Italia

Il riassetto capitalistico del governo Renzi

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renzi tv telefonodi Pasquale Cicalese per Marx21.it

Forse era meglio il fiscalista di Sondrio, almeno non ci si trastullava con la concezione nuova di “sinistra”. Ma di certo questo governo, a livello economico, somiglia molto all’ultima versione di Berlusconi. Vediamo perché. Il mentore della politica economica dell’imprenditore di Arcore è stato Giulio Tremonti. Socialista, liberista prima e poi nostalgico dell’intervento pubblico dell’economia. Costui, dopo la crisi mondiale del 2007, attua una svolta. Cerca di tessere una rete di capitalismo di stato con l’apporto di fondi sovrani, in primis cinesi. La sua strategia si basava sulla mobilitazione del risparmio per farlo passare dalla finanza speculativa all’economia reale. Strumenti di questa strategia, volta agli investimenti e ad una nuova industrializzazione, erano le grandi imprese semi privatizzate di Stato, fondi sovrani esteri, la Cassa Depositi e Prestiti e il risparmio degli italiani. Qualcosa del genere sembra attuare Renzi, con una differenza. Quest’ultimo dà più spazio alle poche multinazionali private italiane e al quarto capitalismo delle medie imprese internazionalizzate e opera a tutto campo. Inoltre, Tremonti aveva come target specifico, anche a livello valoriale, le micro e piccole imprese del nord, Renzi predilige le medie grandi aziende.

Come si esplicita questa strategia? Si è iniziato con l’Enel, a cui è stata affidata la realizzazione della digitalizzazione del Paese, un investimento di circa 2,5 miliardi che verrà conseguito con altri operatori privati. Poi c’è la privatizzazione di Ferrovie dello Stato, ancora non attuata per divergenze se la rete ferroviaria debba rimanere pubblica o privatizzata anch’essa.

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Perché l'Unità attacca l'Anpi?

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anpida www.anpi.it

Sull'Unità un commento del giornalista Fabrizio Rondolino contro il presidente nazionale dell'Anpi, Carlo Smuraglia.

"Un articolo che considero inqualificabile e altamente offensivo", questo il giudizio dell'interessato che ringrazia per le numerose testimonianze di solidarietà ricevute e gli altrettanto numerosi comunicati approvati dai congressi Anpi nel corso nell'ultimo fine settimana.

Smuraglia da notizia inoltre di un comunicato della Segreteria nazionale Anpi inviato - con richiesta di pubblicazione - alla Direzione dell'Unità.

Questo il testo:

"Dopo l'inqualificabile articolo di Rondolino, di venerdì scorso, che ha provocato migliaia di prese di posizione indignate, di proteste, di manifestazioni di solidarietà in tutta Italia, in favore dell'ANPI, abbiamo atteso in questi giorni una qualsiasi dichiarazione dell'Unità, che chiarisse se si era trattato di un articolo sciagurato, scappato dalla penna di un giornalista, oppure di una posizione condivisa dal giornale, di attacco, non solo al Presidente Smuraglia, ma all'ANPI nel suo complesso. Non è arrivato nulla e allora si impongono alcune domande: come mai il Presidente Smuraglia, che fino a due o tre anni fa era richiesto di articoli e interviste da parte dei Direttori dell'Unità, è diventato d'improvviso quello che così bassamente viene decritto nell'articolo? C'è un tentativo di delegittimazione, di Smuraglia e dell'ANPI, in relazione alle recenti posizioni assunte in tema referendario, se non addirittura un tentativo di alzare il tono della polemica e della discussione sulle riforme, trascinandole ad un livello peraltro assai basso?

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Senza lavoro e senza reddito

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soldi euro moneteda www.politicasenzarete.com

Il compagno Pasquale Cicalese ci segnala un articolo di Leonardo Santoro che volentieri pubblichiamo come contributo alla discussione.

La proposta di un reddito di cittadinanza (basic income) nasce da un'idea di giustizia, sostenuta da una teoria economica solida.
Semplificando si può riassumere questa teoria in 5 punti:

1 – sproporzione smisurata tra lavoro vivo e lavoro morto;
2 – irrilevanza del lavoro come misura del valore;
3 – disgregazione del confine che separava il lavoro produttivo dal lavoro improduttivo;
4 – nascita della fabbrica diffusa;
5 – partecipazione generalizzata di tutta la collettività alla produzione della ricchezza.

