Italia

Occorre ottimismo. E il lavoro non fa notizia

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lavoro precario cordadi Carmine Tomeo
da lacittafutura.it

Il lavoro fa meno notizia delle primarie del M5S. Sarà che dobbiamo essere ottimisti, come raccontano le classi dirigenti. Ma intanto cresce la precarietà e diminuiscono i salari.

Ormai la precarietà non fa più nemmeno notizia. Ѐ questo un segnale di come l’instabilità di lavoro e di vita sia introiettata come condizione sociale normale oltre che permanente, quasi naturale e perciò immodificabile. Guardate le prime pagine dei giornali il giorno successivo alla pubblicazione dell’ultimo rapporto dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps e ve ne farete un’idea: trovano spazio anche le primarie del Movimento 5 stelle, mentre il lavoro rimane relegato alle pagine interne (quando va bene). E allora pare vada tutto piuttosto bene.

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L’unica certezza è che siamo più precari

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precarieta equilibristidi Carmine Tomeo
da lacittafutura.it

La lettura dei dati Istat mostra che l’unica certezza è l’aumento della precarietà, che si conferma un dato strutturale del lavoro in Italia.

Sarebbe interessante stimare il numero di occupati in Italia partendo dalle ore effettivamente e complessivamente lavorate. Sì, perché, come sappiamo, i dati Istat sull’occupazione si riferiscono a “persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento (a cui sono riferite le informazioni)” hanno “svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività”, anche non retribuita nel caso di lavoro nella ditta di un familiare. Così, quando si afferma che il numero di occupati è aumentato, nel calderone dell’Istat è conteggiato anche un precario chiamato a sostituire un lavoratore in malattia per una settimana e che poi torna a sbatterti per cercare lavoro, o un lavoratore chiamato a fare per un paio d’ore il giardiniere del proprio Comune.

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Processo al diritto di sciopero

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sciopero trasportidi Stefania Mangione* | da ilfattoquotidiano.it

Nell’estate appena trascorsa, come anche nel 2015 e 2016, si è tornati a discutere di diritto di sciopero, invocando l’urgenza di una regolamentazione idonea a limitarne l’esercizio, specie in settori strategici come i trasporti pubblici.

Lo sciopero, come noto, trova il suo fondamento nell’art. 40 della Costituzione che lo ha elevato al rango di diritto costituzionale, dopo la stagione corporativa che lo aveva visto reprimere come reato (artt. 330, 333 e 502 ss. codice penale Rocco del 1930).

Benché l’art. 40 disponga che “il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”, l’evoluzione della nozione di sciopero si deve essenzialmente alla dottrina e alla giurisprudenza, specialmente costituzionale, che ha portato a un progressivo superamento della pregressa disciplina penalistica. Ad oggi l’unico ambito in cui è intervenuta una regolamentazione legale è il settore dei servizi pubblici essenziali (l. n. 146/1990, come novellata dalla l. n. 83/2000), finalizzata a garantire il contemperamento di quel diritto con altri diritti fondamentali della persona di rango costituzionale (salute, istruzione, libertà di movimento, ecc.)

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Siamo sempre nel pantano

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monete graficodi Ascanio Bernardeschi
da lacittafutura.it

L’euforia per i risultati dell’economia, nasconde lo sfacelo e le ricadute su chi lavora.

Il nostro paese, dalle posizioni di punta acquisite fino a qualche decennio fa, è rotolato nel castro dei maiali (PIIGS).

Avevamo un gioiello che era al passo con le allora pionieristiche tecnologie informatiche, l'Olivetti, ma il grande imprenditore, adorato a “sinistra”, il Cavaliere Carlo Debenedetti, l'ha distrutta. La Nuova Pignone, società pubblica che era ben posizionata nel mercato, venne privatizzata e si è dissolta. La Fiat non è più italiana grazie a un altro incensato e famoso manager e si chiama Fca. Altri casi della massima importanza sono Alitalia, Telecom, Indesit, Ansaldo Breda, Pirelli, Ilva. Tutte queste industrie, in gran parte pubbliche, o sono state cedute in mano straniera, o sono state smantellate, o ridotte ai minimi termini, o oggetto di esternalizzazioni che penalizzano i lavoratori. Così, in soli sei anni, l'Italia è scesa dal quinto all'ottavo posto fra i paesi industriali.

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La beffa del buono pasto

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buonipastoda delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.it

Alcuni anni fa, i\le dipendenti della Pubblica Amministrazione si trovarono decurati (per decreto legge) i lor buoni mensa a 7 euro. Chi aveva nel frattempo conquistato un ticket piu' alto, magari con la contrattazione sindacale, con lotte e scioperi, vedeva vanificata la conquista.

