Modena 1922: Beatrice Ligabue detta Bice

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Modena 1922: Beatrice Ligabue detta Bice, una giovane bordighiana alla guida della federazione del PCd’I*

Beatrice Ligabue, detta Bice, nasce a Savigliano (Cuneo) il 5 giugno 1895 da Ettore e Venturino Enrichetta, commercianti. La famiglia, di estrazione piccolo borghese, trasferitasi a Modena nei primi anni del ‘900, era composta anche dai figli Anna e Giuseppe. Con la morte prematura della madre sopraggiungono grossi problemi economici. Quando il padre si risposa è il fratello Giuseppe a occuparsi delle sorelle, riuscendo a garantire loro un buon tenore di vita grazie alle sue attività di commerciante di stoffe. Nel 1918 la morte della sorella minore Anna, detta Annette, già iscritta al Fronte giovanile socialista, è all’origine della scelta politica di Bice Ligabue, come lei stessa testimonia in diverse occasioni: “chiesi l’iscrizione al Psi e mi buttai a capofitto per capirci qualcosa, per essere utile alla società […] fu un’iscrizione fatta d’amore verso la sorellina perduta, ma studiando, leggendo, frequentando compagni, la devozione alla sorella si accompagna al mio capire” [quaderno n.6] Anna Ligabue si era avvicinata agli ideali del socialismo nel suo ambiente lavorativo - la Cooperativa di consumo di Villa S. Caterina – ed era ritenuta “pericolosissima per l’ascendente che ha e per i suoi impulsivi e rivoluzionari propositi superbolscheviki”. Subisce ancora minorenne diversi arresti, il primo dei quali il 18 dicembre 1916, quando è arrestata e rinchiusa per alcuni giorni in S.Eufemia per aver partecipato a una dimostrazione contro la guerra di donne che “avevano divisato di recarsi in massa alla officina tabacchi per far cessare il lavoro a quelle operaie” [7 gennaio 1917, Il Prefetto al Ministro degli Interni]. L’autorità giudiziaria le impone il soggiorno coatto a Bologna, ma ben presto anche a seguito di un’interrogazione dell’on. Agnini al Ministero dell’Interno, può rientrare a Modena. Altri arresti, come quello in occasione delle manifestazioni del 15 e 16 maggio 1917 (29 giorni di reclusione), e la condanna a 4 mesi di carcere da parte del Tribunale militare di Firenze per incitamento al “rifiuto d’obbedienza” e all’insurrezione, la indeboliscono nel fisico fino a portarla alla morte per influenza il 26 ottobre 1918. (lettera del Prefetto). Bice Ligabue fu delegata al Congresso di Livorno (15-20 gennaio 1921), ma non andò perché bloccata in Questura, come lei stessa conferma in una intervista molti anni dopo: “Nessuno di Modena partecipò. Apprendemmo dai giornali le conclusioni”. [Intervista di Terenzio Ascari a Bice Ligabue “Gazzetta di Modena”, 22 settembre 1981]. Ligabue è, come la maggioranza dei giovani socialisti, decisa a seguire Bordiga nell’entrare nel partito comunista per “fare la rivoluzione”. “Io la prima volta che l’ho sentito [Bordiga], fui presa da lui […] c’era quel senso rivoluzionario e Bordiga lo influenzava… era rivoluzionario in tutte le sue parole. Il governo, i deputati: erano cose che per lui non andavano. Botte e armi”. La Ligabue è quindi tra quei pochi compagni che - a seguito del telegramma di Bordiga del 19 febbraio 1921, inviato alla CdL di Mirandola, dove incaricava Nicola Cilla di organizzare le forze comuniste in provincia di Modena - costituisce la Federazione comunista di Modena. A pochi giorni dal Congresso di Livorno, era probabilmente il 20 febbraio 1921, la Ligabue e altri pochi compagni si ritrovarono presso l’albergo “Commercio”, in via Farini a Modena, di cui era direttore il sen. Basaglia. In quella occasione venne eletto il Comitato direttivo del nuovo Partito comunista modenese, di cui facevano parte, oltre alla stessa Ligabue (anni 26, casalinga), anche, tra gli altri: Guido Giberti (anni 23, marmista), Bruno Baroni (anni 20, artigiano falegname), Carlo Baroni (anni 22, artigiano falegname), Elio Carrarini (anni 24, muratore), Alfeo Corassori (anni 18, bracciante), delegato della Federazione giovanile socialista, Olindo Cremaschi (anni 22, mezzadro). E’ del gennaio 1922, la nomina della Ligabue. a segretario della Federazione comunista modenese, a seguito dell’arresto di Guido Giberti, che aveva guidato il partito in quel primo anno di vita. E’ la prima donna a livello nazionale ad assumere tale incarico. La sua nomina avvenne nella residenza del Giberti, come lei stessa racconta: “in via S.Cristofaro, in una casetta, all’ultimo piano. Eletta all’unanimità”. Ligabue aveva 28 anni, si era distinta in quei primi mesi di attività del partito modenese per la sua spigliatezza e preparazione politica. Era probabilmente l’unica donna aderente al partito comunista modenese in quel momento, su un totale di circa 30/35 persone: “era piccola e con due cani danesi alti come lei: la sua presenza dava impressione. Si vedeva questa ragazzina bellina che ci insegnava tutto. Era una cosa meravigliosa per noi giovani”: così nei ricordi di Luigi Benedetti. Il centro operativo dell’organizzazione era in quel periodo ai Mulini Nuovi a Ganaceto, presso il laboratorio di falegnameria dei Fratelli Baroni. Dal 1922, intensificate le violenze fasciste, l’organizzazione cerca faticosamente di svilupparsi nella semiclandestinità scegliendo luoghi di ritrovo più isolati e nascosti Gli attacchi fascisti erano comunque sempre in agguato come ad esempio il 4 ottobre del 1922 quando la Ligabue riesce a fuggire, senza essere riconosciuta, da un incontro convocato a Spilamberto per organizzare una cellula comunista. I primi passi verso la riorganizzazione del partito subiscono una battuta d’arresto con la cattura di Amadeo Bordiga, avvenuta il 3 febbraio 1923 a Roma. La decifrazione di indirizzi e recapiti presenti nella sua rubrica, permette l’individuazione di tanti dirigenti provinciali, fra i quali anche Bice Ligabue e altri modenesi. Per Bice è la prima volta, è il 5 febbraio del 1923. Nella notte, avvisata da un compagno, decide di non scappare. Il giorno successivo si presentano nella sua abitazione il capo di gabinetto della Questura con due questurini per perquisire la sua abitazione ed arrestarla. Con la scusa di andarsi a cambiare l’abito riesce a distruggere le carte compromettenti che aveva in casa. Resta nel carcere di