Italia

La FIOM boccia il governo Monti

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Fiom-Cgil, Ufficio Stampa

 

maurizio-landini-w350Fiom. Landini: “Da una prima valutazione del discorso di Monti esprimiamo forte preoccupazione. Inaccettabili interventi sulle pensioni e l’intenzione di Fiat di estendere l’accordo di Pomigliano a tutto il Gruppo”


Il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, ha rilasciato la seguente dichiarazione, al termine del Comitato Centrale.


“Da una prima valutazione delle linee programmatiche annunciate oggi dal premier Monti emerge una forte preoccupazione, poiché sembra prevalere una logica di contenimento della spesa pubblica, senza che si delineino quelle discontinuità necessarie per favorire una crescita sostenibile fondata sul lavoro e la sua qualità e su una reale ripresa degli investimenti pubblici e privati.”

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GOVERNO. DA MONTI TONI DIVERSI, MA PERICOLI RIMANGONO

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dalla pagina facebook di Oliviero Diliberto

 

dilibertoL'impressione è quella di un governo che - anni luce distante dal berlusconismo nei modi e nei toni, nella sobrietà e nella serietà - proseguirà nella sostanza le politiche neoliberiste che tanti guai hanno creato sino ad ora. Sgomentano i riferimenti ad una sorta di controriforma del mercato del lavoro, l'assenza di riferimenti alla tassazione delle rendite, l'esplcita rivendicazione di continuità con la Gelmini. Dietro ogni titolo del programma di Monti vi può essere un'insidia. La valutazione definitiva potrà essere data analizzando i singoli provvedimenti concreti, ma - tanto per cambiare - i sacrifici ad oggi paiono a senso unico, diretti verso i soliti noti.

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FERRERO (PRC), MONTI HA PRESENTATO IL PROGRAMMA DI CONFINDUSTRIA, MERKEL E BCE

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da www.controlacrisi.org

 

«Monti ha esposto oggi al Senato il programma della Confindustria, della Merkel e della BCE. Ecco un chiaro esempio di coerenza: un governo espressione dei poteri forti che propone un programma dei poteri forti, che consiste nell’estremizzazione delle politiche neoliberiste che ci hanno portato alla crisi. Già pronto a rimettere l’ICI sulla prima casa, nemmeno citato il problema delle rendite finanziarie. Con linguaggio felpato tipico dei banchieri, il nuovo premier ha annunciato che proseguirà sulla strada delle misure giù varate da Berlusconi: non c’è nessun cambio di indirizzo politico. C’è un cambio di stile, di toni, ma non di contenuti politici. Con questo programma la crisi si aggraverà».

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Riflessione sulla fase politica e sulle priorità del nostro Partito

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di Sandro Scardigli, Segreteria Provinciale PdCI Firenze

 

casadei tornanoicomunistiCondivido l’affermazione del segretario nazionale del nostro Partito, compagno Oliviero Diliberto, fatta ieri mattina nella trasmissione “Agorà”, su Rai3: non è affatto detto che Berlusconi sia politicamente finito. Se fossimo andati immediatamente alle Elezioni è assai probabile che il centro-sinistra le avrebbe vinte, me nell’anno e mezzo che ci separa dalla fine di questa legislatura il Presidente del Consiglio uscente farà di tutto per risalire la china e non è scritto da nessuna parte che non ci riesca.

La crisi tende a peggiorare ed il nuovo Governo potrebbe venire “costretto” dagli organismi finanziari internazionali (Bce, Fmi, ecc.) a prendere misure ancora più impopolari di quelle già richieste. Di fronte a uno scenario simile, con un gruppo dirigente del PD che presumibilmente farebbe quadrato in difesa di Monti, Berlusconi e il PdL potrebbero “staccare la spina” ed uscire dalla maggioranza parlamentare, adottando parole d’ordine populiste e ritrovando una stretta alleanza politica con la Lega Nord.

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Monti e le pericolose implicazioni dello "stato d'emergenza"

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di Domenico Moro per Marx21.it, Responsabile del Progetto formazione dell'Associazione Marx XXI

 

montiRicordate il governo Amato del ’92? Credo di sì, fu il primo governo “tecnico” della storia della Repubblica Italiana. Quello che forse non tutti sanno è che con il governo Amato il salario reale italiano, cioè il potere d’acquisto dei lavoratori, retrocesse per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale. I governi “tecnici” si presentano come neutrali, ma neutrali non sono. Lo dimostra il fatto che sotto questo tipo di governi sono stati effettuati molti degli attacchi più pesanti ai lavoratori. Infatti, a differenza dei governi “politici”, i “tecnici” non hanno da preoccuparsi delle conseguenze delle loro azioni, cioè di essere penalizzati alle elezioni successive. Questo vale a maggior ragione per il governo Monti, il quale farà il lavoro sporco, che nessun partito o coalizione è in grado di fare. Dietro il governo Monti c’è il capitale finanziario europeo e anche quello italiano. Lo prova la storia personale del professore, membro del direttivo del gruppo Bilderberg e consulente di Goldman Sachs come l’altro super Mario, quello che ora siede alla Bce, e soprattutto il programma che è chiamato ad applicare.

