Storia, teoria e scienza

In difesa dell'idea di nazione

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bazzocchi comunitaimperfettadi Marco Pondrelli per Marx21.it

Recensione a “La comunità imperfetta - in difesa dell'idea di nazione, Editoriale Scientifica Napoli, 2017” di Claudio Bazzocchi.

Per commentare l'ultimo libro di Claudio Bazzocchi, La Comunità Imperfetta, basterebbero due aggettivi: difficile e coraggioso.

Definire difficile il libro di Bazzocchi non deve indurre a ritenere l'opera troppo 'intellettualistica' o poco comprensibile. Il libro è comprensibile ma non ammette lettori distratti, come se l'Autore avesse riflettuto su ogni singola parola usandola consapevolmente. Le parole vivono nel loro pieno e profondo significato. In un società come la nostra in cui il pressapochismo è elevato ad ideologia e, in cui si usano parole e categorie concettuali in modo poco scientifico, un simile rigore metodologico è inconsueto.

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Rai, è solo fiction o propaganda politica? Un'"operazione culturale" sfuggita a molti...

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di Mauro Gemma*

In queste settimane mi è capitato di vedere alcuni serial che RAI3 ha proposto in prima serata, con l'evidente intento di ravvivare la campagna di demonizzazione dell'esperimento di costruzione di una democrazia popolare avviata verso il socialismo, rappresentato dalla Repubblica Democratica Tedesca.

Tutti gli ingredienti della propaganda più dozzinale (quella che è stata ampiamente assimilata nelle file del PD, il partito che più è rappresentato nella terza rete nazionale, ma anche dalle schegge che dal PD sono uscite “da sinistra” che di questi luoghi comuni sono ampiamente imbevute) sono stati messi in campo, approfittando di tutto l'armamentario messo a disposizione da registi compiacenti verso i padroni della Germania di oggi che hanno fatto scempio della più elementare verità storica.

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Capitalismo di Stato e normalità capitalistica ai tempi della crisi

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di Alessandro Somma
da MicroMega Online

Recensione a "Lenin, Economia della rivoluzione", l'ultimo lavoro di Vladimiro Giacché

Sino al crollo del Muro di Berlino il confronto tra capitalismo e socialismo aveva monopolizzato l’attenzione degli studiosi. Solo in seguito ci si è dedicati alle varietà di capitalismo, anche e soprattutto per promuovere la diffusione di quella più in linea con l’ortodossia neoliberale, da ritenersi oramai la normalità capitalistica. La crisi ha però incrinato molte certezze, tanto che alcuni hanno ipotizzato un futuro caratterizzato da un ritorno del capitalismo di Stato. Di qui uno dei tanti motivi di interesse per l’ultima fatica di Vladimiro Giacché: un’antologia degli scritti economici di Lenin introdotta da un ampio saggio in cui si sintetizza e commenta il percorso che ha portato a concepire il comunismo di guerra prima, e la nuova politica economica poi [1]. È in questa sede che si individuano alcuni punti di contatto tra le teorie economiche leniniane e la situazione attuale, alle quali dedicheremo le riflessioni che seguono.

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Rivoluzione d’Ottobre e democrazia

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Rivoluzione d ottobre quadrodi Domenico Losurdo

Il testo è la rielaborazione nella forma della Conferenza pronunciata a Napoli, presso la libreria Feltrinelli, il 6 luglio 2007, nell’ambito del ciclo «I venerdì della politica» promosso dalla Società di studi politici. 

