Storia, teoria e scienza

Lontano dal Vietnam

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di Joris Ivens, William Klein, Claude Lelouch, Chris Marker, Alain Resnais, AgnesVar e altri

Nel 41° anniversario della liberazione del Vietnam proponiamo, nella sua versione originale in lingua francese, lo straordinario documentario che contribuì a far conoscere a un vasto pubblico occidentale la resistenza dell'eroico popolo vietnamita contro l'aggressione imperialista USA.

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NO PASARAN, una storia di uomini e donne che lottarono contro il fascismo. Intervista a Daniel Burkholz

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nopasaran locandinada www.investigaction.net

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

“Per cosa si è lottato?” Questa domanda lascia pensoso Gerhard Hoffmann, un austriaco di 96 anni, veterano della Guerra Civile Spagnola e della Seconda Guerra Mondiale che lottò contro il fascismo: “Non posso descriverlo in poche parole”. 

Di seguito l'intervista a Daniel Burkholz, autore di NO PASARAN.

Nel suo documentario mette a fuoco specialmente il ruolo delle donne nelle milizie repubblicane. Per quale motivo?

Le donne lottarono come gli uomini contro il fascismo e la dittatura. Di fatto, furono molte donne che fecero questa scelta. Rosario Sanchez Abita, la donna alla quale si riferisce nella sua domanda, è un esempio affascinante.

E fu così nelle Milizie Repubblicane come nel movimento di resistenza nella Seconda Guerra Mondiale, dove pure parteciparono molte donne. Desidero citare Onorina Pesce, un'altra protagonista di NO PASARAN. Tuttavia, quelle donne non ricevettero la stima ed il riconoscimento che chiaramente avrebbero meritato per quel che fecero. NO PASARAN è una contributo per riparare a quell'ingiustizia.

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Il centralismo democratico secondo Cunhal

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a cura di Annita Benassi

Riteniamo utile proporre ai lettori di Marx21.it questo importante contributo del grande dirigente comunista portoghese Alvaro Cunhal, pubblicato recentemente dal sito "La Città Futura".

cunhal redIl centralismo democratico secondo Cunhal - Parte I
Annita Benassi, a cura di | lacittafutura.it

La democrazia interna
Il centralismo democratico, principii e pratica

L'osservanza formale dei principi di base del centralismo democratico definiti da Lenin, consacrati dall'Internazionale Comunista e praticamente dagli statuti di tutti i partiti comunisti, non definisce solo per sè il funzionamento organico del Partito, la vera relazione tra la Direzione e la base, e molto meno lo stile di lavoro.

Potrà sembrare che, definiti questi principi e garantita la loro applicazione formale, sono definite e garantite le caratteristiche fondamentali della struttura organica del Partito.

Tuttavia questo non corrisponde alla realtà.

Spettano all'adempimento formale dei principi basici del centralismo democratico molti e vari metodi di lavoro di direzione e di intervento degli organismi e dei militanti nella vita di Partito.

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Flora Tristán scrittrice e attivista francese

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FloraTristandi Marica Guazzora
da pcditoibarruri.com

(París, 1803-Burdeos, 1844)

Nata il 7 aprile del 1803 a Parigi. Passò l’infanzia in Spagna e la sua casa fu visitata da personaggi come Simon Bolivar (che dicono potrebbe essere suo padre biologico).

Figlia di una dama francese dell’aristocrazia e di un peruviano Mariano Tristán y Moscoso, con buone condizioni di vita e relazioni sociali, ma che non la riconobbe legalmente e morì lasciando lei e il fratello in povertà.

La sua situazione di figlia illegittima le impedì di ereditate i beni di suo padre e dovette andare a lavorare a 17 anni come operaia in una litografia. Sposatasi forzatamente con il proprietario Andrè Chazal, un uomo crudele, ebbe tre figli, uno morì molto piccolo, il secondo si chiamò Ernest e la terza Aline, nata nel 1825, sarà la futura madre del pittore Paul Gauguin.

