“Il mio popolo resiste perché vuole vivere”

“Il mio popolo resiste perché vuole vivere”

da Avante.pt

Intervista a Fayez Badawi, portavoce per l’Europa del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP)

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L’attacco degli Usa è stato intenzionale

L’attacco degli Usa è stato intenzionale

da PandoraTV

Il presidente siriano Bashar al-Assad commenta gli attacchi aerei su Deir ez-Zor, costati la vita a 62 soldati dell’esercito siriano e accusa gli Usa di rafforzare i terroristi

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I comunisti portoghesi sulla situazione internazionale

I comunisti portoghesi sulla situazione internazionale

da pcp.pt

Dal comunicato del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese (PCP) del 17 e 18 settembre 2016

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Il tramonto del Dalai Lama

Il tramonto del Dalai Lama

di Gianni Cadoppi

Snobbato accuratamente dai governanti francesi, mentre Papa Francesco si è rifiutato di invitarlo ad Assisi, il Dalai Lama ormai non è più di moda. Pesa in particolare il mancato invito ad Assisi per l’iniziativa ‘Sete di Pace’ promossa dalla Comunità…

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Smuraglia: "Non scoraggiamoci, prepariamo la più grande campagna referendaria che sia mai stata realizzata"

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referendum costituzionale33726da www.anpi.it

Si è concluso il deposito delle firme in Cassazione. I nostri Comitati non hanno raggiunto il numero sufficiente, pur avendo compiuto uno sforzo notevole, contro tutto e tutti. Non ci scoraggiamo, siamo orgogliosi e riconoscenti del lavoro che molti e molte hanno compiuto e ci prepariamo, come ho già accennato altre volte, alla più grande campagna referendaria “dal basso” che sia stata realizzata. Dico dal basso, perché non potendo contare sui grandi organi di comunicazione e di “informazione” (!) dobbiamo usare l'antico sistema del “porta a porta”, del colloquio diretto con cittadine e cittadini; e lo faremo con coscienza, impegno e serietà. I sostenitori del SI hanno depositato le firme sostenendo di avere superato il livello previsto dalla legge. I controlli della Corte di Cassazione sono previsti proprio per verificare la regolarità delle firme ed accade spesso che molte risultino inammissibili. Staremo a vedere. In ogni caso, non cambierà nulla, perché ciò che conta sarà la campagna che andremo a fare nei prossimi mesi (non abbia paura il lettore, parlo di settembre e ottobre, non di agosto). In ogni caso, un'altra stranezza è questa incertezza sulla data del referendum. È evidente che si stanno facendo calcoli di pura convenienza; e già questo non è bello, perché la scadenza vera dovrebbe essere quella della data che consenta la maggior partecipazione.

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La Nato e il «golpe» turco

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turkey coup 0715 exlarge 169di Manlio Dinucci
il manifesto, 19 luglio 2016

Erdogan in fuga che vola sull’Europa alla ricerca di un governo che gli conceda l’asilo politico, i golpisti ormai al potere perché occupano la televisione e i ponti sul Bosforo, Washington e le capitali europee, perfino la Nato, colte di sorpresa dal golpe: queste le prime «notizie» dalla Turchia. Una più falsa dell’altra. Emerge anzitutto il fatto che, pur nella sua tragicità (centinaia di morti e migliaia di arresti), quella in Turchia si presenta come la messinscena di un colpo di stato. I golpisti non cercano di catturare Erdogan, ufficialmente in vacanza sul Mar Egeo, ma gli lasciano tutto il tempo per spostarsi. Occupano simbolicamente la televisione di stato, ma non oscurano le emittenti private filogovernative e Internet, permettendo a Erdogan di usarle per il suo «appello al popolo». Bombardano simbolicamente il parlamento di Ankara, quando è vuoto. Occupano i ponti sul Bosforo non in piena notte, ma in modo plateale la sera quando la città è affollata, mettendosi così in trappola. Non occupano invece le principali arterie, lasciando campo libero alle forze governative. L’azione, pur destinata al fallimento, ha richiesto la preparazione e mobilitazione di migliaia di uomini, mezzi corazzati e aerei.

