‘E allora le Foibe?’

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Eric Gobetti Anpidi Alba Vastano

da http://www.blog-lavoroesalute.org

Intervista a Eric Gobetti a cura di Alba Vastano. “La volontà dei neofascisti è quella di ignorare tutto quello che è avvenuto prima per soffermarsi solo sulle violenze commesse dai partigiani in parte nell’autunno del 1943 e soprattutto alla fine della guerra. In questo modo si finisce per identificare tutte le vittime come fasciste (cosa che non è del tutto vera) e soprattutto i fascisti solo come vittime, quando invece sono gli iniziatori della violenza in queste terre. Quello che è successo a Torino ma anche in altre occasioni e ad altri colleghi è proprio il tentativo di impedirci di parlare di storia, ovvero di far capire cosa è successo veramente prima, durante e dopo la guerra. Il loro scopo è quello di impedire che si sappia la verità, di mantenere la gente nell’ignoranza e poter diffondere comodamente i loro slogan nazionalisti che hanno ben poca attinenza con la realtà dei fatti” Eric Gobetti


Viviamo un tempo eccezionale, in uno Stato d’eccezione. Un tempo buio e colmo di interrogativi sul futuro dell’umanità tutta, segnata oggi da uno stato di fragilità che accomuna, che ci dovrebbe accomunare. Cosa ci lascerà in eredità questa fase storica che ci obbliga a blindare le nostre vite, la nostra socialità? Non ci è dato di conoscerlo. Nel frattempo potremmo occuparci, più che del nostro futuro, del nostro passato
rivisitando la storia dei grandi conflitti? la storia dei grandi conflitti del Novecento che potrebbe offrirci oggi la via maestra. Dove abbiamo sbagliato per ambizione e sete di potere? Perché si continua ancora a negare e non vogliamo ancora ammettere gli errori compiuti nel passato che hanno portato al collasso dell’umanità? Ci sono stati durante le grandi catastrofi del secolo scorso vinti e vincitori, come in ogni conflitto. Di chi le responsabilità dei fatti che hanno scatenato le guerre fra i popoli? Chi le nega sono i negazionisti, che tentano ancora di ribaltare le inconfutabili verità sostanziali, dimostrate con documenti che spesso vengono ignorati dai libri di testo scolastici inerenti la storia di quel periodo. Un esempio di negazionismo storico possiamo riferirlo alla controversa questione delle Foibe. Uno storico che ha dedicato la sua professione e il suo tempo alla ricerca della verità ci offre molti spunti, penso inconfutabili, sulla storia di quel triste periodo. Eric Gobetti, con la sua competenza storica, dedicata in buona parte a svelare, tramite fonti reperite in archivi che contengono i documenti inediti legati ai fatti, la complessa storia delle terre slave, offre a tutti noi la verità sostanziale. Si può anche non condividere,siamo liberi di farlo, ma,in tal caso, si persegue ancora la via del negazionismo e del riformismo. Eric è il professore di storia che tutti avremmo desiderato avere nel corso dei nostri studi. Grazie prof.

1 ) Eric, vogliamo iniziare parlando di te, della tua professione e della passione che hai per la storia? Da cosa e da dove ha origine la tua costante ricerca per le fonti storiche e per la verità sui fatti accaduti?

Ho sempre avuto la passione della storia, fin da bambino, e posso dire di aver realizzato questo sogno, nonostante le difficoltà e la condizione lavorativa precaria in cui mi trovo. Ovviamente ho capito col tempo l’importanza del confronto serrato con i documenti e la ricerca continua di fonti, ma la passione per una ricostruzione fedele degli avvenimenti accaduti, la curiosità per come si sviluppano gli eventi, l’interesse per i meccanismi di funzionamento di una società, quelli me li porto dietro dall’infanzia.

2) Di cosa ti occupi oggi? Intendo, uno storico che voglia esercitare la sua passione, verso quali campi professionali verte?

