Globalizzazione e sovranità nazionale

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continents 2660922 1280di Mark Epstein

Una delle dinamiche a prima vista soprattutto economiche, ma che in realtà hanno implicazioni estremamente profonde a livello politico, istituzionale, sociale ed ‘antropologico’, e che dominano ed ipotecano il nostro futuro, è quella che contrappone la globalizzazione (od il vasto cosmo di fenomeni che si intende indicare con questo termine) alla sovranità nazionale.

È una dinamica fondamentale anche e forse soprattutto per discussioni, dialoghi, confronti all’interno di ciò che vorrebbe identificarsi ‘a sinistra’ e di ciò che invece più propriamente lo è davvero per tutta una serie di motivi.


Ecco una serie delle argomentazioni di amici e conoscenti che si collocano ‘a sinistra’ e che de facto non propongono altro che un’adesione passiva alla globalizzazione, ed alle varie istituzioni sovranazionali che ne derivano, che la incarnano, e che sono tra gli agenti principali di diffusione del neoliberismo al livello politico ed istituzionale:

A. La “fuga in avanti”: le forze che spingono alla globalizzazione sono inarrestabili, e quindi chiunque proponga (anche) forme politiche a livello nazionale, che difendono la sovranità nazionale, e via dicendo è comunque un “reazionario”.      

Difficile esagerare il numero di errori a livello sia logico che empirico che si accumulano in queste forme di argomentazione. 1) Ciò che viene proposto è al massimo qualche forma di cosmopolitismo e non di vero internazionalismo 2) Visto che quasi senza eccezione chi propone queste argomentazioni non dispone di alcuna forza politica reale sul terreno, si tratta in realtà di un invito a farsi trascinare dalle forze oligarchiche che sono le più interessate ad una globalizzazione formalizzata a livello del nuovo totalitarismo ‘da rimozione’, e cioè dove tranne queste elite, nessun individuo o forza in campo dispone di qualsiasi forza istituzionale o politica a loro tutela, difesa, rappresentanza, e che possa in qualche modo monitorare, forzare rendicontabilità riguardo ai processi in corso, e ovviamente dirigerli, cambiare la loro natura, direzione, interessi, ecc. In altre parole si tratta del più passivo dei conformismi. 3) In realtà chi propone queste “fughe in avanti”, in modo tipico del postmoderno irrazionalista francese (semplificando in maniera pazzesca a livello filosofico, una conseguenza della sequenza dei ‘passaggi’: strutturalismo -> post-strutturalismo), non sa nemmeno chi siano i soggetti potenzialmente rivoluzionari e ‘plasmatori’ all’interno della propria “fuga” a livello politico; non ha la più pallida idea o proposta concreta di istituzioni che in qualche minimo modo sappia coagulare, rappresentare e rendere politicamente solidale, attiva, e dinamica tali soggetti. 4) Anche se spesso sarebbero orripilati dall’essere inclusi in questa categoria, in realtà non fanno altro che ripetere il determinismo e fatalismo tipico della social-democrazia di inizio ‘900 riguardo il. ca. “inevitabile” movimento verso la trasformazione socialista, ed in modo analogo soppravvalutano moltissimo il fattore economico e, relativamente, quello delle forze di produzione, relativamente al momento politico ed istituzionale per un capital-imperialismo che, in termini reali, di sopravvivenza e progresso civile per la specie e tutte le classi non-oligarchiche e parassitarie, mai si è mostrato più corrotto, regressivo, barbaro, distruttivo, tumorale e debole (e costretto ad estrarre profitti sempre più tramite meccanismi in realtà istituzionali, più politici che economici nel continuum della ‘economia politica’). In altre parole non sono solo fautori di una “fuga in avanti” costruita tutta in base ad astrazioni ed utopie, ma sono alla fine, quando vengono analizzate nel concreto queste proposte, propalatori di una “fuga FATALISTA in ‘avanti’ (nelle intenzioni: in realtà solo un moto accelerato verso la barbarie più degradata ed antidemocratica)”.

