Italia

Bologna No Sfruttamento

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CHI SIAMO, COSA VOGLIAMO

 

bologna nosfruttamento

Siamo lavoratrici e lavoratori della ristorazione bolognese: siamo baristi, camerieri, lavapiatti, aiuto cucina.

 

Abbiamo deciso di organzzarci contro le condizioni di lavoro che vi sono oggi a Bologna, ci organizziamo per cambiarle.

 

Vi sono locali che usano immigrati come lavapiatti, senza pagarli: questi lavoratori fanno qualche giorno di prova e via, avanti un altro, l'unica paga è un piatto di minestra prima di iniziare il servizio.

 

Altri locali fanno un uso massiccio del lavoro nero, pagato 4-5 euro all'ora, a volte meno.

 

Atri locali - per essere in regola se c'è un controllo - fanno un uso massiccio dei contratti a chiamata, contratti che rendono legale il lavoro nero: si attiva un contratto a chiamata, in un mese si segnano 1/3 delle ore effettivamente lavorate (a volte meno) e a fine mese si danno stipendi medi di 8-900 euro, compresivi di numerose ore di straordinario.

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Lavoro - Palermi: "Monti ha i conti in sospeso con i lavoratori?"

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"Dopo l’articolo 18 arriva la cancellazione della cassintegrazione speciale. Ma questo governo ha i conti in sospeso con i lavoratori?" Lo chiede Manuela Palermi, segreteria nazionale Pdci-Federazione della Sinistra. "Non basta la flessibilità (leggi: precarietà) in entrata che dovrebbe raggiungere i 6 anni. Vuole anche la precarietà in uscita: dopo 6 anni di precariato forse ti assumo, ma se ti assumo voglio essere certo di poterti mandare via quando voglio. E se ti mando via niente cassintegrazione straordinaria. E’ allucinante. Abbiamo livelli di disoccupazione drammatici, continua Palermi, i giovani che neanche se lo cercano più il lavoro (tanto è inutile), la recessione sul collo, le imprese a pezzi che non reggono il mercato… E il governo che fa? Dopo il massacro delle pensioni rivolge il suo accanimento verso l’unica forma di sostegno dei lavoratori. Vergogna!"

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Le strategie dell’integrazione europea e il loro impatto sull’Italia*

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di Massimo Pivetti**

 

ambiente1. Nel corso dell’ultimo trentennio il capitalismo avanzato nel suo complesso ha sperimentato una poderosa restaurazione liberista, nel cui ambito il progresso è stato identificato con la mondializzazione e la conservazione con la difesa di uno Stato sociale e di una rete di tutele del lavoro dipendente considerati come di fatto pregiudizievoli per quest’ultimo, in quanto fonti di accrescimento del suo costo e di perdita di competitività.

 

Ma mentre in Inghilterra e negli Stati Uniti l’attacco alle conquiste del lavoro dipendente e alle sue condizioni materiali di vita è avvenuto apertamente e frontalmente tra la fine degli anni Settanta e la prima metà degli anni Ottanta[1], nell’Europa continentale esso si è sviluppato in modo più graduale e indiretto, passando per il progressivo svuotamento delle sovranità nazionali.

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Conversazione con Gianni Rinaldini

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di Pino Salerno | da www.paneacqua.eu

 

rinaldini-w350Settimane complesse e decisive per la Cgil. Impegnata sul fronte esterno a contenere, con Cisl e Uil, le lunatiche proposte di riforma del mercato del lavoro e dell'articolo 18, avanzate dal ministro del Welfare, Fornero, appare costretta, sul fronte interno, a far quadrato attorno al conflitto innescato dalla Fiom di Landini nei confronti della Fiat. La posta in gioco è altissima: un intero gruppo dirigente sindacale è messo alla prova, di credibilità, di sostenibilità del conflitto, e di consenso sociale sulle proposte. Ne abbiamo parlato con Gianni Rinaldini, ex segretario nazionale Fiom e attualmente coordinatore di "La Cgil che vogliamo", la minoranza interna alla Cgil.

 

"Intanto, analizziamo cosa è accaduto nelle settimane scorse", ci dice Gianni Rinaldini, "quando il Direttivo nazionale si è riunito due volte sulla questione Fiom, rischiando una clamorosa quanto insanabile rottura. Da questa vicenda si può leggere in controluce quanto sta accadendo, non solo nella Cgil, ma nel Paese.

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Ponte sullo Stretto - Tripodi: "Soldi definanziati vadano a piano difesa suolo e ammodernamento infrastrutture Sud"

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noPonte"Il governo Monti ha fatto finalmente una scelta chiara sulla questione del Ponte sullo Stretto. Infatti, nei giorni scorsi il CIPE ha revocato i fondi destinati al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Ciò significa una sola cosa: il Ponte non si farà. Speriamo davvero di poter considerare conclusa una delle pagine più nere della storia delle infrastrutture di questo paese, contrassegnata purtroppo troppo spesso dal modello delle cattedrali nel deserto". E' quanto afferma Michelangelo Tripodi, responsabile Mezzogiorno del PdCI-Federazione della sinistra. 

