Italia

Gattopardismo di sinistra

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gattopardodi Renato Caputo
da La Città Futura

Scissioni e ricomposizioni a sinistra: tutto deve cambiare affinché tutto resti come prima?

In questi giorni stiamo assistendo, perplessi, a grandi manovre di riposizionamento a sinistra, per cercare di occupare gli spazi vuoti che si sono aperti dopo il deciso spostamento a destra del Pd renziano e la sua netta battuta d’arresto a seguito del referendum del 4 dicembre. Il fatto che persino gli irriducibili sostenitori della “ditta”, come Bersani e Speranza, si siano infine decisi ad abbandonarla alla sua deriva neo-democristiana, è certamente un evento da valutare positivamente.

In primo luogo perché mette definitivamente la parola fine all’incubo di un ventennio renziano sotto il segno del Partito della nazione, in realtà già duramente colpito dalla grande mobilitazione contro la “Buona scuola”, dal primo sciopero generale della Cgil contro il governo amico e, infine, dalla disfatta del tentativo di stravolgere la Costituzione.

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Tiziana Terranova: «Quando il capo è una piattaforma digitale»

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tiziana terranova da ilmanifesto.it

Intervista a Tiziana Terranova, tra le più apprezzate ricercatrici sulle culture digitali a livello internazionale, a partire dalle proteste dei tassisti contro la liberalizzazione delle auto a noleggio. "Il loro timore non è solo quello di una concorrenza sleale praticata attraverso l'applicazione Uber Black. Sentono che dietro Uber c'è un modello di governo della vita che, in un modo o nell'altro, vuole diventare egemonico". Le piattaforme valutano e classificano ogni mercato e sono presenti anche nella scuola italiana"

In Italia Uberpop è stata dichiarata illegale tre anni fa, come in altri paesi europei. La forza dirompente di Uber è stata in parte neutralizzata da una sentenza che ha dichiarato illegale una piattaforma che permette a chiunque di fare il tassista con la propria macchina.

Con Tiziana Terranova, docente di sociologia dei processi culturali all’università Orientale di Napoli e tra le più apprezzate studiose di culture digitali a livello internazionale, indaghiamo le ragioni che hanno portato alla protesta dei tassisti contro l’emendamento Lanzillotta che liberalizza il settore delle auto a noleggio.

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La dissociazione tra il Ministro Poletti e la dignità del lavoro

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poletti nasodi Marta Fana
da disordinedeisogni.tumblr.com

Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro (ancora, nonostante tutto) durante l’Assembla Nazionale del Pd sostiene che i populismi non hanno trovato la soluzione a come restituire dignità al lavoro, di fronte alla trasformazione della produzione in atto. Da tre anni Ministro però ha ben dato prova di come nei fatti è possibile ridurre e spesso annientare quella dignità: con il Jobs Act, che ha cancellato la tutela reale cioè l’articolo 18, che ha monetizzato il diritto al lavoro con un indennizzo. Come se quella dignità fosse uno dei tanti beni e servizi che la tecnologia può produrre. L’ha annientata estendendo il tetto massimo all’uso dei voucher, avallando il sistema delle cooperative nel mondo degli appalti e dei subappalti in quei settori dove lo sfruttano della mano d’opera dei lavoratori è feroce. E sono gli stessi settori in cui la risposta alla rivendicazione di maggiore dignità si risponde con i manganelli, con i camion che schiacciano e ammazzano operai in lotta.

Poletti concorda con Bersani secondo cui il ceto medio è in crisi ed è stritolato. E allora fa prima gli esempi del metalmeccanico e del muratore e poi dell’impiegato di banca. Ecco lo stravolgimento culturale è tutto qui. Il metalmeccanico e il muratore non sono ceto medio, sono classe lavoratrice, di matrice operaia. Lo stesso vale per un pezzo dei colletti bianchi, come l’impiegato delle poste o di una filiale di banca.

