Intervista a Evo Morales, presidente della Bolivia

Intervista a Evo Morales, presidente della Bolivia

da jornada.unam.mx

Morales sostiene di non essere ancora pronto a lasciare la presidenza, benché rispetti la decisione del paese. Quanto alla vittoria di Trump, secondo lui è da attribuire alla rabbia contro la globalizzazione

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Il risultato delle elezioni presidenziali austriache

Il risultato delle elezioni presidenziali austriache

Dichiarazione di Elke Kahr, dirigente della Federazione della Stiria del Partito Comunista Austriaco (KPÖ)

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No alla «riforma» bellicista

No alla «riforma» bellicista

di Manlio Dinucci

La maggioranza degli italiani, sfidando i poteri forti schierati con Renzi, ha sventato il suo piano di riforma anticostituzionale. Ma perché ciò possa aprire una nuova via al paese, occorre un altro fondamentale No: quello alla «riforma»  bellicista che ha…

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L’ultimo saluto a Fidel Castro

L’ultimo saluto a Fidel Castro

da PandoraTV

La trasmissione integrale dei funerali di Fidel Castro che si sono svolti il 4 dicembre a Santiago de Cuba [RT en Español]

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Stati Uniti: spese militari ed egemonia globale

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us elicottero bandieradi Roberto Garcia Hernández*
da prensa-latina.cu

Traduzione di Marx21.it 

Il discorso del presidente Barack Obama alle Nazioni Unite, ed anche le dichiarazioni della candidata democratica Hillary Clinton e del suo rivale repubblicano Donald Trump, coincidono su un punto: la “necessità” dell'egemonia mondiale degli Stati Uniti.

Nonostante alcune differenze tattiche e sfumature tipiche della campagna elettorale, nessuno dei tre sorprende il mondo quando conferma le aspirazioni di dominio di Washington.

Clinton e Trump competono da diverse settimane nell'illustrare agli elettori le loro posizioni in merito a tali questioni, e cercano di convincere i cittadini – senza molto successo, secondo le opinioni degli esperti – sulle loro rispettive capacità di mettere in pratica gli obiettivi della politica estera.

A suo modo, l'ex Segretaria di Stato vuole ripulire la sua immagine di “falco”, e mentre pretende di mantenere ad ogni costo la supremazia statunitense, giura che se arriverà alla Casa Bianca userà la forza solo come ultima risorsa.

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Alastair Crooke: ecco come gli Usa hanno armato il Jihad in Siria

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Jihad 620x362di Alastair Crooke * | Consortium News

Traduzione da nena-news.it

L'Occidente punta il dito contro la Russia per il massacro siriano ma le Forze Speciali Statunitensi sanno che le confusionarie politiche degli USA, tese a sostenere i jihadisti, hanno consentito ad Al Qaeda e all'ISIS di distruggere la Siria, spiega l'ex diplomatico britannico

"Sul campo, nessuno crede in questa missione", scrive un ex Berretto Verde a proposito dei programmi segreti di addestramento e armamento dei ribelli siriani, "sanno che stiamo addestrando la prossima generazione di jihadisti, quindi la boicottano perché se ne fregano'". "Non voglio sentirmi responsabile quando dei membri di al Nusra diranno che sono stati addestrati dagli americani" aggiunge il Berretto Verde.

In un rapporto dettagliato dal nome Le Forze Speciali statunitensi sabotano le fallimentari Operazioni sotto copertura in Siria, Jack Murphy, anch'egli ex Berretto Verde, racconta che un ex ufficiale CIA gli avrebbe rivelato che "il programma di operazioni segrete in Siria è una creatura del Direttore della CIA John Brennan… È stato Brennan a dare vita alla Syrian Task Force … John Brennan si era innamorato della folle idea di rovesciare il regime." In sostanza, Murphy sostiene che le Forze Speciali Statunitensi, che stanno armando i gruppi anti-ISIS, rispondevano a un'autorità Presidenziale, mentre la CIA, ossessionata dal pensiero di destituire il Presidente Assad, rispondeva a un'autorità separata e conduceva un programma distinto e parallelo per armare i ribelli.

