Questioni di genere

Per un 8 marzo di solidarietà e lotta antifascista

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di Marica Guazzora, direzione nazionale PdCI

donne manifestazione megafonoL’8 marzo, un anno dopo l’altro, le donne camminano in lunghe file intorno al mondo. Donne di ogni paese scendono in piazza per difendere i propri diritti, la propria autodeterminazione, la libertà, il lavoro, la pace. L’anno scorso scegliemmo come tema la violenza contro le donne, quest’anno ci uniamo alle donne spagnole per il diritto alla maternità consapevole, per il diritto di decidere del proprio corpo, per la difesa della legge 194.

Ogni giorno, ogni minuto e in ogni parte del mondo, ci sono donne a cui vengono violati i diritti, cancellata la dignità, offeso il corpo, ma tutte le donne del mondo si uniscono simbolicamente in un unico abbraccio l’8 marzo nella Giornata internazionale della donna. Qui in Italia insieme alle donne partigiane, dopo la fine della seconda guerra mondiale scegliemmo come simbolo di questo evento un fiore giallo, quella mimosa che cresceva libera e non costava niente. Quel simbolo che negli anni è stato anche mercificato e calpestato, come calpestati sono stati la nostra autodeterminazione e la nostra passione antifascista. 

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La giornata internazionale delle donne

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di Aleksandra Kollontaj | Traduzione da antiper.org
Mezhdunarodnyi den' rabotnitz (International Women's Day), Moscow 1920

DONNE1-620x300MARZO 1920

Una celebrazione militante [1]

La Giornata delle Donne (o Giornata delle donne lavoratrici) é una giornata di solidarietà internazionale e un giorno per ricordare la resistenza e l'organizzazione delle donne proletarie.

Ma questa non è una giornata speciale solo per le donne. L'8 marzo è una data storica e memorabile per gli operai e i contadini, russi e di tutto il mondo. Nel 1917, in questo giorno prese avvio la grande Rivoluzione di Febbraio [2]. Furono le operaie di Pietrogrado ad iniziare questa Rivoluzione; furono esse che decisero di innalzare la bandiera dell'opposizione allo zar e ai suoi sostenitori. E così questo giorno, per noi, è una doppia celebrazione.

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25 Novembre. Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne, 365 giorni all’anno

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di Marica Guazzora, direzione nazionale PdCI

papaveri rossiGli uomini: padroni, padroni delle donne, col senso pieno della proprietà.

Per il 25 novembre di quest’anno i gruppi, i collettivi, le associazioni femminili e femministe hanno deciso di scegliere, tra le tante idee proposte, anche queste due.

La prima: le donne scioperano per 15 minuti. Si tratta di uno sciopero provocatorio e simbolico, inusuale, che è stato visualizzato anche con un logo: un gruppo di sole donne che incrociano le braccia e si sa che lo sciopero non è mai stato “solo” delle donne per le donne.

C’è stata discussione sull’opportunità o meno di questo metodo di lotta , e alcune non l’hanno condiviso perché lo sciopero, si dice, è contro il “datore di lavoro” e qui non c’è. Certo che non c’è.

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Stefania e le altre. Il femminicidio nelle Marche e in Italia

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di Fosco Giannini

donne2Castelfidardo (Ancona), sabato 16 novembre, pomeriggio alto, attorno alle 17.00. Diego Allori, 61 anni, custode dell’azienda dei fratelli Saraceni, entra nell’appartamento in cui vive con la moglie Stefania Malavolta, 45 anni, e la figlia Giorgia, 24 anni. L’appartamento è all’interno stesso dell’azienda dove Allori lavora, al primo piano, in Via Adriatica, civico17. Ora, saputi i fatti, possiamo immaginare che l’uomo entra con il cuore in tumulto, con l’odio tra i denti, con una lucida follia – la solita, quella dettata da un’intera, millenaria storia di violento dominio maschile – che lo dirige e lo determina. E soprattutto entra armato: nella testa con l’ascia d’un’insana, furiosa, misteriosa “vendetta” ( gelosia, riportano i cronisti); nelle mani con un coltello per ammazzare davvero. Dalle tracce di sangue lasciate dal corpo straziato di Stefania possiamo immaginare il percorso ferino dell’uomo nell’appartamento. Diego la scova (come in un pogrom) in qualche stanza o lungo il corridoio (in cucina, dicono i giornali).

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In Italia torna l’aborto clandestino

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di Teresa Pezzi, Comitato Centrale PdCI, Federazione Chieti

194 muroStiamo assistendo al un progressivo smantellamento di una legge dello Stato approvata, in via definitiva, in data 22.05.1978 con il n. 194.

Benché questa legge abbia segnato un evidente progresso sociale cancellando il reato di aborto e sottraendo alla clandestinità “l’affare” delle interruzioni di gravidanza, la stessa, per aver introdotto e riconosciuto, all’art. 9, la facoltà, per il personale sanitario e di chi svolge attività ausiliarie, di dichiarare l’obiezione di coscienza, ha dato, però, adito ad una infinita e mai risolta querelle di carattere etico, diventando oggetto di strumentalizzazione politica e finendo per essere snaturata del suo significato fino a diventare di difficile attuazione.

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