B. Le “nazioni” in campo anche se riuscissero ad estricarsi da organismi del nuovo totalitarismo come la UE, in realtà sarebbero ancora più facile preda della globalizzazione economica in corso: à anche all’interno di organismi sovranazionali come la UE le forme concrete nelle quali le direttive della UE vengono implementate dipendono sempre da stati-nazione specifici, e quindi da un grado di sovranità nazionale 2) in realtà le istituzioni globali e sovranazionali del nuovo totalitarismo ‘da rimozione’ sono pensate solo per semplificare la sopraffazione e lo sfruttamento di elite oligarchiche sempre più interconnesse a livello globale, e quindi aiutano ad AUMENTARE ed INTENSIFICARE i livelli di sfruttamento del neoliberismo, e non tutelano affatto gli interessi delle classi oppresse se non in aree minime e sempre decrescenti 3) l’unico modo grazie al quale degli organismi realmente internazionali e/o globali riuscirebbero a rappresentare gli interessi delle classi oppresse sarebbe grazie all’esistenza di meccanismi di rappresentanza, democrazia e rendicontabilità forti, ma questi nel concreto presente non esistono nemmeno quasi allo stato immaginario, senz’altro non a quello di proposte politiche concrete, e men che meno a quella della realizzazione, anche solo molto parziale: si tratta in altre parole semplicemente delle vacuità astratte di una “fuga in avanti” di cui sopra 4) In realtà il tipo di “fuga in avanti” nel sovranazionale neo-liberale costituisce praticamente una garanzia (!!!) che le istituzioni sotto le quali si sarebbe costretti a vivere sarebbero sempre più esclusivamente e capillarmente quelle del ‘totalitarismo da rimozione’ e per niente quelle con ancora qualche minimo retaggio di tipo democratico e di rendicontabilità ereditati storicamente a livello nazionale grazie alle conquiste (sempre molto parziali evidentemente) delle lotte di classe precedenti 5) la logica per cui delle nazioni singole sarebbero più deboli in un contesto globale ipoteticamente dominato da istituzioni sovranazionali o globali è un’istanza di un classico ragionamento circolare: non esiste alternativa perchè noi diamo per scontata la mancanza di alternative; in realtà niente impedisce a nazioni singole di creare le loro interconnessioni ed alleanze reticolari in settori e per misure specifiche, il che non sacrificherebbe la “sovranità nazionale” nella misura in cui ancora esiste, ma rafforzerebbe di molto (spesso moltissimo!) il potere contrattuale di reticolati di nazioni che devono (per ora!) sempre competere all’interno di mercati capitalisti-imperialisti a livello globale 6) un ragionamento pressochè identico a quello citato precedentemente al punto 5), e cioè che non vale la pena di difendere la “sovranità nazionale” perchè è comunque in via d’estinzione è solo una variante trasformista della “fuga fatalista in avanti”. 7) Unite in modo (con)federativo o comunque grazie ad associazioni e coalizioni reticolari e via dicendo, anche le nazioni più piccole, coalizzate in questo modo, possono senz’altro competere con i più grandi colossi (tanto più se ogni nazione partecipe è democraticamente partecipe e coinvolta nella costruzione del proprio futuro: l’esatto contrario della UE odierna che è internamente un esempio orrendo di anti-democracità e che oltre allo status orrendamente corrotto e ‘comprador’ delle proprie elite, è incredibilmente poco coeso e debole internamente proprio perchè intenzionalmente sopprime qualsiasi possibilità di forme istituzionali democratiche e partecipate (per esempio, uno tra i tanti, veramente confederali).

