Storia, teoria e scienza

La «bestemmia» di Jalil

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di Tommaso Di Francesco | su il Manifesto del 14 ottobre 2011

 

Intervista ad Angelo Del Boca, storico

 

In questi giorni il presidente del Cnt Mustafa Abdel Jalil, proprio nel centenario dell'avventura coloniale italiana in Libia, rivolto al ministro della difesa italiano, nonché post-fascista, Ignazio La Russa in visita a Tripoli, ha riletto la storia libica. Dichiarando che l'Italia coloniale è stata meglio di Gheddafi perché « ha rappresentato un periodo di grande sviluppo nelle infrastrutture e costruzioni, nell'agricoltura, e la legge permetteva processi giusti». Su questo e sugli sviluppi della guerra abbiamo rivolto alcune domande allo storico del colonialismo italiano Angelo Del Boca.

 

delboca

Cosa pensa di queste dichiarazioni dil Jalil?

 

Che non abbia riletto bene la storia del suo paese. Perché dire che il colonialismo italiano è stato meglio di Gheddafi è quasi una bestemmia. Basta citare solo alcuni avvenimenti. Per esempio la costruzione di 15 campi di concentramento nei quali sono morte almeno 40mila persone per fucilazioni, mantenimento inadatto, malattie. Poi almeno altre 60-70mila persone che sono cadute nella difesa del proprio paese. Dai miei calcoli sono morti, durante i nostri trenta anni d'occupazione, circa 100mila libici, su una popolazione allora di 800mila abitanti. Vuol dire che un ottavo della popolazione ha combattuto per difendere il proprio paese. Sui «processi equi e giusti», ricordiamo che i processi erano spaventosamente barbari.

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Stellina Vecchio, donna comunista da non dimenticare.

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di Sergio Ricaldone

 

Stellina Sergio_BO_2000Ho ascoltato, letto e apprezzato, le note biografiche, proposteci da molti compagni, sulla lunga vita di Stellina. Ricordi sinceri, qualcuno eccellente.


Osservo però che sul suo modo di essere stata sempre e dovunque comunista si è in qualche caso sorvolato, esaltando invece i positivi effetti collaterali della sua robusta formazione politica e ideale. Ovunque abbia operato, come partigiana nella Resistenza, nel sindacato, nel lavoro femminile, in Parlamento, per il Vietnam, Stellina ha sempre lasciato il segno della sua passione politica. E questo già basterebbe come epigrafe e come fiore all’occhiello di una comunista che ha speso la vita al servizio del movimento operaio. Ma è incompleta. Ci racconta, grosso modo, “soltanto” i tre quarti della sua lunga vita. Ritengo sia giusto completarne il quadro con tutto quello che Stellina ha continuato a fare e ad essere negli ultimi 25 anni, la cosiddetta “quarta età”. Faticosa da reggere ma ancora ricca di esperienza politica e culturale da spendere. Concedendosi, ovviamente, le giuste pause di riposo, possibilmente in un luogo tranquillo e l’aria pulita.

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Cultura, egemonia culturale e battaglia delle idee

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dal documento per il VI Congresso nazionale del PdCI

 

quartostato-w350L’oggetto di queste note non è l’insieme del panorama culturale italiano contemporaneo, e neppure la sua attuale degradazione legata alla crisi in atto, economica, sociale e politica e in cui può leggersi il disegno culturalmente regressivo delle classi dominanti, soprattutto in Italia. Al centro della riflessione congressuale vorremmo invece porre la questione del rapporto non episodico fra il movimento comunista in Italia e la cultura marxista, la questione del suo sviluppo, della sua divulgazione, ma soprattutto, del suo peculiare significato conoscitivo non solo come strumento di indagine critica delle strutture sociali ed economiche, ma come mezzo di comprensione generale, culturale appunto, dello svolgersi concreto dello sviluppo storico e dell’evoluzione (e/o involuzione) dello spirito umano. 

