Italia

Gramsci, la scuola e il territorio.

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da lacittafutura.it

Antonio Gramsci nelle sue pagine considerava ineludibile il lavoro della scuola sul territorio...

“La crisi del programma e dell’organizzazione scolastica, cioè dell’indirizzo generale di una politica di formazione dei moderni quadri intellettuali è, in gran parte, un aspetto e una complicazione della crisi organica più complessiva e generale” A. Gramsci, Quaderno 12 (XXIX)

Nel 1932 Gramsci dedicava molte pagine dei Quaderni ad acute riflessioni sulla storia degli intellettuali. Essa inevitabilmente toccava i temi della scuola come asse formativo ed educativo di una intera società, e Gramsci sottolineava come nel fascismo, che si affermava come paletto alle trasformazioni del modo di produzione, “la tendenza è di abolire ogni tipo i scuola disinteressata […] e “formativa” o di lasciare solo un esemplare ridotto per una piccola élite di signori e di donne che non devono pensare a prepararsi un avvenire professionale […].

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Logiche e coincidenze della "deforma costituzionale"

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MATTEO RENZI facebookdi Giuliano Cappellini per Marx21.it

La pessima repubblica presidenziale di Renzi

Senza riconoscerlo apertamente, l’Italicum e la “deforma costituzionale” sono l’ultimo tentativo, in ordine di tempo, di introdurre in Italia un ordinamento istituzionale di tipo presidenziale realizzando l’obiettivo che le destre hanno fallito quando erano al governo ma al quale hanno sempre mirato. Per la durata della legislatura, la repubblica presidenziale consegna al governo ed al suo capo – proclamato col ballottaggio finale – il maggior potere decisionale e di controllo dell’opinione pubblica prima della dittatura. L’archetipo dell’ordinamento presidenziale in Europa è quello francese, ma se lo si paragona al progetto di Renzi si notano significative differenze. In Francia il governo può varare leggi contro il parere del Parlamento (come, di recente, per la riforma delle leggi sul lavoro)[1] ma se ne assume in toto la responsabilità e si gioca quell’autorevolezza che, nell’opinione pubblica, dipende, anche, dall’accordo col Parlamento. Se passa la riforma costituzionale voluta da Renzi, questa eventualità non si potrà verificare in Italia perché nel Parlamento il governo avrà sempre la maggioranza assicurata. Infatti, limitando e stravolgendo le competenze del Senato, escludendo l’elezione diretta dei senatori, la riforma istituisce un Senato “addomesticato” i cui pareri e deliberati potranno essere ignorati dall’altro ramo del Parlamento, la Camera dei Deputati, in cui il governo si assicura la maggioranza con una legge elettorale maggioritaria. E sarà una camera “docile”, perché i deputati saranno scelti dagli elettori su liste di candidati che le segreterie dei partiti selezioneranno tra i fedeli del leader, escludendo le minoranze critiche interne del partito. Naturalmente la responsabilità formale delle decisioni impopolari ricadrà, ancora, su un Parlamento ridotto a “foglia di fico” del governo.

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Il mercato del lavoro ai tempi del Jobs Act

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sistemista cavidi Marco Elia | da lacittafutura.it

Dalle rilevazioni Istat, Inps e Ministero del Lavoro emerge come dall’attuazione del Jobs Act la segmentazione del mercato del lavoro e con essa il precariato si siano accentuate.

Difronte alle contradditorie informazioni sull’andamento dell’occupazione che giungono dalle diverse fonti (Istat, Inps, Mdl, Ocse etc.) sembra sempre più complicato formarsi una chiara opinione sugli effetti del Jobs Act. E certo non aiutano le sistematiche strumentalizzazioni governative nella lettura dei dati.

Nonostante la confusione sul tema, tuttavia, non è il caso di disperare né di abbandonarsi a un fatalismo rassegnato o, peggio, alla tentazione di pensare che “qualcosa di buono starà pure accadendo”.

Una volta eliminate le distorsioni del governo e della grancassa mediatica al suo seguito, dai dati emergono infatti alcune chiare indicazioni. Vediamo di sintetizzarle: nell’insieme si tratta di sottolineare nuovamente i modesti effetti sulla dinamica dei nuovi occupati e, per altro verso, il ruolo giocato dal Jobs Act, dopo diversi anni di crisi, nell’ulteriore deterioramento della qualità dell’occupazione.

