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DILIBERTO: "QUANTE PENSIONI SI SAREBBERO SALVATE RINUNCIANDO AGLI F35?"

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Ufficio Stampa Partito dei Comunisti Italiani

 

"Quante pensioni si sarebbero salvate rinunciando agli F35 per fare la guerra? Ricordo che avremmo risparmiato circa 20 miliardi, quasi quanto tutta la manovra Monti." Lo dice Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci. 

 

"Sono contento - continua Diliberto - che da più parti si giunga a questa riflessione, e sarebbe ancor più importante promuovere una iniziativa unitaria."

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Conti pubblici in sicurezza? Un azzardo...

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di Joseph Halevi* | da il Manifesto

 

bandiera eu_italia-w300La dichiarazione del Presidente del Consiglio, professor Mario Monti, secondo cui con l'approvazione della sua manovra i conti pubblici dell'Italia sarebbero "in sicurezza", è quanto meno sorprendente.

 

Come è possibile esprimere tale certezza senza aspettare e valutare i risultati delle misure appena varate, che si manifesteranno solo nell'anno entrante? L'estate scorsa Ignazio Visco in un'importante testimonianza parlamentare dichiarò che la manovra di Tremonti, da lui considerata necessaria, aveva un carattere recessivo. Ai primi di dicembre il noegovernatore della Banca d'Italia ha ribadito il concetto in un'audizione alla Camera consacrata al decreto Monti, ben più duro delle misure avanzate da Tremonti. Ma se l'impatto della politica economica del governo è recessivo, come si può asserire che il rapporto tra il disavanzo pubblico ed il prodotto interno lordo sarà in linea con con gli obiettivi desiderati da Bruxelles e da Francoforte, in questo caso sia da parte della Bce che della Bundesbank?

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2012 : AUGURI SOPRATTUTTO A VOI ! Alle famiglie in difficoltà, ai giovani dal futuro incerto, alle lavoratrici e ai lavoratori

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di Fosco Giannini, segreteria nazionale PdCI

 

vauro NEWS_10722Mercoledì 28 dicembre “ Il Manifesto” pubblica in prima pagina, in modo vistoso, una geniale vignetta di Vauro. Il tema della vignetta è la “fase 2” del governo Monti. Vauro, recuperando lo stile di Bonvi, disegna un piccolo soldato tedesco, nazista, che rivolge una domanda ad un suo superiore, un ufficiale con le sembianze di Mario Monti. La domanda è la seguente : “ A coza zerve fase due ?”. E Monti ( comandante delle “ Montentruppen”) risponde : “A zterminare zopravvisuten di fase uno, kretinen!”. E c’è più verità in questa risposta che in tante contorsioni analitiche di economisti e giornalisti.
Dopo la prima manovra di ventidue miliardi, in effetti, la “fase due” si sta avvicinando. Essa è stata presentata dal Presidente del Consiglio, in una fluviale conferenza stampa, giovedì 29 dicembre. I caratteri salienti di questa seconda manovra sono, di nuovo, di stampo fortemente liberista e antisociale: controriforma del mercato del lavoro, attraverso la sostanziale assunzione del progetto Ichino ( licenziamenti facili, abolizione di fatto dei contratti a tempo indeterminato, massima flessibilizzazione del lavoro, in una sorta di estensione generale della legge 30, cancellazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori); ulteriori tagli allo stato sociale ( “ per un welfare meno pesante”, così si è espresso Monti); vaste liberalizzazioni; nuove e significative svendite del patrimonio pubblico. A fronte di ciò due promesse: una lotta più seria all’evasione fiscale e il progetto di Corrado Passera di rilanciare le grandi opere pubbliche interrotte, o mai avviate, dal governo Berlusconi.

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Napolitano, come un arbitro si fa giocatore

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di Orazio Licandro | da il Fatto Quotidiano blog

 

napolitano-w300Il Presidente della Repubblica in questa durissima fase ha scelto, per sua stessa ammissione, di mutare vesti e ruolo: non più arbitro nella scena politica e garante della Costituzione ma attivissimo giocatore in campo. Non sappiamo quanto durerà nelle valutazioni del Quirinale l’emergenza e dunque sino a quanto si permetterà la tracimazione degli argini relativi ai suoi poteri; tuttavia non entro più nel merito delle lacerazioni costituzionali gravide di conseguenze negative, e mi limito ad esercitare tutto il mio integrale diritto di critica politica per chi gioca e decide così le mosse da compiere. Infatti anche ieri gli italiani hanno avuto un esempio concreto del forte imprinting di Napolitano al governo Monti e alle sue opzioni radicalmente liberiste e di classe.

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Poche, vaghe e misere parole

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di Loris Campetti | da il Manifesto

 

monti conferenzastampa-w300Chissà quanti italiani poveri avranno ascoltato la conferenza stampa del presidente Monti. Il 25% della nostra popolazione che vive una condizione di esclusione sociale o di povertà, ha un sacco di tempo libero da passare davanti alla tv. Disoccupati, precari, cassintegrati, in mobilità, lavoratori sommersi e al nero, costretti a vivere dentro una porta girevole, oggi lavoro e mangio, domani è un altro giorno. La fase due non esiste, ha detto Monti, era già dentro la fase uno. Diciamo che è sinergica alla fase uno. Diciamo che la crescita era nella stangata votata da una maggioranza «bulgara», ma noi non ce n’eravamo accorti. Cos’altro ha detto il presidente alla conferenza stampa di fine anno? A chiunque gli chiedesse del mercato del lavoro o della Libia, dell’accordo con la Svizzera o dell’evasione fiscale, la risposta era sempre la stessa: «Sto studiando il dossier», dunque «ci stiamo lavorando».

