Italia

Le involuzioni degli economisti del lavoro

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lavoratori legodi Amedeo di Maio e Ugo Marani
da repubblica.it

Come in tutte le saghe che si rispettino, è difficile precisare quando divampò l’inizio della fine, ovvero quando gli studiosi sociali del mercato del lavoro cominciarono a far danno alla comprensione dei processi macroeconomici.

L’inizio non era stato malvagio: la trattazione manualistica della determinazione del reddito e dell’occupazione risultava monca di una teoria dei prezzi. Il mercato del lavoro consentiva di sopperire a questa carenza: poiché l’andamento della disoccupazione influenzava, verosimilmente, quello dei salari e questi ultimi, in mercati oligopolistici, la fissazione del prezzo da parte delle imprese; era dunque possibile “chiudere” il modello reddito-spesa. Eravamo all’universalizzazione della Curva di Phillips, uno strumento interpretativo semplice, ma efficace. 

Ancora: poiché in un’economia capitalistica, labili e mutevoli appaiono i confini tra occupati, disoccupati e inattivi, era necessario approfondire i metodi di stima e le cause di passaggio tra le diverse segmentazioni, in primis tra inattività e segmentazione. La teoria del “lavoratore scoraggiato”, in Italia ripresa da Salvatore Vinci e Giorgio La Malfa, è una buona declinazione di questo filone di indagine. Non che non ci fossero esagerazioni: la stima della Curva di Phillips beneficiava delle nuove tecniche econometriche che consentivano, tramite raffinatezze semi-logaritmiche, doppio-logaritmiche e “stiramenti della funzione”, di arrivare sempre al risultato prefisso.

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Italia. Dal 1992 i redditi delle famiglie sono crollati del 20%

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poverta mercatodi Stefano Porcari
da contropiano.org

Era il 1992 quando il liberista Andreatta (ministro democristiano) affermò che per far fronte al debito pubblico occorreva "ridurre di almeno cinque milioni di lire il reddito delle famiglie italiane". Le terapie d'urto dei governi di Maastricht (Amato, Ciampi, Prodi) si assunsero l'onere dell'avveramento della "profezia" di Andreatta. Il piano inclinato dei redditi delle famiglie italiane è cominciato proprio allora e non si è più risollevato. L'Italia si è aggiudicata il primato negativo per "impoverimento" dei redditi delle famiglie nel confronto con i maggiori Paesi europei. La classe media italiana e la fascia a basso reddito, sono state le più colpite con un taglio del 20% nel primo caso e del 23% nel secondo, nell'arco di quasi 20 anni, dal 1991 al 2010. A confermarlo è uno studio realizzato da Pew Reserarch Center.

A conferma che le conseguenze del Trattato di Maastricht sono state una vera e propria maledizione per il nostro paese, il rapporto segnala che nessun altro paese europeo ha registrato un crollo così pesante, neanche la Spagna che non va oltre un esiguo -5%. In Spagna dal 1991 al 2010 il reddito medio familiare è rimasto stabile su 31.885 dollari (poco più di 29.000 euro), mentre in Italia si sia assistito a un crollo del 20% passando (da 37.000 euro del 1991, circa 71 milioni di vecchie lire, ai poco più di 29.000 euro del 2010).

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Il 25 Aprile a Milano

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milano 25apriledi Comitato contro la guerra Milano

Riceviamo dal Comitato contro la guerra Milano

Partiti dalla “base” per la manifestazione del 25 aprile, con lo spezzone della Brigata Immortale, siamo giunti alle 13.15 circa in Palestro. Lì abbiamo posto gli striscioni a terra per indicare lo spazio della Brigata. Alle nostre spalle, in cima a un camion, campeggiava la scritta “NO ONE IS ILLEGAL”, questa è la “parola d’ordine” (oggi si dice “claim”) sulla quale sarà bene riflettere, per poi aprire una discussione con “realtà” come “Cantiere” o “Partigiani in ogni quartiere” che l’hanno fatta propria.

Alle 16 circa il corteo si incammina, una ventina di “sentinelli” passano sulla nostra sinistra scortati dalla Digos, diretti verso la testa del corteo, lì troveranno spazio tra coloro che sono più politicamente vicini, come i “patrioti europei”, tra i quali pare ci fosse qualcuno incoraggiato magari con una mancia…

All’interno della manifestazione ci sono pezzi di partiti organizzati con un kit o con magliette come quella che, in modo un po’ ruffiano ed offensivo, riporta la scritta “Bella ciao”.

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Anche quest’anno arriva il Primo Maggio

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1maggio 2016 wftydi Stefano Barbieri per Marx21.it

Anche quest’anno arriva il Primo Maggio, la Festa del Lavoro. E l’Italia, recita la Costituzione, è una Repubblica fondata sul lavoro.

Bisogna parlare del lavoro, tutti parlano, a volte a sproposito, del lavoro. L’abbiamo fatto anche noi, l’ho fatto anch’io, molte volte dalle pagine di questi sito. Forse troppe volte, forse sbagliando, sempre sperando che chi legge facesse propria la centralità della “questione del lavoro”, della contraddizione tra capitale  e lavoro, dell’idea del “lavoro” come strumento della trasformazione della società.

Già, il lavoro…

E allora parliamo del lavoro dei giovani, quello che manca, che quando c’è è sottopagato, spesso sfruttato, regolarizzato dai voucher (quando c’erano, ma tranquilli, arriveranno forme simili), precarizzato a giorni quando non ad ore.

