Democrazia e Socialismo

E-mail Stampa PDF

pcp striscione lavorodi Albano Nunes

daAvante!, Settimanale del Partito Comunista Portoghese (PCP)

Traduzione dal portoghese di Mauro Gemma

La questione del rapporto tra la lotta per la democrazia e la lotta per il socialismo percorre tutta la storia del movimento operaio e comunista internazionale. Attualmente acquisisce particolare importanza, è diventato argomento inevitabile del dibattito tra forze di “sinistra” o che di “sinistra” si definiscono, e anche motivo di serie divergenze nel movimento comunista e rivoluzionario internazionale.

Tra le ragioni di fondo per cui questo problema riveste rinnovata attualità c'è la contraddizione, da un lato, tra l'approfondimento della crisi strutturale del capitalismo e l'esigenza di profonde trasformazioni rivoluzionarie orientate al socialismo, e, dall'altro, le insufficienze a livello delle forze rivoluzionarie e il ritardo nell'organizzazione e consapevolezza e disponibilità politica delle masse. Ciò in un contesto in cui il capitalismo risponde alla crisi del sistema con l'intensificazione della sua politica di sfruttamento, oppressione e guerra e minaccia il mondo con una catastrofe dalle incalcolabili proporzioni.


E' qui che risiede il brodo di coltura di due tendenze estreme e opposte ma che convergono a un identico risultato:

- L'incertezza di fronte alla durezza della lotta e l'adattamento allo stato delle cose esistente, con l'abbandono della prospettiva rivoluzionaria e l'opzione per una posizione riformista di collaborazione di classe (frequentemente giustificata con la tesi che in definitiva “il socialismo è lo sviluppo della democrazia”) con cui si verifica la socialdemocratizzazione dei partiti comunisti nello stesso tempo in cui la socialdemocrazia, che si arrende al neoliberismo, si trasforma in un pilastro dell'imperialismo.

- L'impazienza e il radicalismo di sinistra che nega l'esistenza di tappe e fasi intermedie nella lotta rivoluzionaria e colloca il socialismo come compito immediato e universale, indipendentemente dalle condizioni concrete di ogni paese, fino al punto di considerare la lotta per alternative sociali e di sovranità come di mera “gestione del sistema” e anche di freno allo sviluppo del processo di trasformazione sociale.

Viviamo l'epoca della transizione dal capitalismo al socialismo inaugurata dalla Rivoluzione d'Ottobre e come tale definita da Lenin. Ma ciò non significa che in tutto il mondo si presentino le condizioni concrete per la rivoluzione socialista. La sconfitta da parte di Lenin del revisionismo bersteiniano – che proclamando che “il movimento è tutto e l'obiettivo finale non è nulla” svuotava Marx e il marxismo della sua essenza rivoluzionaria (il potere dei lavoratori 1) – non è stata sinonimo di “socialismo ora” né di negazione e sottovalutazione dell'esistenza di tappe e fasi intermedie sul cammino della conquista del potere da parte della classe operaia. E ancora meno di incomprensione dell'importanza della lotta per la democrazia nella strategia rivoluzionaria del partito del proletariato e della correlazione di lotta per la democrazia e lotta per il socialismo.

E' quindi particolarmente opportuno e istruttivo rivisitare Lenin e apprendere come egli abbia combattuto  contemporaneamente su due fronti contro l'opportunismo di destra, revisionista e riformista, che rinviava a tempo indefinito la rivoluzione e sabotava l'azione rivoluzionaria, e contro l'opportunismo di “sinistra” impaziente e volontarista che, isolando l'avanguardia di classe e la classe dalle masse, bruciava con un fraseologia settaria e dogmatica qualsiasi reale possibilità di avanzata trasformatrice e rivoluzionaria: “La rivoluzione socialista non è un atto unico, una sola battaglia su un unico fronte, è tutto un periodo di conflitti di classe acuti, una lunga successione di battaglie su tutti i fronti, vale a dire su tutte le questioni dell'economia e della politica, battaglie che solo possono finire con l'espropriazione della borghesia. Sarebbe un errore capitale credere che la lotta per la democrazia sia suscettibile di sviare il proletariato dalla rivoluzione socialista, o di eclissarla, di svuotarla, ecc. Al contrario, così come è impossibile concepire un socialismo vittorioso che non realizzasse la democrazia integrale, allo stesso modo il proletariato non si può preparare alla vittoria sulla borghesia se non conduce una lotta generale, sistematica e rivoluzionaria per la democrazia” 2.

