Storia, teoria e scienza

Un mondo senza guerre

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marines caschi fucili scarponida sinistrainrete.info

Riceviamo da Davide Ragnolini e volentieri riprendiamo la sua recensione del libro di Domenico Losurdo

All’interno della vasta produzione bibliografica di Domenico Losurdo, Un mondo senza guerre costituisce probabilmente il lavoro più ‘internazionalistico’ nel percorso di ricerca del filosofo e storico del marxismo, stimolato dal presagio di “nuove tempeste belliche” (p. 17) all’orizzonte. Un’accresciuta percezione della pericolosità dell’arena internazionale, occasionata dall’odierno smottamento delle zolle geopolitiche mondiali, non inibisce ma invita anzi ad una nuova, documentata riflessione filosofica sui problemi della guerra e della pace.

Muovendo dalla convenzionale periodizzazione dell’età contemporanea, l’autore ne propone un ripensamento attraverso un percorso storico-filosofico di ricostruzione dei ‘diritti e rovesci’ del grande ideale della pace perpetua, e delle fasi che ne hanno scandito le sue formulazioni filosofiche e le sue disattese storiche. È proprio il bilancio storico di tale ideale a consentire al cultore più irenista una maggiore cautela nella valutazione della sua ‘storia degli effetti’: “la storia grande e terribile dell’età contemporanea è anche lo scontro tra diversi e contrapposti progetti e ideali di pace perpetua” (p. 16). 

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Il Socialismo, esigenza di oggi e del futuro

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discurso de lenin artista desconhecidoRisoluzione del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese (PCP) in preparazione delle celebrazioni per il centenario della Rivoluzione di Ottobre | da pcp.pt

Traduzione di Marx21.it

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Nel 2017, si celebreranno i 100 anni dalla Rivoluzione Socialista dell'Ottobre 1917.

Nel processo storico di emancipazione degli sfruttati, degli oppressi, dei lavoratori e dei popoli, dalla società primitiva allo schiavismo, al feudalesimo, al capitalismo, segnati da importanti eventi rivoluzionari, la Rivoluzione di Ottobre è l'evento più grande.

Dopo i millenni di società in cui i sistemi socio-economici si erano basati sullo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo, la Rivoluzione di Ottobre ha avviato una nuova epoca nella storia dell'umanità, l'epoca del passaggio dal capitalismo al socialismo, essendo la prima rivoluzione che, realizzando profonde trasformazioni democratiche nei settori politico, economico, sociale e culturale, assicurando la giustizia e il progresso sociale e rispondendo alle aspirazioni dei lavoratori e dei popoli, ha intrapreso la costruzione di una società senza sfruttati né sfruttatori.

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Suez 1956

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nasser discorsodi Spartaco A. Puttini per Marx21.it

Sessanta anni fa (il 29 ottobre del 1956) cominciava l’aggressione anglo-franco-israeliana all’Egitto nasseriano, passata alla storia come guerra di Suez o campagna del Sinai.

La guerra del 1956 rappresentò la precipitazione di un lungo braccio di ferro tra l’Egitto e le potenze occidentali. Sin dal colpo di stato militare del 1952 gli Usa avevano tentato di fagocitare il paese arabo nella loro orbita a spese della traballante influenza britannica. Le pressioni per inserire Il Cairo nel sistema di patti militari con cui Washington voleva accerchiare e “contenere” l’URSS non avevano però sortito effetto e il regime degli Ufficiali liberi aveva mostrato con sempre maggior vigore la maturazione di convinzioni che, da un semplice nazionalismo, si coloravano di tinte panarabe e antimperialiste. Inclinazioni che mettevano l’Egitto e l’imperialismo occidentale, nelle sue diverse gradazioni, in rotta di collisione.

Le pressioni per far desistere Nasser dalla strada che aveva intrapreso sortivano sistematicamente l’effetto opposto. Nel 1955, dopo gli scontri di frontiera con Israele nei pressi di Gaza, gli Usa rifiutarono di fornire armi all’Egitto se questi non avesse rivisto la propria politica estera allineandosi all’Occidente. Per tutta risposta Nasser sostenne l’inserimento del suo paese nel blocco afro-asiatico di Bandung e divenne uno dei principali leader del movimento dei non allineati.

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Kragujevac, Serbia ex Jugoslavia. Per non dimenticare

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kragujevac 001Riceviamo dal compagno Enrico Vigna e volentieri pubblichiamo

21 ottobre 1941- 21 ottobre 2016


Per la memoria storica: Kragujevac, Serbia, ex Jugoslavia - 21 ottobre 1941

E’ un autunno freddo in quell’anno 1941 nella Sumadjia, la regione di cui è capoluogo la città di Kragujevac… in un breve lasso di tempo si trasformerà in gelido per i suoi abitanti.

L’occupazione nazifascista della Jugoslavia è in atto, e contemporaneamente comincia la lotta di liberazione e si formano i primi distaccamenti partigiani, che nella clandestinità avevano costruito una rete di combattenti sia nelle città che nelle campagne e sotto la cui guida, i popoli jugoslavi uniti, diedero vita ad una stagione di eroismi storici e sacrifici immani, ma vittoriosa.

Come raccontano i vecchi combattenti: “.. non appena una suola straniera ha calpestato la nostra terra, il nostro popolo ha cominciato la lotta di liberazione, senza indugi e senza dubbi, come sempre è stato dai tempi degli ottomani in poi, la consegna era lottare comunque. Vincere forse, ma comunque lottare…”.

