Storia, teoria e scienza

Rai, è solo fiction o propaganda politica? Un'"operazione culturale" sfuggita a molti...

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di Mauro Gemma*

In queste settimane mi è capitato di vedere alcuni serial che RAI3 ha proposto in prima serata, con l'evidente intento di ravvivare la campagna di demonizzazione dell'esperimento di costruzione di una democrazia popolare avviata verso il socialismo, rappresentato dalla Repubblica Democratica Tedesca.

Tutti gli ingredienti della propaganda più dozzinale (quella che è stata ampiamente assimilata nelle file del PD, il partito che più è rappresentato nella terza rete nazionale, ma anche dalle schegge che dal PD sono uscite “da sinistra” che di questi luoghi comuni sono ampiamente imbevute) sono stati messi in campo, approfittando di tutto l'armamentario messo a disposizione da registi compiacenti verso i padroni della Germania di oggi che hanno fatto scempio della più elementare verità storica.

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Capitalismo di Stato e normalità capitalistica ai tempi della crisi

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di Alessandro Somma
da MicroMega Online

Recensione a "Lenin, Economia della rivoluzione", l'ultimo lavoro di Vladimiro Giacché

Sino al crollo del Muro di Berlino il confronto tra capitalismo e socialismo aveva monopolizzato l’attenzione degli studiosi. Solo in seguito ci si è dedicati alle varietà di capitalismo, anche e soprattutto per promuovere la diffusione di quella più in linea con l’ortodossia neoliberale, da ritenersi oramai la normalità capitalistica. La crisi ha però incrinato molte certezze, tanto che alcuni hanno ipotizzato un futuro caratterizzato da un ritorno del capitalismo di Stato. Di qui uno dei tanti motivi di interesse per l’ultima fatica di Vladimiro Giacché: un’antologia degli scritti economici di Lenin introdotta da un ampio saggio in cui si sintetizza e commenta il percorso che ha portato a concepire il comunismo di guerra prima, e la nuova politica economica poi [1]. È in questa sede che si individuano alcuni punti di contatto tra le teorie economiche leniniane e la situazione attuale, alle quali dedicheremo le riflessioni che seguono.

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Rivoluzione d’Ottobre e democrazia

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Rivoluzione d ottobre quadrodi Domenico Losurdo

Il testo è la rielaborazione nella forma della Conferenza pronunciata a Napoli, presso la libreria Feltrinelli, il 6 luglio 2007, nell’ambito del ciclo «I venerdì della politica» promosso dalla Società di studi politici. 

Ho sviluppato i temi qui accennati in tre libri ai quali rinvio per gli approfondimenti e i riferimenti bibliografici: Controstoria del liberalismo (Laterza, 2005); Il linguaggio dell’Impero (Laterza, 2007), Stalin. Storia e critica di una leggenda nera (Carocci, 2008) (D.L)

L’ideologia e la storiografia oggi dominanti sembrano voler compendiare il bilancio di un secolo drammatico in una storiella edificante, che può essere così sintetizzata: agli inizi del Novecento, una ragazza fascinosa e virtuosa (la signorina Democrazia) viene aggredita prima da un bruto (il signor Comunismo) e poi da un altro (il signor Nazi-fascismo); approfittando anche dei contrasti tra i due e attraverso complesse vicende, la ragazza riesce alfine a liberarsi dalla terribile minaccia;

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Ottobre ‘17: ieri e domani

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samiramin ottobre17 copertinadi Samir Amin

Introduzione

Le grandi rivoluzioni fanno la storia; le resistenze conservatrici e le controrivoluzioni non fanno che ritardarne il corso. La rivoluzione francese ha inventato la politica e la democrazia moderna, la rivoluzione russa ha aperto la via alla transizione socialista, la rivoluzione cinese ha associato l’emancipazione dei popoli oppressi dall’impe­riali­smo al loro impegno sulla via del socialismo.

Queste rivoluzioni sono grandi proprio perché sono portatrici di progetti forti in anticipo sulle esigenze immediate dei loro tempi. Ed è per questo che nel loro sviluppo si scontrano con le resistenze del presente, che sono all’origine degli arretramenti, dei “termidori” e delle restaurazioni. Le ambizioni delle grandi rivoluzioni, espresse nella formula della Rivoluzione francese (liberté, égalité, fraternité), della Rivoluzione d’Ottobre (Proletari di tutti i paesi, unitevi), del maoismo (Proletari di tutti i paesi e popoli oppressi, unitevi!) non trovano la loro traduzione nella realtà immediata. Ma restano i fari che illuminano le lotte ancora incompiute dei popoli per la loro realizzazione. Non è possibile perciò comprendere il mondo attuale facendo astrazione dalle grandi rivoluzioni.

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Le ipocrisie dell'ideologia liberale e il cosiddetto odio di classe

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terminator3di Gianni Fresu
da giannifresu.it

Riprendiamo dal suo blog uno stimolante contributo di Gianni Fresu

Nel parlamento brasiliano (ma la stessa discussione si sta insinuando anche in Europa) è stata presentata in questi giorni una proposta di legge finalizzata a punire penalmente l’apologia di comunismo, con la seguente argomentazione: “il comunismo avrebbe fatto un centinaio di milioni di morti”. Tralasciamo le considerazioni sulla natura grossolana di questa operazione, perché i simboli che si vorrebbero proibire (la falce e martello e i richiami alla tradizione teorica del socialismo) rappresentano un panorama incredibilmente variegato, non riducibile a una unica esperienza, all’interno del quale si situa con tutte le sue articolazioni la storia della lotta per l’emancipazione del mondo del lavoro. Nelle argomentazioni utilizzate si dice, “è necessario impedire l’istigazione all’odio e alla guerra di classe!”.