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Ecco tutte le donne e gli uomini del Monti

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a cura della redazione di Contropiano

 

Una lista di tecnocrati, alti funzionari e accademici in servizio ai poteri forti (Vaticano incluso). Nomi in molti casi sconosciuti al pubblico... ma davvero non agli "addetti ai lavori". Il governo Monti ha giurato di fronte al presidente della Repubblica. Sedici i ministri, per il professore l'interim all'Economia. L'esecutivo è ora nella pienezza delle sue funzioni. Il capo dello Stato: "Auguri per compito difficile".

 

ministri monti

La squadra di governo


Ministero dell'Economia e Finanze (a interim)

 

MARIO MONTI
Oltre a essere presidente del Consiglio, guiderà anche il ministero dell'Economia, seguirà personalmente i principali dossier del ministero di via XX settembre. Probabilmente insieme con quattro viceministri. Quasi certa la promozione di Vittorio Grilli, attuale direttore generale del Tesoro, mentre dovrebbe trasferirsi a Roma il preside della Bocconi Guido Tabellini, già autore di una proposta di minipatrimoniale per fronteggiare la crisi dei conti pubblici.

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Di Paola, Nato esperto di guerra che piace agli Usa

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di Manlio Dinucci | su il Manifesto

 

Giampaolo-Di-Paola-w350L’ammiraglio Giampaolo Di Paola, nominato ministro della difesa nel governo Monti, non ha potuto giurare ieri con i suoi colleghi perché era in missione in Afghanistan, in veste di presidente del comitato militare della Nato. Assenza giustificata. Mai la Nato è stata impegnata in tante operazioni militari come oggi: ha appena terminato la guerra di Libia, dove ha effettuato 10mila missioni di attacco aereo sganciando 40-50mila bombe, ma continua quella in Afghanistan e ne prepara un’altra contro l’Iran o la Siria. L’ammiraglio Di Paola è il primo militare in servizio attivo a ricoprire, nella repubblica italiana, l’incarico di ministro della difesa. Non solo è in servizio, ma presiede il comitato che riunisce i capi di stato maggiore, massimo organo militare dell’Alleanza. Il parere del comitato, che elabora la strategia, è determinante nelle decisioni sull’uso della forza militare. E’ stato dunque Di Paola, quale presidente del comitato, a dare l’OK alla guerra di Libia.

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Attacco all’Italia, aggredita dai dollari degli euro-caimani

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da www.libreidee.org

 

mario-draghi-111104100623 big-w350Prima o poi, l’Italia reagirà all’attacco che sta subendo, organizzato da «una trentina di farabutti, che si gettano letteralmente come dei caimani sulle prede che vengono loro offerte dalla legislazione europea». Sotto accusa, il super-vertice della finanza mondiale: «Grandi banche d’affari, tutte già tecnicamente fallite tra il 2007 e il 2010, ma resuscitate dalla Federal Reserve che ha erogato 16 trilioni di dollari inesistenti, inventati per tenerle in piedi». Da allora si sono avventate sull’Europa. Obiettivo: i titoli di Stato, specie quelli dei paesi più fragili, proprio perché protetti dall’Euro e quindi al riparo dall’insolvenza. Ma se la “cura” oggi prevista per rimediare alla “rapina del secolo” è la macelleria sociale, i popoli europei non ci staranno: c’è un limite oltre il quale le vittime cessano di subire le vessazioni.

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Sui lavoratori di Napoli e Dintorni

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da http://www.clashcityworkers.org


operai sepsaAnsaldoBreda (Finmeccanica): nel mirino delle privatizzazioni? Un'intervista

 

AnsaldoBreda è la principale azienda italiana specializzata nella costruzione di veicoli per il trasporto di massa, dai tram alle metropolitane, fino ai treni ad alta velocità. Nata nel 2001 dalla fusione di Ansaldo Trasporti e Breda Costruzioni Ferroviarie; ha sedi a Napoli, Pistoia, Reggio Calabria e Palermo; ha divisioni operative all’estero e conta circa 2400 dipendenti.


E’ controllata da Finmeccanica S.p.a, il primo gruppo industriale italiano nel settore dell’alta tecnologia e tra i primi dieci player mondiali nell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza. La sede di Napoli è costituita da oltre 890 dipendenti di cui 350 operai e oltre 500 tecnici. L’Azienda vive una situazione di forte indebitamento prodotto a causa di scelte scellerate del management che ha deciso di acquisire commesse per treni senza avere un progetto e con delle penali incredibili, solo per rafforzare il portafoglio d’ordini, motivo per cui da alcuni mesi si parla sempre di più di una cessione da parte di Finmeccanica.

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