Italia

Dalle Ceneri del Referendum

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Schede referendumCollettivo Studentesco Roma Nord

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

A tre mesi dall’esito del referendum costituzionale, come collettivo abbiamo pensato di pubblicare la sintesi delle nostre conclusioni sull’argomento e la nostra prospettiva di sinistra unita. Buona lettura.

La riforma costituzionale risulta essere chiaro esempio di attacco alla sovranità popolare. Questo sovvertimento istituzionale è stato fortemente chiesto dall’Europa e appoggiato dagli USA per permettere alle grandi banche di affari (JP Morgan ; Goldman Sachs etc) e ai poteri forti neoliberisti di adattare la nostra politica nazionale ai loro standard di mercato. Tutta la riforma era un progetto per rafforzare il governo centrale a scapito del parlamento e delle autonomie locali: il popolo avrebbe avuto sempre meno rappresentanza anche perché sarebbe venuta meno l’elezione diretta dei senatori. La riforma è stata chiaramente voluta dal governo e dall’Unione Europea per portare avanti con maggiore facilità politiche utili ai poteri economici (come le grandi banche e le multinazionali dell’UE e degli USA) e a sfavore dei lavoratori e della scuola pubblica.

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Lavoro e reddito: una questione di produzione!

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Child poverty 007 340x200di Marta Fana - Simone Fana

da contropiano.org

Di ritorno dalla California, Renzi si imbatte nella difesa del lavoro, come principio sui cui la Repubblica italiana si fonda, con questa argomentazione respinge l’idea del reddito di cittadinanza che al contrario del lavoro è, secondo lui, incostituzionale. Un atteggiamento che rasenta il paradosso, ma anche una non banale dose di approssimazione su argomenti chiave: il lavoro, il reddito, l’autodeterminazione individuale e collettiva, la libertà.

Paradossalmente Renzi parla di lavoro come diritto costituzionalmente garantito nonostante le riforme adottate dal suo governo in materia di lavoro e occupazione siano ben distanti dai principi fondamentali della Carta.

Il lavoro e la costituzione.

A partire dalle periferie del mercato del lavoro, quello gratuito, in appalto o a voucher in cui sono negati i diritti previsti dall’art 36 della Costituzione in base al quale “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. […] Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”.

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In merito alle ultime rilevazioni dell'Istat

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operai pomiglianodi Pasquale Cicalese per Marx21.it

“(…) a partire dal 2014 si segnala un sostanziale recupero della competitività di prezzo attraverso il costo del lavoro, favorito anche dai provvedimenti di decontribuzione attuati in Italia. Ciò ha portato a una parziale riduzione del cospicuo differenziale con la Germania accumulato negli anni precedenti, che aveva continuato ad ampliarsi anche nei primi anni della crisi. Al terzo trimestre del 2016, rispetto allo stesso periodo del 2014, il costo del lavoro per l’insieme delle attività economiche è diminuito dell’1,3 per cento in Italia e dello 0,2 per cento in Spagna, mentre in Francia e in Germania è aumentato rispettivamente del 2,6 e del 5,2 per cento. Nella manifattura, in particolare, in Italia si è avuta una riduzione pari al 2,4 per cento, a fronte di aumenti dello 0,7 per cento in Spagna e Francia e del 3,1 in Germania”. ISTAT, Rapporto sulla competitività dei settori produttivi - Edizione 2017, pag. 21

“Siamo un Paese che si avvia ad avere più medie imprese”
. Vincenzo Boccia, Presidente Confindustria, in Ipe Napoli triplica il numero degli iscritti Il sole 24 ore, 4 marzo 2017.

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Gattopardismo di sinistra

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gattopardodi Renato Caputo
da La Città Futura

Scissioni e ricomposizioni a sinistra: tutto deve cambiare affinché tutto resti come prima?

In questi giorni stiamo assistendo, perplessi, a grandi manovre di riposizionamento a sinistra, per cercare di occupare gli spazi vuoti che si sono aperti dopo il deciso spostamento a destra del Pd renziano e la sua netta battuta d’arresto a seguito del referendum del 4 dicembre. Il fatto che persino gli irriducibili sostenitori della “ditta”, come Bersani e Speranza, si siano infine decisi ad abbandonarla alla sua deriva neo-democristiana, è certamente un evento da valutare positivamente.

In primo luogo perché mette definitivamente la parola fine all’incubo di un ventennio renziano sotto il segno del Partito della nazione, in realtà già duramente colpito dalla grande mobilitazione contro la “Buona scuola”, dal primo sciopero generale della Cgil contro il governo amico e, infine, dalla disfatta del tentativo di stravolgere la Costituzione.

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Tiziana Terranova: «Quando il capo è una piattaforma digitale»

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tiziana terranova da ilmanifesto.it

Intervista a Tiziana Terranova, tra le più apprezzate ricercatrici sulle culture digitali a livello internazionale, a partire dalle proteste dei tassisti contro la liberalizzazione delle auto a noleggio. "Il loro timore non è solo quello di una concorrenza sleale praticata attraverso l'applicazione Uber Black. Sentono che dietro Uber c'è un modello di governo della vita che, in un modo o nell'altro, vuole diventare egemonico". Le piattaforme valutano e classificano ogni mercato e sono presenti anche nella scuola italiana"

In Italia Uberpop è stata dichiarata illegale tre anni fa, come in altri paesi europei. La forza dirompente di Uber è stata in parte neutralizzata da una sentenza che ha dichiarato illegale una piattaforma che permette a chiunque di fare il tassista con la propria macchina.

