Italia

DL 50/2017: un taglio dei salari poco visibile..

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salario imprenditori lentedi Luca Scacchi, Cd CGIL
da sindacatounaltracosa.org

Pochi se ne sono accorti, quasi nessuno ne ha parlato. Con la manovra correttiva dello scorso aprile, il governo Gentiloni ha aperto la possibilità di tagliare i salari di più di 160 euro netti annui (quello che molti contratti hanno conquistato per l’anno in corso, in alcuni settori come i metalmeccanici persino di più). Un taglio che non colpisce indistintamente tutti i lavoratori e le lavoratrici, ma paradossalmente proprio quelli che potremmo definire “classe centrale”: quelli che lavorano nelle aziende più grandi, più sindacalizzate, dove c’è una contrattazione di secondo livello ed un’organizzazione del lavoro più sofisticata. In pratica, ci si propone di tagliare i salari dove il capitale investe di più e dove c’è una classe lavoratrice più organizzata. Lo si fa, però, con un meccanismo particolare che rende questo taglio poco percepibile, in primo luogo agli stessi lavoratori che lo subiscono. Vediamo come.

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La fabbrica è casa nostra

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ceme carugateda radioarticolo1.it

Questa storia la racconto io, ma non è solo la mia storia. E’ anche quella di Sofia, Antonella, Cristina e delle altre lavoratrici della Ceme di Carugate. Sono Maria, oggi ho 46 anni e ne avevo 16 quando ho iniziato a lavorare nello stabilimento di Cologno di questa azienda. Poi, cinque anni dopo, quando hanno aperto la fabbrica di Carugate, il fondatore della Ceme Spa (era il padrone, certo, ma una brava persona) mi ha proposto di andare lì. All’inizio c’eravamo solo io, un altro lavoratore e una pressa. Con il tempo l’azienda si è ingrandita, sono arrivate Anna, Sabina e le altre.

In quello stabilimento siamo state adolescenti, siamo diventate donne, abbiamo trovato un compagno, un marito, alcune hanno fatto dei bambini. Insomma, questa azienda è un po’ anche nostra anzi, forse è più nostra che di chi oggi la vuole distruggere.

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Il lavoro? Sempre più irregolare

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ispettoredellavorodi Marta Fana
da temi.repubblica.it

Affrontare il tema del lavoro irregolare presenta ampi margini di complessità legati sia alla natura del fenomeno, che per definizione si sottrae alle informazioni ufficiali, sia alle variegate modalità con cui si presenta.

Stando alle definizioni ufficiali, utilizzate dall’Istat, le unità di lavoro irregolare sono quelle «relative a prestazioni lavorative svolte senza il rispetto della normativa vigente in materia lavoristica, fiscale e contributiva, quindi non osservabili direttamente presso le imprese, le istituzioni e le fonti amministrative»[1]. Dal quadro d’insieme, riportato dall’Istituto Nazionale di Statistica e aggiornato fino al 2014, emerge che il contributo al pil del lavoro irregolare ammonta a 77,2 miliardi di euro, corrispondente a circa il 5,3% del valore aggiunto totale. A questi dati corrisponde una stima di 3 milioni 667mila unità di lavoro irregolare, di cui 2 milioni 595mila relative a posizioni di lavoro subordinato e 1 milione e 72mila a lavoro indipendente (o autonomo).

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Sindacatini, sindacatoni e attacco al diritto di sciopero

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scioperodi Segreteria nazionale CUB Sallca
da sallcacub.org

Il recente sciopero nel settore dei trasporti ha provocato reazioni isteriche da parte di alcuni personaggi politici, che meritano una nostra riflessione .

Per parlare di diritto di sciopero potremmo partire dal settore che conosciamo meglio, quello bancario. Cominciamo col dire che anche da noi va avviata una procedura di “raffreddamento” che dura in tutto una ventina di giorni, va dato il preavviso dieci giorni prima (ma le aziende possono anche decidere di non mettere i cartelli) e spesso la controparte neppure si presenta in sede di conciliazione. Insomma, gli obblighi sono solo per noi.

Ma quali diritti dell’utenza devono essere tutelati? Il settore bancario venne inserito a suo tempo tra quelli nei quali deve essere garantito il servizio minimo essenziale, costituito, nel nostro caso, dal pagamento di stipendi e pensioni e dai mezzi di sussistenza  per le persone.

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Il salvataggio delle banche? Vuol dire che i soldi ci sono…

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Intervista a Maurizio Donato
a cura di Redazione Città Aperta

da contropiano.org

Il “salvataggio” delle due banche venete, a beneficio di BancaIntesa, grida vendetta già al primo sguardo (vedi contropiano.org). Per esserne sicuri, però, bisogna far parlare gli economisti. Radio Città Aperta ha intervistato Maurizio Donato, docente all’università di Teramo.