Impossibile che la Nato fosse all’oscuro di ciò che si stava preparando. In Turchia c’è una rete di importanti basi Nato sotto comando Usa, ciascuna dotata di un proprio apparato di intelligence. Nella gigantesca base di Incirlik, da cui opera l’aviazione statunitense e alleata, sono depositate almeno 50 bombe nucleari Usa B-61, destinate ad essere sostituite dalle nuove B61-12.

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Basta con la sottomissione all’Unione Europea e all’euro!

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pcp assemblea bandiere 112di Jerónimo de Sousa, Segretario generale del Partito Comunista Portoghese | da Avante.pt

Traduzione di Marx21.it

“Basta con la sottomissione all’Unione Europea e all’Euro” è la parola d’ordine della campagna lanciata dal Partito Comunista Portoghese e dell’importante comizio del suo Segretario generale, svoltosi a Queluz, il 5 luglio 2016. Di seguito, proponiamo i passaggi centrali della sintesi dell’intervento di Jerónimo de Sousa pubblicata in “Avante!”, settimanale dei comunisti portoghesi.

(…) “Mai come oggi si impone di dare forza e concretizzare questa parola d’ordine”, ha esordito Jerónimo de Sousa, rilevando che “è da molto tempo che il Paese si trova a un bivio che esige di scegliere tra continuare il doloroso e accidentato cammino che ci ha portato all’impoverimento e alla persistente crisi che la politica nazionale di sottomissione all’UE e all’euro impone, o avviare un nuova percorso con un’altra politica, patriottica e di sinistra, capace di promuovere lo sviluppo del Paese e affermare il diritto del nostro popolo a decidere del suo futuro”.

Un percorso di vera e propria rottura con la politica fino ad ora seguita dai governi PSD, CDS e PS e dall’Unione Europea, progettata per servire i grandi monopoli e i grandi interessi nazionali e stranieri e non i popoli”, ha proseguito il Segretario generale del Partito, su cui “non esiste manovra propagandistica che possa eludere i risultati disastrosi del processo di integrazione capitalista dell’UE nella vita dei popoli e per paesi come il Portogallo”.

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Che cosa accade in Turchia?

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turkey military coup1di Fausto Sorini

Non disponiamo ancora di informazioni sufficienti per una valutazione compiuta, un po’ di cautela è d’obbligo, ma proviamo egualmente ad orientarci in questo ginepraio, evitando almeno le interpretazioni più semplicistiche, propagandistiche o manichee.

Non si tratta certo di una scontro tra il bene e il male, tra democratici e dittatori, progressisti e conservatori, ma di un crocevia in cui si mescolano - sul piano nazionale - il contrasto tra un centro di potere storicamente laico (l’esercito) ed uno islamico (Erdogan) che vuole il suo spazio anche nelle forze armate. Ma dove tale contraddizione si intreccia con contrasti di politiche estere e di collocazione geopolitica, nell’ambito di una competizione globale e regionale di natura inter-imperialistica in cui la Turchia sta cercando di emergere come potenza regionale.

L’esercito turco (500.000 uomini: il secondo per numero tra i Paesi Nato) è storicamente il garante dell’unità nazionale e della sua laicità, ma soprattutto è il più importante bastione militare Usa e atlantico in una regione strategica decisiva per gli equilibri mondiali e regionali del vicino oriente, a cavallo tra Europa e Asia, nel cuore dei conflitti mediorientali (ricordate che a scuola studiavamo “la questione d’Oriente”, uno dei capitoli di storia più ostici..).

