Italia

Di Paola, Nato esperto di guerra che piace agli Usa

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di Manlio Dinucci | su il Manifesto

 

Giampaolo-Di-Paola-w350L’ammiraglio Giampaolo Di Paola, nominato ministro della difesa nel governo Monti, non ha potuto giurare ieri con i suoi colleghi perché era in missione in Afghanistan, in veste di presidente del comitato militare della Nato. Assenza giustificata. Mai la Nato è stata impegnata in tante operazioni militari come oggi: ha appena terminato la guerra di Libia, dove ha effettuato 10mila missioni di attacco aereo sganciando 40-50mila bombe, ma continua quella in Afghanistan e ne prepara un’altra contro l’Iran o la Siria. L’ammiraglio Di Paola è il primo militare in servizio attivo a ricoprire, nella repubblica italiana, l’incarico di ministro della difesa. Non solo è in servizio, ma presiede il comitato che riunisce i capi di stato maggiore, massimo organo militare dell’Alleanza. Il parere del comitato, che elabora la strategia, è determinante nelle decisioni sull’uso della forza militare. E’ stato dunque Di Paola, quale presidente del comitato, a dare l’OK alla guerra di Libia.

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Attacco all’Italia, aggredita dai dollari degli euro-caimani

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da www.libreidee.org

 

mario-draghi-111104100623 big-w350Prima o poi, l’Italia reagirà all’attacco che sta subendo, organizzato da «una trentina di farabutti, che si gettano letteralmente come dei caimani sulle prede che vengono loro offerte dalla legislazione europea». Sotto accusa, il super-vertice della finanza mondiale: «Grandi banche d’affari, tutte già tecnicamente fallite tra il 2007 e il 2010, ma resuscitate dalla Federal Reserve che ha erogato 16 trilioni di dollari inesistenti, inventati per tenerle in piedi». Da allora si sono avventate sull’Europa. Obiettivo: i titoli di Stato, specie quelli dei paesi più fragili, proprio perché protetti dall’Euro e quindi al riparo dall’insolvenza. Ma se la “cura” oggi prevista per rimediare alla “rapina del secolo” è la macelleria sociale, i popoli europei non ci staranno: c’è un limite oltre il quale le vittime cessano di subire le vessazioni.

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Sui lavoratori di Napoli e Dintorni

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da http://www.clashcityworkers.org


operai sepsaAnsaldoBreda (Finmeccanica): nel mirino delle privatizzazioni? Un'intervista

 

AnsaldoBreda è la principale azienda italiana specializzata nella costruzione di veicoli per il trasporto di massa, dai tram alle metropolitane, fino ai treni ad alta velocità. Nata nel 2001 dalla fusione di Ansaldo Trasporti e Breda Costruzioni Ferroviarie; ha sedi a Napoli, Pistoia, Reggio Calabria e Palermo; ha divisioni operative all’estero e conta circa 2400 dipendenti.


E’ controllata da Finmeccanica S.p.a, il primo gruppo industriale italiano nel settore dell’alta tecnologia e tra i primi dieci player mondiali nell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza. La sede di Napoli è costituita da oltre 890 dipendenti di cui 350 operai e oltre 500 tecnici. L’Azienda vive una situazione di forte indebitamento prodotto a causa di scelte scellerate del management che ha deciso di acquisire commesse per treni senza avere un progetto e con delle penali incredibili, solo per rafforzare il portafoglio d’ordini, motivo per cui da alcuni mesi si parla sempre di più di una cessione da parte di Finmeccanica.