Insomma, secondo questa teoria, partecipiamo alla produzione non solo quando siamo seduti ad una scrivania, o quando programmiamo un tornio a controllo numerico, ma vi partecipiamo anche quando assistiamo i genitori e i figli malati, quando piantiamo dei fiori nel giardino o esponiamo un vaso alla finestra, quando facciamo la spesa e usiamo la carta punti, e anche quando, come cantano i NoveNove, facim o sfaccimm.

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Il lavoro: una situazione drammatica

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disperazionedi Giorgio Langella

Solo qualche settimana fa il governo e la maggior parte degli organi di informazione ci facevano sapere degli straordinari risultati delle “riforme” sul lavoro di Poletti e Renzi. Disoccupazione in calo, occupazione in crescita, grandi opportunità di lavoro. Un successo.

I pochi che osavano porre alcuni interrogativi e, magari, interpretare con maggiore attenzione i dati divulgati dall'ISTAT (non così positivi come voleva la propaganda di regime) venivano definiti “gufi”, menagrami anti-italiani. Tutto andava bene, anzi, meglio.

Ed ecco che i dati diffusi dall'ISTAT e relativi a febbraio sono tutt'altro che positivi. Ci dicono che sono causa della diminuzione degli incentivi regalati alle imprese e che, cercando bene, qualche dato risulta positivo (il tasso della disoccupazione giovanile che è leggermente calato dello 0,2% ma che rimane sempre il più alto tra i paesi europei: 39,1%).

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La realtà

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renzi jobsactdi Giorgio Langella

Sostiene Renzi, in una nota del 19 marzo, che “la realtà vince sulle bugie: chi parla di Jobs Act come di un fallimento dovrebbe fare i conti con la realtà”. E snocciola alcuni dati: “più 913.000 contratti a tempo indeterminato; più 468.000 occupati permanenti; più 221.000 occupati totali”. Sono dati diffusi da INPS e ISTAT che dimostrerebbero i risultati eccezionali raggiunti grazie al Jobs Act. Sono dati parziali non confrontati con altri.

Sostiene Renzi che chi interpreta in maniera diversa da quella governativa i risultati esposti dice bugie.

Sarà …

Ma ci sono alcune cose da chiarire. Innanzitutto i nuovi contratti sono “a tempo indeterminato” e gli occupati sono “permanenti” solo perché sono definiti così. Nei fatti, grazie al Jobs Act, si può essere licenziati in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione (senza giusta causa) senza possibilità di essere reintegrati nel lavoro anche di fronte all'assenza della giusta causa. La permanenza nel posto di lavoro è, quindi, tutta da dimostrare.

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4 aprile 2016: Giornata di azione internazionale contro le privatizzazioni

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wftuTUI PS - Federazione Sindacale Mondiale (WFTU-FSM)
wftucentral.org

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

La crisi economica e finanziaria non solo non sembra essere finita, ma assume i contorni inquietanti di una guerra aperta e generale. La manipolazione dei dati sul PIL e sulla creazione di posti di lavoro, si scontra con la realtà quotidiana del mondo del lavoro, sia degli occupati che dei disoccupati.

La centralizzazione e la concentrazione del capitale e della ricchezza, la finanziarizzazione dell'economia, l'attacco sistematico alle funzioni sociali dello Stato, la mercificazione di tutte le sfere della vita sociale in una logica di privatizzazione di tutti gli ambiti che possono generare ulteriori profitti al capitale, gli attacchi contro il diritto internazionale e sulla sovranità degli Stati, la centralizzazione del potere politico e la sua sottomissione al potere economico e alle strategie di militarizzazione delle relazioni internazionali: sono tutte componenti delle politiche capitalistiche che dominano la maggior parte dei paesi del mondo.

