Italia

L'università pubblica: il cantiere delle politiche liberiste

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di Beniamino Caputo
da www.lacittafutura.it

L’università pubblica, dopo anni di controriforme, ha ormai perso il suo scopo originario, ovvero quello di essere il luogo della ricerca scientifica, della sperimentazione e non da ultimo della formazione del sapere critico, per diventare il cantiere in cui si sperimentano le politiche liberiste poi attuate nel mondo del lavoro.

L’università nasce come un luogo dove si sperimenta, dove si fa scienza e dove dovrebbe formarsi la coscienza. Purtroppo questi non sembrano più essere i fini dell’università pubblica italiana. Oggi le università sono tutt’al più il luogo dove si sperimentano le politiche liberiste che verranno attuate poi nell’intera società civile. Nelle università è infatti da tempo in atto: i) la frammentazione dei contratti di lavoro, il lavoro per chiamata diretta (la cooptazione) e i licenziamenti (legalizzati ormai da tempo) ii) gli scontri generazionali tra giovani ricercatori precari e meno precari e tra questi e i più anziani che hanno invece un contratto a tempo indeterminato, iii) la meritocrazia, utile a tagliare drasticamente il finanziamento pubblico e giustificare i tagli, iv) la privatizzazione, attraverso la quale imprese private si impadroniscono dei frutti della ricerca scientifica e ne determinano le scelte, contrariamente al principio già di Galilei dell’importanza della libertà della ricerca per il progresso dell’umanità.

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Guerra e precariato, le comuni verità di Luttwak e Poletti

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di Giorgio Cremaschi
da www.carmillaonline.com

Chissà perché in questi giorni ho finito per associare Edward Luttwak a Giuliano Poletti. Sono due persone diversissime per storia cultura e esperienze, l’uno intellettuale militante dell’imperialismo USA, l’altro burocrate un poco rozzo del pentitismo comunista. Sono persone normalmente lontanissime eppure le loro uscite di questi giorni sui mass media italiani me li hanno fatti sembrare assai vicini. Il primo a La7 ha rivendicato con orgoglio il sostegno degli Stati Uniti ai talebani e a ciò che ne è seguito. È stato un buon affare comunque, ha detto, perché in Afghanistan è crollata l’Unione Sovietica è così l’Occidente ha visto sconfitto il suo principale nemico. Il secondo ha dichiarato inutili le lauree con alti voti, magari conseguite in ritardo, e poi ha rivendicato la necessità di superare il concetto stesso di orario di lavoro, sostituendolo con la retribuzione a prestazione. Io trovo che entrambi abbiano brutalmente descritto la verità. Per Luttwak la guerra si fa per conquistare potere e chi la vince, qualsiasi mezzo usi, ha sempre ragione. Non troveremo in lui le ributtanti ipocrisie sulle guerre umanitarie e democratiche. Le guerre servono a tutelare precisi interessi e per questo devono essere astute e spietate. Le guerre di Luttwak sono quelle del capitalismo liberista e globalizzato di oggi, quello santificato da George Bush padre allorché dichiarò: il nostro sistema di vita non è negoziabile e verrà difeso in tutti i modi.

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Sviluppare in Italia il movimento a difesa della Costituzione nata dalla Resistenza

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tricolore manidi Andrea Catone

Si sta sviluppando in Italia – con l’iniziativa dei diversi Comitati a difesa, attuazione e rilancio della Costituzione e del Coordinamento per la democrazia costituzionale – un movimento di opposizione alla “svolta autoritaria” prodotta dalla combinazione della legge elettorale Italikum (entrata in vigore il 23 maggio 2015) e delle controriforme costituzionali, che non hanno ancora completato il loro iter parlamentare.

Questa azione poggia su due gambe: 1) il ricorso nei tribunali, 2) la preparazione della battaglia referendaria, che richiede una grande mobilitazione di massa.

Grazie all’impegno militante di alcuni avvocati – tra cui Carlo Felice Besostri, già protagonista del ricorso che portò agli inizi del 2014 la Corte costituzionale a sancire l’incostituzionalità del Porcellum– si stanno presentando in tutta Italia, ricorsi sull’incostituzionalità dell’Italikum. La presentazione del ricorso, che, dal punto di vista strettamente tecnico-giuridico, potrebbe essere fatta anche da un solo cittadino elettore, è stata in diverse città occasione per un’azione più ampia di coinvolgimento di cittadini, associazioni, rappresentanti di forze politiche, che possono prefigurare la formazione di quel fronte ampioe unitario per la difesa e attuazione della Costituzione, di cui abbiamo fortemente bisogno, anche in vista della battaglia referendaria, che si svolge sul terreno della mobilitazione popolare e di massa.