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La lettera a Sinistra italiana

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da ilmanifesto.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione su quanto accade nella "sinistra" italiana

Messaggio al congresso in corso a Rimini. Rflettere sul Novecento. Strumento e soggetti del cambiamento. Le domande aperte

Quando ieri al congresso di Sinistra Italiana un giovane compagno ha terminato di leggere questo messaggio inviato da Rossana Rossanda tutti si sono alzati in piedi e hanno intonato l’Internazionale, il pugno alzato nel saluto comunista.

Cari compagni, vi ringrazio per la vostra lettera e l’invito a partecipare al vostro dibattito congressuale.

È evidente che mi interessa. Ho letto i documenti che avevate da qualche tempo preparato, ma potete comprendermi se mi riguardano come materiale di riflessione piuttosto che come decisione di schieramento.

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Il modello tedesco ... in salsa italiana

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bancaditaliadi Pasquale Cicalese per Marx21.it

“I contratti stipulati di recente hanno introdotto alcuni importanti elementi di novità. L’accordo siglato alla fine di novembre per il comparto metalmeccanico – relativo a circa un quinto del monte retributivo del settore privato oltre a non contemplare incrementi sino alla prossima estate (prolungando così alla metà del 2017 la fase di marcata moderazione salariale), stabilisce che gli aumenti successivi siano determinati ex post, con frequenza annuale e in base alla dinamica realizzata dell’indice dei prezzi al consumo (al netto dei beni energetici importati). In tal modo si modifica la regola fissata dall’accordo interconfederale del 2009, che prevedeva aumenti definiti su un orizzonte triennale in funzione dell’andamento atteso dello stesso indice. Una clausola che lega gli incrementi retributivi all’inflazione passata è stata introdotta nel dicembre 2016 anche nel contratto per il settore del legno ed è stata ripresa nella piattaforma presentata dalla parte datoriale del comparto tessile, dove è ancora in corso la trattativa. Rispetto al totale dei contratti, quelli che prevedono meccanismi di indicizzazione ex post (incluso il contratto del comparto tessile tuttora in fase di negoziazione) rappresentano al momento circa un terzo del monte retributivo del settore privato. Il legame delle retribuzioni con l’inflazione passata, anziché con suoi valori previsti o programmati, può tradursi in una maggiore inerzia nell’andamento dell’inflazione stessa (come avveniva con la scala mobile abolita dal protocollo del 1993); nell’attuale fase ciclica potrebbe comportare una maggiore difficoltà nel ritorno verso valori coerenti con la stabilità dei prezzi.”

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Battersi per la Costituzione. Battersi per il proporzionale! SECONDA PARTE

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di Andrea Catone

QUI LA PRIMA PARTE DELL'ARTICOLO


8. Attacco al lavoro


A completare il quadro della profonda involuzione che il paese subisce sul piano istituzionale e sociale, viene il protocollo d’intesa sul costo del lavoro, politica dei redditi, concertazione, siglato il 3 luglio 1993 da Governo, Confindustria e sindacati confederali Cgil, Cisl, Uil. Esso abroga gli ultimi residui di parziale difesa dei salari col meccanismo della scala mobile, persino nella versione rimaneggiata dopo l’attacco craxiano del 1984.

Nel quarto di secolo che ci separa dal 1991 il padronato riesce – grazie ai nuovi rapporti politici ad esso favorevoli – a realizzare un roll back di proporzioni gigantesche, riportando le condizioni del proletariato, preso nel suo complesso, e quindi comprendente anche i dannati della terra, immigrati nell’Occidente capitalistico avanzato, ai livelli del primo ‘800, quando il padrone-master aveva un potere pressoché assoluto sul proletario, quando non esisteva legislazione del lavoro e diritto del lavoro. Il proletariato viene frammentato, il contratto collettivo, frutto dell’organizzazione e della lotta collettiva dei lavoratori, ridotto a contratto individuale. 

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Battersi per la Costituzione. Battersi per il proporzionale!

