Italia

Gattorosso e i partigiani viareggini

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da patriaindipendente.it

“La notte in cui le stelle splendono. Una storia partigiana” di Andrea Genovali, 2015, pagine 180, euro 15, edizioni Del Bucchia

Le notti in cui le stelle brillano sono le notti delle grandi decisioni. Le decisioni che cambiano la vita di un uomo o di una donna. Per Gabriele, il giovane protagonista del romanzo, quella in cui decide di dire basta al fascismo e di salire in collina per unirsi ai partigiani delle Brigate Garibaldi era proprio una notte di stelle splendenti. Una notte in cui il vento di Libeccio che spazzava le nuvole dalla costa di Viareggio verso l’entroterra restituiva vigore e lucentezza a quel cielo nero bucherellato di stelle. E saranno altrettanto splendenti le stelle in altre due notti che cambieranno la vita del protagonista per sempre.

Andrea Genovali con Viareggio 1920 ha vinto il premio “Scrittore toscano dell’anno 2011” indetto dalla Regione Toscana e dalla Fiera del Libro Toscano. Attualmente è presidente del Premio Prato CittAperta dedicato alla cultura migrante in Italia.

Il suo romanzo è scritto con uno stile leggero, che non vuol dire superficiale, di tipo quasi giornalistico ma nel quale le emozioni e gli stati d’animo si evidenziano con grande nettezza. Il libro, che si legge d’un fiato, è incastonato su vari livelli che si intersecano e si mescolano fra loro con naturalezza dando al romanzo una propria struttura letteraria ideale e coerente.

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No, non ci siamo!

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da ilpartitocomunistaitaliano.it

Comunicato di Mauro Alboresi, Segretario nazionale PCI

Il PD di Renzi, costretto ad archiviare, a furor di popolo, la peggiore legge elettorale della storia repubblicana, l’Italicum, dallo stesso imposta, ieri, al termine della propria Assemblea Nazionale, ha deciso di partecipare al confronto che si avvierà in parlamento per affermarne una nuova, valevole per la Camera ed il Senato, rilanciando il cosiddetto Mattarellum...

Che si tratti o no dell’ennesima furbata dell’ex Presidente del Consiglio, abituato al gioco delle tre carte, il riferirsi ad una legge elettorale che porta il nome del Presidente della Repubblica, noi stiamo al merito, e diciamo no, non ci siamo.

Per riconnettere il rapporto tra Parlamento e società, tra eletti ed elettori, tra politica e cittadini, serve di più.

Serve una legge elettorale ancorata al proporzionale, puro, senza sbarramenti, “una testa un voto”: la più democratica.

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Riflessioni sulla campagna del NO e sulle prospettive della Sinistra in Italia

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da aldogiannuli.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

A mente fredda possiamo fare qualche riflessione sulla campagna referendaria, in particolare in riferimento allo stato della sinistra italiana.

La prima considerazione riguarda la consistenza della sinistra in Italia. I NO, come si sa, sono stati circa 19 milioni e, stando alle valutazioni degli analisti, quelli provenienti dal Pd dovrebbero essere stati circa un milione o poco più, che vanno a sommarsi ai 7-800 mila riferibili a Sel, ai 5-600 mila di Rifondazione-Pdci (oggi Pci) ed ai circa 200.000 di altre piccole formazioni di sinistra. Quindi, in totale un po’ più di 2 milioni cui andrebbero sommati una parte dei voti provenienti dall’astensione orientati a sinistra, ma qui le valutazioni sono impossibili.

Comunque, non è esagerato valutare un apporto pari al 12% circa dei voti del No. Certo: si tratta solo di una somma aritmetica visto che non ha molto senso sommare un elettore del Pd con uno del partito di Ferrando, di Civati o di Rifondazione. Ma indica comunque che c’è un’area non piccola, pari ad un 6-7% del corpo elettorale, il che non è poco come terreno su cui lavorare.

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Che fare dopo la vittoria del NO al referendum costituzionale

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renzi si nodi Stefano Barbieri per Marx21.it

Sul risultato del Referendum Costituzionale molto si è già detto e scritto anche su queste pagine. Certamente la vittoria del No, per l’ampiezza del risultato e la massiccia partecipazione al voto, può essere ascritta tra le pagine più belle delle storia della sinistra italiana, così costellata invece, ormai da molto tempo, di delusioni e sconfitte che ancora bruciano sulle nostre pelli.