La questione della democrazia

Il PCP ha chiaramente definito nel suo Programma approvato al XIX Congresso “Una democrazia avanzata: i valori di Aprile nel futuro del Portogallo”, il suo concetto di democrazia, un concetto radicato nella sua visione marxista-leninista del mondo e nella propria esperienza rivoluzionaria. Un concetto che non è un'astrazione fuori dalla realtà sociale, ma che, e non potrebbe essere diversamente, ha un contenuto di classe. Un concetto che non disdegna – e come potrebbe essere altrimenti per un partito che si è creato e radicato nelle masse sotto una dittatura fascista, e che ha nella lotta per le libertà democratiche fondamentali l'obiettivo centrale e immediato della sua azione rivoluzionaria? - la democrazia formale e valorizza il valore stesso della democrazia. Ma che ritiene che la democrazia per rispondere veramente alla radice etimologica del concetto – “potere del popolo” - deve essere non solo politica ma anche economica, sociale e culturale, in un contesto in cui l'indipendenza e la sovranità nazionale siano garantite.

Nella sua accezione comune, il concetto di democrazia è un concetto molto poco rigoroso che copre situazioni di organizzazione del potere dello Stato molto diverse, per quanto riguarda l'esercizio delle libertà e diritti fondamentali in generale ridotti alla loro dimensione civica e politica. E' un concetto che elude la realtà poiché prende solo in considerazione la forma politica del governo e non solo mette da parte il suo concreto contenuto di classe ma assimila la “democrazia” alla democrazia borghese, espressione sovrastrutturale che nasconde il dominio della borghesia nel quadro dei rapporti di produzione capitalistici basati sulla proprietà privata dei mezzi di produzione.

Lo Stato ha sempre una natura di classe. E' assurdo parlare di uno Stato “neutrale”, al servizio del “bene comune”, sopra le classi sociali e le contraddizioni di classe come pretende la borghesia. Parlando di democrazia è necessario chiedere: democrazia per chi, per quali classi?Nell'interesse di chi, di quali classi? Una democrazia integrale può solo essere una democrazia socialista, che si basa sul potere dei lavoratori e sulla proprietà sociale dei mezzi di produzione, orientata dagli interessi della stragrande maggioranza della società.

Ma pur con tutti i suoi limiti e ambiguità, il concetto di democrazia applicato a una società capitalistica, dove l'esercizio del potere della classe dominante è limitato dal rapporto di forze sul piano sociale e politico, rappresenta un'avanzata liberatrice e una conquista delle eroiche lotte delle classi lavoratrici che nessun rivoluzionario ha il diritto di sottovalutare.

E' una realtà storica che il potere della borghesia può essere esercitato in forme diverse, dittatoriali  e democratiche. Il fascismo, dittatura terroristica del grande capitale monopolista, è la forma più violenta di esercizio del potere capitalista. E l'esercizio democratico può variare moltissimo, a seconda dello sviluppo della lotta di classe e della sua traduzione sul piano politico, elettorale e istituzionale.

Inoltre, è anche vero che il potere conquistato in modo rivoluzionario dai lavoratori ha conosciuto forme differenti nei diversi paesi e nel corso del tempo all'interno di uno stesso paese. La realtà è che la Rivoluzione d'Ottobre, pur con tratti generali e universali, non è la stessa rivoluzione socialista di altri paesi. Le realtà del Vietnam, di Cuba, della Repubblica Democratica Popolare della Corea e della Repubblica Popolare della Cina presentano differenze sostanziali tra loro in relazione al partito, al potere politico, all'organizzazione economica e ad altri aspetti. E' evidente, per fare solo un esempio, che tra la Cina della rivoluzione vittoriosa nel 1949, quella della Rivoluzione Culturale maoista e quella di oggi le differenze sono grandi.

Ciò significa (quello che la cecità dogmatica e settaria non permette di comprendere) che con la stessa natura di classe e in presenza di una medesima formazione economica e sociale, le forme del potere possono variare, il che ovviamente non è indifferente per i lavoratori, per le loro aspirazioni a una vita felice e – particolarmente importante per il tema che ci riguarda – per la loro lotta per la trasformazione rivoluzionaria della società, per i loro obiettivi strategici del socialismo e del comunismo.

Lenin ha sottolineato la necessità di distinguere tra la forma politica di governo e l'essenza del regime economico-sociale, e i comunisti portoghesi sanno bene, per loro esperienza, che non è indifferente sviluppare la lotta nelle condizioni della dittatura fascista (48 anni), in una democrazia sulla strada del socialismo (negli anni seguiti alla Rivoluzione di Aprile nel contesto di trasformazioni democratiche che hanno avuto consacrazione istituzionale), durante l'offensiva controrivoluzionaria condotta a partire dagli organismi di potere e nel quadro della soluzione politica attuale.

