Italia

Per il lavoro, per la crescita, per l'equità sociale e fiscale

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Segreterie CGIL, CISL, UIL nazionali

Roma, 17 gennaio 2012

 

cgil-cisl-uilLa gravità della crisi economica che attraversa il Paese e le conseguenze negative che colpiscono in particolare le famiglie, i giovani, i lavoratori e i pensionati impongono un cambiamento nella politica economica del Governo il quale dopo la manovra di fine 2011 per consolidare i conti pubblici e rientrare dal deficit bilancio è chiamato ora a mettere in atto politiche che favoriscano la crescita, il lavoro, l’equità sociale e fiscale, a sostenere una svolta coerente della politica economica europea verso obiettivi di sviluppo e occupazione (Eurobond, tassa sulle transazioni finanziarie e governo politico).

 

A questo fine Cgil-Cisl-Uil chiedono l’apertura di un confronto tra le parti sociali ed il Governo sulla base delle proposte che vengono avanzate con l’obiettivo prioritario di invertire la pericolosa tendenza recessiva in atto da alcuni mesi e di realizzare al più presto, l’obiettivo di far ripartire la crescita.

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Appello di Landini a Marchionne "Riapra la fabbrica alla FIOM"

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su la Repubblica del 17 gennaio 2012

 

In America non ci sono sindacalisti come me? Ma in Germania li ha conosciuti e in Francia ne troverà: è l´Europa

 

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Se Marchionne vuole dimostrare che intende rimanere in Italia, «accetti di far esprimere i lavoratori sul nuovo accordo che ha esteso a tutto il gruppo. Lo ha fatto alla Chrysler, lo faccia anche qui». Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini si rivolge direttamente all´ad del Lingotto: «In un referendum libero, se perdiamo siamo sempre stati disposti ad accettare il risultato».

 

Landini, perché un altro referendum?
«Come perché? Finora hanno votato in tre stabilimenti: 11 mila persone. Il nuovo accordo coinvolge oggi 86 mila dipendenti ai quali è stata cancellata la contrattazione degli ultimi 40 anni. Vogliamo chiedere agli altri 75 mila che cosa ne pensano?».

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Invertire la rotta della recessione

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di Oliviero Diliberto | da l'unità del 17 gennaio 2012

 

diliberto simboloL’Europa è sull’orlo dell’abisso. La Grecia sta per fallire e la crisi comincia a colpire anche i paesi considerati più al riparo dalla bufera, a partire dalla Francia. Possiamo discettare quanto vogliamo sulla bontà o meno dei giudizi delle agenzie di rating, ma è un fatto che tutti gli indici dell’economia reale e di quella finanziaria siano ormai da tempo fissi sul segno meno. È il mercato stesso che, con gli spread, sta bocciando da mesi le politiche della Bce e della Commissione Europea imposte dall’asse Merkel-Sarkozy. Perché gli investitori sanno benissimo che l’austerità spinta sino al parossismo produce solo recessione e, dunque, peggiora la sostenibilità dei debiti pubblici. L’Europa deve invertire la rotta, non correggerla. Primo. Per fermare la speculazione e scongiurare catastrofici default bisogna costringere la Banca Centrale Europea a fare da prestatore di ultima istanza e l’Unione Europea ad emettere Eurobond. Secondo. Per uscire dalla crisi bisogna spezzare il nesso austerità-recessione (come continuano a dire premi Nobel dell’economia come Stiglitz, Krugman e Spence) rilanciando politiche neokeynesiane in grado di coniugare il rigore con l’equità, la crescita e l’occupazione.

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Scenari di crisi e compiti dei comunisti

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di Erman Dovis, Comitato Centrale PdCI, Federazione di Teramo

 

Lavoro, fabbriche, industria : dal “ particolare” della provincia di Teramo al generale

 

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Un recente articolo di Repubblica ha messo in evidenza ancora una volta come circa 150 multinazionali, (per la maggior parte  società finanziarie) controllino il mondo intero, tenendo sotto scacco i mercati e gli Stati stessi. Ciò che il quotidiano  non dice, è che per il gioco delle partecipazioni nei consigli d'amministrazione e dell'azionariato nelle società stesse, le grandi famiglie  proprietarie di queste multinazionali non sono più di una quindicina. Tutto questo non rappresenta una novità: nella continuità del potere borghese, un pugno di oligarchie industriali e finanziarie manovra incessantemente per assumere il dominio totale di ogni aspetto della vita del paese e dello Stato. Allargano i poteri all'estero, ed attraverso il controllo di banche e multinazionali, speculano, corrompono, accumulano denaro, secondo l'interesse del massimo profitto e contro gli stessi interessi nazionali. Questi poteri sono, e saranno sempre, alla base di regimi forti. Uno degli aspetti che rafforza il capitale monopolistico è il processo di decentramento produttivo e di delocalizzazione: iniziato nei primi anni del secondo dopoguerra, quando si accentuò ancor di più la concentrazione capitalistica in poche mani nel campo della finanza e dell'industria, l'operazione consiste essenzialmente nel trasferire parte della lavorazione in diverse e più piccole aziende, spesso anche in piccolissime unità produttive a domicilio.

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Legge elettorale - Licandro: "Rispetto per decisione Consulta. Ora al voto per nuovo Parlamento"

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di Orazio Licandro | da www.comunisti-italiani.it

 

"Massimo rispetto, come sempre, per quanto deciso dalla Corte Costituzionale in merito ai quesiti referendari. Ci permettiamo di suggerire agli attuali partiti presenti in Parlamento che, nella situazione in cui ci troviamo, servirebbe un immediato ricorso alle urne per eleggere un nuovo Parlamento, in grado di superare l'emergenza economica e attuare le vere riforme necessarie per l'Italia. Questo Parlamento, che rischia adesso di diventare peggiore di quello che è stato, ha già dato ampia prova della propria incapacità ad essere punto di riferimento in un momento drammatico per il Paese. E' ora di ridare voce ai cittadini per restituire dignità alla politica e alle istituzioni senza scorciatoie tecnocratiche". E' quanto affferma Orazio Licandro, coordinatore della segreteria nazionale del PdCI-Federazione della sinistra.

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Censis, l'articolo 18 è un falso problema

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da www.rassegna.it

 

Censis, l'articolo 18 è un falso problema (foto da risorsedisumane.com) (immagini di Fabrizio Ricci)Licenziare in Italia è già possibile: più di due terzi delle uscite dalle aziende nel 2010 sono avvenute per scelta imprenditoriale. Nel 33% dei casi si è trattato di veri e propri licenziamenti. E sono proprio i giovani ad essere più colpiti

 

In Italia attualmente quasi un lavoratore su due è difeso dall'articolo 18. Si tratta di oltre 10 milioni di persone e l'idea che privare questi soggetti della tutela contro i licenziamenti senza giusta causa possa risollevare le sorti dell'economia italiana appare poco credibile. A dirlo è il Censis che nel suo ultimo rapporto analizza la situazione attuale e le possibili conseguenze di una modifica o sopressione della norma, contenuta nello Statuto dei Lavoratori.

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