Italia

25 aprile

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25aprile 672x372di Sergio Cararo

Può apparire paradossale che per le manifestazioni del 25 aprile si parli, a sproposito, di tutto tranne che del senso di una giornata che segna la Liberazione dal nazifascismo. A cacciare via i nazifascisti dal nord del paese furono i partigiani che un anno prima non obbedirono agli ordini del generale britannico Alexander (che aveva chiesto di sospendere le azioni militari) e le truppe alleate che avevano risalito la penisola.

Da questo prese corpo nel 1946 una Repubblica nata dalla Resistenza. Due anni dopo venne varata una Costituzione repubblicana che ne assunse il valore fondativo. La stessa Costituzione che la banca d’affari JP Morgan voleva affossare perché “troppo socialista” affidando il lavoro sporco al Pd di Matteo Renzi. Entrambi sono stati sconfitti il 4 dicembre da un referendum voluto dal governo per portare a compimento quel progetto, ma respinto dalla volontà popolare.

In più occasioni si è cercato di depotenziare e stravolgere il senso del 25 aprile come giornata che celebra la Resistenza. Ci avevano provato i governi Berlusconi (riuscendo però a ridare significato attuale e partecipazione di massa alle manifestazioni) e ambienti del Pd che hanno cercato in tutti i modi di renderla una giornata priva di ogni senso.

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Il Def spinge il privato contro la sanità pubblica

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ospedale infermieridi Ivan Cavicchi | da ilmanifesto.it

Governo. Avanti con le mutue aziendali. Sulla sanità pubblica il Def non spende una parola a parte i fabbisogni delle regioni. E in autunno con la legge di stabilità saranno dolori

Su questo giornale, da settimane, stiamo denunciando il disegno, ormai svelato, prima del governo Renzi poi di Gentiloni, di sostituire la sanità pubblica con una sanità soprattutto neo-mutualistica. Lo scopo non è quello di dare ai lavoratori più salute o di offrire loro tutele corporative perché la sanità pubblica non va.

L’obiettivo è molto più prosaico.

L’obiettivo è quello di usare strumentalmente la spesa sanitaria con lo scopo di accrescere il reddito d’impresa delle aziende nella speranza di avere più investimenti e quindi più occupazione.

Avete capito bene: il governo per accrescere il profitto delle imprese si è inventato, con l’accordo dei sindacati, un trucco definito welfare aziendale cioè delle mutue completamente defiscalizzate attraverso le quali far fuori l’art 32 della Costituzione e quindi la sanità pubblica.

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Restaurazione liberista e criminalizzazione della povertà

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degrado lavorogratuitodi Renato Caputo

da sinistrainrete.info

La restaurazione liberista sta portando a una crisi sociale senza precedenti nel mondo a capitalismo avanzato, alla quale le classi dominanti rispondono con la criminalizzazione della povertà

L’Osservatorio pensioni dell’Inps il 30 marzo ha reso noto che il 76,5% delle donne percepisce meno di 750 euro al mese, collocandosi così al di sotto della soglia di povertà, in compagnia di oltre 11 milioni di pensionati, ovvero 6 su 10. Nel 26% dei casi, rimanendo sotto i 500 euro al mese, la pensione è al di sotto del livello di povertà assoluta. Sono i brillanti risultati della riforma Fornero, passati con un supporto bipartisan in parlamento e senza suscitare significative proteste da parte delle stesse forze sindacali. Tale riforma si accaniva, ancora una volta sui più deboli, le donne, la cui età pensionabile è stata elevata di ben 5 anni. L’attacco alle pensioni non è finito con il governo Monti, ma è stato portato avanti, anche se in forme meno aperte, dallo stesso governo Renzi.

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Oggi lo schiavismo si chiama precarietà

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lavoro pupazzidi Giorgio Cremaschi
da MicroMega

A Milano sulla metro mi ferma un giovane, impiegato in un magazzino della logistica. Io sono tra i privilegiati, mi dice, certo non come i facchini che stanno giù al carico scarico merci, però anche in ufficio il clima è pesante. E mi racconta la storia dei punti della patente.

Il capo ufficio si rivolge alla giovane impiegata, naturalmente assunta con un contratto precario, e le chiede con la massima naturalezza: senti puoi darmi gli estremi della tua patente? Alle timide perplessità della ragazza il capo risponde tranquillamente che è per una infrazione in cui è incorso guidando l'auto aziendale. È arrivata una multa pesante che comporta danno alla patente. Visto che l'auto è aziendale, nulla di male a scaricare il taglio dei punti sulla patente dell'impiegata, anche se questa non è titolata ad usarla, è spirito di collaborazione... che fa curriculum per la conferma a lavoro.

La ragazza ha subito il ricatto? Ho chiesto alla fine, ma chi mi aveva raccontato l'episodio non è stato in grado di darmi una risposta, non conosceva la conclusione.

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Automazione e riduzione dell’orario di lavoro

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ingranaggidi Simone Fana
da sbilanciamoci.info

Le più recenti forme di organizzazione del lavoro – imposte dalla “sharing” e gig economy – rendono necessario un ripensamento delle politiche sui tempi di lavoro

La cronaca degli ultimi mesi ha riportato al centro del dibattito pubblico il nesso che lega i processi di innovazione tecnologica e le dinamiche del mercato del lavoro, attualizzando tendenze che stanno modificando alla radice gli assetti produttivi e i modi di produzione capitalistici. Elementi comuni collegano le vertenze dei lavoratori di Almaviva, in seguito al piano di ristrutturazione produttiva e agli esuberi del personale addetto ai call center, le proteste dei tassisti contro il colosso della sharing economy Uber e le rivendicazioni dei lavoratori impiegati nella Grande Distribuzione. Un elemento che svolge un ruolo centrale nel ricollocare le specificità settoriali in un terreno unitario è legato alla rapida ascesa dei colossi dell’economia digitale e al ruolo di avanguardia del processo produttivo esercitato dagli oligopoli privati. Amazon, Uber, AirBnb non sono semplicemente leader nei settori del trasporto o degli alloggi, ma sono gli attori che stanno modificando la geografia degli assetti produttivi, agendo nella direzione di un’ unificazione dei processi di lavoro e dell’organizzazione della produzione.

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“Vigilare sulla libertà del web”

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Intervento di Vincenzo Vita al convegno “Regolamentazione dell’ONLINE, no a proposte liberticide”

Vista la sua indecorosità, probabilmente il ddl Gambaro non solo non vedrà mai la luce, ma verrà nemmeno discusso in aula. Ma rimane un segnale importante di ciò che cova sotto la cenere. A questo tentativo di imbavagliare la rete ne seguiranno altri, dunque non ci può permettere di abbassare la guardia.

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