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Caduti sul lavoro, la strage continua

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elmetti lavorodi Giorgio Langella

Dal 1° gennaio al 15 marzo del 2016, i morti per infortuni sui luoghi di lavoro sono 103. Con i decessi sulle strade e in itinere si superano i 200 morti complessivi. I morti sui luoghi di lavoro per regione sono: Veneto 9, Toscana 9, Sicilia 7, Piemonte 7, Emilia-Romagna 7, Puglia 6, Trentino-Alto Adige 5, Sardegna 5, Marche 5, Lazio 5, Lombardia 5, Campania 4, Umbria 4, Abruzzo 3, Calabria 2, Liguria 2, Friuli-Venezia Giulia 1, Molise1. I lavoratori morti sulle autostrade, all’estero e in mare non sono segnalati a carico delle province.

(fonte Osservatorio indipendente di Bologna http://cadutisullavoro.blogspot.it)

Mentre la “grande” informazione nazionale parla e scrive delle primarie PD più o meno taroccate, delle polemiche nel centro-destra per l'individuazione del sindaco di Roma e se una futura mamma può esercitare il ruolo di sindaco, del figlio di Vendola e dello “scandalo” dato da un film di animazione dove il panda protagonista ha “due papà” … una coltre di silenzio continua ad avvolgere le cosiddette “morti bianche”.

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La revisione costituzionale del rancore: la rottamazione dello spirito costituente

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le 21 donne costituenti 511659.660x368di Luisa Sassu | da gramscicagliari.it

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Per capire quanto è lontana dalla Costituzione la revisione costituzionale del governo Renzi, basta osservare lo stile con cui è scritta: un articolato di pessima fattura, complicato, tortuoso, appesantito da continui rinvii come fosse un qualunque regolamento e non la legge fondamentale dello Stato.

Niente a che vedere con la sobria chiarezza normativa della Costituzione del 1948. Lo stile può apparire come un elemento secondario nella scrittura di una legge, ma non lo è mai. Non lo è nella scrittura delle leggi ordinarie e, a maggior ragione, non lo è e non può esserlo nella scrittura della Costituzione.

La chiarezza e la sobrietà dei precetti costituzionali esprimevano la precisa volontà delle madri e dei padri costituenti di renderli leggibili a tutti. Perché la Costituzione doveva appartenere a tutti, nessuno escluso; doveva rappresentare il fondamento del vivere civile in uno Stato finalmente repubblicano e democratico.

Certo, lo spirito costituente, che ha consentito di ricostruire l’Italia dalle macerie del fascismo e della guerra, non è replicabile nei procedimenti di revisione costituzionale. Quell’esperienza storica e politica è irripetibile. Ma non è ammissibile che le modifiche alla Costituzione avvengano nella totale assenza di una larga ed effettiva condivisione parlamentare: lo prevede l’art. 138 della stessa Costituzione, non soltanto per rafforzare il procedimento legislativo, ma anche per assegnare a quel procedimento la consapevolezza del suo straordinario peso politico e normativo.

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Rimettere il dentifricio nel tubetto. La vendetta dell'autunno caldo

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oprai 1969 assemblea mirafioridi Pasquale Cicalese per Marx21.it

“Considerando che la produttività dipende dalle performance delle singole imprese, dobbiamo lavorare duramente per aiutare queste imprese a essere più grandi e più forti. Se sei troppo piccolo, non puoi sopravvivere”

Pier Carlo Padoan Guindhall, City, Londra 4 marzo 2016

“Se a ristrutturare le aziende sono gli stessi manager-imprenditori che le hanno portate alla crisi è difficile cambiare le cose. E poi ci vuole una nuova finanza adeguata a risollevare davvero le sorti delle aziende e finanziarne il rilancio. Finanza che le banche non possono assicurare, ma che invece possono portare veicoli di investimento specializzati come il nostro”.

R. Saviane Idea Capital Partners, in Milano Finanza, Crediti dubbi? Tutte Pmi, 5 marzo 2016

“Il mercato italiano è destinato ad essere l’epicentro del trading delle sofferenze bancarie”

Justin Sulger, Fondo Anacap  Padoan, gli Npl frenano la crescita ma per le banche nessun rischio di tracollo,  Il sole 24 ore 5 marzo

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