Modrow, Rizzo e la fine della DDR

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rizzo modrow milanodi Alessandro Pascale
da intellettualecollettivo.it

Centro culturale Concetto Marchesi, Milano, 17 novembre 2019. Iniziativa con Hans Modrow e Marco Rizzo. Si presenta il libro H. Modrow, La perestrojka e la fine della DDR, Come sono andate veramente le cose, Mimesis, Milano-Udine, 2019 [1° ediz. Die Perestroika. Wie ich sie sehe, Edition Ost, Berlin 1998].

Alle 15.08 la sala è gremita e il responsabile chiede che vengano limitati gli accessi. Da una rapida occhiata le presenze si aggirano tra le 150 e le 200 persone. Molti stanno in piedi e alcuni alla fine non riescono proprio ad entrare; ciò nonostante sia stata organizzata la diretta streaming sulla pagina facebook del Partito Comunista – Milano, dove i video rimangono a disposizione dei curiosi.


L’iniziativa, prima ancora di essere iniziata, è già un successo e mostra le potenzialità di un paradigma politico non rinunciatario alla lotta contro il revisionismo storico, che è una lotta anche per ravvivare la riscoperta di un paradigma politico per il presente.

Lo spazio politico c’è insomma.

Nell’introduzione fatta da Manolo Morlacchi, responsabile della casa editrice Mimesis, si precisa che il libro è stato pubblicato originariamente nel 1998, a meno di 10 anni dalla caduta del muro di Berlino. L’opera costituisce la testimonianza dell’ultimo presidente della DDR sulla stagione storica vissuta da protagonista.

Bruno Casati, presidente del centro culturale Concetto Marchesi ricorda il valore storico dei locali della cooperativa Aurora, dove si sta svolgendo l’iniziativa. Siamo nella sala in cui si riunivano i dissidenti del PCI berlingueriano che avrebbe portato ai «sacrifici senza contropartite». Risale ad allora infatti la «presa di posizione del centro» interno al partito e all’intero ceto dirigente italiana; Lipsia era un punto di riferimento per i compagni di Milano, nell’ambito dell’associazione Amici Italia-DDR.

«Noi eravamo addolorati nel 1989 perché avevamo già capito che sulle macerie del muro sarebbe passata la globalizzazione e la guerra. Non abbiamo festeggiato il 9 novembre perché per noi c’è soltanto una data di novembre da festeggiare: il 7 novembre 1917».

Applausi del pubblico.

Coordina il tavolo Morlacchi, che ricorda un breve curriculum di Modrow: studia negli anni ’50 a Mosca economia e alla fine del decennio (1958) diventa parlamentare. Nell’arco della sua vita svolge 61 ruoli dirigenziali per il partito, facendo una severa gavetta. Diventa membro del Comitato centrale della DDR dal 1967 fino al 1989, quando diventa Presidente del Consiglio dei Ministri dal 13 novembre 1989 al 12 aprile 1990.

AVVERTENZA: nel testo che segue il discorso di Modrow è stato riportato nella traduzione fatta in istantanea da un collaboratore. In generale si è cercato il più possibile di riportare la traduzione letterale degli interventi, adattando in certi punti lo stile parlato allo scritto, ma senza modificarne i contenuti sostanziali.

Segue la prima domanda: quali sono le ragioni profonde del crollo repentino, avvenuto in tutta Europa orientale? Perché Cuba e Cina hanno resistito?

Modrow inizia ringraziando per l’invito, poi dopo i convenevoli inizia. Questa la sua riposta:

La questione non è solo storica ma riguarda il presente e il futuro dei nostri paesi. Serve una riflessione collettiva sulle decisioni prese dalla SED. La DDR fu fondata nel 1949. Dal ’45 al ’49 c’erano autorità sovietiche a dettare le condizioni di quel periodo nel paese. Non voglio prendere le distanze dalle decisioni dell’URSS, anzi bisogna ricordare che era prevista l’espropriazione delle banche, delle fabbriche, la collettivizzazione della terra e anche la punizione per i criminali di guerra nazisti per i loro crimini. Bisogna partire da questi elementi per capire gli sviluppi successivi.

Nel 1949 la Germania è stata divisa: a occidente si era creato uno Stato che si presentava come la continuazione dell’antico Reich tedesco. Nella parte orientale nel ’49 pensavamo di compiere una rivoluzione socialista, creando un ordine antifascista e anticapitalista. La decisione fondamentale fu presa al II Congresso della SED nel 1952. Così inizia la costruzione del socialismo.

Quel periodo corrisponde all’inizio della guerra fredda. Ci domandavamo sul rischio che la guerra fredda diventasse una guerra calda. Ciò ha sempre influito molto sui processi politici decisionali della dirigenza.