C. L’Impero non è che una tra varie potenze (molto) forti e la ‘sinistra’ farebbe molto male ad aiutare altre potenze forti perchè sono altrettanto o più deleterie dell’Impero stesso. I ragionamenti che hanno come base questo fondamento od ipotesi non hanno il benchè minimo supporto empirico. 1) Le basi e le aree del dominio globale dell’Impero sono moltissime ed in ognuna lo strapotere dell’Impero è ad ordini di grandezza superiori alle altre potenze che si ipotizzano come ‘rivali’:à sono controllate dall’Impero, come il FMI, la Banca Mondiale, il GATT, BIS (Bank for International Settlements) ecc. (a livello sovranazionale ma non globale lo stesso discorso vale per NATO, SWIFT, ecc. ecc.) c) nell’universo dei media e delle comunicazioni: agenzie stampa, multinazionali dell’intrattenimento, social media, ecc. l’Impero di nuovo gode di uno strapotere che è di molti ordini di grandezza superiore a quello delle altre ‘grandi potenze’ paragonabili d) l’uso della lingua inglese sia in rete, sia in moltissimi ambiti di ricerca, accademici, tecnologici, produttivi, e non da ultimo di mode e conformismi sociali, il nuovo ‘latino’ quasi globale del nuovo totalitarismo imperiale di origine anglosassone, anch’esso costituisce una fonte diffusa e capillare, persino sugli apparati concettuali ed analitici di singoli individui, che nessuna di queste altri ‘grandi potenze’ può nemmeno approssimare e) lo strapotere di multinazionali statunitensi e, strettamente alleate, britanniche nel settore del capitale finanziario costituisce di nuovo una base di potere enormemente superiore a quella di qualsiasi altra potenza f) e non da ultimo ovviamente lo strapotere militare e di presenza aggressiva militare sul suolo di paesi terzi mediante una rete di basi (collegate anche alle reti di sorveglianza elettronica, e non solo a quelle più prettamente militari) che nelle stime più conservatrici è di poco inferiore al migliaio, ma in quelle più realistiche arriva a parecchie migliaia, una rete di nuovo che non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella di altre potenze, che, al massimo dispongono di qualche manciata di basi in tutto il globo (quindi di nuovo uno strapotere di molti ordini di grandezza superiore).

Per quanto riguarda la valutazione di quanto siano ‘deleterie’ o ‘poco democratiche’ queste altre potenze, di nuovo questa ‘sinistra’ dispone di pochissime prove empiriche ed evidenziarie che non siano sin dall’inizio fondate su pregiudizi (perlopiù quelli coltivati ad hoc dai media oligarchici ‘occidentali’). Come uno dei tantissimi esempi potremmo paragonare la presenza cinese ed imperiale in Africa. Dal 2008 l’Impero ha aggiunto ancora un’ente al suo sterminato elenco di presenze militari, aprendo la cosidetta AFRICOM. Completamente in linea con la presenza imperialista ed iper-aggressiva su tutto il globo terracqueo. La Cina invece ha aperto l’unica base militare che opera al mondo fuori dai suoi confini a Djibouti nel 2017, nella stessa area dove l’Impero già operava una delle sue tantissime basi, e cioè Camp Lemonnier. In termini approssimativi si può affermare che dove l’Impero aiuta tutte le multinazionali dell’occidente capitalistico a sfruttare l’Africa, seguendo le vie percorse già in epoca coloniale dall’Europa, ed AFRICOM e tutta la costellazione militare e di sorveglianza funge a sostegno di questo sfruttamento e di questa “power projection” globale, generalmente la Cina si interessa all’Africa sia come fonte di risorse di materie prime per la propria economia in crescita, sia come opportunità di progetti cooperativi di sviluppo infrastrutturale in questi paesi, cosa che per decenni e secoli l’ “Occidente” non ha fatto quasi per nulla, se non appunto come sostegno al suo apparato di sfruttamento. Seguendo la ormai collaudatissima pista propagandistica della demonizzazione e del sospetto, i media oligarchici occidentali, ed imperiali soprattutto, hanno cercato di diffamare in ogni modo la presenza cinese, col sottinteso tacito che solo l’Occidente ha il ‘diritto’ ad intraprendere questo tipo di presenza sul resto del globo (le stesse tattiche diffamatorie ad hoc che precedono ogni ennesima aggressione dell’Impero sul resto del globo nel caso di regimi che non si dimostrano sufficientemente servili). Ma in realtà è la storia che ci serve, come quasi sempre, a smontare questa propaganda ed a dimostrare come sia la presenza occidentale ed americana quella che ha sempre portato a guerre civili, iper-sfruttamento, e degradazione del continente africano. Una delle moltissime testimonianze viene dal libro di parecchi anni fa di Michael Maren, The Road to Hell, che descrive (all’epoca Maren lavorava per ONG dedite all’assistenza alimentare in Africa) in dettaglio come la “assistenza” occidentale in realtà lavori in piena connivenza con il dumping da parte delle multinazionali agroalimentari e dello agribusiness occidentali (al punto che poi partecipano a convegni congiunti con multinazionali della produzione ed esportazione di armi).

