Italia

Che fare dopo la vittoria del NO al referendum costituzionale

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renzi si nodi Stefano Barbieri per Marx21.it

Sul risultato del Referendum Costituzionale molto si è già detto e scritto anche su queste pagine. Certamente la vittoria del No, per l’ampiezza del risultato e la massiccia partecipazione al voto, può essere ascritta tra le pagine più belle delle storia della sinistra italiana, così costellata invece, ormai da molto tempo, di delusioni e sconfitte che ancora bruciano sulle nostre pelli.

Una pagina bella, va sottolineato per molti aspetti e non solo per il risultato finale; il fenomeno più rilevante di questa consultazione è stata la larga partecipazione dei cittadini al voto, inusuale per un referendum e paragonabile a consultazioni politiche. Gli italiani quindi hanno perfettamente colto la rilevanza di questo voto. Da un lato per le implicazioni costituzionali, l’approvazione di una legge che avrebbe cambiato profondamente il funzionamento delle Camere, dall’altro per le implicazioni politiche, rese assolutamente evidenti dalla personalizzazione sul Presidente del Consiglio.

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Populismo di secondo grado e manipolazione dell'esito referendario

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renzi braccialarghedi Elena Maria Fabrizio
da dialetticaefilosofia.it

Ringraziamo il compagno Domenico Losurdo per la segnalazione

Tra i sintomi che affliggono le democrazie occidentali, la manipolazione dell’opinione pubblica e la manipolazione del voto sono i più noti. E non c’è consultazione politica e referendaria, con o senza quorum, che non confermi questo trend. Così, puntualmente, nell’ultima consultazione la tutela della Costituzione e il conseguente rigetto di una riforma irresponsabile che non ci avrebbe protetto da maggioranze retrograde, populiste e autoritarie, viene surclassato da altri dati, dotati di scarsa oggettività e più semplicistici. Non solo i cittadini avrebbero innanzi tutto votato per dire Sì o No al Presidente del Consiglio Renzi e al suo governo, ma con questa scelta, più che esprimersi sulla sua politica e le sue leggi, si sarebbero di fatto espressi sull’alternativa Renzi o il populismo, che è ovviamente sempre quello degli altri, Salvini e Grillo in primis. Sembra quasi superfluo evidenziare che la carente analiticità di questa lettura eleva il populismo a giudizio di secondo grado cui scadono nell’analisi del voto, ma già prima nei modi e nei toni della campagna referendaria, quegli stessi sostenitori che hanno eretto il Pd a partito antipopulista per eccellenza; il quale non cede alla tentazione di dividere ancora una volta l’elettorato nel popolo che interpreta correttamente i propri valori (cambiamento, bellezza, sogno, futuro) dal popolo che al contrario ne sarebbe incapace.

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Per il proporzionale puro subito!

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Senato politicafemminiledi Francesco Stilo

Riceviamo dal compagno Francesco Stilo e pubblichiamo come contributo alla discussione

La legge elettorale "Italicum" fortemente voluta dal PD di Matteo Renzi rappresenta la prosecuzione di quel tentativo, iniziato con la fine della cosiddetta prima repubblica, di manipolare e imbrigliare la libera espressione popolare manifestata attraverso il voto. Nel 1993 la legge Mattarella, dal nome dell'attuale presidente della Repubblica, aboliva il proporzionale, introducendo una forte quota maggioritaria, pari al 75%, nella ripartizione dei seggi di camera e senato. Nel 1995 fu la legge Porcellum, così ribattezzata dal suo stesso ideatore, Roberto Calderoli, a introdurre le liste bloccate, dove cioè non poteva essere espressa la preferenza per un determinato candidato ma esclusivamente per la lista di riferimento, e un premio di maggioranza alla camera per la coalizione vincente senza sbarramento, con meccanismi simili alla legge fascista (Acerbo) del 1923 e alla legge "truffa" del 1953. La legge Calderoli, che in attuazione della legge Tremaglia, dal nome del suo ideatore Mirko Tremaglia ex volontario della Repubblica Sociale Italiana e storico esponente del Movimento Sociale Italiano, ha introdotto il voto per i cittadini italiani residenti all'estero, è stata giudicata parzialmente incostituzionale nel gennaio 2014 dalla Corte Costituzionale, che ha abolito il premio di maggioranza e reintrodotto la possibilità di esprimere il voto di preferenza.