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Russia e Cina, una solida coppia di fronte al contrattacco dell’impero

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putin xijinpingIntervista di Philippe Stroot a Bruno Drweski

www.investigaction.net

Traduzione di Massimo Marcori per Marx21.it

Di fronte all’espansione senza limiti della NATO che continua ad avvicinarsi alle sue frontiere, alla campagna di sistematica denigrazione di Vladimir Putin sui media occidentali unite ad un’isteria antirussa senza precedenti anche rispetto all’epoca della guerra fredda e che non ha praticamente più nulla d’ideologico, la Russia cerca e trova altri partner ad est e a sud. Lungi dall’essere isolata come taluni tentano di far credere, essa sviluppa soprattutto partenariati in Asia e singolarmente con la Cina, per motivi sia geopolitici che storici come rammenta Bruno Drweski nell’intervista che ci ha concesso. L’ostracismo e le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti e l’Unione europea si presumeva che indebolissero la Russia. Questa speranza rischia di andare fortemente delusa…

Avete intitolato il vostro ultimo libro “La Russia è di sinistra o di destra?”, perché questo titolo e come rispondete a questa domanda?

Ho scelto questo perché credo che ci sia sempre grande confusione quando si parla della Russia. Ho constatato che persone che si dicono sia di sinistra sia di destra sono piuttosto favorevoli alla Russia e che altre persone che si dichiarano anch’esse sia di sinistra sia di destra le sono fermamente contrarie. Mi sono detto che occorreva porsi la questione di sapere come collocare la Russia attuale nel suo contesto.

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Tutto si lega

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warsaw meetingroom rdax 775x440di Ângelo Alves, Commissione Politica del Partito Comunista Portoghese | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

I 134 punti della dichiarazione finale del vertice della NATO sono attraversati dalla menzogna: la NATO è minacciata da tutte le parti avendo di fronte “una serie di minacce e sfide alla sicurezza provenienti sia da Est che da Sud; di attori statali e non statali; di forze militari e di attacchi terroristici, cibernetici e ibridi”. Tra tutti i “pericoli” ne emerge uno, messo in rilievo: “le azioni aggressive della Russia”. Per la Nato, questo “pericolo” giustifica decisioni come l'allargamento e l'entrata in funzione del sistema anti-missile, la dislocazione di quattro battaglioni da combattimento di 4.000 uomini in Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, una ancora maggiore concentrazione di mezzi aerei e navali nei mari Baltico, Artico, Mediterraneo e Nero e pure la riaffermazione della NATO come “alleanza nucleare”.

Ora, la NATO che in questo momento si dice “circondata” da “pericoli” è la stessa NATO che ha partecipato, sotto la direzione degli USA, alla guerra in Iraq del 2003. Una guerra, che il rapporto britannico Chilcot conferma ora essere stata basata su menzogne sulla “minaccia” delle celebri “armi di distruzione di massa”. Il rapporto dimostra che i responsabili di quel gigantesco crimine hanno falsificato prove e nascosto rapporti sulle prevedibili conseguenze della guerra, sia per lo stesso popolo iracheno che per la destabilizzazione della regione e di stimolo a organizzazioni terroriste. In altre parole, la NATO ha capovolto la realtà e ha fabbricato menzogne per aggredire un popolo e un paese. Ha fatto lo stesso in Jugoslavia, in Afghanistan e in Libia, solo per offrire tre esempi, e sta facendo esattamente la stessa cosa ora relativamente alla Russia usando a tal fine il capovolgimento della realtà in merito al conflitto in Ucraina.

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La NATO accerchia la Russia

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uss naveda “Avante!”, settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

Le esercitazioni militari della NATO Sea Breeze 2016, nel Mar Nero, sono iniziate l'11 luglio, dopo il vertice di Varsavia a cui hanno partecipato delegazioni di 28 paesi dell'Alleanza.

Le esercitazioni, che coinvolgono 25 navi e circa 1.700 militari di Bulgaria, Grecia, Romania, Turchia e USA, dureranno una settimana e rappresentano un altro passo nella scalata del confronto con la Russia. Non è stato certo un caso che il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, abbia annunciato al vertice di Varsavia che la decisione di ampliare la presenza aerea e marittima dell'Alleanza nella regione del Mar Nero sarà presa in autunno.