Non raramente questi stessi postmoderni identitari sono tra coloro che affermano che non bisogna assolutamente piu’ dare qualsiasi appoggio a Russia o Cina perche’ sono nazioni che hanno tradito un passato rivoluzionario… lo stesso tipo di persona che dava per scontato l’appoggio economico ecc. sovietico (o cinese, o cubano) a movimenti di liberazione nei decenni ca. 1960-1980 quando le sinistre europee di sostegno ne davano da microscopico a nullo… Questa è sicuramente una delle (molteplici) aree in cui le analisi di Domenico Losurdo aiutano a radicare l’ipotesi che molto spesso l’etichetta spregiativa “stalinismo” in “Occidente” è solo un modo di ghettizzare e diffamare posizioni realmente anti-imperialiste (e solo in pochi casi entra nel merito della questione, molto complessa, della critica al (neo)stalinismo). Ma soprattutto l’iper gigantesca ‘amnesia’ storica alla fine sembra costituire una dimenticanza abbastanza intenzionale sui reali passati rivoluzionari (o meno!), sulle reali conquiste storiche, di una soi-disant ‘sinistra europea’, e cioe’ che l’Europa occidentale non ha MAI prodotto un governo rivoluzionario di tendenza marxiana di sinistra che sia durato per un periodo di tempo significativo, e quindi questi stessi individui potrebbero magari essere un pochettino più autocritici nel sempre pretendere mari e monti da altre nazioni e movimenti, ma contemporaneamente essere sempre pronti ad accampare ogni sorta di scusante per i propri trasformismi, vendite al miglior offerente ed arrese alla minima difficoltà di ogni sorta!!

Un livello di incoerenza ancora più grave se possibile a livello politico e filosofico pertiene al tipo di velleitarismo tipico di questa ‘sinistra’ postmoderna identitaria, e cioè il cercare in qualche modo di ca. ‘azzerare’ tutte le moltissisime e complessissime reti causali che contribuiscono alla costruzione temporale e storica reale di un’identità concreta, individuale, materiale, storicamente fondata, per arrivare ad un minestrone nebulosa nel quale tutto ciò che sull’etichetta (e sulla carta...) sembra essere ca. ‘fuori’ dalla norma, diventa ipso facto qualcosa di più gradito, che deve essere accetto più ed oltre il comune e normale, perchè appunto fa parte della strategia postmoderna relativista ed irrazionalista di contestare qualsiasi norma condivisa, costruita in comune, storicamente tramandata (anche per questo il ‘migrante’ astratto è gradito proprio a livello di simbolismo, perchè incarna la precarietà, il “nomadismo” di un’identità apparentemente (!!) senza radici storiche, materiali, territoriali e geografiche), semplicemente perchè è una norma che si è costruita qualche tipo di autorità, benchè poi alla fine si tratti quasi esclusivamente di contestazioni verbali e logorroiche, dove una conoscenza profonda, storica, radicata nel concreto delle prassi materiali dell’ “altro” non esiste quasi per nulla...

Comunque dove appunto a livello di propaganda e retorica postmoderno identitaria tutto ciò che è “occidentale” diventa fonte perlomeno di scetticismo, contestazione e polemica, quando non semplicemente di scherno per partito preso, invece, guarda caso, quando si tratta del contesto politico ed istituzionale globale, delle concrete dinamiche di sopraffazione, aggressione, e genocidio tipiche di secoli di sfruttamento, dominio ed espansione occidentali, ed i loro vari trasformismi nell’ “imperialismo umanitario”... ah, allora, mai si potrebbero trovare individui più filo- “occidentali” in base a presupposti quasi esclusivamente mitici e propagandistici sulla ‘superiore’ “democrazia”, “legalità”, “apertura” ecc. ecc. di questi regimi occidentali rispetto a Russia, Cina, India, Iran, ecc. ecc. In altre parole un partito preso che, guarda caso, si ritrova sempre a difesa delle potenze dello imperialismo occidentale.

