Storia, teoria e scienza

Il ricordo vivo del grande Ottobre

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di Andrea Catone, direttore di MarxVentuno rivista

 

Lenin 1917-11_im_bolschewistischen_Hauptquartier_Serow-w350Ricordiamo il 7 novembre non per un esercizio retorico. Ogni anniversario di quella rivoluzione per i militanti comunisti deve essere occasione di riflessione per l’agire presente.

 

Il ricordo vivo del grande Ottobre ci dice prima di tutto che la rivoluzione è possibile, che la lotta dei popoli contro il giogo dell’oppressione e dello sfruttamento può essere vittoriosa, che il socialismo, un ordine nuovo antitetico a quello capitalista e imperialista, non è una chimera, ma il reale concreto. Questo ha un valore universale, che travalica le differenze che sono esistite ed esistono tuttora all’interno del movimento operaio. Per il solo fatto di affermare il diritto dei popoli alla rivoluzione, la possibilità concreta della rivoluzione, l’Ottobre dovrebbe essere commemorato e onorato da tutti coloro che si battono contro il capitalismo e l’imperialismo. In questo senso l’Ottobre è di tutti i popoli in lotta.

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7 novembre 1917, 7 novembre 1941, due giorni che hanno cambiato il corso della storia

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di Sergio Ricaldone* per Marx21.it | Sergio Ricaldone è membro del Comitato Centrale del PdCI

 

rivoluzione russaMi sono spesso domandato quali siano stati i momenti cruciali che hanno segnato la mia vita e quella di tanti altri militanti comunisti della mia generazione.


Sovente, senza che neppure ce ne accorgiamo le cose accadono da sole. Sembrano fatalità, coincidenze, ma sono in realtà emozioni, vibrazioni, impulsi, momenti decisivi trasmessi dal mondo reale che ti circonda, che alimentano la tua coscienza fino a formare un unico razionale pensiero che poi ti guida nelle grandi scelte che la vita ti impone di compiere. 

 

Il 7 novembre 1941, 24° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, è stato per me uno di quei momenti. Di cui conservo, 70 anni dopo, un ricordo indimenticabile.

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Ottobre rosso in Asia orientale

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di Spartaco Puttini per Marx21.it

 

mao-chinese-revolution-w350La rivoluzione russa e la lotta dei popoli oppressi contro l’imperialismo

 

“Quando la storia della prima metà del ventesimo secolo […] verrà scritta in una più ampia prospettiva, è difficile che un solo tema si riveli più importante della rivolta contro l’Occidente" [1] . [Geoffrey Barraclough]

 

La Rivoluzione d’Ottobre aprì una fase nuova nella storia, tanto per quel che riguarda le masse popolari dei paesi occidentali, quanto per quel che concerne la riscossa dei popoli coloniali.

 

Tra gli effetti ad oggi più duraturi della Rivoluzione d’Ottobre vi è senza dubbio quello di aver concorso in modo determinante al risveglio dei popoli sottoposti al colonialismo. E’ di questo aspetto che cercheremo di dare conto nelle righe che seguono, con una particolare attenzione all’Asia orientale dove nel corso del Novecento si svilupparono vittoriosamente due grandi rivoluzioni nazionali e antimperialiste (egemonizzate dai comunisti): quella cinese e quella vietnamita. Due rivoluzioni che contribuirono come poche altre a cambiare la storia del mondo. Oggi che l’Asia orientale con al suo centro la Cina emerge prepotentemente è il caso di interrogarsi sulle radici lunghe di quelle esperienze.

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La scomparsa di Fanny Edelman

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fanny edelmanAnche Fanny Edelman, all'età di quasi 101 anni, ci ha lasciato. Questa meravigliosa figura femminile aveva combattuto in Spagna nel Soccorso rosso e nella intendenza di Lister, Modesto e del El Campesino.

 

Rientrata in Argentina, proseguì con il suo impegno di solidarietà verso il popolo spagnolo. Fu Segretaria Generale della Federazione Democratica delle Donne. È stata Presidente del Partito Comunista Argentino fino al giorno della sua morte. Il 7 marzo 2011 le era stato reso omaggio nell’Ateneo di Madrid

 

Associazione Volontari Combattenti Antifascisti di Spagna

Danneggiato il monumento alle Brigate Internazionali

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Il 22 Ottobre abbiamo inaugurato a Madrid nella città Universitaria il monumento alle Brigate Internazionali, in occasione del 75° Anniversario della loro costituzione. A quindici giorni dalla inaugurazione la barbarie fascista ha colpito il ricordo di coloro che lottarono generosamente per la libertà democratica e la difesa dei diritti sociali in Spagna.

 

Comunicato stampa
AICVAS ( Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna)
02/ 11/ 2011

 

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Samora Machel: l'indispensabile

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di Miguel Crispin Sotomayorwww.rebelion.org | traduzione a cura di Marx21.it

 

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Il 19 ottobre 1986, moriva Samora Machel, leader del FRELIMO e protagonista della lotta di liberazione contro il colonialismo portoghese. Lo ricorda, con parole appassionate, il poeta cubano Miguel Crispin Sotomayor.

