tanto profonda quanto «molecolare» ha investito una parte importante dei gruppi dirigenti a tutti i livelli del partito, la loro prassi concreta come la loro ideologia e cultura politiche, nel corso dei drammatici e travagliatissimi anni Settanta e Ottanta, ha incontrato ostacoli e resistenze tenaci, generando sempre contraddizioni e conflitti anche aspri, non solo tra i quadri del partito, ma anche nel suo corpo, ovvero nella massa degli iscritti e dei militanti.

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“La schiavitù del capitale” di Luciano Canfora

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schiavitudi Federico La Mattina per Marx21.it

Luciano Canfora, filologo classico, professore emerito dell’Università di Bari, autore di moltissimi saggi storici – molti dei quali abbracciano anche la contemporaneità – ha scritto un pamphlet di poco più di cento pagine dal titolo “La schiavitù del capitale” (il Mulino, 2017). Canfora ci propone una riflessione di ampio respiro sul “movimento permanente della storia”. Chi sfrutta ha temporaneamente vinto la partita contro chi è sfruttato ed è necessario trovare le forme adatte per capovolgere la temporanea “sentenza della storia”,  “nella convinzione, condivisa da ogni essere pensante, che nella storia non esistono sentenze definitive” (p. 9). E’ evidente la critica a qualsiasi teleologia, sia essa di matrice rivoluzionaria o reazionaria. Il brusco risveglio che ha seguito il crollo dell’esperimento socialista alla fine del secolo scorso ha visto, secondo Canfora, il trionfo del modello capitalistico “in tutte le sue proteiformi manifestazioni” sulla gran parte del pianeta. Gli sfruttati si trovano divisi di fronte ad un “capitale internazionalista” che ha ripristinato forme di dipendenza di tipo schiavile, non solo nei mondi dipendenti ma anche all’interno delle aree più avanzate.

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Xi Jinping a Davos: la visione necessaria

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xijinping davosdi Fabio Massimo Parenti
da opinione-pubblica.com

Il discorso di Xi Jinping a Davos candida la Cina ad una nuova guida e concezione della globalizzazione, dell'economia e dei rapporti internazionali.

Perché? Semplicemente perché potreste apprendere dell’esistenza di quella che si può considerare una visione necessaria, ovvero dell’esistenza di una visione politica di cui abbiamo bisogno, in quanto da noi sempre più carente, se non assente.

È necessaria perché estremamente realistica, legata “alla realtà dei fatti”, e nel contempo edificante nella prospettiva offerta, giacché è centrata sul richiamo a un lavoro duro e condiviso allo scopo di costruire relazioni pacifiche, di collaborazione tra paesi e popoli, aperta ai contributi molteplici di tutti i paesi [si badi bene: c’è continuità in ciò almeno da Bandung (1955) in poi]. E, inoltre, è necessaria nella misura in cui tale visione è alternativa all’esistente quando continuamente, e non genericamente, il presidente Xi richiama l’attenzione sulle persone (coloro che pensano sia pura retorica affabulatoria non hanno idea della storia che negli ultimi 150 anni hanno vissuto i cinesi).

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Stati Uniti

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usa ziotomdi Pedro Guerreiro, Segreteria del Partito Comunista Portoghese | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Le divisioni, gli attriti e gli scontri in seno alla classe dominante negli Stati Uniti, che sono emersi ancora di più nelle recenti elezioni svoltesi nell'attuale potenza egemonica del mondo capitalista, non accennano a placarsi con la presa di possesso della presidenza degli USA da parte di Donald Trump, ma al contrario...

Forse in un modo inedito e riflettendo la dimensione della crisi, la profondità dei problemi e il complesso snodo che gli Stati Uniti si trovano ad affrontare – che anche il loro declino economico relativo sul piano mondiale evidenzia – continua a manifestarsi lo stato di degrado del sistema politico statunitense, dove emergono chiaramente la sistematica “fabbricazione” e l'utilizzo della mistificazione e della menzogna che lo caratterizza, con il sostegno nella rete e nell'azione di un numero interminabile di agenzie e servizi di informazione, dei grandi mezzi di comunicazione sociale, dei responsabili politici e, fondamentalmente, dei grandi (e contraddittori) interessi economici che questi rappresentano. Di fronte al “tutto è lecito”, è possibile equiparare le attuali manovre e trame tra la classe dominante degli Stati Uniti – in particolare quelle che mirano a discreditare, delegittimare, condizionare l'azione e persino limitare il futuro mandato del presidente – alle azioni che vengono utilizzate nelle operazioni di destabilizzazione e sovversione contro altri stati sovrani.

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Dalle forze di governo italiane un attacco senza precedenti alla sovranità del Venezuela

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CASINI facebookdi Fabrizio Verde 
da lantidiplomatico.it

Ieri il Senato ha discusso una mozione a prima firma Casini (con il convinto e scontato si anche del PD, sempre in prima fila nell'attacco alla sovranità degli Stati che resistono alle pressioni dell'imperialismo), di gravissima interferenza negli affari interni del Venezuela. Il 24 gennaio, alla Camera ci riproverà Cicchitto. 

