L'onda della sinistra norvegese

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Il 14 settembre prossimo ci saranno elezioni politiche in Norvegia. Un'occasione di bilancio dell'esperienza di un governo progressista europeo (ma saldamente fuori dall'Unione Europea) che vede la presenza del Partito Laburista, di un piccolo partito centrista e dell'Sv, il Partito Socialista di Sinistra che, dal 19 al 22 Marzo scorso ha tenuto il suo 18mo congresso a Bergen.

Nella scenografia del congresso (poco pomposa ed essenziale, come vuole la tradizione scandinava) campeggiano due immagini. La prima è una bimba che corre in un prato con un aquilone e, accanto alle verdi colline, è rappresentato un lungo viadotto percorso da un treno ad alta velocità: simbolo esplicito del tentativo e dell'impegno di associare il progresso e la modernizzazione del paese con un rigoroso rispetto ambientale. La seconda immagine ritrae invece due tipici pescherecci norvegesi che solcano le acque del mare da cui affiorano enormi pale eoliche, evidente metafora dell'impegno nella ricerca ed utilizzo di fonti di energia rinnovabile (in un paese produttore di petrolio), totalmente compatibili con l'ambiente. Tutte le immagini sono composte attraverso il gioco di due colori, il rosso ed il verde, altra metafora che ci parla del profilo politico di questo partito.

Con l'8% alle scorse elezioni, l'Sv ha avuto un ruolo di primo piano in questo governo, ministri in settori chiave (ambiente e sviluppo internazionale, educazione, università e ricerca, finanze). Forte dei risultati che sente di aver conquistato in questi anni, si candida nuovamente alla guida del paese. L'Sv è un partito molto giovane, con un'alta presenza femminile, un forte affiatamento del suo gruppo dirigente ed un'organizzazione giovanile molto radicale e radicata in tutto il paese. Il congresso, oltre a fornire una preziosa occasione di bilancio dell'esperienza di governo e di lancio della campagna elettorale, ha rinsaldato le fila del partito dopo le frizioni del congresso del 2005 quando la decisione se entrare o meno al governo causò una dialettica più serrata. La crisi economica dispiega, stando alle loro analisi, la possibilità di un cambio di egemonia dopo la sbornia neoliberista iniziata negli anni '80, in direzione di un maggiore interesse ai temi sociali ed ambientali, ritornando così ad una egemonia delle forze di sinistra. Per questo il Partito Socialista di Sinistra intende lavorare per dare un indirizzo rosso-verde al governo del paese continuando a lottare contro i tentativi di privatizzazione della scuola, a rafforzare la legislazione in difesa delle condizioni di lavoro, così come in difesa dell'ambiente e la cancellazione delle differenze salariali tra uomini e donne.

Vista con le diottrie della politica italiana, l'azione dell'Sv sembra orientata verso un riformismo neokeynesiano di sinistra, ma bisogna coniugare questa battaglia per la difesa del welfare norvegese con le posizioni sulla politica estera, per avere un quadro più completo. A partire dall'avversione all'ingresso nell'Ue, punto non negoziabile per qualsiasi futuro accordo di governo. Più che un'opposizione al modello di Ue che si sta costruendo, la volontà di non adesione nasce come esigenza di difesa della sovranità nazionale in linea con la volontà popolare (più del 60% della popolazione è contraria all'ingresso nell'Ue) e dalla paura di perdere, a causa delle scelte comunitarie, gli altissimi standard che caratterizzano il welfare state. È su questo, e sulle modalità di redistribuire le ingenti risorse dei proventi petroliferi, che si basa la differenza con i socialdemocratici.

Il futuro dell'esperienza di governo, stretta tra le critiche populiste del Partito del Progresso (destra) e dagli effetti sul mondo del lavoro della crisi (in un paese che finora non ha vissuto il dramma della disoccupazione), si giocherà sulle risposte alla crisi economica ed ai cambiamenti climatici. I sondaggi danno l'Sv in crescita, con una proiezione tra il 10 e il 15%, segno di crescita e rafforzamento di un partito nato tra le lotte dei lavoratori. Una situazione completamente diversa da quella del nostro paese, ma che per la sua peculiare storia e importanza ci costringe guardare oltre il recinto asfittico dell'Ue.

* Partecipante al Congresso di Bergen