Scoprì il femminismo leggendo “Rivendicazioni dei diritti della donna” di Mary Wollstonecraft mentre aspettava la nascita dei suoi bambini e divenne lei stessa chiave del femminismo moderno. Fu precisamente quando stava aspettando Aline che decise di lasciare un marito che la maltrattava fisicamente e psicologicamente. Da qui iniziò una battaglia per la custodia dei figli e si trasferì e inizio le sue peregrinazioni scappando di paese in paese e facendo ogni sorta di lavoro per mantenere la famiglia e sempre perseguitata dall’ex marito fino a quando Chazal nel tentativo di ucciderla fu arrestato e incarcerato.

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L'emancipazione femminile durante la II Repubblica di Spagna (1931-1936)

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donne spagna corteodi Giulia Salomoni per Marx21.it

Le donne spagnole furono incorporate nel mercato del lavoro solo nel primo trentennio del XX secolo e non senza difficoltà: l’alto tasso di analfabetismo, che coinvolgeva più del 50% della popolazione femminile, e la mancanza di infrastrutture per i figli costituivano importanti impedimenti. Per le donne sposate inoltre vi erano ulteriori complicazioni: serviva loro il permesso del marito per poter lavorare e solo lui poteva disporre del loro salario.

A causa di questo inserimento tardivo si svilupparono più tardi rispetto agli altri paesi europei anche le rivendicazioni femminili che avranno una certa risonanza solo a partire dagli anni ‘20.

La Repubblica e le leggi a favore delle donne:

Con l’instaurazione della II Repubblica nell’aprile del 1931 la Costituente dovette esprimersi in diverse occasioni sulla vita delle donne ed i loro diritti politici: in particolare quello di voto, la cui approvazione fu tutt’altro che scontata. Sia a destra che a sinistra era infatti diffusa l’opinione che le donne fossero maggiormente influenzate dalla propaganda conservatrice della Chiesa Cattolica e che l’allargamento del suffragio avrebbe inevitabilmente favorito la destra. Questa considerazione portò una parte della sinistra e importanti femministe come la socialista Margarita Nelken e la socialista radicale Vittoria Kent, elette alla Costituente del 1931, ad opporsi all’estensione del diritto di voto mentre a difenderlo appassionatamente fu la deputata del Partito Radicale Clara Campoamor.

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Le prefazioni del Manifesto. Colpo d'occhio sullo sviluppo del marxismo in Italia

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marx engels berlindi Francesco Galofaro, Politecnico Milano

Introduzione

Perché scrivere una nuova prefazione di un testo? Con Genette (1987) sappiamo che ogni prefazione ha la funzione di orientare l'interpretazione del lettore. Se è così, le introduzioni al Manifesto del partito comunista costituiscono un documento di eccezionale interesse: dicono molto del modo in cui questo scritto, piccolo ma pericoloso, è stato interpretato nel corso dei suoi quasi 170 anni di vita. Un periodo in cui è stato continuamente ristampato mentre mutavano le sorti del movimento dei lavoratori, della filosofia marxista e delle forme di Stato che ad essa si ispiravano e si ispirano tutt'ora. Wikipedia conta una sessantina di edizioni italiane, ma basta dare un'occhiata al catalogo opac per rendersi conto che il computo è largamente incompleto. Fortunatamente, il numero delle prefazioni e delle introduzioni è minore; nonostante questo non è stato possibile reperirle tutte. Il nostro criterio è stato il seguente: abbiamo effettuato un campionamento di grappoli di testi a distanza di più o meno cinquant'anni. In questo modo si sono evidenziate alcune funzioni interessanti delle prefazioni:

- Bilancio della storia del movimento dei lavoratori dal 1848;
- Attualizzazione del Manifesto nel contesto della nuova edizione;
- Orientamento del lettore entro il dibattito marxista coevo, tanto per ciò che riguarda la teoria quanto per le opzioni politiche che ne conseguono;

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Petizione internazionale contro la chiusura dell'archivio Lukacs a Budapest

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lukacs archivioda solidarite-internationale-pcf.over-blog.net

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Il regime ultrareazionario al potere in Ungheria, oggi sotto la presidenza di Victor Orban, continua la sua meschina opera di sradicamento di qualsiasi memoria del movimento marxista e comunista nel paese. Forse a favore della mediatizzazione della campagna d'odio contro i rifugiati del Medio Oriente, vuole oggi far sparire silenziosamente gli Archivi Lukacs di Budapest. L'Accademia delle Scienze di Ungheria ha annunciato la chiusura imminente, la vendita dell'appartamento dove abitava Lukacs che ospita gli archivi e il trasferimento o il pensionamento d'ufficio dei ricercatori che se ne occupavano.