Lo sviluppo della DDR è caratterizzato dal cambiamento dell’ufficio politico della SED. La prima fase è caratterizzata dalla presenza di Ulbricht fino al 1971, sostituito poi da Erich Honecker che mantiene le redini fino al 1989. C’è stata poi una breve fase di Egon Krenz: dal 24 ottobre 1989 al 6 dicembre 1989.

4 fasi [l’ultima è quella di Modrow, ndr] a cui corrispondono 4 modi di portare avanti la costruzione del socialismo.

È sempre stata importante per noi sempre la solidarietà dei nostri amici nel mondo. Non solo comunisti. Abbiamo sempre lavorato con loro: io ero di Dresda e ho avuto rapporti con Firenze; eravamo uno dei pochi legami con l’Alsazia e Strasburgo (francesi); la SED era presente come partito attivo anche a Berlino ovest e si candidava alle elezioni politiche.

Modrow chiude facendo i ringraziamenti ai compagni presenti e a coloro che hanno dato solidarietà o hanno collaborato con la DDR. Il presente incontro lo considera un’occasione per rinsaldare i legami e capire come si possa collaborare meglio per il futuro, come marxisti e socialisti.

Segue il primo intervento di Rizzo: è giusto fare una riflessione legata a quanto è stata commemorata la caduta del muro dopo 30 anni. Il senso comune ci dice che il comunismo ha fallito, che è un’idea che non c’è più, annichilita dalla Storia. C’è una domanda che dobbiamo porci: se hanno così stravinto perché in questa fase prosegue la campagna propagandistica sulla caduta del muro e sulla svolta della Bolognina? Il PCI ha vissuto una mutazione genetica in un processo collegato ad avvenimenti dell’est Europa. Perché rimarcare questa storia se siamo così sconfitti? Perché il parlamento europeo si è messo a costruire un’analisi storica che equipara comunismo e nazismo? Originale che un parlamento scriva la storia, compito che spetterebbe agli storici. Evidentemente c’è consapevolezza che questa nostra idea di un mondo diverso, non basato sul profitto, oggi, grazie alla tecnologia e alla scienza, potrebbe portare ad un progresso diverso. Forse di questo hanno paura.

Spero che il M5S sia transitorio ma il comunismo rimane l’unico nemico che costituisce un modello di alternativa della società. Sono terrorizzati dalle contraddizioni interne del sistema. L’apologia è il loro modo di reagire a questa crisi. Dobbiamo quindi rispondere. La nostra tesi, come PC, è molto semplice: il socialismo che abbiamo conosciuto non è fallito; è fallita la sua revisione. Dopo il ’56 ci sono stati tentativi di revisionare il socialismo con l’introduzione dell’economia parallela e la decostruzione dell’idea di partito; tutto ciò ha portato a Gorbacev e alla perestrojka. Noi ci rifacciamo alla storia italiana: il partito comunista italiano di Gramsci finisce a Renzi e Zingaretti e Gramsci si rivolta nella tomba. I tentativi del PRC si sono rivelati trascurabili. Il processo di degenerazione parte da lontano: come una foglia di carciofo si è tolta una foglia alla volta: si è cominciato a mettere da parte gli uomini della Resistenza, i loro quadri, poi è arrivato l’eurocomunismo. La terza via non esiste. Sono fallite le socialdemocrazie. L’eurocomunismo è stato un balbettio ma è servito a far cadere il socialismo. L’idea che la democrazia sia un valore universale… Quale democrazia? Quella borghese?!

Se oggi ci fosse l’URSS non sarebbero avvenuti i fatti come quelli della Bolivia o della Libia.

Quando c’era il muro di Berlino non c’era la globalizzazione capitalistica e rimaneva ancora l’articolo 18. L’URSS era un contrappeso. Noi non abbiamo nostalgia. Quelle idee sono oggi ancora più attuali di ieri, grazie alla tecnologia e alla scienza: si può lavorare tutti, meglio. Il socialismo è la società in cui chi produce la ricchezza del paese decide cosa, come, quanto produrre. Siamo gli unici a dirlo nel contesto di una sinistra che resta dentro il mainstream della globalizzazione capitalistica. Hanno cancellato la storia: ad esempio la guerra civile in Spagna. Ci sono ampie omissioni sulle responsabilità inglesi e francesi sull’ascesa della Germania di Hitler. Si pensi all’Austria, ai Sudeti, all’accordo di Monaco…

Hanno cercato di distruggere l’idea del comunismo, l’unica concretizzazione capace di sconfiggere il nazismo. Senza la memoria non c’è futuro.

