Italia

Trump-Putin è una chance per l'Italia

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putin trump poll featuredi Giampiero Massolo
la Stampa, 23 luglio 2018

Questo articolo apparso il 23 luglio su 'la stampa' è interessante per due motivi. Innanzitutto perché propone una nuova fase nei rapporti internazionali del nostro paese e successivamente perché è stato scritto da Giampiero Massolo, che rappresenta un pensiero diffuso in parte della diplomazia italiana. L'Italia è stata una fedele sostenitrice dell'alleanza atlantica ma, pur collocandosi in quel campo, ha sempre tentato di esercitare una propria autonomia in politica estera (vicinanza al mondo arabo, dialogo ad est, ecc...), anche durante i governo della cosiddetta prima Repubblica. Moro e Mattei sono state espressioni di questa politica. Negli ultimi anni queste posizioni si sono indebolite a favore di un sostegno più spinto agli Stati Uniti, anche quando questo appoggio configgeva con gli interessi italiani.

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La prospettiva sovranista di Salvini

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salvini primopianodi Pasquale Cicalese

In occasione della visita di Conte in usa pubblichiamo questo scritto di Cicalese elaborato il 9 marzo

L’analista economico de Il sole 24 ore Paolo Bricco, circa due anni fa, coniò la formula 20-60-20: era il quadro industriale che si era delineato dopo la grande crisi e che comportava che circa il 20% delle imprese erano ben capitalizzate, in forte salute e ben proiettati sui mercati esteri; il 60% era in bilico e potevano essere salvate con opportuni provvedimenti economici; il restante 20% perso.

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Industria italiana: qual è la causa del declino?

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industriadi Domenico Moro, 12 luglio 2018
da economiaepolitica.it

Negli ultimi anni si sono formate due opinioni contrapposte sulle cause della decadenza economica e industriale italiana. Schematizzando drasticamente, una riconduce tali cause all’integrazione economica e valutaria europea (Uem), l’altra assolve quest’ultima, escludendo di conseguenza l’utilità di una uscita del nostro Paese dall’euro e dalla Ue. Secondo quest’ultima visione il declino italiano sarebbe imputabile esclusivamente alla mancanza di una politica industriale, collegata alla fragilità della struttura industriale italiana, caratterizzata da imprese nane, poco orientate all’export, scarsamente innovative e concentrate in settori produttivi maturi (agroalimentare, turismo, beni di lusso).

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L'insostenibile arbitrarietà (neo-liberista) delle stime Inps sul Decreto Dignità

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Tito Boeri Festival Economia 2012di Stefano Fassina | da huffingtonpost.it

Lasciamo stare i complotti, le manine e le "manone", i comunicati congiunti e le reazioni politiche. Corriamo il rischio di essere additati come collaborazionisti e andiamo alla sostanza della Relazione Tecnica (RT) al cosiddetto Decreto Dignità: sulla norma relativa alla riduzione della durata dei contratti a tempo determinato (da 36 a 24 mesi), le "previsioni" sono discrezionali.

Non hanno nulla di oggettivo, nonostante la conciliante accusa di "negazionismo economico" da parte del Presidente dell'Inps a chi osa criticare. Sono frutto di un paradigma economico, l'impianto neo-liberista, assolutizzato da decenni e sbandierato come "tecnico". In realtà, uno dei paradigmi possibili. Uno, soltanto uno. La teoria economica, come riconosciuto dagli economisti "classici", è politica: dipende dalle visioni del mondo, dall'ideologia, presente anche quando negata in nome di neutre valutazioni empiriche.

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Non ne posso più. La maglietta rossa e l'impotenza della sinistra

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maglietta rossadi Angelo d'Orsi
da temi.repubblica.it

Riprendiamo questo intervento del professor Angelo d'Orsi

Indosserò domani 7 luglio la maglietta rossa d’ordinanza, contro razzismo, sciovinismo e salvinismo, ma mi si lasci dire che non ne posso più. Non ne posso più della nostra impotenza.

Mi sono stufato, per esprimere la nostra opposizione (politica, sociale, culturale, etica) a magliette, scarpe, bandiere; mi sono stufato di assistere – inizialmente perplesso, poi attonito, infine sgomento –, alla trasformazione della lotta politica in mera simbologia, che sembra rinviare più alla moda che alla critica, frutto di passività e inerzia, più che segno di volontà di riscossa.