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La “via cinese” e il contesto internazionale

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Sabato 15 ottobre 2016. Alcune impressioni su un convegno di rilevante significato.

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Sergio Romano: 'Nuova guerra fredda? Colpa nostra. Troppa russofobia'

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sergioromanoProponiamo l'intervista a Sergio Romano, ex ambasciatore a Mosca, come utile contributo alla discussione sui drammatici sviluppi della tensione internazionale.

da megachip.globalist.it

L'ex ambasciatore a Mosca: 'Tutto iniziò con l'allargamento NATO a est. In Siria dobbiamo augurarci una vittoria di Assad. Trump? Putin sbaglia se tifa per lui'

Intervista a Sergio Romano a cura di Francesco Cancellato.

«Non è la Russia che ha paura di una guerra con l'Occidente. Semmai è il contrario: siamo noi ad avere una paura irrazionale della Russia». Sergio Romano non usa mezzi termini nel leggere le crescenti tensioni tra l'Occidente e Mosca, che hanno spinto molti commentatori a parlare di nuova guerra fredda. Secondo l'ex ambasciatore italiano in Unione Sovietica e alla Nato, le vicende degli ultimi mesi partono da molto lontano: dall'allargamento della Nato ai Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia, alla strategia di difesa missilistica attuata da George W. Bush, alle cosiddette rivoluzioni colorate in Georgia e Ucraina, sino alla guerra in Siria. Una storia, questa, in cui si legge in filigrana la «russofobia che è insita nella nostra cultura». Una russofobia attraverso cui «vediamo solo la pagliuzza negli occhi di Putin, mentre continuiamo a non vedere la trave in quella dell'Occidente».

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Associazione a delinquere per distruggere la Siria

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Syria bombing 720x479da pressenza.com

Le forze armate siriane debbono riprendere la parte di Aleppo occupata dai ribelli. Avaaz ha il compito di schierare l’opinione pubblica contro questa operazione militare dipingendola come null’altro che uno sforzo congiunto Russo-Siriano per massacrare i civili, soprattutto bambini. La Siria è vittima di una Associazione a Delinquere che da lungo tempo ha pianificato di distruggerla, dopo aver distrutto l’Iraq nel 2003.

Riprodotto, con permesso, da Counterpunch
Postato da Diana Johnstone il 4 Ottobre 2016 alle 14:14

Tutti affermano di voler porre fine alla guerra in Siria e riportare la pace in Medio Oriente.
Beh, quasi tutti.

“Questa è una situazione tipo playoff in cui è necessario che entrambe le squadre perdano, o almeno non si vuole che una vinca – si preferisce un pareggio”, ha dichiarato al new York Times nel giugno 2013 Alon Pinkas, ex console generale di Israele a New York. “Entrambi devono sanguinare, perdere sangue fino alla morte: questo è il pensiero strategico qui”.

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Media: Ucraina richiede sanzioni contro l’Italia a causa delle visite in Crimea

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riunione russia ucrainada Sputnik News

Il segretario del comitato della Verchovna Rada (parlamento) ucraina, Ivan Vinnik, ha richiesto al Ministero della difesa di appellarsi al congresso USA col fine di imporre sanzioni contro i deputati italiani, scrive ICTV.

Al parlamento Ucraino, parlando delle questioni di sicurezza nazionale, Vinnik ha denunciato la visita della delegazione dei parlamentari italiani in Crimea e ha dichiarato che ulteriori visite significherebbero una violazione della normativa nazionale dell'Ucraina e delle norme internazionali. A detta sua, le sanzioni è il provvedimento minimo che dovrebbe essere preso contro l'Italia.

Inoltre, ha lamentato il fatto che l'UE recentemente è più interessata a ricevere benefici economici dalla cooperazione con la Russia, e che Kiev non abbia abbastanza sostegno per la protezione dell'integrità territoriale e gli interessi nazionali dell'Ucraina.