Morlacchi passa alla seconda domanda sulla perestrojka e sugli eventi dell’ultimo periodo, ricordando come il libro sia un documento storico di valore eccezionale in quanto contiene un resoconto delle riunioni interne al partito. Modrow era all’inizio un sostenitore della perestrojka, ritenuto un processo ineludibile, necessario per riformare una situazione che risultava stagnante. Il ripensamento è radicale e la figura di Gorbacev ne esce con le ossa rotta. Modrow ha avuto diversi colloqui con lui, tracciandone un quadro desolante.

La domanda è: quando Modrow ha capito che Gorbacev era un trucco?

Modrow: il mio libro è stato scritto nel 1998 ed era un momento in cui pensavo fosse importante fare un bilancio di quel che era successo e di riproporre gli ideali del socialismo, coinvolgendo tutte le forze marxiste, comuniste, socialiste, socialdemocratiche, per fare analisi seria degli errori compiuti per evitare di ripeterli in futuro. Le considerazioni sul passato non sono facili. Quando ho scritto il libro non è stata una passeggiata. Ho dovuto farmi forza per analizzare con un certo distacco, con spirito critico e autocritico gli errori e le manchevolezze del nostro sistema. Un confronto fatto con gli altri e con me stesso.

Gorbacev arrivava dopo il susseguirsi di tre segretari del PCUS in pochi anni. Lui era il quarto, giovane, che proponeva cose nuove, innovazioni nel campo della costruzione del socialismo, delle idee; un vento nuovo che non ci lasciava indifferenti nella DDR. Era un discorso interessante.

Nella SED qualcuno non accettava così facilmente queste idee innovative. Pensavano che fosse tutto giusto e che non ci fosse bisogno di riforme. C’era dibattito nel partito.

Noi della DDR avevamo ottimi rapporti con l’URSS, dove mi recavo spesso per consultarmi con amici e compagni. Dal 1987 constatavo un netto declino economico e problemi sociali sempre più marcati. Percepivo un’atmosfera piuttosto critica nei confronti di Gorbacev. Contemporaneamente notavo come nel mondo occidentale Gorbacev venisse visto come il grande eroe, in lotta per la pace e per il cambiamento. Cominciai a pensare di dover portare avanti una riflessione su basi scientifiche. Le mie riflessioni sono un invito a dibattere e confrontarsi.

Rizzo ha iniziato a parlare della caduta del muro ma bisogna prenderla in maniera più larga. Perché era stato costruito il muro? Ci sono dati necessari per trarre adeguate conclusioni finali.

Ero presente a Berlino est il 5 giugno 1961, giorno in cui Chruscev e Kennedy si sono incontrati a Vienna: la questione era se iniziare una nuova guerra per Berlino. Chruscev ha detto a Kennedy di aver visto già tre guerre (1° g.m., guerra civile 1918-21, 2° g.m. a Stalingrado) e di non volerne vedere una quarta. Il muro diventò un modo per garantire la pace da parte dei sovietici.

La creazione di una frontiera che andava dal Mar Baltico fino al Mar Nero è un’operazione che portato più sicurezza e pace in Europa. La costruzione di questa cortina di separazione ha però anche approfondito la guerra fredda. Bisogna tener presente un altro momento storico: nell’agosto 1989 a Bucarest si incontrano i rappresentanti delle nazioni che avevano costituito il patto di Varsavia: Gorbacev dichiara che da questo momento ogni paese del patto può agire secondo la propria ispirazione e non ritiene più i paesi del patto legati dalla solidarietà e responsabilità nei confronti degli altri. Subito dopo l’Ungheria apre le sue frontiere ricevendo come regalo 2 miliardi di marchi tedeschi.

Arriviamo al 9 novembre. Incapacità di alcuni membri della direzione della DDR: alcuni (tra cui Krenz) hanno detto “apriamo le frontiere” senza però dare chiare indicazioni alle guardie di frontiera, che per evitare confusioni le hanno aperte totalmente.

La mia posizione politica in quei momenti: il 17 novembre ’89, una settimana dopo la caduta del muro vengo eletto presidente dei ministri della DDR. Ho dichiarato subito che la DDR non dovesse essere distrutta, doveva continuare ad esistere; ho dichiarato la necessità di mantenere il socialismo ma di avviare riforme per migliorare le condizioni delle masse popolari. Questa posizione era appoggiata dal 70% dei cittadini. Un mese dopo l’80% dei cittadini approvava queste decisioni.