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Gli azzardi di Padoan, gli errori di Renzi, la discrezionalità dell'UE

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padoan e renzi in senato reutersdi Bruno Steri
da ilpartitocomunistaitaliano.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione

In questi ultimi giorni il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha dovuto far fronte a una sequela di perplessità e critiche manifestate in merito alla Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (Def) approvata lo scorso 27 settembre dal Consiglio dei Ministri. L’Ufficio parlamentare di bilancio – organismo indipendente incaricato di valutare il rispetto delle regole di bilancio prescritte dall’Ue – non ha convalidato la proposta programmatica prospettata dal governo in quanto “troppo ottimistica”. La Banca d’Italia, con terminologia più soft, ha giudicato “ambiziose” le cifre in essa contenute, mentre l’esponente di Sinistra Italiana Stefano Fassina più seccamente le ha giudicate “inventate”.  A novembre prossimo sarà l’esecutivo di Bruxelles a decidere sulla bontà del quadro economico finanziario per il 2017 presentato dal governo italiano. Intervistato in merito, Matteo Renzi se l’è cavata ricordando che, in tema di previsioni, “ogni anno è la solita solfa”: come dire, ognuno dice la sua, poi si vedrà. Dal canto suo, il Ministro dell’Economia non se l’è presa più di tanto, confermando l’intenzione di far approvare definitivamente analisi e proposte governative entro ottobre e, nello stesso tempo, cautelandosi con un “non facciamo scommesse”, anche se “i moltiplicatori sono difficili da stimare”.

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Referendum costituzionale: le ragioni di una scelta

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boschi renzidi Stefano Barbieri per Marx21.it

Ho avuto modo di leggere la relazione tenuta dal Prof. Raniero la Valle a Messina, il 16 settembre scorso, a un dibattito sui temi del referendum, con la quale espone in maniera rigorosa le ragioni vere che stanno alla base della scelta operata dal governo Renzi di modifica della Costituzione del ’48.

Nell’esposizione lucidissima, La Valle ricorda in maniera esplicita i condizionamenti specifici della JP Morgan con il documento del 2013, in nome del capitalismo vincente, in cui indicava “quattro difetti delle Costituzioni (da lei ritenute socialiste) adottate in Europa nel dopoguerra: a) una debolezza degli esecutivi nei confronti dei Parlamenti; b) un’eccessiva capacità di decisione delle Regioni nei confronti dello Stato; c) la tutela costituzionale del diritto del lavoro; d) la libertà di protestare contro le scelte non gradite del potere.”.

E, continua La Valle: “Prima ancora c’era stato il programma avanzato dalla Commissione Trilaterale, formata da esponenti di Stati Uniti, Europa e Giappone e fondata da Rockefeller, che aveva chiesto un’attenuazione della democrazia ai fini di quella che era allora la lotta al comunismo. E la stessa cosa vogliono ora i grandi poteri economici e finanziari mondiali, tanto è vero che sono scesi in campo i grandi giornali che li rappresentano, il Financial Times ed il Wall Street Journal, i quali dicono che il No al referendum sarebbe una catastrofe come il Brexit inglese. E alla fine è intervenuto lo stesso ambasciatore americano che a nome di tutto il cocuzzaro ha detto che se in Italia viene il NO, gli investimenti se ne vanno.”

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Democrazia&referendum

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da cercareilvero.it

Riceviamo dal compagno Davide Busetto e pubblichiamo come contributo alla discussione

Negli ultimi tempi c’è un grande proliferare di referendum. Da quello tenutosi in Gran Bretagna per la tanto discussa Brexit a quello in Ungheria per le quote migranti, passando poi per quello italiano sulla riforma costituzionale promossa dal governo Renzi a quello in Colombia sul processo di pace tra FARC e governo.

Questi casi citati sono tutti estremamente differenti, sia per il tipo di referendum (consultivo, abrogativo, eccetera) sia per la materia trattata (immigrazione, strutturazione dello Stato, processi di pace e così via).

A seconda del risultato, inoltre, grazie alla nostra sovrastruttura informativa che si impegna in maniera costante a farci percepire il tutto come bianco o nero, i popoli diventano da un giorno all’altro illuminati o razzisti. Il popolo britannico vota a favore della Brexit? Buona parte dei media lo dipingono come un popolino triste e xenofobo quando, fino a ieri, veniva rappresentato come il massimo dell’integrazione. Stessa storia, a fasi invertite, in Ungheria. Gli ungheresi votano per anni Viktor Orbán e vengono accusati da mezza Unione Europea di essere un popolo razzista. 

