Italia

Dopo il referendum: che fare?

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di Alessandro Pascale
da collettivostellarossa.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

La vittoria del NO al Referendum Costituzionale del 4 dicembre segna una netta cesura nello scenario politico degli ultimi anni, meritando un’adeguata analisi e conseguente proposta politica. Ragioniamo attraverso 10 passaggi.

1. Populismo e ignoranza o rivolta anti-liberista?

La dimensione massiccia raggiunta dal NO (più di 19 milioni di voti, contro i 13 milioni del SI) è stata descritta come il trionfo del populismo e dell’ignoranza di larghe masse che si sono opposte al “cambiamento” facendosi trascinare da vari leader di destra come Salvini, Berlusconi e Grillo.

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Ripristinare il proporzionale e la Costituzione nata dalla Resistenza

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parlamento sessionedi Domenico Losurdo, Presidente dell'Associazione politica e culturale Marx XXI

Per completare la disfatta del progetto reazionario

Dopo la memorabile sconfitta subita da Matteo Renzi, si infittiscono le voci che rivendicano il ripristino del sistema proporzionale. In effetti, la difesa della Costituzione nata dalla Resistenza non può essere considerata completa se non si cancellano gli effetti del sostanziale colpo di Stato che nel 1993 portò alla liquidazione del sistema proporzionale e inflisse un grave colpo alla democrazia. Su questo tema riporto alcuni miei interventi che risalgono all’epoca del colpo di Stato del 1993 (Domenico Losurdo)

La cancellazione del proporzionale e la storia alle sue spalle

Alla vigilia del referendum che ha introdotto il sistema maggioritario, un giornalista ha fatto osservare: «Tutte le revisioni [costituzionali] rispondono a quella specie di legge non scritta che gli esperti chiamano la regola dell'evento esterno. Il principio dice che le Costituzioni moderne vengono modificate o addirittura sostituite totalmente a causa di eventi esterni e traumatici» [1].

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Referendum: l’amaro day after del Pd e lo spaesamento da sconfitta

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da aldogiannuli.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

Sono stato in trasmissione a La7 dove ho sentito Chicco testa dire cose che non  stanno in piedi: “è vero che Renzi ha perduto, ma ha un 40% che ne fa ancora il partito di maggioranza relativa, mentre il no è solo una confusa mescolanza di cose troppo diverse”. Come se il 40% delle europee fosse restato compatto intorno a Renzi. Cominciamo da questo. 

E’ vero che il Pd era la più consistente forza elettorale del Si, ma non l’unica, c’erano verdiniani, alfaniani, un pezzo di Forza Italia e di elettorato M5s che, stando alle analisi del risultato,  rappresentano circa un terzo  del famoso 40% e non si tratta di cose troppo omogenee fra loro o vi pare che Verdini e Cuperlo, Alfano e Fassino vogliano le stesse cose? La verità è che i cartelli del si e del no, come sempre, si sciolgono la sera stessa dei risultati ed ognuno riprende la sua strada.

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Socializzazione dello sviluppo tecnologico e lotta per la riduzione dell'orario di lavoro

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di Sergio Cimino | lacittafutura.it

Perché all'automazione dei processi produttivi non è seguita una riduzione dei tempi di lavoro?

La rivendicazione della riduzione dell'orario di lavoro come questione disgiunta da un discorso complessivo sul rapporto di potere tra capitale e lavoro può condurre a risultati effimeri, soggetti ad una compromissione parziale o totale ad opera della controffensiva padronale.

Con la fine del periodo storico caratterizzato dalle più imponenti conquiste del movimento operaio anche la tendenza ad una progressiva riduzione dell'orario di lavoro conosce una battuta d'arresto, fino ad arrivare alla messa in discussione di quelli che si ritenevano dati strutturali ormai consolidati. In Europa solo qualche anno fa imperversava la discussione sull'opt-out, ossia la clausola che consente di derogare il limite di 48 ore dell'orario settimanale (con la possibilità di arrivare fino a 65 ore settimanali). Ma i segni più evidenti sono quelli rintracciabili nella generale regressione che si registra in sede di contrattazione sindacale.

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Una vittoria del popolo, un messaggio per la sinistra

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da ilpartitocomunistaitaliano.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

Il 59,1% ai NO (senza il voto estero sarebbe il 60%) è lo stesso risultato che ottenne il NO nel primo referendum della storia della Repubblica, quello del 1974 contro il divorzio. Sono anche altre le similitudini tra quella consultazione e l’attuale, benché prevalgano le differenze.

Si possono già ricavare alcuni significati di questo voto, cominciando a leggerlo al suo interno in attesa che un’analisi più approfondita possa eventualmente fornirci valutazioni più precise.

Perché è stata una vittoria del popolo?