A metà dicembre il ministro degli affari esteri degli USA viene in DDR per confrontarsi con me sul futuro della DDR. Ciò significava riconoscere che la DDR in quel momento veniva ancora considerata uno Stato con tutte le sue funzioni. Il 23 arriva Mitterrand. A gennaio il ministro degli esteri inglese. Con tutti ci siamo rappresentati e confrontati come rappresentanti di Stati sovrani. Gli occidentali non avevano una strategia unica.

Ci sentivamo abbandonati dall’URSS, che non ci dava indicazioni e valutazioni sugli avvenimenti in corso.

Gorbacev incontra Bush a Malta il 2 dicembre ’89: si presenta impreparato senza avere una posizione sulla questione tedesca. Il 4 dicembre incontro Gorbacev e mi rendo conto della sua insicurezza; ho la sensazione che le cose stanno andando male. Qualche giorno dopo avviene il ritrovo del Comecon: ci rendiamo tutti conto (compreso Ceausescu) che l’URSS non era più interessata a mantenere un’integrazione economica dei nostri paesi. Il 30 gennaio incontro con Gorbacev a Mosca: insisto dicendo che DDR deve rimanere unita. Se dovesse avvenire un processo di unificazione con l’altra Germania bisognerebbe prevedere un periodo lungo (4-5 anni) e insistere sul fatto che la Germania unita avrebbe dovuto essere neutrale a livello militare, non aderente cioè alla NATO. Queste le indicazioni che ho dato ai miei collaboratori. Il ministro americano intanto si reca a Mosca e Gorbacev apre all’idea che la Germania unificata possa entrare nella NATO. La Germania federale inizia a muoversi in tal senso. La DDR viene abbandonata e il rapporto di forza lavora contro di noi.

Questione che riguarda l’Europa: si è creato un nuovo rapporto di forze che purtroppo ha portato ad una confusione da un lato, alla mancanza di sviluppo di libertà oltre che allo sviluppo di forze nazistoidi di destra: in Austria, in Germania (dove sono diventati il primo partito di opposizione). Occorre non partire dalle fantasie ma dalla situazione reale, considerando anche lo sviluppo della lotta di classe; occorre intervenire sulle situazioni concrete. Sono stato in Russia per l’anniversario della Rivoluzione e ho parlato con i compagni eredi del PCUS per rinnovare i legami di solidarietà e collaborazione internazionalista.

Il secondo intervento di Rizzo: emerge la responsabilità enorme di Gorbacev, uno che ha tutti gli argomenti per capire in che mondo viva. Oggi in Italia non ci rendiamo conto dell’aggressività dell’imperialismo perché i fatti che ci vengono posti davanti sono tutti da una parte sola. Si dimentica facilmente. Il 99% degli italiani è convinto che la NATO sia nata dopo il Patto di Varsavia. La NATO è un’alleanza politico-militare aggressiva nata nel ’49, il Patto di Varsavia 6 anni dopo. Nessuno sa che il muro di Berlino fosse interno alla DDR, non al confine tra i due Stati. Nessuno conosce le provocazioni che avvenivano quotidianamente a Berlino.

In Germania ovest era stato preservato l’apparato nazista, a seguito del tradimento degli accordi della conferenza di Potsdam che prevedeva l’arresto e il giudizio dei dirigenti del partito nazista; questi invece sono stati inglobati attivamente nei servizi segreti di quei paesi.

Ci ricordano Budapest, Praga. Ma in quegli anni l’imperialismo aveva una forza bestiale. Oggi non lo sappiamo ma all’epoca Gorbacev sapeva. Prende in mano il paese in un contesto di palese difficoltà. Non c’è stato però rinnovamento nella continuità del socialismo ma ha abbandonato tutto; anzitutto ha responsabilità grosse nella scelta dei gruppi dirigenti. Errore che in Italia ha fatto anche Berlinguer. Shevarnadze e Eltsin sono stati cooptati da Gorbacev, che ha messo l’ideologia nelle mani di Jakovlev, uno che al tempo di Breznev era stato mandato in punizione a fare l’ambasciatore per 6 anni in Canada. Jakovlev probabilmente è stato cooptato dai servizi segreti occidentali. Questi tre (Shevarnadze, Eltsin, Jakovlev) fondano un altro partito: Piattaforma democratica.

A quel punto lo Stato cerca nel ’91 di riprendere il controllo ma era troppo tardi. Le infiltrazioni occidentali erano troppo forti. Gorbacev è un traditore, uno che magari non è stato pagato dall’inizio ma che ha tradito le sue idee. A Malta vende la testa di Ceausescu con Bush. In quei paesi non avvengono rivoluzioni colorate; viene selezionato un rapporto specifico tra le polizie segrete di quei paesi. Emergono accordi tra le fazioni interne “gorbacioviane” di quei paesi, in contatto tra loro, che irrompono e destabilizzano i servizi d’ordine locali, che a quel punto crollano.

