Italia

Una replica al presidente della Repubblica Mattarella

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Comunicato dei partecipanti e organizzatori del convegno “Giorno del ricordo. Un bilancio”

Riceviamo dal Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia e volentieri pubblichiamo

I partecipanti e gli organizzatori del convegno “Giorno del ricordo. Un bilancio”, tenutosi a Torino, in data odierna, hanno preso atto del comunicato del Presidente della Repubblica, sulla ricorrenza del 10 febbraio, inserita, con legge del Parlamento del marzo 2004, nel calendario delle feste civili della Repubblica. Le parole del massimo rappresentante dello Stato lasciano sgomenti, in quanto non sono altro che una riproposizione degli elementi portanti della propaganda revanscista e persino neofascista. Accanto al vago riconoscimento “della durissima occupazione nazi-fascista di queste terre”, il presidente Mattarella addita ancora una volta alla pubblica ignominia il “comunismo titino”, mostrando una inaccettabile ignoranza dei fatti storici(ci limitiamo per esempio a far notare che a fianco delle formazioni partigiane jugoslave erano combattenti di ogni nazionalità e i loro nemici, prima ancora che gli italiani o i nazisti tedeschi, furono soprattutto croati “ustascia”, sloveni “domobrani”, serbi “cetnizi”, albanesi “balisti”) e accodandosi a uno sciagurato uso politico della storia: una storia manipolata, riscritta, e “adattata” ad usum.  

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Torino 10/2/2018: Giorno del Ricordo, un bilancio

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torino100218da cnj.it

Si terrà il giorno sabato 10 febbraio 2018 a Torino, presso il caffé Basaglia, in via Mantova 34 dalle ore 10 alle 17.30, il convegno nazionale: GIORNO DEL RICORDO, UN BILANCIO

Obiettivo dell'iniziativa, organizzata dalla associazione Jugocoord Onlus e dalla rivista di storia critica Historia Magistra, è una analisi delle conseguenze della istituzione del "Giorno del Ricordo" (Legge n.92 del 2004) e delle sue celebrazioni sino ad oggi. Attraverso qualificate relazioni scientifiche saranno investigate le ricadute dell'inserimento del "Giorno del Ricordo" nel calendario civile della Repubblica, che appaiono molto pesanti a livello politico, culturale e di autopercezione identitaria della Nazione, nonché a livello didattico-scientifico e financo per le casse dello Stato. Per converso, ad oggi il numero totale delle persone alla cui memoria sono stati attribuiti i riconoscimenti previsti dalla Legge è di appena 323, di cui "infoibati" in senso stretto una minima frazione, mentre la gran parte di queste figure sono appartenenti alle forze armate o personale politico dell'Italia fascista, senza contare gli episodi che non hanno niente a che fare con la narrazione ufficiale delle "più complesse vicende del confine orientale" cui si riferisce la Legge.

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Abrogare la Legge sul Giorno del Ricordo, ha riabilitato fascisti e fascismo e mina i rapporti con gli sloveni

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giornoricordodi Marco Barone, 31 gennaio 2018
da xcolpevolex.blogspot.it

La memoria condivisa non esiste, non può esistere e non potrà mai esistere perchè ha come unico scopo quello di piegare ogni verità storica ostile alla "non" verità a cui aspira il revisionismo storico. Seguendo la logica della giorno del ricordo, introdotta con la legge del 2004, e che un grande scrittore come Boris Pahor ha definito poco europea, in cosa consisterebbe la "verità" storica che si sta consegnando alle generazioni future? Ignorate le cause e gli effetti del fascismo e del nazismo, e tutte le barbarie compiute contro gli "slavi" accade, secondo la disonestà storica di chi cura questa operazione, che di punto in bianco arrivano i cattivi barbari, banditi, criminali, comunisti "slavi", occupano Trieste e Gorizia, spazzano via tutto quello che è italiano, uccidono poveretti che non avevano colpe, li gettano vivi nelle foibe, donne, anziani, bambini, impiccano in modo selvaggio però poi per fortuna gli americani convinceranno i cattivi e disumani jugoslavi ad andare via e finalmente, Gorizia e Trieste  poi potranno  festeggiare la loro libertà e la loro liberazione che sarà 12 giugno del 1945.

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Dalla subalternità socialdemocratica alla precarietà

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politici segnodi Carmine Tomeo
da lacittafutura.it

Il dominio crescente del capitale sul lavoro è figlio anche della storica subalternità della socialdemocrazia al pensiero economico mainstream.

Scrive Marta Fana, ricercatrice in economia presso l’Institut d’Études Politiques di Sciences Po a Parigi, che il risultato a cui si è ormai pervenuti nel mondo del lavoro, nel rapporto tra lavoratore e impresa, “è l’avanzare di forme di sfruttamento sempre più rapaci che pervadono ogni settore economico, con labili differenze tra lavoro manuale e cognitivo” [1]. Come si può darle torto? La svalorizzazione del lavoro a cui assistiamo da qualche decennio è progredita di pari passo con la valorizzazione del capitale.

