1917: La rivoluzione femminile

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donne rivoluzionerussadi Mariana Venturini, vicepresidente dell'Unione delle donne brasiliane | da “Vermelho”, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

Traduzione di Marica Guazzora per Marx21.it

La conferenza a San Paolo mette in luce la questione inesplorata della storia della Rivoluzione russa: la sua eredità storica per l'emancipazione delle donne.

La conferenza "La rivoluzione femminile" si è svolta presso il SESC Pinheiros, affrontando il femminismo sovietico, la partecipazione femminile al processo rivoluzionario e le realizzazioni che la rivoluzione bolscevica ha portato alle donne. L'omonima conferenza di Wendy Goldman con i commenti di Maria Lygia Quartim de Moraes si è svolta nel cuore del "Seminario Internazionale 1917: l'Anno che ha scosso il mondo" promosso da Boitempo Editorial con il sostegno della Fondazione Mauricio Grabois .


Un primo aspetto che attira l'attenzione è la novità relativa al tema. Da un lato, la storia del movimento operaio sottovaluta il ruolo del femminismo sovietico, dall'altro, la storiografia femminista liberale ha minimizzato, distorto il significato o addirittura ignorato l'eredità rivoluzionaria della rivoluzione per le donne: il primo stato a legalizzare l'aborto, il primo ad avere una donna a comporre il ministero (la bolscevica Alexandra Kollontaj, Commissario del popolo per gli affari sociali) e la prima grande nazione a istituire il suffragio femminile universali, tra gli altri.

Nonostante gli immensi successi che segnano la questione delle donne in URSS, questi sono arrivati all'attenzione del pubblico occidentale con la pubblicazione del libro “Le donne, Stato e rivoluzione”, fruttuosa ricerca di  Wendy Goldman, sovietóloga, nei primi anni ‘90 negli Stati Uniti, e  lanciato circa venti anni dopo in Brasile. Una Conferenza di Wendy ha affrontato molti dei problemi da lei sollevati nel libro, che approfondisce i dettagli, le contraddizioni, i progressi della vita delle donne in uno stato rivoluzionario,  come quelli legati alla rivoluzionaria Costituzione e ai nuovi codici di famiglia sovietici che, senza precedenti nella storia,  hanno fatto avanzare  i diritti delle donne.

Secondo Wendy, i rivoluzionari avevano "idee su come cambiare quasi ogni aspetto della vita". Uno dei temi più interessanti nel dibattito è stato quello di riformulare il concetto di famiglia e creare le condizioni per l'uguaglianza femminile. I rivoluzionari avevano la visione della liberazione femminile sostenuta da quattro principi: il primo era la libera unione o l'amore libero, come a volte veniva chiamato,  il secondo era l'emancipazione delle donne attraverso l'indipendenza economica; il terzo era la socializzazione del lavoro domestico; e il quarto  dipendeva dai tre precedenti, cioè la graduale e inevitabile scomparsa della famiglia come unione regolata dalla Chiesa e dallo Stato.

Sull'idea dell'unione libera e dell'amore libero: i rivoluzionari credevano che l'amore dovesse basarsi sulla reciproca attrazione e rispetto ed essere privo di vincoli economici. Nessuno deve essere costretto a  rimanere in una relazione se ci fosse violenza oppure se semplicemente non ci fosse più amore. Dopo la rivoluzione, i giovani, i giuristi e altri rivoluzionari cominciarono a discutere sulla durata della libera unione nella nuova società e su come le persone avrebbero dovuto formare  nuove relazioni. Si chiedevano se queste relazioni sarebbero durate tutta  una vita, qualche anno o pochi giorni. La conclusione fu che la durata del matrimonio sarebbe stata definita solo dalla reciproca inclinazione dei coniugi. Qualcosa di profondamente libertario, che  tuttavia, dette origine a vari problemi.

Per realizzare questo ideale di unione o di amore libero, la gente non solo doveva avere per diritto legale il divorzio, che non esisteva prima della rivoluzione, ma doveva anche essere in grado di avere l'indipendenza economica. Questa capacità di essere economicamente indipendente non esisteva nella famiglia contadina né nella famiglia della classe operaia. Le donne erano fortemente dipendenti dagli uomini e dai lavori domestici. L'idea era che le donne dovessero entrare nella sfera pubblica, lavorare e ricevere uno stipendio indipendente. Tuttavia, ciò implicava  che il lavoro domestico doveva  essere socializzato.