Luttwak è un politologo vicino alla CIA. In un’intervista ammette di aver finanziato il terrorismo islamico in Afghanistan, perché è servito per distruggere il male costituito dall’URSS, che altrimenti avrebbe trionfato nel mondo.

Ciò si collega a quello che accade in Bolivia e ai limiti del socialismo del XXI secolo in America Latina. Morales ha governato per 15 anni ma non è riuscito a controllare le forze dell’ordine. La democrazia è limitata. Non c’è spazio per chi vuole davvero cambiare il sistema. L’alternanza è solo tra figure compatibili. Il socialismo dal volto umano non esiste. Chi parla di ciò è un incompetente.

Morlacchi ricorda una telefonata di Falin con Gorbacev: «ci stanno accollando il peso dell’annessione. La fusione meccanica di due economie profondamente diverse darà senza dubbio origine a conflitti sociali e ad altri problemi di natura strutturale. Tutti i costi morali e politici saranno attribuiti all’Unione Sovietica e alla sua creatura, la DDR. […] diverse centinaia di migliaia di persone rischiano di essere messe sotto processo».

Gorbacev: «ho capito, vai avanti».

Fallinn: «il minimo su cui occorre insistere è la non partecipazione della Germania a un’organizzazione militare, come per esempio non vi prende parte la Francia [riferimento alla NATO, ndr]. Il minimo del minimo è almeno il non stazionamento di armi nucleari su tutto il territorio tedesco. Secondo i sondaggi, l’84% dei tedeschi è per la denuclearizzazione del paese.

Terzo: tutte le questioni relative alla nostra proprietà, in particolare nella DDR, devono essere risolte prima della firma di qualsiasi accordo politico. Altrimenti, a giudicare dall’esperienza della Cecoslovacchi e dell’Ungheria, ogni questione relativa alle relazioni tra paesi rimarrà imbrigliata in dibattiti senza risultati. I nostri esperti dovranno imparare a fare la contabilità non meno degli americani e, per esempio, quando si solleveranno le questioni ecologiche, dovranno preparare un inventario specifico dei danni ambientali causati dall’invasione dell’Unione Sovietica da parte di Hitler, nel caso in cui i tedeschi sollevino questioni ecologiche».

Gorbacev: «farò il possibile. Temo che ormai abbiamo perso il treno». [1]

Domanda di Morlacchi: Honecker non era d’accordo con la perestrojka. Perché il Politburo vota all’unanimità per le dimissioni di Honecker?

Modrow: sono d’accordo con Marco sulla questione di Potsdam. Noi non abbiamo permesso a nessun ex nazista di avere posti di responsabilità nello Stato.

Vorrei parlare di quello che mi è successo dal 1956 al 2012: sono stato posto sotto sorveglianza dai servizi segreti della RFT, che monitoravano 71 mila cittadini della DDR. Certo anche noi facevamo operazioni di sorveglianza: volevamo vedere ad esempio quanti ex nazisti entravano dentro i servizi militari della NATO. Il nostro servizio di sorveglianza doveva garantirci contro un’eventuale aggressione.

Ho intentato una causa contro il governo della repubblica federale tedesca per avere accesso ai dati che mi riguardavano. Non è stato concesso. I servizi non vogliono far sapere che mi spiavano. Conoscere i modi operativi con cui agiscono i servizi potrebbe portare a farmi capire come funzionavano: è a rischio la sicurezza dello Stato federale. La lotta di classe tuttora è in atto. Gli stessi servizi di prima sono quelli di oggi. La lotta di classe non è per niente finita.

Ho voluto avere accesso agli atti non per curiosità ma per potermi confrontare sugli eventi passati. Ad esempio per poter difendere degli agenti della STASI e per capire meglio le dinamiche interne della DDR.

Nel mese di luglio del ’91 ero in Crimea, durante quello che viene chiamato il putch di Mosca. Finora circolano più leggende che fatti reali sugli accadimenti. Rivelare i fatti reali potrebbe meglio dimostrare il tradimento di Gorbacev e dei suoi collaboratori.

Quello che è successo in quei giorni è che già all’inizio di luglio Gorbacev aveva escogitato un nuovo programma per il partito dell’URSS: Gorbacev lavorava ad un suo partito socialdemocratico per poter determinare i futuri governi dell’URSS. Anche un altro punto del programma, rivelato il 20 agosto, prevedeva nuove strutture per l’URSS e i popoli che ne facevano parte. Dopo aver presentato questi punti Gorbacev se ne è andato in ferie in Crimea, lasciando la situazione in mano ai suoi collaboratori.

