Italia

OCCUPAZIONE: MARTINO (PDCI-FDS), SOLIDARIETA' AI LAVORATORI FINCANTIERI E ISAB

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"La situazione occupazione è drammatica in tutta Italia, ma in Sicilia è aggravata dalle condizioni oggettive dell'Isola e né Monti né Lombardo stanno attuando politiche di rilancio dell'occupazione. Rischio tensioni sociali"

 

Il portavoce regionale dei Comunisti italiani-Federazione della Sinistra, Federico Martino, esprime solidarietà ai lavoratori dei cantieri navali di Palermo e a quelli dell'Isab di Priolo, in lotta per difendere il posto di lavoro. Per Martino, "la situazione occupazione è drammatica in tutta Italia, ma in Sicilia è aggravata dalle condizioni oggettive dell'Isola" e "né Monti né Lombardo stanno attuando politiche di rilancio dell'occupazione". Il portavoce del Pdci-FdS siciliano sottolinea quindi "il rischio concreto che la disperazione che si va sempre più diffondendo inneschi tensioni sociali gravi" ed esorta le forze politiche e interrogarsi su quanto sta accadendo e a "non limitarsi a semplici dichiarazioni di buona volontà" ammonendole che "dovranno rispondere del loro operato ai cittadini".

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Elogio del debito

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di Valentino Parlato | da il Manifesto

 

euro-breaku-w300La Germania preme per l’approvazione di norme più stringenti sul bilancio degli stati europei. Ci sarà un incontro tecnico il 12 gennaio, poi la riunione dei ministri finanziari il 23 e infine il Consiglio dei capi di Stato e di governo il 30 gennaio. E c’è ovviamente dissenso sull’obbligo di mantenere in pareggio i bilanci pubblici. In apparenza sembrerebbe ovvio questo rifiuto del deficit, ma in concreto, e molto ragionevolmente, c’è scontro. E – credo io – molto ragionevolmente perché del debito nella vita delle persone e anche degli Stati non si può fare a meno. È certamente vero che quando si dice che uno è pieno di debiti si dà un giudizio molto negativo. Ma il debito nella vita è utile e talvolta necessario.

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Solo la lotta potrà salvarci

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di Luca Servodio, direzione nazionale PdCI-FdS

 

irisbus operaio

Irisbus-Iveco della Valle Ufita: altri 700 operai senza lavoro

 

Dalla mezzanotte di Capodanno l’Irisbus Iveco di Valle Ufita è stata chiusa, diventando una delle tante “cattedrali nel deserto” del Mezzogiorno d’Italia. Non c’è dubbio, è il simbolo dell’anno che si è concluso. Lo stabilimento Irisbus Iveco e la lotta della classe operaia sono stati la scena principale della crisi che l’Irpinia attraversa. Le immagini degli operai e il luogo materiale (piazzale antistante alla porta carraia) delle manifestazioni hanno accompagnato le cronache dei media lungo i 120 giorni di lotta. Una lotta consumatesi, anche in lunghi viaggi di speranza, tra i vari comuni Irpini e verso la capitale, dove la politica del palazzo (Ministero dello Sviluppo Economico), è stata sempre “ospite” dei padroni Fiat, che hanno sin dall’inizio dettato le condizioni.


Dopo l’accordo del 14 dicembre 2011, che ha previsto la chiusura dello stabilimento, sottoscritto dal “sindacato unito”, la lotta della classe operaia, assomigliava a uno specchio in frantumi, a una comunità che sembrava aver perduto l’identità collettiva. Il Comitato di Resistenza Operaia subito ha ripreso la lotta. I lavoratori, inoltre, stanno scrivendo un libro, racchiudendo non il racconto di gesta impressionanti, ma un lembo di vite nel momento in cui hanno intrapreso a scrivere un pezzo di storia, con la stessa identità di desiderio e sogni. In sintesi: salvare il loro stabilimento e un territorio in via di desertificazione.

