Italia

Vogliamo un vero contratto della scuola!

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scuola striscionedi Assemblea Contratto Scuola    

Per contrastare la Legge 107 e per aumenti per tutti che recuperino i 300 euro persi dal 2009. Il governo e i sindacati devono ascoltare i lavoratori.

Nelle scorse settimane è stata pubblicata la piattaforma del governo per il contratto della scuola (l’Atto di indirizzo dell’ARAN). Si prevedono aumenti di 85 euro lordi medi, distribuiti “tra componenti stipendiali ed altre voci della retribuzione” e comprensivi di “un’adeguata valorizzazione della professionalità e delle competenze”. Cioè 40/50 euro reali, non solo sullo stipendio base e con differenziazioni in base al “merito”. Gli unici aumenti veri, di 400 euro netti, saranno per i dirigenti.

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Carla Nespolo è la nuova Presidente Nazionale dell'ANPI

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nespolo carlada anpi.it

Alla compagna Carla Nespolo gli auguri di buon lavoro della redazione di Marx21.it 

3 Novembre 2017

Eletta all'unanimità dal Comitato Nazionale dell'Associazione riunitosi oggi, è il primo Presidente nazionale ANPI donna e non partigiano. Carlo Smuraglia nominato Presidente emerito

Il Comitato Nazionale ANPI, riunitosi oggi, a seguito delle previste dimissioni di Carlo Smuraglia che nel Congresso di Rimini del 2016 accettò il rinnovo dell'incarico seppure a termine, ha proceduto alla elezione del nuovo Presidente Nazionale dell'ANPI. È stata votata all'unanimità Carla Nespolo, prima Presidente dell'ANPI donna e non partigiana. Carlo Smuraglia è stato, sempre all'unanimità, nominato Presidente Emerito affinché continui una proficua collaborazione con particolare riferimento a specifici temi quali l'attuazione della Costituzione, l'impegno antifascista e la realizzazione del Protocollo ANPI-MIUR.

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Lavoro precario, la Chiesa non ha ricette. Ma la Cei invoca uno sforzo collettivo

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di Marco Politi
da ilfattoquotidiano.it

E’ più facile dedicare una pagina al Papa in dialogo con gli astronauti che puntare i riflettori sulla denuncia approfondita che il cattolicesimo italiano nella “Settimana sociale” di Cagliari ha fatto della situazione di crescente sfruttamento a cui sono sottoposto i giovani del nuovo millennio. Denuncia della distruzione dell’ascensore sociale (e quindi del ceto medio) che coinvolge l’Italia ma anche in genere l’Occidente, colpendo la conquista forse più rilevante dei decenni seguiti alla Seconda Guerra mondiale: l’economia sociale di mercato.

Di fatto, i grandi media hanno steso un velo di disattenzione sul convegno di Cagliari, conclusosi questa domenica e organizzato dalla Conferenza episcopale italiana, con al centro la questione lavoro in Italia. Disattenzione forse dovuta al fatto che nessuna delle maggiori forze politiche italiane ha posto come seriamente e radicalmente la questione come centrale nei propri programmi. 

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Contro la legge truffa

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di Alfiero Grandi

24 ottobre 2017. Intervento di Alfiero Grandi alla manifestazione davanti al Senato convocata dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale contro la nuova legge elettorale

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Noi e l’antifascismo. Sabato tutti in piazza

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di Carla Nespolo, vice presidente nazionale dell’Anpi | da strisciarossa.it

Per comprendere i fatti di oggi, compresa la minacciata «marcia su Roma» del 28 ottobre prossimo, è utile chiedersi preliminarmente perché in Italia ed anche in Europa stia rinascendo così sfacciatamente un punto di vista fascista e nazista.

L’affievolirsi della memoria dovuto alla progressiva assenza dei partigiani, ad un debole insegnamento scolastico e spesso alla rinuncia, da parte delle stesse famiglie, ad informare ed educare i figli, sono, a mio parere, le cause principali. Ma non possiamo nemmeno sottacere l’azione di troppe istituzioni pubbliche. Sindaci che trovano normale consentire raduni nostalgici e apertamente fascisti. Eletti dal popolo che equiparano sfacciatamente fascismo e antifascismo. Ed infine alcuni magistrati che, come nel caso della spiaggia di Chioggia o del saluto romano al cimitero di Milano, derubricano a ragazzate atti apertamente fascisti.