Il 4 agosto ’91 ho incontrato Janaev, il braccio destro di Gorbacev di quel periodo. Mi ha confermato che era proprio questa l’intenzione di Gorbacev: già nel mese di agosto avrebbe dovuto nascere una nuova confederazione di Stati socialisti, ponendo fine all’URSS. Anche in ottobre ci sarebbe dovuto essere un congresso per trasformare i partiti comunisti in chiave gorbacioviana.

Si è creata a quel punto una situazione molto particolare: né Gorbacev né i “putchisti” hanno preso il potere. Si introduce Eltsin, d’accordo con i rappresentanti della Bielorussia e Ucraina, che gli danno pieno appoggio. Questa presa del potere è stata l’effetto degli errori di Gorbacev, che ha fatto implodere l’URSS. Gorbacev ha tolto la stabilità all’URSS. Cosa ha comportato nel mondo? Una trasformazione dei rapporti di forza: manca poco per vedere le truppe della NATO ai confini con la Russia. I pericoli di guerra da allora sono cresciuti in modo esponenziale a tutte le latitudini ed in ogni area del mondo.

Questa sua incapacità ha fatto sì che il 25 dicembre ’91 la bandiera rossa del Cremlino venisse ammainata, sostituita dalla bandiera della Russia. 4 anni dopo Gorbacev sperava ancora di svolgere un certo ruolo nelle vicende russe. Si è presentato con il suo partito socialdemocratico prendendo meno dell’1% dei voti. Il popolo russo aveva capito che non poteva fidarsi di quest’uomo. Per l’Occidente nonostante ciò Gorbacev rimane un grande uomo che ha inciso sulla realtà del mondo. Lui ora si è sistemato, ha avuto fondi per la sua fondazione, ha una bella villa.

Terzo intervento di Rizzo: leggo la prima pagina de La Stampa di Torino al tempo del tentato golpe: «Urss, colpo di Stato», «caos in borsa». Andreotti: «fatti loro». Andreotti aveva capito che il ruolo dell’Italia dopo la guerra fredda sarebbe cambiato radicalmente.

Tutta quella dirigenza dei paesi socialisti è una dirigenza che arriva dai processi della destalinizzazione. Ho letto il libro Il crollo (1991) di Honecker. Racconta come avesse un ritratto di Stalin che ha tenuto sempre coperto. Nel ’91 l’ha “scoperto”, togliendone la copertura. È un fatto indicativo. Cosa è successo in questi, in quegli anni? Noi non siamo storici, siamo militanti politici della più grande idea: il cambiamento del mondo in senso socialista. Dobbiamo dire chiare le cose. Di fronte al “nuovo” e al “vecchio”, diciamo che il comunismo è un’idea giovane. Il capitalismo ha più di 800 anni. Diffidate di quelli che vi parlano di innovazione. Io non sarò mai uno innovativo. Le nostre idee non hanno bisogno dell’aggettivo “nuovo”. Noi abbiamo le ragioni della Storia dalla nostra parte. Se noi non siamo indipendenti e convinti delle nostre idee. Noi siamo irriducibili ai nostri principi, tanto quanto siamo creativi e aperti per costruire il comunismo anche con i non comunisti. Occhetto diceva che noi dovevamo farci contaminare dalle altre idee. Ci hanno contaminato [sottinteso purtroppo, ndr]. Noi abbiamo la ragione dalla nostra parte: l’idea del nuovo sta dentro di noi.

DOMANDE DAL PUBBLICO E RISPOSTE

C’è stato tempo anche per alcune domande dal pubblico:

1) cosa fare per evitare il ripetersi dell’ascesa del nazifascismo?

2) si è parlato delle cause del crollo del muro e del socialismo nell’est. Si è parlato meno delle cause della costruzione del muro. È vero il mito per cui il muro sia stato un modo per evitare ai cittadini DDR di scappare?

3) perché Honecker venne esautorato ad un certo punto? Cosa si dissero nell’ottobre ’89 Ligacev e Honecker in un fondamentale incontro?

Modrow: alla prima domanda risponde che ogni paese deve sviluppare i propri anticorpi. Bisogna sempre ricordare che il nazismo è stato sconfitto nel ’45 a Berlino, non nel ’44 con lo sbarco in Normandia. Bisogna sempre ricordare il peso portato dall’URSS nella sconfitta del fascismo. Non ci sono paragoni storici a tal riguardo.

