Italia

Diritto di manifestare. Parla Stefano Rodotà

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di Stefano Rodotà | su il Manifesto

 

Stefano Rodota-w350Leggi Reali, divieti a manifestare nella forma corteo, fermi di polizia e "Daspo politico". «Sono davvero sbalordito, questo è un Paese che ha perduto la memoria». Stefano Rodotà è indignato. Perché con questi divieti «inammissibili» si stanno «sospendendo le garanzie costituzionali». E perché quando un ministro di governo, come Maroni, parla di «terrorismo urbano» usa una «violenza verbale di segno uguale e contrario a quella del 15 ottobre a Roma». «Attenti al linguaggio», è il suo monito. Ma è rivolto anche a noi: «Non sono d'accordo con Valentino Parlato», dice. «Certo che devo cercare di capire, ma subito dopo non faccio sconti. Chi ha usato la violenza, sabato scorso, l'ha fatto intenzionalmente contro quel movimento che aveva deciso di mettere in atto forme di democrazia partecipativa. Quella violenza ci ha fatto fare a tutti un brutale passo indietro».

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Democrazia contro aggressioni e barbarie

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di Flavio Arzarello e Alessandro Squizzato

 

15ottobreLe grandi ragioni che hanno portato in piazza 500 mila persone a Roma sabato, in gran parte ragazze e ragazzi, sono sostanzialmente scomparse dai mass media e nelle discussioni del nostro Paese.


Per la prima volta siamo scesi in piazza per le stesse ragioni in tutta Europa e in tante parti del mondo. Democrazia, diritti, un'idea diversa di distribuzione della ricchezza. Il primo appuntamento di massa contro il liberismo e non solo contro Berlusconi, contro la dittatura della Bce in Europa, per un'uscita diversa dalla crisi.


Roma è stata forse la piazza più partecipata a livello mondiale. Sarebbe stata la genesi del movimento di quest'anno, consapevole e determinato. In continuità con quello nato un anno fa, esattamente il 17 ottobre 2010, all'indomani della grande manifestazione indetta dalla Fiom, che ha attraversato le imponenti lotte degli studenti, delle donne, fino ai referendum di questa primavera. Invece si sta parlando di altro: degli scontri, della violenza di pochi.

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Diliberto sulla manifestazione dei metalmeccanici del gruppo FIAT

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operai fiom

"E' ora di dare il benservito a Marchionne"

"Ancora una volta i metalmeccanici hanno dato a tutti una lezione di democrazia". Per Oliviero Diliberto, segretario nazionale Pdci-Federazione della Sinistra, "si è svolta in Piazza del Popolo una manifestazione forte, grande e pacifica, eppure i tanti lavoratori del gruppo Fiat sono quelli che più stanno subendo le conseguenze pesanti della fallimentare politica industriale di Marchionne. Le vendite delle auto Fiat non sono mai state così basse e invece di chiedere conto a Marchionne della sua incapacità, gli si lascia mano libera in una politica industriale basata sul vecchio sfruttamento. Niente nuove tecnologie, niente modelli innovativi... e invece di investire in qualità, gli atti di Marchionne si consumono nella cassintegrazione, nella chiusura di stabilimenti, nel restringimento pauroso dei livelli occupaizonali. Ma prima o poi - conclude Diliberto - tutti dovranno aprire gli occhi, ad iniziare dal consiglio di amministrazione della Fiat, e capire che è giunto il momento di dare il benservito a Marchionne e scommettere nuovamente su moderne e democratiche relazioni sindacali, leva fondamentale per ridare impulso alla casa automobilistica torinese".

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"L'Irisbus è nostra e non si tocca!"