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Amazon brevetta il bracciale elettronico. ‘Pagati per lavorare, non per pensare’ come un secolo fa

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amazon piacenzadi Francesca Fornario
da ilfattoquotidiano.it

“Voi siete pagati per lavorare, non per pensare; c’è qualcun altro che è pagato per questo”. È quel che spiegava poco più di un secolo fa a un operaio Frederick Winslow Taylor, campione di tennis e primo classificato agli Us Open del 1881 in coppia con il cognato Clarence Clarke; campione di golf volato a rappresentare gli Stati Uniti d’America alle olimpiadi di Parigi del 1900, ingegnere e inventore del “taylorismo”, la teoria sull’efficientamento del ciclo produttivo che prometteva di eliminare in un colpo solo i movimenti superflui del lavoratore e il conflitto di classe ottenendo “il massimo dei benefici per i dipendenti, i dirigenti e i proprietari di azienda”.

"Il preciso risultato dell’applicazione di queste teorie è la riduzione della necessità di pensiero da parte degli operai”, chiosava entusiasta il suo emulo Henry Ford, che ha tradotto le teorie del campione di tennis e golf Frederick Winslow Taylor nella catena di montaggio.

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Appello assemblea dei lavoratori sul contratto della scuola

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buonascuolasiamonoidi Assemblea sindacale del Liceo Benedetto da Norcia di Roma | da lacittafutura.it

APPELLO dell’Assemblea sindacale del Liceo Benedetto da Norcia di Roma AI SINDACATI IMPEGNATI NELLA TRATTATIVA PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO DELLA SCUOLA

(Ai dirigenti sindacati di FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal)

Veniamo informati dai vari giornali e dai vostri siti che ci sono stati già due incontri sul rinnovo del contratto della scuola (l’ultimo del 15 gennaio) ed una intesa con l’Aran il 30 novembre. Leggendo nel vostro “Comunicato unitario”, a termine dell’ultimo incontro con la controparte del 15 gennaio, scopriamo che tra i vari temi c’è pure l’estensione della legge Brunetta sotto la voce di “procedure disciplinari”.

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Morire sul lavoro, oggi come 100 anni fa

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elmetti lavorodi Carmine Tomeo
da lacittafutura.it

Quattro operai morti avvelenati sul lavoro a Milano. Cosa è cambiato rispetto a dieci e 100 anni fa? Niente, nemmeno l'indignazione di facciata di fronte ad una strage che ogni anno conta più di 1000 lavoratori che non tornano a casa dal lavoro.

Provate a immaginare la morte per intossicazione. Il veleno che comincia ad accumularsi nel posto di lavoro; l’ambiente che si trasforma in una camera a gas; il veleno che che sale alla gola e ti entra in corpo. Manca l’aria. Sei a terra, senza riuscire a respirare. Magari provi a gridare, ma la voce non esce. “Ma le grida non arrivavano più lontano dei suoi orecchi”, scriveva Pietro Di Donato, autore italo-americano troppo presto ed ingiustamente dimenticato, descrivendo la morte sul lavoro in un suo straordinario romanzo, Cristo fra i muratori.

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Abolire le tasse universitarie, obiettivo di lotta o spot elettorale?

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di Redazione Senza Tregua
da senzatregua.it

Ha fatto scalpore il “grande annuncio”, o meglio la proposta-spot elettorale di Pietro Grasso, candidato di Liberi e Uguali, che ha proposto l’abolizione delle tasse universitarie. Una proposta che ha creato interrogativi anche a sinistra, subito osteggiata dal PD che afferma che “sarebbe un regalo ai ricchi” e rivendica l’introduzione della “no tax area”.

Quella contro le tasse universitarie e per la loro abolizione è una battaglia che da anni viene portata avanti dalle componenti più avanzate del movimento studentesco e dalla gioventù comunista. L’Italia, tra l’altro, è in Europa uno dei paesi in cui le tasse sono più alte (superato solo da Olanda e Inghilterra), dato che si somma all’insufficienza delle borse di studio (di cui beneficia solo il 9% degli studenti, percentuale molto inferiore rispetto ad altri paesi).

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In nome del profitto, ancora morti sul lavoro

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operaio elmettodi Stefano Barbieri per Marx21.it

Altri morti sul lavoro, stavolta nella produttivissima Milano, la cosiddetta “capitale economica” d’Italia.

Tre lavoratori morti intossicati, un altro in fin di vita. Sembrerebbe, dalle prime dichiarazioni, che i sistemi di sicurezza non abbiano funzionato a dovere, come sempre, come alla Thyssenkrupp, come a Pavullo nel modenese alcuni giorni or sono o a Nano in provincia di Agrigento pochi mesi fa.

Passa il tempo e non cambia niente,  le morti bianche aumentano arrivando a più di mille all’anno, molte non fanno neanche più notizia.

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