Nell’esito hanno certamente contato l’orientamento e l’azione delle forze politiche, dei loro apparati, tuttavia fare una trasposizione automatica tra percentuali ottenute in questi anni dai partiti del NO e l’esito del referendum, significa non capire quello che è successo. Una simile interpretazione avrebbe, forse, avuto più senso se l’affluenza fosse stata un po’ al di sotto del 50%.

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Sull’esito del referendum costituzionale e le dimissioni di Renzi

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da ilpartitocomunista.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

L’esito del referendum ha segnato una pesante sconfitta per il governo Renzi, per il sistema di potere che in questi anni ha interpretato in modo più conseguente e risoluto gli interessi del grande capitale e applicato le politiche antipopolari richieste dalla UE. E’ un segnale importante che il popolo italiano abbia rifiutato il ricatto messo in atto dai media, dalle istituzioni europee, dalle cancellerie internazionali, dagli industriali che hanno ammonito su possibili esiti disastrosi di questa consultazione in caso di vittoria del no. Con una elevata partecipazione popolare, anche in considerazione di una questione tanto tecnica, complessa, e certamente mal spiegata in questi mesi di campagna referendaria, la classe operaia e le masse popolari hanno respinto il tentativo di riforma della Costituzione e la politica del governo.

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Il NO a Renzi è uno schiaffo a Jp Morgan e all’Unione Europea

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da retedeicomunisti.org

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

“La crisi consiste (...) nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”. E’ quanto scriveva Antonio Gramsci nel 1930 in una nota scritta nel carcere in cui lo aveva rinchiuso il regime fascista. 

Come abbiamo più volte avuto occasione di scrivere – ne discuteremo a Roma il 17 e 18 dicembre in un forum convocato dalla Rete dei Comunisti - quello che stiamo vivendo è un altro passaggio di fase storica in cui, appunto, il vecchio assetto sta morendo ma quello nuovo ancora non è chiaro come si configurerà. 

E nel contesto attuale i fenomeni morbosi certamente non mancano, a partire da quel Matteo Renzi la cui parabola è stata bruscamente interrotta ieri da una mobilitazione popolare inaspettata e sul quale occorre riflettere. Quel 70% circa di partecipazione al referendum segnala inequivocabilmente che nella società italiana esiste ancora un tasso di reattività importante nei confronti delle politiche “lacrime e sangue” imposte dall’Unione Europea e incarnate in maniera arrogante e feroce dal guitto di Rignano. 

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Pisapia, Repubblica e la "sinistra europeista": il canto del cigno di un bieco populismo

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di Alessandro Bianchi
da lantidiplomatico.it

Dopo aver passato decine e decine di righe a spiegare che l'errore di Renzi è stato quello di inventare un “post-linguaggio” che ha prodotto la “semplificazione assoluta della politica” e aver specificato che questo avviene “dopo la fine delle ideologie, delle appartenenze, delle distinzioni di campo tra destra e sinistra”, l'ex direttore di Repubblica Ezio Mauro scrive in un editoriale del 6 dicembre ("il populismo del potere") che è il momento (questo si, oggi si!) per la “sinistra” di scendere in campo. Del resto, “Renzi cade su un problema di identità”.

E, dopo la post-verità tirata fuori dalla Oxford University e il post-linguaggio, la conclusione è sulla post-politica. Nello specifico: “La convinzione che destra e sinistra siano categorie superate che non servono più per leggere il mondo e per rappresentarlo. Come se Trump e i populismi di casa nostra non fossero destra reale — anzi, realizzata — nei linguaggi, nei disegni, nei programmi, nella cultura”. E, leggete, l'innovativa soluzione trovata da Repubblica: “Nell’età del trumpismo, di Salvini e di Grillo ci sarebbe bisogno di una sinistra di governo moderna, occidentale, europea, finalmente risolta invece di inseguire l’indistinto, che è un campo vasto, ma non ha un’anima”.

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La strepitosa vittoria del NO al referendum costituzionale

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no referendum 675 675x275di Andrea Catone per Marx21.it

Compito immediato: mantenere e sviluppare il patrimonio di impegno e lotta dei comitati a difesa della Costituzione di democrazia economico-sociale

La straordinaria vittoria del NO al referendum costituzionale (59% di NO, con un’alta affluenza alle urne: 68%) è di enorme rilevanza politica, nazionale e internazionale.

Essa è stata ottenuta

- contro un potentissimo apparato mediatico al servizio del governo e del suo “capo”, onnipresente in TV, come mai era avvenuto in una consultazione referendaria costituzionale;

- contro i principali leader dei paesi occidentali, da Obama alla Merkel, accorsi in soccorso di un governo incaricato di mettere in atto le loro direttive politiche;

- contro le grandi banche d’affari e i loro principali giornali;

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