Losurdo presenta la rilettura di Stalin di Grover Furr

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groverfurrRiproponiamo un testo di Domenico Losurdo che mantiene tutta la sua attualità

Prefazione di Domenico Losurdo al volume Krusciov mentì di Grover Furr, pubblicato nel 2015 dalla casa editrice La Città del Sole. Ringraziamo Giordano Manes per aver messo a disposizione il testo.

In Francia, dopo il Termidoro, i giacobini sono consegnati alla ghigliottina anche sul piano morale. Si diffonde una pubblicistica che li bolla come «quei sultani», «quei satiri» che un po’ dappertutto avevano apprestato «luoghi di piacere» e «luoghi di orge», nei quali «si abbandonavano a tutti gli eccessi». Assieme alla libidine sessuale a divorare Robespierre era stata soprattutto la libidine del potere: egli si apprestava a sposare la figlia di Luigi XVI in modo da poter ascendere al trono di Francia.

Quest’ultima accusa era la più sensazionale di tutte, ma le prove non mancavano, anzi abbondavano: il contratto di matrimonio» era stato già firmato; d’altro canto, a casa del tiranno appena giustiziato era stato trovato il «sigillo con il giglio di Francia», il sigillo cioè della dinastia borbonica. Non c’erano più dubbi: Robespierre voleva diventare re di Francia, per questa aveva scatenato il Terrore! Per quanto riguarda le vittime del Terrore, gli esponenti del Termidoro facevano a gara per accrescerne il numero: decine di migliaia, centinaia di migliaia, anzi milioni! Da questo furore ideologico si lasciava contagiare per qualche tempo Babeuf, che rincarava persino la dose: contro la Vandea Robespierre aveva infierito non per stroncare la guerra civile ma perché voleva mettere in atto un «sistema di spopolamento» e di genocidio, perché voleva «estirpare la razza umana»! Abbastanza rapidamente Babeuf si accorgeva di essere lasciato ingannare dai termidoriani e anzi accusava questi ultimi di condurre una politica genocida, che condannava le masse popolari alla morte per inedia. (Di questo capitolo di storia, sul quale ancora ai giorni nostri conviene riflettere, mi sono occupato nel mio libro Stalin. Storia e critica di una leggenda nera). 

Storicamente avviene che, dopo essere stata sconfitta, una rivoluzione o una corrente rivoluzionaria viene sommersa dalle accuse più infamanti. Ai giorni nostri, ferma restando la brutalità della guerra civile che investe la Francia dopo il rovesciamento dell’Antico regime, neppure l’antigiacobino più furioso prende sul serio le accuse a suo tempo rivolte a Robespierre. Stalin invece è stato decisamente più sfortunato. E la cosa ben si comprende: la leggenda nera costruita su di lui serviva egregiamente a screditare il paese da lui governato per tre decenni. E’ vero, nel frattempo l’Unione Sovietica non esiste più, ma esiste, si sviluppa e si rafforza la Repubblica Popolare Cinese. Ed ecco allora che ai giorni nostri alla leggenda nera su Stalin si aggiunge la leggenda nera su Mao Zedong!

Per quanto riguarda Stalin si assiste a uno spettacolo addirittura grottesco. A partire dal Rapporto Kruscev egli è stato accusato di non aver preparato il suo paese alla guerra che Hitler si apprestava a scatenare. E proprio sulla base del Rapporto Kruscev, una illustre filosofa qual è Hannah Arendt ha dato il suo bravo contributo alla costruzione o all’ulteriore dilatazione della leggenda nera: Stalin non si era preparato alla guerra perché si fidava ciecamente di Hitler; i due dittatori totalitari erano due fratelli gemelli! Sennonché, in questi ultimi tempi una storiografia revisionistica emersa soprattutto in Germania rivolge al leader sovietico un’accusa esattamente contrapposta: nonostante il patto di non aggressione, egli si sarebbe impegnato in un riarmo febbrile al fine di aggredire e invadere la Germania; e dunque, con l’operazione Barbarossa Hitler si sarebbe limitato a prevenire i piani di guerra del Cremlino.

La nuova «rivelazione» avrebbe dovuto mettere in crisi le «rivelazioni» del Rapporto Kruscev: era l’occasione per ridiscutere la tesi, sviluppata in particolare da Arendt, del tenace legame di fiducia tra le due massime incarnazioni del «totalitarismo». E, invece, nulla di tutto questo: la grande stampa di «informazione» mette in evidenza e strombazza sia l’una cha l’altra accusa. Contro Stalin l’ideologia dominante agita tranquillamente le affermazioni e le «rivelazioni» più contraddittorie: l’importante è che siano infamanti.

Dobbiamo allora salutare l’opera di Grover Furr. Egli si muove a suo agio con la lingua russa e gli archivi russi; senza lasciarsi intimidire dalla political correctness, svolge un lavoro di ricerca preciso, paziente, meticoloso. Egli ha già dimostrato senza ombra di dubbio che, come suona il titolo del libro da lui pubblicato, «Kruscev lied». Che l’autore del «Rapporto segreto» si comportasse con la verità storica in modo disinvolto e spregiudicato è ormai riconosciuto da un’ampia storiografia, ma ora le manipolazioni, le mezze verità, le menzogne di Kruscev vengono smontate l’una dopo l’altra, e vengono smontate con una documentazione difficilmente oppugnabile. Per fare solo un esempio particolarmente clamoroso, la tesi secondo cui, subito dopo lo scatenamento dell’aggressione nazista contro l’Unione sovietica, Stalin sarebbe caduto in uno stato di depressione e di fuga dalle proprie responsabilità, tutto ciò oggi si rivela una sorta di romanzo surrealista; esso è altrettanto fantasioso del romanzo inventato dai termidoriani che accusavano Robespierre di aver voluto sposare la figlia di Luigi XVI al fine di ascendere al trono dei Borboni. Alle spalle del cosiddetto «Rapporto segreto» agisce una lotta politica che è ancora largamente da indagare; ma ora, grazie anche al lavoro di Grover Furr, gli storici potranno affrontare questo compito, finalmente sgravati dal peso di leggende prive di fondamento.

Domenico Losurdo

Urbino maggio 2015