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LAVORO, ARTICOLO 18 - DILIBERTO: "ACCANIRSI E' BARBARIE, MONTI LA SMETTA CON NEOLIBERISMO DA ACCATTO"

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monti"Sui film neo liberisti, in tutta Europa - basta leggere l'Economist - stanno passando i titoli di coda e Monti si ostina a chiedere distruzioni sociali. L'articolo 18 è la pietra angolare per la civiltà del lavoro in Italia. Chi lo modifica fa un cattivo servizio al Paese, ai lavoratori e ai giovani. Mai come in questo momento siamo vicini alla Cgil". E' quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI, che continua: "Il presidente del Consiglio faccia in modo che a pagare le conseguenze della crisi non siano come sempre i lavoratori. Al contrario dei sermoni domenicali di Alesina e Giavazzi sul 'Corriere della sera', accanirsi contro l'articolo 18 significa non capire nulla di ciò che sta succedendo in Italia ed è una barbarie da rispedire al mittente, chiunque esso sia".

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Forconi: inquieta presenza dell'estrema destra e silenzio istituzioni

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licandro-480-w300"Grande preoccupazione per la protesta dei cosiddetti Forconi, che sta mettendo in ginocchio la Sicilia". La esprime Orazio Licandro, coordinatore della segreteria nazionale del PdCI-Federazione della sinistra. "Le pessime condizioni di vita dei siciliani - continua Licandro - frutto del malgoverno della più deteriore stagione democristiana che tutt'ora ha una sua continuità con Raffaele Lombardo, peggiorano ulteriormente. Certamente sono condivisibili alcune delle ragioni della protesta contro i provvedimenti iniqui del governo sostenuto dall'anomala maggioranza Pdl-Pd-Udc-Mpa, ma assai meno lo sono i contorni, talune presenze, la coloritura di estrema destra, la strumentalizzazione politica. Temiamo che i danni arrecati, disagi ai cittadini e a quel che resta del tessuto economico siciliani, possano poi venire rivendicati nel nome di un becero separatismo che è da sempre il sogno proibito di Cosa Nostra. Infine ciò che mi colpisce profondamente è il silenzio delle istituzioni, dal governo alle prefetture. Se simile protesta - conclude Licandro - fosse stata fatta da operai sono certo che non sarebbero mancate le cariche".

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Cronaca di una giornata antileghista

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di Marina Alfier, Segreteria provinciale PdCI Venezia

 

veneto antileghistaMentre a Milano i padani spezzati si abbracciavano sul palco in un tentativo estremo di dimostrare che tutto va bene, in una piccola città di questo lembo di terra che è il veneto orientale abbiamo manifestato contro la leganord, di cui qui, tutto è impregnato; a dire il vero lo è stato ma ora che la crisi economica colpisce ferocemente soprattutto quei ceti popolari che più hanno creduto al partito di Bossi, le contraddizioni e la doppiezza vengono a galla e i consensi vacillano; tuttavia da queste parti la lega è ancora forte e la fa da padrona e occupa tutte le poltrone, decidendo i destini di tutti, come le mafie al sud.


Lo spunto ce lo ha offerto un parlamentare leghista di qui, che fa anche il sindaco in un paese vicino; doppio incarico dunque! Stavano girando delle locandine in cui questo signore, fotografato in tutta la sua altezza con una bambina dal pigiama a striscie,annunciava una iniziativa pubblica presso una libreria locale, in occasione della giornata della memoria, per parlare di olocausto.Il tutto con ben evidente il logo della Camera dei Deputati.

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Se i fascisti provano ad alzare la testa...

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di Ivano Osella, Resp. Naz. FGCI Antifascismo e Manifestazioni Nazionali

 

neofascisti-w300La crisi economica e il fortissimo disagio sociale e generazionale da essa generato stanno lasciando un certo spazio di legittimazione politica alle organizzazioni fasciste nel nostro paese. Dopo le azioni terribili di Torino e Firenze, sempre più squadracce si aggirano nei quartieri delle grandi città italiane e, purtroppo, pare che trovino anche sostegno e supporto, soprattutto all’interno della nostra generazione. Falsi ideali di forza e supremazia stanno infatti ottenendo consensi tra i giovani più disagiati, che percepiscono le difficoltà nel progettarsi il proprio futuro e vengono attratti da chi individua facilmente colpevoli immaginari. Uno sfrenato individualismo bestiale si sta purtroppo diffondendo nelle classi sociali più emarginate favorendo la logica della guerra tra poveri, tanto cara ai padroni e alle destre in generale.

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"Forconi": un po' di chiarezza

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da www.fgci.it

 

movimento-forconi-sicilia-w300In questi giorni tutta la Sicilia è paralizzata dal blocco dei caselli autostradali e dei principali nodi di comunicazione da parte di un assai strano movimento detto “dei forconi”. Dopo un primo momento di disinteresse generale operato dai principalimedia nazionali e locali, la notizia è presto diventata di dominio pubblico, e sembra avere interessato un po’ tutti, dai social network ai giornali locali, imponendosi all'attenzione del grande pubblico.


Le proteste degli autotrasportatori della cosiddetta “forza d'urto”, nome che tra l’altro tristemente ci ricorda qualcosa di più “NUOVA” che purtroppo tanto nuova non è più, a cui si sono unite le proteste di agricoltori e braccianti, hanno già messo in ginocchio dopo pochi giorni di blocco i rifornimenti dell'isola, causando la mancanza di merci e generi di prima necessità, come carburanti vari ed alimenti.

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