Storia, teoria e scienza

La rivoluzione d'Ottobre e i diritti dei lavoratori

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october revolutiondi Américo Nunes | da “O Militante”, Rivista bimestrale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marica Guazzora per Marx21.it

L'impatto della Rivoluzione d'Ottobre ha sconvolto il mondo, come ha dichiarato il giornalista nord americano John Reed nel titolo del suo noto libro, riferendosi ai suoi primi dieci giorni.

Tuttavia, si può affermare che la rivoluzione russa del 1917, con la sua ideologia e politica di solidarietà internazionalista e l'onda d'urto delle sue realizzazioni  in tutte le sfere della società, ha continuato a scuotere il mondo per molti decenni e a innescare profondi progressi nella storia dell'umanità, fino alla sconfitta del socialismo in URSS nel 1991.

Non è possibile parlare della conquista dei diritti dei lavoratori in Russia con la rivoluzione e nei paesi che successivamente intrapresero la costruzione del socialismo, e dei diritti conquistati dai lavoratori nei paesi capitalisti sotto l'influenza di questa rivoluzione, scollegandola dagli altri successi fondamentali dei lavoratori e dei popoli, originati della sua stessa forza propulsiva.

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Per una corretta definizione di classe

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di Gianfranco Pala
da lacittafutura.it

È di moda, soprattutto nei tempi di indebolimento del pensiero, predicare la fine delle classi e, a fortiori, della lotta di classe.

È di moda, soprattutto nei tempi di indebolimento del pensiero, predicare la fine delle classi e, a fortiori, della lotta di classe. Che ciò sia fatto dall’ideologia dominante è ovvio; che tale predica venga assimilata e ripetuta acriticamente dagli esponenti dell’”asinistra” è conseguenza necessaria proprio di quello stesso dominio di classe “solido e pericoloso” che costoro vorrebbero far credere di esorcizzare. E la faccenda non è recente, se già Marx si sentì in dovere di precisare, nel poscritto alla seconda edizione del primo libro del Capitale, che “l’economia politica, in quanto concepisce l’ordinamento capitalistico come forma assoluta e definitiva della produzione sociale, può rimanere scienza soltanto finché la lotta delle classi rimane latente o si manifesta soltanto in fenomeni isolati. Dal momento in cui la lotta fra le classi raggiunse, tanto in pratica che in teoria, forme via via più pronunciate e minacciose, per la scienza economica borghese quella lotta suonò la campana a morte. Ora non si trattava più di vedere se questo o quel teorema era vero o no, ma se era utile o dannoso, comodo o scomodo al capitale, se era accetto o meno alla polizia.

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E’ morto a 99 anni Kurt Gossweiler, uno fra i più rigorosi anti-fascisti europei

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di Redazione Sinistra.ch
da sinistra.ch

Lo storico marxista-leninista tedesco Kurt Gossweiler è morto all’età di 99 anni. Nato a Stoccarda nello storico mese di novembre 1917, due giorni prima della presa del Palazzo d’Inverno, cresciuto in una famiglia comunista, si reca a Berlino dove nel 1934 aderisce alla Gioventù Comunista per partecipare alla lotta clandestina contro il fascismo. Dopo gli studi universitari viene arruolato nell’esercito tedesco per la campagna contro la Polonia del 1939 e di nuovo nel 1941 sul fronte orientale, da dove riesce però a disertare dalla Wehrmacht per raggiungere le fila dell’Armata Rossa nel 1943.

Nel dopoguerra, tornato nella Repubblica Democratica Tedesca (DDR, la ex-Germania dell’Est), si dedica allo studio della storia tedesca contemporanea presso l’Università Humboldt, con un particolare focus alla questione del fascismo e del ruolo del capitale monopolistico. Dal 1970 al 1983 lavora al Istituto Centrale dell’Accademia delle Scienze della DDR a Berlino Est e milita nel Partito Socialista Unitario Tedesco (SED), il partito governativo della Germania socialista e resterà militante del Partito del Socialismo Democratico (PDS, successore della SED) fino al 2001 ma rifiuterà di confluire pochi anni dopo nella LINKE, restando coerente con il marxismo-leninismo.