Il lavoro fatto dalle donne a casa gratuitamente, cioè senza alcun salario, (e tale lavoro comprendeva la custodia dei bambini, lavare, pulire, cucinare, curare gli anziani e i malati) doveva essere trasferito all'economia su larga scala, dove sarebbe stato gestito da tutti i lavoratori e pagato  con buoni salari. Si sarebbe potuto mangiare in grandi ristoranti pubblici e portare i propri abiti  in lavanderia. Educazione universale gratuita per i bambini e un mondo in cui i lavori domestici fossero finalmente eliminati. I rivoluzionari credevano che una volta che la famiglia avesse cessato di esistere nella sua funzione economica, dal momento che i legami di dipendenza erano rotti, non ci sarebbe più stato alcun bisogno di regolare la famiglia o il matrimonio per legge. Si rimaneva insieme o ci si separava come meglio si credeva. Non avrebbero alcun avuto bisogno di sposarsi, i bambini sarebbero stati sostenuti e curati indipendentemente dal fatto che i loro genitori fossero sposati o meno. Veniva a cadere  il concetto stesso della legittimità.

Secondo Wendy, queste idee relative alla famiglia, al matrimonio e ai bambini sono correlate all'idea dello stato e delle leggi. Molti rivoluzionari di quel periodo credevano che in un tempo molto breve la famiglia, lo Stato e la legge sarebbero scomparsi in modo pacifico e graduale. Un giovane giurista che aiutò ad elaborare il Codice di Famiglia nel 1918 disse “Il potere proletario costituì le sue leggi dialetticamente, l’obiettivo delle leggi è tornare ad essere superflue”

Wendy sottolinea come il gruppo più impegnato da questo punto di vista fosse  quello delle donne all'interno del Partito Comunista, la prima organizzazione di massa creata da donne in difesa dei propri interessi nel contesto rivoluzionario. Dal momento che le donne che lavorano hanno partecipato alla Rivoluzione francese in difesa della propria  classe, ma non del proprio genere la Rivoluzione russa sarebbe stata la prima a includere le donne e  i loro diritti come parte integrante della coalizione rivoluzionaria e del programma. Il dipartimento delle donne venne creato in risposta alla forte pressione delle militanti di partito.

La creazione di un'organizzazione separata, anche tra i comunisti, non era facile. I militanti del partito, uomini e donne, sarebbero stati in disaccordo con l'idea del separatismo femminile, associato all'idea del femminismo borghese. Credevano che le donne dovessero aderire a organizzazioni come i sindacati o il Partito comunista e non separarsi in gruppi speciali e che le donne componenti  del partito non avrebbero dovuto essere militanti in organizzazioni separate. Inoltre, ai livelli più bassi dell’organizzazione del  partito e dei sindacati, dominati in gran parte dagli uomini, vi era una forte ostilità maschile verso le donne che organizzavano le donne. L'istituzione del dipartimento avrebbe poi generato una forte lotta all'interno del partito.

Secondo la ricercatrice, "Il Codice di Famiglia del 1918 ha spezzato secoli e secoli di potere patriarcale e della Chiesa. Era la legislazione familiare più progredita che il mondo avesse mai conosciuto". Innanzitutto aboliva l'illegittimità e garantiva a tutti i bambini sostentamento e cura, sia che fossero o nati fuori o dentro il matrimonio; secondo: stabiliva l'uguaglianza giuridica delle donne e degli uomini; terzo: stabiliva  il matrimonio civile anziché il matrimonio religioso; e quarto: permetteva il divorzio a semplice richiesta di entrambi i coniugi. Concedeva diritti di uguaglianza per uomini e donne disabili  o poveri.

