Italia

Brancaccio: “Non è un reddito di cittadinanza”

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centri impiegoda emilianobrancaccio.it

Corriere della Sera – Mezzogiorno Economia, 28 gennaio 2019

Intervista di Emanuele Imperiali

Quello appena varato non è un vero e proprio reddito di cittadinanza e non ci si può attendere molto da esso in termini di sviluppo. E’ questo il parere di Emiliano Brancaccio, docente di Politica economica presso l’Università del Sannio, autore di un libro di prossima uscita per il Saggiatore, dal titolo “Il discorso del potere. Il premio Nobel per l’Economia tra scienza, ideologia e politica”.

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Appunti sparsi sui gruppi dirigenti italiani: i cattolici

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democraziacristiana comizioRiceviamo con richiesta di pubblicazione

di Lamberto Lombardi

L'erosione della credibilità del gruppo dirigente nel nostro Paese procede da tempo ben al di là delle contingenze di singole crisi. L'affacciarsi di movimenti nuovi è stato, dal periodo di Mani Pulite, regolare e costante.

Lega, Italia dei Valori, Movimento a 5 stelle e la stessa Forza Italia, tutti segnati, anche se in diversa misura, dagli accenti della demagogia e del populismo, hanno rappresentato e rappresentano fenomeni più o meno duraturi, alcuni all'apice, altri già riassorbiti ed altri ancora in via di riassorbimento, mentre le sigle storiche rivedute e corrette oggi non rappresentano che una minoranza dell'elettorato.

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Carige per noi

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carige genovaRiceviamo dal compagno Claudio Bettarello e pubblichiamo come contributo al dibattito

In questi giorni, attorno alla vicenda Carige si sta alzando un gran polverone. Sembra quasi che il punto principale, certo quello che appassiona di più, sia la misura del grado di continuità tra i provvedimenti annunciati dal governo gialloverde e quelli messi in campo dai precedenti esecutivi di centrosinistra.

I commentatori economici mainstream ironizzano perché la furia iconoclasta dei grillini nei confronti dei banchieri si sarebbe rivelata l’ennesima eresia a scadenza elettorale; il PD, attraverso il ghigno di Renzi, chiede addirittura le scuse ufficiali; il governo (ed i 5stelle in particolare) provano a fare spallucce sparando la solita bordata di frasi ad effetto. Del resto, quando si costruiscono spettacolari fortune politiche in un certo modo è davvero difficile non pensare che, appena possibile, gli avversari ti rendano pan per focaccia.

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L’esito prevedibile di una manovra senza cambiamento

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conte juncker euPubblichiamo come contributo alla discussione

di Bruno Steri, Segreteria nazionale PCI e Responsabile Economia

da ilpartitocomunistaitaliano.it

Già a fine ottobre, con la pubblicazione della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, così commentavamo quella che il governo annunciava come una manovra di “cambiamento”:

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Rivoluzione in occidente e vincolo europeo. Riflessioni a margine di "Sovranità o barbarie" di Fazi e Mitchell

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europa cieloscuroRiceviamo da Domenico Moro e volentieri pubblichiamo

Recentemente è uscito in libreria Sovranità o barbarie di Thomas Fazi e William Mitchell (Meltemi editore, euro 20,  pp. 315). Si tratta di un testo che raccomandiamo a chi sia interessato non solo ai temi dell’Europa, ma anche alla ricostruzione di una sinistra adeguata alla realtà attuale. A differenza della maggioranza dei testi sull’euro e sulla Ue, Sovranità o barbarie non parla solo di economia o soltanto di diritto e istituzioni europei. La riflessione svoltavi è interdisciplinare, offrendo una articolata sintesi delle implicazioni dell’integrazione europea, oltre che per l’economia, per lo Stato e le sue istituzioni, per i concetti di nazione e identità nazionale e soprattutto per la democrazia. Di semplice lettura, grazie a una prosa scorrevole e molto chiara, è un testo, però, mai banale, che guida il lettore attraverso un intreccio di questioni complesse e controverse, che riguardano il “che fare”.

