Storia, teoria e scienza

“La schiavitù del capitale” di Luciano Canfora

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schiavitudi Federico La Mattina per Marx21.it

Luciano Canfora, filologo classico, professore emerito dell’Università di Bari, autore di moltissimi saggi storici – molti dei quali abbracciano anche la contemporaneità – ha scritto un pamphlet di poco più di cento pagine dal titolo “La schiavitù del capitale” (il Mulino, 2017). Canfora ci propone una riflessione di ampio respiro sul “movimento permanente della storia”. Chi sfrutta ha temporaneamente vinto la partita contro chi è sfruttato ed è necessario trovare le forme adatte per capovolgere la temporanea “sentenza della storia”,  “nella convinzione, condivisa da ogni essere pensante, che nella storia non esistono sentenze definitive” (p. 9). E’ evidente la critica a qualsiasi teleologia, sia essa di matrice rivoluzionaria o reazionaria. Il brusco risveglio che ha seguito il crollo dell’esperimento socialista alla fine del secolo scorso ha visto, secondo Canfora, il trionfo del modello capitalistico “in tutte le sue proteiformi manifestazioni” sulla gran parte del pianeta. Gli sfruttati si trovano divisi di fronte ad un “capitale internazionalista” che ha ripristinato forme di dipendenza di tipo schiavile, non solo nei mondi dipendenti ma anche all’interno delle aree più avanzate.

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Per una rinascita del materialismo storico negli studi di filosofia, storia e scienze umane

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marx figuredi Stefano G. Azzarà

Pubblicato su “Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane”, E-ISSN 2531-9582, n° 1-2/2016, Questioni e metodo del materialismo storico, a cura di S.G. Azzarà, pp. 5-10 (licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0)

Da diversi decenni, gli studi di orientamento storico-materialistico in ambito filosofico – ma considerazioni non molto diverse potrebbero essere fatte per l'ambito storico e più in generale per le scienze umane nel loro complesso – versano nelle università italiane in una situazione di grave difficoltà.

Non ricostruisco qui nei dettagli il rilevante significato culturale che per una lunga stagione questa corrente ha avuto nel nostro paese. La linea di pensiero che da Labriola conduce a Gramsci e al gramscismo ha ripensato dalle fondamenta le categorie del marxismo, riconducendole al loro rapporto genetico con la dialettica hegeliana e dunque sia con l'esperienza della filosofia classica tedesca in senso stretto, sia con tutto il dibattito politico-culturale che dalla Rivoluzione francese ha attraversato il XIX secolo.

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Germania 1919: la Rivoluzione dimenticata*

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da lottobre.wordpress.com

Il 15 gennaio 1919 Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, dirigenti comunisti rivoluzionari tedeschi, furono assassinati a Berlino dalle milizie Freikorps, le bande armate al servizio degli industriali e dalla polizia, in una caserma di periferia. Giustiziati barbaramente senza processo.

Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht erano all’epoca membri del Partito socialdemocratico tedesco, ma il loro marxismo era da tempo in contrasto con quello professato dalla direzione del Partito. Essi avevano creato una corrente più conseguente – oggi diremmo marxista-leninista – chiamata Lega di Spartaco, che vedeva nela Germania devastata dalla guerra e dalla crisi economica un terreno fertile per la Rivoluzione.

Il loro assassinio fu il frutto di molteplici fattori. Tutto iniziò nell’ottobre 1918, quando le masse lavoratrici tedesche si sollevarono: la Rivoluzione, sull’esempio dell’Ottobre russo, sembrava possibile. E in una certa misura si realizzò. I consigli operai presero il potere a partire da novembre 1918 in diverse città dell’impero, l’insurrezione si generalizzò. Delegati di diversi partiti e movimenti di sinistra entrarono nei consigli; gli stessi dirigenti socialdemocratici – non certo entusiasti rispetto agli eventi rivoluziari, ma opportunisticamente obbligati a seguire le masse in rivolta, che costituivano il loro bacino elettorale – furono votati dagli operai, insieme alle forze radicali, anarchiche e comuniste, nei nuovi organi di autogoverno rivoluzionario, alla stregua dei Soviet russi.

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Sergej Pavlovic Korolev, l’uomo che mandò il primo uomo nello spazio

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12 gennaio 2017 110 anni dalla nascita di Sergej Pavlovic Korolev, il progettista capo dell’OKB-1 che mandò il primo uomo nello spazio, Jurij Gagarin

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Zygmunt Bauman: un intellettuale post marxista?