Si susseguono senza soluzione di continuità gli attacchi rivolti alla Repubblica Bolivariana del Venezuela. Veri e propri assalti provenienti da ogni angolo del globo, dove sono perennemente in servizio uomini pronti a sostenere in ogni modo quelle forze che si oppongono al cambiamento.

A fare da utili idioti dei golpe più o meno morbidi contro il Venezuela questa volta sono i due presidenti di Commissione Affari esteri di Camera e Senato italiani. Con tutti i problemi che attraversa l'Italia e di cui il Parlamento non si occupa, la coppia Casini e Cicchitto ha fatto calendarizzare di tutta fretta due mozioni per scagliarsi contro la Rivoluzione Bolivariana.

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Il Giappone si mobilita contro le armi nucleari

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nonukesda japan-press.co.jp

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Il 6 Gennaio si è svolto in tutto il Giappone il primo appuntamento mensile delle “azioni del 6 e del 9”  (sono i giorni dell'agosto 1945 in cui furono bombardate Hiroshima e Nagasaki NdT) che chiedono l'abolizione delle armi nucleari. Quest'anno vedrà il lancio dei negoziati per la Convenzione sulle Armi Nucleari in Marzo, presso la sede delle Nazioni Unite a New York, sulla base della risoluzione dell'Assemblea Generale dell'Onu sulla Convenzione sulle Armi Nucleari (NWC).

Durante la campagna nazionale nelle strade, i partecipanti hanno chiesto la cooperazione pubblica nella campagna internazionale di raccolta di firme a sostegno dell'appello di Hibakusha per l'eliminazione delle armi nucleari. L'obiettivo è quello di raccogliere le firme della grande maggioranza delle persone in Giappone, la sola nazione bombardata con armi nucleari, allo scopo di poter fare progressi nelle discussioni all'Onu sul Trattato di Bando delle armi nucleari.

A Tokio, 60 persone, tra le quali attivisti da gruppi pacifisti, sindacati e gruppi di donne, sono scese in piazza vicino al Tempio Sensoji ad Asakusa, uno dei punti maggiormente turistici della città. Sono state raccolte le firme di molte persone, compresi turisti stranieri e giapponesi.

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Xi Jinping e la "globalizzazione"

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xijinping rossodi Diego Angelo Bertozzi

Per molti il discorso del presidente della Repubblica popolare cinese e segretario del Partito comunista sugli effetti benefici della "globalizzazione" è stata l'ennesima conferma di un tradimento consumato, la prova ultima dell'approdo al liberismo della dirigenza post-maoista.

Fatto salvo che i temi sottolineati da Xi Jinping non sono nuovi (li si ritrova in documenti ufficiali ed articoli/saggi anche di dieci anni fa), sarebbe utile riflettere sul fatto che la "globalizzazione" a cui si riferisce Xi è una versione un poco diversa da quella a trazione occidentale, liberista e guerrafondaia che abbiamo vissuto e in parte ancora stiamo vivendo, ma è quella di chi ha utilizzato l'apertura al commercio internazionale e le innovazioni tecnologiche per far uscire dalla povertà assoluta qualcosa come 600 milioni di persone, ponendosi indiscutibilmente alla testa di questa battaglia a livello globale.

Basterebbe riflettere su passaggi - come quello che segue - per capire che non ci troviamo di fronte ad un difensore dell'esistente, ma ad un leader che non nasconde precise responsabilità, come quelle imputabili ai signori della guerra:

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Massacro in Yemen

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Dopo due anni di guerra, in Yemen i morti hanno superato quota 10 mila ma il coordinatore Onu per i diritti umani, Jamie McGoldrick, ha avvertito che la cifra si basa sui dati forniti dalle strutture mediche yemenite e potrebbe quindi essere anche di molto maggiore, visto che in ampie zone del Paese mancano ospedali o ambulatori.

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Comunicato del Coordinamento nazionale del Comitato No Guerra No Nato

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marionettaRiceviamo dal Coordinamento nazionale del Comitato No Guerra No Nato con richiesta di pubblicazione.

Firenze, 14 gennaio 2017

Il CNGNN ritiene che manifestare in Europa, il 21 gennaio, contro il neoeletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump significhi di fatto dare una mano all’amministrazione Obama che ha trasformato l’Europa in prima linea del confronto, anche nucleare, della Nato contro la Russia.

Trump viene accusato di aver usurpato il posto destinato a Hillary Clinton, grazie a una operazione ordinata dal presidente russo Putin. Le «prove» sono fornite dalla Cia, la più esperta in materia di infiltrazioni e colpi di stato.

