Italia

Democrazia&referendum

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da cercareilvero.it

Riceviamo dal compagno Davide Busetto e pubblichiamo come contributo alla discussione

Negli ultimi tempi c’è un grande proliferare di referendum. Da quello tenutosi in Gran Bretagna per la tanto discussa Brexit a quello in Ungheria per le quote migranti, passando poi per quello italiano sulla riforma costituzionale promossa dal governo Renzi a quello in Colombia sul processo di pace tra FARC e governo.

Questi casi citati sono tutti estremamente differenti, sia per il tipo di referendum (consultivo, abrogativo, eccetera) sia per la materia trattata (immigrazione, strutturazione dello Stato, processi di pace e così via).

A seconda del risultato, inoltre, grazie alla nostra sovrastruttura informativa che si impegna in maniera costante a farci percepire il tutto come bianco o nero, i popoli diventano da un giorno all’altro illuminati o razzisti. Il popolo britannico vota a favore della Brexit? Buona parte dei media lo dipingono come un popolino triste e xenofobo quando, fino a ieri, veniva rappresentato come il massimo dell’integrazione. Stessa storia, a fasi invertite, in Ungheria. Gli ungheresi votano per anni Viktor Orbán e vengono accusati da mezza Unione Europea di essere un popolo razzista. 

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Normale per il capo dello stato che altri paesi si “interessino” all’Italia

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obama renzi risatedi Lucio Manisco
da lacittafutura.it

Dopo le grossolane ingerenze dell’Ambasciatore USA a Roma. Considerazioni Inattuali n. 93

John Phillips rincara la dose per salvare il soldato Matteo con un Pperentorio invito a votare sì alla riforma costituzionale che ricorda quella di Mussolini con la Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

È sereno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sereno e sorridente quando commenta senza menzionarlo un evento sconcertante anche se frequente nella storia del nostro paese, il perentorio invito rivolto agli italiani dell’Ambasciatore USA John Phillips a votare “sì” sul referendum costituzionale. Il primo cittadino esorta i connazionali a “vivere serenamente” il tempo che resta al voto. Sempre su quell’intervento da proconsole del grande impero d’occidente prende serenamente atto della “interconnessione” dei paesi del globo e giudica normale che tutti questi paesi si interessino a quanto avviene dalle nostre parti (interessante l’analogia tra il popolo, diciamo, del Ruanda e il rappresentante a Roma della più grande potenza mondiale). Con un crescendo di olimpica serenità ricorda infine che in Italia “la sovranità è demandata agli elettori”.

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Per la costituzione del comitato italiano del Festival Mondiale della Gioventù

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Fronte della Gioventù Comunista (FGC)
gioventucomunista.it

Ad ottobre del 2017 in prossimità del centenario della Rivoluzione Socialista d'Ottobre la gioventù di tutto il mondo si riunirà in Russia per la XIX edizione del Festival Mondiale della Gioventù e degli studenti.  L'evento sarà organizzato dalla Federazione Mondiale della Gioventù Democratica, che unisce le organizzazioni della gioventù antimperialista di tutti i continenti. Slogan di questa edizione: «Per la pace, la solidarietà, la giustizia sociale, combattiamo l'imperialismo. Onorando il nostro passato, costruiamo il futuro!»

Dopo un'apertura a Mosca, il 14 ottobre, dove il Festival ha già avuto luogo nel 1957 e nel 1985, la maggior parte delle iniziative si svolgeranno nella città di Sochi, fino alla conclusione il 22 ottobre. Da sempre i festival rappresentano un grande momento di confronto e scambio tra la gioventù di tutti i paesi, con l'obiettivo di una lotta comune contro l'imperialismo per un futuro di pace.  Un momento che chiama la grande partecipazione delle organizzazioni comuniste, antimperialiste, dei sindacati e dei movimenti di lotta. Un appuntamento di fondamentale importanza oggi in un mondo in cui i contrasti tra le grandi potenze imperialistiche per l'acquisizione e la difesa di quote dei mercati, si risolve in maggiore sfruttamento, guerra, terrorismo, causando la migrazione di milioni di individui e rischiando di trascinare nuovamente la gioventù sull'orlo di conflitti sempre più globali.

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Perché la sinistra in Italia perde?