Peccato che quando l’ “Occidente” dimostra molto concretamente che non rispetta minimamente le libertà di opinione, espressione, associazione, e via dicendo, di un giornalismo critico in rete e non, come dimostrato all’ennesima potenza dalla persecuzione illegale di Julian Assange, Wikileaks, Edward Snowden e molti altri, da parte dell’Impero e di tutte le potenze proconsolari servili ai suoi servizi, questi stessi bonzi del postmoderno identitario facciano sempre parte degli omertosi della ‘maggioranza silenziosa’ del conformismo profondo della ‘opposizione leale’ al neoliberismo. Una ‘fronda’ buffonesca e giullaresca che ama molto il pirotecnico verbale e retorico, gli esibizionismi logorroici, ma che quando si viene al dunque, corre sempre a cercare la protezione imperiale, e NON cerca le vie concrete possibili per un mondo davvero multipolare, e davvero aperto a proposte, identità ed istituzioni differenti e diverse, ovviamente non per questo identiche ai mantra del parlamentarismo occidentale, ma non per questo automaticamente “non-democratiche”, peggiori, e via dicendo.

Ancora peggio però è che questa stessa ‘sinistra’ non ha nessun senso delle proporzioni o del peso delle azioni storiche delle potenze che si vorrebbero paragonare, o dei secoli di dominio occidentale per quanto riguardo pratiche sia colonialiste che imperialiste.

La Cina non ha mai aggredito da dozzine a centinaia di altre nazioni sul globo terracqueo come invece ha fatto e sta facendo l’Impero, fatti alla mano. La Russia non ha mai invaso miriadi di altri paesi, non ha provocato centinaia di colpi di stato e “rivoluzioni di colore”. No, sono stati l’Impero ed il suo codazzo proconsolare parassitario ‘occidentale’ nella UE che hanno operato in questo senso.

Semmai è la Cina che è stata vittima in particolar modo del colonialismo ed imperialismo occidentali, con le cosidette “guerre dell’oppio”, dell’imperialismo giapponese alleato a quello delle potenze dell’Asse e via dicendo. Nessuna nazione al mondo ha sofferto al livello che ha sofferto la Russia a causa dell’aggressione nazista... E potremmo continuare.

Sì, ci sono stati limitati casi di espansione, aggressione, ‘difesa dei propri interessi’ da parte della Cina ai propri confini (i casi del Tibet e del Vietnam, ed alcuni casi di aree con isole contese tra varie nazioni potrebbero essere anoverati), ma, e questo va sottolineato in modo molto forte: ai propri confini!! L’Impero da decenni non ha confini riguardo dove, come, quando, e fino a che grado di barbarie aggredisce le nazioni che vuole soggiogare, conformizzare, sfruttare, ecc.

Nel caso della Russia abbiamo il caso Crimea, così centrale per la propaganda disinformante occidentale. Peccato che questo ‘caso’ si situi posteriormente al colpo di stato neo-nazista orchestrato dall’Impero con connivenze e poi sostegno occidentali e della UE in Ucraina. Peccato che si situi dopo ca. un paio di decenni di aggressione da parte dell’Impero e dei paesi della NATO nei paesi limitrofi alla Russia, aggressioni di tutti i tipi e livelli che dichiaratamente violavano gli accordi taciti presi tra l’Impero e Gorbachev ai tempi della cosiddetta “fine della Guerra Fredda”, che però in realtà l’Impero e l’Occidente non hanno mai “finito”, manipolando invece la marionetta alcolizzata Boris Yeltsin per cercare di arraffare la maggior parte possibile delle materie prime su suolo russo. Marionetta alcolizzata Yeltsin che attaccò il proprio parlamento con i carri armati con il placet occidentale...! Mai allora si udirono i cori ueber-complottisti rivolti ad un leader russo (perchè era docile ed iper-servile strumento dell’imperialismo occidentale). Invece quando la Russia ha a capo un leader nazionalista (a mio avviso di destra, ma comunque su questo si può senz’altro discutere) che non gradisce il ruolo di passiva marionetta, allora il gran polverone della macchina propagandistica neo-goebbelsiana occidentale si fa sentire a pieno volume... Putin a mio avviso è parzialmente paragonabile al De Gaulle che rifiuta il grado di servilità che la NATO voleva imporgli ai tempi della Guerra Fredda.

Ma per le ‘moltitudini’ del postmoderno identitario che a malapena sanno cosa sia la geostrategia, questi livelli di analisi e discorso storico sono troppo complessi rispetto ai clichè del PC e buonismo identitario.