Il prestigio internazionale del filosofo e l'uomo politico György Lukács (1885-1971) aveva finora preservato questo luogo di memoria e di ricerca. Attore della rivoluzione ungherese del 1919, successiva a quella d'Ottobre, continuatore dell'opera di Marx ed Engels, attraverso degli scritti diffusi a livello mondiale come “Storia della coscienza di classe” (1923), pensatore innovatore dell'estetica marxista, della teoria del romanzo, György Lukács rimane uno dei filosofi principali la cui eredità è difficile da nascondere nel mondo capitalista revanscista, anche sfigurandolo.

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Libertà, uguaglianza e contenuto universale della democrazia

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chavez luladi Gianni Fresu
da gramscicagliari.it

Riceviamo dal compagno Gianni Fresu un suo contributo, che volentieri pubblichiamo

Nel dibattito politico della sinistra di classe, essenzialmente nell’ambito dell’eurocomunismo, per molto tempo, si è discusso dell’esigenza di affermare il “valore universale della democrazia”, dunque di conciliare questo principio con i valori di uguaglianza e giustizia sostanziale propri del socialismo. E’ un discorso ineccepibile, che nasce dalle contraddizioni della nostra storia novecentesca ma che, purtroppo, a guardare la realtà concreta, rischia di apparire maledettamente astratto. Nella retorica democratica del mondo occidentale un punto su cui sempre si insiste è il primato della volontà popolare espressa nel voto, dunque il rispetto dei governi legittimamente eletti. Andando però a vedere bene cosa significa storicamente tutto ciò bisognerebbe aggiungere: “sempre che questa volontà e i governi da essa espressi stiano nel campo dei nostri valori” (primato delle leggi di mercato e tutela dell’ordine sociale nei termini classici di questo modo di produzione). La strategia della tensione da noi, il Cile di Allende, ma anche più recentemente la Bolivia, il Brasile e soprattutto il Venezuela ci dimostrano come il risultato del voto interessi ben poco i grandi santoni del mondo politico e intellettuale liberale, sovente, pronti a utilizzare qualsiasi mezzo, compresa la scorciatoia autoritaria dei colpi di Stato, per tutelare i propri interessi minacciati.

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Il ruolo dell’URSS e dei comunisti nella messa al bando della segregazione razziale statunitese

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da www.collettivostellarossa.it

Riceviamo dal compagno Alessandro Pascale, del Coordinamento nazionale dei Giovani Comunisti, e pubblichiamo come contributo alla discussione

Quando si parla di URSS il paradigma dominante tuttora è “la dittatura violenta e sanguinaria di Stalin”. Al di là di questi luoghi comuni facilmente smentibili proviamo a vederla da un’altra prospettiva: in quel paese vigeva un’uguaglianza totale tra le varie etnie ed ogni forma di discriminazione razziale e sessuale era severamente punita e proibita. Nei tanti decantati “democratici” USA invece fino agli anni ’30 del ‘900 si linciavano pubblicamente (addirittura con tanto di annunci preventivi sui giornali!) gli afro-americani, che costituivano oltre il 10% della popolazione statunitense. Tra il 1880 e il 1930 furono circa 3300 i linciaggi pubblici come quello di questa immagine. In tali occasioni folle festose di bianchi andavano a prendere un afro-americano accusato (nel 90% dei casi senza valide fondamenta) di aver insinuato una giovane donna bianca e lo impiccavano selvaggiamente e senza processo, non senza prima aver infierito sul malcapitato con violenze e torture di ogni tipo, arrivando in certi casi anche a dargli fuoco (come nel famoso caso di Jesse Washington). 

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