La stampa russa, a sua volta, ha informato che la Russia potrebbe rispondere con l'installazione nel Mar Baltico e nel Mar Nero di due nuovi radar “Girasole”, con la capacità di monitorare la zona costiera fino a circa 200 miglia nautiche, mentre il Cremlino ribadiva che “è assurdo parlare di una minaccia da parte della Russia”, mettendo in chiaro che il rafforzamento della presenza della NATO nel Mar Nero costringerà il paese ad assumere misure per garantire la sicurezza nazionale.

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Russia e Ucraina – Verità o propaganda?

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Alexander Chopov continua il lavoro di decostruzione della propaganda occidentale. Pochi anni fa, dopo il golpe di Euromaidan, le più importanti testate internazionali dissero che l’economia russa era prossima al collasso e che le sanzioni l’avrebbero definitivamente atterrata. Oggi vediamo che è l’economia ucraina ad essere franata e che la Russia, nonostante le difficoltà, possiede le risorse per superare la crisi e ripartire.

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La riforma del lavoro francese, la Nato e la fine del ruolo del Ps francese

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loi travail 2di Lorenzo Battisti per Marx 21.it

Dodici manifestazioni nazionali, milioni di lavoratori in piazza, duri scontri tra la polizia e i sindacati, con continue provocazioni e arresti arbitrari. Questo ha provocato la legge di riforma del codice del lavoro fatta dai socialisti. Con questa il Ps ha voluto inaugurare il suo ultimo anno alla guida delle Francia. Difficile non fare il confronto con la reazione nulla che i sindacati italiani ebbero quando il loro governo approvò prima la riforma Fornero e poi il Jobs Act di Renzi. A questo si aggiunge il ruolo sempre più importante giocato dalla Francia all'interno della Nato.

La legge sul lavoro: la distruzione del codice del lavoro francese

Proprio nelle settimane che hanno preceduto la presentazione della riforma del lavoro, tra censure più o meno esplicite, è uscito in Francia un documentario (sul genere di quelli di Michael Moore) che si chiama “Merci, Patron” (Grazie Padrone), dove si racconta la storia di una coppia che perde il lavoro a causa di una delocalizzazione in Polonia. Il documentario offre uno spaccato della Francia odierna e del dramma del lavoro al tempo della crisi capitalistica.

Vista dall'Italia, la situazione del lavoro in Francia appariva fino ad oggi molto migliore. I contratti attualmente sono solo quelli a tempo determinato (CDD) e a tempo indeterminato (CDI), a cui si aggiungono quelli tramite agenzie interinali (Interim) e quelli a partita Iva.

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Il patto d’acciaio Nato-Ue

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obama varsavia nato reuters 46di Manlio Dinucci | il manifesto, 12 luglio 2016

«Di fronte alle sfide senza precedenti provenienti da Est e da Sud, è giunta l’ora di dare nuovo impeto e nuova sostanza alla partnership strategica Nato-Ue»: così esordisce la Dichiarazione congiunta firmata l’8 luglio, al Summit Nato di Varsavia, dal segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

Una cambiale in bianco per la guerra, che i rappresentanti dell’Unione europea hanno messo in mano agli Stati uniti. Sono infatti gli Usa che detengono il comando della Nato – di cui fanno parte 22 dei 28 paesi dell’Unione europea (21 su 27 una volta uscita dalla Ue la Gran Bretagna) – e le imprimono la loro strategia.

Enunciata appieno nel comunicato approvato il 9 luglio dal Summit: un documento in 139 punti – concordato da Washington quasi esclusivamente con Berlino, Parigi e Londra – che gli altri capi di stato e di governo, compreso il premier Renzi, hanno sottoscritto a occhi chiusi.