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Sulla sinistra “rossobruna”

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ph 106di Carlo Galli
da ragionipolitiche.wordpress.com

Riportiamo, come contributo al dibattito, questo interveno del Professor Carlo Galli

Nonostante la sua critica dello Stato come organo politico dei ceti dominanti, nonostante il suo internazionalismo, la sinistra in Occidente ha sviluppato la sua azione all’interno dello Stato: ha cercato di prendere il potere e di esercitarlo al livello dello Stato, ha investito nella legislazione statale innovativa, e nella difesa e promozione della cittadinanza statale per i ceti che ne erano tradizionalmente esclusi. Nella sinistra agiva l’impulso a considerare lo Stato come una struttura politica democratizzabile, sia pure a fatica; mentre le strutture sovranazionali erano per lei deficitarie di legittimazione popolare. La sinistra italiana, per esempio, fu ostile alla Nato (comprensibilmente) ma anche alla Comunità Europea. 

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Il server lo mette Casaleggio, ma la linea la detta la Cgil. Dall’art. 18 all’Ilva allo “staff leasing”comanda la conservazione sindacale

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cgil 3 2di Claudio Cerasa
da Il foglio, 29 giugno 2018

Gli ultimi provvedimenti del governo hanno aperto un interessante dibattito nel fronte avversario. Non ci uniamo certo al coro di chi vede in questi atti del governo un cambiamento di rotta rispetto al passato, ma in ogni caso quello che sta succedendo rappresenta una novità interessante e solo il futuro ci dirà come la situazione evolverà. Questo articolo de 'il foglio' del 29 giugno, di cui riportiamo ampi stralci, è un segno interessanti del dibattito che sta attraversando le classi dirigenti italiane.

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Sovranità non è una parola maledetta

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bottiglia italiadi Alfredo D’Attorre
Giovedì 14 Giugno 2018 11:47

da italianieuropei.it

Pubblichiamo, come contributo alla nostra discussione, questo intervento di Alfredo D'Attorre, autorevole rappresentante di LeU, che riflette sulla sconfitta delle sinistre e sul tema del sovranismo.

Il voto del 4 marzo 2018 ha avuto un duplice e micidiale significato per tutte le forze variamente collocate a sinistra. Vi è il dato quantitativo, che segnala il peggior risultato di un’intera area in tutta la storia repubblicana, e vi è un dato qualitativo, caratterizzato dal definitivo mutamento della composizione geografica e sociale del voto a sinistra, con un andamento sorprendentemente parallelo, che riguarda PD, LeU e perfino Potere al Popolo. I risultati migliori vengono ottenuti nei centri delle aree urbane, connotati da più alti livelli di reddito e di istruzione, mentre nelle periferie e nelle aree interne, dove è più forte e concentrato il disagio sociale, le percentuali si inabissano abbondantemente sotto la media.

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Prospettive della UE, governo Conte e sovranità costituzionale: intervista a Vladimiro Giacchè

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giacche vladimiroda fgci.info

Pubblichiamo di seguito un’intervista a Vladimiro Giacchè, economista marxista, a cura di Francesco Valerio della Croce.

1) E’ stato evidenziato che il voto del 4 marzo ha aperto una fase nuova nella vita del Paese: le forze su cui si è retta la cosiddetta “democrazia dell’alternanza” nel bipolarismo – ma in realtà speculari nell’applicazione servile delle politiche economiche UE – sono uscite pesantemente sconfitte, aprendo la strada all’ascesa di Movimento 5 stelle e Lega. Credi che si sia aperta effettivamente una fase nuova di transizione per il nostro Paese?

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Una critica marxista al reddito di cittadinanza

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reddito di cittadinanzadi Giulio Palermo, economista dell'Università degli Studi di Brescia

da comunistibrescia.org

Riceviamo dalla Federazione del PCI di Brescia e pubblichiamo quale contributo alla discussione.

"Da un punto di vista marxista, l’idea di migliorare le condizioni materiali della popolazione semplicemente distribuendo nuovi redditi nasce dalla confusione teorica tra sfere della produzione e della circolazione. Intervenendo solo nella circolazione il RdC agevola la vendita delle merci ma non modifica di una virgola lo sfruttamento del lavoratore nella produzione. Anzi, nel quadro del processo di riforma del mercato del lavoro, favorisce la generalizzazione del lavoro precario e il conseguente arretramento nelle condizioni lavorative e retributive.

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