Italia

L’Università di Messina elargisce crediti a chi partecipa alle “lezioni” per il Sì

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da ilpartitocomunistaitaliano.it

Il ciclo di seminari promossi dal Dipartimento di Giurisprudenza per esporre alla cittadinanza i contenuti della riforma costituzionale affidato solamente ad esponenti del Si. I partecipanti otterranno preziosi crediti. La lettera di contestazione di una docente

Per fortuna non tutti sono disponibili a “chinar la testa” davanti agli abusi. Succede che, a Messina, c’è chi non ci sta e fa sentire la sua voce. E’ il caso di Antonella Arena, docente universitaria e comunista.

“Da cittadina e docente dell’Ateneo di Messina, mi ha assai indignata l’apprendere che tra i relatori selezionati per il ciclo di seminari promossi del Dipartimento di Giurisprudenza allo scopo di esporre alla cittadinanza i contenuti della riforma costituzionale, comparissero firmatari dell’appello dei costituzionalisti per il Si e nessun esponente dello schieramento per il No. Possibile che non vi fosse nell’intera Università alcun docente disposto a rappresentare le ragioni avverse alla riforma?

Poi ho stabilito di andarci comunque, al primo degli appuntamenti in calendario e mi sono compiaciuta nell’apprezzare il garbo dei relatori ela pacatezza dei toni.

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Écrasez l’infame

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banda bassotti canibaldi Militant | da sinistrainrete.info

Tra le molte derive linguistiche della sinistra rosa, ce n’è una davvero significativa: quella di procedere per “scomunica rossobruna” verso qualsiasi posizione politica dell’universo mondo che non coincida pedissequamente con le proprie teorie post-moderne sull’uomo e il suo destino. Tutto rientrerebbe nel distopico universo online in cui, in genere, prendono vita, divampano e rapidamente muoiono le dispute politiche del XXI secolo. Eppure in questo caso la questione ci sembra leggermente più problematica. Da qualche tempo una fitta(?) schiera di scienziati sociali, twittologi, facebookers, pinterestomani, instagrammofoni, alle prese con lo smascheramento del complotto neofascista mondiale, indaga sulla natura rossobruna di “certa sinistra”.

Siccome la tesi, che condividiamo, è che il “rossobrunismo” non sia altro che neofascismo mascherato, delle due l’una: o i rossubruni sono in tutto e per tutto neofascisti, quindi da combattere con ogni mezzo necessario (come ammette vigorosamente la schiera di neofascistologi), oppure il rossobrunismo è solamente un’accusa morale rivolta al “compagno che sbaglia” o che non è in linea con le posizioni della suddetta sinistra. 

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Difendi l'AntiDiplomatico. Difendi la tua Liberta' di "Stampa" contro il nuovo Maccartismo

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lastampaserveda lantidiplomatico.it

Riceviamo da "l'Antidiplomatico" e volentieri pubblichiamo, esprimendo ai compagni e amici della sua redazione la piena solidarietà di Marx21.it per il durissimo e pretestuoso attacco che hanno subito nelle pagine di uno dei più importanti quotidiani "padronali". 

Non intendiamo permettere che passi inosservato questo ennesimo tentativo di demonizzare una voce scomoda, fuori dal coro del mainstream dominante, con l'evidente intento di pregiudicare l'esercizio stesso della libertà di espressione e di stampa in un paese che sta subendo in questi giorni, da parte dell'attuale governo PD, il più violento attacco all'assetto costituzionale uscito dalla Resistenza, mai registrato nell'Italia repubblicana. 

"Un concetto assai caro anche al sito chiave che dà al M5S i contenuti da esibire per piacere a Mosca, «lantidiplomatico.it», che si distingue per il suo sostegno a Putin, Assad e Trump"
La Stampa, 5 novembre 2016.