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La povertà intellettuale di Saviano e l'esempio di Fidel Castro

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fidel africaRiceviamo e volentieri pubblichiamo

di Francesco Fustaneo

«Nelle democrazie le forze dell'ordine vivono di quel delicatissimo equilibrio che si fonda sull'equidistanza tra le forze politiche. Al contrario, nelle dittature, i tiranni indossano sempre la divisa, che non è banale teatralizzazione del potere, ma serve a mandare un messaggio preciso: l'esercito risponde a me, a me soltanto e a nessun altro. Fidel Castro ha indossato la divisa nelle apparizioni pubbliche per decenni, la logica era la solita utilizzata nei paesi del socialismo reale: l'esercito è il popolo, io sono il capo dell'esercito, io sono il conduttore del popolo. Attaccare Fidel Castro significava avere l'esercito (e tutte le forze dell'ordine) contro. Fidel Castro dismise la divisa militare in rare occasioni: quando incontrò Giovanni Paolo II nel 1998 per esempio; in quel caso mise da parte il suo ruolo di caudillo e si sottopose a un possibile confronto che infatti portò alla liberazione di diversi detenuti politici.»

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Università di Milano e Napoli e il sorprendente corso contro la “cultura dell’odio”

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universita odiodi Francesco Santoianni

da lantidiplomatico.it

Ovviamente, pagata con soldi nostri (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo - Ministero degli Esteri), un’altra iniziativa di “Un ponte per…”: “reAzioni Culturali” finalizzata a “gestire in modo non violento i conflitti che possono sorgere tra nativi e immigrati, favorendo percorsi formativi e informativi che contribuiscano alla crescita di cittadini/e globali per i quali la diversità, declinata come pluralità di identità culturali, rappresenti una risorsa”. Un corso di formazione, per ora riservato agli studenti delle sole università di Milano e Napolipubblicizzato come “Una risposta concreta alla cultura dell’odio”.

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Quel maledetto divorzio

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italia debitopubblicoUn interessante articolo di Emmanuele Fiorella ripercorre la storia del 'divorzio' fra Tesoro e Banca d'Italia. L'articolo oltre ad essere una corretta sintesi di un passaggio storico molto sottovalutato è una risposta implicita ai cantori del liberismo.

di Emmanuele Fiorella | da agambatesa.com

Un’analisi sulla formazione del debito pubblico

Background storico

Il 12 febbraio 1981, il Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta comunicò al Governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, la sua volontà di cambiare profondamente la politica monetaria della Banca d’Italia e del governo italiano. Lo scambio di opinioni che ne seguì fu esclusivamente epistolare e il Parlamento non fu mai incluso nella discussione che portò al cosiddetto divorzio fra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro. (1)

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Manovra 2019

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palazzochigi bandieraPubblichiamo l'editariale di Guido Slaerno Aletta apparso su 'Milano-Finanza' sabato 22 dicembre

Si sta avviando a conclusione l approvazione parlamentare della manovra di bilancio per il 2019, il cui i ter è stato assai contrastato per via delle due lettere di censura con cui la Commissione Europea aveva preannunciato l’apertura di una procedura di infrazione anche per debito eccessivo. Avrebbe riaperto l’esame che era stato sospeso in precedenza in considerazione degli orientamenti correttivi espressi nel Quadro pluriennale a legislazione vigente definito dal governo Gentiloni nell’ambito del Def presentato ad aprile.

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Una coalizione a perdere per la "Patria europea"? No grazie, abbiamo già dato

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varoufakisdemagistrisProponiamo questa stimolante riflessione di Domenico Moro e Fabio Nobile

Recentemente il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, si è fatto promotore di un percorso che dovrebbe portare a una lista per le elezioni europee. Questo percorso sembra aver raccolto l’interesse anche di alcuni partiti, tra cui il Partito della Rifondazione comunista e Sinistra italiana. Si tratta di una proposta all’altezza delle difficoltà di questa fase storica? La risposta va definita sulla base dell’esperienza degli ultimi dieci anni. In questo periodo sono stati messi in campo molti progetti politici con esiti fallimentari. Non solo perché non hanno portato a eleggere, con l’eccezione dell’Altra Europa (tre deputati eletti al Parlamento europeo) ma soprattutto perché queste coalizioni hanno mostrato la corda o sono state superate all’indomani delle elezioni.

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