Io ho fatto una scelta più di vent’anni fa: ho concentrato il mio interesse sulla storia della Jugoslavia nel Novecento e i suoi rapporti con l’Italia, e non ho più smesso di occuparmi di questo. Può apparire riduttivo, ma approfondendo la storia di un’unica area geografica nel corso di poco più di un secolo si possono comprendere molte cose. La Jugoslavia ha una storia complessa, in cui si intersecano questioni nazionali, ideologiche, sociali e culturali molto importanti. Sono temi che riguardano anche il nostro mondo di oggi, in particolare il complesso rapporto fra un’entità sovranazionale come l’Unione Europea e le singole identità nazionali.

3) Con le tue conoscenze storiche sulla questione, vengono da sé un fiume di domande. Dalle tue recenti scritture si evince chiaramente il tuo particolare interesse per la complessa storia della Jugoslavia e per tutte le vicende che ne hanno modificato l’assetto anche geografico, ma soprattutto per le dirimenti questioni politiche connesse anche con il nostro Paese. Una terra invasa, divisa, dominata. C’ è qualche passaggio che ti ha particolarmente indotto a conoscere questa storia e ad approfondirla, tramite ricerche e gli studi?

Mi ha sempre appassionato la seconda guerra mondiale, sicuramente uno degli eventi più traumatici di tutti i tempi. In Jugoslavia lo scontro raggiunge i massimi livelli e si possono identificare tutti i fenomeni del conflitto presenti anche in altre aree: occupazione, resistenza, collaborazionismo, campi di concentramento… forse ciò che più mi ha colpito è stato scoprire che anche gli italiani hanno commesso gravi crimini di guerra in quel contesto.

4) Su quanto lega questa terra alla storia della nostra Resistenza non sembra ancora chiara la questione delle Foibe . E poi c’è il mantra più accreditato dai nostri avversari politici, soprattutto dalla destra estrema del paese. E allora le foibe? Come smontarlo?

Ci sono tanti elementi, che analizzo dettagliatamente nel libro in uscita per Laterza. Ma riassumendo in un concetto solo, si potrebbe dire che l’intento della propaganda neofascista è quello di capovolgere il senso profondo degli eventi: ormai nell’immaginario collettivo sembra quasi che sia stato l’esercito jugoslavo a invadere l’Italia e non il contrario, come è realmente accaduto.

5) Quanto ha pesato sulla vicenda la questione del nazionalismo e quali le differenze fra il nazionalismo italiano dell’epoca e quello slavo? Quando si parla di di iugoslavismo cosa si intende?

Ci sono diversi modi di intendere il nazionalismo. Quello italiano ha sempre avuto caratteristiche di dominio culturale (si sceglie di diventare italiani) e assume un aspetto razziale solo nel tardo fascismo. I nazionalismi jugoslavi (croato, serbo, sloveno…) hanno invece caratteri etnici, mentre lo jugoslavismo non è assimilabile a nessuno di questi modelli, perché prevede un’adesione a una identità più ampia, che non esclude anche quelle specifiche: si può essere Croati e Jugoslavi senza alcuna contraddizione. Nei fatti è più simile all’identità europea che a quella italiana.

6) Le ideologie, comunismo e fascismo, conviventi in Iugoslavia nella prima metà del 900 rimandano entrambi all’idea di uno stato nazione totalitario? Di certo non era questo il fine dei partigiani slavi comunisti, ma di uno Stato federale. Ѐ così?

I partigiani di Tito avevano un duplice obiettivo: costituire uno stato comunista, dunque totalitario ma non nazionalista (il comunismo è un’ideologia universalista), e riunificare la Jugoslavia secondo un modello federale, che riconoscesse pari diritti ad ogni popolo jugoslavo. Dunque un obiettivo non nazionalista, a differenza di quello fascista, ma anche dei vari nazionalismi interni alla Jugoslavia.

7) Per saperne di più, la verità sostanziale intendo, sulle Foibe e sulla storia di quelle stragi è sufficiente conoscere i fatti della Iugoslavia nella seconda guerra mondiale o bisogna ripercorrere e conoscere i fatti storici precedenti a quel periodo? Forse dall’8 settembre del 43 o forse ancora prima?

