8 Marzo 2016. Omaggio ad una splendida comunista brasiliana del ‘900: Pagù

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pagudi Marica Guazzora
da 
pcditoibarruri.com

Un 8 marzo non retorico. nel ricordo di una straordinaria comunista brasiliana del 900.

“Eu procurava. Sem saber o quê. Sem nada esperar. Alguma coisa que me absorvesse com certeza. (…) Tinha momentos de grande enternecimento junto de meu filho. Mas eu repelia esses momentos. Eu sofria muito, desconhecendo a causa desse sofrimento. Uma noite, andei pelas ruas vazias, chorando; depois, muitas outras noites.”  Patrícia Galvão, em “Paixão Pagu: uma autobiografia precoce de Patrícia Galvão”. [Organização Geraldo Galvão Ferraz]. 1ª ed., Rio de Janeiro: Agir, 2005. Da Brasil cotidiano.

Patrícia Rehder Galvão, meglio conosciuta come Pagú, fu una figura straordinaria che nei suoi appena 52 anni di vita segnò profondamente la cultura e il costume del Brasile del novecento, agendo nel campo dell’arte del giornalismo e della politica. Fu principalmente poetessa, scrittrice, traduttrice e regista teatrale.

Pagú era chiaramente un “apelido”, un nomignolo, che Patrícia ricevette dal poeta Raul Bopp che sbagliando sul cognome della donna la chiamò appunto Pagù, facendo una fusione tra le iniziali del nome e del cognome. Questo nomignolo le rimase per sempre.


Era una donna anticonformista che non passava inosservata perchè fumava e beveva in pubblico e vestiva come le piaceva. Militante attiva del Partito comunista brasiliano, (PCB) dal 1931, fu presa di mira dalla dittatura militare che l’arrestò per ben 23 volte.Fece cinque anni e sei mesi di carcere dal 1935 al 1940 e fu torturata. Fu la prima donna brasiliana ad essere arrestata per motivi politici. Le motivazioni dell’arresto erano spesso legate alle partecipazioni alle manifestazioni contro il regime di Gétulio Vargas, o ai suoi articoli al vetriolo contro la dittatura, ma erano anche un modo per punire il suo stile di vita assolutamente fuori dagli schemi, che urtava tantissimo il perbenismo del suo tempo.

Pagù fu molto attiva come giornalista, scrivendo tra gli altri per il Brás Jornal. Pubblicò alcuni libri tra cui, nel 1933, il suo più famoso, Parque Industrial, il primo libro brasiliano con operai come protagonisti, scritto con lo pseudonimo di Mara Lobo.

Aveva frequentato la scuola di arte drammatica e si occupò di teatro anche come talent scout, individuando e incentivando giovani attori a calcare le scene. Fu anche una illustratrice e i suoi disegni erano chiaramente orientati alla denuncia della dittatura dei generali.

Si unì a Oswald de Andrade, un famoso intellettuale e poeta di quel periodo, uno dei principali fautori del modernismo nel Brasile, e da lui ebbe un figlio. Ma non esitò a lasciare il marito e figlio in Brasile per intraprendere una serie di viaggi in tutto il mondo. Fu anche corrispondente di Correio da Manhã, Diário de Notícias e Diário da Noite.

Le fu diagnosticato un male incurabile e nonostante un intervento chirurgico innovativo per il tempo, che subì a Parigi, morì a Santos, in Brasile a 52 anni di età, il 12 dicembre 1962.

Nella cultura brasiliana viene ricordata da una canzone alternativa molto famosa, ispirata alla biografia di questo personaggio, intitolata appunto Pagú. E’ una canzone di Rita Lee con il testo di Zélia Duncan.