 

Siamo consapevoli che questo rapporto sia lo snodo decisivo per la riorganizzazione di una strategia di trasformazione in senso socialista della società. Ma per far questo occorre dare (e darsi ) conto delle effettive possibilità che questa operazione culturale sia effettivamente alla nostra portata, La politica culturale e le idee intorno alla cultura espresse da un partito politico sono (o meglio, dovrebbero essere) lo specchio della sua capacità di penetrazione sociale, di rappresentanza di istanze e bisogni che maturano nella struttura economica e sociale e, parallelamente, della sua capacità di interpretazione delle tendenze culturali, filosofiche che orientano e determinano lo svolgersi della battaglia ideale tra diverse concezioni del mondo, e che maturano all’interno della formazione sociale capitalistica e dei suoi rapporti di produzione.

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Com'era bello il colonialismo

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto

 

arresto-di-Omar-al-Mukhtar-A Roma, il centenario dell'occupazione coloniale italiana della Libia è stato ignorato. In compenso è stato celebrato a Tripoli, l'8 ottobre, dal presidente del Cnt Mustafa Abdel Jalil e dal ministro della difesa Ignazio La Russa. Quella del colonialismo italiano, ha dichiarato Jalil, fu per la Libia «un'era di sviluppo». Infatti, «il colonialismo italiano portò strade e palazzi ancora oggi bellissimi a Tripoli, Derna, Bengasi; portò sviluppo agricolo, leggi giuste e processi giusti: i libici questo lo sanno benissimo». «Rilettura storica» altamente apprezzata dal ministro La Russa: «La storia coloniale europea la conosciamo bene, anche con le sue ombre, però l'Italia ha lasciato un segno di amicizia». Si tratta, a questo punto, di riscrivere i nostri libri di storia. Se nel 1911 l'Italia occupò la Libia con un corpo di spedizione di 100mila uomini, lo fece non per scopi espansionistici ma perché, in quanto nazione civile, voleva aprire al paese africano «un'era di sviluppo».

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Che Guevara

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di Erman Dovis

 

guevaraIl 9 ottobre 1967 veniva assassinato in Bolivia Ernesto Guevara, per istigazione dei governi boliviano e degli Stati Uniti d'America.


Quel gesto,che avrebbe dovuto mettere a tacere la domanda di giustizia e di rivolta del continente latinoamericano, paradossalmente amplificò' il profondo messaggio di uguaglianza sociale e di lotta antimperialista di cui il comandante argentino era portavoce.
Guevara prese coscienza delle miserabili condizioni di vita delle masse latinoamericane durante i suoi viaggi giovanili, individuando nello sfruttamento neocoloniale delle multinazionali statunitensi la contraddizione principale su cui far leva. Ebbe  inoltre il pregio di comprendere, come Martì e Bolivar, che il Sudamerica si sarebbe potuto emancipare dal giogo imperialista esclusivamente con una lotta dal carattere unitario e continentale. Queste sue convinzioni si rafforzarono nel corso delle sue esperienze in Guatemala e Messico, paesi in cui approfondi' il suo approccio alle teorie marxiste.

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Ritorno a «Tripoli, bel suol d’amore…»

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto

 

viva-tripoli-italiana 300x220Il 5 ottobre 1911, dopo due giorni di bombardamento navale, il primo contingente italiano sbarcò a Tripoli, iniziando l’occupazione coloniale della Libia che, proseguita e rafforzata dal fascismo, sarebbe durata trent’anni. E’ una pagina storica definitivamente chiusa? Non c’è quindi alcuna analogia tra la prima guerra di Libia e quella attuale? Certo, in un secolo molte cose sono cambiate. Ma i meccanismi della guerra sono rimasti sostanzialmente gli stessi.

