Italia

Un nuovo approccio galileiano per la resurrezione della sinistra e della democrazia

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di Raffaele D'Agata*

 

*docente di Storia contemporanea all'Università di Sassari, tra i curatori del sito www.katciu-martel.it. E' autore tra l'altro di "La restaurazione imperfetta. Un ventennio di precarietà globale (1990-2010)" (manifestolibri 2011)

 

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L’ordine tolemaico e le sue varianti

 

Politiche che perseguono e producono una forte contrazione della domanda globale (e particolarmente un’ ulteriore contrazione di tassi di occupazione e di livelli di salario reale già in corso di costante diminuzione ormai da più di tre decenni) rappresentano tuttora le sole reazioni alla peggiore crisi che il sistema capitalistico abbia mai conosciuto, se si fa eccezione per quella degli anni trenta del Novecento; e sono anche le sole politiche attualmente prevedibili. Ciò riguarda più o meno direttamente, e in sensi diversi, tanto il centro convenzionale del sistema-mondo quanto quello emergente e ormai quasi effettivo (nonché, certamente, la periferia). Dire questo non significa scoprire una novità. Ma ripetere e ripetersi ciò può essere utile per alimentare la molteplicità di sforzi collettivi che possono e devono capovolgere la situazione.

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Il governo politico dei “mercati” nella versione austera del professor Monti

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di Paolo Ciofi* | su www.paolociofi.it

 

berlusconi-monti-w350*ex parlamentare del Pci, vicepresidente dell'Associazione per il rinnovamento della sinistra e presidente dell'Associazione Articolo 1. E' autore del libro "Il lavoro senza rappresentanza" (manifestolibri, nuova ed. 2011)

 

A Berlusconi, che gli chiedeva di fare il leader di un governo di centro-destra, il prof. Monti avrebbe risposto così: «i mercati vogliono le larghe intese» (Corriere della sera del 12 novembre). Poche parole che in modo folgorante chiariscono il senso della fase che stiamo vivendo: innanzitutto, perché il Cavaliere alla fine sia stato costretto a scendere da cavallo, e perché al suo posto sia asceso l'austero supertecnico eurobocconiano. Già da tempo i "mercati", come ha scritto più volte l'Economist, non si sentivano garantiti da un personaggio giudicato impresentabile, troppo permeabile alle spinte populiste del leghismo, del tutto inabile come uomo di Stato e di governo.

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Resistere, resistere, resistere...

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di Manuela Palermi | su www.pdci.it

 

pomigliano11-w350Prima c’è stato Pomigliano. Poi è seguita Mirafiori e infine la ex Bertone. Ma a Marchionne non basta. Quel contratto di Pomigliano deve diventare il contratto nazionale di tutte le lavoratrici e i lavoratori del gruppo Fiat.


Cosa non va nel contratto di Pomigliano sottoscritto da Fim Cisl, Uilm Uil, Fismic, Ugl e Associazioni Quadri e Capi? Perché la Fiom Cgil s’è rifiutata di firmarlo?


Ripercorriamolo brevemente. Intanto viene anticipato, nero su bianco, quello che sta avvenendo oggi: il contratto nazionale dei metalmeccanici se ne va a benedire, viene sostanzialmente cancellato. E infatti oggi Fiat annulla ogni accordo sindacale in essere e vuole fare un contratto nazionale ad hoc.

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Riforma delle Pensioni: perché non si può che dire NO

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di Stefano Barbieri (direzione nazionale PdCI – Federazione della sinistra)

 

governo monti_senatoNel pieno di quella che si avvia a diventare la più grave crisi economica del capitalismo europeo e mondiale, per la quale nel nostro Paese viene chiamato a governare il meglio della nomenclatura borghese e capitalista guidata dal Prof. Monti, c'è chi mette al primo posto delle cose da fare una nuova riforma pensionistica in Italia. A detta di molti, anche a sinistra, sembrerebbe che se non si facesse questo intervento, l'Italia non reggerebbe al giudizio dei mercati, il suo bilancio pubblico andrebbe in default e, per effetto domino, crollerebbe l'euro, l'Unione europea e l'economia mondiale.