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I Convitti-scuola della Rinascita

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convittiscuola rinascitadi Nunzia Augeri | gramscioggi.org

Ricorre quest'anno il 70° anniversario della fondazione dei Convitti scuola della Rinascita: infatti la Convenzione che li istituiva venne stipulata il 31 luglio 1946, con decorrenza dal 15 gennaio, fra l'ANPI nazionale e il Ministero per l'assistenza postbellica, a firma di Arrigo Boldrini, presidente nazionale dell'ANPI e del ministro Emilio Sereni. Il primo Convitto, peraltro, aperto a Milano già nel luglio 1945, aveva origini più lontane.

Nell'ottobre del 1944, alla caduta della repubblica dell'Ossola, un gruppo di partigiani, comandati dal commissario politico della X Brigata Garibaldi "Rocco", Luciano Raimondi detto "Nicola", si trova in alta montagna: di fronte all'attacco nemico sono costretti a trasferirsi in Svizzera. I partigiani comunisti vengono concentrati in una specie di lager, presso lo Schwarz See, dove sono trattati con estrema durezza. E' inverno, il freddo e la fame attanagliano i giovani partigiani nell'ozio forzato della prigionia; ma Nicola è un appassionato insegnante di liceo: con l'aiuto dei partigiani più interessati, comincia a organizzare alcuni gruppi di studio: letteratura italiana, lingue straniere e storia.

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Milano, 10-24 novembre 2016 - “Dalla Repubblica alla dittatura” 80° anniversario della guerra civile spagnola

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milano 10 241116Il colpo di stato del luglio 1936 dei generali fra cui Francisco Franco, contro la Repubblica, aveva trasformato questo avvenimento in una vera guerra che vide coinvolte L’Italia fascista e la Germania nazista in appoggio ai golpisti, e che anticipava e prefigurava  la II guerra mondiale, avvenuta  alcuni mesi dopo la caduta della Repubblica.

Furono oltre 5000 i volontari italiani di tutte le fedi politiche che andarono in Spagna a difendere la Repubblica, molti di costoro parteciparono e diressero poi la lotta di Liberazione in Italia

 Nell’ ambito del percorso  per ricordare l’80° della guerra civile spagnola , Anpi , Aicvas, Centro Filippo Buonarrotti,  Aned , Insmli e altre associazioni democratiche hanno previsto una serie di iniziative che si svilupperanno dal 10 al 24 novembre 2016 principalmente nella location della Casa della Memoria.

In questa sede viene  allestita  una mostra strutturata in due aree espositive integrate

Una denominata “Catalogna bombardata” realizzata dal Memorial Democratic della Generalitat de Catalunya, costituita da 15 pannelli Roll-Up, che ripercorre i bombardamenti dell’Italia fascista sulla popolazione catalana.

Una altra denominata “La Spagna nel cuore” realizzata da Anpi di Ravenna e Aicvas, costituita da 17 pannelli Roll-Up,  mostra documentaria sulla guerra civile spagnola.

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La questione curda, ieri ed oggi

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kurdistan muralesdi Samir Amin* 
da samiramin1931.blogspot.it

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Il caos politico che domina la scena in Medio Oriente si esprime tra l'altro, nell'emergere violento della questione curda. Come possiamo analizzare, in queste nuove condizioni, la portata della rivendicazione dei Curdi (autonomia? Indipendenza? Unità?)? E possiamo dedurre dall'analisi che questa rivendicazione debba essere sostenuta da tutte le forze democratiche e progressiste della regione e del mondo?

Una grande confusione domina il dibattito su questo tema. La ragione è, a mio avviso, l'allineamento della maggior parte degli attori e degli osservatori dietro ad una visione non storica di questa questione, così come di altre. Il diritto dei popoli all'autodeterminazione è stato innalzato a diritto assoluto, che vorremmo fosse mantenuto valido per tutti e in tutti i tempi (presenti e futuri), così come per il passato. Questo diritto è considerato come uno dei diritti collettivi tra i più fondamentali, al quale si dà di solito più importanza che agli altri diritti collettivi di portata sociale (diritto al lavoro, all'educazione, alla sanità, alla partecipazione politica ecc..).

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Lo stravolgimento dei concetti

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peoplesdemocracydi Prabhat Patnaik
peoplesdemocracy.in

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Si considerino queste due affermazioni: "La piccola produzione è stata schiacciata dall'invasione del capitale" e "la piccola produzione è stata schiacciata dall'invasione delle multinazionali". Molti considererebbero le due proposizioni più o meno identiche, la seconda solo come forma più specifica per esprimere la prima. Ma si sbagliano: c'è una differenza abissale tra queste due affermazioni.

Il capitale come rapporto sociale ha determinate tendenze intrinseche; queste si manifestano attraverso le azioni di agenti economici, ciascuno dei quali è costretto ad agire in modi particolari dalla logica del sistema. Per esempio il fatto che i capitalisti accumulino non significa necessariamente che desiderino farlo, ma è la logica che glielo impone. I capitalisti in breve non sono liberi di fare quello che vogliono, anche loro subiscono la logica del sistema; anche loro sono esseri alienati sotto il capitalismo, interpretano semplicemente una sceneggiatura dettata dal sistema. Karl Marx era giunto al punto di riferirsi al capitalista come capitale personificato.

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