 

Gli interessi dietro la guerra


Agli inizi del Novecento l’Italia, restata dopo la sconfitta di Adua (1896) una potenza coloniale di secondo piano con i possedimenti di Eritrea e Somalia, rilanciò la sua politica espansionista: obiettivo la conquista della Libia, parte dell’impero ottomano che si stava sgretolando. A spingere in questa direzione erano i circoli dominanti finanziari, industriali e agrari, che volevano penetrare in Nord Africa, e i fabbricanti di cannoni, che volevano una guerra per accrescere i loro profitti.

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Le storie dei 166 italiani morti contro la Falange

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di Bianca Bracci Torsi | su Liberazione

 

brigateinternazionaliL'ondata del cosiddetto revisionismo storico, in realtà inteso come rivalutazione dei fascismi del Novecento e cancellazione dei valori dell'antifascismo internazionale che li sconfisse, è arrivato anche alla Spagna, ultima nazione europea uscita dalla dittatura. Il primo segnale è arrivato da un amministratore locale che ha proposto, seguendo l'esempio di suoi colleghi italiani, di celebrare il 75° anniversario della guerra civile rendendo omaggio a repubblicani e falangisti, uniti in una sola "memoria condivisa". Unendosi alle proteste dei democratici spagnoli, l'Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti in Spagna (Aicvas) organizza, dal 21 al 29 ottobre, un viaggio della memoria che si concluderà a Barcellona con la presentazione del libro in lingua italiana e catalana "Ebro 1928. No pasaran. I garibaldini caduti nella battaglia dell'Ebro", edito dalla stessa associazione, che raccoglie, con la prefazione che Alessandro Vaia, comandante delle Brigate Garibaldi, scrisse per un volumetto stampato a Parigi nel 1939, e con un prezioso saggio introduttivo di Marco Puppini, le storie e i volti dei 166 italiani morti combattendo contro la Falange e i suoi alleati nazifascisti sulle rive del fiume Ebro, nell'ultima battaglia dei Volontari internazionali.

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Karl Marx e la democrazia moderna

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di Emiliano Alessandroni

 

1. Riduttività e inefficacia della democrazia giuridico-politica.

 

Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale.

 

Karl Marx, L'Ideologia Tedesca

 

marx

Una delle formulazioni più autorevoli relative al concetto di democrazia moderna è stata espressa dall'economista austriaco Joseph Schumpeter che sul suo libro Capitalismo, socialismo e democrazia definisce il metodo democratico come «quell'assetto istituzionale per arrivare a decisioni politiche nel quale alcune persone acquistano il potere di decidere mediante una lotta competitiva per il voto popolare»1. Si tratta di un giudizio sintetico, estensivo, che a tutt'oggi continua a suscitare approvazione. Secondo Gianfranco Pasquino, allievo di Norberto Bobbio, le teorie di Kelsen e di Schumpeter sono quelle che «costituiscono tuttora i punti più elevati della visione democratica» e come tali risultano immuni ai cambiamenti storici, ovvero «dotate di persistente validità». La discriminante della democrazia risulta la competizione elettorale: «le elezioni sono un gioco interattivo che si ripete nel tempo con periodicità prevedibile spesso chiaramente sancita, altrimenti non saremmo in democrazia».

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Bari, 28 settembre 2011

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BARI, Mercoledì 28 settembre - Ore 17.00
Aula IV della facoltà di Lettere (II piano Ateneo)

 
Il Centro interuniversitario di ricerca per gli studi gramsciani organizza un Seminario su
Antonio Gramsci e la rivoluzione in Occidente
 
in occasione dell’uscita del libro di 
Marcos del Roio
I prismi di Gramsci 
La formula politica del fronte unico (1919-1926)

La città del sole, Napoli
 

Intervengono
 

Andrea Catone, direttore della rivista MarxVentuno
Marcos del Roio, Universidade Estadual Paulista - UNESP
Guido Liguori, Università della Calabria, presidente della IGS Italia
Pasquale Voza, direttore del Centro interuniversitario di ricerca per gli studi gramsciani

Coordina

Lea Durante, Centro interuniversitario di ricerca per gli studi gramsciani

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