Storia, teoria e scienza

Zygmunt Bauman: un intellettuale post marxista?

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di Gabriele Mirone

Riceviamo da Gabriele Mirone e pubblichiamo come contributo alla riflessione sull'opera del filosofo recentemente scomparso

La scomparsa di Zygmunt Bauman richiama ad una riflessione circa la sua opera inziata alla fine della seconda guerra mondiale. Ed è a mio avviso importante, soprattutto per le nuove generazioni, prendere in esame il percorso intellettuale del pensatore polacco proprio perché egli fu testimone e analista delle profonde trasformazioni culturali, economiche e politiche avvenute nel periodo storico contemporaneo, in cui ci troviamo immersi. Bauman si trovò a vivere a cavallo tra due epoche: il punto di partenza fu il moderno, quello di approdo il postmoderno. Ed in particolare, essendo egli un pensatore di formazione marxista, la narrazione che emerge dalle sue opere ha a che fare indirettamente con la stessa struttura che caratterizza la società nei due rispettivi periodi.

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L'avvenire è vostro, Comandante Fidel

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fidelcastro fiori bandieredi Remy Herrera (Ricercatore del CNRS, Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica, Francia)

da legrandsoir.info

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx 21

Cuba. In un lungo corteo silenzioso, nel dolore e nel raccoglimento, il popolo cubano in lutto ha reso un ultimo omaggio, fatto di dignità ed affetto, al suo Comandante en Jefe

Fidel Alejandro Castro Ruz. Figura di una leggenda moderna. Come lui, nessun altro. Con lui, l'umanità intera, o quasi. Da quella sera del 25 Novembre 2016, a milioni, decine, senza dubbio centinaia di milioni di uomini e donne hanno testimoniato il loro rispetto, la loro ammirazione per il capo storico della Rivoluzione Cubana. Sull'isola certo, e più lontano. Dappertutto nel mondo.

In Cina, dove si conoscono gli sforzi che ha profuso Cuba per preservare l'effimera unità di un fronte comune dei paesi socialisti prima dello scisma sino-sovietico; e ricordano che Cuba fu la prima delle nazioni americane a riconoscere la Repubblica Popolare, precedendo di 10 anni. In India, dove, dopo un abrazo, un abbraccio a Nehru, la sua popolarità è diventata immensa.

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1917: i bolscevichi prendono il potere

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1917ottobredi Ottobre

Riceviamo da "Ottobre" e volentieri pubblichiamo

Ci sono storici borghesi che sono stati in grado di studiare la Rivoluzione d’Ottobre senza troppi preconcetti (a parte la genuflessione acritica e di rito all’antistalinismo, liturgia praticamente obbligata per chiunque voglia contare qualcosa nel mondo accademico e ricevere finanziamenti in Occidente) e in maniera documentata e profonda.

Alexander Rabinowitch è uno di questi. Nella sua opera The Bolsheviks Come To Power: The Revolution of 1917 in Petrograd (I bolscevichi al potere: La rivoluzione del 1917 a Pietrogrado) egli descrive in dettaglio le fasi che, a partire dalla rivoluzione del febbraio 1917, portarono all’affermazione e alla vittoria dei bolscevichi nell’Ottobre dello stesso anno. E smonta completamente la diceria borghese – spacciata ancor oggi per verità storica dai rispettabili accademici e giornalisti nostrani, in particolare dalla caduta dell’URSS – della Rivoluzione come Colpo di Stato riuscito da parte di una “setta di fanatici sconosciuti alle masse”.

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Gloria al Rivoluzionario Fidel Castro

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fidel castro bandieradi Samir Amin
da samiramin1931.blogspot.it

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Fidel Castro entra nel Pantheon dei più grandi rivoluzionari del 20° secolo, quelli che hanno iniziato l'uscita dell'umanità dall'inferno del capitalismo imperialista.

È stato il catalizzatore di tutte le aspirazioni del suo popolo. Fidel, i suoi compagni più vicini, Che Guevara, Raul Castro e tutti i militanti del Partito Comunista, hanno abolito la doppia eredità odiosa delle piantagioni schiaviste di zucchero e del postribolo destinato ai turisti americani, e hanno trasformato il paese nella Cuba libera e socialista. Non si tratta qui di slogan e di parole. Il popolo cubano è alfabetizzato al 100%, meglio nutrito, con abitazioni migliori, meglio curato che la gran parte dei lavoratori degli altri paesi dell'America Latina e dei Caraibi, sebbene a volte questi siano considerevolmente più ricchi.

