Storia, teoria e scienza

Marxismo Oggi: dalla rivista al sito

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marxismo oggi onlinedi Alexander Höbel | da marxismo-oggi.it

1. Perché “Marxismo Oggi”

Più volte nella storia si è assistito a fasi di crisi del marxismo; più volte, anzi, lo stesso marxismo è stato dato per morto. Eppure la materialità e irriducibilità delle contraddizioni reali hanno ogni volta posto di nuovo all’attenzione di studiosi e opinione pubblica, intellettuali e masse, il valore e l’utilità del marxismo come strumento analitico della realtà.

Negli ultimi decenni si è assistito a un’offensiva più decisa, una sorta di destrutturazione-delegittimazione dell’approccio e dello stesso lessico marxista, ad opera dei sostenitori del “pensiero unico” e dalle loro “corazzate” mediatiche. L’ondata neoliberista iniziata già negli anni Settanta, l’omologazione culturale avanzata nel decennio successivo e il crollo del “socialismo reale” nel 1989-91 hanno determinato le condizioni fondamentali per tale controffensiva ideologica, celata dietro il velo della “fine delle ideologie”.

L’approccio marxista veniva il più possibile espunto dalle università, dalle case editrici, dai centri di ricerca, oltre che ovviamente dai mass-media.

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Dopo la rivoluzione: i primi atti del potere sovietico

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di Vladimiro Giacché

Proponiamo, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, alcune pagine dell’introduzione di Vladimiro Giacché al volume Lenin, Economia della rivoluzione, Milano, Il Saggiatore, 2017, da oggi in libreria; sono state riprodotte le pagine 14-19, eliminando poche righe di testo, nonché alcune note e riferimenti testuali.

Dopo la rivoluzione: i primi atti del potere sovietico

Per creare il socialismo, voi dite, occorre la civiltà. Benissimo. Perché dunque da noi non avremmo potuto creare innanzi tutto quelle premesse della civiltà che sono la cacciata dei grandi proprietari fondiari e la cacciata dei capitalisti russi per poi cominciare la marcia verso il socialismo?
LENIN, Sulla nostra rivoluzione, 17 gennaio 1923

Quando Lenin, il 30 novembre 1917, licenziò per la stampa Stato e rivoluzione, accluse un poscritto in cui informava il lettore di non essere riuscito a scrivere l’ultima parte dell’opuscolo originariamente prevista. E aggiunse: «la seconda parte di questo opuscolo (L’esperienza delle rivoluzioni russe del 1905 e del 1917) dovrà certamente essere rinviata a molto più tardi; è più piacevole e più utile fare “l’esperienza di una rivoluzione” che non scrivere su di essa». 

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Rivoluzioni, golpe o cambiamenti “reazionari”?

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ucraina guerriglia ceneredi Federico La Mattina per Marx21.it

E’ impossibile sottrarsi alla valutazione dei cambiamenti politici del presente, al flusso della storia mentre faticosamente prende forma. I paladini dell’imparzialità spesso sono i più accaniti sostenitori delle uniche “verità”. Certamente è doveroso, per chi fa informazione o si occupa di storia contemporanea, attenersi alla correttezza metodologica nel presentare gli avvenimenti: ovvero citare rigorosamente le fonti e muoversi con cautela senza pretendere di possedere la sfera di cristallo. E’ però inevitabile che si prenda posizione di fronte a ciò che accade attorno a noi e la prospettiva da cui si considerano gli eventi (quelli che si ritengono maggiormente rilevanti) sarà inevitabilmente destinata a dividere. Si discute ancora oggi polemicamente di rivoluzione francese e rivoluzione russa: evidentemente le risposte politiche alle domande che tali rivoluzioni posero sono ancora attuali, seppur in un mondo enormemente diverso. Allo stesso modo ci sarà sempre chi parlerà di “golpe del ‘17” (si pensi allo storico Richard Pipes) e chi di “grande rivoluzione d’Ottobre”.

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Studi sul socialismo mondiale n. 1, 2016

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ENGLISH VERSION

PRINCIPALI CONTENUTI E ABSTRACT

Lineamenti

Accelerare lo sviluppo delle teorie storiografiche marxiste con caratteristiche cinesi e la costruzione di un sistema di innovazione disciplinare di storiografia orientato dal materialismo storico
Wang Weiguang, p. 4

Negli ultimi anni, il materialismo storico è stato gravemente sfidato dal nichilismo storico. Sviluppare la ricerca storiografica cinese sotto la guida del materialismo storico e criticare e rifiutare il nichilismo storico sono i problemi più importanti che devono essere risolti nello sviluppo della storiografia in Cina. A tal fine, dobbiamo aderire alla posizione fondamentale, ai punti di vista e agli approcci del materialismo storico. Poiché la storiografia possiede una proprietà ideologica distintiva, dobbiamo capire che il materialismo storico è un’arma acuminata per la ricerca storiografica cinese e dobbiamo portare avanti l’eccellente tradizione del marxismo, aderendo alla guida del materialismo storico nella nostra ricerca. La costruzione di una storiografia con caratteristiche cinesi sotto la guida del marxismo richiede un forte senso di responsabilità sociale, l’uso flessibile della concezione del mondo e della metodologia marxista, nonché gli sforzi per impegnarsi nella ricerca storiografica per il popolo; richiede sforzi per soddisfare i requisiti dei tempi e per promuovere la costruzione delle nostre teorie storiografiche marxiste e l’innovazione del suo sistema di discorso; ha bisogno della valorizzazione della popolarizzazione delle teorie storiografiche marxiste e dei risultati della nostra ricerca storiografica per combattere il nichilismo storico.