Gli strateghi neocon, artefici della campagna, cercano in tal modo di impedire un possibile cambio di rotta nelle relazioni degli Stati uniti con la Russia, che l’amministrazione Obama ha riportato a livello di guerra fredda.

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Putin attira la Turchia e cambia il gioco nella regione?

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Putin e Erdogandi Diego Pautasso*
da resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it

La Turchia è un attore centrale nelle dinamiche geopolitiche del Medio Oriente. Ma la sua importanza è proporzionale agli interessi contraddittori che permeano il suo inserimento nella regione.

Da un lato, questo paese è stato un alleato storico dell'Occidente, membro decisivo della NATO durante il periodo della Guerra Fredda, con un ruolo chiave nel controllo dello Stretto del Bosforo e dell'accesso sovietico/russo al Mar Mediterraneo. Con la guerra civile in Siria, innescata dalla Primavera Araba (2011), il governo turco è stato parte del sostegno concesso all'opposizione insorgente contro il governo di Bashar al-Assad, convergendo sulle posizioni delle monarchie del Golfo Persico guidate dall'Arabia Saudita e dal Qatar nel Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG). Anche con l'avvento dello Stato Islamico, il governo turco ha beneficiato sia del contrabbando del  petrolio che finanziava il jihadismo, che della lotta condotta contro Assad e i separatisti curdi. In altre parole, la Turchia era un elemento importante dell'asse NATO-CCG nello scenario della crisi siriana.

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La politica di Una Sola Cina non è negoziabile

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Lu Kangda resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it

Il 14 gennaio, la Cina ha comunicato agli Stati Uniti che la politica di Una Sola Cina rappresenta la politica fondamentale delle relazioni bilaterali e non è negoziabile.

Il portavoce del Ministero delle Relazioni Estere della Cina, Lu Kang, ha rilasciato un commento in risposta alla dichiarazione del presidente eletto degli Stati Uniti, Donal Trump, in merito al fatto che la politica di Una Sola Cina su Taiwan debba essere negoziata e che egli non si sente completamente impegnato a rispettarla.

“Tutto è in fase di negoziazione, compresa (la politica di) Una Sola Cina”, ha dichiarato Trump  in un'intervista al Wall Street Journal.

E' d'obbligo precisare che esiste Una Sola Cina nel mondo, e Taiwan è parte inalienabile della Cina, ha affermato Lu in un comunicato rilasciato sabato scorso.

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Il ritorno della partecipazione e le bizzarrie di Battista

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smuraglia carlodi Carlo Smuraglia, Presidente dell’ANPI nazionale | da patriaindipendente.it

Bocciata per la seconda volta una riforma costituzionale sostenuta dal governo in carica, ma il giornalista del “Corriere” si impantana nei partigiani “veri e falsi” e nell’anno “pazzotico”

Sono certo che molti avranno notato con quale celerità il referendum sulla riforma del Senato, è stato “archiviato”. Pochi giorni di commenti subito dopo il voto e poi non se ne è parlato più. Singolare! Sia ben chiaro. Io non intendo riprendere l’ampia discussione che c’è stata sul Sì e sul No; quella, sì, è ormai archiviata ed è inutile tornarci sopra; anzi, sarebbe forse dannoso, in qualche modo, perché manterrebbe in vita senza ragione quella divisività che è stata la principale caratteristica del progetto di riforma costituzionale.

Io mi riferisco invece alla riflessione sul significato complessivo del voto espresso dagli italiani. Quella, se c’è stata, è finita troppo presto. Credo che almeno su tale aspetto (quello del significato) qualche riflessione avrebbe dovuto essere approfondita; e dico subito il perché. A mio parere, quel voto ci ha detto, prima di tutto, che i cittadini non vogliono essere soggetti passivi su un tema che li riguarda direttamente.

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Per una rinascita del materialismo storico negli studi di filosofia, storia e scienze umane

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marx figuredi Stefano G. Azzarà

Pubblicato su “Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane”, E-ISSN 2531-9582, n° 1-2/2016, Questioni e metodo del materialismo storico, a cura di S.G. Azzarà, pp. 5-10 (licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0)

Da diversi decenni, gli studi di orientamento storico-materialistico in ambito filosofico – ma considerazioni non molto diverse potrebbero essere fatte per l'ambito storico e più in generale per le scienze umane nel loro complesso – versano nelle università italiane in una situazione di grave difficoltà.

Non ricostruisco qui nei dettagli il rilevante significato culturale che per una lunga stagione questa corrente ha avuto nel nostro paese. La linea di pensiero che da Labriola conduce a Gramsci e al gramscismo ha ripensato dalle fondamenta le categorie del marxismo, riconducendole al loro rapporto genetico con la dialettica hegeliana e dunque sia con l'esperienza della filosofia classica tedesca in senso stretto, sia con tutto il dibattito politico-culturale che dalla Rivoluzione francese ha attraversato il XIX secolo.

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