S.Eufemia per circa 9 mesi e viene rinviata a giudizio, con l’imputazione di associazione a delinquere e di eccitamento all’insurrezione contro i poteri dello Stato, presso il tribunale di Roma, dove veniva istruito il primo processo contro i quadri dirigenti del PCd’I. Quando esce dal carcere per recarsi al processo a Roma, che inizierà il 18 ottobre 1923, trova sul portone gente che le batte le mani e una quindicina di donne che le porgevano dei cartoncini con del cibo per il viaggio. Assieme a lei, unica donna, compaiono a giudizio altri 31 dirigenti nazionali e provinciali tra cui Amadeo Bordiga, Umberto Terracini e Ruggiero Grieco e i modenesi Giberti e Corassori. Tutti assolti, tranne Corassori, responsabile della “sezione sportiva” del partito dietro cui si celava il lavoro di costituzione dell’apparato militare del partito, arrestato per porto abusivo di 2 rivoltelle. Rientrata a Modena, Ligabue prosegue la sua attività politica e nel novembre del 1923 è la referente delle attività di riorganizzazione del partito, delegata dal segretario interregionale. In una relazione del segretario di P.S. del 25 febbraio 1924, conservata fra i documenti del Casellario politico, leggiamo: “[Bice Ligabue] ha pubblicato molti articoli sui giornali estremisti, ne ha ricevuto e ne riceve dall’interno e dall’esterno, che poi distribuisce ai compagni di fede e conta vastissime relazioni coi maggiorenti del partito comunista in Italia ed all’estero anzi con costoro ha continui rapporti epistolari. E’ elemento pericoloso, pronta all’azione incitatrice e non teme responsabilità. Fra i suoi compagni è tenuta in grandissimo conto e perciò esercita su di loro un fascino ed un’influenza per cui tutti sono pronti ai suoi voleri” Nella primavera del 1924, nonostante il disappunto della famiglia, si allontana da Modena per partecipare al V Congresso dell’Internazionale comunista a Mosca (17 giugno-8 luglio 1924). Il viaggio avventuroso la porta a Mosca nei giorni della morte di Lenin. Della stessa delegazione al Congresso facevano parte Scoccimarro, Dozza, Togliatti, Bordiga e Camilla Ravera. Al rientro da Mosca la Ligabue., insieme ad Alfeo Corassori e ai fratelli Baroni, riconferma la sua posizione a sostegno di Bordiga contro le posizioni di Gramsci, discusse nel Convegno segreto di Como del maggio 1924 e avvia la campagna elettorale che diede a Modena per il PCd’I risultati superiori alla media emiliana e nazionale. Nell’agosto del 1924 una annotazione nella documentazione della Prefettura di Modena la indica come “maggiore esponente” della Federazione comunista provinciale modenese e cita un suo arresto per alcuni giorni nel marzo dello stesso anno a Campogalliano, insieme al comunista Adriano Bertani con l’accusa di propaganda antinazionale. Il suo nome convenzionale è “Gabriele”, usa anche lo pseudonimo Rita Belvedere per farsi recapitare corrispondenza e stampa clandestina. Risiede in via Maraldo 11, presso il fratello Giuseppe, titolare di un negozio di stoffe dove lavora la stessa Ligabue. Il fratello risulta iscritto al fascio dal 1921. Nei mesi successivi Bice rallenta la propria attività, così come fanno i fratelli Baroni, a seguito delle prime divergenze tra i sostenitori della linea bordighiana e quelli della linea gramsciana, divergenze che si inasprirono negli ultimi mesi del 1925 in occasione del Congresso di Ganaceto, quando la Ligabue. fu tra i promotori di uno scontro che fece temere iniziative frazioniste poi rientrate. Ligabue abbandona la direzione provinciale del partito, dove avanza il gruppo carpigiano, capeggiato da Olindo Cremaschi, che avvia con determinazione il lavoro per la conquista delle masse al partito comunista con la parola d’ordine “la terra ai contadini”. Nel gennaio del 1926 la Ligabue, richiamata ad un maggiore attivismo dall’interregionale comunista Gennari, assumerà il ruolo di relatrice di rapporti riguardanti la realtà modenese, celata dietro lo pseudonimo di “Anna”. Nel 1926 fa parte della delegazione italiana, diretta da Palmiro Togliatti, al 6° Plenum dell’Internazionale comunista. Il 17 febbraio, quando Zinoviev apre i lavori, Ligabue è tra i massimi dirigenti del comunismo mondiale. Tornata in Italia, schedata quale dirigente comunista, viene posta sotto stretta sorveglianza e proposta per l’invio al confino ad Ustica, commutato in soggiorno sorvegliato sotto la responsabilità del fratello. Continua comunque le sue attività clandestine, come dimostra il dettagliato rapporto del Comando provinciale della MVSN di Modena del 1° ottobre 1930, dove si propongono per la “nota sovversiva” nuove misure di costrizione a causa della valigetta da lei conservata: “una valigetta – scrive la Direzione Generale di P.S. - di cuoio a doppio fondo metallico che si apre a mezzo di calamita: nel secondo scompartimento ci sono tessere comuniste, nel primo un servizio di toilette” . Il negozio di biancheria intima, sartoria e stoffa da uomo sotto i Portici del Collegio di Modena apertole dal fratello, fallisce nel 1931, per poi essere riaperto l’anno successivo. Contemporaneamente Ligabue cambia il proprio domicilio modenese: da via Prampolini 7/9 si trasferisce in via N.Sauro n.8. Nel 1937 si trasferisce a Dinazzaro di Casalgrande in provincia di Reggio Emilia, dove possiede una casa che durante la Resistenza sarà una base di appoggio per i partigiani. Così nei suoi ricordi: “Durante la resistenza io ho lavorato un po’ con Corassori, con quello di Bologna che poi è morto, “Naso”. Poi con un altro giovane che poi finì segretario della Federazione di Como [Marino]. Mio fratello aveva una villa qui a Modena e fu messa a disposizione. Io avevo tre o quattro cassette da seppellire tutti i giorni e da andare a prendere quando me lo dicevano. Le seppellivo in giardino. Erano cassette di documenti. Ho fatto quello che ho potuto. Avevo già cinquant’anni”. Eletta consigliera comunale a Modena nel 1946, resta in Consiglio comunale fino alla chiusura della legislatura nel 1951, quando si ritira dalla militanza attiva. Nel 1945 è nel primo Comitato provinciale dell’Udi (Unione donne italiane). Muore a Modena il 21 settembre 1981, all’età di 86 anni. Le ultime parole del suo testamento incitano a battersi per la pace “un bene di tutti coloro che amano l’umanità”.

