Italia

Come liberarsi dalla zavorra

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50euro banconoteL'editoriale di Guido Salerno Aletta

Tanto tuonò che piovve. Quale strategia adottare per ridurre il debito pubblico? È questo il tema dell’evento dal titolo “Riduzione del debito pubblico: l’esperienza dei Paesi avanzati negli ultimi 70 anni”, che si terrà lunedì 13 maggio a Torino, presso l’Auditorium della Fondazione Collegio Carlo Alberto. L’iniziativa, come informa il comunicato stampa, è stata promossa dalla Fondazione Collegio Carlo Alberto e dall’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. E sarà l’occasione per presentare una nuova ricerca, curata da Sofia Bernardini, Carlo Cottarelli, Giampaolo Galli e Carlo Valdes, in cui vengono discusse le strategie di riduzione del debito pubblico adottate nelle economie avanzate nei 70 anni successivi alla seconda guerra mondiale. L’illustrazione dei risultati sarà seguita da momenti di confronto tra personalità del mondo economico e politico italiano.

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Non tassare la crescita

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biro contiL'editoriale di Guido Salerno Aletta

E’ ora di tassare i patrimoni, invece di continuare a penalizzare il lavoro, la produzione ed i consumi? Sembra una domanda oziosa, visto che anche la politica monetaria accomodante delle banche centrali in questi anni ha preferito percorrere la strada che conduce alla penalizzazione delle rendite, se non addirittura all’eutanasia dei rentier come la definiva Keynes. In Europa, la Bce ha abbattuto i tassi di interesse fino a portarli addirittura in negativo, al fine di rendere più sostenibili i debiti. Nell’Eurozona, molto spesso chi presta denaro si vede restituire alla scadenza una somma inferiore a quella che ha versato: perde sul capitale, anziché incassare cedole per interessi. Con i tassi nominali negativi è così. Altro che inflazione che taglieggia il risparmio, tassa occulta da cui occorre difendersi.

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Fine della sinistra italiana - Seconda parte

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Pubblichiamo la seconda parte dell'interessante contributo di Norberto Natali

2. TORRE MAURA.

A Roma esistono due tipi di borgate (tre se consideriamo i vecchi insediamenti di veneti e romagnoli verso il litorale) e designano abitati con precise caratteristiche; non si tratta cioè di un sinonimo intercambiabile di quartiere popolare o periferico.

Torre Maura appartiene alla categoria largamente maggioritaria di esse, sono più di cinquanta e mediamente hanno oltre 10.000 abitanti ciascuna. Per la gran parte sono sorte lontano dal centro ma all’interno (spesso al confine, come Torre Maura) del GRA, in alcune zone -in particolare la Casilina- invece se ne trovano anche fuori, perfino di molto.

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Aumenti dell’Iva per “competere meglio”, impoverendo noi

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luigi di maio giuseppe conte matteo salvini giovanni tria 1082152L'editoriale di Guido Salerno Aletta

da contropiano.org

I governi degli imbonitori – quasi tutti quelli degli ultimi 30 anni – sono un devastante mix di promesse mirabolanti e servilismo concreto. Da un lato debbono infatti guadagnarsi o mantenere il consenso elettorale, dall’altra non sanno muovere un dito senza sottostare completamente alle direttive della Commissione europea.

Il risultato lo vediamo nella nostra vita quotidiana, che peggiora di giorno in giorno.

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Fine della sinistra italiana

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bandiera rossa brandellidi Norberto Natali

I fatti avvenuti nelle scorse settimana a Roma rappresentano un discrimine fondamentale per la sinistra. Ci sono nella storia dei momenti in cui, anche simbolicamente, si determina un cambiamento. Fu così, ad esempio, per la marcia dei 40 mila a Torino. Quello che è successo a Roma ci costringe ad aprire una riflessione.


Ringraziamo il compagno Norberto Natali per questo suo contributo di cui pubblichiamo la prima parte.

