Italia

L’Italia ha bisogno di sentire “qualcosa di sinistra”

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bandierarossa acquerellodi Marco Valente
da eticaeconomia.it

Marco Valente analizza alcune delle principali iniziative di politica economica attuate dal governo Renzi e sostiene che esse sono non solo estranee alla tradizione politica dei partiti di sinistra ma anche basate su una prospettiva teorica del funzionamento dell’economia obsoleta e screditata. La conclusione di Valente è che quelle iniziative non sono in grado di far fronte ai problemi per i quali sono state adottate e, al contrario, rischiano di aggravarli se non verranno sostituite da azioni politiche “di sinistra”.

I governi espressi da partiti che si rifanno a tradizioni politiche di sinistra hanno sistematicamente adottato politiche economiche improntate alla “responsabilità” di governo. Non hanno cioè voluto perseguire obiettivi di diretto vantaggio per le proprie fasce sociali di riferimento (lavoratori dipendenti, cittadini a basso reddito, pensionati, disoccupati, ecc.) ma hanno preferito obiettivi che, nelle intenzioni dichiarate, sono di interesse del sistema paese nel suo complesso. Indipendentemente dalla valutazione politica che si voglia fare rispetto a questa strategia, il problema fondamentale è la scelta della prospettiva teorica adottata per determinare quali fossero gli interventi di politica economica necessari. 

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Il prossimo governo si ispirerà allo sceriffo di Nottingham

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alan rickman as sheriff of nottingham indi Claudio Conti
da Contropiano.org

Mentre tutti giocavano a fare il “Macron italiano”, cercando di posizionarsi al meglio ai nastri di partenza delle ormai prossime elezioni politiche, il quasi ex presidente della Consob, Giuseppe Vegas, avvertiva tutta la classe politica che il gioco sta per cambiare ancora una volta.

"L'inflazione si sta progressivamente riportando in prossimità dell'obiettivo del 2 per cento, mentre negli Stati Uniti è già in corso un inasprimento monetario. L'Italia dovrà preparasi ad affrontare la nuova situazione che si profila, non potendo più contare sul puntello esterno della leva monetaria".

Qualche spiegazione per i non addetti ai lavori è necessaria. Il prolungarsi della crisi – dieci anni, ormai – ha scatenato una recessione produttiva disastrosa, che ha avuto come unico effetto apparetemente “positivo” l’azzeramento del tasso di inflazione. Ma i prezzi stabili intorno allo zero percento annuo – o addirittura in zona negativa (deflazione), come avvenuto per qualche mese anche in Italia – sono a loro volta un problema, perché si bloccano gli investimenti privati (un’azienda non investe soldi per produrre di più se non c’è abbastanza domanda, e quindi prospettive di prezzi in crescita controllabile).

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Un paese senza futuro?

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da lacittafutura.it

La netta affermazione del No fra i lavoratori dell’Alitalia mostra che siamo necessariamente un paese senza futuro solo se accettiamo il pensiero dominante neoliberista.

A riaffermare che un altro paese è possibile e che non è necessario seguire il modo di produzione capitalistico nel suo grigio viale del tramonto, ci hanno pensato ancora una volta i lavoratori salariati, questa volta di Alitalia. Nonostante la campagna a tamburo battente dei mezzi di comunicazione di massa, del governo e degli stessi sindacati neocorporativi, tutti pronti a riaffermare che l’unico futuro possibile è la logica nefasta di difendere il posto di lavoro sacrificando ulteriormente i salari, accrescendo disoccupazione e sfruttamento, i lavoratori hanno risposto con un sonoro No. Nonostante il governo avesse affermato, il giorno stesso delle elezioni, che non esisteva alternativa alla logica liberista imposta dal management italo-arabo di Alitalia, che la prospettiva di una nazionalizzazione della compagnia era impensabile, i lavoratori hanno rivendicato la loro dignità recandosi in massa alle urne – oltre il 90% di votanti – e affermando con quasi il 70% dei voti il rifiuto della perversa logica del pensiero unico dominante.

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Le involuzioni degli economisti del lavoro

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lavoratori legodi Amedeo di Maio e Ugo Marani
da repubblica.it

Come in tutte le saghe che si rispettino, è difficile precisare quando divampò l’inizio della fine, ovvero quando gli studiosi sociali del mercato del lavoro cominciarono a far danno alla comprensione dei processi macroeconomici.

L’inizio non era stato malvagio: la trattazione manualistica della determinazione del reddito e dell’occupazione risultava monca di una teoria dei prezzi. Il mercato del lavoro consentiva di sopperire a questa carenza: poiché l’andamento della disoccupazione influenzava, verosimilmente, quello dei salari e questi ultimi, in mercati oligopolistici, la fissazione del prezzo da parte delle imprese; era dunque possibile “chiudere” il modello reddito-spesa. Eravamo all’universalizzazione della Curva di Phillips, uno strumento interpretativo semplice, ma efficace. 

