Italia

Intesa Sanpaolo: un piano industriale da paura

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Intesa sanpaolodi C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Intesa Sanpaolo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il 6 febbraio scorso ISP ha presentato al mercato e ai sindacati il Piano d’Impresa 2018-2021, insieme ai risultati 2017 e all’annuncio di un nuovo Lecoip 2.0 per incentivare il personale. Come era ampiamente preannunciato, il Piano si propone obiettivi estremamente ambiziosi, aggressivi e sfidanti, con ampio utilizzo di toni sopra le righe per autocompiacimento, esaltazione, orgoglio d’appartenenza. Sfrondato dall’eccesso di testosterone e ricondotto ad una corretta dimensione di pianificazione delle condotte future, da parte di un management ansioso di strafare, il piano rappresenta un documento utile per leggere cosa ci aspetta nei prossimi 4 anni.

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La bomba sociale delle pensioni

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pensionidi Felice Roberto Pizzuti
da sbilanciamoci.info

Sbilanciamo le elezioni/ Se si proietta nei prossimi 2-3 decenni la situazione attuale, larga parte di coloro che sono entrati nel mercato del lavoro dalla metà degli anni ’90, oltre ad essere penalizzati da salari bassi e saltuari nella vita attiva, lo saranno in misura corrispondente anche come pensionati

Nel nostro sistema previdenziale sta crescendo una vera e propria “bomba sociale”[1] generata dalla combinazione dei cambiamenti intervenuti a partire dagli anni ’90 nel mercato del lavoro e nel sistema pensionistico e, in particolare, dal passaggio del calcolo della pensione al metodo contributivo.

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La settimana dei commessi dura 8 giorni

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settimana lavoro commessidi Francesco Iacovone

da francescoiacovone.com

“Settimane da otto giorni”, fine settimana e feste aboliti, niente progetti sul futuro. Ecco la denuncia dei lavoratori del commercio. Dei commessi.

«Ormai inventeranno la settimana da 8 giorni e aggiungeranno qualche giorno ai 365 dell’anno per poter tenere aperto il negozio», sorride Luisa, laureata in economia alla Sapienza di Roma. «I giorni rossi sul calendario sono diventati tutti neri. Non abbiamo domeniche libere, non abbiamo più niente. Loro ci danno gli orari e noi siamo costretti a subirli. E se protestiamo diventano guai», racconta.

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Amazon? Le cassiere dei supermercati il bracciale elettronico lo indossano già

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cassiera braccialettodi USB Lavoro Privato | usb.it

Il bracciale elettronico brevettato da Amazon non è nulla di nuovo. Forse il simbolismo che lo associa a quello dei carcerati fa paura, ma le cassiere dei supermercati un braccialetto simile – anche se non visibile – lo subiscono da una vita.

Già, perché il sistema di elaborazione elettronica delle aziende della GDO da tempo si concentra sul calcolo della produttività oraria di una cassiera: quanti prodotti all’ora passa sullo scanner, quant’è lo scontrino medio, quante promozioni e così via.

E la testimonianza di Alessia, una delle tante cassiere di supermercato che ci ha segnalato le sue difficoltà, sta lì a dimostrarlo senza ombra di dubbio: “Ebbene sì. Ieri mi è stata controllata la media cassa a fine turno. La responsabile sostiene che dobbiamo avere una media superiore ai 27 articoli battuti al minuto. La mia ieri è stata di poco superiore ai 29. Sono nella media insomma.

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Una replica al presidente della Repubblica Mattarella

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Comunicato dei partecipanti e organizzatori del convegno “Giorno del ricordo. Un bilancio”

Riceviamo dal Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia e volentieri pubblichiamo

I partecipanti e gli organizzatori del convegno “Giorno del ricordo. Un bilancio”, tenutosi a Torino, in data odierna, hanno preso atto del comunicato del Presidente della Repubblica, sulla ricorrenza del 10 febbraio, inserita, con legge del Parlamento del marzo 2004, nel calendario delle feste civili della Repubblica. Le parole del massimo rappresentante dello Stato lasciano sgomenti, in quanto non sono altro che una riproposizione degli elementi portanti della propaganda revanscista e persino neofascista. Accanto al vago riconoscimento “della durissima occupazione nazi-fascista di queste terre”, il presidente Mattarella addita ancora una volta alla pubblica ignominia il “comunismo titino”, mostrando una inaccettabile ignoranza dei fatti storici(ci limitiamo per esempio a far notare che a fianco delle formazioni partigiane jugoslave erano combattenti di ogni nazionalità e i loro nemici, prima ancora che gli italiani o i nazisti tedeschi, furono soprattutto croati “ustascia”, sloveni “domobrani”, serbi “cetnizi”, albanesi “balisti”) e accodandosi a uno sciagurato uso politico della storia: una storia manipolata, riscritta, e “adattata” ad usum.  

