Storia, teoria e scienza

In occasione della scomparsa di Hans Heinz Holz (11/12/2011)

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da Hans Heinz Holz, Sconfitta e futuro del socialismo, Vangelista, Milano,1994

Trascrizione e pubblicazione a cura del CCDP


Sconfitta e futuro del socialismo Capitolo II

hans heinz_holzQuestioni fondamentali della teoria marxista

1. Alcune questioni ovvie da ricordare

Vi sono alcuni tratti che autorizzano una persona intellettualmente impegnata a definirsi comunista; pensarla altrimenti su questo punto non è, ovviamente, dequalificante (anche se falso, dal punto di vista che qui sostengo) e vi sono certamente altri e diversi motivi - sempre stimabili ed accettabili - che guidano il comportamento. Anche tra i comunisti capita che concezioni scientifiche circa le leggi generali della storia coesistano con passionale indignazione contro lo sfruttamento, l'oppressione e la disumanizzazione; ovvero che a quelle concezioni scientifiche si associ pure l'angoscia per il destino tragico che sembra prospettarsi per l'umanità o, almeno, per la civiltà.

Poiché i comunisti rispettano - talora anzi condividono - le motivazioni morali, religiose, psicologiche della lotta contro le condizioni negative del mondo, essi possono promuovere unioni politiche per il perseguimento di obiettivi comuni, senza con ciò pretendere di sottoporre al loro dominio quelle stesse unioni. Naturalmente, ciò che i comunisti si attendono è che, in simili unioni, vengano rispettate anche le loro motivazioni.

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Un'intervista di Domenico Losurdo sul "Chinese Social Sciences Today"

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Intervista di Tian Shigang | dal Blog di Domenico Losurdo 

 

"Chinese Social Sciences Today" del 29 novembre 2011


Chinese-Revolution-Poster-290x1861. Nel 2005, è uscito il Suo libro Fuga dalla storia? La rivoluzione russa e la rivoluzione cinese oggi. Perche Lei ha voluto scriverlo?


Il libro è uscito in prima edizione nel 1999. Era il momento in cui la fine della guerra fredda veniva letta come il fallimento irrimediabile di ogni tentativo di costruzione di una società socialista, come il trionfo definitivo del capitalismo e persino come la «fine della storia». In Occidente, questo modo di vedere le cose penetrava nella stessa sinistra: gli stessi comunisti dichiaravano sì di voler essere fedeli agli ideali del socialismo, ma subito aggiungevano che essi non avevano nulla a che fare con la storia dell’Urss e neppure con la storia della Cina dove – essi dichiaravano – si era verificata la «restaurazione del capitalismo». Al fine di combattere questa «fuga dalla storia», mi sono impegnato a spiegare la storia del movimento comunista dalla Russia della rivoluzione d’ottobre alla Cina emersa dalle riforme di Deng Xiaoping.

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E' morto Hans Heinz Holz, grande filosofo marxista e militante politico comunista

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di Domenico Losurdo | dal suo blog

 

holz3Con grande tristezza apprendo che è morto Hans Heinz Holz, presidente onorario dell’Associazione Internazionale Hegel-Marx per il pensiero dialettico. Si tratta di un grave lutto non solo per l’Associazione che egli, grazie alla sua profonda cultura, alla stima universale di cui godeva, alla simpatia che ispirava e al suo appassionato impegno di filosofo e di militante politico, contribuì in modo essenziale a fondare, ad animare e a dirigere. E’ un grave lutto altresì per la comunità filosofica internazionale e per il movimento che lotta per la causa della pace e dell’emancipazione.


A nome mio personale e di tutti i membri dell’Associazione esprimo le più profonde condoglianze a Silvia Markun-Holz, alla quale vogliamo essere vicini in questo suo momento di dolore che è anche il nostro.

 

Domenico Losurdo

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Una prima discussione su “Ratzinger o Fra Dolcino?”

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Luca Grecchi, autore di creative e stimolanti opere di filosofia quali “Carl Marx nel sentiero della verità” e “L’umanesimo dell’antica filosofia greca”, tra le tante da lui elaborate (e su cui dissentiamo “solo” rispetto alla valutazione dell’idealismo in campo filosofico), ci ha gentilmente inviato una lettera nella quale afferma che:


“non riesco a recuperare l'esatto commento, ma dovrei avere scritto qualcosa di simile a questo: "Roberto Sidoli mi ha richiesto, con la consueta gentilezza, un commento "critico" al suo libro. Dico subito che per me è difficile criticare una persona come lui che, da diversi anni, si occupa di ricostruire la storia ed il pensiero dall'antichità ad oggi, e per di più con intento solidaristico e comunitario. Inoltre, una critica competente richiederebbe competenze sulla storia antichissima che personalmente non possiedo, oltre che una lettura ben più attenta di quella che il mio poco tempo mi ha consentito di fare.

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L'antidoto omeopatico alla sconfitta

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di Vladimiro Giacché | su il Manifesto

 

nietzsche italianoMODERNITÀ - «UN NIETZSCHE ITALIANO» DI STEFANO AZZARÀ PER MANIFESTOLIBRI

 

L'accidentato percorso teorico di Gianni Vattimo nella riscoperta dell'opera del filosofo tedesco


A suo tempo Jürgen Habermas definì il pensiero di Nietzsche come una «piattaforma girevole». Per lo studioso italiano Stefano Azzarà è in fondo qualcosa di simile: uno specchio o - meglio - un prisma che riflette le vicissitudini, gli umori e gli atteggiamenti cangianti di una parte cospicua dell'intellettualità italiana di sinistra degli ultimi decenni.