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Aprire gli occhi sul mondo

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di Luigi Sanchi per Marx21.it

A PROPOSITO DEL MARXISMO OCCIDENTALE DI DOMENICO LOSURDO

Il nuovo saggio di Domenico Losurdo offre un notevolissimo contributo al rinnovamento tanto filosofico quanto politico del marxismo, in Italia e negli altri paesi che, come l’Italia, sono stati segnati da un destino particolare : quello di avere visto la presenza di un potente movimento operaio, democratico e comunista pur essendo delle potenze chiaramente imperialiste, sia prima che dopo la creazione della NATO. Proprio questa situazione sembra aver presieduto all’involuzione del movimento di pensiero che si richiamava a Marx o che era sgorgato dalle fila delle internazionali socialiste in Europa occidentale. Un saggio non è un trattato : e così Losurdo non tenta di ripercorrere tutte le vie che hanno imboccato tutti i protagonisti e i teorici di questo movimento politico-filosofico. Non è qui il punto. Come infatti precisa il sottotitolo, e al di là del dichiarato contrasto con le tesi di Perry Anderson, il focus dell’autore è cercare di capire « come nacque » il marxismo occidentale (in opposizione al marxismo detto orientale), « come morì » e soprattutto – in tacita opposizione con la visione pessimistica di Costanzo Preve – « come può rinascere ».

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Storia del '900 - Il secolo breve visto da una fabbrica italiana

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pascale lasoiedechatillon“La Soie di Châtillon Vita, lavoro e lotta di classe”, lavoro commissionato dall'Istituto Storico della Resistenza della Valle d'Aosta ed edito per la End Edizioni, è un'opera storiografica utile per capire le dinamiche riguardanti un impianto produttivo industriale italiano e le relazioni con i suoi lavoratori, l'ambiente e il territorio. Il tentativo che ho cercato di mettere in atto è stato di combinare "storia dall'alto" (cioè delle dinamiche industriali, tecnologiche, finanziarie di un'azienda multinazionale) con la "storia dal basso" (la vita e le condizioni di lavoro dei lavoratori, la loro coscienza di classe, sindacale e politica), analizzando la loro evoluzione nel corso di quasi tutto il "secolo breve" (cit. Hobsbawm) in cui è esistita l'azienda (dal 1919 al 1983, periodo durante il quale è passata nel presente impianto da 2000 a 600 dipendenti circa). Al di là del carattere localistico della ricerca (un impianto industriale valdostano che si occupava di fibre tessili artificiali) ritengo che l'opera sia particolarmente interessante e godibile non solo per gli appassionati di Storia contemporanea, ma anche di politica, lavoro, relazioni sindacali, economia industriale e finanziaria.

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"Antipolitica" e senso comune

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antonio Gramscidi Ferdinando Dubla

[sintesi dell’intervento alla serata di studio “Gramsci nel lavoro politico della sinistra”, Taranto, 27 aprile 2017]

La complementarietà della cosiddetta ‘antipolitica’ e della ‘demagogia populista’ con le idee delle classi dominanti nell’interpretazione di Gramsci del senso comune

Partire dall’assunto che le ‘idee dominanti sono le idee della classe dominante’ (Marx) e coniugarlo con la terza glossa a Feuerbach del 1845, secondo cui 

“La dottrina materialistica che gli uomini sono prodotti dell'ambiente e dell'educazione, e che pertanto uomini mutati sono prodotti di un altro ambiente e di una mutata educazione, dimentica che sono proprio gli uomini che modificano l'ambiente e che l'educatore stesso deve essere educato. Essa perciò giunge necessariamente a scindere la società in due parti, una delle quali sta al di sopra della società (per esempio in Roberto Owen). La coincidenza nel variare dell'ambiente e dell'attività umana può solo essere concepita e compresa razionalmente come pratica rivoluzionaria.”,

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Per la rinascita del marxismo in Occidente. L’analisi di Domenico Losurdo

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di Aldo Trotta per Marx21.it