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Contro la minaccia di guerra generalizzata e aggressione imperialista alla Siria

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siria minacce mondoDichiarazione del Centro Brasiliano di Solidarietà ai Popoli e Lotta per la Pace (Cebrapaz) | da cebrapaz.org.br

Traduzione di Marx21.it

Il Centro Brasiliano di Solidarietà ai Popoli e Lotta per la Pace (Cebrapaz) condivide la profonda   preoccupazione e l'allarme di altri movimenti della pace in tutto il mondo per la scalata dell'aggressione imperialista in Siria. Ci associamo all'appello e all'allarme alla popolazione mondiale in merito al rischio di una guerra generalizzata, dalle proporzioni imprevedibili. Crediamo che sia sempre più urgente, per non correre il rischio di trovarci in una situazione irreversibile, la mobilitazione mondiale contro l'imminenza della guerra.

Dal 2011 assistiamo alla scalata dell'aggressione imperialista contro la Siria e il deterioramento accelerato della situazione interna del paese e della regione, con la diffusione di gruppi armati appoggiati dalle potenze imperialiste statunitense ed europee e dai loro complici regionali, Arabia Saudita, Turchia e Qatar, tra gli altri. Con l'intensificazione dei bombardamenti e dell'intervento militare – l'operazione Inherent Resolve – guidato dagli Stati Uniti, e nonostante l'appoggio militare aereo della Russia – che a differenza dall'altra operazione – è stato richiesto dal governo siriano, e il deragliamento dei più recenti negoziati per il cessate il fuoco, la situazione del popolo siriano si sta aggravando, così come la minaccia di una deriva ancora maggiore per la regione e persino per il mondo.

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La campagna informativa anti-russa per la crisi Siriana

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Maria Zakharova, portavoce del Ministero della Difesa della Federazione Russa, parla in relazione alla campagna di demonizzazione anti-Russa scaturita sullo sfondo della crisi Siriana.

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Siria

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siria distruzionedi Pedro Guerreiro, Segreteria del Partito Comunista Portoghese | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

I recenti sviluppi della situazione in Siria stanno dimostrando che l'imperialismo statunitense continua a scommettere sulla brutale guerra di aggressione contro la sovranità e l'integrità territoriale della Repubblica Araba Siriana e a tentare di imporre la rimozione del governo siriano, diretto dal presidente Bashar al-Assad. Un criminale guerra che affronta, da più di cinque anni, la rilevante ed eroica resistenza delle forze patriottiche siriane, del popolo siriano.

Il modo con cui fin dal primo momento e in modo sistematico diversi gruppi armati hanno violato il cassate il fuoco iniziato il 13 settembre, l'attacco degli Stati Uniti alle Forze Armate Siriane, a Deir ez-Zor, il 17 settembre, le diverse provocazioni montate, l'intensa guerra mediatica e la scalata delle minacce contro la Federazione Russa che ne è seguita, hanno messo a nudo la doppiezza delle autorità americane che sebbene dicano di combattere i gruppi terroristi in Siria, in realtà li hanno utilizzati, appoggiati e protetti direttamente o indirettamente, sia che si qualifichino come “Stato Islamico”, “Fronte Al Nusra” o “Jabhat Fateh al-Sham”, o che adottino qualsiasi altra denominazione momentanea e di convenienza.