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Lo spettro del populismo tra le rovine della democrazia

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populismooooooooooooooodi Spartaco A. Puttini

L'articolo è apparso in “Gramsci oggi” rivista on line, dicembre 2016

Uno spettro si aggira per l’Europa (e non solo): è lo spettro del populismo. Tutti i potenti d’Europa si alleano per dare spietatamente caccia a questo spettro. Qual è il partito di opposizione che i suoi avversari al potere non abbiano colpito con la nota ingiuriosa di “populista”? e qual è il partito di opposizione che a sua volta non abbia ricambiata l’accusa, respingendo l’infamante designazione di populismo, o sugli elementi più avanzati dell’opposizione stessa, o sugli avversari apertamente reazionari?

Il Manifesto del 1848 di Marx non iniziava proprio così, ma iniziava in modo molto simile.

Il termine di populismo è tornato prepotentemente di moda ed è divenuto un elemento consueto del dibattito politico. Tuttavia l’accusa di essere populista viene impugnata quasi unicamente per intento polemico e denigratorio, come improprio sinonimo di demagogia. A ben guardare sotto questa etichetta vengono accomunati i movimenti più disparati per collocazione spazio-temporale e per colore politico.

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Gli avvoltoi sulla bara di Fidel

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fidelcastro funeralidi Gianni Fresu per Marx21.it

C’era da aspettarselo, la morte di Fidel Castro, l’uomo che ha osato sfidare, e persino sconfiggere, gli USA nel loro cortile di casa, ha scatenato la canea e lo spirito di rivalsa di quanti non gli hanno saputo tenere testa in vita.  Così assistiamo a strumentali letture all’ingrosso, anatemi e condanne scomposte perché di questo uomo non rimanga nemmeno un ricordo vagamente positivo. Poi ci sono quelli che, “da sinistra”, inevitabilmente colgono la palla al balzo per mostrare le incongruenze della rivoluzione cubana, parlando di tradimento e occasione mancata. Queste critiche vengono sia dalla sinistra più pura e radicale, sia da quella “moderna” e antiautoritaria, tuttavia, entrambe si servono quasi sempre delle stesse argomentazioni più classiche adoperate dei reazionari al cubo. Così, non me ne vogliano i primi e i secondi, ma uso lo stesso metro di ragionamento per tutti questi detrattori, nel tentativo di spiegare la mia posizione.

Anzitutto, ai tanti che non hanno perso occasione per parlare dei "diritti umani violati" e denunciare la povertà di Cuba, suggerirei di confrontare il suo standard di vita non con l'opulento Occidente, ma con le altre isole caraibiche a poche miglia nautiche di distanza.

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La scienza e la tecnologia secondo Fidel Castro

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fidel castro foto 5di Massimo Zucchetti

Riceviamo dal professor Massimo Zucchetti e volentieri pubblichiamo la sua preziosa testimonianza

La scomparsa del Comandante Fidel Castro Ruz, avvenuta in questi giorni, mi ha portato a scrivere un breve ricordo di quelli che sono stati – avendoli verificati di persona - il suo pensiero sulla Scienza e la Tecnologia, la sua influenza sullo sviluppo di queste discipline a Cuba e nel mondo, e di come questo suo pensiero abbia contributo a conservare a Cuba la sua indipendenza.

Partiamo dalla mia esperienza personale, e non certo per mettere me stesso in mostra, ma per cercare di far capire a quale titolo vengano scritte queste righe: in questi giorni abbondano infatti sedicenti neo-esperti di Cuba, che nell’isola caraibica non hanno mai messo piede, se non al massimo per una settimana all-inclusive in un albergo a Varadero. Ho partecipato – dagli anni 90 fino all’anno scorso - a molte Conferenze internazionali a Cuba, in particolare relative a materie vicine alla mia disciplina, cioè la fisica nucleare e lo studio dell’ambiente. Nella serie di convegni internazionali WONP (Workshop On Nuclear Physics) e NURT (Nuclear and Related Techniques) ho potuto presentare molti miei lavori scientifici, trovando sempre ottima accoglienza, pubblico ampio, colleghi interessati con i quali ho anche intessuto rapporti di collaborazione.

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