Grazie della tua disponibilità. Aiutaci a capire un pochino meglio di cosa si tratta… IntesaSanPaolo ha firmato con i liquidatori della Popolare di Vicenza e Veneto Banca il contratto di acquisto al prezzo simbolico di un euro di alcune attività e passività facenti capo alle due banche venete, con autorizzazione unanime del consiglio di amministrazione. Si parla di operazioni di salvataggio delle due banche… A noi sembra un grande affare a pochissimo prezzo per Intesa San Paolo. Però da profani ci affidiamo a te per capire qualcosa di più.

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Cangemi (PCI): Ustica, 37 anni senza verità e giustizia

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da agenziastampaitalia.it

(ASI) "37 anni dopo la strage avvenuta sui cieli di Ustica ancora non c'è risposta alla domanda di verità e giustizia che viene dalle famiglie delle vittime e dall'intero paese. 

Questo scandalo deve essere affrontato con i fatti non con le parole da chi ha compiti istituzionali.

Sono gravissime le responsabilità dei governi e degli apparati militari di USA, Italia e altri paesi europei in questi decenni, nell'occultare, depistare, falsificare .

La vicenda della persecuzione del capitano dell'aeronautica Mario Ciancarella è emblematica, in particolare, di un comportamento gravissimo delle istituzioni del nostro paese. 

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Scioperi, il Garante vuole riscrivere la Costituzione

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di Unione Sindacale di Base

da usb.it

Il cosiddetto garante degli scioperi, in linea con governo e molte forze politiche, ha affermato che “senza voler pregiudicare il diritto costituzionale di tutti i sindacati a poter proclamare lo sciopero, sarebbe opportuno collegare il potere di proclamazione dello sciopero, nel settore dei servizi pubblici essenziali, al raggiungimento di parametri di rappresentatività” e che il conflitto nel settore dei servizi “non è più riconducibile alla figura dello sciopero”.

E che sarebbe mai il conflitto nel settore dei servizi? Che cosa è questa, una minaccia e l'invito a reprimere chi sciopera?

Giuseppe Santoro Passarelli, cioè colui che dovrebbe assicurare e contemperare il diritto di sciopero e quello alla mobilità e non il diritto delle aziende a non subire scioperi, dovrebbe anche sapere che secondo la Costituzione l'esercizio dello sciopero è un diritto costituzionale del singolo lavoratore.

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Giù le mani dal diritto di sciopero!

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sciopero Atacdi Unione Sindacale di Base
da contropiano.org

Si scatenano i corvi della governabilità autoritaria

Quando i lavoratori scioperano, rimettendoci una giornata di lavoro in busta paga, tutti dovrebbero chiedersi il perché si sciopera, ma in Italia la consuetudine è diversa. L’obiettivo fondamentale diventa non solo quello di attaccare i lavoratori e i sindacati che indicono lo sciopero, ma il senso e il valore dello sciopero come strumento di conflitto e di risoluzione delle controversie sui posti di lavoro, così come previsto anche dalla Costituzione italiana.

E così il Commissario Gubitosi dice che è da irresponsabili scioperare in Alitalia proprio mentre continua a sostenere che la cassa integrazione sia inevitabile e che occorre aggredire tutti i costi, nonostante ormai sia acclarato che non è il costo del lavoro il problema fondamentale della compagnia aerea ma la gestione complessiva di una proprietà privata che ha affossato i bilanci con accordi senza senso, leasing di aerei a condizioni disastrose, carburante superpagato e chissà cosa altro dovremo scoprire nei prossimi giorni.

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16 giugno, la logistica si ferma

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16062017 scioperotrasportidi Marta FanaSimone Fana
da sbilanciamoci.info

Il 16 giugno i lavoratori della logistica e dei trasporti incroceranno le braccia a seguito dello sciopero nazionale indetto dai sindacati di base per il rinnovo del contratto. Ecco quale è la posta in gioco

Venerdì 16 giugno i lavoratori del settore logistica e trasporti incroceranno le braccia, a seguito dello sciopero nazionale indetto dai sindacati di base, in vista del rinnovo del contratto collettivo di riferimento. Una decisione che conferma l’alto tasso di conflittualità che attraversa l’intero comparto, investito negli ultimi anni da numerose vertenze che hanno riguardato grandi gruppi industriali come Coca Cola, TNT, GLS, Alitalia.

La logistica è diventato il motore di una nuova ondata di mobilitazioni che stanno ridisegnando il perimetro della lotta operaia, trasformando il quadro sindacale e l’intero assetto delle relazioni industriali. In questo contesto, si situano le rivendicazioni dei sindacati di base (Adl Cobas, Si Cobas, Cub, Sgb, Slai Cobas, Usi) che oggi confluiscono in una piattaforma per il rinnovo del CCNL. Tra le richieste avanzate al tavolo delle trattative vi è il riconoscimento del pluralismo della rappresentanza e del diritto a incidere sul sistema di nomina delle RSA e RSU a livello aziendale, nonché un ruolo di primo piano nella contrattazione nazionale.

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