Dopo essersi estesa aggressivamente ad Est fin dentro il territorio dell’ex Urss e aver organizzato il putsch neonazista di piazza Maidan per riaprire il fronte orientale contro la Russia, la Nato accusa la Russia di «azioni aggressive, destabilizzazione dell’Ucraina, violazione dei diritti umani in Crimea, attività militari provocatorie ai confini della Nato nel Baltico e Mar Nero e nel Mediterraneo orientale a sostegno del regime siriano, dimostrata volontà di ottenere scopi politici con la minaccia e l’uso della forza, aggressiva retorica nucleare».

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Brexit: importante vittoria

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brexit leave votedi Pedro Guerreiro, Segreteria del Partito Comunista Portoghese | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Come ha rilevato il PCP, la decisione del popolo britannico di uscire dall'Unione Europea, espressa nel risultato del referendum del 23 giugno, rappresenta un duro colpo al processo di integrazione capitalista europeo, tanto più perchè si tratta del Regno Unito, fino ad ora una delle grandi potenze dell'UE – un duro colpo, che continuerà ad avere molteplici repliche.

Un colpo politico perché – andando al cuore di ciò che l'Unione Europea teme – rappresenta una coraggiosa affermazione di sovranità davanti a un'immensa campagna di pressione, mistificazione e ricatto. Una feroce campagna che continua, che fa ricorso ora a ogni genere di epiteti negativi nei confronti degli “ingrati” lavoratori e popolo britannici e che li responsabilizza di tutti i mali del mondo compreso, sorprendentemente, l'aggravamento della crisi economica.

L'Unione Europea e tutti i suoi ferventi estimatori, dalla destra all' “europeismo di sinistra” - ciascuno a modo suo, ma confluendo tutti sul medesimo obiettivo – cercano in tal modo di cancellare l'essenziale, vale a dire, che il risultato del referendum significa, innanzitutto, il rigetto delle politiche di sfruttamento, di precarietà, di impoverimento, di attacco ai diritti lavorativi e sociali, di distruzione economica, di mancanza di rispetto della sovranità nazionale che l'Unione Europea sostiene, promuove e rappresenta.

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La via "coloniale" per frantumare la Cina

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hongkong separatistidi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Ad Hong Kong potrebbe presto comparire sulla scena politica un nuovo partito indipendentista, il secondo in pochi mesi dopo l'Hong Kong National Party, con un nome che la dice lunga su quanto si propone: "Alliance to Resume British Sovereignty over Hong Kong and Independence". Scopo principale della neonata formazione - come ben si comprende - non è tanto l'indipendenza immediata, quanto il distacco dalla Pechino popolare per tornare – anche se in via temporanea - nella condizione di colonia di Sua Maestà: il giovane leader Billy Chiu Hin-Chung ha infatti precisato: "Noi non riconosciamo la dichiarazione congiunta sino-britannica. Quindi, l'unico risultato logico per Hong Kong è il ritorno transitorio al dominio britannico". (South China Morning Post, 22 giugno 2016). Sulla libertà e la democrazia - come colonia britannica ad Hong Kong non si votava – sembra prevalere il sentimento anti-cinese.

Non ci troviamo di fronte a posizioni particolarmente originali - nei giorni del movimento degli ombrelli erano apparse bandiere della Hong Kong coloniale - se pensiamo che anche un celebrato e coccolato dall'Occidente oppositore di Pechino quale il premio Nobel per la pace Liu Xiaobo non ha esitato in un recente passato a riabilitare il colonialismo britannico in Cina come via alla rinascita democratica del gigante asiatico tutto.

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PIETRO SECCHIA. La storia che guida il futuro

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di Norberto Natali

Riceviamo dal compagno Norberto Natali e pubblichiamo come contributo per un confronto a tutto campo sulla storia, il ruolo e le prospettive dei comunisti in Italia. 