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di Gabriele Mirone

Riceviamo da Gabriele Mirone e pubblichiamo come contributo alla riflessione sull'opera del filosofo recentemente scomparso

La scomparsa di Zygmunt Bauman richiama ad una riflessione circa la sua opera inziata alla fine della seconda guerra mondiale. Ed è a mio avviso importante, soprattutto per le nuove generazioni, prendere in esame il percorso intellettuale del pensatore polacco proprio perché egli fu testimone e analista delle profonde trasformazioni culturali, economiche e politiche avvenute nel periodo storico contemporaneo, in cui ci troviamo immersi. Bauman si trovò a vivere a cavallo tra due epoche: il punto di partenza fu il moderno, quello di approdo il postmoderno. Ed in particolare, essendo egli un pensatore di formazione marxista, la narrazione che emerge dalle sue opere ha a che fare indirettamente con la stessa struttura che caratterizza la società nei due rispettivi periodi.

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L'avvenire è vostro, Comandante Fidel

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fidelcastro fiori bandieredi Remy Herrera (Ricercatore del CNRS, Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica, Francia)

da legrandsoir.info

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx 21

Cuba. In un lungo corteo silenzioso, nel dolore e nel raccoglimento, il popolo cubano in lutto ha reso un ultimo omaggio, fatto di dignità ed affetto, al suo Comandante en Jefe

Fidel Alejandro Castro Ruz. Figura di una leggenda moderna. Come lui, nessun altro. Con lui, l'umanità intera, o quasi. Da quella sera del 25 Novembre 2016, a milioni, decine, senza dubbio centinaia di milioni di uomini e donne hanno testimoniato il loro rispetto, la loro ammirazione per il capo storico della Rivoluzione Cubana. Sull'isola certo, e più lontano. Dappertutto nel mondo.

In Cina, dove si conoscono gli sforzi che ha profuso Cuba per preservare l'effimera unità di un fronte comune dei paesi socialisti prima dello scisma sino-sovietico; e ricordano che Cuba fu la prima delle nazioni americane a riconoscere la Repubblica Popolare, precedendo di 10 anni. In India, dove, dopo un abrazo, un abbraccio a Nehru, la sua popolarità è diventata immensa.

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1917: i bolscevichi prendono il potere

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1917ottobredi Ottobre

Riceviamo da "Ottobre" e volentieri pubblichiamo

Ci sono storici borghesi che sono stati in grado di studiare la Rivoluzione d’Ottobre senza troppi preconcetti (a parte la genuflessione acritica e di rito all’antistalinismo, liturgia praticamente obbligata per chiunque voglia contare qualcosa nel mondo accademico e ricevere finanziamenti in Occidente) e in maniera documentata e profonda.

Alexander Rabinowitch è uno di questi. Nella sua opera The Bolsheviks Come To Power: The Revolution of 1917 in Petrograd (I bolscevichi al potere: La rivoluzione del 1917 a Pietrogrado) egli descrive in dettaglio le fasi che, a partire dalla rivoluzione del febbraio 1917, portarono all’affermazione e alla vittoria dei bolscevichi nell’Ottobre dello stesso anno. E smonta completamente la diceria borghese – spacciata ancor oggi per verità storica dai rispettabili accademici e giornalisti nostrani, in particolare dalla caduta dell’URSS – della Rivoluzione come Colpo di Stato riuscito da parte di una “setta di fanatici sconosciuti alle masse”.

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Gloria al Rivoluzionario Fidel Castro

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fidel castro bandieradi Samir Amin
da samiramin1931.blogspot.it

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Fidel Castro entra nel Pantheon dei più grandi rivoluzionari del 20° secolo, quelli che hanno iniziato l'uscita dell'umanità dall'inferno del capitalismo imperialista.

È stato il catalizzatore di tutte le aspirazioni del suo popolo. Fidel, i suoi compagni più vicini, Che Guevara, Raul Castro e tutti i militanti del Partito Comunista, hanno abolito la doppia eredità odiosa delle piantagioni schiaviste di zucchero e del postribolo destinato ai turisti americani, e hanno trasformato il paese nella Cuba libera e socialista. Non si tratta qui di slogan e di parole. Il popolo cubano è alfabetizzato al 100%, meglio nutrito, con abitazioni migliori, meglio curato che la gran parte dei lavoratori degli altri paesi dell'America Latina e dei Caraibi, sebbene a volte questi siano considerevolmente più ricchi.

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