Una pagina bella, va sottolineato per molti aspetti e non solo per il risultato finale; il fenomeno più rilevante di questa consultazione è stata la larga partecipazione dei cittadini al voto, inusuale per un referendum e paragonabile a consultazioni politiche. Gli italiani quindi hanno perfettamente colto la rilevanza di questo voto. Da un lato per le implicazioni costituzionali, l’approvazione di una legge che avrebbe cambiato profondamente il funzionamento delle Camere, dall’altro per le implicazioni politiche, rese assolutamente evidenti dalla personalizzazione sul Presidente del Consiglio.

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Populismo di secondo grado e manipolazione dell'esito referendario

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renzi braccialarghedi Elena Maria Fabrizio
da dialetticaefilosofia.it

Ringraziamo il compagno Domenico Losurdo per la segnalazione

Tra i sintomi che affliggono le democrazie occidentali, la manipolazione dell’opinione pubblica e la manipolazione del voto sono i più noti. E non c’è consultazione politica e referendaria, con o senza quorum, che non confermi questo trend. Così, puntualmente, nell’ultima consultazione la tutela della Costituzione e il conseguente rigetto di una riforma irresponsabile che non ci avrebbe protetto da maggioranze retrograde, populiste e autoritarie, viene surclassato da altri dati, dotati di scarsa oggettività e più semplicistici. Non solo i cittadini avrebbero innanzi tutto votato per dire Sì o No al Presidente del Consiglio Renzi e al suo governo, ma con questa scelta, più che esprimersi sulla sua politica e le sue leggi, si sarebbero di fatto espressi sull’alternativa Renzi o il populismo, che è ovviamente sempre quello degli altri, Salvini e Grillo in primis. Sembra quasi superfluo evidenziare che la carente analiticità di questa lettura eleva il populismo a giudizio di secondo grado cui scadono nell’analisi del voto, ma già prima nei modi e nei toni della campagna referendaria, quegli stessi sostenitori che hanno eretto il Pd a partito antipopulista per eccellenza; il quale non cede alla tentazione di dividere ancora una volta l’elettorato nel popolo che interpreta correttamente i propri valori (cambiamento, bellezza, sogno, futuro) dal popolo che al contrario ne sarebbe incapace.

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Per il proporzionale puro subito!

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Senato politicafemminiledi Francesco Stilo

Riceviamo dal compagno Francesco Stilo e pubblichiamo come contributo alla discussione

La legge elettorale "Italicum" fortemente voluta dal PD di Matteo Renzi rappresenta la prosecuzione di quel tentativo, iniziato con la fine della cosiddetta prima repubblica, di manipolare e imbrigliare la libera espressione popolare manifestata attraverso il voto. Nel 1993 la legge Mattarella, dal nome dell'attuale presidente della Repubblica, aboliva il proporzionale, introducendo una forte quota maggioritaria, pari al 75%, nella ripartizione dei seggi di camera e senato. Nel 1995 fu la legge Porcellum, così ribattezzata dal suo stesso ideatore, Roberto Calderoli, a introdurre le liste bloccate, dove cioè non poteva essere espressa la preferenza per un determinato candidato ma esclusivamente per la lista di riferimento, e un premio di maggioranza alla camera per la coalizione vincente senza sbarramento, con meccanismi simili alla legge fascista (Acerbo) del 1923 e alla legge "truffa" del 1953. La legge Calderoli, che in attuazione della legge Tremaglia, dal nome del suo ideatore Mirko Tremaglia ex volontario della Repubblica Sociale Italiana e storico esponente del Movimento Sociale Italiano, ha introdotto il voto per i cittadini italiani residenti all'estero, è stata giudicata parzialmente incostituzionale nel gennaio 2014 dalla Corte Costituzionale, che ha abolito il premio di maggioranza e reintrodotto la possibilità di esprimere il voto di preferenza.