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La speculazione sul debito italiano è un attacco politico che mira all'acquisizione del patrimonio pubblico nazionale

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di Guglielmo Forges Davanzati, Università del Salento | dal blog di Domenico Losurdo

 

C’è da dubitare che lo tsunami finanziario che ha investito (e sta investendo) l’Italia sia interamente imputabile alla scarsa credibilità del Governo Berlusconi, sebbene sia indiscutibile che questa esperienza di governo sia stata caratterizzata da un immobilismo irresponsabile. Per dimostrarlo, occorre ripercorrere sinteticamente ciò che è accaduto negli ultimi mesi, e chiarire preliminarmente i termini del problema. Dalla scorsa estate, l’Italia è stata oggetto di ‘attacchi speculativi’ di inaudita intensità, ovvero di vendita in massa di titoli del debito pubblico, con successiva difficoltà nel collocarli sui mercati anche a tassi di interesse elevati. La riduzione del prezzo dei titoli di Stato implica, infatti, che il tasso di interesse ottenibile dai risparmiatori aumenta, ponendo lo Stato italiano nella condizione di dover offrire un tasso più elevato per i nuovi titoli emessi. E’ così aumentato il differenziale dei rendimenti fra i titoli italiani – in particolare i buoni del Tesoro con scadenza decennale - e i titoli del debito pubblico tedeschi, prefigurando una condizione nella quale lo Stato italiano potrebbe trovarsi impossibilitato a ripagare il debito contratto con i sottoscrittori dei buoni del Tesoro e dichiarare fallimento.

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Oliviero Diliberto su composizione governo Monti

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diliberto"Discontinuità positiva non sia solo di forma ma anche di sostanza"


"Non possiamo che esprimere apprezzamento per il livello professionale ed intellettuale dei ministri che entreranno a far parte del governo Monti. Nella sobrietà comportamentale - afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale Pdci-Federazione della Sinistra - si avverte una netta discontinuità, una positiva differenza rispetto all'orrendo circo del governo Berlusconi. Per un giudizio di merito attendiamo naturalmente di verificare il programma di governo e i singoli provvedimenti che, auspichiamo, rappresentino altrettanta discontinuità. E non solo nelle forme, ma soprattutto nella sostanza rispetto alle interferenze delle oligarchie europee, delle banche e della finanza".

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E la democrazia?

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di Alberto Burgio | su il Manifesto

 

mario-monti-111114101342 mediumIl referendum greco bloccato, l’Italia commissariata. Tutti aspettano l’uomo che risanerà i conti dello Stato, ma nel frattempo il gioco democratico va in pezzi. E avanza una nuova forma di dispotismo illuminato.

 

Le cronache della crisi offrono materia per qualche riflessione sulle sorti della democrazia. Quando Papandreou ha osato immaginare un referendum sulle misure imposte dalla Bce in cambio del prestito, è stato preso per pazzo da potenti e sapienti e additato al pubblico ludibrio. Eppure si era limitato a citare la Costituzione e un elementare principio democratico. Qualcuno – tolti noi, pensatori liberi e marginali – ha sentito il bisogno di dire, se non altro, che quella levata di scudi tradiva un problema? Che qualcosa non va in questa Europa, se anche solo ipotizzare di dar voce al «popolo sovrano» scatena una crisi di nervi?

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Governo garantito dalla Goldman Sachs

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto

 

goldman sachs_logo_door-300x225Quando sarà varato il governo Monti, ministri e sottosegretari brinderanno. Non però con lo champagne, ma con la Coca-Cola. Mario Monti è infatti membro dell’International Advisory Board della multinazionale statunitense, ossia del comitato di esperti che la consiglia su come accrescere i già colossali profitti, realizzati grazie alla sua posizione dominante nel mercato mondiale delle bibite e dell’acqua imbottigliata. Eppure, quando era commissario europeo alla concorrenza, Mario Monti perseguì la Coca-Cola per abuso di posizione dominante. Il contenzioso terminò con un accordo nel 2004, ma la multinazionale rimase in ottimi rapporti con Monti, tanto che due anni dopo lo assunse come consulente.