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RIparte da Rosarno la lotta dei lavoratori migranti

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di Stefano Galieni | da www.controlacrisi.org

 

rosarnoGiornata di freddo intenso al Sud. Piana di Gioia Tauro, San Ferdinando. «Un grande campo di agrumeti – racconta Alessia Candito su Liberazione – macchiato dagli scheletri dei capannoni industriali, realizzati per accaparrarsi  i finanziamenti regionali e mai utilizzati». Erano circa in 200 fra migranti, portuali, ambientalisti, esponenti di forze politiche come Rifondazione Comunista, di associazioni come Sos Rosarno, San Ferdinando in Movimento, Africalabria, Csoa Cartella a realizzare una occupazione simbolica delle terre, come avveniva oltre 60 anni fa. «Come Prc appoggiamo ogni lotta di lavoratori e disoccupati, italiani e migranti, che insieme si oppongono alla crisi e alla manovra finanziaria – ha dichiarato in sostegno alla mobilitazione Paolo Ferrero  -Non dimentichiamo Rosarno, lottiamo insieme per abolire la Bossi Fini e la Legge 30: su la testa». Secondo i piani della Regione in quel terreno dovrebbe sorgere un rigassificatore che inibirebbe di fatto lo sviluppo della portualisitca e avvelenerebbe la terra e gli agrumeti. Da questo territorio potrebbe nascere ben altro: se si passasse dalla monocultura industriale, in mano alla grande distribuzione, a una produzione diversificata e legata alle esigenze locali la situazione potrebbe migliorare sia per i piccoli proprietari terrieri che per i braccianti.

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La vera emergenza sono le aziende che chiudono

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di Luciano Gallino | su la Repubblica

 

proteste-cefop-ars-450x297C'è una realtà sotto gli occhi di milioni di italiani, che essi vedono e patiscono ogni giorno. L'industria italiana sta perdendo i pezzi. Lo dicono, più ancora che i media nazionali, che si debbono per forza concentrare sui casi più eclatanti, la miriade di Tg regionali e di giornali locali. Non ce n'è uno, da settimane, che non rechi in prima pagina l'allarme per un'impresa del luogo che sta per chiudere. Da Varese a Palermo, dal Cuneese al Friuli, da Ancona a Cagliari. Per tal via sono già scomparsi centinaia di migliaia di posti di lavoro; altrettanti rischiano di seguirli nel prossimo anno. Nessun settore sembra salvarsi. Sono in crisi l'auto (ovviamente Fiat: 550.000 vetture prodotte in Italia nel 2010, un quarto rispetto a vent'anni fa) e l'aerospazio (vari siti di Alenia); la costruzione di grandi navi, di cui l'Italia fu leader mondiale (almeno sei siti di Fincantieri) e gli elettrodomestici (Merloni di Fabriano e Nocera Umbra); la microelettronica (ST-Microelectronics a Catania) e il trasporto navale di container (Mct di Gioia Tauro); la siderurgia (Ilva a Taranto) e la chimica (Montefibre a Venezia, Petrolchimico e Vinyls a Porto Torres). Si potrebbe continuare per un paio di pagine. Sono anche crisi, tutte, accompagnate da forti perdite di posti di lavoro nell'indotto e nei servizi, poiché è pur sempre l'industria il settore da cui proviene la maggior domanda di essi.

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Le colpe dei padroni, i ritardi della sinistra e il ruolo dei comunisti

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di Marina Alfier, segreteria Federazione PdCI Venezia-Mestre

 

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“Pansac”, triangolo industriale lombardo- veneto-emiliano, 800 lavoratori rischiano il posto di lavoro

 

Pansac, Nuova Pansac, Pansac International; sono questi i nomi che decretano un decorso inesorabile di una grande fabbrica, con più di 800 lavoratori, nel triangolo industriale lombardo-veneto-emiliano, del settore chimico della gomma-plastica.


Una realtà florida, produttiva, in ottima salute e con solide prospettive per il futuro se non fosse che, quattro anni fa, il suo vivace proprietario Lori combina più di qualche pasticcio finanziario e più di qualche intrallazzo con il “Mantovacalcio” e non solo; la fabbrica va in malora e gli 800 dipendenti, con rispettive famiglie, sono per strada.


Comincia il balletto degli scorpori societari, dei finanziamenti bruciati all’istante, dei possibili compratori, delle istituzioni pubbliche incapaci di assumere un ruolo, delle troppe latitanze visibili; e si arriva all’oggi con i lavoratori e le lavoratrici senza cassa integrazione da novembre e senza alcun reddito; con le banche non più disponibili a sborsare quattrini in assenza di un piano industriale e l’azienda che sta solo aspettando che sia decretato il fallimento.

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Andatevene via!

