Storia, teoria e scienza

Foibe. Un solo responsabile: il fascismo

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di Massimo Ciusani* | da www.pdci-ibarruri.it

 

La legge del 30 marzo 2004 che istituì il “Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata”, è un altro drammatico episodio di una più ampia campagna revisionista ed eversiva che da anni ha messo radici nel paese e per la quale i riformisti e i revisionisti portano sulle spalle colpe e responsabilità gravissime.

 

La giornata del 10 febbraio è volta proprio a celebrare quell’Italia fascista e imperialista uscita sconfitta dalla guerra. Nella campagna di menzogne e propaganda portata avanti mano nella mano dalla destra fascista ed eversiva e da riformisti e revisionisti si è andati veramente oltre. Le vittime sono trasformate in carnefici e i veri carnefici in vittime.

 

E’ però utile chiedersi come mai l’intera vicenda sia rimasta un capitolo oscuro, rimosso per tanto tempo. Chi ha avuto interesse a lasciarlo nel buio? La risposta è: gli angloamericani. Quando infatti nel 1948 si consuma la rottura tra Tito e il fronte del socialismo e del progresso, rappresentato dall’Unione Sovietica di Stalin, i paesi imperialisti guardano alla Jugoslavia come a un possibile prezioso alleato contro l’Urss e le Democrazie Popolari e viene lasciata così cadere ogni idea di approfondire i fatti del 1945.

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Riccardo Bellofiore, La crisi capitalistica, la barbarie che avanza

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di Vladimiro Giacché

 

bellofbarbNota di lettura:

Riccardo Bellofiore, La crisi capitalistica, la barbarie che avanza,

Trieste, Asterios, 2012, pp. 82, euro 7.

 

Tutto quello che avreste voluto sapere sulla concezione marxista della crisi applicata alla crisi odierna e non siete mai riusciti a trovare in un solo libro. Ho immaginato questo sottotitolo per il libretto di Riccardo Bellofiore pubblicato meritoriamente da Asterios a un prezzo accessibile a tutte le tasche. Si tratta, molto semplicemente, di un testo indispensabile per chiunque voglia orientarsi nei diversi utilizzi della teoria di Marx per capire la crisi (sto parlando degli utilizzi seri, non delle boutade alla Tremonti…). È lo stesso autore, nelle prime pagine del libro, a offrirci la traccia del suo percorso: 1) una ricognizione delle diverse teorie della crisi riconducibili a Marx, 2) tentativo di integrare i diversi spunti marxiani sulla crisi all’interno di una lettura non meccanicistica della caduta del saggio di profitto, 3) schizzo storico della crisi capitalistiche dalla Grande Depressione di fine Ottocento sino agli anni Sessanta-Settanta, 4) ultimi decenni del Novecento e primo decennio del nuovo secolo. Si tratta di un itinerario caratterizzato da un estremo rigore terminologico, ma anche da grande chiarezza.

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L'invenzione di un teorico liberale

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di Guido Liguori | da il Manifesto del 2 febbraio 2012

 

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Un nuovo libro su Gramsci di Franco Lo Piparo non può che destare interesse. Lo Piparo è noto fra gli studiosi gramsciani per un volume del 1979 che fece comprendere l’importanza che avevano avuto i giovanili studi di linguistica per il comunista sardo.

 

Un contributo di grande rilievo, anche se non fu accolta dai più la tesi dell’autore secondo cui questi studi erano alla base dell’originalità di Gramsci non accanto ad altre fonti (in primis il dibattito nell’Internazionale comunista), ma al posto delle stesse: Gramsci senza Lenin, insomma.

