Italia

Altri caduti sul lavoro

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morti bianchedi Giorgio Langella

L'altro ieri a Bassano un altro morto sul lavoro. Mariano Bianchin, operaio è stato schiacciato da una pressa. Un'altra orribile tragedia. La conferma di una strage di lavoratori che continua senza soste. Questa tremenda notizia segue quella della morte di un altro lavoratore, Antonio Orlandi, a causa di un'esplosione avvenuta in una ditta di Arzignano solo qualche giorno fa. 

In Italia, da inizio anno, sono 27 i caduti nei posti di lavoro e 50 se si considerano i morti lungo le strade. Nel 2015 sono stati 678 i morti per infortunio nei posti di lavoro e oltre 1.400 quelli complessivi di chi è deceduto lungo le strade o in itinere. Nel 2015 c'è stato un incremento del 2,6% rispetto al 2014 e del 6,1% rispetto al 2013. Una crescita che evidenzia come il lavoro in Italia sia sempre più precario e insicuro.

Alle loro famiglie di ognuno di loro vanno le più sincere espressioni di cordoglio e solidarietà di tutti.

Ricordare i nomi di queste vittime del lavoro serve a rendersi conto che le tragedie che accadono nel lavoro non possono ridursi a numeri di statistiche ma distruggono vite, intelligenze e speranze di persone e famiglie. Sono tragedie che difficilmente possono essere considerate solo effetto di un destino avverso.

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27 gennaio: mobilitazione antifascista per la giornata della Memoria

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pc ucraina bandieraDal Comitato contro la guerra di Milano e dal Comitato catanese di solidarietà con l'Ucraina Antifascista riceviamo questo appello

Il 17 dicembre il parlamento ucraino ha messo fuori legge il Partito Comunista, togliendo voce alla più grande e organizzata forma di dissenso nel paese. Tutto questo è accaduto nel silenzio generale dei media europei e con la complicità dell'Unione Europea che è stata, fin dagli albori del golpe di Kiev, uno dei maggiori sponsor del nuovo governo ucraino al cui interno sono presenti almeno tre ministri neonazisti che si richiamano apertamente a posizioni antisemite. Non bastasse questo, l’Unione Europea ha firmato un Trattato di Amicizia con il governo ucraino e si è impegnata a finanziarlo per alcuni miliardi di Euro.

Mentre in Ucraina è in corso una persecuzione contro coloro che si sono opposti al colpo di Stato di due anni fa, in Europa occidentale si tenta, richiamando l'allarme terrorismo, di restringere l'agibilità politica e le libertà individuali di cittadini dei vari paesi europei. Per raggiungere tale obiettivo il Presidente francese Hollande ha dichiarato di voler modificare perfino la stessa Costituzione francese.

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Eni e Saipem: il governo italiano complice ed artefice della deindustrializzazione dell’Italia

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di Valerio Beccegato, Partito Comunista d’Italia di Padova | da www.comunisti-italiani.it

In questi giorni assistiamo ad una ridicola guerra delle parole tra il Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi ed il Presidente della Commissione Europea Juncker: una esibizione muscolare ipocrita e falsa da parte del Governo Italiano.

I fatti di questi ultimi i mesi dicono tutt’altro invece, con particolare riferimento ad un fatto che sta passando sotto silenzio da parte dei media e della stampa italiana.

Ci riferiamo alla annunciata intenzione del gruppo ENI e collegata SAIPEM ( per quest’utlima si prevede la cessione delle quote di partecipazione), di lasciare l’Italia “ riducendo le proprie attività solo alla esplorazione ed estrazione di gas e petrolio “, attività per la maggior parte, fuori dal territorio nazionale.

Il Governo italiano oltre ad essere azionista di riferimento di ENI, dovrebbe essere il fondamentale regolatore e programmatore della politica industriale del paese.

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Tutto merito (o colpa?) del Jobs Act

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jobsact renzi defaultdi Giorgio Langella

In questi ultimi giorni si sono lette sui giornali le dichiarazioni di Renzi e soci del governo che evidenziano i dati provvisori forniti dall’ISTAT sull’occupazione in Italia. “L’Italia riparte” affermano, i dati confermano inequivocabilmente la ripresa dell’occupazione. A novembre il tasso di disoccupazione cala all’11,3% (-0,2 rispetto a quello di ottobre), ci sono circa 48 mila disoccupati in meno e circa 36 mila occupati in più. Questi i dati positivi grazie ai quali Renzi può cinguettare entusiasta “la disoccupazione continua a scendere, oggi 11,3%, è dimostrazione che #jobsact funziona. L’Italia che riparte, riparte dal lavoro #lavoltabuona”.

