Storia, teoria e scienza

30 anni dalla caduta del Muro di Berlino: una riflessione marxista

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berlin mauerRiceviamo e pubblichiamo

da revolucionvoxpopuli.wordpress.com

17 novembre 2019

Esattamente trent’anni fa, il 9 Novembre 1989, accadde un evento di fondamentale importanza: la caduta del Muro di Berlino. Tale data simbolica, nonostante essa si riferisca prevalentemente agli eventi che portarono all’estinzione della Repubblica Democratica Tedesca e all’unificazione della nazione teutonica, contiene e rappresenta un significato molto più ampio, i cui esiti si ripercuotono nella società ancora oggi. Questo giorno viene celebrato ed accolto con gaudio dai media nostrani, i quali identificano questa data come «la fine della dittatura totalitaria comunista» e come «la prova oggettiva del fallimento socialista e della vittoria del capitalismo, unico sistema economico sostenibile».

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Marx e l'effetto di sdoppiamento: il colonialismo occidentale in America Latina, India e Algeria

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scopertaameriche[Pubblichiamo in anteprima un breve capitolo del libro Effetto di sdoppiamento, il “paradosso di Lenin” e la politica struttura, con contributi di Giorgio Galli, Alessandro Pascale, Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli, e che verrà pubblicato a fine anno. Lo scritto in oggetto si intitola Marx e l’effetto di sdoppiamento: il colonialismo occidentale in America Latina, India e Algeria. Buona lettura. Di Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli]

È stato sicuramente l’antidogmatico Karl Marx che ha creato i primi germi della teoria dell’effetto di sdoppiamento: oltre alle bozze di lettere e alla missiva inviata alla fine dal geniale scienziato-rivoluzionario tedesco a Vera Zasulich nel 1881, si possono utilizzare in tal senso anche gli estratti effettuati sempre da Marx, verso la fine del 1879, rispetto a un libro di Maksim Kovaleskij intitolato “La proprietà comune della terra. Cause, corso e conseguenze del suo declino”.

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Il 1989 e la retorica della libertà

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berlin wall graffitidi Davide Viganò
da ilbecco.it

A cosa serve festeggiare una data, o anche solo rammentarla? A creare la mitologia per cui dopo quell’evento nulla è stato come prima.

Non è solo questo, quantomeno non dovrebbe esserlo, perché spesso il cambiamento è stato fondamentale per riscrivere la storia da parte di quelli che da essa sarebbero dovuti rimanerne fuori. La lotta di classe passa anche per queste vie. Tra date da celebrare in onore dello Stato borghese, capitalista, colonialista e imperialista, che crea la sua potenza e forza mandano masse di operai e contadini a spararsi tra di loro, per una ricchezza che non apparterà mai ad essi, e altre che celebrano la guerra di classe dei proletari, degli esclusi sociali contro i padroni della terra. C’è il 4 novembre che celebra una vittoria bagnata dal sangue degli ultimi per mantenere i privilegiati al potere e c’è il 7 ottobre 1917.

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In difesa del Muro di Berlino a trent’anni dalla sua caduta

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ddr germania bandieredi Nicolò Monti, Segretario Nazionale FGCI

da fgci.info

Sono trascorsi 30 anni e sembra ancora di vederli Kohl, Bush e Gorbacev che se la ridono e guardano migliaia di tedeschi che passano le frontiere di Berlino Est, abbattendo quel muro, simbolo della Guerra Fredda, che sotto quei picconi e quelle facce esultanti volgeva al termine. Le tv di tutto il mondo mandavano in diretta l’evento, riprendendo le emozioni fortissime che si stavano scatenando in quel freddo 9 Novembre 1989, il giorno in cui tutto cambiò, ad est come ad ovest.

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Lo studioso Vladimiro Giacchè a TPI: “Il muro di Berlino? Un simbolo, la Germania Est è morta con la moneta unica”

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giacche muro berlino germania estdi Madi Ferrucci

da tpi.it

Vladimiro Giacchè, classe 1963, è uno studioso italiano esperto della storia della Ddr, è attivo da oltre 25 anni nel settore finanziario ed è presidente del Centro Europa Ricerche che realizza report e analisi di mercato sull’economia italiana ed europea. Nel 2013 ha pubblicato il saggio “Anschluss. L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa”, un’importante ricostruzione su quello che accadde subito dopo la caduta del muro di Berlino e sul processo che portò all’unificazione della Germania Est con la Germania Ovest.

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“Anschluss. L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa” di Vladimiro Giacché

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giacche anschluss 2019da letture.org

Dott. Vladimiro Giacché, Lei è autore del libro Anschluss. L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa edito da Diarkos: a trent’anni dal crollo del Muro di Berlino, la riunificazione tra le due parti della Germania può dirsi compiuta?

No. Sussistono tuttora marcate differenze sotto il profilo economico e sociale: basti pensare che un lavoratore dell’Est riceve uno stipendio pari a poco più dell’80 per cento di un lavoratore dell’Ovest e che la disoccupazione è tuttora superiore del 50 per cento a quella dell’Ovest, nonostante un’emigrazione che ha interessato milioni di cittadini della ex Germania Est. Molte città e paesi, soprattutto nelle aree rurali, si sono spopolati. Una ricerca dell’istituto di ricerca tedesco Ifo uscita nel luglio scorso ha reso noto che, mentre la parte occidentale della Germania ha oggi più abitanti di quanti ne abbia mai avuti, la parte orientale è tornata ad avere gli abitanti che aveva nel 1905. Queste differenze si riflettono anche in un voto molto differente da quello espresso nei Länder dell’Ovest, e che penalizza in particolare i partiti di governo.

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I meriti storici del socialismo

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operaio propaganda poster[Estratto da A. Pascale, Il totalitarismo “liberale”. Le tecniche imperialiste per l'egemonia culturale, cap. 15.1, La Città del Sole, Napoli 2018, pp. 423-431]

«Il primo effetto rilevantissimo della Rivoluzione è stato quello di mostrare a tutti che il potere delle classi dominanti non è imbattibile, non è eterno e immutabile, ma può essere rovesciato; che nuove classi possono assumere la direzione della società e dello Stato. Né questo è solo un dato ideologico, ma al contrario è un elemento molto concreto dell’esperienza sovietica, laddove il potere, la “cosa pubblica”, erano gestiti da intellettuali rivoluzionari, ma anche e in misura sempre crescente da operai e contadini, e da figli di operai e contadini, che diventavano funzionari, dirigenti di partito, amministratori, dirigenti di fabbrica, quadri dell’esercito; un’ondata straordinaria di mobilità sociale che ha coinvolto milioni di persone.

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