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World Socialism Studies

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Una nuova rivista edita in Cina apre una grande finestra sul socialismo mondiale

Andrea Catone, direttore della rivista MarxVentuno

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Iniziamo qui la pubblicazione – in inglese e in italiano – degli abstract dei numeri di World Socialism Studies, la nuova rivista diretta da Li Shenming, edita dal World Socialism Research Center (Centro Studi del Socialismo Mondiale) presso l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali (CASS). Il World Socialism Research Center organizza da diversi anni – nel mese di ottobre – importanti convegni internazionali, con la partecipazione di centinaia di studiosi e ricercatori di tutto il mondo, su temi di grandissima rilevanza quali “la situazione attuale e le tendenze di sviluppo del socialismo mondiale e del pensiero della sinistra” (2013); “la globalizzazione del socialismo, esito inevitabile del percorso dell’umanità” (nel 2014, 20° anniversario della costituzione del World Socialism Research Center); “rivoluzioni colorate ed egemonia culturale” (2015); “il marxismo nel XXI secolo” (2016).

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Democrazia e Socialismo

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pcp striscione lavorodi Albano Nunes

daAvante!, Settimanale del Partito Comunista Portoghese (PCP)

Traduzione dal portoghese di Mauro Gemma

La questione del rapporto tra la lotta per la democrazia e la lotta per il socialismo percorre tutta la storia del movimento operaio e comunista internazionale. Attualmente acquisisce particolare importanza, è diventato argomento inevitabile del dibattito tra forze di “sinistra” o che di “sinistra” si definiscono, e anche motivo di serie divergenze nel movimento comunista e rivoluzionario internazionale.

Tra le ragioni di fondo per cui questo problema riveste rinnovata attualità c'è la contraddizione, da un lato, tra l'approfondimento della crisi strutturale del capitalismo e l'esigenza di profonde trasformazioni rivoluzionarie orientate al socialismo, e, dall'altro, le insufficienze a livello delle forze rivoluzionarie e il ritardo nell'organizzazione e consapevolezza e disponibilità politica delle masse. Ciò in un contesto in cui il capitalismo risponde alla crisi del sistema con l'intensificazione della sua politica di sfruttamento, oppressione e guerra e minaccia il mondo con una catastrofe dalle incalcolabili proporzioni.

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Sul marxismo occidentale e sulla crisi del comunismo in Italia

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marx fabbrichedi Fosco Giannini*

Dal compagno Fosco Giannini riceviamo la sua recensione dell’ultimo libro di Domenico Losurdo, “ Il marxismo occidentale, come nacque, come morì, come può rinascere”

Inizio questa mia recensione all’ultimo - importantissimo, al fine di un rilancio d’un pensiero e di una prassi comunista, antimperialista, rivoluzionaria in Italia e in Occidente - libro di Domenico Losurdo ( “ Il marxismo occidentale - Come nacque, come morì, come può rinascere”, edizioni Laterza, prima edizione aprile 2017 e già alla seconda edizione) mettendo in campo alcuni ricordi personali.

1. Ricordi di un recensore non accademico

Il metodo non è, accademicamente, dei più ortodossi, ma l’eterodossia mi sarà forse perdonata se riuscirò a renderla funzionale a un obiettivo: dimostrare come la degenerazione del “marxismo occidentale”, che ha segnato e segna, purtroppo, di sè una parte considerevole anche del marxismo italiano, sino a divenire egemonica, abbia trovato nel “marxismo orientale” un proprio, primario, nemico;

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La Rivoluzione d’Ottobre e i diritti delle donne

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donnesovietiche manifestodi Margarida Botelho

da “O Militante”, rivista teorica del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marica Guazzora per Marx21.it

Fu l’Unione Sovietica il primo paese del mondo a mettere in pratica e a sviluppare come nessun altro i diritti  sociali fondamentali come l'uguaglianza dei diritti delle donne e degli uomini nella  famiglia nella vita e nel lavoro, i diritti e la protezione della maternità.  La Rivoluzione d’Ottobre dette un impulso straordinario al conseguimento dei diritti delle donne raggiungendo nel giro di pochi giorni i diritti che nel nostro paese abbiamo messo decenni a raggiungere, ed è servita di esempio e di incoraggiamento per la lotta delle donne in tutto il mondo. Il processo di costruzione del socialismo in URSS ha sempre mantenuto al centro delle sue preoccupazioni l'emancipazione femminile. La scomparsa dell'URSS ha portato a battute d'arresto brutali nelle condizioni di vita delle donne, non solo negli ex territori sovietici, ma a livello internazionale.

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Ottobre 1917, Novembre 1954 e Dien Bien Phu

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algeria 1novembre1954di Kateb Yacine

Traduzione di Mohamed Walid Grine per Marx21.it

Ringraziamo Mohamed Walid Grine per la segnalazione e la traduzione dello scritto di Kateb Yacine

Quando i feudatari che avevano tradito Abdelkader [1] abbandonarono la lotta, servirono i Francesi, come avevano già servito i Turchi, oppure i Romani. Un secolo di asservimento sembrava aver posto fine alla resistenza millenaria del popolo algerino, su questa terra apparentemente senza nome e senza storia che si chiamava “il granaio di Roma”, prima di farne il paradiso dei coloni e delle petroliere. I Caid [2] e i Basciaghà [3] erano i loro cani da guardia. Le “élite” borghesi e piccolo borghesi formate dall’occupante sprofondarono nel tradimento. L’onore di sollevare di nuovo la bandiera nazionale non andò a quei signori, dottori e farmacisti che piangevano l’Algeria come se fosse morta, da essi seppellita, nel cimitero accusatore delle illusioni perdute.

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