E, così, si sentono in grado di dare i numeri. Letteralmente, perché tacciono altre informazioni che si possono ottenere confrontando le tabelle ISTAT al di là della facile propaganda. Perché è solo propaganda attribuire al “jobs act” la crescita occupazionale di novembre. In novembre, ci spiegano, sono stimati 40 mila dipendenti permanenti in più rispetto a ottobre (dati destagionalizzati). Peccato che le stime dei dati da quando è entrato in vigore il decreto che prevede il lavoro stabile a tutele crescenti (inizio marzo 2015) mostrano come non ci sia stato un aumento apprezzabile del lavoro permanente.

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Occupazione e dignità

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renzi lavoro tvdi Giorgio Raccichini, PCd’I Federazione di Fermo | pdcifermano.wordpress.com

La diminuzione del tasso di disoccupazione in Italia, in un contesto che rimane comunque altamente difficile soprattutto per i giovani e per il Meridione, ha provocato le reazioni euforiche dei sostenitori del Jobs Act, a partire dai soliti cinguettii renziani.

Saremmo in presenza della dimostrazione che la riforma conservatrice del lavoro funziona. Mi chiedo: perché non avrebbe dovuto? Il Jobs Act si regge su un do ut des fin troppo chiaro tra il Governo renziano da una parte e Confindustria e mondo dell’impresa in genere dall’altro.

Ci scordiamo forse del prezzo che è stato pagato dai lavoratori, ormai ridotti alla stregua di veri e propri questuanti del lavoro? I datori di lavoro hanno incassato non solo contributi di natura fiscale, ma anche e soprattutto l’eliminazione di alcuni diritti fondamentali, tra i quali il sacrosanto principio della reintegrazione del lavoratore nel suo posto di lavoro in seguito ad un licenziamento illegittimo. Questo diritto, già fortemente manomesso dal Governo Monti, è alla base dei rapporti di forza contrattuali, i quali vedranno il lavoratore in una posizione sempre più subalterna: insomma, un operaio e un impiegato del settore privato ci penseranno due volte prima di protestare per motivi riguardanti il salario, la sicurezza e altre questioni lavorative. Occupazione e dignità lavorativa sembrano ormai essere termini inversamente proporzionali nell’Italia della Seconda Repubblica.

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Vladimiro Giacché: "E' attacco ai risparmi degli italiani"

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cassa depositi prestiti 608x400di Roberto Santilli
da www.abruzzoweb.it

Lo schema di garanzia europea dei depositi bancari scompare dalle conclusioni dell'ultimo vertice Ue dei capi di Stato e di governo.

E adesso la situazione per le banche italiane si complica ulteriormente.

A fare il punto è l'economista Vladimiro Giacchè, autore, tra l'altro, di due testi molto conosciuti e apprezzati come "Anschluss - L'Annessione", e il recente "Costituzione italiana contro Trattati europei, il conflitto inevitabile".

Giacchè è presidente del Centro Europa Ricerche di Roma e collaboratore di Micromega e il Fatto Quotidiano.

"Ancora una volta - dice Giacché ad AbruzzoWeb - è stata data vinta al ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, il quale aveva affermato che non avrebbe fatto passare la mutua garanzia dei depositi fra le banche europee. Questa è la ciliegina sulla torta di una unione bancaria che è stata costruita in un modo tale che non riduce, ma enfatizza le asimmetrie tra i sistemi bancari nazionali dell’Eurozona".

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Brancaccio: il divario tra Nord e Sud Italia anticipatore della forbice in Europa

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crisi italia1da www.emilianobrancaccio.it

intervista di Emanuele Imperiali | Corriere del Mezzogiorno – Economia, 21 dicembre 2015

Una ricerca sulla “mezzogiornificazione” delle aree deboli d’Europa pubblicata sul Cambridge Journal of Economics. E un commento sulle politiche dei governi, che accentuano le sperequazioni tra Nord e Sud. Intervista a Emiliano Brancaccio

Un’Italia spaccata in due, con il Settentrione che finalmente registra qualche timido segnale di ripresa mentre il Mezzogiorno anche quest’anno rimane al palo. E’ il quadro che emerge dall’ultimo rapporto di Bankitalia sulle economie regionali. Dell’allargamento della forbice tra Nord e Sud discutiamo con Emiliano Brancaccio, docente di Economia politica presso l’Università del Sannio e autore di ricerche pubblicate a livello internazionale dedicate alla divergenza tra aree economicamente più forti e aree più deboli d’Europa.

Professore, per Bankitalia e altri istituti di ricerca a fine anno il Centro-Nord segnerà un aumento del Pil di circa un punto percentuale, mentre al Sud dovremmo registrare crescita zero. L’uscita dal tunnel della crisi riguarda solo le regioni più ricche del paese?