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La risoluzione approvata dal comitato centrale del PCI del 11 dicembre 2016

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da ilpartitocomunistaitaliano.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

La grande vittoria del “NO” al referendum dello scorso 4 Dicembre – alla quale il PCI ha dato, su scala nazionale, il proprio contributo unitario – può inaugurare una nuova fase di cambiamento sociale e politico. La vittoria del “NO” va anche e certamente interpretata, oltre che come difesa della Costituzione e della democrazia, anche come un atto di accusa, di massa, alle politiche liberiste, antidemocratiche e antipopolari imposte dall’Ue e assunte e praticate in Italia innanzitutto dal PD e dal governo Renzi.

Di fronte a quest’esito, l’incarico a Gentiloni e la riproposizione dell’asse governativo renziano per il nuovo esecutivo appare una provocazione inaccettabile. E’ necessaria l’adozione immediata di una legge elettorale proporzionale pura, con cui chiamare subito il popolo alle urne. E’ a partire da tali constatazioni che il PCI respinge, come progetto sbagliato e di retroguardia, la proposta dell’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, volta a ricomporre il centro sinistra, trascinando nell’accordo con il PD i comunisti e la sinistra italiana.

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Comunisti e/o sinceri democratici?

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di Renato Caputo | da lacittafutura.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

Rilanciare dal basso la lotta di classe o riproporre l’unità della sinistra a difesa della Costituzione?

Bene la vittoria al referendum e la caduta del governo Renzi, meno bene l’appiattirsi dei comunisti sulle posizioni dei sinceri democratici. Per quanto resti indispensabile la costruzione di un blocco sociale fra lavoratori salariati e ceti medi, l’avanguardia del proletariato urbano deve riconquistarne l’egemonia.

La netta sconfitta del governo liberal-populista capeggiato da Renzi e la momentanea battuta di arresto del tentativo di proseguire nello smantellamento dei valori democratici della Costituzione offrono la possibilità ai lavoratori salariati di riprendere fiato e riorganizzarsi in funzione della lotta per il socialismo. Il forte e generoso impegno della maggioranza dei comunisti nella battaglia referendaria, divenuta nei fatti la battaglia alle (contro)riforme realizzate dal governo Renzi, ha indubbiamente consentito di riconquistare credibilità fra le masse popolari e riprendere ad accumulare le forze. 

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Dopo il referendum: che fare?

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di Alessandro Pascale
da collettivostellarossa.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

La vittoria del NO al Referendum Costituzionale del 4 dicembre segna una netta cesura nello scenario politico degli ultimi anni, meritando un’adeguata analisi e conseguente proposta politica. Ragioniamo attraverso 10 passaggi.

1. Populismo e ignoranza o rivolta anti-liberista?

La dimensione massiccia raggiunta dal NO (più di 19 milioni di voti, contro i 13 milioni del SI) è stata descritta come il trionfo del populismo e dell’ignoranza di larghe masse che si sono opposte al “cambiamento” facendosi trascinare da vari leader di destra come Salvini, Berlusconi e Grillo.

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Ripristinare il proporzionale e la Costituzione nata dalla Resistenza

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parlamento sessionedi Domenico Losurdo, Presidente dell'Associazione politica e culturale Marx XXI

Per completare la disfatta del progetto reazionario

Dopo la memorabile sconfitta subita da Matteo Renzi, si infittiscono le voci che rivendicano il ripristino del sistema proporzionale. In effetti, la difesa della Costituzione nata dalla Resistenza non può essere considerata completa se non si cancellano gli effetti del sostanziale colpo di Stato che nel 1993 portò alla liquidazione del sistema proporzionale e inflisse un grave colpo alla democrazia. Su questo tema riporto alcuni miei interventi che risalgono all’epoca del colpo di Stato del 1993 (Domenico Losurdo)

La cancellazione del proporzionale e la storia alle sue spalle

Alla vigilia del referendum che ha introdotto il sistema maggioritario, un giornalista ha fatto osservare: «Tutte le revisioni [costituzionali] rispondono a quella specie di legge non scritta che gli esperti chiamano la regola dell'evento esterno. Il principio dice che le Costituzioni moderne vengono modificate o addirittura sostituite totalmente a causa di eventi esterni e traumatici» [1].

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