Ancora: poiché in un’economia capitalistica, labili e mutevoli appaiono i confini tra occupati, disoccupati e inattivi, era necessario approfondire i metodi di stima e le cause di passaggio tra le diverse segmentazioni, in primis tra inattività e segmentazione. La teoria del “lavoratore scoraggiato”, in Italia ripresa da Salvatore Vinci e Giorgio La Malfa, è una buona declinazione di questo filone di indagine. Non che non ci fossero esagerazioni: la stima della Curva di Phillips beneficiava delle nuove tecniche econometriche che consentivano, tramite raffinatezze semi-logaritmiche, doppio-logaritmiche e “stiramenti della funzione”, di arrivare sempre al risultato prefisso.

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Italia. Dal 1992 i redditi delle famiglie sono crollati del 20%

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poverta mercatodi Stefano Porcari
da contropiano.org

Era il 1992 quando il liberista Andreatta (ministro democristiano) affermò che per far fronte al debito pubblico occorreva "ridurre di almeno cinque milioni di lire il reddito delle famiglie italiane". Le terapie d'urto dei governi di Maastricht (Amato, Ciampi, Prodi) si assunsero l'onere dell'avveramento della "profezia" di Andreatta. Il piano inclinato dei redditi delle famiglie italiane è cominciato proprio allora e non si è più risollevato. L'Italia si è aggiudicata il primato negativo per "impoverimento" dei redditi delle famiglie nel confronto con i maggiori Paesi europei. La classe media italiana e la fascia a basso reddito, sono state le più colpite con un taglio del 20% nel primo caso e del 23% nel secondo, nell'arco di quasi 20 anni, dal 1991 al 2010. A confermarlo è uno studio realizzato da Pew Reserarch Center.

A conferma che le conseguenze del Trattato di Maastricht sono state una vera e propria maledizione per il nostro paese, il rapporto segnala che nessun altro paese europeo ha registrato un crollo così pesante, neanche la Spagna che non va oltre un esiguo -5%. In Spagna dal 1991 al 2010 il reddito medio familiare è rimasto stabile su 31.885 dollari (poco più di 29.000 euro), mentre in Italia si sia assistito a un crollo del 20% passando (da 37.000 euro del 1991, circa 71 milioni di vecchie lire, ai poco più di 29.000 euro del 2010).

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Il 25 Aprile a Milano

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milano 25apriledi Comitato contro la guerra Milano

Riceviamo dal Comitato contro la guerra Milano

Partiti dalla “base” per la manifestazione del 25 aprile, con lo spezzone della Brigata Immortale, siamo giunti alle 13.15 circa in Palestro. Lì abbiamo posto gli striscioni a terra per indicare lo spazio della Brigata. Alle nostre spalle, in cima a un camion, campeggiava la scritta “NO ONE IS ILLEGAL”, questa è la “parola d’ordine” (oggi si dice “claim”) sulla quale sarà bene riflettere, per poi aprire una discussione con “realtà” come “Cantiere” o “Partigiani in ogni quartiere” che l’hanno fatta propria.

Alle 16 circa il corteo si incammina, una ventina di “sentinelli” passano sulla nostra sinistra scortati dalla Digos, diretti verso la testa del corteo, lì troveranno spazio tra coloro che sono più politicamente vicini, come i “patrioti europei”, tra i quali pare ci fosse qualcuno incoraggiato magari con una mancia…

All’interno della manifestazione ci sono pezzi di partiti organizzati con un kit o con magliette come quella che, in modo un po’ ruffiano ed offensivo, riporta la scritta “Bella ciao”.

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Anche quest’anno arriva il Primo Maggio

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1maggio 2016 wftydi Stefano Barbieri per Marx21.it

Anche quest’anno arriva il Primo Maggio, la Festa del Lavoro. E l’Italia, recita la Costituzione, è una Repubblica fondata sul lavoro.

Bisogna parlare del lavoro, tutti parlano, a volte a sproposito, del lavoro. L’abbiamo fatto anche noi, l’ho fatto anch’io, molte volte dalle pagine di questi sito. Forse troppe volte, forse sbagliando, sempre sperando che chi legge facesse propria la centralità della “questione del lavoro”, della contraddizione tra capitale  e lavoro, dell’idea del “lavoro” come strumento della trasformazione della società.

Già, il lavoro…

E allora parliamo del lavoro dei giovani, quello che manca, che quando c’è è sottopagato, spesso sfruttato, regolarizzato dai voucher (quando c’erano, ma tranquilli, arriveranno forme simili), precarizzato a giorni quando non ad ore.

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