Italia

Il ritorno della partecipazione e le bizzarrie di Battista

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smuraglia carlodi Carlo Smuraglia, Presidente dell’ANPI nazionale | da patriaindipendente.it

Bocciata per la seconda volta una riforma costituzionale sostenuta dal governo in carica, ma il giornalista del “Corriere” si impantana nei partigiani “veri e falsi” e nell’anno “pazzotico”

Sono certo che molti avranno notato con quale celerità il referendum sulla riforma del Senato, è stato “archiviato”. Pochi giorni di commenti subito dopo il voto e poi non se ne è parlato più. Singolare! Sia ben chiaro. Io non intendo riprendere l’ampia discussione che c’è stata sul Sì e sul No; quella, sì, è ormai archiviata ed è inutile tornarci sopra; anzi, sarebbe forse dannoso, in qualche modo, perché manterrebbe in vita senza ragione quella divisività che è stata la principale caratteristica del progetto di riforma costituzionale.

Io mi riferisco invece alla riflessione sul significato complessivo del voto espresso dagli italiani. Quella, se c’è stata, è finita troppo presto. Credo che almeno su tale aspetto (quello del significato) qualche riflessione avrebbe dovuto essere approfondita; e dico subito il perché. A mio parere, quel voto ci ha detto, prima di tutto, che i cittadini non vogliono essere soggetti passivi su un tema che li riguarda direttamente.

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Dopo il referendum

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renzi sinodi Giuliano Cappellini

Riceviamo dal compagno Giuliano Cappellini e volentieri pubblichiamo la sua stimolante analisi del quadro politico emerso dalla vittoria del NO nel referendum costituzionale.

La reazione amara ed ingenua della base renziana del PD all’esito del referendum del 4 dicembre si rivolge sì agli esponenti ed ai militanti del partito che hanno votato NO ma riflette, anche, il rassegnato qualunquismo di chi legge tra le causa della sconfitta il persistere di una profonda cultura conservatrice nel popolo italiano. Il ristretto gruppo dirigente del PD, cavalca questo sentimento e lo rielabora politicamente. Per Renzi ed i suoi fidi, infatti, il Paese è afflitto da un eccesso di democrazia che favorisce l’anacronistico attaccamento del popolo alle sue istituzioni garantiste. Ciò ritarda o compromette le scelte fondamentali per affermare l’Italia nel consesso delle nazioni europee e occidentali più avanzate. Ma tali scelte, sono ineludibili. Il PD ha fallito nel presentarsi come partito pigliatutto, garante unico ed indispensabile di una svolta anticostituzionale, tuttavia la sconfitta referendaria sancisce solo l’esito di una battaglia in una guerra ancora in corso. Dunque è necessario preparare la rivincita.

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M5s e Parlamento Europeo: ma che sta succedendo?

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da aldogiannuli.it

Grande è il disordine sotto il cielo dei 5 stelle, ma la situazione è tutt’altro che eccellente. Dopo un negoziato tenuto rigorosamente nascosto, è stato annunciato che i deputati del M5s sarebbero passati dal gruppo antieuropeista -con l’Ukip e Afd- al gruppo ultraeuropeista dei liberali.

In quattro e quattr’otto è stata organizzata una consultazione on line (con la partecipazione non oceanica di poco meno di un terzo degli iscritti) che ha approvato con il 78% la decisione. Ma la cosa non è servita a molto, perché, neppure sei ore dopo, erano i liberali a rifiutare di ratificare l’accordo siglato il 6 gennaio dal capogruppo M5s Borrelli e dal capogruppo liberale Guy Verhofstadt e tutto è andato per aria.

Leggendo il testo del “contratto prematrimoniale” (reso pubblico da un redattore di radio radicale e consultabile sill’Hp) si capisce una cosa: che i 5 stelle, il 17 gennaio pv, avrebbero votato per Verhofstadt quale prossimo Presidente del Parlamento europeo ed in cambio sarebbero stati ammessi nel gruppo liberale, ottenendone la vice presidenza e, qualora fosse stato possibile, anche una vice presidenza dell’Assemblea di Strasburgo, oltre alla divisione dei fondi e del personale. Una volta queste cose si chiamavano “mercato delle vacche” in perfetto stile Dc.

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Gli Italiani e la politica: è ora di cambiare passo.

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da aldogiannuli.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione

La Repubblica, nella scorsa settimana ha reso noto il suo rapporto sulla politica in Italia e le “novità” sono queste:

a. gli italiani si fidano sempre meno delle istituzioni che sono tutte in calo di popolarità

b. all’ultimo posto sono i partiti che godono la fiducia di “ben” il 6% degli intervistati

c. però gli italiani non sono affatto ostili alla politica in quanto tale, anzi sale la voglia di partecipazione

d. questo desiderio di partecipazione cresce sia attraverso nuovi canali, come internet, sia attraverso la rivitalizzazione di vecchie forme come le manifestazioni tradizionali

e. a ridestare questa “voglia di politica” è stato anche il referendum con la sua lunghissima campagna elettorale (ed io ci aggiungerei anche il malessere prodotto da questa crisi interminabile).

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Buoni propositi per l’anno che viene

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di Mimmo Porcaro | da socialismo2017.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sulle prospettive del nostro paese

Il 2016 si chiude ponendoci un compito urgentissimo per il 2017.

La sonante vittoria dei No al referendum di dicembre ha finalmente trasformato la palude della politica italiana (che stava ristagnando grazie alla droga della Bce e agli artifici verbali dell’ex premier) in un rapido fiume che corre veloce verso una cascata: le prossime, inevitabili elezioni. E più tardi queste avverranno, più alto sarà il balzo della cascata, più rovinoso l’effetto sul sistema politico italiano.