La vicenda è complessa e va inquadrata nel suo contesto storico, che è quello della seconda guerra mondiale, che qui comincia nel 1941. Ma anche in un contesto geografico particolare, che è quello di una zona di confine fra più mondi culturali, quale l’area dell’Alto Adriatico è sempre stata. E dunque bisognerebbe conoscere almeno a grandi linee la storia di questa regione, dei diversi popoli che l’hanno abitata, dei diversi domini che ha subito, almeno a partire dall’Impero austroungarico, che ha governato tutta l’area dal Settecento fino alla fine della prima guerra mondiale.

8) Il nazionalismo italiano e l’italianizzazione forzata quanto è costata ai popoli slavi confinanti con l’Italia? Cosa accadde a quelle persone che non volevano italianizzarsi?

L’italianizzazione da parte dello stato fascista delle popolazioni non italiane residenti nei territori annessi dopo la prima guerra mondiale è stata condotta con estrema violenza. Molte di queste persone, circa centomila, hanno scelto l’esilio. Ma molte di più sono rimaste e hanno dovuto modificare radicalmente il rapporto con la propria identità nazionale. Ma ancora di più sono pesate le violenze quotidiane, l’impoverimento generale, le umiliazioni continue, ad esempio a scuola nei confronti dei bambini che non parlavano bene la lingua…

9) Nel 41, a inizio guerra, ci raccontano che è stata la Iugoslavia ad invadere il nostro Paese. Sappiamo invece che è stato l’esercito fascista italiano con l’esercito nazista ad invadere la Iugoslavia. I negazionisti continuano a sostenere il contrario. Perché le fonti accertate non sono sufficienti a fornire trasparenza?

Non credo che nessuno metta in dubbio le operazioni militari del 1941. Il fatto è che spesso si fa cominciare questa storia dal 1943 o dal 1945, cioè da quando l’esercito partigiano vittorioso libera questa parte d’Europa dal fascismo e dal nazismo. In questo modo si trasmette l’idea che una popolazione pacifica (italiana) sia stata invasa da stranieri (jugoslavi), ignorando il fatto che invece la guerra c’era da anni e l’aveva portata l’esercito italiano fascista sul suolo jugoslavo.

10) Cosa succede alla fine dell’invasione ai territori slavi ?

Nel 1941 l’Italia partecipa all’invasione della Jugoslavia insieme alla Germania nazista. Il paese viene smembrato e l’Italia ne amministra circa un terzo del territorio. In tutta la regione comincia quasi subito la guerra di resistenza e anche le repressioni da parte delle forze occupanti, tra cui quelle italiane.

11 ) Parliamo del partito comunista slavo. Paragonando la Resistenza slava alla nostra Resistenza, quali le differenze?

La resistenza jugoslava è guidata esclusivamente dal partito comunista, mentre tutti gli altri partiti, conservatori e nazionalisti, in qualche misura collaborano con gli occupanti.

12) L’unita conquistata fu merito di Tito e dell’allora classe dirigente?

Sicuramente al partito comunista va il merito di aver creduto nell’unità jugoslava, un’idea che riscuoteva molto consenso anche perché i diversi progetti nazionalisti avevano dimostrato il loro fallimento: potevano realizzarsi solo attraverso lo sterminio reciproco, una pratica portata avanti nel corso del conflitto sia dagli ustascia croati contro i Serbi, sia dai cetnici serbi contro croati e musulmani.

13) Oltre al partito comunista coesistevano vari movimenti che lottavano anch’essi per lo stato nazione. Lottavano per lo stesso ideale dei partigiani? E il popolo da che parte stava, intendo appoggiava il partito o i movimenti?

Come in qualunque contesto del genere ci sono persone impegnate in tutti gli schieramenti e un’ampia zona grigia di chi rifiuta di schierarsi, finche può. Senza dubbio i partigiani acquisiscono sempre più consenso sia per le loro vittorie, sia per gli ideali che professano e applicano anche praticamente: sono gli unici che combattono davvero contro gli invasori, ma portano avanti anche un rivolgimento sociale e politico che favorisce la povera gente ed è rivolto contro le classi dirigenti tradizionali: grandi proprietari terrieri, leader religiosi, politici conservatori…

14) Come reagì l’esercito italiano alla resistenza dei comunisti slavi? Iniziano qui le stragi e le Foibe?