Ho sviluppato i temi qui accennati in tre libri ai quali rinvio per gli approfondimenti e i riferimenti bibliografici: Controstoria del liberalismo (Laterza, 2005); Il linguaggio dell’Impero (Laterza, 2007), Stalin. Storia e critica di una leggenda nera (Carocci, 2008) (D.L)

L’ideologia e la storiografia oggi dominanti sembrano voler compendiare il bilancio di un secolo drammatico in una storiella edificante, che può essere così sintetizzata: agli inizi del Novecento, una ragazza fascinosa e virtuosa (la signorina Democrazia) viene aggredita prima da un bruto (il signor Comunismo) e poi da un altro (il signor Nazi-fascismo); approfittando anche dei contrasti tra i due e attraverso complesse vicende, la ragazza riesce alfine a liberarsi dalla terribile minaccia;

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Ottobre ‘17: ieri e domani

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samiramin ottobre17 copertinadi Samir Amin

Introduzione

Le grandi rivoluzioni fanno la storia; le resistenze conservatrici e le controrivoluzioni non fanno che ritardarne il corso. La rivoluzione francese ha inventato la politica e la democrazia moderna, la rivoluzione russa ha aperto la via alla transizione socialista, la rivoluzione cinese ha associato l’emancipazione dei popoli oppressi dall’impe­riali­smo al loro impegno sulla via del socialismo.

Queste rivoluzioni sono grandi proprio perché sono portatrici di progetti forti in anticipo sulle esigenze immediate dei loro tempi. Ed è per questo che nel loro sviluppo si scontrano con le resistenze del presente, che sono all’origine degli arretramenti, dei “termidori” e delle restaurazioni. Le ambizioni delle grandi rivoluzioni, espresse nella formula della Rivoluzione francese (liberté, égalité, fraternité), della Rivoluzione d’Ottobre (Proletari di tutti i paesi, unitevi), del maoismo (Proletari di tutti i paesi e popoli oppressi, unitevi!) non trovano la loro traduzione nella realtà immediata. Ma restano i fari che illuminano le lotte ancora incompiute dei popoli per la loro realizzazione. Non è possibile perciò comprendere il mondo attuale facendo astrazione dalle grandi rivoluzioni.

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Le ipocrisie dell'ideologia liberale e il cosiddetto odio di classe

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terminator3di Gianni Fresu
da giannifresu.it

Riprendiamo dal suo blog uno stimolante contributo di Gianni Fresu

Nel parlamento brasiliano (ma la stessa discussione si sta insinuando anche in Europa) è stata presentata in questi giorni una proposta di legge finalizzata a punire penalmente l’apologia di comunismo, con la seguente argomentazione: “il comunismo avrebbe fatto un centinaio di milioni di morti”. Tralasciamo le considerazioni sulla natura grossolana di questa operazione, perché i simboli che si vorrebbero proibire (la falce e martello e i richiami alla tradizione teorica del socialismo) rappresentano un panorama incredibilmente variegato, non riducibile a una unica esperienza, all’interno del quale si situa con tutte le sue articolazioni la storia della lotta per l’emancipazione del mondo del lavoro. Nelle argomentazioni utilizzate si dice, “è necessario impedire l’istigazione all’odio e alla guerra di classe!”.

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Marxismo Oggi: dalla rivista al sito

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marxismo oggi onlinedi Alexander Höbel | da marxismo-oggi.it

1. Perché “Marxismo Oggi”

Più volte nella storia si è assistito a fasi di crisi del marxismo; più volte, anzi, lo stesso marxismo è stato dato per morto. Eppure la materialità e irriducibilità delle contraddizioni reali hanno ogni volta posto di nuovo all’attenzione di studiosi e opinione pubblica, intellettuali e masse, il valore e l’utilità del marxismo come strumento analitico della realtà.

Negli ultimi decenni si è assistito a un’offensiva più decisa, una sorta di destrutturazione-delegittimazione dell’approccio e dello stesso lessico marxista, ad opera dei sostenitori del “pensiero unico” e dalle loro “corazzate” mediatiche. L’ondata neoliberista iniziata già negli anni Settanta, l’omologazione culturale avanzata nel decennio successivo e il crollo del “socialismo reale” nel 1989-91 hanno determinato le condizioni fondamentali per tale controffensiva ideologica, celata dietro il velo della “fine delle ideologie”.

L’approccio marxista veniva il più possibile espunto dalle università, dalle case editrici, dai centri di ricerca, oltre che ovviamente dai mass-media.

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