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Logiche e coincidenze della "deforma costituzionale"

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MATTEO RENZI facebookdi Giuliano Cappellini per Marx21.it

La pessima repubblica presidenziale di Renzi

Senza riconoscerlo apertamente, l’Italicum e la “deforma costituzionale” sono l’ultimo tentativo, in ordine di tempo, di introdurre in Italia un ordinamento istituzionale di tipo presidenziale realizzando l’obiettivo che le destre hanno fallito quando erano al governo ma al quale hanno sempre mirato. Per la durata della legislatura, la repubblica presidenziale consegna al governo ed al suo capo – proclamato col ballottaggio finale – il maggior potere decisionale e di controllo dell’opinione pubblica prima della dittatura. L’archetipo dell’ordinamento presidenziale in Europa è quello francese, ma se lo si paragona al progetto di Renzi si notano significative differenze. In Francia il governo può varare leggi contro il parere del Parlamento (come, di recente, per la riforma delle leggi sul lavoro)[1] ma se ne assume in toto la responsabilità e si gioca quell’autorevolezza che, nell’opinione pubblica, dipende, anche, dall’accordo col Parlamento. Se passa la riforma costituzionale voluta da Renzi, questa eventualità non si potrà verificare in Italia perché nel Parlamento il governo avrà sempre la maggioranza assicurata. Infatti, limitando e stravolgendo le competenze del Senato, escludendo l’elezione diretta dei senatori, la riforma istituisce un Senato “addomesticato” i cui pareri e deliberati potranno essere ignorati dall’altro ramo del Parlamento, la Camera dei Deputati, in cui il governo si assicura la maggioranza con una legge elettorale maggioritaria. E sarà una camera “docile”, perché i deputati saranno scelti dagli elettori su liste di candidati che le segreterie dei partiti selezioneranno tra i fedeli del leader, escludendo le minoranze critiche interne del partito. Naturalmente la responsabilità formale delle decisioni impopolari ricadrà, ancora, su un Parlamento ridotto a “foglia di fico” del governo.

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Damasco 2016

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Missak Baghboudarian, Direttore dell’Orchestra Sinfonica Nazionale Siriana e Direttore dell’Orchestra dell’Istituto Superiore di Musica di Damasco, ci porta al Teatro dell’Opera di Damasco per presentarci l’Orchestra dell’Istituto Superiore di Musica. Il documentario si apre con la commemorazione di due tecnici del Teatro, venuti a mancare tragicamente a causa di un razzo caduto a pochi metri dall’entrata del palazzo. 

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“Gli Stati Uniti non lasceranno tanto presto l’Ucraina”

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ucraina cancello soldatiIntervista a Anatoly Kryvolapov, redattore capo del giornale del Partito Comunista di Ucraina

a cura di Hugo Janeiro | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

In un’intervista concessa nel corso della Festa di Avante!, il redattore capo del giornale del Partito Comunista di Ucraina – messo fuorilegge dalle autorità ucraine –, Anatoly Kryvolapov, riferisce sulla situazione che si vive nel paese dopo il colpo di Stato del febbraio 2014 e la conseguente installazione di una giunta governativa di stampo fascista.

Il colpo di Stato ha installato in Ucraina una giunta governativa di stampo fascista. A che punto è la situazione?

La storia degli eventi ci dà un’idea di chi sono gli attori e gli interessi in campo, ed essa è iniziata prima del 2014. Già nel 2013, in alcune regioni dell’Ucraina, le forze cosiddette nazionaliste avevano cominciato ad occupare sedi amministrative e depositi di armi, compresi alcuni con missili terra-aria. Dico ciò perché si capisca da dove viene e dove è andato, in parte, l’armamento che le milizie fasciste possedevano durante il golpe di novembre 2013-febbraio 2014, e quello che ancora oggi conservano. Stimiamo che in totale abbiano a loro disposizione circa nove milioni di armi da fuoco di vario tipo.

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Il mercato del lavoro ai tempi del Jobs Act

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sistemista cavidi Marco Elia | da lacittafutura.it

Dalle rilevazioni Istat, Inps e Ministero del Lavoro emerge come dall’attuazione del Jobs Act la segmentazione del mercato del lavoro e con essa il precariato si siano accentuate.

Difronte alle contradditorie informazioni sull’andamento dell’occupazione che giungono dalle diverse fonti (Istat, Inps, Mdl, Ocse etc.) sembra sempre più complicato formarsi una chiara opinione sugli effetti del Jobs Act. E certo non aiutano le sistematiche strumentalizzazioni governative nella lettura dei dati.