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di Orazio Licandro | da il Fatto Quotidiano blog

 

disoccupazione-w300L’Italia sulla via del risanamento; necessari e durissimi sacrifici (per i più deboli!) per risalire la china; il peggio è alle spalle… Frottole, frottole, frottole. Assai più insopportabili quando provengono dalle più alte cariche istituzionali.

 

Benzina record a oltre 1,80 euro al litro

Inflazione al 2,8%

Spread Btp/Bund a 519 punti

Borsa Mib -3,6%

Disoccupazione giovanile al 30,1%

 

Questo è lo stato dell’arte in Italia dopo un ciclo impressionante di manovre economiche (oltre 140 miliardi di euro) nel segno del liberismo e del monetarismo più bieco. Eppure questi ‘soloni’ non si fermano: l’Antitrust consiglia di procedere con liberalizzazioni e privatizzazioni dei servizi pubblici, poste ed energia in barba alla vittoria refendaria del giugno dello scorso anno; il governo Monti prepara la fase 2 del massacro dei lavoratori e, non a caso, al quotidiano conservatore francese Le Figaro dichiara di stare tranquilli per l’Italia; a conferma di tutto ciò infine interviene il presidente della Repubblica che pedissequamente ripete: “Monti dimostrerà che l’Italia è affidabile”.

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Così, il “totus politicus” prof. Monti ci fa tornare indietro di tre secoli

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di Paolo Ciofi | su Liberazione

 

monti sguardo-w300Auguriamoci che il 2012 sia migliore del 2011. Un augurio da rivolgere soprattutto a chi, uomo o donna, giovane o anziano, nativo o straniero, non ha certezze per l’oggi e per il domani, e del futuro vede soprattutto ombre e oscurità. E’ la maggioranza degli abitanti di questo Paese. Sono coloro che non dispongono di rendite o di patrimoni in qualche modo accumulati, ma possiedono solo le proprie capacità, da scambiare con i mezzi per vivere. I giovani disoccupati, certo. Gli operai e i precari, le donne. Ma non solo loro. C’è anche chi è andato, o dovrebbe andare, in pensione. Insomma, il multiforme universo dei lavoratori, di chi vive del proprio lavoro: passato, presente e futuro. Mandiamo in archivio espressioni come “capitale umano”, che anche il Presidente della Repubblica, con una imprevista caduta di stile, si è lasciato sfuggire nel messaggio di Capodanno. Sono persone in carne e ossa, molte delle quali già soffrono nelle ristrettezze del momento. Mentre tutte le previsioni per il 2012 volgono al peggio, e della tanto sbandierata equità del governo Monti finora non c’è sentore. Equità, che per essere tale e avvertirla come tale, dovrebbe comportare che a pagare la crisi siano quelli che l’hanno attizzata, non chi la subisce; e che i sacrifici per salvare l’Italia dalla bancarotta siano ripartiti in modo proporzionale e progressivo in rapporto ai redditi e alla ricchezza.

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La nave affonda il treno deraglia, si è fuso il motore

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di Loris Campetti | da il Manifesto

 

fincantieri-w300Occupato l’aeroporto di Genova, bloccata la tangenziale di Palermo, operai in prefettura ad Ancona. Il governo Monti raccoglie quel che ha seminato. Il primo atto sindacale dei «professori» è un accordo separato con Fim e Uilm, contestato dalla Fiom e dalla maggioranza dei lavoratori Fincantieri che proprio nell’organizzazione dei metalmeccanici della Cgil si riconosce. È questa la decantata discontinuità con il governo Berlusconi? Anche il ministro Sacconi si divertiva a dividere i sindacati, da un lato quelli che chiamava «complici» (Cisl e Uil) e dall’altro la Cgil. Il ministro Passera ha fatto di più: ad Ancona i delegati di Fim e Uilm si sono dimessi per protesta contro un accordo imposto dall’alto dalle loro organizzazioni. L’accordo separato, che accetta i 1243 esuberi voluti dall’azienda e la cancellazione del futuro per gli stabilimenti di Sestri e Castellamare, è ancora più grave perché la Fincantieri è controllata dalla Fintecna, finanziaria del ministero dell’economia. Ora, sotto l’incalzare delle proteste operaie, il ministero dello sviluppo economico ha dovuto fare un passo indietro, accettando di convocare tutti i sindacati per la prossima settimana.

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