 

“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”. Bertolt Brecht

 

Quest'anno ricorre il XXV anniversario della morte di Samora Machel, avvenuta il 19 ottobre 1986, in una catastrofe aerea che solleva sospetti. Al momento della morte occupava l'incarico di Presidente della Repubblica Popolare del Mozambico e di Presidente del Partito Fronte di Liberazione del Mozambico (FRELIMO).

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La «bestemmia» di Jalil

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di Tommaso Di Francesco | su il Manifesto del 14 ottobre 2011

 

Intervista ad Angelo Del Boca, storico

 

In questi giorni il presidente del Cnt Mustafa Abdel Jalil, proprio nel centenario dell'avventura coloniale italiana in Libia, rivolto al ministro della difesa italiano, nonché post-fascista, Ignazio La Russa in visita a Tripoli, ha riletto la storia libica. Dichiarando che l'Italia coloniale è stata meglio di Gheddafi perché « ha rappresentato un periodo di grande sviluppo nelle infrastrutture e costruzioni, nell'agricoltura, e la legge permetteva processi giusti». Su questo e sugli sviluppi della guerra abbiamo rivolto alcune domande allo storico del colonialismo italiano Angelo Del Boca.

 

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Cosa pensa di queste dichiarazioni dil Jalil?

 

Che non abbia riletto bene la storia del suo paese. Perché dire che il colonialismo italiano è stato meglio di Gheddafi è quasi una bestemmia. Basta citare solo alcuni avvenimenti. Per esempio la costruzione di 15 campi di concentramento nei quali sono morte almeno 40mila persone per fucilazioni, mantenimento inadatto, malattie. Poi almeno altre 60-70mila persone che sono cadute nella difesa del proprio paese. Dai miei calcoli sono morti, durante i nostri trenta anni d'occupazione, circa 100mila libici, su una popolazione allora di 800mila abitanti. Vuol dire che un ottavo della popolazione ha combattuto per difendere il proprio paese. Sui «processi equi e giusti», ricordiamo che i processi erano spaventosamente barbari.

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Stellina Vecchio, donna comunista da non dimenticare.

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di Sergio Ricaldone

 

Stellina Sergio_BO_2000Ho ascoltato, letto e apprezzato, le note biografiche, proposteci da molti compagni, sulla lunga vita di Stellina. Ricordi sinceri, qualcuno eccellente.


Osservo però che sul suo modo di essere stata sempre e dovunque comunista si è in qualche caso sorvolato, esaltando invece i positivi effetti collaterali della sua robusta formazione politica e ideale. Ovunque abbia operato, come partigiana nella Resistenza, nel sindacato, nel lavoro femminile, in Parlamento, per il Vietnam, Stellina ha sempre lasciato il segno della sua passione politica. E questo già basterebbe come epigrafe e come fiore all’occhiello di una comunista che ha speso la vita al servizio del movimento operaio. Ma è incompleta. Ci racconta, grosso modo, “soltanto” i tre quarti della sua lunga vita. Ritengo sia giusto completarne il quadro con tutto quello che Stellina ha continuato a fare e ad essere negli ultimi 25 anni, la cosiddetta “quarta età”. Faticosa da reggere ma ancora ricca di esperienza politica e culturale da spendere. Concedendosi, ovviamente, le giuste pause di riposo, possibilmente in un luogo tranquillo e l’aria pulita.

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Cultura, egemonia culturale e battaglia delle idee

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dal documento per il VI Congresso nazionale del PdCI

 

quartostato-w350L’oggetto di queste note non è l’insieme del panorama culturale italiano contemporaneo, e neppure la sua attuale degradazione legata alla crisi in atto, economica, sociale e politica e in cui può leggersi il disegno culturalmente regressivo delle classi dominanti, soprattutto in Italia. Al centro della riflessione congressuale vorremmo invece porre la questione del rapporto non episodico fra il movimento comunista in Italia e la cultura marxista, la questione del suo sviluppo, della sua divulgazione, ma soprattutto, del suo peculiare significato conoscitivo non solo come strumento di indagine critica delle strutture sociali ed economiche, ma come mezzo di comprensione generale, culturale appunto, dello svolgersi concreto dello sviluppo storico e dell’evoluzione (e/o involuzione) dello spirito umano. 

 

Siamo consapevoli che questo rapporto sia lo snodo decisivo per la riorganizzazione di una strategia di trasformazione in senso socialista della società. Ma per far questo occorre dare (e darsi ) conto delle effettive possibilità che questa operazione culturale sia effettivamente alla nostra portata, La politica culturale e le idee intorno alla cultura espresse da un partito politico sono (o meglio, dovrebbero essere) lo specchio della sua capacità di penetrazione sociale, di rappresentanza di istanze e bisogni che maturano nella struttura economica e sociale e, parallelamente, della sua capacità di interpretazione delle tendenze culturali, filosofiche che orientano e determinano lo svolgersi della battaglia ideale tra diverse concezioni del mondo, e che maturano all’interno della formazione sociale capitalistica e dei suoi rapporti di produzione.

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