Nonostante la confusione sul tema, tuttavia, non è il caso di disperare né di abbandonarsi a un fatalismo rassegnato o, peggio, alla tentazione di pensare che “qualcosa di buono starà pure accadendo”.

Una volta eliminate le distorsioni del governo e della grancassa mediatica al suo seguito, dai dati emergono infatti alcune chiare indicazioni. Vediamo di sintetizzarle: nell’insieme si tratta di sottolineare nuovamente i modesti effetti sulla dinamica dei nuovi occupati e, per altro verso, il ruolo giocato dal Jobs Act, dopo diversi anni di crisi, nell’ulteriore deterioramento della qualità dell’occupazione.

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Afghanistan, occupazione duratura

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US Marines in Operation Enduring Freedomdi Manlio Dinucci | da ilmanifesto.info

Il quindicesimo anniversario dell’11 settembre ha occupato per giorni le prime pagine. Blackout mediatico, invece, sul quindicesimo anniversario della guerra in Afghanistan, iniziata il 7 ottobre 2001 con l’operazione «Libertà duratura».

Motivazione ufficiale: la caccia a Osama bin Laden, organizzatore degli attacchi dell’11 settembre, nascosto in una caverna afghana sotto protezione dei talebani. In realtà, si saprà in seguito, il piano dell’operazione era già sul tavolo del presidente Bush prima dell’11 settembre.

Quali fossero i suoi obiettivi strategici emergeva chiaramente dal rapporto Quadrennial Defense Review, diffuso dal Pentagono il 30 settembre 2001, una settimana prima dell’inizio della guerra in Afghanistan (qui).

Sul manifesto del 10 ottobre 2001 ne pubblicammo le parti essenziali, che oggi possiamo rileggere alla luce degli avvenimenti successivi: «Gli Stati uniti, che come potenza globale hanno importanti interessi geopolitici in tutto il mondo, devono precludere ad altri il dominio di aree cruciali, particolarmente l’Europa, l’Asia nordorientale, il litorale dell’Asia orientale, il Medio Oriente e l’Asia sudoccidentale. L’Asia, in particolare, sta emergendo come una regione suscettibile di competizione militare su larga scala. Esiste la possibilità che emerga nella regione un rivale militare con una formidabile base di risorse.

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All’Onu di Ginevra, impunità dei Saud e condanna della Siria. Due pesi due misure

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Royal Saudi Air Force Tornadodi Marinella Correggia
da sibialiria.org

I jet dell’Arabia saudita e alleati hanno fatto una strage fra i partecipanti a un funerale a Sana’a, la capitale dello Yemen. I morti sarebbero 82, i feriti oltre 600. Il conflitto in Yemen abbia fatto migliaia di morti civili (almeno 3.900, e quasi 7.000 feriti), per la quasi totalità frutto dei bombardamenti a guida saudita.

Pochi giorni fa, il sottosegretario Onu per gli affari umanitari Stephen O’Brien ha descritto casi di terribile malnutrizione infantile nelle aree dello Yemen che la coalizione a guida saudita sottopone non solo a bombardamenti (dal 26 marzo 2015) ma anche a blocco navale. Sarebbero 370mila i bambini in stato di grave malnutrizione, perfino negli ospedali. Del resto ormai la metà dei 28 milioni di yemeniti non ha abbastanza cibo a disposizione.

Oltre al blocco navale, l’ex presidente a interim Hadi, fuggito a Riad con l’avanzata degli Houti, ha fatto spostare la banca centrale del paese da Sana’s ad Aden, ancora sotto il suo controllo. Questo significa che i salari di oltre un milione di yemeniti non sono pagati.

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Per un partito aperto “dove tutti possono sentirsi a casa”

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bandiera rossadi Alessandro Monti, Segretario regionale PCI Piemonte

Riceviamo dal compagno Alessandro Monti il testo del suo intervento all'Assemblea regionale degli iscritti PCI del Piemonte, che volentieri pubblichiamo come contributo al confronto tra i comunisti del nostro paese. 

