Italia

NO su tutti i piani, la riforma in ascensore [ep. 2 semplificazione]

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Un sostenitore della riforma costituzionale e la sua segretaria stanno andando ad un incontro sul referendum. In ascensore si preparano per il dibattito…oggi si parla della semplificazione.

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Approfondimenti sulla controriforma costituzionale

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Serata di formazione con Luca Alessandrini (direttore Istituto Parri Emilia Romagna), organizzata dal PCI - Federazione di Bologna

Presentazione della serata

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Io voto NO

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Giusi Campanini, attivista del meet up 5S del primo municipio romano, racconta la campagna per il NO alla ‘deforma costituzionale’

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La Costituzione italiana e i trattati europei: convivenza possibile? Intervento di Vladimiro Giacché

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L'intervento di Vladimiro Giacché, Vice Presidente dell'Associazione politica e culturale MARX XXI, nel corso del convegno organizzato dalla Casa Rossa di Milano, il 5 novembre 2016.

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NO su tutti i piani, la riforma in ascensore [ep. 1: Senato]

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Un sostenitore della riforma costituzionale e la sua segretaria stanno andando ad un incontro sul referendum. In ascensore si preparano per il dibattito…oggi si parla del senato.

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Non ha senso? O, purtroppo, lo ha

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costituzione closeupda unacitta.it

Intervista a Lorenza Carlassare realizzata da Gianni Saporetti

Il combinato riforma costituzionale-legge elettorale teso ad accentrare il potere sull’esecutivo e a rendere manipolabili gli organi di garanzia; un senato che non si sa cosa rappresenterà, nominato per ripartizione partitica, ma che avrà funzioni molto importanti; una legge elettorale che vuol far diventare maggioranza chi non lo è e che permetterà l’elezione diretta del capo del governo; l’esempio della legge truffa del ’53, niente in confronto a questa. Intervista a Lorenza Carlassare.

Per molti di coloro che si battono per il no la riforma costituzionale insieme alla riforma elettorale fa parte di un unico disegno. Lei cosa pensa? 

Certamente sono due cose intrecciate. Tempo fa avevo scritto che il primo, reale obiettivo era la riforma elettorale, tant’è vero che l’hanno voluta approvare per prima perché altrimenti la riforma costituzionale non avrebbe realizzato lo stesso effetto che i suoi proponenti volevano ottenere. è l’intreccio delle due che rivela una filosofia complessiva molto semplice: restringere la sfera di partecipazione. 

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La riforma, la guerra e il "rischio Stranamore"

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il dottor stranamore 1di Franco Bianco

da "Patria Indipendente", Quindicinale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia

Il nuovo articolo 78 della Costituzione: «La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari». Sparito il Senato, decide la sola Camera eletta con la nuova legge elettorale che dà la maggioranza assoluta a una minoranza fedele al Presidente del Consiglio

Nella Costituzione vigente (quella approvata nel dicembre ’47 dall’Assemblea Costituente eletta il 2 giugno 1946) la guerra è regolata da due articoli: il primo, l’art. 78, recita «Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari»; il secondo, l’art. 87 – che riguarda le attribuzioni del Presidente della Repubblica – recita al comma 9 che «[Il Presidente] dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere».

Nel progetto di revisione targato Renzi-Boschi i numeri degli articoli e dei commi restano immutati, salvo che all’espressione “le Camere” viene sostituita la sola “Camera dei deputati”. Leggiamo l’art. 78 nella sua interezza: «La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari».

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Per un'inchiesta sul nuovo mondo del lavoro

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industria lucchettodi Stefano Barbieri per Marx21.it

Alcuni giorni fa, a firma di Luca Piana, l’Espresso ha pubblicato un articolo dal titolo eloquente : “Addio al Lavoro: l’industria non c’è più.”

Esso ha il pregio di analizzare seriamente e lucidamente lo stato drammatico di quel settore che, sino a qualche anno fa, consentì all’Italia di attestarsi al quarto posto come potenza industriale, precipitando poi, grazie alla mancanza di una politica seria da parte dei vari governi in tal senso (non esiste un piano industriale nel nostro Paese da più di venticinque anni) e alla pochezza del capitalismo nostrano, nelle condizioni attuali che sono pienamente riconducibili al titolo dell’articolo in questione.

Nel testo si parte da una prima analisi relativa al principale gruppo metalmeccanico italiano, la Fiat, la quale  “Un quarto di secolo fa dava lavoro in patria a 237 mila persone, su un totale di 303 mila nel mondo. Nel 2015 il numero complessivo è identico, sempre 303 mila, ma lo è soltanto grazie alle acquisizioni all’estero, a cominciare dall’americana Chrysler. Oggi le attività industriali della famiglia Agnelli, le auto, i camion, i trattori, raggruppate sotto la holding Exor, contano 100 mila addetti in Nord America, 53 mila in America Latina, 84 mila in Italia e il resto in giro per il mondo. In venticinque anni, dunque, in Italia solo la Fiat ha visto svanire oltre 152 mila posti di lavoro, aumentandoli invece enormemente all’estero”.

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