Italia

“Il ddl Gambaro, un provvedimento dal contenuto eversivo e liberticida”

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Intervista a Paolo Maddalena, giudice emerito della Corte Costituzionale

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“L’ultima privatizzazione, poi siamo nudi”

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di Giulietto Chiesa

Quello che sta accadendo avrebbe dovuto generare un’ondata di sdegno e di protesta, invece niente. Non solo ci mettono un’altra volta le mani in tasca ma violano la Costituzione. Ci vogliono togliere probabilmente l’ultimo strumento di cui l’Italia dispone per difendersi da ulteriori espropri.

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Quando c'è la luna piena i barbari scendono a valle

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scuola lavagna bambinidi Diego Chiaraluce

da lacittafutura.it

Note sparse sulla riforma della scuola in assenza di opposizione sociale.

Accentratrice, pedissequa, classista. Colma del peggior burocratismo nella forma e intrisa di ideologia aziendalista nella sostanza. Poche secche osservazioni per sintetizzare la seconda fase della riforma della scuola voluta dal tandem Renzi-Gentiloni sotto la supervisione di Confindustria e dei think-thank liberisti dell’Unione Europea. Finalità: contenimento della spesa pubblica e formazione di lavoratori acritici da adattare come giunchi alle richieste delle imprese.

Come noto, nel luglio del 2015 il parlamento ha approvato a scuole chiuse una riforma che rimette al governo delle questioni di particolare importanza attraverso il meccanismo delle deleghe. Otto questioni di carattere diverso, alcune strategiche quali le modalità di assunzione del personale o l’istruzione professionale e, altre di forte civiltà, quali la riforma dell’inclusione degli alunni disabili.

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Dalle Ceneri del Referendum

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Schede referendumCollettivo Studentesco Roma Nord

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

A tre mesi dall’esito del referendum costituzionale, come collettivo abbiamo pensato di pubblicare la sintesi delle nostre conclusioni sull’argomento e la nostra prospettiva di sinistra unita. Buona lettura.

La riforma costituzionale risulta essere chiaro esempio di attacco alla sovranità popolare. Questo sovvertimento istituzionale è stato fortemente chiesto dall’Europa e appoggiato dagli USA per permettere alle grandi banche di affari (JP Morgan ; Goldman Sachs etc) e ai poteri forti neoliberisti di adattare la nostra politica nazionale ai loro standard di mercato. Tutta la riforma era un progetto per rafforzare il governo centrale a scapito del parlamento e delle autonomie locali: il popolo avrebbe avuto sempre meno rappresentanza anche perché sarebbe venuta meno l’elezione diretta dei senatori. La riforma è stata chiaramente voluta dal governo e dall’Unione Europea per portare avanti con maggiore facilità politiche utili ai poteri economici (come le grandi banche e le multinazionali dell’UE e degli USA) e a sfavore dei lavoratori e della scuola pubblica.

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Lavoro e reddito: una questione di produzione!

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Child poverty 007 340x200di Marta Fana - Simone Fana

da contropiano.org

Di ritorno dalla California, Renzi si imbatte nella difesa del lavoro, come principio sui cui la Repubblica italiana si fonda, con questa argomentazione respinge l’idea del reddito di cittadinanza che al contrario del lavoro è, secondo lui, incostituzionale. Un atteggiamento che rasenta il paradosso, ma anche una non banale dose di approssimazione su argomenti chiave: il lavoro, il reddito, l’autodeterminazione individuale e collettiva, la libertà.

Paradossalmente Renzi parla di lavoro come diritto costituzionalmente garantito nonostante le riforme adottate dal suo governo in materia di lavoro e occupazione siano ben distanti dai principi fondamentali della Carta.

Il lavoro e la costituzione.

A partire dalle periferie del mercato del lavoro, quello gratuito, in appalto o a voucher in cui sono negati i diritti previsti dall’art 36 della Costituzione in base al quale “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. […] Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”.

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In merito alle ultime rilevazioni dell'Istat

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operai pomiglianodi Pasquale Cicalese per Marx21.it

“(…) a partire dal 2014 si segnala un sostanziale recupero della competitività di prezzo attraverso il costo del lavoro, favorito anche dai provvedimenti di decontribuzione attuati in Italia. Ciò ha portato a una parziale riduzione del cospicuo differenziale con la Germania accumulato negli anni precedenti, che aveva continuato ad ampliarsi anche nei primi anni della crisi. Al terzo trimestre del 2016, rispetto allo stesso periodo del 2014, il costo del lavoro per l’insieme delle attività economiche è diminuito dell’1,3 per cento in Italia e dello 0,2 per cento in Spagna, mentre in Francia e in Germania è aumentato rispettivamente del 2,6 e del 5,2 per cento. Nella manifattura, in particolare, in Italia si è avuta una riduzione pari al 2,4 per cento, a fronte di aumenti dello 0,7 per cento in Spagna e Francia e del 3,1 in Germania”. ISTAT, Rapporto sulla competitività dei settori produttivi - Edizione 2017, pag. 21

“Siamo un Paese che si avvia ad avere più medie imprese”
. Vincenzo Boccia, Presidente Confindustria, in Ipe Napoli triplica il numero degli iscritti Il sole 24 ore, 4 marzo 2017.

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Gattopardismo di sinistra

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gattopardodi Renato Caputo
da La Città Futura

Scissioni e ricomposizioni a sinistra: tutto deve cambiare affinché tutto resti come prima?

In questi giorni stiamo assistendo, perplessi, a grandi manovre di riposizionamento a sinistra, per cercare di occupare gli spazi vuoti che si sono aperti dopo il deciso spostamento a destra del Pd renziano e la sua netta battuta d’arresto a seguito del referendum del 4 dicembre. Il fatto che persino gli irriducibili sostenitori della “ditta”, come Bersani e Speranza, si siano infine decisi ad abbandonarla alla sua deriva neo-democristiana, è certamente un evento da valutare positivamente.

In primo luogo perché mette definitivamente la parola fine all’incubo di un ventennio renziano sotto il segno del Partito della nazione, in realtà già duramente colpito dalla grande mobilitazione contro la “Buona scuola”, dal primo sciopero generale della Cgil contro il governo amico e, infine, dalla disfatta del tentativo di stravolgere la Costituzione.

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