Faranno certamente di tutto per evitare il patatrac: trucchi elettorali, corruzione di gruppi dirigenti, forse altro ancora. Ma ben difficilmente potranno scongiurare l’affermazione dell’unico attuale antagonista degli equilibri di potere: il M5S. E qui sorge il problema. Perché una vittoria del M5S dovrebbe essere senz’altro essere salutata, allo stato attuale, come un’affermazione ulteriore del fronte del No al PD ed al neoliberismo. Ma significherebbe anche, allo stato attuale, l’apertura di una obiettiva e salutare crisi con l’Unione europea senza che però vi siano le idee sufficientemente chiare, le alleanze sociali sufficientemente salde, le convinzioni politiche sufficientemente forti per gestirne positivamente le conseguenze.

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Il Pd a un mese dal 4 dicembre

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da aldogiannuli.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione

A un mese dal referendum del 4 dicembre non è inutile qualche riflessione sulla fase che si è aperta nel Pd e sulle sue prospettive.

Renzi resta segretario e non si capisce se ci sarà un congresso o no, se resterà segretario sino al momento di fare le liste o no ecc. Quello che è chiaro è che il renzismo è finito. Non voglio dire che il fiorentino non possa risorgere dalle sue ceneri ed avere una seconda “primavera”, ma che, anche se fosse, questa seconda fase sarebbe cosa diversa e molto più piccola della prima.

E’ finita l’epoca in cui il Pd (e con lui Renzi) poteva pensare di gestire governi monocolore, magari con un aiutino della legge elettorale: il Pd del 40% è roba dell’altra era e, quando si guarda al 40% referendario come voto tutto al Pd, non ci crede neppure Renzi. Per la verità, anche il Partito della Nazione è una cosa da album dei ricordi.

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Gattorosso e i partigiani viareggini

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da patriaindipendente.it

“La notte in cui le stelle splendono. Una storia partigiana” di Andrea Genovali, 2015, pagine 180, euro 15, edizioni Del Bucchia

Le notti in cui le stelle brillano sono le notti delle grandi decisioni. Le decisioni che cambiano la vita di un uomo o di una donna. Per Gabriele, il giovane protagonista del romanzo, quella in cui decide di dire basta al fascismo e di salire in collina per unirsi ai partigiani delle Brigate Garibaldi era proprio una notte di stelle splendenti. Una notte in cui il vento di Libeccio che spazzava le nuvole dalla costa di Viareggio verso l’entroterra restituiva vigore e lucentezza a quel cielo nero bucherellato di stelle. E saranno altrettanto splendenti le stelle in altre due notti che cambieranno la vita del protagonista per sempre.

Andrea Genovali con Viareggio 1920 ha vinto il premio “Scrittore toscano dell’anno 2011” indetto dalla Regione Toscana e dalla Fiera del Libro Toscano. Attualmente è presidente del Premio Prato CittAperta dedicato alla cultura migrante in Italia.

Il suo romanzo è scritto con uno stile leggero, che non vuol dire superficiale, di tipo quasi giornalistico ma nel quale le emozioni e gli stati d’animo si evidenziano con grande nettezza. Il libro, che si legge d’un fiato, è incastonato su vari livelli che si intersecano e si mescolano fra loro con naturalezza dando al romanzo una propria struttura letteraria ideale e coerente.

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No, non ci siamo!

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da ilpartitocomunistaitaliano.it

Comunicato di Mauro Alboresi, Segretario nazionale PCI

Il PD di Renzi, costretto ad archiviare, a furor di popolo, la peggiore legge elettorale della storia repubblicana, l’Italicum, dallo stesso imposta, ieri, al termine della propria Assemblea Nazionale, ha deciso di partecipare al confronto che si avvierà in parlamento per affermarne una nuova, valevole per la Camera ed il Senato, rilanciando il cosiddetto Mattarellum...

Che si tratti o no dell’ennesima furbata dell’ex Presidente del Consiglio, abituato al gioco delle tre carte, il riferirsi ad una legge elettorale che porta il nome del Presidente della Repubblica, noi stiamo al merito, e diciamo no, non ci siamo.

Per riconnettere il rapporto tra Parlamento e società, tra eletti ed elettori, tra politica e cittadini, serve di più.

Serve una legge elettorale ancorata al proporzionale, puro, senza sbarramenti, “una testa un voto”: la più democratica.

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Riflessioni sulla campagna del NO e sulle prospettive della Sinistra in Italia

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da aldogiannuli.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

A mente fredda possiamo fare qualche riflessione sulla campagna referendaria, in particolare in riferimento allo stato della sinistra italiana.

La prima considerazione riguarda la consistenza della sinistra in Italia. I NO, come si sa, sono stati circa 19 milioni e, stando alle valutazioni degli analisti, quelli provenienti dal Pd dovrebbero essere stati circa un milione o poco più, che vanno a sommarsi ai 7-800 mila riferibili a Sel, ai 5-600 mila di Rifondazione-Pdci (oggi Pci) ed ai circa 200.000 di altre piccole formazioni di sinistra. Quindi, in totale un po’ più di 2 milioni cui andrebbero sommati una parte dei voti provenienti dall’astensione orientati a sinistra, ma qui le valutazioni sono impossibili.

Comunque, non è esagerato valutare un apporto pari al 12% circa dei voti del No. Certo: si tratta solo di una somma aritmetica visto che non ha molto senso sommare un elettore del Pd con uno del partito di Ferrando, di Civati o di Rifondazione. Ma indica comunque che c’è un’area non piccola, pari ad un 6-7% del corpo elettorale, il che non è poco come terreno su cui lavorare.

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