Il 7 luglio 1973 moriva il compagno Pietro Secchia: non aveva ancora 70 anni. Era stato avvelenato dalla CIA i primi giorni del gennaio 1972, in Cile. Avrebbe dovuto morire subito ma la sua forte fibra lo fece sopravvivere per oltre un anno e mezzo, sia pur tra crescenti sofferenze. Tre mesi dopo, nel marzo 1972, il compagno Enrico Berlinguer venne eletto segretario generale del PCI. Ho già avuto modo di scrivere sul ruolo che il compagno Secchia ricopre nella storia (http://www.proletaricomunistitaliani.it/pietro_secchia.html

Il compagno Stalin mancò nel marzo del 1953. E nel periodo 1954-1956 (dopo l’effettivo avvento di Kruscev alla guida del PCUS) ci fu un’ondata di cambiamenti di dirigenti in quasi tutti i principali Partiti Comunisti del mondo. Tutto ciò fu chiamato “destalinizzazione”. 

In Italia, nel luglio ’54, con il pretesto di un intrigo tipicamente italiano (vedi link) il compagno Secchia fu estromesso dalla carica di vicesegretario generale del PCI e responsabile dell’organizzazione. A cui seguì la sostituzione e l’emarginazione di centinaia e centinaia di dirigenti a vari livelli del Partito, quasi tutti di estrazione operaia, i quali avevano avuto importanti compiti nella lotta armata partigiana (comandanti, commissari politici, ecc.). 

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Portogallo 1, Spagna 0

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Concentração 22 Julho 2015di E. Téllez* | da larepublica.es

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

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Quando ho visto in televisione i dirigenti di Unidos Podemos accettare visibilmente costernati che i risultati delle elezioni generali sono stati francamente deludenti mi è venuto in mente un ricordo che mi ha fatto riflettere. Non molto tempo fa ho visto un video del programma “Otra Vuelta de Tuerka”, un programma in cui Pablo Iglesias intervista eminenti personaggi del mondo della politica e della cultura. In questa intervista il “codino” intervista l’eurodeputata del Blocco di Sinistra del Portogallo (Partito referente di Podemos) Marisa Matias.

L’intervista risale alla primavera del 2015 (Pablo Iglesias era comunque eurodeputato) e tanto l’intervistatore quanto l’intervistata dissertano di diverse questioni (infanzia e vita dell’intervistata, referenti ideologici, visione politica su temi come i movimenti sociali, la costruzione dell’egemonia, la UE…). In un momento dell’intervista parlano dello storico Partito Comunista Portoghese, ed entrambi riconoscono il ruolo del PCP nella lotta contro la dittatura fascista di Oliveira Salazar, durante la rivoluzione dei garofani e nel movimento operaio e popolare del Portogallo; entrambi sono concordi nel dire che il PCP è un partito “superato e utile al sistema” e che il suo “settarismo operaista” gli impedisce di fare squadra con altri gruppi sociali per dare impulso a un processo di cambiamento.

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Il Brexit e l’implosione dell’Unione Europea

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mongolfiera ukdi Samir Amin

Traduzione dal francese di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Pubblichiamo la traduzione italiana di questo testo che Samir Amin ci ha inviato qualche giorno fa. Esso ci sembra di particolare importanza per il modo in cui affronta, con le “lenti di Marx” e l’analisi degli interessi di classe, la questione della sovranità nazionale, prendendo nettamente le distanze dalle concezioni del “sovranismo” borghese: 

“La Gran Bretagna non intende certamente mettere in opera la propria sovranità per impegnarsi in una via che si allontani dall’ordoliberismo. Al contrario, Londra spera di aprirsi ancora di più soprattutto verso gli Stati Uniti (la Gran Bretagna non ha le reticenze di certi europei verso il trattato transatlantico di libero scambio TTIP), verso i paesi del Commonwealth e i paesi emergenti del Sud, che si sostituirebbero alla priorità europea. Nient’altro; e certamente non un migliore programma sociale. D’altra parte per i britannici l’egemonia tedesca è meno accettabile di quello che sembra per gli altri, in Francia e in Italia”. 