Per nessuna zona del paese parlerei di “uscita dal tunnel”: anche lì dove si manifesta, la ripresa risulta molto fragile. E’ vero tuttavia che nella crisi generale del paese la frattura tra Nord e Sud tende ad accentuarsi. Il problema principale riguarda il crollo degli investimenti delle imprese: rispetto al 2007 nel Mezzogiorno sono precipitati di oltre un terzo, una caduta di dieci punti percentuali più pesante di quella, già di per sé drammatica, che si è registrata al Nord.

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Gli antifascisti non possono far finta di nulla su quanto sta accadendo in Ucraina

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pc ucraina 500pxdi Giorgio Langella*

Al Comitato Provinciale ANPI Vicenza

Quello che sta accadendo in Ucraina è di estrema gravità

Organizzazioni dichiaratamente nazi-fasciste sono parte integrante di un governo nato da un vero e proprio colpo di stato finanziato anche da forze occidentali che si dichiarano democratiche. L'eccidio di Odessa del 2 maggio 2014 quando decine di cittadini inermi furono massacrati da un'orda di fascisti e la guerra scatenata contro le popolazioni del Donbass che si sono rifiutate di subire le angherie del governo di Kiev e stanno resistendo all'avanzata di tristi battaglioni di "volontari" che si fregiano di simboli nazisti (e sono solo alcuni esempi di cosa sta succedendo in Ucraina) non hanno certo avuto il dovuto risalto, né il doveroso e fermo contrasto da parte degli antifascisti europei e italiani.

In questi giorni si apprende che l'attività del Partito Comunista di Ucraina è stata ufficialmente proibita dalla giunta di Kiev.

Non si può far finta di nulla. Tutte le forze sane italiane ed europee devono battersi contro ogni discriminazione e in difesa dei comunisti ucraini, la cui libertà e vita è messa in discussione. La logica e l'esperienza ci dicono che presto la giunta di Kiev scatenerà il terrore individuale contro chiunque sia sospettato di essere comunista. Nessun antifascista può permettere che possano avvenire nuove tragedie come quella di Odessa, come gli omicidi politici e il genocidio nel Donbass.

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In difesa del PCU e della pace

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pc ucraina bandiera personedi Giorgio Raccichini*
da pdcifermano.wordpress.com

Il Fascismo, non quello da operetta professato in Italia da giovinastri privi di cultura o da qualche anziano nostalgico, è una realtà preoccupante in Europa e come sempre rappresenta uno strumento di dominio del grande capitale internazionale, per il quale ogni mezzo è buono per abbattere qualsiasi barriera che impedisce la propria penetrazione. Per questa sua funzione il Fascismo, così come il terrorismo islamico, rappresenta uno dei più gravi fattori di rischio per la pace internazionale, uno dei soggetti che già sono attivi nella “terza guerra mondiale che si combatte a pezzi” di cui parla spesso Papa Francesco.

In Ucraina il Fascismo, colluso con una becera plutocrazia, è al potere dopo un colpo di Stato salutato con favore ed entusiasmo dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea e ammantato dalla solita retorica della democrazia e della lotta contro la Russia, ormai battezzata come “il nuovo Impero del Male”.

Essendo lo strumento più reazionario e violento di difesa del capitale bancario e industriale, il Fascismo rappresenta anche la più grave minaccia per l’esistenza delle organizzazioni delle classi lavoratrici. Ecco allora che in Ucraina il radicato Partito Comunista Ucraino, il quale è stato già oggetto di vere e proprie persecuzioni, ora viene messo al bando nel silenzio generale delle forze politiche italiane, persino di quella sinistra “radical” italiana che vorrebbe rappresentare un’alternativa al PD.

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La battaglia per la vera "buona scuola"

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di Marina Boscaino | da lacittafutura.it

Il movimento della scuola non si dà per vinto, la lotta contro la legge 107 riparte dall'assemblea organizzata dal Comitato nazionale di sostegno alla LIP per una Buona Scuola per la Repubblica il 29 Novembre a Roma. E andrà avanti fino all'abrogazione della legge.

Non perdiamo altro tempo: scommettiamo di non aver perso definitivamente la battaglia per la democrazia. Riappropriamoci di quella sovranità che “appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Possiamo e dobbiamo farcela.

Tutto sta cambiando intorno a noi, ma pochi sembrano accorgersene.

Quelli che un tempo – poco tempo fa – erano (con una certa dose di impudenza, tenendo conto dei nostri salari e del “lavoro sommerso” di molti) considerati i privilegi dei docenti (a fronte di stipendi da fame, di una mitologia artatamente strumentalizzata, ad esempio i presunti 3 mesi di vacanze) stanno rapidamente tramontando, buttati giù come birilli dalla boccia di un giocatore forsennato e incurante di qualsiasi regola, sia giuridicamente determinata sia intrinseca alla naturale dialettica democratica.

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