Una delle ragioni in parte ‘tacite’ della guerra delle elite oligarchiche neo-liberiste alla sovranità nazionale è stata espressa forse non completamente nei modi nei quali avrebbe voluto gestirla e camuffarla, da Guy Verhofstadt in occasione di un suo intervento riguardo la Brexit (vedi qui). Verhofstadt ha ‘difeso’ la UE proprio usando una logica prettamente imperialista: argomento centrale della sua ‘difesa’ quello che il futuro del mondo è un futuro di imperi e non di stati-nazioni. A ruota di questa logica Verhofstadt ha praticamente suggerito che per ‘mantenere il passo’ con Cina, India ed USA la UE deve essere quello che praticamente Verhofstadt ci dice è già, e cioè un impero...! Almeno il discorso di Verhofstadt è un pochettino meno ipocrita di quello di molti postmoderni identitari, nel senso che esprime chiaramente la sua aspirazione allo status di impero... Dove invece si dimostra molto debole è a livello di valutazione realistica sullo status delle potenze che equipara come imperi. Prima di tutto come ho descritto sopra nè la Cina nè tantomeno l’India hanno minimamente lo stesso livello di potere dell’Impero su una serie di fronti molto ampia che va dalla finanza, ai media, al potere all’interno di istituzioni ‘globali’ al fronte militare e dello spionaggio e monitoraggio. Secondo, al contrario dell’Impero si basano su culture millenarie, tra le più antiche al mondo, ed hanno un’autocoscienza storica a livello di classi oppresse decisamente maggiore delle classi equivalenti nell’Impero. Terzo, la UE, benchè non sia una confederazione (un aspetto molto negativo dal mio punto di vista aggiungerei), è un aggregato sovranazionale, ma non gode affatto del livello di integrazione e di senso di fini comuni degli altri enti che Verhofstadt ha designato come “imperi”. Infatti è retto da organismi opachi e per niente soggetti a rendicontabilità tipici del contemporaneo totalitarismo da rimozione, che manipolano ed impongono verso il basso delle classi oppresse, ma che non sono affatto veicoli di discussione, dialogo, costruzione e formazione condivisa, comune e, soprattutto, democratica. Pensiamo solo alla ‘politica estera’ per quanto (molto poco!) si possa dire che la UE ne possegga una, che non sia semplicemente un servile accodarsi all’Impero... Lo stesso si può affermare per zone molto ampie della politica finanziaria ed economica. Quindi la “UE impero” di Verhofstadt lo è solo per quanto riguarda gli aspetti anti-democratici e totalitari interni, ma niente affatto per quanto riguarda una sua coesione di azione a livello globale come ‘potenza’ (dove tutte le altre potenze citate da Verhofstadt hanno fini e perseguono strategie molto più mirate). Quindi a questi livelli la UE in realtà non compete affatto, fa solo da supporto molto servile e smidollato dell’Impero. Anzi basta seguire da vicino la politica di manipolazione dell’Impero riguardo vari stati dell’Europa orientale (Polonia, Ucraina, qualche anno fa la Georgia, vari stati baltici) per vedere che l’Impero gioca proprio su queste opposizioni interne alla UE per manipolarla anche per quanto riguarda la struttura interna e l’aizzamento di frazionismi interni, e non solo sulla manipolazione delle elite direttive prezzolate della UE stessa.

Mi sembra superfluo sottolineare quanto contraria a qualsiasi logica progressista od anti-imperialista è la logica di Verhofstadt descritta sopra: si tratta del peggio del conformismo ed imitazione combinata con e mirante a i peggiori fini di ‘potenza’ degli imperialismi di tutti i tempi... Altro che internazionalismo...! Uno (pseudo)-cosmopolitismo interno a consumo dei più sprovveduti, combinato con il peggio degli autoritarismi incontrollati imposti all’alto di istituzioni intenzionalmente opache ed incontrollabili.

Ovviamente viviamo in un’epoca caratterizzata da contraddizioni specialmente forti, soprattutto riguardo le istituzioni di cui dispongono, molto parzialmente, le classi oppresse, vs. invece le istituzioni globalizzanti del nuovo totalitarismo ideate ad hoc dalle oligarchie globali. Per un saggio che affronta, per quanto ancora in maniera molto semplificata, e con poca considerazione di tutti i livelli istituzionali implicati, questa contraddizione fondamentale tra “unipolar governance” e “multipolar world” si veda qui.