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di Aldo Giannuli | da aldogiannuli.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione

Sette anni fa, Rifondazione conquistava il 5,87%, il PdCI il 2,32%, i Verdi il 2,06%, per un totale che sfiorava il 10%.

Oggi, pur assorbendo qualche briciola dell’Idv, che aveva un po’ più del 2% nel 2006, la sinistra, tutta insieme, ha difficoltà a raggiungere il 4% ed il quadro politico –organizzativo è desolante: Rifondazione, ridotta a poche migliaia di iscritti, Sel si rivela come un aggregato di aspiranti assessori in carriera ed è ora allo sbando con un gruppo dirigente nazionale che non controlla la sua base, Pcl, Sinistra anticapitalistica, Pc di Marco Rizzo ecc. sono piccolissimi gruppi di diaspora politicamente non significativi, del gruppo di Civati si sono perse le tracce da gennaio. La terza componente della “lista Tsipras” sembra dissolta o non fa altro che leccarsi le ferite dopo i reiterati tradimenti del loro idolo. Anche “Rossa” che per un momento aveva suscitato qualche speranza, non sembra essere riuscita a decollare.

La tendenza alla disgregazione prosegue imperterrita sotto la guida di una genìa di capetti uno più inconcludente ed incapace dell’altro, mentre la base elettorale si sta squagliando come un gelato al sole e i risultati delle amministrative di giugno sono stati meno che mediocri. Riuscireste ad immaginare un quadro più deprimente?

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Trasformismo post-comunista

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post communistdi Salvatore Cingari
da sinistrainrete.info

Pubblichiamo come contributo alla discussione

Fra gli anni Novanta e il nuovo millennio, il ceto politico post-comunista si è in Italia variamente riorientato in senso neo-liberale, con una tendenza a subire l’egemonia del fronte neo-conservatore e neo-liberista e, ovviamente, a far venir meno ogni presidio egemonico sulla base sociale. È passata alla fine l’idea che “riformismo” significasse destrutturare lo stato sociale, assegnando al “privato economico” una funzione liberatrice e pluralistica.

Tutta la resistenza al populismo anti-politico che, nonostante tutto, i post-comunisti italiani hanno in qualche misura esercitato, almeno fino alla trasformazione in Partito Democratico, essendo priva di un progetto alternativo a quello egemonico dominante, è diventata, analogamente, soltanto difesa strenua di una politica che, così separata dalla base sociale, per una sorta di dialettica hegeliana degli opposti, trapassa nel suo contrario: e cioè nell’anti-politica che si pensava di fronteggiare e che, ovviamente, mostrava di avere ben più appeal elettorale nelle sue formule populistico-mediatiche che in quelle di una nomenklatura mai abituata a giocarsi la partita del consenso, prima per via dei limiti posti dalla Guerra Fredda e poi per il suo radicarsi in aree del paese in cui il proprio potere non è in discussione.

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Un assassinio padronale per difendere il profitto - USB proclama per domani sciopero in tutto il settore privato

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da usb.it

Roma, 15/09/2016

Abd Elsalam Ahmed Eldanf, 53 anni 5 figli, operaio presso il magazzino GLS di Piacenza è stato ucciso da un camion lanciato contro il picchetto che accompagnava una difficile trattativa in corso nella notte. Assieme a lui è rimasto ferito, per fortuna in maniera lieve un altro facchino.

Abd Elsalam, pur non essendo un precario, lottava contro la precarietà e per il rispetto degli accordi sottoscritti, a prezzo di dure lotte, tra l’USB e la GLS costantemente messi in discussione dall’azienda come stava avvenendo anche ieri sera.

Le responsabilità dell’azienda sono incontrovertibili, sia per il clima di ricatto e di schiavitù che vige nei suoi depositi attuato grazie alla totale complicità di tutte le altre sigle sindacali, sia per aver incitato i camionisti dell’azienda a sfondare il picchetto. Altrettanto incontrovertibili le responsabilità del Governo nella destrutturazione dei diritti dei lavoratori e l’introduzione del jobs act che sono la vera causa dell’assassinio di Abd elsalam ahmed eldanf.