Nel 1920, l'Unione Sovietica divenne il primo paese al mondo a legalizzare l'aborto. L'aborto divenne una procedura sicura e gratuita disponibile negli ospedali. Nel 1927, dopo un grande dibattito, il Codice familiare divenne ancora più radicale: riconosceva il matrimonio di fatto equivalente giuridicamente al matrimonio civile. In altre parole, la convivenza ricevette gli stessi diritti del matrimonio civile e la procedura di divorzio venne ulteriormente semplificata.

Tuttavia, secondo Wendy, questi cambiamenti generarono rapidamente una serie di problemi. In primo luogo, con il divorzio la legge venne usata dagli uomini anche per sposarsi e divorziare da  più donne, di solito lasciando bambini ad ogni matrimonio e poiché gli anni '20 erano un periodo di alta disoccupazione particolarmente elevata tra le donne, questo rese i divorzi molto dolorosi, poiché l'indipendenza finanziaria diventava impossibile. Le divorziate perdevano il diritto al salario del marito e avevano anche problemi con la ricezione degli alimenti. I tribunali erano pieni di cause per mancati alimenti e queste donne non erano in grado di sostenere i propri figli. (Secondo studi sociologi del periodo alcune si videro costrette a diventare prostitute.)

Il secondo problema sociale furono gli orfani,  frutto della grande Guerra. della  guerra civile e della fame del 1921. Vivevano  per le strade poiché  lo stato era troppo povero per sostenerli e gli orfanotrofi avevano condizioni terribili. Non c'era cibo, coperte e  riscaldamento.

Il terzo problema era rappresentato dai contadini. La maggior parte del paese era ancora contadina e c'era un grosso problema nell’affrontare il nuovo Codice della Famiglia. La famiglia contadina era multi generazionale, le donne vivevano con la famiglia del marito, essendo una struttura altamente patriarcale. Erano  famiglie numerose  composte anche da 30 persone. I nonni, i genitori, la moglie, i molti figli - sei o sette bambini - che avevano anche figli e le loro rispettive mogli. Indipendentemente dal fatto che i genitori fossero  sposati o meno visto che il concetto  della legittimità non esisteva più. Tutte le proprietà erano in comune, terreni, animali, attrezzi. I contadini non erano ancora integrati in un’economia monetaria. Producevano la maggior parte delle cose consumate. Per la famiglia contadina quindi il divorzio era quasi impossibile. Una donna non poteva vivere in modo indipendente in un villaggio , doveva essere parte di una famiglia.  Come si può immaginare questa idea di indipendenza era fisicamente impossibile da sostenere.

Il quarto problema: se le donne andavano a lavorare ed ottenevano l’indipendenza economica il lavoro domestico doveva essere socializzato. Quindi occorrevano servizi sociali. Negli anni ’20 i rivoluzionari stavano cercando di ricostruire l’economia devastata dalle guerre e lo stato non aveva abbastanza soldi per i servizi sociali necessari.

E ultimo punto: i rivoluzionari, avvocati, medici, ecc. per maggior parte erano uomini,  e ritenevano che con il socialismo e il miglioramento delle condizioni sociali le donne non avrebbero abortito perché sarebbe stato più facile mantenere i bambini. Questa idea era falsa. Poiché in quel periodo  la contraccezione era molto scarsa, era difficile proteggersi da una gravidanza indesiderata, l’aborto veniva praticato non perché povere e disperate ma perché la donna voleva avere un bimbo al momento desiderato e questo accadeva in tutte le categorie: donne sposate o no, donne che lavoravano, studentesse, madri già con diversi bambini, donne rurali. Se la donna non controlla la propria fertilità non controlla il proprio destino!

Secondo Wendy, lo stato cominciava ad essere molto preoccupato per i tassi di natalità.

Dopo un forte dibattito interno Stalin assunse la direzione del Partito Comunista. Ci fu subito una rapida industrializzazione e la collettivizzazione dei contadini. Le donne entrarono nel settore pubblico in numeri da record (in nessuna parte del mondo le donne hanno avuto un tasso così alto di occupazione e così in fretta). Il Partito comunista lanciò il piano quinquennale che incideva in ogni settore della vita, in ogni sogno e in ogni idea.

Secondo Wendy, questo piano generò una visione produttivistica.