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Marxismo Oggi: dalla rivista al sito

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marxismo oggi onlinedi Alexander Höbel | da marxismo-oggi.it

1. Perché “Marxismo Oggi”

Più volte nella storia si è assistito a fasi di crisi del marxismo; più volte, anzi, lo stesso marxismo è stato dato per morto. Eppure la materialità e irriducibilità delle contraddizioni reali hanno ogni volta posto di nuovo all’attenzione di studiosi e opinione pubblica, intellettuali e masse, il valore e l’utilità del marxismo come strumento analitico della realtà.

Negli ultimi decenni si è assistito a un’offensiva più decisa, una sorta di destrutturazione-delegittimazione dell’approccio e dello stesso lessico marxista, ad opera dei sostenitori del “pensiero unico” e dalle loro “corazzate” mediatiche. L’ondata neoliberista iniziata già negli anni Settanta, l’omologazione culturale avanzata nel decennio successivo e il crollo del “socialismo reale” nel 1989-91 hanno determinato le condizioni fondamentali per tale controffensiva ideologica, celata dietro il velo della “fine delle ideologie”.

L’approccio marxista veniva il più possibile espunto dalle università, dalle case editrici, dai centri di ricerca, oltre che ovviamente dai mass-media.

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Dopo la rivoluzione: i primi atti del potere sovietico

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di Vladimiro Giacché

Proponiamo, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, alcune pagine dell’introduzione di Vladimiro Giacché al volume Lenin, Economia della rivoluzione, Milano, Il Saggiatore, 2017, da oggi in libreria; sono state riprodotte le pagine 14-19, eliminando poche righe di testo, nonché alcune note e riferimenti testuali.

Dopo la rivoluzione: i primi atti del potere sovietico

Per creare il socialismo, voi dite, occorre la civiltà. Benissimo. Perché dunque da noi non avremmo potuto creare innanzi tutto quelle premesse della civiltà che sono la cacciata dei grandi proprietari fondiari e la cacciata dei capitalisti russi per poi cominciare la marcia verso il socialismo?
LENIN, Sulla nostra rivoluzione, 17 gennaio 1923

Quando Lenin, il 30 novembre 1917, licenziò per la stampa Stato e rivoluzione, accluse un poscritto in cui informava il lettore di non essere riuscito a scrivere l’ultima parte dell’opuscolo originariamente prevista. E aggiunse: «la seconda parte di questo opuscolo (L’esperienza delle rivoluzioni russe del 1905 e del 1917) dovrà certamente essere rinviata a molto più tardi; è più piacevole e più utile fare “l’esperienza di una rivoluzione” che non scrivere su di essa». 

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Rivoluzioni, golpe o cambiamenti “reazionari”?

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ucraina guerriglia ceneredi Federico La Mattina per Marx21.it

E’ impossibile sottrarsi alla valutazione dei cambiamenti politici del presente, al flusso della storia mentre faticosamente prende forma. I paladini dell’imparzialità spesso sono i più accaniti sostenitori delle uniche “verità”. Certamente è doveroso, per chi fa informazione o si occupa di storia contemporanea, attenersi alla correttezza metodologica nel presentare gli avvenimenti: ovvero citare rigorosamente le fonti e muoversi con cautela senza pretendere di possedere la sfera di cristallo. E’ però inevitabile che si prenda posizione di fronte a ciò che accade attorno a noi e la prospettiva da cui si considerano gli eventi (quelli che si ritengono maggiormente rilevanti) sarà inevitabilmente destinata a dividere. Si discute ancora oggi polemicamente di rivoluzione francese e rivoluzione russa: evidentemente le risposte politiche alle domande che tali rivoluzioni posero sono ancora attuali, seppur in un mondo enormemente diverso. Allo stesso modo ci sarà sempre chi parlerà di “golpe del ‘17” (si pensi allo storico Richard Pipes) e chi di “grande rivoluzione d’Ottobre”.

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Studi sul socialismo mondiale n. 1, 2016

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ENGLISH VERSION

PRINCIPALI CONTENUTI E ABSTRACT

Lineamenti

Accelerare lo sviluppo delle teorie storiografiche marxiste con caratteristiche cinesi e la costruzione di un sistema di innovazione disciplinare di storiografia orientato dal materialismo storico
Wang Weiguang, p. 4

Negli ultimi anni, il materialismo storico è stato gravemente sfidato dal nichilismo storico. Sviluppare la ricerca storiografica cinese sotto la guida del materialismo storico e criticare e rifiutare il nichilismo storico sono i problemi più importanti che devono essere risolti nello sviluppo della storiografia in Cina. A tal fine, dobbiamo aderire alla posizione fondamentale, ai punti di vista e agli approcci del materialismo storico. Poiché la storiografia possiede una proprietà ideologica distintiva, dobbiamo capire che il materialismo storico è un’arma acuminata per la ricerca storiografica cinese e dobbiamo portare avanti l’eccellente tradizione del marxismo, aderendo alla guida del materialismo storico nella nostra ricerca. La costruzione di una storiografia con caratteristiche cinesi sotto la guida del marxismo richiede un forte senso di responsabilità sociale, l’uso flessibile della concezione del mondo e della metodologia marxista, nonché gli sforzi per impegnarsi nella ricerca storiografica per il popolo; richiede sforzi per soddisfare i requisiti dei tempi e per promuovere la costruzione delle nostre teorie storiografiche marxiste e l’innovazione del suo sistema di discorso; ha bisogno della valorizzazione della popolarizzazione delle teorie storiografiche marxiste e dei risultati della nostra ricerca storiografica per combattere il nichilismo storico.

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