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25 aprile. Un corteo di popolo celebra il 25 Aprile, senza il Pd e l’arroganza dei sionisti

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di Sergio Cararo*, Direttore di Contropiano

da lantidiplomatico.it

Un corteo di popolo, lungo, affollato, partecipato oltre ogni aspettativa. E tra la gente circola una battuta al vetriolo: “Come si è saputo che il Pd non veniva… sono venuti tutti”. E i numeri nella piazza del 25 aprile romano sembrano confermare la ruvidezza della constatazione. Per vedere un corteo così partecipato occorre tornare con la memoria a quel 25 aprile 1994, quando con Berlusconi appena vittorioso nelle elezioni ci fu una convocazione di massa quasi spontanea che riempì piazze da tempo svuotate dallo svuotamento di contenuti della giornata che celebra la Resistenza.

Il corteo, aperto dallo striscione con su scritto semplicemente "I Partigiani", si è mosso intorno alle 10.15 da piazza Caduti della Montagnola, una partenza insolita, fuori da quelle tradizionali e piuttosto distante da Porta San Paolo. Ma la scelta un po’ audace è stata premiata da un percorso che ha attraversato quartieri popolari come Tor Marancia, Garbatella, Ostiense, finalmente con la gente affacciata alle finestre e non solo turisti incuriositi, e tanta gente che si è aggregata al corteo lungo il percorso riempiendone le file ad ogni tornante.

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Il NO di Alitalia chiede un cambio radicale

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alitalia assembleadi Dante Barontini
da contropiano.org

Il NO dei lavoratori Alitalia alla pre-intesa firmata da azienda, governo e CgilCislUilUgl ha ricevuto quasi il 70% dei voti, in un referendum che ha visto la partecipazione della quasi totalità dei dipendenti. Se stessimo ad analizzare un risultato politico diremmo che si è concretizzata una maggioranza “costituente”…

Naturalmente così non è, perché Alitalia è un’azienda privatizzata con soldi pubblici (quando c’è da regalarli alle imprese o alle banche si trovano sempre, nonostante i cerberi dell’Unione Europea) fin dal 2008, non un’istituzione della democrazia parlamentare. Ma anche perché quel NO è un rifiuto, non ancora una proposta organizzata, un progetto di politica economica in un paese che va dismettendo a velocità folle ogni pezzo pregiato del proprio patrimonio industriale (sia pubblico che privato, vista la risibile “audacia” dei cosiddetti imprenditori con passaporto italico) o del proprio mercato interno.

Era la terza volta in dieci anni che i lavoratori Alitalia venivano messi davanti all’alternativa “o mangi questa minestra o salti dalla finestra”; ossia o accetti tagli occupazionali e salariali, accompagnati da aumento dei carichi di lavoro e diminuzione dei diritti, oppure si chiude.

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Abbiano almeno il pudore di tacere, certi antifascisti a corrente alternata!

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di Mauro Gemma

da lantidiplomatico.it

In Ucraina i nazisti sono al potere, con il sostegno anche del governo PD. Là si incarcera, si tortura e anche si uccide chi la pensa diversamente. Si mettono fuori legge partiti politici di opposizione, a cominciare dai comunisti. Si perseguitano le minoranze nazionali, si impedisce loro di utilizzare la lingua madre. E contro di esse, nel Donbass, si scatena una guerra criminale di aggressione, sostenuta da USA/UE/NATO e condotta da bande che innalzano le svastiche come simboli. Vengono riabilitati e glorificati i criminali collaborazionisti di Hitler, come Bandera e Shukevych, responsabili del massacro di decine di migliaia di partigiani e civili, mentre vengono fatti saltare in aria i monumenti alla Resistenza.

Eppure, con questo comportamento di palese complicità con il governo nazista di Kiev che caratterizza i nostri filo-governativi e loro compari, capita di leggere in rete che, tra costoro, c'è anche chi impartisce lezioni di antifascismo a Melénchon. Per favore, abbiano almeno il pudore di tacere, certi antifascisti a corrente alternata! 

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25 aprile

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25aprile 672x372di Sergio Cararo

Può apparire paradossale che per le manifestazioni del 25 aprile si parli, a sproposito, di tutto tranne che del senso di una giornata che segna la Liberazione dal nazifascismo. A cacciare via i nazifascisti dal nord del paese furono i partigiani che un anno prima non obbedirono agli ordini del generale britannico Alexander (che aveva chiesto di sospendere le azioni militari) e le truppe alleate che avevano risalito la penisola.

Da questo prese corpo nel 1946 una Repubblica nata dalla Resistenza. Due anni dopo venne varata una Costituzione repubblicana che ne assunse il valore fondativo. La stessa Costituzione che la banca d’affari JP Morgan voleva affossare perché “troppo socialista” affidando il lavoro sporco al Pd di Matteo Renzi. Entrambi sono stati sconfitti il 4 dicembre da un referendum voluto dal governo per portare a compimento quel progetto, ma respinto dalla volontà popolare.

In più occasioni si è cercato di depotenziare e stravolgere il senso del 25 aprile come giornata che celebra la Resistenza. Ci avevano provato i governi Berlusconi (riuscendo però a ridare significato attuale e partecipazione di massa alle manifestazioni) e ambienti del Pd che hanno cercato in tutti i modi di renderla una giornata priva di ogni senso.

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