Storia, teoria e scienza

Suez 1956

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nasser discorsodi Spartaco A. Puttini per Marx21.it

Sessanta anni fa (il 29 ottobre del 1956) cominciava l’aggressione anglo-franco-israeliana all’Egitto nasseriano, passata alla storia come guerra di Suez o campagna del Sinai.

La guerra del 1956 rappresentò la precipitazione di un lungo braccio di ferro tra l’Egitto e le potenze occidentali. Sin dal colpo di stato militare del 1952 gli Usa avevano tentato di fagocitare il paese arabo nella loro orbita a spese della traballante influenza britannica. Le pressioni per inserire Il Cairo nel sistema di patti militari con cui Washington voleva accerchiare e “contenere” l’URSS non avevano però sortito effetto e il regime degli Ufficiali liberi aveva mostrato con sempre maggior vigore la maturazione di convinzioni che, da un semplice nazionalismo, si coloravano di tinte panarabe e antimperialiste. Inclinazioni che mettevano l’Egitto e l’imperialismo occidentale, nelle sue diverse gradazioni, in rotta di collisione.

Le pressioni per far desistere Nasser dalla strada che aveva intrapreso sortivano sistematicamente l’effetto opposto. Nel 1955, dopo gli scontri di frontiera con Israele nei pressi di Gaza, gli Usa rifiutarono di fornire armi all’Egitto se questi non avesse rivisto la propria politica estera allineandosi all’Occidente. Per tutta risposta Nasser sostenne l’inserimento del suo paese nel blocco afro-asiatico di Bandung e divenne uno dei principali leader del movimento dei non allineati.

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Kragujevac, Serbia ex Jugoslavia. Per non dimenticare

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kragujevac 001Riceviamo dal compagno Enrico Vigna e volentieri pubblichiamo

21 ottobre 1941- 21 ottobre 2016


Per la memoria storica: Kragujevac, Serbia, ex Jugoslavia - 21 ottobre 1941

E’ un autunno freddo in quell’anno 1941 nella Sumadjia, la regione di cui è capoluogo la città di Kragujevac… in un breve lasso di tempo si trasformerà in gelido per i suoi abitanti.

L’occupazione nazifascista della Jugoslavia è in atto, e contemporaneamente comincia la lotta di liberazione e si formano i primi distaccamenti partigiani, che nella clandestinità avevano costruito una rete di combattenti sia nelle città che nelle campagne e sotto la cui guida, i popoli jugoslavi uniti, diedero vita ad una stagione di eroismi storici e sacrifici immani, ma vittoriosa.

Come raccontano i vecchi combattenti: “.. non appena una suola straniera ha calpestato la nostra terra, il nostro popolo ha cominciato la lotta di liberazione, senza indugi e senza dubbi, come sempre è stato dai tempi degli ottomani in poi, la consegna era lottare comunque. Vincere forse, ma comunque lottare…”.

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I Convitti-scuola della Rinascita

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convittiscuola rinascitadi Nunzia Augeri | gramscioggi.org

Ricorre quest'anno il 70° anniversario della fondazione dei Convitti scuola della Rinascita: infatti la Convenzione che li istituiva venne stipulata il 31 luglio 1946, con decorrenza dal 15 gennaio, fra l'ANPI nazionale e il Ministero per l'assistenza postbellica, a firma di Arrigo Boldrini, presidente nazionale dell'ANPI e del ministro Emilio Sereni. Il primo Convitto, peraltro, aperto a Milano già nel luglio 1945, aveva origini più lontane.

Nell'ottobre del 1944, alla caduta della repubblica dell'Ossola, un gruppo di partigiani, comandati dal commissario politico della X Brigata Garibaldi "Rocco", Luciano Raimondi detto "Nicola", si trova in alta montagna: di fronte all'attacco nemico sono costretti a trasferirsi in Svizzera. I partigiani comunisti vengono concentrati in una specie di lager, presso lo Schwarz See, dove sono trattati con estrema durezza. E' inverno, il freddo e la fame attanagliano i giovani partigiani nell'ozio forzato della prigionia; ma Nicola è un appassionato insegnante di liceo: con l'aiuto dei partigiani più interessati, comincia a organizzare alcuni gruppi di studio: letteratura italiana, lingue straniere e storia.

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Milano, 10-24 novembre 2016 - “Dalla Repubblica alla dittatura” 80° anniversario della guerra civile spagnola

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milano 10 241116Il colpo di stato del luglio 1936 dei generali fra cui Francisco Franco, contro la Repubblica, aveva trasformato questo avvenimento in una vera guerra che vide coinvolte L’Italia fascista e la Germania nazista in appoggio ai golpisti, e che anticipava e prefigurava  la II guerra mondiale, avvenuta  alcuni mesi dopo la caduta della Repubblica.

Furono oltre 5000 i volontari italiani di tutte le fedi politiche che andarono in Spagna a difendere la Repubblica, molti di costoro parteciparono e diressero poi la lotta di Liberazione in Italia

 Nell’ ambito del percorso  per ricordare l’80° della guerra civile spagnola , Anpi , Aicvas, Centro Filippo Buonarrotti,  Aned , Insmli e altre associazioni democratiche hanno previsto una serie di iniziative che si svilupperanno dal 10 al 24 novembre 2016 principalmente nella location della Casa della Memoria.