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La miseria del sistema bancario italiano

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monete 1eurodi Andrea Fumagalli

Ringraziamo la segreteria nazionale della CUB-SALLCA per l'invio del materiale relativo al Convegno su Europa e banche tenutosi a Torino il 6 ottobre scorso, e volentieri pubblichiamo il contributo di analisi del sistema bancario italiano presentato dal prof. Andrea Fumagalli

Pubblichiamo la prima parte di una mini inchiesta sullo stato del sistema bancario italiano. In questo scritto ci limitiamo a descrivere il contesto macro e europeo in cui sono maturate le recenti dinamiche speculative che hanno investito alcune banche italiane. Non è un caso che ciò avvenga a inizio anno, dopo che il 1 gennaio 2016 è entrato in vigore il nuovo regolamento bancario denominato Basilea 3, ultimo step per la costituzione dell’ Unione Bancaria Europea, più fittizia che reale (come vedremo).

Nella seconda parte, grazie all’analisi ora svolta, ci focalizzeremo più in particolare sul microcosmo italiano delle banche locali: un intreccio politico affaristico all’interno dei quali agiscono processi di espropriazione e di distribuzione che, pur differenti, non hanno nulla da invidiare a quelli più noti delle politiche di austerity a livello macro.

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Lavoro. Modernità o nuova barbarie?

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poletti fanadi Ascanio Bernardeschi per Marx21.it

Recensione del libro di Marta Fana “Non è lavoro, è sfruttamento”

È uscito da pochissime settimane un prezioso libro di Marta Fana, edito da Laterza, Non è lavoro, è sfruttamento. Marta Fana è una giovane ricercatrice in Economia presso l'Institut d'études politiques (SciencesPo) a Parigi, ha lavorato presso l'Ocse, ha collaborato con diverse testate, fra cui Il Manifesto e collabora tuttora con Internazionale e Il Fatto Quotidiano. Ultimamente si è occupata di economia e in particolare delle diseguaglianze economico-sociali e del mercato del lavoro. La sua ultima fatica non è solo un report sulla situazione del mercato del lavoro ma è anche questo, non è solo una raccolta di storie di vita degli sfruttati della “new economy”, ma è anche questa e molto altro ancora: un'inchiesta sul campo ricca di informazioni, di testimonianze e di giudizi che può essere un valido strumento di lotta. In appendice riporta una indignata lettera indirizzata al ministro del lavoro Poletti e apparsa su espresso.repubblica.it il 20 dicembre 2016 [1].

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ILVA: l'unica soluzione è la nazionalizzazione

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ilva corteo sindacaledi Stefano Barbieri per Marx21.it

La vicenda ILVA, che in questi giorni riempie le cronache dei giornali nazionali, è paradigmatica della condizione di sfacelo in cui versano i diritti dei lavoratori ed, in generale, il futuro occupazionale di questo Paese, al di là delle balle colossali raccontate dal Governo e dal principale partito di quella maggioranza, il PD, all’indomani di ogni dato ISTAT, INPS o altro ente che sia.

La farsa messa in campo dal governo su questa questione è, poi, persino imbarazzante; il Ministro dello Sviluppo Calenda, con una mossa inaspettata ai più ed, in sé certamente condivisibile, fa saltare il tavolo tra le parti sociali rimproverando, rivolgendosi alla cordata padronale AM InvestCo/Marcegaglia, che non era possibile aprire un confronto senza il rispetto delle condizioni già concordate per quanto riguardava i dipendenti.

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Occupati tornano ai livelli del 2008, ma per il record dei precari

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operaiodi Mirco Viola
da ilmanifesto.it

Gli occupati in Italia sono tornati al livello del 2008, superando quota 23 milioni, ma per effetto di una crescita «record» dei contratti a tempo determinato, saliti ad agosto 2017 a quota 2,8 milioni, la più alta dal 2004: quasi un milione in più da allora. Il lavoro, quindi, è «più debole, precario e povero».

L’affondo arriva dall’ultimo report della Fondazione Di Vittorio della Cgil. E calano anche le ore lavorate: il 5,8% in meno dai massimi pre-crisi (10,9 miliardi del secondo trimestre 2017 contro 11,6 miliardi del 2008). A segnare il mercato del lavoro anche l’’«emorragia» dei lavoratori autonomi, scesi ad agosto a 5,3 milioni, circa 900 mila in meno rispetto al 2004 e oltre mezzo milione in meno dal 2008. Un aspetto evidenziato oltre che dalla Fdv-Cgil, anche da Confesercenti che lancia l’allarme: gli indipendenti «continuano a sparire», dal 2008 ad oggi l’Italia ha perso circa 514 mila tra commercianti, artigiani, lavoratori in proprio ed altri professionisti. «Un calo dell’8,7% che annulla di fatto la ripresa registrata dai dipendenti», rimarca Confesercenti, aprendo uno squarcio sulla realtà attuale: «Fino a qualche anno fa l’Italia era considerata il Paese dei piccoli imprenditori, ma forse, dopo dieci anni di crisi, non è più così».

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