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Bari, 10 settembre 2016. Primo seminario di formazione per gli attivisti del NO*

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bari seminario10settembre 01*Report a cura di Andrea Catone

Organizzato dal COMITATO DI TERRA DI BARI PER IL NO al REFERENDUM sulle MODIFICHE alla COSTITUZIONE, in collaborazione con il Comitato “Docenti per il NO”, l’Unione degli Studenti (UdS) e Link (studenti universitari), si è tenuto – ospite la sede di Marx XXI e delle edizioni MarxVentuno – il primo seminario di formazione per attivisti del NO.

La partecipazione, in una giornata di pioggia torrenziale che ha allagato la cripta della basilica di San Nicola e sconsigliava di mettere il naso fuori di casa, è stata di gran lunga superiore al previsto: sala strapiena, una novantina di partecipanti, che, iscrivendosi al corso, hanno anche contribuito – ciascuno secondo la propria tasca e sensibilità politica – al finanziamento per le attività del Comitato (sono stati raccolti € 288,50). Tra i partecipanti, circa una metà – come era prevedibile – erano della città di Bari, un buon numero della provincia (Bitonto, Casamassima, Conversano, Corato, Gioia del Colle, Giovinazzo, Monopoli, Palo del Colle, Polignano, Terlizzi) e della BAT (Andria, Barletta, Bisceglie, Spinazzola, Trani) e qualcuno anche da Foggia, Matera, Taranto… Numerosi i docenti delle scuole e gli studenti (insieme erano oltre la metà dei partecipanti).

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La sinistra e i 5 Stelle

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movimento 940di Aldo Giannuli

Pubblichiamo come stimolo alla discussione un articolo di Aldo Giannuli, in assoluta controtendenza rispetto alla poderosa offensiva del mainstream che ormai da giorni è stata scatenata contro il Movimento 5 Stelle. Un contributo che pone questioni di rilievo che non vanno eluse e che dovrebbero sollevare una seria riflessione tra tutti coloro che, nel nostro paese, si definiscono "di sinistra", a cominciare dai comunisti.

Come si sa, gran parte della sinistra non ama affatto il M5s al quale non risparmia le critiche più velenose.

Capiamoci: quando parlo di sinistra non parlo certo del Pd che è un partito a destra di Forza Italia, parlo di quel che rimane di Rifondazione, Sel eccetera o dei militanti di base del Pd che pensano di stare in un partito di sinistra.

In genere, si tratta di critiche su questo o quell’aspetto della politica del M5 a torto o a ragione ritenuto sbagliato, per giungere alla conclusione di un giudizio negativo sul fenomeno M5s in quanto tale e qualcuno giunge a definirlo movimento “di destra” o di “estrema destra”. Siamo sicuri che sia l’atteggiamento giusto?

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Il fallimento della formula "più stato per il mercato"

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calenda3di Pasquale Cicalese per Marx21.it

“Come è evidente dal progetto Industria 4.0 ritengo sia necessario lavorare sull’offerta e sulla competitività del sistema industriale perché rende possibile una crescita di lungo periodo. Una volta che il sistema è competitivo riesce a vendere ed esportare e assicura una stabilità alla crescita. Per farlo abbiamo pensato a un’operazione sugli investimenti delle imprese private perché sono molto più rapidi rispetto agli investimenti pubblici”. Carlo Calenda, Ministero Sviluppo Economico, in “Industria 4.0 per rilanciare l’Italia, Milano Finanza 6 settembre 2016.

Uno degli obiettivi chiave dell’operazione Mani Pulite e del conseguente crollo della Prima Repubblica era quello di smantellare il sistema dell’economia mista salvato, per iniziativa di Menichella, dagli americani nel 1946. In una famosa lettera, il futuro governatore della Banca d’Italia invitava gli Usa a tenere in vita l’Iri perché sarebbe stato utile alla rapida ricostruzione del Paese e perché si temeva che l’imprenditoria privata avrebbe attuato una sorta di sciopero degli investimenti. 

L’operazione condotta nel biennio ’92-93 ebbe successo e con Amato, Ciampi e Prodi si avviò la rapida dismissione della partecipazioni statali e il conseguente processo di privatizzazione, conclusosi a grandi linee con la privatizzazione di Telecom. Da allora c’è stato il crollo degli investimenti privati e ciò supporta storicamente la tesi di Menichella, che, tra l’altro, era liberale e non certo “socialista”. 

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