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Rampini, Severgnini e Assange

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assange censura usadi Carlo Formenti
da rinascitaitaliasocialista.it

Da troppo tempo il capitale mondiale si è affidato ai servigi d’una sinistra che, ripudiato il classico ruolo di tutela degli interessi delle classi subalterne, si è schierata dalla parte dei potenti. Ora è il momento di sbarazzarsi di questi servi sciocchi che, per voler strafare, si sono sputtanati al punto da non poter più garantire legittimità al regime neoliberista. Allertate dal dilagare del populismo (“uno spettro che si aggira per l’Europa” lo ha definito il New York Times, parafrasando un detto di Marx) le élite dominanti sguinzagliano i migliori cervelli per escogitare alternative. Costoro suggeriscono due possibili soluzioni: da un lato, la cooptazione dei populismi di destra per investirli del ruolo di garanti della continuità del sistema, dall’altro, la ricostruzione di una sinistra social-liberale capace di riottenere il consenso popolare.

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Se Landini fa campagna elettorale con Confindustria

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landini confindustriadi Giorgio Cremaschi
da lantidiplomatico.it

La Confindustria e CGILCISLUIL hanno diffuso un appello comune sulle elezioni europee. Già di per sé andare assieme al voto è una scelta. Chi la sottoscrive pensa che il padronato ed il lavoro abbiano gli stessi interessi di fondo. Insomma la solita vecchia favola reazionaria di Menenio Agrippa, che è sempre servita a chi comanda per convincere i comandati che i suoi. 

Ma l’appello elettorale non solo esprime quella vicinanza tra padroni e sindacati confederali che già si manifesta nei loro accordi, pessimi per i lavoratori.

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Virtuosi. Ma non basta

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euro 1951292bL'editoriale di Guido Salerno Aletta

Gli investimenti all’estero sono sempre nel mirino: così come gli stranieri guardano alle occasioni che si presentano in Italia, anche gli Italiani non disdegnano affatto di piazzare i propri capitali oltrefrontiera. Non siamo solo un popolo di risparmiatori, come la tradizione tramanda e le statistiche ci confermano, ma ormai anche di veri e propri rentier che incassano dagli altri Paesi proventi sempre più consistenti. Nel 2018, il surplus di conto corrente con l’estero è stato pari a 45,3 miliardi di euro (2,6% del pil) rispetto ai 48 miliardi del 2017. Mentre l’avanzo per le merci si è ridotto da 55,8 a 48,5 miliardi, i proventi netti da investimenti sono aumentati da 10,8 a 14 miliardi di euro (0,8% del pil).

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I numeri impossibili del DEF

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scontrino calcolatrice matitaL'editoriale di Guido Salerno Aletta

Per l’Italia, le previsioni della crescita per il 2019 sono andata progressivamente peggiorando: erano dell’1,4% nel DEF presentato a legislazione vigente dal governo Gentiloni ad aprile, insieme ad un consistente +1,5% per il 2018. Sono state riviste a metà settembre, con la prima Nota di Aggiornamento redatta dal governo Conte: appena l’1,2% per il 2018 ed un magro +0,9% per il 2019, scontando già l’effetto della caduta del pil nel terzo trimestre. L’impulso programmatico, con il deficit al 2,4% del pil nel 2019, l’avrebbe risospinta all’1,5%. Le dure trattative con Bruxelles, a dir poco indispettita per la deviazione inusitata dal processo di riduzione del deficit strutturale che invece di ridursi dello 0,8% del pil assumeva un segno diametralmente opposto, hanno portato il deficit al 2,04%. Di conseguenza, sono state riformulate ancora le previsioni: il 18 dicembre, nell’annesso alla lettera inviata alla Commissione per concordare i nuovi profili della manovra, la previsione di crescita per il 2019 è stata ridotta all’1%, portando al medesimo livello l’andamento del pil del 2018.

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Accordo Italia-Cina: un'occasione storica per la difesa degli interessi del nostro popolo

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via seta italiacinadi Mauro Gemma

Con la firma dell'accordo con la Cina in merito al progetto sulla Via della Seta, l'Italia per la prima volta nella storia del dopoguerra avrebbe la possibilità di affermare in modo sostanzioso la propria autonomia dalle scelte imposte dall'imperialismo statunitense ed europeo. Sarebbe il primo paese del G7 a farlo e la sovranità del nostro popolo ne uscirebbe rafforzata, con l'adesione a un programma che avrebbe immense ricadute economiche e occupazionali benefiche, senza che la Cina, come ha affermato lo stesso Conte, ci chieda alcuna forma di sudditanza politico-militare.

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