È questo l'angolo di osservazione che Azzarà scelto nel suo volume Un Nietzsche italiano. Gianni Vattimo e le avventure dell'oltreuomo rivoluzionario (con un'intervista a Vattimo su «Nietzsche, la rivoluzione, il riflusso», manifestolibri, pp. 256, euro 30) per anatomizzare questi cambiamenti è decisamente ben scelto: si tratta della lettura, anzi delle letture, che del pensiero di Nietzsche ha dato Gianni Vattimo nelle diverse fasi della sua carriera filosofica. «L'evoluzione della lettura che Vattimo dà di Nietzsche - sostiene infatti, e a ragione, Azzarà - è certamente un capitolo della storia dell'interpretazione del filosofo tedesco alla fine del Novecento ma è soprattutto un capitolo della storia della società italiana e dei suoi ceti intellettuali, che nei conflitti che attraversano tale società... sono stati completamente immersi».

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Frantz Fanon. Attualità di un pensiero rivoluzionario

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di Gabriele Repaci per Marx21.it

 

fanon-w350«il colonialismo non è una macchina pensante, non è un corpo dotato di ragione. È la violenza allo stato di natura e non può piegarsi se non davanti ad una violenza ancora maggiore» (Frantz Fanon, I dannati della terra)


Il 6 dicembre del 1961, nella clinica di Bethesda vicino Washington moriva Frantz Fanon, psichiatra e filosofo della rivoluzione anticoloniale. Sebbene oggi il suo nome sia stato quasi completamente dimenticato, il suo libro più celebre, I dannati della terra, ebbe grande popolarità negli anni Sessanta e Settanta, divenendo uno dei testi principali di riferimento per ogni militante impegnato nelle lotte di liberazione nazionale contro il colonialismo. Frantz Fanon nacque il 25 Luglio del 1925 a Fort-de-France, capitale della colonia francese della Martinica, da una famiglia appartenente alla borghesia nera. La sua formazione si svolse nel contesto dell’intellettualità martinicana fortemente assimilata alla cultura francese ed europea. Allo scoppio della seconda guerra mondiale Fanon lasciò la Martinica per unirsi alle forze della Francia libera contro il governo collaborazionista di Vichy. Dopo un breve periodo nell’Africa del Nord, che in futuro diventerà la sua patria di adozione, nel settembre del ’45 venne ferito in Francia e ricevette una decorazione al valor militare.

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Lucio Magri e la storia del Pci

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di Alexander Höbel, Coordinatore del Comitato Scientifico dell'Associazione Marx XXI

 

lucio-magri-w350Lucio Magri ci ha lasciato. La sua scomparsa, anche per il modo in cui è avvenuta, ha suscitato una forte ondata di commozione non solo tra i comunisti “eterodossi” tra i quali si annoverava, ma in larga parte del popolo comunista e di sinistra. Il suo percorso come esponente di punta del gruppo del Manifesto è noto, e altri lo stanno tratteggiando in questi giorni. Vorrei quindi in questa nota portare solo un piccolo contributo relativo ad alcuni momenti della sua militanza nel Pci e al suo lavoro di riflessione sul Pci. Personalmente ricordo Magri in un momento in cui quella esperienza si era già chiusa, e si era invece agli inizi del percorso di ricostruzione di una forza comunista in Italia. Lo ricordo quindi come dirigente politico in un bell’intervento che tenne a Napoli, nei primi anni ’90, nel corso di una manifestazione in difesa della Costituzione alla quale intervenne anche Vera Lombardi ed ebbi anch’io l’onore di prendere la parola come giovane militante. In quella occasione Magri si soffermò sui paradossi di una società che moltiplica la produzione di beni di consumo sempre meno necessari (“metteremo un televisore in ogni stanza?”, si chiedeva) a danno di “consumi collettivi” e servizi sociali, dalla sanità ai trasporti, fino al riassetto di un territorio devastato come quello del nostro paese.

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Sovranità nazionale e globalizzazione

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di Spartaco Puttini per Marx21.it

 

lottadiclasse“Nulla è più prezioso dell’indipendenza e della libertà”

[Ho Chi Minh]

 

“In ultima analisi, la lotta nazionale è una questione di lotta di classe”

[Mao Tse-Tung]

 

La sovranità [1] nazionale consiste nell’indipendenza non solamente formale di uno Stato che, non riconoscendo alcuna autorità al di sopra di sé, gode della possibilità di decidere il proprio destino.

 

In teoria tutti gli Stati godono degli stessi diritti e delle prerogative della sovranità. Concretamente però la differenza di “potere” che corre tra essi fa sì che la sovranità delle nazioni più deboli sia spesso menomata o calpestata dalle Grandi Potenze. Nonostante le pregevoli intenzioni, le nobili idee e gli stessi trattati l’unico metro che conta nelle relazioni internazionali è il potere.

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L'ultimo viaggio del comunista Lucio Magri

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su www.controlacrisi.org

 

ilsartodiulmLa notizia della morte del compagno Lucio Magri colora di tristezza questa giornata. Il modo migliore di ricordarlo è tornare a sfogliare la sua ultima fatica, il libro a cui dedicato le sue energie degli ultimi anni.

 

IL SARTO DI ULM non indulge nell'autobiografico, è il tentativo di un intellettuale militante di fare i conti con la storia del comunismo novecentesco e di quello italiano in particolare senza narcisistiche raccolte di aneddoti ed episodi di vita personale.

 

Lucio Magri ci ha lasciato un'opera che le nuove generazioni di compagne e compagni scopriranno preziosa per recuperare il filo di una storia che i più hanno trovato più facile liquidare che ripensare criticamente.

 

L'introduzione di Magri a Il Sarto di Ulm la trovate quì.

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