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Lo stravolgimento della Costituzione Italiana

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di Giorgio Raccichini

Siamo giunti ad una fase cruciale della storia repubblicana italiana. La crisi di identità e di rappresentanza politica e la disarticolazione del mondo dei lavoratori permettono oggi alle forze del grande capitale, riunite intorno a Renzi, di tentare, con una relativa sicurezza di successo, il colpo da sempre agognato: quello di modificare un testo costituzionale per loro eccessivamente imbevuto di principi solidali rimandanti sia al socialismo che al solidarismo cattolico.

Perché proprio ora? La Costituzione antifascista del ’48 è stato il frutto sofferto della lotta di classe in un preciso momento storico in cui le organizzazioni delle classi lavoratrici, sia in Italia che all’estero, erano in poderosa ascesa. Né i colpi di mano della DC né la “strategia della tensione”, in quel quadro dei rapporti di classe, ebbero nei decenni successivi il potere di bloccare completamente il processo di attuazione del testo costituzionale. Tuttavia negli ultimi vent’anni, come detto sopra, la situazione è radicalmente mutata.

Per quanto concerne l’assetto istituzionale dell’Italia, due saranno i grimaldelli che consentiranno lo stravolgimento della Costituzione anche nella parte che enuclea i principi fondamentali della Repubblica Italiana.

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Jobs Act, un problema di Costituzione

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jobs act renzida Rassegna.it

Tre docenti universitari, esperti di diritto del lavoro, mettono sotto esame la riforma del governo Renzi. Licenziamenti, demansionamento e controllo a distanza: quello che si sostanzia è un tentativo di modifica della Costituzione materiale del Paese

Con il Jobs Act cambiano i rapporti di forza all’interno del mercato del lavoro. Cambiano gli equilibri tra diritti fondamentali, quello del lavoro e quello della libertà di iniziativa economica. Cambia, insomma, seppure senza modifiche formali, la Costituzione materiale del paese, che non è più quella edificata sulle conquiste degli anni ‘70, ma sembra tornata molto più indietro.

È un’analisi molto severa, ma che assume particolare valore perché a svilupparla sono tre “addetti ai lavori”, tre professori di Diritto del Lavoro di atenei diversi, Perugia, Siena e Bologna, chiamati ad esaminare la nuova normativa introdotta dal governo Renzi all’interno di un seminario di formazione, promosso dalla Cgil dell’Umbria a Perugia (il secondo sul Jobs Act, questo era il primo). Seminario introdotto e coordinato da Giuliana Renelli, segretaria regionale Cgil, che ha esaminato nel dettaglio la riforma degli ammortizzatori sociali (“un mare magnum di incertezze”) e animato appunto dagli interventi dei tre “prof” - Stefano Giubboni (Università di Perugia), Giovanni Orlandini (Università di Siena) e Andrea Lassandari (Università di Bologna) - prima delle conclusioni di Corrado Barachetti, responsabile 'Mercato del lavoro' della Cgil nazionale.

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Brancaccio: “Per la nostra economia c'è poco da esultare”

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da www.fiom-cgil.it

“Se la tua squadra del cuore sta perdendo 10 a 0 e a pochi minuti dalla fine della partita riesce a segnare un goal, non ti metti mica a fare i salti di gioia...”. Emiliano Brancaccio, economista e docente all'Università del Sannio, usa questa metafora calcistica per stigmatizzare l'enfasi con cui il governo e i partiti della maggioranza decretano la fine della crisi economica e l'inizio della ripresa.

Però tra gufi lo possiamo ammettere, qualche segno positivo negli indicatori economici c'è. O no?

