Storia, teoria e scienza

Revisione storiografica e uso politico della questione delle foibe*

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di Marco Delle Rose**

 

jugoslavia bandieraIntroduzione


L’altopiano calcareo compreso tra Slovenia e Italia (chiamato Kras in sloveno e Carso in Italiano) è denominato dagli studiosi di scienze della Terra “Classic Karst” per aver dato il nome ai “paesaggi carsici”. Doline, caverne, acquitrini, sprofondamenti, dirupi, forre, voragini, abissi sono gli ambienti principali del territorio carsico e ne hanno condizionato le forme di antropizzazione. In merito a strategie belliche, i paesaggi carsici si rivelano particolarmente adatti per operazioni di guerriglia. Attraversamenti obbligati e angusti, cavità quasi inaccessibili, offrono infatti singolari vantaggi a piccole e mobili unità locali, mentre pongono problemi tattici e logistici a truppe allogene non adeguatamente addestrate ed equipaggiate. Gli usi difensivi delle grotte da parte della guerriglia comprendono, tra gli altri, rifugio per combattenti e civili in fuga e posizionamento di postazioni armate. Vari usi offensivi sono altresì favoriti, ossia: intrappolamento, agguato, nascondiglio, spazio per addestramento e schieramento, deposito di munizioni, luogo per detenzioni ed esecuzioni (Day e Kuney, 2004).

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Foibe. Un solo responsabile: il fascismo

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di Massimo Ciusani* | da www.pdci-ibarruri.it

 

La legge del 30 marzo 2004 che istituì il “Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata”, è un altro drammatico episodio di una più ampia campagna revisionista ed eversiva che da anni ha messo radici nel paese e per la quale i riformisti e i revisionisti portano sulle spalle colpe e responsabilità gravissime.

 

La giornata del 10 febbraio è volta proprio a celebrare quell’Italia fascista e imperialista uscita sconfitta dalla guerra. Nella campagna di menzogne e propaganda portata avanti mano nella mano dalla destra fascista ed eversiva e da riformisti e revisionisti si è andati veramente oltre. Le vittime sono trasformate in carnefici e i veri carnefici in vittime.

 

E’ però utile chiedersi come mai l’intera vicenda sia rimasta un capitolo oscuro, rimosso per tanto tempo. Chi ha avuto interesse a lasciarlo nel buio? La risposta è: gli angloamericani. Quando infatti nel 1948 si consuma la rottura tra Tito e il fronte del socialismo e del progresso, rappresentato dall’Unione Sovietica di Stalin, i paesi imperialisti guardano alla Jugoslavia come a un possibile prezioso alleato contro l’Urss e le Democrazie Popolari e viene lasciata così cadere ogni idea di approfondire i fatti del 1945.

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Riccardo Bellofiore, La crisi capitalistica, la barbarie che avanza

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di Vladimiro Giacché

 

bellofbarbNota di lettura:

Riccardo Bellofiore, La crisi capitalistica, la barbarie che avanza,

Trieste, Asterios, 2012, pp. 82, euro 7.

 

Tutto quello che avreste voluto sapere sulla concezione marxista della crisi applicata alla crisi odierna e non siete mai riusciti a trovare in un solo libro. Ho immaginato questo sottotitolo per il libretto di Riccardo Bellofiore pubblicato meritoriamente da Asterios a un prezzo accessibile a tutte le tasche. Si tratta, molto semplicemente, di un testo indispensabile per chiunque voglia orientarsi nei diversi utilizzi della teoria di Marx per capire la crisi (sto parlando degli utilizzi seri, non delle boutade alla Tremonti…). È lo stesso autore, nelle prime pagine del libro, a offrirci la traccia del suo percorso: 1) una ricognizione delle diverse teorie della crisi riconducibili a Marx, 2) tentativo di integrare i diversi spunti marxiani sulla crisi all’interno di una lettura non meccanicistica della caduta del saggio di profitto, 3) schizzo storico della crisi capitalistiche dalla Grande Depressione di fine Ottocento sino agli anni Sessanta-Settanta, 4) ultimi decenni del Novecento e primo decennio del nuovo secolo. Si tratta di un itinerario caratterizzato da un estremo rigore terminologico, ma anche da grande chiarezza.

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L'invenzione di un teorico liberale

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di Guido Liguori | da il Manifesto del 2 febbraio 2012

 

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Un nuovo libro su Gramsci di Franco Lo Piparo non può che destare interesse. Lo Piparo è noto fra gli studiosi gramsciani per un volume del 1979 che fece comprendere l’importanza che avevano avuto i giovanili studi di linguistica per il comunista sardo.

 

Un contributo di grande rilievo, anche se non fu accolta dai più la tesi dell’autore secondo cui questi studi erano alla base dell’originalità di Gramsci non accanto ad altre fonti (in primis il dibattito nell’Internazionale comunista), ma al posto delle stesse: Gramsci senza Lenin, insomma.

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La macchina del tempo e Marcione

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da www.lacinarossa.net

 

satan before_lord-w300Pubblichiamo per intero l’interessante critica del compagno Giulio Bonali alla prefazione del libro in fase di pubblicazione “Ratzinger o Fra Dolcino?”, con la risposta dei compagni Roberto Sidoli, Massimo Leoni e Daniele Burgio. La redazione La Cina Rossa

 

Roberto Sidoli, Daniele Burgio e Massimo Leoni, in un libro intitolato “Ratzinger o fra Dolcino?”, di imminente pubblicazione del quale é già in circolazione in Internet una anticipazione, sviluppano ed applicano alla questione religiosa la teoria dell’ “effetto di sdoppiamento”; teoria che si propone di sviluppare e in qualche misura correggere il materialismo storico (cosa che sarebbe del tutto ovvia e pacifica in ambito scientifico, se non fosse che sul marxismo si sono purtroppo di fatto depositate nel tempo dannose “incrostazioni dogmatiche” non poche e non di poco conto); e che credo non possa non essere considerata comunque per lo meno molto interessante anche da parte di chi (e non é il caso del sottoscritto) la ritenesse sostanzialmente estranea alla concezione scientifica della storia fondata da Marx ed Engels.

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27 gennaio 1945: i cancelli di Auschwitz aperti dall'Armata Rossa

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La testimonianza di Ivan Martynuškin, all'epoca soldato dell'esercito sovietico, del contingente che liberò gli internati di Auschwitz, sull'incontro con i prigionieri.

 

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