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La risoluzione approvata dal comitato centrale del PCI del 11 dicembre 2016

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da ilpartitocomunistaitaliano.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

La grande vittoria del “NO” al referendum dello scorso 4 Dicembre – alla quale il PCI ha dato, su scala nazionale, il proprio contributo unitario – può inaugurare una nuova fase di cambiamento sociale e politico. La vittoria del “NO” va anche e certamente interpretata, oltre che come difesa della Costituzione e della democrazia, anche come un atto di accusa, di massa, alle politiche liberiste, antidemocratiche e antipopolari imposte dall’Ue e assunte e praticate in Italia innanzitutto dal PD e dal governo Renzi.

Di fronte a quest’esito, l’incarico a Gentiloni e la riproposizione dell’asse governativo renziano per il nuovo esecutivo appare una provocazione inaccettabile. E’ necessaria l’adozione immediata di una legge elettorale proporzionale pura, con cui chiamare subito il popolo alle urne. E’ a partire da tali constatazioni che il PCI respinge, come progetto sbagliato e di retroguardia, la proposta dell’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, volta a ricomporre il centro sinistra, trascinando nell’accordo con il PD i comunisti e la sinistra italiana.

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Comunisti e/o sinceri democratici?

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di Renato Caputo | da lacittafutura.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

Rilanciare dal basso la lotta di classe o riproporre l’unità della sinistra a difesa della Costituzione?

Bene la vittoria al referendum e la caduta del governo Renzi, meno bene l’appiattirsi dei comunisti sulle posizioni dei sinceri democratici. Per quanto resti indispensabile la costruzione di un blocco sociale fra lavoratori salariati e ceti medi, l’avanguardia del proletariato urbano deve riconquistarne l’egemonia.

La netta sconfitta del governo liberal-populista capeggiato da Renzi e la momentanea battuta di arresto del tentativo di proseguire nello smantellamento dei valori democratici della Costituzione offrono la possibilità ai lavoratori salariati di riprendere fiato e riorganizzarsi in funzione della lotta per il socialismo. Il forte e generoso impegno della maggioranza dei comunisti nella battaglia referendaria, divenuta nei fatti la battaglia alle (contro)riforme realizzate dal governo Renzi, ha indubbiamente consentito di riconquistare credibilità fra le masse popolari e riprendere ad accumulare le forze. 

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Dopo il referendum: che fare?

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di Alessandro Pascale
da collettivostellarossa.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

La vittoria del NO al Referendum Costituzionale del 4 dicembre segna una netta cesura nello scenario politico degli ultimi anni, meritando un’adeguata analisi e conseguente proposta politica. Ragioniamo attraverso 10 passaggi.

1. Populismo e ignoranza o rivolta anti-liberista?

La dimensione massiccia raggiunta dal NO (più di 19 milioni di voti, contro i 13 milioni del SI) è stata descritta come il trionfo del populismo e dell’ignoranza di larghe masse che si sono opposte al “cambiamento” facendosi trascinare da vari leader di destra come Salvini, Berlusconi e Grillo.