L’esercito italiano commette numerosi crimini di guerra nel tentativo di indebolire la resistenza. In particolare, nell’impossibilità di sconfiggere sul campo i partigiani, le truppe italiane colpiscono i civili per impedirgli di appoggiare la resistenza. È una strategia che adotteranno anche i tedeschi in Italia dopo l’Armistizio: terrorizzare i civili per indebolire la resistenza. E quindi rastrellamenti, rappresaglie, distruzioni di villaggi… e campi di concentramento dove vennero internati circa 100.000 jugoslavi.

15) Rastrellamenti, campi di concentramento, la terribile vicenda del villaggio di Podhum che venne raso al suolo. E ancora si afferma che a compiere queste stragi siano stati i nostri Partigiani e che i negazionisti sono gli storici che grazie a fonti, viaggi continui sul luogo alla ricerca di altre fonti attendibili, cercano di ribaltare la verità. Sappiamo che la tua presenza in un recente convegno sulle Foibe, a Torino, è stata fortemente contestata da un’associazione di destra.

La volontà dei neofascisti è quella di ignorare tutto quello che è avvenuto prima per soffermarsi solo sulle violenze commesse dai partigiani in parte nell’autunno del 1943 e soprattutto alla fine della guerra. In questo modo si finisce per identificare tutte le vittime come fasciste (cosa che non è del tutto vera) e soprattutto i fascisti solo come vittime, quando invece sono gli iniziatori della violenza in queste terre. Quello che è successo a Torino ma anche in altre occasioni e ad altri colleghi è proprio il tentativo di impedirci di parlare di storia, ovvero di far capire cosa è successo veramente prima, durante e dopo la guerra. Il loro scopo è quello di impedire che si sappia la verità, di mantenere la gente nell’ignoranza e poter diffondere comodamente i loro slogan nazionalisti che hanno ben poca attinenza con la realtà dei fatti.

16) Il nazionalismo emergente in tutta Europa, che si è radicato nel nostro Paese, si può equiparare a quello di allora? Ovvero l’Italia, così com’è oggi, che inneggia all’uomo solo al comando che chiede pieni poteri non è uno Stato neo fascista?

Io credo che il contesto sia molto diverso, sia dal punto di vista del “potere” sia dal punto di vista dei cittadini che lo “subiscono”. Ci sono però alcuni aspetti che ritornano e che io giudico preoccupanti: la volontà di trasmettere alcune “verità di stato”, come quella sulle foibe; l’idea dell’antipolitica, che è centrale nell’imposizione del regime fascista; l’insistenza su una identità nazionale italiana “pura”, totalmente insensata allora come oggi.

17) Ѐ recente la risoluzione dell’Europa che equipara fascismo e comunismo accomunando quest’ultimo al fascismo, come ideologie totalitariste, in base alla conta e delle vittime. Cosa ne pensi?

Ci sono alcuni elementi comuni ai regimi totalitari (in particolare il nazismo e lo stalinismo) che sono innegabili. Dopodichè sono fenomeni diversi sia negli scopi che nelle pratiche repressive: il tentativo di genocidio e l’idea di gerarchia delle razze tipici del nazismo non possono essere equiparati alla repressione politica stalinista (che pure fece probabilmente più vittime). Allo stesso modo ogni genocidio ha caratteristiche sue proprie: il Rwanda non era certo uno stato totalitario assimilabile alla Germania nazista, eppure ha portato avanti il tentativo di genocidio più efficace che la storia ricordi.

18) Ѐ in pubblicazione il tuo ultimo saggio ‘E allora le Foibe?’ A chi ne consiglieresti, in particolare, la lettura e perché?

È un libro per tutti, scritto con un linguaggio semplice e che riassume la questione in un centinaio di pagine. In particolare lo consiglierei a chi non sa niente di questo tema, ma anche a chi pensa di sapere già tutto pur non avendo mai avuto modo di informarsi.

Alba Vastano

Giornalista

Collaboratrice redazionale del periodico cartaceo Lavoro e Salute  www.lavoroesalute.org