Cercherò di dare un contributo alla riflessione, un contributo di ampio respiro di analisi di fase,  come si diceva una volta,  con caratteri di ricerca e di dialogo tra noi, partendo da dove è iniziato il crollo della società che è collegato al crollo dei comunisti, e da dove è partito il disastro a cui assistiamo ancora oggi.

Con la fine dell‘URSS ed in Italia del PCI viene meno per le classi dirigenti il patto socialdemocratico, è la fine dell’ossessione del pericolo comunista, e quindi da quel momento nessuna più concessione viene fatta ai lavoratori.

Inizia il crollo della democrazia rappresentativa, dei suoi partiti, che improvvisamente sono un impaccio al dispiegarsi incontrollato degli spiriti selvaggi del capitalismo. Vince la legge del più forte, del più ricco, del più scaltro.

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Il 6° Plenum del Partito Comunista Giapponese si impegna per il rafforzamento del Partito

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pc giappone bandierada japan-press.co.jp

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Il Comitato Centrale del Partito Comunista Giapponese (JCP) ha svolto il suo 6° Plenum il 20 e il 21 Settembre presso la sede del JCP di Tokio. Il Segretario Shii Kazuo ha tenuto una relazione a nome della Segreteria, chiedendo a tutti gli aderenti di lavorare per costruire la forza del Partito in preparazione del 27° Congresso che si terrà a Gennaio 2017.

Shii ha riferito dei risultati delle elezioni di Luglio per la Camera Superiore. Ha evidenziato che è venuta alla luce la necessità di un rafforzamento del Partito, sebbene sia il JCP che l'alleanza dell'opposizione abbiano ottenuto importanti progressi alle elezioni. “Per raggiungere i due obiettivi di una maggiore avanzata del JCP e dello sviluppo di una collaborazione tra i cittadini e i partiti di opposizione, è vitale costruire un forte Partito Comunista”, ha affermato.

Shii ha proposto un'ulteriore sviluppo delle lotte comuni dil partiti di opposizione, e di fare un ulteriore sforzo per ottenere 8,5 Milioni di voti e il 15% nei distretti proporzionali nelle prossime elezioni generali.

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Siria: l’impero del kaos colpisce ancora

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siria muro bambinidi Gianni Cadoppi

Riceviamo da Gianni Cadoppi e volentieri pubblichiamo

All’origine della guerra in Siria troviamo la volontà dell’Impero di favorire la creazione di una situazione caotica utilizzando ogni mezzo, intervento palese, guerra civile, terrorismo per favorire i suoi vassalli nell’area. L'obiettivo non è solo quello di esercitare il controllo su una determinata area per sfruttarne le risorse, ma di sottrarre una zona al controllo dei concorrenti o per mettere i bastoni tra le ruote ad uno sviluppo pacifico delle relazioni politiche e commerciali (D. Moro: La terza guerra mondiale ed il fondamentalismo islamico).

Jamal Wakeem, professore dell'Università Libanese di Beirut, intervistato da  Russia Today ha dichiarato “Credo che i russi siano consapevoli del fatto che la guerra in Siria è una guerra per procura diretta contro di loro e contro il loro alleato: la Cina. Fa parte di un piano più grande degli Stati Uniti per bloccare le rotte commerciali marittime dell'Eurasia”.

Insomma gli obiettivi USA sono di interrompere la Via della Seta cinese e togliere alla Russia l’unica base attiva nel mediterraneo a Tartus. In particolare se l’Ucraina serviva rompere la possibile collaborazione germano-russa orientata verso l’Eurasia, la Siria serve anche ad intralciare la “via della seta” vista come un passo verso la formazione di un blocco sino-euroasiatico come sottolineano Alberto Rabilotta e Michel Agnaïeff in un loro interessante saggio pubblicato da Marx XXI.

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