 

A New York, la nascita del governo Monti sarà festeggiata, con costosissimo champagne, soprattutto dalla Goldman Sachs, una delle maggiori banche d’investimento del mondo, di cui Mario Monti è international advisor, ossia consulente. Questo gruppo bancario è specializzato nei derivati, strumenti finanziari il cui valore è basato su quello di altri beni, tra cui le materie prime agricole. Meccanismi speculativi che hanno permesso da un lato di realizzare enormi profitti, ma dall’altro hanno provocato l’aumento dei prezzi internazionali dei cereali e quindi della fame nel mondo, condannando a morte oltre un miliardo di persone.

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Riflessioni sul museo di Sant'Anna di Stazzema

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di Delfina Tromboni

 

strage santannadistazzemaLeggo che l'11 novembre il Ministero competente (competente?) ha deciso la chiusura del Museo di Sant'Anna di Stazzema. Ultima coda velenosa del governo Berlusconi, penso. Leggo i comunicati dell'ANPI e dello SPI CGIL. Sant'Anna di Stazzema. Una strage utilizzata spesso, negli ultimi decenni, dalla destra e dal neo revisionismo, con quel continuo insinuare che se i partigiani non avessero assalito i nazifascisti, l'Italia non avrebbe conosciuto l'orrore delle stragi naziste... Sant'Anna, dove centinaia di persone, uomini, donne, anziani,bambini, sono state trucidate dalle SS e anche da italiani arruolati con loro, aiutati da altri italiani (italiani?) che hanno collaborato a guidare le belve dove pensavano si nascondessero i partigiani... Sant'Anna, con la documentazione sparita, nel non sempre limpido dopoguerra italiano, in uno dei tanti armadi della vergogna...

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All’università arrivano i saldi

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di Giuliano Garavini, Coordinamento precari dell'Università

 

precari scuola-w350A partire dalla crisi del 2008 è cominciato un significativo disinvestimento dal sistema educativo scolastico e superiore. Alla fine, nel pieno dell’attacco speculativo all’Italia, è arrivata anche la stagione saldi.


Difficile ricostruire a partire da quando sia cominciato il lento declino del nostro sistema di istruzione superiore dalla seria A alla serie B dell’Europa. Certo vi ha contribuito la riforma del “3 più 2” che partiva dall’idea che riformare l’università significasse semplicemente far laureare qualche anno prima i giovani avvicinandoli in questo modo al mondo del lavoro. Così come ha contribuito al declino anche la moltiplicazione dei corsi di laurea e delle sedi distaccate, processo attraverso il quale le classi dirigenti universitarie si sono spartite posti, piccoli brandelli di potere e, come a Siena, hanno mandato in rovina le finanze dei propri atenei. La rincorsa alla produttività al posto dell’investimento sulla qualità ha fatto molti danni già prima del 2008. Poi sono arrivati i tagli al Fondo di finanziamento ordinario che nel 2011 è calato di circa 1 miliardo di euro mettendo molti degli atenei in condizione di essere commissariati.

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L'evasione? Vale cinque manovre

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su www.lettera43.it

 

evasione

Nel 2008 in nero 250 miliardi di euro, il 16% del Pil. Maglia nera al turismo

 

Nessuna stima ufficiale sull'evasione fiscale, in Italia non è prevista. Il dato più attendibile lo fornisce l'Istituto nazionale di statistica (Istat) e fa riferimento al 2008. Stando a questo dato, le imposte evase in Italia rappresentano tra il 16,3% e il 17,5% del prodotto interno lordo (Pil). Tradotto in euro, si parla di una cifra compresa tra i 255 e i 275 miliardi. Tradotto in manovre, ne vale cinque. Quella, contestatissima, varata ad agosto ha un gettito previsto di 54 miliardi di euro. Un quinto, miliardo più miliardo meno. Enrico Giovannini, presidente dell'Istat, ha spiegato: «L'evasione è diminuita in termini percentuali fino al 2007, poi è tornata a crescere, anche se è calata in termini relativi, perché è complessivamente calato il gettito». Guardando ai singoli settori, la maglia nera va al turismo, dove l'evasione supera il 50%. A ruota l'agricoltura (30%); più staccati i servizi (21%) e l'industria (12%).

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