Italia

Ci vediamo questa sera. Se non muoio sul lavoro

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mortibianche murodi Carmine Tomeo
da lacittafutura.it

Ancora due morti sul lavoro, questa volta a Livorno. Le chiamano morti bianche per non indagare sulle cause di una strage quotidiana, inarrestata e inarrestabile se la vita umana diventa variabile dipendente dal profitto.

“Ciao tesoro, ci vediamo questa sera”. Poi si esce per andare al lavoro. Verso un cantiere, una fabbrica, su un furgone per consegnare pacchi o in bici per consegnare un pasto caldo. “Ciao tesoro, ci vediamo questa sera”. Un saluto normale, quotidiano, quasi scontato. Come scontato dovrebbe essere tornare a casa dal lavoro. E invece no. Perché è più probabile morire da lavoratori in Italia che da soldato italiano in missione all’estero.

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Le due Italie del lavoro

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lavoro precario cordadi Vittorio Daniele
da economiaepolitica.it

Nell’ultimo ventennio, il mercato del lavoro italiano è stato oggetto di una serie di riforme che lo hanno radicalmente trasformato. Dal “Pacchetto Treu” (L. 196/97) alla “Legge Biagi” (2003), fino ad arrivare al Jobs Act (2015), il quadro di norme sul lavoro è divenuto via via più flessibile. Quanto siano profonde le trasformazioni del lavoro lo dimostra, per esempio, la crescita dell’occupazione a termine, la cui quota in Italia ha ormai superato la media dei paesi dell’Ocse[1]. I dati nazionali non rendono, però, conto delle grandi differenze tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Nel periodo 1997-2017, il tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno è stato, mediamente, tre volte quello del Nord, mentre quello di occupazione più basso di ventuno punti percentuali. In un’economia duale come quella italiana, anche il mercato del lavoro è duale.

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Reddito di cittadinanza nel paradigma dell’occupabilità

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di Carmine Tomeo
da lacittafutura.it

Riceviamo dal compagno Carmine Tomeo e pubblichiamo come contributo alla discussione sulla proposta di reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza può offrire strumenti per l’emancipazione di classe, per la sua ricomposizione e per una coscienza conflittuale?

Quale che sia l’opinione che si ha sul reddito di cittadinanza, quello descritto nella proposta del Movimento 5 stelle risulta abbastanza lontano da ciò che comunemente si immagina parlando di questa misura.

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Il Jobs Act ha ucciso il lavoro stabile. I numeri

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giovani lavoro cercasifuturoda quifinanza.it

I dati del nuovo rapporto sulla qualità del lavoro della Fondazione Giuseppe di Vittorio, Fdv Cgil

Per il Jobs Act, la riforma del lavoro divenuta uno dei cavalli di battaglia dell’esperienza governativa di Matteo Renzi, è tempo di bilanci. Dopo i numeri dell’Istat negli scorsi mesi, ecco il rapporto sulla qualità del lavoro della Fondazione Giuseppe di Vittorio, Fdv Cgil, che sottolinea fra l’altro come gli ultimi quattro anni, dall’inizio del 2014 alla fine del 2017, abbiano visto una crescita dell’occupazione, ma solo un recupero parziale delle ore lavorate. Per le politiche del lavoro in Italia c’è ancora tanto da fare.

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I sindacati di base sul nuovo accordo Confindustria-sindacati confederali

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confederali confindustriaLA POSIZIONE DI USB, CUB E SGB

Gli accordi tra le parti sono intoccabili?

Unione Sindacale di Base (USB) | usb.it

12/03/2018

L'ennesimo accordo tra Confindustria e cgilcisluil sulla struttura della contrattazione pone un quesito che da tempo aleggia: è ancora intoccabile il dogma secondo cui gli accordi raggiunti "tra le parti" valgono di fatto alla stessa stregua di una legge?

Riteniamo sia il caso ormai aprire una discussione franca su questa modalità di governo delle relazioni industriali, soprattutto alla luce di cosa sono diventate le parti sociali, e per quel che riguarda noi, principalmente cosa sono diventate cgilcisluil.

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Il grande sconfitto è il mito europeista

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di Gianpasquale Santomassimo
da ilmanifesto.it

A tutti quelli che fanno analisi molto complicate e politicistiche, che ritengono che un certo partito abbia perso barcate di voti per una parolina sbagliata in tv, per un obiettivo errato nel programma, per quel candidato indigesto ecc., va ricordata una semplice verità: che il grosso dell’elettorato si orienta e ragiona in maniera molto più semplice. Se la «sinistra» è divenuta indigesta e invotabile agli occhi degli elettori questo si ripercuoterà a raggi concentrici, da Renzi a Grasso e ancora più a sinistra.

Le distinzioni che gli appassionati di politica fanno, spaccando il capello in quattro, non hanno alcun valore e non sono intellegibili per l’elettore comune. Si tratta di capire perché vi sia stato un rigetto così ampio e probabilmente definitivo di ciò che è stato considerato «sinistra» negli ultimi decenni.

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Politiche 2018: una lettura dei flussi elettorali

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elezioni 2018 affluenza urnedi Francesco Galofaro per Marx21.it

A partire dal giorno dopo le elezioni politiche del 2018 diversi istituti hanno diffuso i propri dati sui flussi elettorali. A qualche giorno di distanza è interessante confrontarli, in modo da ridurre l'eterogeneità delle interpretazioni che circolano circa il voto degli italiani. Il paragone tra studi diversi si rende necessario anche perché in alcuni casi i dati disponibili aggregano il risultato delle formazioni che si presentarono in coalizione nel 2013, significativamente diverse da quelle attuali. In questo modo non rappresentano cosa è accaduto all'interno delle coalizioni: ad esempio, tra Forza Italia e Lega.

Per cominciare, ecco una panoramica a volo d'uccello sui diversi schieramenti basata soprattutto sui dati IPSOS [1]. Quando necessario, ricorriamo ad altri studi citando le fonti. Le percentuali possono variare, dato che i margini di errore sono i medesimi dei sondaggi; non discordano tuttavia nelle tendenze.

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Il reddito di base è una cosa seria

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cashcashdi Angelo Romano e Andrea Zitelli

Pubblichiamo come contributo alla discussione

Dare un reddito incondizionato a ogni persona per sconfiggere la povertà e garantire una nuova forma di libertà dalla necessità di avere un lavoro per vivere. Un’idea affascinante e radicale, che ha assunto coloriture e caratteristiche diverse a seconda dei periodi storici e delle aree geografiche in cui si è tentato di applicarla. Il concetto di reddito di base non nasce oggi, ha fatto più volte capolino nel corso della storia tra politici, studiosi e imprenditori. Ma, pur avendo avuto tanti “padri nobili”, sia progressisti sia conservatori, non è stato ancora mai messo in pratica per due motivi, scrive Stefano Toso, docente di Scienza delle Finanze all’università di Bologna: per i suoi costi elevati per il bilancio pubblico e per “la diffusa ostilità verso l’idea di erogare un reddito anche a chi, potendolo fare, non offre alla società alcun contributo sotto forma di un lavoro o della disponibilità a lavorare”.

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