Con Tiziana Terranova, docente di sociologia dei processi culturali all’università Orientale di Napoli e tra le più apprezzate studiose di culture digitali a livello internazionale, indaghiamo le ragioni che hanno portato alla protesta dei tassisti contro l’emendamento Lanzillotta che liberalizza il settore delle auto a noleggio.

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La dissociazione tra il Ministro Poletti e la dignità del lavoro

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poletti nasodi Marta Fana
da disordinedeisogni.tumblr.com

Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro (ancora, nonostante tutto) durante l’Assembla Nazionale del Pd sostiene che i populismi non hanno trovato la soluzione a come restituire dignità al lavoro, di fronte alla trasformazione della produzione in atto. Da tre anni Ministro però ha ben dato prova di come nei fatti è possibile ridurre e spesso annientare quella dignità: con il Jobs Act, che ha cancellato la tutela reale cioè l’articolo 18, che ha monetizzato il diritto al lavoro con un indennizzo. Come se quella dignità fosse uno dei tanti beni e servizi che la tecnologia può produrre. L’ha annientata estendendo il tetto massimo all’uso dei voucher, avallando il sistema delle cooperative nel mondo degli appalti e dei subappalti in quei settori dove lo sfruttano della mano d’opera dei lavoratori è feroce. E sono gli stessi settori in cui la risposta alla rivendicazione di maggiore dignità si risponde con i manganelli, con i camion che schiacciano e ammazzano operai in lotta.

Poletti concorda con Bersani secondo cui il ceto medio è in crisi ed è stritolato. E allora fa prima gli esempi del metalmeccanico e del muratore e poi dell’impiegato di banca. Ecco lo stravolgimento culturale è tutto qui. Il metalmeccanico e il muratore non sono ceto medio, sono classe lavoratrice, di matrice operaia. Lo stesso vale per un pezzo dei colletti bianchi, come l’impiegato delle poste o di una filiale di banca.

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La lettera a Sinistra italiana

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da ilmanifesto.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione su quanto accade nella "sinistra" italiana

Messaggio al congresso in corso a Rimini. Rflettere sul Novecento. Strumento e soggetti del cambiamento. Le domande aperte

Quando ieri al congresso di Sinistra Italiana un giovane compagno ha terminato di leggere questo messaggio inviato da Rossana Rossanda tutti si sono alzati in piedi e hanno intonato l’Internazionale, il pugno alzato nel saluto comunista.

Cari compagni, vi ringrazio per la vostra lettera e l’invito a partecipare al vostro dibattito congressuale.

È evidente che mi interessa. Ho letto i documenti che avevate da qualche tempo preparato, ma potete comprendermi se mi riguardano come materiale di riflessione piuttosto che come decisione di schieramento.

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Il modello tedesco ... in salsa italiana

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bancaditaliadi Pasquale Cicalese per Marx21.it

“I contratti stipulati di recente hanno introdotto alcuni importanti elementi di novità. L’accordo siglato alla fine di novembre per il comparto metalmeccanico – relativo a circa un quinto del monte retributivo del settore privato oltre a non contemplare incrementi sino alla prossima estate (prolungando così alla metà del 2017 la fase di marcata moderazione salariale), stabilisce che gli aumenti successivi siano determinati ex post, con frequenza annuale e in base alla dinamica realizzata dell’indice dei prezzi al consumo (al netto dei beni energetici importati). In tal modo si modifica la regola fissata dall’accordo interconfederale del 2009, che prevedeva aumenti definiti su un orizzonte triennale in funzione dell’andamento atteso dello stesso indice. Una clausola che lega gli incrementi retributivi all’inflazione passata è stata introdotta nel dicembre 2016 anche nel contratto per il settore del legno ed è stata ripresa nella piattaforma presentata dalla parte datoriale del comparto tessile, dove è ancora in corso la trattativa. Rispetto al totale dei contratti, quelli che prevedono meccanismi di indicizzazione ex post (incluso il contratto del comparto tessile tuttora in fase di negoziazione) rappresentano al momento circa un terzo del monte retributivo del settore privato. Il legame delle retribuzioni con l’inflazione passata, anziché con suoi valori previsti o programmati, può tradursi in una maggiore inerzia nell’andamento dell’inflazione stessa (come avveniva con la scala mobile abolita dal protocollo del 1993); nell’attuale fase ciclica potrebbe comportare una maggiore difficoltà nel ritorno verso valori coerenti con la stabilità dei prezzi.”

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Battersi per la Costituzione. Battersi per il proporzionale! SECONDA PARTE

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di Andrea Catone

QUI LA PRIMA PARTE DELL'ARTICOLO


8. Attacco al lavoro


A completare il quadro della profonda involuzione che il paese subisce sul piano istituzionale e sociale, viene il protocollo d’intesa sul costo del lavoro, politica dei redditi, concertazione, siglato il 3 luglio 1993 da Governo, Confindustria e sindacati confederali Cgil, Cisl, Uil. Esso abroga gli ultimi residui di parziale difesa dei salari col meccanismo della scala mobile, persino nella versione rimaneggiata dopo l’attacco craxiano del 1984.

Nel quarto di secolo che ci separa dal 1991 il padronato riesce – grazie ai nuovi rapporti politici ad esso favorevoli – a realizzare un roll back di proporzioni gigantesche, riportando le condizioni del proletariato, preso nel suo complesso, e quindi comprendente anche i dannati della terra, immigrati nell’Occidente capitalistico avanzato, ai livelli del primo ‘800, quando il padrone-master aveva un potere pressoché assoluto sul proletario, quando non esisteva legislazione del lavoro e diritto del lavoro. Il proletariato viene frammentato, il contratto collettivo, frutto dell’organizzazione e della lotta collettiva dei lavoratori, ridotto a contratto individuale. 

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