Dopo anni, con quel ticket da 7 euro, rimasto invariato, non si mangia, eppure nessuno parla di aumento perchè concorrebbe a determinare la spesa di personale che sappiamo soggetta a vincoli e tetti.

Con il sistema di contrattazione introdotto dal contratto dei meccanici, una sconfitta per i lavoratori ma vittoria per il tribuno Landini chiamato nella segreteria nazionale della Cgil, lo scambio tra bonus e aumenti stipendiali sarà sempre piu' di moda e di conseguenza anche in materia di buoni pasto potrebbero esserci delle novità, non tanto per aumentarne l'importo ma per favorirne la diffusione.

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L’autunno che verrà

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catena spezzatadi Eliana Como da lacittafutura.it

Pensioni, contratto del settore pubblico, diritto di sciopero, crisi aziendali, alternanza scuola-lavoro. Tutte le ragioni per sperare che l'autunno sia più caldo dell'estate.

L'estate è stata torrida. Ma ci aspetta un lungo e faticoso autunno, che è bene sperare che sia anche più caldo dell'estate appena passata. Almeno dal punto di vista sindacale e sociale.

Le ragioni ci sono tutte: l'attacco al diritto di sciopero; la Legge Madia e la vertenza per il rinnovo del contratto dei settori pubblici; le tante crisi aziendali e la totale inadeguatezza degli ammortizzatori sociali; il precipitare degli effetti della Buona Scuola e dell'alternanza scuola-lavoro.

Come se non bastasse, si annuncia un'altra Legge di Stabilità con poche risorse e mal distribuite: nuovi sgravi contributivi per le aziende che assumono i giovani, da un lato; aumento automatico dell'età pensionabile, dall'altro.

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Gli sgravi ai giovani servono solo alle imprese

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giovani lavoro cercasifuturodi Marta Fana
il Fatto quotidiano, 25 agosto

Sembrano ormai certi i provvedimenti che caratterizzeranno la legge di Bilancio prossima in tema di lavoro. Da un lato, l’aumento dell’età pensionabile, legato all’aspettativa di vita; dall’altro, incentivi alle imprese per l’assunzione dei giovani.

Un governo a corto di idee, che prova a replicare quanto fatto negli ultimi anni, nonostante l’aumento occupazionale rimanga residuale nelle quantità e scarso dal punto di vista qualitativo. Sul tavolo delle trattative, il ministro del Lavoro rilancia l’obiettivo della misura: con uno sgravio pari al 50% dei contributi dovuti si punta a 300 mila nuove assunzioni a fronte di 2 miliardi di spesa. Un livello di assunzioni nette che non fu garantito neppure nel 2015 quando gli sgravi erano totali – fino a 8.060 euro per neo assunto. Sul fronte occupazionale un simile aumento è più che un miraggio considerando che non si ebbe neppure sotto il programma Garanzia Giovani che di fatto regalava alle imprese nuovi lavoratori.

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Il welfare aziendale: una favola nera

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industria meccanicadi Lucia Mango, Segreteria Nazionale PCI

da ilpartitocomunistaitaliano.it

In questo periodo nelle aziende metalmeccaniche si lavora alla contrattazione di secondo livello.

Questo perché in questo paese oggi i contratti collettivi nazionali si ‘integrano’ con la contrattazione aziendale o territoriale, quella tra rappresentanze sindacali e azienda, quella che cambia da realtà a realtà, in base al potere contrattuale dell’RSU e/o in base all’etica o alla ‘bontà d’animo’ del padrone e all’andamento dei suoi profitti.

Dal 2015 poi il jobs act ha, con l’art.51, equiparato il contratto nazionale collettivo alla contrattazione di secondo livello su un numero abnorme di regole (comprese la percentuale massima dei lavoratori a tempo determinato e la durata massima degli stessi), rendendo di fatto del tutto variabili in base al luogo e al datore di lavoro le condizioni materiali dei lavoratori della medesima categoria.

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Attacco bipartisan alle pensioni. Quando la solidarietà tra generazioni diventa un dispositivo neoliberale

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inps 500pxdi Alessandro Somma
MicroMega Online

Due proposte di legge

La Commissione Affari costituzionali della Camera ha da poco iniziato l’esame di due proposte di modifica dell’articolo 38 della Costituzione, nella parte in cui menziona il diritto alla pensione e precisa che alla sua attuazione “provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato”. Con la prima proposta, sottoscritta da parlamentari di maggioranza e opposizione, dal Pd ai Fratelli d’Italia, si vuole puntualizzare che il diritto alla pensione si attua “secondo principi di equità, ragionevolezza e non discriminazione tra le generazioni”1. La seconda proposta è stata presentata da deputati del Pd e ha un contenuto simile: vuole precisare che “il sistema previdenziale è improntato ad assicurare l’adeguatezza dei trattamenti, la solidarietà e l’equità tra le generazioni nonché la sostenibilità finanziaria”2.

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