“I fascisti europei proclamano la propria ostilità all’Europa e all’Euro. Ma si deve sapere che il loro concetto di sovranità è quello della borghesia capitalista; il loro progetto è quello della ricerca della competitività nazionale all’interno del sistema dell’ordoliberismo, associato a campagne nauseabonde contro gli immigrati. I fascisti non sono mai i difensori della democrazia, neanche quella elettorale (salvo per opportunismo), e ancora meno lo sono di una democrazia più avanzata. A fronte della sfida, la classe dominante non ha esitazioni: meglio l’uscita fascista dalla crisi. Ne ha dato prova in Ucraina”.

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Dichiarazione del Nuovo Partito Comunista dei Paesi Bassi sul referendum Britannico

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brexit flags4da www.solidnet.org

Traduzione di Emilia Butturini per Marx21.it

L'Olanda è uno dei paesi europei che potrebbe ricorrere alla consultazione popolare per decidere sul mantenimento dell'adesione all'Unione Europea. Dopo l'esito del referendum britannico, ecco la posizione dei compagni del Nuovo Partito Comunista dei Paesi Bassi.

La maggioranza degli inglesi rifiuta la Ue e sceglie la Brexit

Il Nuovo Partito Comunista dei Paesi Bassi si congratula con la classe operaia inglese e il Partito Comunista della Gran Bretagna per il risultato del referendum.

Lo schieramento della Brexit ha vinto il referendum con il 52% dei voti.

Il rifiuto popolare della cosiddetta élite UE e l'aspettativa di un cambiamento in positivo, si sono rivelati superiori alle aspettative dei circoli della classe dominante.

Tuttavia, il confronto con la classe dirigente britannica si trasformerà presto in un' illusione. Resta da vedere che impatto avrà il risultato in tutti i diversi paesi europei, ma è chiaro che il capitale europeo sta facendo tutto il possibile per proteggere i propri interessi.

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La banalissima propaganda di Confindustria sulle riforme

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renzi confindustriadi Marta Fana e Simone Fana
da ilmanifesto.info

Riforme. Uno studio catastrofista e privo di metodo scientifico sui presunti effetti del no al referendum costituzionale di ottobre rivela sogni e paure dei padroni italiani

Confindustria affila le armi in vista del referendum costituzionale di ottobre e, dopo la dichiarazione di sostegno alla riforma, pubblica le ricadute negative di una possibile vittoria del No sull’economia.

Nessun riferimento a uno studio che le sostenga, numeri un po’ a casaccio verrebbe da dire.

A leggere le slide (sic) del Centro Studi di Confindustria, la vittoria del no provocherebbe in tre anni: una riduzione del Pil dell’ 1,7%, un crollo degli investimenti del 12,1%, un aumento di 430 mila poveri e un calo degli occupati di 289mila unità.

Una presa di posizione che pare contraddire un primo principio di realtà: il Jobs Act, il pareggio di bilancio, le politiche fiscali a sostegno delle imprese sono state perseguite dentro un quadro istituzionale, quello attuale, che improvvisamente diviene un intoppo per il consolidamento dei benefici, legati alle suddette riforme. Dalle stime di Confindustria non è chiaro quali siano non tanto i nessi causali, impossibili da determinare ex ante, quanto le associazioni tra le variabili studiate.

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Geopolitica dell'energia attraverso i prezzi del petrolio

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Floros geopolitica energia 583x389di Demostenes Floros
da www.abo.net

Nonostante il fallimento del vertice Opec del 2 giugno a Vienna, in cui gli Stati membri non sono riusciti a trovare un accordo né sul congelamento della produzione né sul ritorno ad un tetto di produzione, il prezzo al barile non ha subito decrementi

Nel mese di maggio i prezzi petroliferi hanno registrato un aumento attestandosi intorno a 4 dollari al barile. In particolare l’ICE Brent ha aperto a 45,38 dollari al barile e chiuso a 49,57 dollari al barile, raggiungendo il proprio picco a 50,28 dollari al barile il 30 maggio. Nello stesso periodo il NYMEX WTI ha aperto a 45,53 dollari al barile e chiuso a 49,21 dollari al barile, raggiungendo il valore massimo il 25 maggio, a 49,72 dollari al barile . Entrambe le qualità hanno toccato il minimo il 9 maggio, rispettivamente a 43,52 e 43,95 dollari al barile.