Negli ultimi mesi il nostro sito, l'AntiDiplomatico, ha notevolmente aumentato il numero dei suoi lettori. Non è stato solo merito nostro, lo dobbiamo ammettere. Tanto hanno fatto anche tutti coloro che hanno scelto di utilizzare a nostro favore la loro cattiva fama e il loro essere sempre dalla parte sbagliata della storia. Tutto potevamo aspettarci, dobbiamo essere onesti, tranne che ad attaccarci arrivasse anche il giornale di Fiat Chrysler.

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Tenere i nervi saldi

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costituzione closeupdi Carla Nespolo, vicepresidente nazionale dell'ANPI

Il no prevarrà se terremo i nervi saldi. E questo significa stare al merito del referendum. 47 articoli della Costituzione modificati o stravolti. Un drastico spostamento di poteri dal parlamento al governo, una sottrazione di sovranità' al popolo. Invece Renzi ha trasformato questo referendum in un plebiscito su di sé.

Non dobbiamo cadere in questa trappola. In gioco non c'è il destino di un governo o di un leader, ma la democrazia del nostro Paese. Renzi e' un funambolo.... Incontra in un dibattito pubblico il Presidente Nazionale dell'Anpi e sembra rispettoso, poi ( come la sua allieva Boschi ) accusa il no di stare con i fascisti. Tutto questo mentre dovunque vada, la polizia manganella i dimostranti. E siamo solo all'inizio di questa interminabile campagna elettorale.

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George Mavrikos rieletto Segretario Generale della Federazione Sindacale Mondiale

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mavrikos photo 590x260a cura di Miguel Arróniz | rebelion.org

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

La Federazione Sindacale Mondiale (FSM) è una federazione internazionale di sindacati fondata il 3 ottobre 1945 a Parigi. E' la seconda organizzazione sindacale internazionale più antica e fondatrice dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL). Segue la linea del movimento sindacale di classe e lotta contro il capitalismo e l'imperialismo, per una società senza sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Da gennaio 2006 la sede mondiale della FSM si trova ad Atene. In ogni continente conta di un ufficio regionale. In tutti i settori importanti ha Unioni Internazionali Sindacali (UIS).

La FSM ha rappresentanti permanenti negli organismi internazionali come l'ONU, l'UNESCO, la FAO e la OIL. Lotta attraverso questi organismi e evidenzia il monopolio che esiste dentro questi organismi.

George Mavrikos è nato nel 1950 in una delle numerose isole greche del Mar Egeo, in una famiglia dedita all'allevamento bovino. Ha lavorato 16 anni nella metalmeccanica, in una fabbrica di macchine agricole. Ha partecipato alle lotte sindacali del suo paese da quando era studente. E' stato licenziato per la sua azione politica e sindacale in tre occasioni.

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Riforma Costituzionale e globalizzazione

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costituzione 460x250da sinistrainrete.info

In una recente trasmissione televisiva, Luciano Violante (esponente del Pd troppo noto perché si debba dire chi è) ha giustificato la riforma costituzionale con le necessità del momento: “Nel mondo della globalizzazione la democrazia deve essere decidente”. (Come se qualcuno volesse una democrazia non decidente) sottintendendo con questo che il governo deve avere le mani libere dai troppi impacci del confronto con l’opposizione.

Di passaggio notiamo come questo implicitamente ammetta che la riforma vada nel senso di un rafforzamento del governo ai danni del Parlamento, cosa ostinatamente negata dai sostenitori del Si alla riforma.

Dato che prevedevo sarebbe saltato fuori l’argomento del mondo globale che esige decisioni pronte ed immediate, ho dedicato al tema qualche pagina del mio libro appena uscito (“da Gelli a Renzi”) che vi propongo anche come risposta ad un tema che sentirete usare sempre più spesso dagli ineffabili alfieri della schiera renziana. Spero gradirete:

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Gramsci, la scuola e il territorio.

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da lacittafutura.it

Antonio Gramsci nelle sue pagine considerava ineludibile il lavoro della scuola sul territorio...