In questa sede viene  allestita  una mostra strutturata in due aree espositive integrate

Una denominata “Catalogna bombardata” realizzata dal Memorial Democratic della Generalitat de Catalunya, costituita da 15 pannelli Roll-Up, che ripercorre i bombardamenti dell’Italia fascista sulla popolazione catalana.

Una altra denominata “La Spagna nel cuore” realizzata da Anpi di Ravenna e Aicvas, costituita da 17 pannelli Roll-Up,  mostra documentaria sulla guerra civile spagnola.

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La questione curda, ieri ed oggi

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kurdistan muralesdi Samir Amin* 
da samiramin1931.blogspot.it

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Il caos politico che domina la scena in Medio Oriente si esprime tra l'altro, nell'emergere violento della questione curda. Come possiamo analizzare, in queste nuove condizioni, la portata della rivendicazione dei Curdi (autonomia? Indipendenza? Unità?)? E possiamo dedurre dall'analisi che questa rivendicazione debba essere sostenuta da tutte le forze democratiche e progressiste della regione e del mondo?

Una grande confusione domina il dibattito su questo tema. La ragione è, a mio avviso, l'allineamento della maggior parte degli attori e degli osservatori dietro ad una visione non storica di questa questione, così come di altre. Il diritto dei popoli all'autodeterminazione è stato innalzato a diritto assoluto, che vorremmo fosse mantenuto valido per tutti e in tutti i tempi (presenti e futuri), così come per il passato. Questo diritto è considerato come uno dei diritti collettivi tra i più fondamentali, al quale si dà di solito più importanza che agli altri diritti collettivi di portata sociale (diritto al lavoro, all'educazione, alla sanità, alla partecipazione politica ecc..).

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Lo stravolgimento dei concetti

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peoplesdemocracydi Prabhat Patnaik
peoplesdemocracy.in

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Si considerino queste due affermazioni: "La piccola produzione è stata schiacciata dall'invasione del capitale" e "la piccola produzione è stata schiacciata dall'invasione delle multinazionali". Molti considererebbero le due proposizioni più o meno identiche, la seconda solo come forma più specifica per esprimere la prima. Ma si sbagliano: c'è una differenza abissale tra queste due affermazioni.

Il capitale come rapporto sociale ha determinate tendenze intrinseche; queste si manifestano attraverso le azioni di agenti economici, ciascuno dei quali è costretto ad agire in modi particolari dalla logica del sistema. Per esempio il fatto che i capitalisti accumulino non significa necessariamente che desiderino farlo, ma è la logica che glielo impone. I capitalisti in breve non sono liberi di fare quello che vogliono, anche loro subiscono la logica del sistema; anche loro sono esseri alienati sotto il capitalismo, interpretano semplicemente una sceneggiatura dettata dal sistema. Karl Marx era giunto al punto di riferirsi al capitalista come capitale personificato.

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In memoria di Salvador Allende

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salvator allende 00001di Federico La Mattina per Marx21.it

Chi c’ha la forza e non la ragione
si affida solo al cannone

(Fausto Amodei, “Al Compagno Presidente”)

Sono passati 43 anni da quel tetro 11 settembre 1973, giorno dell’infame colpo di Stato contro il Cile del Presidente Allende, patriota internazionalista, simbolo ed eroe della lotta di emancipazione latinoamericana. E’ importante ricordarlo per rendere omaggio alla figura di Allende e alle migliaia di vittime della brutale repressione cilena. Oggi, nel 2016, di fronte ai tentativi di golpe istituzionali o di piazza contro i governi progressisti e socialisti latinoamericani, ricordare l’esperienza cilena assume un significato di forte attualità. Se da un lato è impossibile leggere ancora le vicende latinoamericane all’interno delle dinamiche da “guerra fredda”, l’America Latina – in un mondo che si orienta verso il multipolarismo – non ha certamente fatto pienamente i conti con il proprio passato: élite oligarchiche in complicità spesso con gli interessi nordamericani minacciano lo stato democratico e l’indipendenza della “Patria Grande” latinoamericana.

Negli anni sessanta e settanta si ebbe una svolta autoritaria in America Latina in cui militari, addestrati e sostenuti per molti anni dagli Stati Uniti, presero il potere (Brasile 1964, Cile e Uruguay 1963, Argentina 1966-1976) e vennero sperimentate dottrine repressive di “sicurezza nazionale”. La politica estera del duo Nixon/Kissinger (1969-1974) era approntata al principio della realpolitik e in America Latina accentuò i dettami della dottrina Mann (indifferenza per il tipo di governo – dittatoriale o democratico – e “strenua opposizione al comunismo”).

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8 settembre 1943: morte e rinascita della Patria

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quattrogiornatedinapolidi Spartaco A. Puttini

Il testo che segue è un estratto della ricerca, ancora inedita, “Eugenio Curiel e il Fronte della Gioventù per l’Indipendenza nazionale e la libertà”, insignito del Premio Curiel nel 2015.

L’8 settembre, la prima notizia circa l’armistizio la diedero le emittenti straniere. Alle 16:30 la diffuse Radio New York. Verso le sei del pomeriggio Eisenhower lesse il suo annuncio, illustrando la resa incondizionata dell’Italia e aggiungendo: “Tutti gli italiani che ora agiranno per combattere e cacciare l’aggressore tedesco fuori dal territorio italiano avranno l’assistenza e l’aiuto delle Nazioni Unite”. Badoglio parlò alla radio solo alle 19:45, leggendo il suo comunicato che, per quanto noto, merita di essere riportato:

“Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte italiana in ogni luogo. Esse però reagiranno a eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza”.

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