Nel 1930, nonostante le forti pressioni delle donne attiviste, leader del Partito, venne sciolta l’organizzazione delle donne comuniste e venne chiesto loro di occuparsi del tema della produzione nelle fabbriche, di non organizzarsi più intorno a questioni di vita quotidiana, poiché già altre organizzazioni se ne stavano occupando.

Per Wendy, l’industrializzazione e la collettivizzazione forzata crearono un enorme caos nel paese che incrementò una delinquenza giovanile imputabile alla responsabilità di genitori che non sostenevano i propri figli in maniera adeguata.

Nel 1936 iniziò una grande campagna pro-famiglia contro l’irresponsabilità maschile e venne promulgata una nuova legge che prevedeva la pena per i mancati pagamenti degli alimenti. Il divorzio divenne più difficile da raggiungere perché più costoso per entrambi. L’ideologia ufficiale si vide costretta a respingere l’idea che lo Stato e la legge sarebbero scomparsi con il tempo e molti avvocati rivoluzionari furono fermati da una sorta di “nichilismo giuridico”.

Secondo Wendy, nel 1933 esisteva  un'inversione completa di molte di quelle prime idee del socialismo. C'erano enormi problemi sociali, ma lo stato aveva fatto una scelta ideologica. La decisione di abbandonare la visione marxista non era un imperativo sociale, ma si era verificato in un momento in cui la disoccupazione era finita. Nell'Unione Sovietica non c'era più alcuna disoccupazione, e un gran numero di donne avevano accesso a salari indipendenti. Erano parte integrante della forza lavoro ed ebbero grandi opportunità educative. Lo Stato, con Stalin,  creò centri diurni, ristoranti e lavanderie. Erano importanti nella vita sovietica e furono utilizzati da una grande parte della popolazione, e allo stesso tempo questa prima visione della libera unione fu scartata. Le donne erano ancora responsabili di molte delle attività domestiche e si occuparono di ciò che noi chiamiamo il doppio lavoro, facendo tutti i lavori domestici. Quindi il problema del duplice lavoro non fu mai risolto, né nel socialismo né nel capitalismo.

Wendy conclude: “Con la globalizzazione del capitalismo, le donne oggi percorrono migliaia di chilometri per fare lavori domestici per famiglie più ricche,  in tutto il mondo, lasciando le proprie case. Il problema del lavoro domestico non è stato risolto. Questo è il lavoro peggio pagato nel capitalismo. Quindi una delle domande che penso ci dobbiamo chiedere è che con il capitalismo globalizzato, il problema rimane lo stesso e per molti versi peggiora. Non esiste più una soluzione nazionale a questo problema. Ma penso che la visione bolscevica ci spinge a pensare a tutto questo, a livello internazionale, nel suo complesso.”

Engels e le fondamenta teoriche del femminismo.

Commentando la Conferenza di Wendy Goldman, la professoressa Maria Lygia Quartim de Moraes ha evidenziato alcune delle questioni affrontate da Wendy. Il primo "riguarda il fatto che il marxismo era teoricamente fondamentale, conteneva elementi molto importanti sulla questione di genere, l'idea di famiglia universale e immutabile presente in tutte le società è stata fatta esplodere nel Manifesto comunista del  1948, che ha permesso alle femministe del XX secolo di storicizzare la famiglia. Nel Manifesto c'è già la base per una teoria dell'oppressione delle donne ".

Per Maria Lygia, questa teoria sarebbe stato rafforzata da Engels nel suo studio classico “L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato” del 1884. dove Engels  analizza che la prima oppressione è l'oppressione dell'uomo sulla donna, e già mette in luce una  delle tesi del femminismo contemporaneo che l'oppressione delle donne precede il capitalismo e persiste nel socialismo.

E’ chiaro ancora una volta che solo la sinistra socialista e comunista  porta avanti questo  ​​progetto di liberazione e che a volte ciò che viene costruito in generazioni viene distrutto in pochi anni.

Vediamo quindi quali potrebbero essere le possibilità per andare oltre la questione dei problemi economici, l'assedio dell'Unione Sovietica da parte degli Stati capitalisti, il boicottaggio, ecc.