Fonti

Archivio centrale dello stato, Casellario politico centrale, ad nomen

Istituto storico di Modena, Archivio Pci

Centro documentazione donna di Modena, Raccolta documentaria e interviste su Bice Ligabue

Archivio di Stato di Modena, Gabinetto di Prefettura, 1921-1922, b. 393, Atti vari

Bice LIGABUE, Ricordi anni venti, intervista di Casali L., Testimonianze e interviste effettuate su incarico dell’ANPI di Modena, Archivio Anpi, Istituto storico della resistenza e della società contemporanea di Modena

L. BEDOGNI, Il partito comunista nel modenese (1921-1940), Università degli Studi di Bologna, Tesi di laurea, A.A. 1982/83.

* La scheda, a cui sono state apportate soltanto alcune minime variazioni formali, è tratta dal Dizionario storico dell’antifascismo modenese, Milano, Unicopli, 2010.

** Caterina Liotti, storica e archivista, si occupa da anni di storia di studi di genere. Su donne antifasciste e partigiane ha pubblicato diverse monografie tra cui: A guardare le nuvole. Partigiane modenesi tra memoria e narrazione, Carocci, Roma, 2004 e Finalmente eravamo libere. Donne Resistenze Cittadinanze, Centro documentazione donna, Modena 2005. È presidente del Centro Documentazione Donna di Modena e del Consiglio comunale di Modena.