Alla seconda sul muro: si dice sia stato distrutto per garantire la libertà dei cittadini della DDR, cosa ripetuta dai partiti borghesi. Non dobbiamo però dimenticare, e oggi molti cittadini se ne rendono conto, che avevano molti più diritti ieri di adesso. Il diritto al lavoro oggi è inesistente; i diritti delle donne, che erano molto più tutelate e avevano ampie protezioni sociali, oggi sono scomparsi. Il territorio dell’ex-DDR si sta spopolando: 2 milioni di cittadini dell’est si sono trasferiti all’ovest negli ultimi anni. Si è passati da 16 a 14 milioni di abitanti perché non c’è sviluppo. Si vuole cancellare le conquiste di quella parte del paese. Ciò a seguito dello smantellamento del settore industriale costruito in epoca socialista.

Sulla terza domanda: il trattato che era stato votato in parlamento per unificare le due “Germanie” non ha visto il mio voto favorevole. Non sono d’accordo con quanto sta succedendo oggi nella Linke: si verifica uno spostamento verso il centro di questo partito. Non è necessario tornare indietro verso Marx, ma andare avanti con Marx, guardando al futuro. Lo spostamento al centro comporta sempre più compromessi con le forze che rappresentano il capitalismo sfrenato da animale selvaggio che sottolinea l’aspirazione al carattere imperiale della Germania che fu. Si dice spesso che la Germania stia diventando europea. Si sta verificando che l’Europa sta diventando tedesca. Qui a Milano c’è un’atmosfera positiva di confronto. Dobbiamo continuare a dialogare, litigando se necessario, ma sempre nel rispetto degli avversari che ci si trova davanti. Le discussioni vanno fatte sapendo mantenere l’unità.

Interviene anche Rizzo che alla prima domanda risponde che dobbiamo dire una cosa importante: occorre distinguere i fascismi e il nazismo, due cose diverse dalla democrazia borghese. Il capitalismo è diverso dai fascismi e dal nazismo? No. Nel momento in cui il capitalismo è in difficoltà nei confronti di un movimento operaio comunista che possa imporne il cambio, il capitalismo utilizza il fascismo per frenare e bloccare tale processo. Probabilmente l’Europa non ha ancora bisogno del nazismo e del fascismo. L’importanza oggi è il consumo, non un conflitto. L’ultimo tentativo di colpo di Stato in Europa è del 1981 in Spagna, ma il nascente capitalismo spagnolo non aveva più bisogno del fascismo. Oggi in Europa non ce n’è bisogno ma non escludo che in futuro possa essere un’ipotesi tenuta in considerazione delle classi dirigenti. Pensiamo all’esempio dell’America latina.

Sulla vicenda del muro: c’erano provocazioni. Gli americani ne combinavano di tutti i colori. Occorre parlare del fenomeno alla luce di quel che accade oggi: l’ostalgie. Preferivano quell’altro sistema. Come mai allora poi votano per i fascisti? Non è la stessa cosa qua da noi? Gli operai, le periferie, i lavoratori sono incazzati. Votano la Lega perché noi non riusciamo ancora a costituire una vera alternativa che parli alla nostra gente con linguaggio, titoli e sostanza che la nostra gente si aspetta. Il partito comunista non è il partito dei gusti sessuali e alimentari. È il partito della classe operaia e dei lavoratori [applausi dalla sala, ndr]. Se ricominciamo dal lavoro come punto nodale, principale, possiamo trovare il sostegno della gente e far capire che la Lega è il piano B del Capitale.

CONSIDERAZIONI FINALI

Il fatto stesso che Hans Modrow, presidente onorario della Linke, partecipi ad un’iniziativa con Marco Rizzo, segretario nazionale del PC, è in sé una notizia. I due partiti non appartengono infatti ad organizzazioni comuni. Linke è oggi assieme a Syriza l’organizzazione più moderata non solo del GUE-NGL, ma anche della Sinistra Europea, e al suo interno è forte la pressione per stringere accordi di governo con la socialdemocrazia tedesca ed europea. Il PC invece, dopo le prime aperture sulla Cina, sta tentando di allargare il campo e aprirsi al confronto con altre organizzazioni (vd i colloqui, pur infruttuosi, con PCI e PaP), forte degli ultimi risultati elettorali (Europee e Regionali in Umbria) e delle iniziative di piazza (vd 5 ottobre 2019 a Roma) che lo hanno accreditato come la principale forza politica nel campo della sinistra anticapitalista e comunista.

L’incontro con Modrow, scettico sullo spostamento al centro di Linke, apre ad un dialogo importante con il PC e, si spera, con l’intera area dellaIniziativa dei Partiti Comunisti e Operai d’Europa. Certamente le posizioni di Modrow non necessariamente rispecchiano la maggioranza di Linke, e c’è da chiedersi quanti anche dentro la Sinistra Europea le farebbero proprie. È però importante che continuino ad esistere certi orientamenti anche in organizzazioni che mantengono una presenza politica significativa in uno dei cuori dell’imperialismo occidentale.