La prima questione che credo sia importante affrontare è che, citando nuovamente il vecchio Marx,  l'uomo e la donna costruiscono la propria storia, non si sceglie la circostanza in cui si nasce.  Nessuno sceglie padre e madre, né la società in cui nasce, né la propria classe sociale. La verità è che anche noi viviamo il concetto di supremazia maschile e tale concetto del machismo (sia il patriarcato che il sessismo), è talmente radicato  nel sociale che le persone non sono consapevoli di stare riproducendo questi comportamenti.

Anche i rivoluzionari li stavano  riproducendo, e sarebbe stato ammirevole che questa prima generazione di comunisti non avesse peccato di machismo.

E continua: "Aveva ragione chi vedeva un pregiudizio maschile nel modo in cui è stata gestita la questione delle donne e che risulta, per esempio, quando, contrariamente alla prima generazione di bolscevichi,  riduce la Rivoluzione socialista nell'economicismo, come se l'esproprio dei mezzi di produzione e la socializzazione dei mezzi di produzione, da soli, stessero a garantire la fine di tutte le altre forme di oppressione. Questo non era solo fuorviante ma  aveva profonde conseguenze nel rapporto che il Partito comunista, aveva con i movimenti femministi. Infatti, c'è sempre stata l'idea che le donne devono essere “istruite per il socialismo”,  perché non sono preparate politicamente come gli uomini”.

Per Maria Lygia “Questa è la politica ufficiale dei Partiti comunisti, non sorprende che il 1968,  rivoluzionario e libertario, fu anche l'anno in cui il movimento delle donne esplose al di fuori dei partiti in un movimento spontaneo che guadagnò grande forza. Naturalmente, aveva il sostegno dei partiti di sinistra e comunisti.  Questo femminismo introdusse un concetto rivoluzionario  "il privato è politico". Perché le domande personali sono sempre state trattate come una questioni a parte: ‘Questo è un problema tra  marito e moglie' o 'questo è un problema familiare'.

C'è un passaggio di Lenin in cui dice quanto fosse disgustato di come gli uomini non volessero  rinunciare ai loro privilegi.  "Voglio dire alla stragrande maggioranza delle donne che lavorano, che trascorrono tutto il giorno in officina: pochissimi uomini, anche tra i proletari, realizzano la fatica e il dolore che risparmiano ad una donna se le danno  una mano nel  lavoro. Ma questo si opporrebbe ai diritti e alla dignità dell'uomo, che vuole pace e comunità. La vita domestica della donna è un sacrificio quotidiano fatto di mille piccoli  sacrifici.

La vecchia supremazia dell’uomo sopravvive in segreto”.

“In breve, gli uomini, pur cercando la rivoluzione a fianco delle donne, non lo hanno fatto. Le donne sono andate a lavorare fuori, hanno svolto tutti i loro compiti ma gli uomini non hanno lasciato la loro comoda posizione”.

“Credo che Simone de Beauvoir avesse  ragione quando ha detto che donna non si nasce ma si diventa "per mostrare l'importanza dell'educazione” E, infatti, nessuno nasce uomo né donna, non  nasce sessista, né nasce razzista: siamo fatti in questo modo a causa delle nostre prime relazioni familiari e della società in cui viviamo. E aveva ragione quando, alla fine del secondo volume del Secondo Sesso, cita Marx ; “la qualità di una società è misurata dalla qualità del rapporto tra uomo e donna”.

Se vogliamo misurare la qualità della relazione uomo-donna qui in Brasile, il minimo che potrei dire è una parolaccia. Ecco perché sono indignata e mi sembra osceno confrontare il machismo con il femminismo. Dopo tutto, il femminismo non ha mai ucciso nessuno. Machismo uccide ogni giorno ".

Di seguito vi è stato un dibattito molto ricco, con decine di domande sugli aspetti più diversi del femminismo.  In tutte e tutti  la certezza che, con pur con  le difficoltà riguardanti la novità dell'esperienza, il 1917 fu il grande punto di riferimento della lotta per l'emancipazione delle donne del ventesimo secolo. E che anche le donne devono rivendicare la grande rivoluzione socialista di ottobre.

* Mariana Venturini è vicepresidente dell'Unione delle donne brasiliane (UBM) Fonte: Portal Grabois