Come ha affermato Álvaro Cunhal: “Non ha nulla a che vedere con il marxismo-leninismo l'opinione anarchicheggiante secondo cui è indifferente per la classe operaia che il potere della borghesia si eserciti in un regime parlamentare o in una dittatura fascista, dal momento che in un caso e nell'altro si tratta di capitalismo (…) Mentre sussiste il capitalismo, il proletariato è interessato a lottare perché la dittatura borghese si eserciti attraverso le forme più democratiche  possibili, poiché queste non sono solo quelle che arrecano meno sofferenze, ma sono quelle che meglio permettono di difendere i suoi diritti, forgiare la sua unità, rafforzare le sue organizzazioni, limitare e indebolire il potere dei monopoli, conquistare le masse alla causa della rivoluzione socialista. In tal senso si afferma che la lotta per la democrazia è parte integrante della lotta per il socialismo”. (Álvaro Cunhal, “La questione dello Stato, questione centrale di ogni rivoluzione”) 3

La questione delle tappe

La lotta rivoluzionaria per il socialismo comporta tappe e fasi diverse in ogni paese e da paese a paese. Tappe che, anche se si trovano in un ambito in cui predominano i rapporti di produzione capitalistici, in cui la rottura rivoluzionaria che pone il potere nelle mani della classe operaia e dei suoi alleati ancora non si è verificata, hanno caratteristiche proprie, con un sistema di potere certamente transitorio, ma che riflette gli interessi di determinate classi sociali e frazioni della borghesia e il rapporto di forze nella società.

Nel caso concreto della democrazia avanzata che propone al popolo portoghese, il PCP parte dalla realtà della lotta di classe in Portogallo, dove la Rivoluzione di Aprile rappresenta uno spartiacque decisivo con i suoi valori ed esperienza e i solchi profondi che ha inciso nella società portoghese. Si tratta di una democrazia allo stesso tempo politica, economica, sociale e culturale. E' una democrazia di contenuto popolare e con una natura di classe antimonopolista e antimperialista. E' una democrazia che si distingue fondamentalmente dalle democrazie borghesi dominate dal capitale monopolista che – sempre più ridotte e amputate – esistono in tutta Europa. Si tratta di una democrazia in cui si pongono compiti e obiettivi che sono già compiti e obiettivi di una società socialista: tra la tappa della democrazia avanzata e la tappa socialista della rivoluzione portoghese,  non solo non esiste una “muraglia cinese” ma esse sono passaggi interconnessi. Questa è la realtà con cui devono confrontarsi coloro che, per ignoranza o mala fede, stabiliscono assurdi parallelismi con situazioni di altri partiti, arrivando al punto di accusare il PCP di “riformismo” perché non colloca il socialismo come obiettivo immediato della sua azione e ammette convergenze e alleanze, più o meno transitorie, sul piano sociale e politico.

Il contenuto della democrazia contemplato nel Programma del PCP acquista invece un carattere molto “avanzato”, il che non significa che sia il puro e semplice risultato di un meccanico e graduale sviluppo del regime democratico attuale. No, l'approfondimento della democrazia nelle sue molteplici dimensioni sarà il risultato della lotta di classe, sarà conquista e rottura, sarà cambiamento non solo della quantità ma della qualità, un processo di natura rivoluzionaria, la cui forma, più o meno pacifica, dipenderà essenzialmente dalla resistenza del grande capitale monopolista e i cui contorni saranno modellati dall'intervento creativo delle masse stesse.

Il legame dialettico della lotta per la democrazia e della lotta per il socialismo è una realtà ben presente in tutte le fasi e tappe della rivoluzione portoghese. Ciò è accaduto durante la lunga notte fascista quando la lotta per la libertà e l'instaurazione di un regime democratico costituivano l'obiettivo centrale della lotta del popolo portoghese. Ciò è accaduto con la rivoluzione antifascista del 1974 che nelle sue linee fondamentali ha confermato il Programma del Partito per la Rivoluzione Democratica e Nazionale. Ciò è oggi particolarmente evidente con la democrazia avanzata dell'attuale Programma che per raggiungere i suoi obiettivi fondamentali deve realizzare compiti che sono già quelli di una rivoluzione socialista. Il che può essere incomprensibile per chi abbia del processo storico una visione meccanica e schematica ma che non ha nulla di sorprendente per il PCP: nell'epoca del passaggio dal capitalismo al socialismo, un'epoca in cui ogni rivoluzione – democratica, di liberazione nazionale o altra – per potere vedere trionfare i propri obiettivi deve necessariamente acquisire un carattere antimperialista, anticapitalista e collocarsi oggettivamente nella prospettiva del socialismo.