Manca ormai da tempo un dibattito teorico-politico sullo stato di salute e sulle prospettive del marxismo in Italia e non solo. Un dibattito tanto più necessario e urgente a fronte di una sinistra residuale che, dopo più di un quarto di secolo di abiure e di congedi dalla propria storia, continua ad annaspare nelle sabbie mobili di un “nuovismo” esasperato ed esasperante, alla ricerca affannosa e inconcludente di “nuovi” orizzonti teorici, di “nuovi” linguaggi, di “nuove” forme e pratiche politiche, di “nuove” identità, e via declinando. L’ultimo volume di Domenico Losurdo, Il marxismo occidentale. Come nacque, come morì e come può rinascere, può senza dubbio fornire un contributo prezioso per provare a rianimare una discussione che vada oltre le pur importanti contingenze politiche. Pubblicato da poco per i tipi della Laterza, il testo si presenta nel panorama editoriale nel centenario della Rivoluzione d’Ottobre, in una fase storica in cui sullo scenario internazionale piovono bombe come fossero coriandoli, i focolai di crisi aumentano e i rischi di una conflagrazione bellica su ampia scala si addensano sempre più pericolosamente all’orizzonte, nella preoccupante assenza di un movimento pacifista in grado di far sentire preventivamente la sua voce prima che l’incendio divampi. 

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Bugie Socialiste

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da Sinistra.ch

E' il gennaio 1919. Il cielo sopra Berlino è grigio e minaccioso, i tetti delle case sono spolverati di neve. Il gelo morde le mani, ma questo non scoraggia le centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che da ormai quattro giorni occupano le strade della città. Guidati dalla Lega degli Spartachisti di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, si battono per uno stato socialista che assicuri loro delle condizioni di vita dignitose. L’intera Germania è nel caos sin dall’ottobre dell’anno precedente, quando i soldati dell’esercito imperiale, stufi di fungere da carne da cannone per una guerra a loro estranea, si allearono con la classe operaia affamata e in rivolta. L’autorità dell’imperatore nel frattempo è crollata e la socialdemocrazia, voltando le spalle al malcontento popolare, guida la coalizione borghese che partorirà la Repubblica di Weimar.

In pochi, in quel freddo giorno di gennaio, immaginano di andare incontro alla morte. Di fronte alla “minaccia” di un governo del popolo per il popolo, Friedrich Ebert, presidente della SPD, decide infatti di reprimere la rivolta nel sangue. Senza esitazione, ordina l’intervento dei Freikorps, gruppi paramilitari conservatori precursori delle SA e del nazismo. 

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Canfora: “Dobbiamo credere nell’utopia dell’uguaglianza”

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da temi.repubblica.it

In libreria con “La schiavitù del Capitale”, il noto intellettuale ritiene che la vittoria del capitalismo sia solo un tornante della storia: “Esistono gli anticorpi per spezzare la supremazia dell’utopia dell’egoismo e del profitto”. Poi insiste sulle responsabilità dell’Occidente che dopo aver assassinato la via socialista, per motivi di realpolitik ha finanziato il fondamentalismo islamico. E il populismo? “Una categoria pre scentifica utilizzata per squalificare chi non è d’accordo col sistema dominante: uno strumento volgare di lotta contro qualcuno”. 

intervista a Luciano Canfora di Giacomo Russo Spena 

«Come osservò Tocqueville la libertà è un ideale intermittente, l’uguaglianza invece è una necessità che si ripresenta continuamente, come la fame». Luciano Canfora, classe ’42, è professore emerito dell’Università di Bari, storico, filologo classico e saggista. Per ultimo, ha scritto per Il Mulino “La schiavitù del Capitale” (112 pp., 12 euro) nel quale sottolinea, con un pizzico di ottimismo, come il capitalismo abbia vinto «ma forse è solo un tornante della storia». Insomma, la partita sarebbe tutt’altro che chiusa: «L’Occidente si trova di fronte a controspinte molteplici, tutte gravide di conflitti e di tensioni e daccapo ha perso l’offensiva. Più sfida il mondo (per usare la terminologia di Toynbee) e più aspra è la risposta». 

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