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PdCI Valle Ufita | l'articolo è tratto in anteprima dal numero in uscita di MarxVentuno

 

MARXVENTUNO ORGANIZZA UNA TAVOLA ROTONDA CON LE AVANGUARDIE DI LOTTA DELL’IRISBUS-IVECO, L’UNICA FABBRICA DI AUTOBUS IN ITALIA, DA OLTRE CENTO GIORNI IN LOTTA CONTRO LA CHIUSURA IMPOSTA DALLA FIAT

 

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MarxVentuno avvia un’inchiesta sulla condizione della classe operaia dell’industria, sulle forme organizzative, sul ruolo del sindacato sulle resistenze e le lotte in corso contro chiusure e licenziamenti, sui loro sbocchi possibili e le prospettive strategiche. Lo fa dando la parola ai lavoratori e alle avanguardie delle lotte, ai protagonisti degli scioperi, dei presidi davanti ai cancelli delle fabbriche, delle assemblee permanenti, delle occupazioni degli stabilimenti. Il quadro che emerge dalla tavola rotonda organizzata con i lavoratori dell’Irisbus è di un’indomita combattività e volontà di resistenza dei lavoratori, ma pure di contraddizioni con le organizzazioni sindacali, anche con quelle, come la Fiom, che si è contrapposta a Marchionne e costituisce un presidio importantissimo, fondamentale, per la resistenza anticapitalistica, ma che non è stata esente in passato da errori di valutazione, cedimenti, pratiche consociative con le direzioni aziendali in un Mezzogiorno in cui la disoccupazione di massa è un fattore potente di corruzione e clientelismi. Solo riconoscendo i propri errori e apprendendo dall’esperienza, il movimento operaio e le organizzazioni sindacali di classe possono ricostruirsi su basi più avanzate, tanto più necessarie oggi, in un presente attraversato e sconvolto dalla grande crisi capitalistica.

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Dietro il debito pubblico bassi salari e delocalizzazioni

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di Domenico Moro | su Asilo politico inserto del  Nuovo Corriere di Firenze

 

operaio legnoLa ragione principale della crisi del debito pubblico deriva dalla stagnazione del Pil negli ultimi dieci-quindici anni e dalla mancata ripresa, rispetto alla crisi dei mutui, nei Paesi avanzati. Questo è ancora più vero per l’Italia, che ha registrato per oltre dieci anni, prima della crisi, una crescita media del Pil inferiore a quella degli altri Paesi europei, subendo la crisi in modo più pesante. Confindustria attribuisce questo ritardo alla diminuzione della crescita della produttività. Quello che Confindustria non dice, però, è che le cause della riduzione della produttività e della competitività  italiana derivano dalle scelte sue e dei governi che l’hanno accontentata. In primo luogo, negli ultimi venti anni lo stock degli investimenti destinati all’estero è quasi decuplicato, stornando molta parte del risparmio italiano verso Paesi con costo del lavoro inferiore allo scopo di realizzare saggi di profitto più alti.

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Il Comitato Nazionale ANPI sui fatti del 15 ottobre a Roma

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anpiIl Comitato Nazionale dell’ANPI,


a fronte dei gravissimi fatti accaduti sabato scorso a Roma; nell’esprimere la più sentita solidarietà a tutti coloro - e in particolare ai giovani - a cui è stato impedito di esercitare liberamente e pacificamente un diritto costituzionale, tanto più rilevante in quanto contemporaneamente veniva esercitato in tutto il mondo (e senza incidenti), ed a tutti coloro che hanno subito danni dalla violenza di un gruppo di estremisti reazionari;

 

condanna, nel modo più fermo, il comportamento di coloro che sono scesi in campo solo per praticare la violenza ed impedire una civile manifestazione di protesta, producendo danni gravissimi a persone e cose;

 

ribadisce che è compito dello Stato garantire la libertà di manifestazione del pensiero e la libertà di riunione, per cui non ha senso rispondere ad un atto di odiosa violenza con divieti che, prima ed invece di colpire i violenti, finiscono per limitare i diritti dei cittadini, al di là e al di fuori della Carta Costituzionale;

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La protesta contro il governo continua

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di Paolo Serventi Longhi | da www.rassegna.it

 

La protesta contro il governo continua (foto Maurizio Minnucci) Sabato 3 dicembre la mobilitazione nazionale della Cgil, contro i tagli e per lo sviluppo. Il sindacato non si fa intimidire dai violenti né da Maroni e Alemanno, che vogliono vietare le manifestazioni democratiche

 

La protesta degli italiani contro questo governo inetto e pericoloso continua. Per sabato 3 dicembre la segreteria della Cgil ha convocato una grande manifestazione a Roma per lo sviluppo e contro i tagli. La confederazione di Susanna Camusso non si fa intimidire né dai violenti, che hanno tentato di strumentalizzare la pacifica manifestazione di sabato scorso, né da ministri come Maroni o sindaci come Alemanno che vogliono imporre pretestuosamente gravissime restrizioni alle libertà democratiche e al diritto di manifestare, appunto, la protesta e il dissenso.