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di Andrea Catone

Editoriale del n. 1/2 2017 di MarxVentuno 

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1. L’anomalia italiana: la Costituzione di democrazia economico-sociale

Questo quaderno di “MarxVentuno” è dedicato alla lotta per la Costituzione. E quando parliamo di Costituzione, intendiamo precisamente la Carta licenziata a fine dicembre 1947 dall’Assemblea costituente, eletta il 2 giugno 1946 con un sistema elettorale proporzionale puro. Quell’assemblea che, in continuità con la Resistenza e la lotta di Liberazione, rappresenta la fase conclusiva della rivoluzione democratica italiana (1943-1947), anzi, credo si possa dire, democratico-popolare. Infatti, non si tratta solo di sottolineare giustamente e correttamente il carattere antifascista e di rottura che la Costituzione operò, nel passaggio da sudditi a cittadini [1], con tutto il passato della storia dello stato unitario. La Costituzione è antifascista, ma va oltre la bandiera dell’antifascismo sollevata anche dalle liberaldemocrazie occidentali nella guerra contro la Germania hitleriana: nei suoi principi e fondamenti, nella sua struttura, nel suo impianto, è profondamente diversa dalle altre costituzioni dell’Occidente per il carattere sociale che l’azione dei comunisti e dei socialisti, ma anche dei popolari democristiani, vi impresse. Negli altri paesi dell’Europa occidentale, invece, prevalsero costituzioni liberaldemocratiche; anche in Francia, dove la borghesia riuscì a rovesciare la prima costituzione postbellica e ad imporne un’altra contro i comunisti, per non parlare della Germania federale, dove i comunisti furono messi al bando e tutta l’architettura costituzionale fu influenzata dai vincitori-occupatori angloamericani.

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Predrag Matvejević: le foibe e i crimini che le hanno precedute

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da balcanicaucaso.org

Pubblichiamo come contributo alla discussione

Il noto scrittore di Mostar, docente all'Università La Sapienza di Roma, interviene sulla questione delle foibe e del giorno del ricordo con un articolo pubblicato sul quotidiano fiumano Novi List. La condanna di tutti i crimini e il rischio delle strumentalizzazioni. Ringraziamo Matvejević per averci reso disponibile il suo testo

di Predrag MatvejevićNovi List, 12 febbraio 2005 (titolo originale "Foibe" su fašistički izum

Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Luka Zanoni

Queste righe sono state scritte nel Giorno del ricordo in Italia, 10 febbraio 2005 - quel dispiacere lo condivido con molti cittadini di questo Paese. I crimini delle fosse e quelli che in esse vi sono finiti, ciò che le ha precedute e che le ha seguite, l'ho condannato da tempo - mentre vivevo in Jugoslavia, quando di ciò in Italia si parlava raramente e non abbastanza. Ho scritto pure sui crimini di Goli Otok, di cui sono state vittime molti comunisti, Jugoslavi e Italiani che erano più vicini a Stalin e Togliatti che al "revisionismo" di Tito. Ho parlato anche della sofferenza degli esiliati italiani dall'Istria e dalla Dalmazia, dopo la Seconda Guerra mondiale - l'ho fatto in Jugoslavia, dove probabilmente era più difficile che in Italia.

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Lettera Aperta al Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca alla vigilia del 10 febbraio “Giorno del Ricordo”

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25aprile 672x372Gentile Ministro, 
a fine febbraio dell’anno scorso sono stati prorogati per dieci anni i termini per il conferimento di riconoscimenti e medaglie a vittime (ai loro congiunti) delle foibe del ’43 e del ’45, in base alla legge 92 del 2004 che ha istituito il «Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale» per il 10 febbraio di ogni anno.

Ma quanti e chi sono stati coloro che hanno ricevuto riconoscimenti e medaglie nei primi dieci anni di applicazione della legge? 

La domanda è tanto più importante alla luce del “caso Mori”, il caso del parmense Paride Mori fascista repubblichino volontario al confine nordorientale col grado di capitano del Battaglione Bersaglieri “Mussolini” ucciso nel ’44 con armi da fuoco dai partigiani jugoslavi, al quale le massime autorità della Repubblica il 10 febbraio 2015 hanno conferito la medaglia da vittima delle foibe e poi l’hanno revocata in seguito alle proteste antifasciste. 

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