Innanzitutto lascerei in pace i simpatici e bellissimi gufi. Semmai chi critica la narrazione governativa della crisi e della presunta ripresa è una Cassandra, personaggio che certamente fa previsioni spiacevoli, ma che altrettanto certamente coglie nel segno. Proviamo a ragionare sui dati. L'anno in corso dovrebbe chiudersi con un aumento del Pil dello 0,9%. Su questa previsione si basano i messaggi di ottimismo del governo, che per questo invoca l'applauso del pubblico. Ma questa retorica si scontra con il fatto che dall'inizio della crisi abbiamo perso 10 punti di Pil: come segnare un goal quando si è sotto 10 a zero, appunto. Mi pare ci sia poco da esultare. Aggiungo che è fuori luogo anche l'entusiasmo del governo per i dati sull'occupazione. 

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Manifestazioni contro Buona scuola, no a qualsiasi forma di repressione

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da www.comunisti-italiani.it

In varie città si sono svolte manifestazioni contro la “buona scuola” voluta dal governo Renzi. Una “riforma” che tutto è meno che “buona”.

Manifestazioni pacifiche fino a quando non ci sono state violente cariche della polizia. Le fotografie e i video di quanto successo dimostrano come la violenza contro i manifestanti sia stata ingiustificabile. Invece di garantire a tutti il diritto di manifestare, il governo Renzi usa la violenza per reprimere il dissenso.

Questo governo, che nulla ha di democratico e tanto meno di sinistra, si dimostra ogni giorno più reazionario. Scatenare la violenza contro migliaia di studenti, insegnanti e cittadini che hanno l’unica colpa di lottare contro le arroganti decisioni governative è qualcosa di estremamente grave.

Si rompe, ed è il governo a farlo, qualsiasi rapporto tra chi si arroga il privilegio del “potere” e il cittadino considerato un suddito che non può né protestare né alzare la testa di fronte a quelle che, giustamente, ritiene “riforme” sbagliate, inique, penalizzanti.

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Fiom. 21 novembre 2015. Manifestazione nazionale. Unions! Per giuste cause

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roma 211115da www.fiom-cgil.it

La legge di stabilità presentata dal governo non ci piace. È la stessa logica dei provvedimenti che hanno peggiorato e reso più precarie e insicure le condizioni dei lavoratori, dal Jobs act, alla «buona scuola» allo «sblocca Italia». Le misure proposte perseverano sulla strada dell'ingiustizia sociale, non mettono in atto reali misure per lo sviluppo, la ripresa degli investimenti, la crescita dell'occupazione stabile, la lotta alla povertà e alle disuguaglianze sociali, non combattono l'evasione fiscale e la corruzione – anzi le assecondano – e producono un’ulteriore riduzione alla spesa pubblica a partire dai tagli alla sanità, inoltre fanno pagare un ulteriore prezzo al Mezzogiorno che non compare nemmeno tra i titoli.

Contro questa politica economica e sociale bisogna mobilitarsi per rivendicare scelte diverse e proposte che si affiancano alle nostre rivendicazioni contenute nella piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici.

Il 21 novembre la Fiom scende in piazza a Roma, insieme alle associazioni, ai movimenti e alle persone che in questi anni si sono battuti, e vogliono continuare a farlo, per contrastare le politiche di austerità europee, e le conseguenti scelte dei diversi governi del nostro Paese, per affermare i princìpi della nostra Costituzione ponendosi l’obiettivo di riunificare tutto il mondo del lavoro e affermare un nuovo modello ambientale, sociale ed economico, solidale e democratico. Insieme per avviare una mobilitazione vasta che, in coerenza con le lotte dello scorso autunno, coinvolga tutte le categorie del mondo del lavoro e tutta la Cgil.

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Il 1 e 2 Novembre si è tenuto a Cipro il Congresso Mondiale delle lavoratrici promosso dalla Federazione Sindacale Mondiale

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da usb.it

Hanno preso parte a questo importante appuntamento delegate di 26 paesi di quattro continenti, in rappresentanza di 45 organizzazioni sindacali affiliate alla Federazione Sindacale Mondiale.

Erano presenti delegate in rappresentanza di:

• Europa Francia, Spagna, Paesi Baschi, Portogallo, Italia, Grecia, Cipro, Russia, Bielorussia, Repubblica Ceca, la parte di Cipro occupata dalla Turchia
• Africa Somalia, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Sud Africa
• Medio Oriente Palestina Syria Egitto
• Asia India, Nepal, Vietnam
• Sud America Cile, Venezuela, Brasile
• Centro America Panama e Messico

Usb ha partecipato ai lavori del Congresso ed ha centrato il suo intervento sulla condizione delle lavoratrici in Europa.

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