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La macchina del tempo e Marcione

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da www.lacinarossa.net

 

satan before_lord-w300Pubblichiamo per intero l’interessante critica del compagno Giulio Bonali alla prefazione del libro in fase di pubblicazione “Ratzinger o Fra Dolcino?”, con la risposta dei compagni Roberto Sidoli, Massimo Leoni e Daniele Burgio. La redazione La Cina Rossa

 

Roberto Sidoli, Daniele Burgio e Massimo Leoni, in un libro intitolato “Ratzinger o fra Dolcino?”, di imminente pubblicazione del quale é già in circolazione in Internet una anticipazione, sviluppano ed applicano alla questione religiosa la teoria dell’ “effetto di sdoppiamento”; teoria che si propone di sviluppare e in qualche misura correggere il materialismo storico (cosa che sarebbe del tutto ovvia e pacifica in ambito scientifico, se non fosse che sul marxismo si sono purtroppo di fatto depositate nel tempo dannose “incrostazioni dogmatiche” non poche e non di poco conto); e che credo non possa non essere considerata comunque per lo meno molto interessante anche da parte di chi (e non é il caso del sottoscritto) la ritenesse sostanzialmente estranea alla concezione scientifica della storia fondata da Marx ed Engels.

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27 gennaio 1945: i cancelli di Auschwitz aperti dall'Armata Rossa

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La testimonianza di Ivan Martynuškin, all'epoca soldato dell'esercito sovietico, del contingente che liberò gli internati di Auschwitz, sull'incontro con i prigionieri.

 

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Non solo J. Edgar Hoover: la caccia ai rossi negli Stati Uniti

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di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

 

usa fumetto_anticomunistaDa inizio gennaio nelle sale cinematografiche italiane è in programmazione il film "J. Edgar" di Clint Eastwood, opera a metà strada tra biografia e autobiografia di J. Edgar Hoover, ininterrottamente a capo del Federal Bureau of Investigations (FBI) per circa mezzo secolo, dalla presidenza di Coolidge (1923-29) a quella di Nixon (1969-1974).

 

Questo articolo, anche a causa della scarsa dimestichezza del sottoscritto, non vuole essere una recensione cinematografica, ma più prosaicamente si limiterà a svolgere alcune considerazioni sulla storia degli Stati Uniti. Questo perché la scelta narrativa del regista rischia di confinare Hoover nella categoria impolitica e astorica del persecutore "paranoico" che tradisce i valori americani in nome della lotta alla minaccia comunista. Ci troviamo di fronte ad una visione unidimensionale che non fa il minimo accenno alla lunga storia della repressione dei movimenti operai e radicali avvenuta negli Usa, lasciando, quindi, lo spettatore alla mercé di una voluta ricostruzione di "parte". Affidando il racconto alle memorie del protagonista, il regista non si pone certo su di un crinale apologetico, ma evita ogni accenno alla continuità in Hoover di un disegno repressivo già in atto da tempo e che vede in stretta alleanza autorità politiche, baroni dell'industria e grande stampa. Insomma in una narrazione impolitica e astorica, Hoover appare il malvagio che inquina un corpo sociale e politico altrimenti sano e caratterizzato da una normale dialettica democratica.

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La filologia vivente di Antonio Gramsci

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di Donatello Santarone | da il Manifesto del 20 gennaio 2012

 

gramsci bnTra i più brillanti e profondi intellettuali marxisti degli ultimi trent'anni, Antonio Santucci è stato con il suo maestro Valentino Gerratana, come ha scritto Eric J. Hobsbawm, «il massimo studioso dei testi gramsciani sul piano filologico». Coniugando «una solida erudizione in numerosi terreni della storia del pensiero con un'intelligenza ironica e intransigente e con uno spirito arguto venato appena da un soffio di malinconia», egli «fu anche il maggior interprete di Gramsci».


Di questa attività e della sua tagliente e asciutta prosa polemica, presente in tanti articoli giornalistici, dà conto la raccolta di scritti (Affermare la verità è una necessità politica, Scritti di Antonio Santucci, Università degli Studi di Salerno - Rubbettino, pp. 224, euro 23) che un giovane ricercatore dell'ateneo salernitano, Diego Giannone, ha voluto meritoriamente curare e pubblicare per mettere a disposizione dei lettori il pensiero di uno studioso scomparso troppo presto e ancora poco conosciuto (anche a causa di una sua naturale ritrosia al presenzialismo culturale: il suo lavoro lo svolse prevalentemente nelle austere stanzette dell'Istituto Gramsci, dal quale fu cacciato in seguito allo scioglimento del Partito comunista italiano).

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