Il PC non ha problemi invece a cavalcare le posizioni di Modrow, portandole ad esempio per confermare le proprie tesi. Nonostante non sia ancora un’organizzazione capace di incidere significativamente sulla società italiana la sua crescita in termini di radicamento territoriale e di organizzazione si accompagna ad un’incidenza elettorale che si attesta intorno all’1%. Nella debolezza maggiore in cui si muovono le altre organizzazioni, specie dal punto di vista ideologico, il PC sta emergendo come punto di riferimento politico per migliaia di compagne e compagni. Questo è un dato di fatto, che viene per ora solo parzialmente scosso dalle recenti dimissioni del numero due del partito, Alessandro Mustillo, uno dei fondatori del Fronte della Gioventù Comunista.

La riscoperta della Storia e la condanna del revisionismo che ha caratterizzato le vicende del movimento operaio e comunista dal 1956 in poi sono alcuni dei grandi punti di forza del PC, che gli permette di offrire una vulgata forse non ancora pienamente soddisfacente, ma che ha i suoi punti di solidità senz’altro più avanzati di chi ancora condanna senza appello il “socialismo reale”. Dire le cose come stanno, ossia che Gorbacev è stato effettivamente un traditore, è sicuramente un passo avanti. I dati sono sufficienti per fare una simile asserzione senza esagerare. La messa a punto della questione conferma la tesi che la caduta dell’URSS e del blocco socialista non fossero degli esiti inevitabili, ma che in una certa misura siano stati politicamente precipitati e manovrati in modo da portare ad un’implosione del sistema. La fine dell’URSS, come della DDR, non erano insomma esiti obbligatori, tant’è che tutti, anche in Occidente, si sono stupiti della rapidità del loro processo di disgregazione. Le storture e le inadeguatezze del sistema socialista, che bisognerebbe affrontare in maniera più approfondita, potevano e dovevano essere superati con una serie di riforme, ma non certo nelle modalità avviate da Gorbacev.

È certamente motivo di discussione capire quali riforme sarebbero state più adeguate, ma è altrettanto fondamentale capire come sia stato possibile che uno come Gorbacev, dichiaratosi a posteriori esplicitamente socialdemocratico, sia riuscito a scalare le vette del partito. Se vogliamo spostare il discorso, vale lo stesso discorso per Chruscev e, in Italia, per la generazione post-berlingueriana. Non è stata data inoltre risposta alla domanda posta due volte da Modrow: perché l’intero Comitato Centrale della SED ha votato unanime per rimuovere Honecker dai suoi incarichi istituzionali? Possibile che il partito non fosse in grado di ragionare e sopravvivere autonomamente senza il supporto e il “consiglio” dell’URSS? Addossare la colpa alla degenerazione del PCUS non fa che mostrare o che la SED non avesse autonomia politica, o che il suo gruppo dirigente si sia rivelato inadeguato per poter gestire la situazione da solo. Rimane aperto il problema, precedente al 1956, che ho segnalato nelle conclusioni politiche sulla costruzione del socialismo in URSS:

«Il Partito di avanguardia leninista si era rivelato il mezzo migliore per fare la Rivoluzione, ma il passaggio al Partito di massa, tanto necessario per dirigere un Paese immenso, diventò assai problematico, scontrandosi in primo luogo con la difficoltà di fornire un livello di formazione e preparazione politica adeguati alla base militante, ma anche ai quadri intermedi e superiori».

La questione va insomma sicuramente problematizzata e analizzata ulteriormente. Sul tema ho ragionato nelle conclusioni dell’opera Storia del Comunismo. Nel frattempo la testimonianza di Modrow è sicuramente di massima importanza e costituisce una fonte preziosa per comprendere meglio gli ultimi giorni della DDR e le cause contingenti che hanno precipitato il blocco socialista alla sua disgregazione in Europa. L’analisi del passato e la confutazione delle falsità borghesi sono aspetti necessari per qualsiasi tentativo serio di ricostruzione per il presente. Costruire progettualità politiche con chi invece continua a sostenere tesi storiografiche e politiche controrivoluzionarie e borghesi non può portare ad altro che a costruire castelli di sabbia destinati ad infrangersi alla prima mareggiata. In certi casi è meglio andare da soli che male accompagnati, come mostra il caso di Gorbacev e di tanti compagni di viaggio che alla fine si sono dimostrati più opportunisti che comunisti.

[1] Dialogo riportato a pp. 132-133 della presente edizione Mimesis.