L'immediato e la prospettiva

Il processo di trasformazione rivoluzionaria della società non è lineare come la Prospettiva Nevsky (per utilizzare una celebre affermazione di Lenin) ma irregolare e accidentata, fatta di avanzate e ritirate, di periodi esaltanti di avanzata rivoluzionaria e drammatico riflusso, di vittorie e sconfitte. I comunisti devono essere preparati alle diverse situazioni, sapere arretrare e avanzare e definire, in termini di obiettivi fondamentali da raggiungere, le forme di lotta più adeguate e le corrispondenti alleanze sociali e politiche. Non sono state sempre le stesse le alleanze, le convergenze e i compromessi sotto il fascismo o al tempo della Rivoluzione di Aprile. Non sono le stesse quelle che l'alternativa patriottica e di sinistra esige e quelle di una democrazia avanzata che punta al socialismo. Per il partito della classe operaia e di tutti i lavoratori il dovere è quello di costruire alleanze, per quanto limitate e contingenti che siano, che facciano avanzare la sua lotta. Che ci sia chi non comprende questa necessità non sorprende, ma è assurdo e ridicolo giustificare tale incomprensione sul piano ideologico con una presunta “purezza” marxista-leninista, quando è stato proprio Lenin che ha criticato nel modo più sferzante il sinistrismo settario, che ha definito “malattia infantile del comunismo”.

Il PCP, poiché è sicuro della sua indipendenza di classe e confida nelle masse, non respinge convergenze e accordi quando, come nel caso della posizione congiunta con il Partito Socialista, ciò sia nell'interesse dei lavoratori. Il PCP conosce esperienze positive e negative nella storia del movimento comunista in materia di politica delle alleanze e sa che esse possono favorire lo sviluppo della lotta solo quando salvaguardano la completa indipendenza politica, ideologica e organizzativa del partito comunista. E quando, intervenendo nell'immediato non si perde di vista la prospettiva e non si confonde tattica e strategia.

Si, nella fase attuale della rivoluzione portoghese, il PCP lotta per trasformazioni progressiste profonde senza collocare come compito immediato la lotta per il socialismo, il che non ha nulla a che vedere con l'illusione riformista. Perché il problema non è mai stato quello di cercare di ottenere mutamenti nel quadro del sistema capitalista. Questo è il senso immediato della resistenza e della lotta quotidiana dei lavoratori che, evidentemente, il verbalismo disprezza. I problemi sorgono quando li si cerca nei limiti del capitalismo senza una prospettiva e una linea di intervento rivoluzionaria. Se si confonde governo con potere, se si cade in una linea elettoralista e non si tiene in considerazione che le masse – la loro organizzazione e mobilitazione – sono il fattore determinante del processo di trasformazione sociale, se si ignora che senza la trasformazione della base economica e sociale non è possibile consolidare cambiamenti positivi sul piano politico e, soprattutto, se si perde di vista che lo Stato è la questione centrale di ogni rivoluzione, si scivola inesorabilmente verso l'adattamento al sistema, il cedimento e il tradimento.

Per terminare si riproduce un chiarificante estratto dell'intervento del compagno Álvaro Cunhal all'apertura del XIV Congresso del PCP a proposito degli emendamenti allora introdotti nel Programma del Partito “Una democrazia avanzata alla soglia del XXI secolo” che era stato approvato al XII Congresso nel 1998: “A partire dalla riflessione e dalle nostre esperienze e dalle esperienze internazionali positive e negative il Programma propone un progetto di ulteriore costruzione di una società socialista che incorpori e sviluppi elementi costruttivi fondamentali della democrazia avanzata […] Questo legame tra la democrazia avanzata che è proposta e la società socialista che si profila all'orizzonte è radicato nel nostro intervento costante nella società. L'ideale comunista è per noi non solo un progetto per il futuro, ma un ideale la cui realizzazione si prepara e sviluppa con un atteggiamento di riflessione, di critica, di intervento, di lotta incessante e convinta per trasformare il presente” 4

NOTE

1 Do ponto de vista marxista-leninista o Estado tem uma natureza de classe. A expressão «ditadura do proletariado» significa o poder dos trabalhadores, que é a democracia para a imensa maioria do povo, ao passo que sob o capitalismo vigora a «ditadura da burguesia», o poder de uma minoria sobre a maioria da sociedade.

2 Lénine, Oeuvres, Editions Sociales-Editions en langues étrangères, Paris-Moscou, 1960, t. 22, p. 156.

3 Álvaro Cunhal, «A questão do Estado, questão central de cada revolução», in Obras Escolhidas, Editorial «Avante!», Lisboa, tomo IV, 2013, p.223.

4 Álvaro Cunhal, Fracasso e Derrota do Governo de Direita do PSD/Cavaco Silva, Discursos Políticos 25, Edições «Avante!», Lisboa, 2016, p. 1288. 

LEGGI IN FORMATO PDF