“La crisi del programma e dell’organizzazione scolastica, cioè dell’indirizzo generale di una politica di formazione dei moderni quadri intellettuali è, in gran parte, un aspetto e una complicazione della crisi organica più complessiva e generale” A. Gramsci, Quaderno 12 (XXIX)

Nel 1932 Gramsci dedicava molte pagine dei Quaderni ad acute riflessioni sulla storia degli intellettuali. Essa inevitabilmente toccava i temi della scuola come asse formativo ed educativo di una intera società, e Gramsci sottolineava come nel fascismo, che si affermava come paletto alle trasformazioni del modo di produzione, “la tendenza è di abolire ogni tipo i scuola disinteressata […] e “formativa” o di lasciare solo un esemplare ridotto per una piccola élite di signori e di donne che non devono pensare a prepararsi un avvenire professionale […].

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Logiche e coincidenze della "deforma costituzionale"

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MATTEO RENZI facebookdi Giuliano Cappellini per Marx21.it

La pessima repubblica presidenziale di Renzi

Senza riconoscerlo apertamente, l’Italicum e la “deforma costituzionale” sono l’ultimo tentativo, in ordine di tempo, di introdurre in Italia un ordinamento istituzionale di tipo presidenziale realizzando l’obiettivo che le destre hanno fallito quando erano al governo ma al quale hanno sempre mirato. Per la durata della legislatura, la repubblica presidenziale consegna al governo ed al suo capo – proclamato col ballottaggio finale – il maggior potere decisionale e di controllo dell’opinione pubblica prima della dittatura. L’archetipo dell’ordinamento presidenziale in Europa è quello francese, ma se lo si paragona al progetto di Renzi si notano significative differenze. In Francia il governo può varare leggi contro il parere del Parlamento (come, di recente, per la riforma delle leggi sul lavoro)[1] ma se ne assume in toto la responsabilità e si gioca quell’autorevolezza che, nell’opinione pubblica, dipende, anche, dall’accordo col Parlamento. Se passa la riforma costituzionale voluta da Renzi, questa eventualità non si potrà verificare in Italia perché nel Parlamento il governo avrà sempre la maggioranza assicurata. Infatti, limitando e stravolgendo le competenze del Senato, escludendo l’elezione diretta dei senatori, la riforma istituisce un Senato “addomesticato” i cui pareri e deliberati potranno essere ignorati dall’altro ramo del Parlamento, la Camera dei Deputati, in cui il governo si assicura la maggioranza con una legge elettorale maggioritaria. E sarà una camera “docile”, perché i deputati saranno scelti dagli elettori su liste di candidati che le segreterie dei partiti selezioneranno tra i fedeli del leader, escludendo le minoranze critiche interne del partito. Naturalmente la responsabilità formale delle decisioni impopolari ricadrà, ancora, su un Parlamento ridotto a “foglia di fico” del governo.

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Il mercato del lavoro ai tempi del Jobs Act

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sistemista cavidi Marco Elia | da lacittafutura.it

Dalle rilevazioni Istat, Inps e Ministero del Lavoro emerge come dall’attuazione del Jobs Act la segmentazione del mercato del lavoro e con essa il precariato si siano accentuate.

Difronte alle contradditorie informazioni sull’andamento dell’occupazione che giungono dalle diverse fonti (Istat, Inps, Mdl, Ocse etc.) sembra sempre più complicato formarsi una chiara opinione sugli effetti del Jobs Act. E certo non aiutano le sistematiche strumentalizzazioni governative nella lettura dei dati.

Nonostante la confusione sul tema, tuttavia, non è il caso di disperare né di abbandonarsi a un fatalismo rassegnato o, peggio, alla tentazione di pensare che “qualcosa di buono starà pure accadendo”.

Una volta eliminate le distorsioni del governo e della grancassa mediatica al suo seguito, dai dati emergono infatti alcune chiare indicazioni. Vediamo di sintetizzarle: nell’insieme si tratta di sottolineare nuovamente i modesti effetti sulla dinamica dei nuovi occupati e, per altro verso, il ruolo giocato dal Jobs Act, dopo diversi anni di crisi, nell’ulteriore deterioramento della qualità dell’occupazione.

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