Gli incendi dilaganti in Canada - quarto produttore petrolifero al mondo con 4 milioni di barili al giorno, di cui 2,2 milioni di barile al giorno di sabbie bituminose, e primo fornitore di petrolio degli Stati Uniti con 3,169 milioni di barili al giorno nel 2015 - nonché l’instabilità politica in Nigeria e in Ghana hanno causato interruzioni della fornitura totale superiori a 1,5 milioni di barili al giorno.

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La Brexit e la NATO

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uk soldatidi Albano Nunes, Segreteria del Partito Comunista Portoghese | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Sono sorpresi e disorientati. Il grande capitale finanziario ha subito una sconfitta storica in Gran Bretagna. Le ingerenze e le pressioni di ogni genere sul popolo britannico non hanno funzionato. Né il vergognoso accordo dell’Unione Europea con Cameron contro i diritti dei migranti, né l’impegno di Obama per una “forte Europa”, né gli scenari di catastrofe disegnati dai grandi gruppi economici e finanziari della City e dagli eurocrati di Bruxelles hanno impedito la Brexit. La crisi nella e dell’UE è in verità molto più profonda, ed essendo essa irriformabile la sorpresa e il disorientamento che dilagano nei suoi circoli dominanti sono inevitabili.

Non si sottovaluti però la capacità di adattamento della classe dominante – che tra l’altro non ha ancora rinunciato a rovesciare il risultato del referendum – e soprattutto si mantenga ben viva la vigilanza per la nota teoria delle “crisi creative” e i tentativi di trasformare questa sconfitta in un pretesto per effettuare un nuovo salto neoliberale, militarista e federalista che è stato consigliato e progettato dal nucleo duro del processo di integrazione capitalista. Le onde d’urto della Brexit si faranno sentire per molto tempo. Sono molte le incertezze. Ma non ci può essere alcun dubbio che il blocco imperialista che è la UE farà di tutto per assicurare il proprio potere.

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Pace: una storia lunga e tormentata, tra idee e realtà

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Intervista a Domenico Losurdo

a cura di Emiliano Alessandroni

In un’intervista esclusiva per il nostro sito, Domenico Losurdo, Presidente dell’Associazione Politico-Culturale Marx XXI, presenta il suo nuovo libro, “Un mondo senza guerre”.

Iniziamo da un nesso immediato: il tema centrale del tuo nuovo libro (D. Losurdo, Un mondo senza guerre. L’idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente, Carocci, Roma) non può che richiamare alla mente, a quel lettore che ha seguito un poco il tuo percorso intellettuale, un altro tema a cui hai dedicato attenzione nel corso dei tuoi studi: quello della non-violenza (cfr. La non-violenza. Una storia fuori dal mito, Laterza, Roma-Bari 2010). Esiste un filo conduttore tra questi argomenti e tra queste due ricerche?

Il libro sulla non-violenza giunge a un risultato assai sorprendente per il comune lettore. Al momento dello scoppio della prima guerra mondiale Gandhi si offriva quale «reclutatore capo» di truppe indiane per l’esercito britannico e lanciava un appello alla mobilitazione totale: l’India doveva essere pronta a «offrire nell’ora critica tutti i suoi figli validi in sacrificio all’Impero», a «offrire tutti i suoi figli idonei come sacrificio per l’Impero in questo suo momento critico»; «dobbiamo dare per la difesa dell’Impero ogni uomo di cui disponiamo». Lenin invece esprimeva tutto il suo orrore per la carneficina che infuriava, invitava a porvi fine e promuoveva la rivoluzione in nome anche della pace. Tale pace doveva includere i popoli coloniali, dalle grandi potenze imperialistiche razziati a guisa di schiavi e costretti a combattere e a morire a migliaia di chilometri dalla loro terra per una causa che certamente non era la loro. In questo senso il libro sulla non-violenza ha gettato le basi per l’odierno libro su pace e guerra.

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