 

Un disastro insomma. In effetti la situazione dei conti pubblici italiani è drammatica, ma, per risanarla, rimane inspiegabile l'attenzione spasmodica verso il nostro sistema pensionistico che non più tardi di qualche mese fa veniva presentato come il nostro fiore all'occhiello rispetto ai ritardi e alle difficoltà di riforma incontrati da altri paesi, a cominciare dalla Francia.

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Mattei: se svendiamo l’Italia ci bruciamo il futuro

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di Ugo Mattei, lettera aperta al "Corriere della Sera"

 

ugo matteiCaro direttore, per incassare 6 miliardi, circa l’8% di quanto paghiamo di interessi sul debito pubblico ogni anno, pare andranno in vendita 338.000 ettari di terreni agricoli che oggi sono proprietà pubblica. Se non si farà attenzione, le conseguenze di una tale scelta, che in Africa è nota come land grab (appropriazione di terra) operata da grandi gruppi multinazionali, potrebbero essere serie, e portarci verso la dipendenza alimentare dall’agrobusiness. Potrebbero derivarne danni sociali ingenti subiti in primis dai nostri piccoli agricoltori che non potendo competere con quei colossi nell’acquistare, finirebbero per vendere anche i loro appezzamenti (come già avvenne quando i latifondisti comprarono le proprietà comuni messe in vendita da Quintino Sella). La scelta di vendere è definitiva e ci riguarda tutti, presenti e futuri. Andrebbe fatta con grande cautela soprattutto quando ci si trova sotto pressione internazionale. Il processo di elaborazione teorica e pratica della categoria giuridico-costituzionale dei beni comuni discende da questa considerazione.

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Ripartiamo dal «no» a Monti

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di Giorgio Cremaschi | su il Manifesto

 

cremaschiMi dispiace tanto, ma questa volta non sono proprio d'accordo con il mio amico Marco Revelli. Io non bacio il rospo e mi preparo a fare tutto quel che mi è possibile per mandarlo via. Confesso che non sono sceso in piazza con la bandiera tricolore per festeggiare la caduta di Berlusconi. Ho passato questi ultimi 17 anni a combattere Berlusconi, la sua cultura, le sue prepotenze. Prima ho fatto lo stesso con il suo maestro Craxi. Eppure la sera del 12 novembre non l'ho sentita come una liberazione. I paragoni storici che si stanno facendo mi paiono fuorvianti. Come Revelli non vedo nessun 25 aprile in atto. Non mi risulta che il governo di allora fosse di larghe intese tra Cln e Repubblica sociale. Ma non vedo nemmeno un chiaro 25 luglio, se non per l'annuncio del governo Badoglio: «La guerra continua». Se proprio si deve ricorrere ai paragoni storici, bisogna tornare all'Europa del 1914. Al suicidio di un continente nel nome della guerra e del nazionalismo, e alla corrispondente dissoluzione di gran parte della sinistra socialdemocratica e dei sindacati. Oggi per fortuna non siamo a quel punto, ma è sicuramente in atto un suicidio e una dissoluzione dell'Europa e della sinistra in essa.

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PALERMI "Marchionne è un irresponsabile"

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di Manuela Parlermi | su ww.pdci.it

 

marchionne-sergio9"L’atteggiamento di Marchionne è  irresponsabile. Annullare tutti i contratti stipulati provocherà un vuoto normativo e contrattuale che gli consentirà di avere mano libera sulle condizioni dei lavoratori, ma non per questo salverà l’azienda che, grazie alle sue scelte industriali, è agli ultimi posti nelle classifiche delle vendite da quando esiste". A dichiararlo è Manuela Palermi della segreteria nazionale del Pdci-Federazione della Sinistra. "Con questa scelta la Fiat si macchia anche di violazioni di carattere costituzionale. La prima è che la Fiom, non avendo firmato il miserabile accordo di Pomigliano, non potrà fare negoziati anche essendo il primo sindacato e quindi sarà cancellata dagli stabilimenti del gruppo Fiat; la seconda che le lavoratrici e i lavoratori non potranno più scegliere liberamente il sindacato cui aderire, ma soltanto quelli di gradimento del padrone.

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