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"Levare a tutti per dare ai ricchi"

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di Nino Frosini, Direzione Nazionale PdCI-FdS

 

monti fornero-w300Ci sono più cose ingiuste e inique in questa manovra che nella più perversa delle filosofie tese a delinquere.

 

L’hanno chiamata “Salva Italia” mentre se le parole dovessero riacquisire l’antico compito di corrispondere a un concetto avrebbero dovuto nominarla “ammazza italiani”.


Nulla di quanto pianificato dai banchieri del Presidente vi contemplerà mai qualcosa di diverso dagli interessi delle banche e dei mercati finanziari.


Il Presidente della Repubblica, senza alcun tentennamento morale, annuncia che lo stato sociale dovrà fare i conti con il mercato e siccome, sempre senza alcun tentennamento, questa volta etico, appiccica l’etichetta di liberista, estendendo così il proprio personale e laicissimo credo, perfino al suo predecessore Luigi Einaudi, il quale invece era “solo” liberale e piuttosto statalista, ci sarà da star freschi.

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Un italiano su quattro a rischio povertà

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da www.rassegna.it

 

Un italiano su quattro a rischio povertà - Foto stuartpilbrow (da Flickr) (immagini di Foto stuartpilbrow (da Flickr))L'indagine Istat sulle condizioni di vita nel 2010: tasche vuote per il 18,2% dei residenti, il 7% in grave povertà. A rischio soprattutto i giovani tra 18 e 24 anni. Difficoltà per pagare bollette, affitto e riscaldamento

 

Un italiano su quattro è a rischio povertà o esclusione sociale. Nel 2010 il 18,2% delle persone residenti in Italia è, secondo la definizione Eurostat, a 'rischio di poverta', il 6,9% si trova in condizioni di 'grave deprivazione materiale' e il 10,2% vive in famiglie caratterizzate da una bassa intensità di lavoro. Lo rende noto oggi (29 dicembre) l'Istat, in una ricerca sulle condizioni di vita degli italiani nel 2010. L'indicatore sintetico del rischio di povertà e di esclusione sociale, sottolinea l’Istituto, considera vulnerabile chi si trova in almeno una di queste tre condizioni, è pari al 24,5%, un livello analogo a quello del 2009 ma superiore a quello della Germania (19,7%) e della Francia (19,3%).

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Quei finti antagonisti di Casa Pound

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di Saverio Ferrari | da "Lavoro e Politica"

 

CasaPoundItalia-w300I recenti fatti di Firenze, con l’omicidio di due giovani senegalesi, hanno riacceso i riflettori sull’organizzazione Casa Pound, che nel composito e assai articolato mondo dell’estrema destra rappresenta certamente l’unica realtà in crescita. La scelta di non aver dato vita a un’esplicita formazione politica costretta a misurarsi sul terreno del consenso elettorale l’ha tenuta al riparo dalla crisi che sta coinvolgendo tutte le sigle del neofascismo italiano, ridotte, come nelle comunali del maggio scorso, a raccogliere risultati assai miseri. Complessivamente, da Forza nuova alla Fiamma tricolore a La Destra di Francesco Storace, sotto l’1%. Casa Pound, ben più pragmaticamente, si è connotata come associazione e si è collocata nell’orbita del Pdl e del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ricevendone legittimità, appoggi e sostanziosi aiuti. L’ultimo in ordine di tempo, l’acquisizione a quasi 12 milioni di euro del palazzo di via Napoleone III occupato da Casa Pound.

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L’inesorabile discesa italiana

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di Domenico Moro | da il Manifesto

 

crisi-italia1La questione del debito pubblico è presentata, in Italia e in Europa, essenzialmente come una questione di disciplina di bilancio, da risolvere tagliando le spese e aumentando le imposte. In realtà, la crescita del debito pubblico e la difficoltà a rifinanziarlo è connessa molto di più alla scarsa crescita economica. Debito e deficit pubblici vengono calcolati in percentuale sul Pil. Dunque, una stagnazione o un decremento di quest’ultimo possono peggiorare i due indicatori, indipendentemente dalle spese. Di più: la scarsa crescita è collegata alla riduzione della competitività e al peggioramento del debito commerciale e della bilancia dei conti con l’estero. La minore capacità di pagare le importazioni con le esportazioni è uno dei fattori che rende critica la capacità di finanziare il debito pubblico sui mercati dei capitali.


Se il Giappone – debito pubblico oltre il 200% e deficit/Pil all’8,3% – paga un interesse sui titoli a dieci anni di poco superiore all’1%, non è solo perché ha il pieno controllo della sua valuta, ma anche perché ha il terzo attivo dei conti correnti al mondo, 150 miliardi di dollari, e la migliore posizione patrimoniale con l’estero, tremila miliardi.

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