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Torino 10/2/2018: Giorno del Ricordo, un bilancio

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torino100218da cnj.it

Si terrà il giorno sabato 10 febbraio 2018 a Torino, presso il caffé Basaglia, in via Mantova 34 dalle ore 10 alle 17.30, il convegno nazionale: GIORNO DEL RICORDO, UN BILANCIO

Obiettivo dell'iniziativa, organizzata dalla associazione Jugocoord Onlus e dalla rivista di storia critica Historia Magistra, è una analisi delle conseguenze della istituzione del "Giorno del Ricordo" (Legge n.92 del 2004) e delle sue celebrazioni sino ad oggi. Attraverso qualificate relazioni scientifiche saranno investigate le ricadute dell'inserimento del "Giorno del Ricordo" nel calendario civile della Repubblica, che appaiono molto pesanti a livello politico, culturale e di autopercezione identitaria della Nazione, nonché a livello didattico-scientifico e financo per le casse dello Stato. Per converso, ad oggi il numero totale delle persone alla cui memoria sono stati attribuiti i riconoscimenti previsti dalla Legge è di appena 323, di cui "infoibati" in senso stretto una minima frazione, mentre la gran parte di queste figure sono appartenenti alle forze armate o personale politico dell'Italia fascista, senza contare gli episodi che non hanno niente a che fare con la narrazione ufficiale delle "più complesse vicende del confine orientale" cui si riferisce la Legge.

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Abrogare la Legge sul Giorno del Ricordo, ha riabilitato fascisti e fascismo e mina i rapporti con gli sloveni

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giornoricordodi Marco Barone, 31 gennaio 2018
da xcolpevolex.blogspot.it

La memoria condivisa non esiste, non può esistere e non potrà mai esistere perchè ha come unico scopo quello di piegare ogni verità storica ostile alla "non" verità a cui aspira il revisionismo storico. Seguendo la logica della giorno del ricordo, introdotta con la legge del 2004, e che un grande scrittore come Boris Pahor ha definito poco europea, in cosa consisterebbe la "verità" storica che si sta consegnando alle generazioni future? Ignorate le cause e gli effetti del fascismo e del nazismo, e tutte le barbarie compiute contro gli "slavi" accade, secondo la disonestà storica di chi cura questa operazione, che di punto in bianco arrivano i cattivi barbari, banditi, criminali, comunisti "slavi", occupano Trieste e Gorizia, spazzano via tutto quello che è italiano, uccidono poveretti che non avevano colpe, li gettano vivi nelle foibe, donne, anziani, bambini, impiccano in modo selvaggio però poi per fortuna gli americani convinceranno i cattivi e disumani jugoslavi ad andare via e finalmente, Gorizia e Trieste  poi potranno  festeggiare la loro libertà e la loro liberazione che sarà 12 giugno del 1945.

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Dalla subalternità socialdemocratica alla precarietà

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politici segnodi Carmine Tomeo
da lacittafutura.it

Il dominio crescente del capitale sul lavoro è figlio anche della storica subalternità della socialdemocrazia al pensiero economico mainstream.

Scrive Marta Fana, ricercatrice in economia presso l’Institut d’Études Politiques di Sciences Po a Parigi, che il risultato a cui si è ormai pervenuti nel mondo del lavoro, nel rapporto tra lavoratore e impresa, “è l’avanzare di forme di sfruttamento sempre più rapaci che pervadono ogni settore economico, con labili differenze tra lavoro manuale e cognitivo” [1]. Come si può darle torto? La svalorizzazione del lavoro a cui assistiamo da qualche decennio è progredita di pari passo con la valorizzazione del capitale.

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Amazon brevetta il bracciale elettronico. ‘Pagati per lavorare, non per pensare’ come un secolo fa

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amazon piacenzadi Francesca Fornario
da ilfattoquotidiano.it

“Voi siete pagati per lavorare, non per pensare; c’è qualcun altro che è pagato per questo”. È quel che spiegava poco più di un secolo fa a un operaio Frederick Winslow Taylor, campione di tennis e primo classificato agli Us Open del 1881 in coppia con il cognato Clarence Clarke; campione di golf volato a rappresentare gli Stati Uniti d’America alle olimpiadi di Parigi del 1900, ingegnere e inventore del “taylorismo”, la teoria sull’efficientamento del ciclo produttivo che prometteva di eliminare in un colpo solo i movimenti superflui del lavoratore e il conflitto di classe ottenendo “il massimo dei benefici per i dipendenti, i dirigenti e i proprietari di azienda”.

"Il preciso risultato dell’applicazione di queste teorie è la riduzione della necessità di pensiero da parte degli operai”, chiosava entusiasta il suo emulo Henry Ford, che ha tradotto le teorie del campione di tennis e golf Frederick Winslow Taylor nella catena di montaggio.

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