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Ripristinare il proporzionale e la Costituzione nata dalla Resistenza

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parlamento sessionedi Domenico Losurdo, Presidente dell'Associazione politica e culturale Marx XXI

Per completare la disfatta del progetto reazionario

Dopo la memorabile sconfitta subita da Matteo Renzi, si infittiscono le voci che rivendicano il ripristino del sistema proporzionale. In effetti, la difesa della Costituzione nata dalla Resistenza non può essere considerata completa se non si cancellano gli effetti del sostanziale colpo di Stato che nel 1993 portò alla liquidazione del sistema proporzionale e inflisse un grave colpo alla democrazia. Su questo tema riporto alcuni miei interventi che risalgono all’epoca del colpo di Stato del 1993 (Domenico Losurdo)

La cancellazione del proporzionale e la storia alle sue spalle

Alla vigilia del referendum che ha introdotto il sistema maggioritario, un giornalista ha fatto osservare: «Tutte le revisioni [costituzionali] rispondono a quella specie di legge non scritta che gli esperti chiamano la regola dell'evento esterno. Il principio dice che le Costituzioni moderne vengono modificate o addirittura sostituite totalmente a causa di eventi esterni e traumatici» [1].

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Referendum: l’amaro day after del Pd e lo spaesamento da sconfitta

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da aldogiannuli.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

Sono stato in trasmissione a La7 dove ho sentito Chicco testa dire cose che non  stanno in piedi: “è vero che Renzi ha perduto, ma ha un 40% che ne fa ancora il partito di maggioranza relativa, mentre il no è solo una confusa mescolanza di cose troppo diverse”. Come se il 40% delle europee fosse restato compatto intorno a Renzi. Cominciamo da questo. 

E’ vero che il Pd era la più consistente forza elettorale del Si, ma non l’unica, c’erano verdiniani, alfaniani, un pezzo di Forza Italia e di elettorato M5s che, stando alle analisi del risultato,  rappresentano circa un terzo  del famoso 40% e non si tratta di cose troppo omogenee fra loro o vi pare che Verdini e Cuperlo, Alfano e Fassino vogliano le stesse cose? La verità è che i cartelli del si e del no, come sempre, si sciolgono la sera stessa dei risultati ed ognuno riprende la sua strada.

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Socializzazione dello sviluppo tecnologico e lotta per la riduzione dell'orario di lavoro

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di Sergio Cimino | lacittafutura.it

Perché all'automazione dei processi produttivi non è seguita una riduzione dei tempi di lavoro?

La rivendicazione della riduzione dell'orario di lavoro come questione disgiunta da un discorso complessivo sul rapporto di potere tra capitale e lavoro può condurre a risultati effimeri, soggetti ad una compromissione parziale o totale ad opera della controffensiva padronale.

Con la fine del periodo storico caratterizzato dalle più imponenti conquiste del movimento operaio anche la tendenza ad una progressiva riduzione dell'orario di lavoro conosce una battuta d'arresto, fino ad arrivare alla messa in discussione di quelli che si ritenevano dati strutturali ormai consolidati. In Europa solo qualche anno fa imperversava la discussione sull'opt-out, ossia la clausola che consente di derogare il limite di 48 ore dell'orario settimanale (con la possibilità di arrivare fino a 65 ore settimanali). Ma i segni più evidenti sono quelli rintracciabili nella generale regressione che si registra in sede di contrattazione sindacale.

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Una vittoria del popolo, un messaggio per la sinistra

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da ilpartitocomunistaitaliano.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

Il 59,1% ai NO (senza il voto estero sarebbe il 60%) è lo stesso risultato che ottenne il NO nel primo referendum della storia della Repubblica, quello del 1974 contro il divorzio. Sono anche altre le similitudini tra quella consultazione e l’attuale, benché prevalgano le differenze.

Si possono già ricavare alcuni significati di questo voto, cominciando a leggerlo al suo interno in attesa che un’analisi più approfondita possa eventualmente fornirci valutazioni più precise.

Perché è stata una vittoria del popolo?

Nell’esito hanno certamente contato l’orientamento e l’azione delle forze politiche, dei loro apparati, tuttavia fare una trasposizione automatica tra percentuali ottenute in questi anni dai partiti del NO e l’esito del referendum, significa non capire quello che è successo. Una simile interpretazione avrebbe, forse, avuto più senso se l’affluenza fosse stata un po’ al di sotto del 50%.

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