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Normale per il capo dello stato che altri paesi si “interessino” all’Italia

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obama renzi risatedi Lucio Manisco
da lacittafutura.it

Dopo le grossolane ingerenze dell’Ambasciatore USA a Roma. Considerazioni Inattuali n. 93

John Phillips rincara la dose per salvare il soldato Matteo con un Pperentorio invito a votare sì alla riforma costituzionale che ricorda quella di Mussolini con la Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

È sereno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sereno e sorridente quando commenta senza menzionarlo un evento sconcertante anche se frequente nella storia del nostro paese, il perentorio invito rivolto agli italiani dell’Ambasciatore USA John Phillips a votare “sì” sul referendum costituzionale. Il primo cittadino esorta i connazionali a “vivere serenamente” il tempo che resta al voto. Sempre su quell’intervento da proconsole del grande impero d’occidente prende serenamente atto della “interconnessione” dei paesi del globo e giudica normale che tutti questi paesi si interessino a quanto avviene dalle nostre parti (interessante l’analogia tra il popolo, diciamo, del Ruanda e il rappresentante a Roma della più grande potenza mondiale). Con un crescendo di olimpica serenità ricorda infine che in Italia “la sovranità è demandata agli elettori”.

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Per la costituzione del comitato italiano del Festival Mondiale della Gioventù

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Fronte della Gioventù Comunista (FGC)
gioventucomunista.it

Ad ottobre del 2017 in prossimità del centenario della Rivoluzione Socialista d'Ottobre la gioventù di tutto il mondo si riunirà in Russia per la XIX edizione del Festival Mondiale della Gioventù e degli studenti.  L'evento sarà organizzato dalla Federazione Mondiale della Gioventù Democratica, che unisce le organizzazioni della gioventù antimperialista di tutti i continenti. Slogan di questa edizione: «Per la pace, la solidarietà, la giustizia sociale, combattiamo l'imperialismo. Onorando il nostro passato, costruiamo il futuro!»

Dopo un'apertura a Mosca, il 14 ottobre, dove il Festival ha già avuto luogo nel 1957 e nel 1985, la maggior parte delle iniziative si svolgeranno nella città di Sochi, fino alla conclusione il 22 ottobre. Da sempre i festival rappresentano un grande momento di confronto e scambio tra la gioventù di tutti i paesi, con l'obiettivo di una lotta comune contro l'imperialismo per un futuro di pace.  Un momento che chiama la grande partecipazione delle organizzazioni comuniste, antimperialiste, dei sindacati e dei movimenti di lotta. Un appuntamento di fondamentale importanza oggi in un mondo in cui i contrasti tra le grandi potenze imperialistiche per l'acquisizione e la difesa di quote dei mercati, si risolve in maggiore sfruttamento, guerra, terrorismo, causando la migrazione di milioni di individui e rischiando di trascinare nuovamente la gioventù sull'orlo di conflitti sempre più globali.

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Perché la sinistra in Italia perde?

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di Aldo Giannuli | da aldogiannuli.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione

Sette anni fa, Rifondazione conquistava il 5,87%, il PdCI il 2,32%, i Verdi il 2,06%, per un totale che sfiorava il 10%.

Oggi, pur assorbendo qualche briciola dell’Idv, che aveva un po’ più del 2% nel 2006, la sinistra, tutta insieme, ha difficoltà a raggiungere il 4% ed il quadro politico –organizzativo è desolante: Rifondazione, ridotta a poche migliaia di iscritti, Sel si rivela come un aggregato di aspiranti assessori in carriera ed è ora allo sbando con un gruppo dirigente nazionale che non controlla la sua base, Pcl, Sinistra anticapitalistica, Pc di Marco Rizzo ecc. sono piccolissimi gruppi di diaspora politicamente non significativi, del gruppo di Civati si sono perse le tracce da gennaio. La terza componente della “lista Tsipras” sembra dissolta o non fa altro che leccarsi le ferite dopo i reiterati tradimenti del loro idolo. Anche “Rossa” che per un momento aveva suscitato qualche speranza, non sembra essere riuscita a decollare.

La tendenza alla disgregazione prosegue imperterrita sotto la guida di una genìa di capetti uno più inconcludente ed incapace dell’altro, mentre la base elettorale si sta squagliando come un gelato al sole e i risultati delle amministrative di giugno sono stati meno che mediocri. Riuscireste ad immaginare un quadro più deprimente?

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