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«Di sicuro noi faremo un corteo» Intervista a Giorgio Airaudo

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di Francesco Piccioni | su il Manifesto

 

Democrazia a rischio: Alemanno e la questura blindano il divieto di manifestare a Roma. I metalmeccanici non intendono «cedere alla paura» Contatti con il ministero dell'interno e con il Comune di Roma per la manifestazione nazionale dei lavoratori Fiat e Fincantieri, venerdì. La Fiom non rinuncia.

 

airaudo

Difficile ricordare una situazione del genere, per la Fiom. Ma Giorgio Airaudo, segretario nazionale con la delega per l'auto, ne ha viste tante e non si scompone.

 

Allora, confermate la manifestazione?

 

Certo! Mai pensato di non farla. I lavoratori degli stabilimenti Fiat hanno diritto di ricevere risposte. Sia quelli che vengono ora esternalizzati, come alla Irisbus di Grottaminarda; sia quanti sono da tempo in cassa integrazione in vari stabilimenti e chiedono di sapere quando e con quali prodotti ricominceranno a lavorare; sia quelli, come a Pomigliano, che hanno già subito un pesante taglio dei diritti.

 

Eppure la politica insiste nel divieto...

 

L'idea che ci si spaventi e si rinuncia a manifestare sarebbe un ulteriore risultato regalato a chi sabato ha sabotato una grande manifestazione, una negazione del diritto di protesta a quanti stanno ora subendo e pagando la crisi. Questa classe politica è due volte debole. Non sa rispondere alle domande dei giovani indignati che guardano al futuro e non sa rispondere nemmeno ai lavoratori che devono difendere il proprio lavoro.

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Comunicato stampa sezione PdCI Empoli "Abdon Mori" su violenze degli infiltrati nella manifestazione del 15 ottobre

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a cura del Partito dei Comunisti Italiani, Empoli | fonte Facebook

 

black bloc_indignati-15-ottobre-24_650x435-w350I provocatori infiltratisi nel corteo di Roma del 15 ottobre hanno subito ottenuto due grossi risultati: quello che una protesta pacifica e di massa venisse trasformata dai mass media e da gran parte del mondo politico italiano in un problema di ordine pubblico e quello di far vietare il centro di Roma ai cortei politici e sindacali di qualunque tipo.

 

Anche se il divieto è stato emanato per un mese è chiaro che la Destra italiana (e purtroppo anche una parte dell’opposizione politica), stanno cercando di restringere gli spazi della protesta e della manifestazione del dissenso. Il vero obiettivo di questo divieto non sono i “black-bloc” ma i grandi cortei sindacali e politici che, in tutta la storia repubblicana, hanno determinato o contribuito a determinare grandi conquiste sociali e hanno rappresentato forme di protesta democratiche e di massa.

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15 ottobre: la violenza di Roma fa respirare il governo

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di Gennaro Carotenuto | su www.retecivicanapoli.org

 

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul 15 ottobre

 

ragazzo-dellestintore-scontri-roma-15-ottobre-w350Dopo mesi di dibattito sul perché gli italiani non si indignassero, un gruppo sparuto, ma comunque di parecchie centinaia di persone, e non del tutto alieno a spezzoni del movimento, come alla maggioranza di noi piacerebbe che invece fosse stato, ha cancellato con una violenza insensata la bellezza e la creatività di centinaia di migliaia di pacifici partecipanti alla manifestazione di Roma. Il Viminale ci ha messo del suo per favorire e reprimere solo apparentemente una violenza che aiuta il governo ad uscire per un attimo dall’angolo e delegittima le ragioni di chi critica l’ordine vigente. Ma non tutto è così semplice.

 

Che la violenza, con o senza demonizzazione annessa, danneggi qualunque movimento, dovrebbe essere patrimonio comune. Che i governi, in particolare un governo alla frutta come quello presieduto da Silvio Berlusconi, abbia da guadagnare dal fallimento della grande e bella manifestazione pacifica di oggi a Roma, trasformatasi nel peggior episodio di guerriglia urbana dal G8 di Genova ad oggi, è altrettanto solare.

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