Italia

Contro la “sinistra” elitaria

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da www.aldogiannuli.it

Fra gli effetti positivi ed imprevisti del referendum sulla Brexit c’è un certo effetto di “cartina di tornasole” che ci rivela quel che pensa effettivamente una certa sinistra, che in Italia possiamo identificare nel  Pd e nei suoi alleati.

Ha iniziato un alleato come Monti (quello che Renzi, in un momento di baruffa, si lasciò andare e definì “illuminato”, ecco… appunto) che ha rimproverato Cameron del delitto di lesa maestà per aver dato la parola al popolo con il referendum, un vero “abuso di democrazia” (parole testuali dell’illuminato uomo politico e statista).

Poi ci si è aggiunto anche Giorgio Napolitano, altro illuminato progressista, che ha sentenziato che su argomenti così complessi non si può interpellare il popolo che evidentemente non ha gli strumenti per capire. In effetti la stessa cosa si può dire della Costituzione, del nucleare, del codice penale o civile, della responsabilità dei magistrati, e, in fondo anche divorzio, aborto o, diciamola tutta, anche decidere fra Repubblica e Monarchia non sono temi semplici alla portata del popolo bue.  Magari questo lo pensò, nel giugno 1946, Umberto II di Savoia e, si sa, il sangue non è acqua.

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Se grande finanza e UE tifano per la controriforma Renzi-Boschi

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finanza deforma renzi 510di Enrico Grazzini

Non si può veramente capire perché la Costituzione Italiana viene stravolta così malamente dal premier Matteo Renzi senza comprendere quanto i mercati finanziari e l'Unione Europea - che istituzionalizza di fatto la loro rapace supremazia – abbiano premuto e spingano per una svolta autoritaria e antidemocratica in modo da potersi garantire il potere sovranazionale sugli stati europei. Non è insomma plausibile condurre una battaglia efficace contro lo stravolgimento costituzionale progettato dal governo senza contrastare contemporaneamente le forze economiche internazionali (grandi banche d'affari, fondi speculativi, ecc) e le istituzioni politiche sovranazionali ed estere (Troika, Commissione UE, BCE, governo tedesco) che hanno spinto la coppia Renzi-Boschi a proporre di avanzare su una strada anti-democratica di quasi-regime.

Purtroppo sono molto pochi quelli che all'interno delle forze progressiste vedono il legame tra la pressione della grande finanza internazionale e dell'Unione Europea da una parte e la svolta autoritaria contro la Costituzione Italiana dall'altra[1]. Ma è evidente che i progetti thatcheriani di riforma strutturale della Commissione UE e della BCE – riduzione del welfare e taglio alle pensioni, alla sanità e all'istruzione; privatizzazione e liberalizzazione dei servizi pubblici; abolizione del contratto nazionale, flessibilità e riduzione del costo del lavoro; responsabilità dei risparmiatori comuni di fronte ai fallimenti bancari, ecc, ecc – richiedono una profonda trasformazione della Legge Fondamentale nel senso quanto più autoritario possibile.

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A 115 anni dalla nascita della FIOM: una breve storia

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fiom felpadi Gabriele Mirone

Riceviamo e pubblichiamo come contributo alla discussione sulla storia e il ruolo del movimento operaio nel nostro paese

Era il 16 Giugno 1901 quando a Livorno nacque la Federazione Italiana Operai Metallurgici, nota come Fiom, che rappresenta la più antica organizzazione sindacale di lavoratori metalmeccanici, ad oggi composta da circa 335mila associati (1). 

E’ importante ricordare che, fin dalle sue origini, la Fiom fu un sindacato nazionale esclusivamente operaio, fondato sulla base delle esigenze legate allo sviluppo delle forze produttive. L'inclusione della categoria degli impiegati avvenne durante la sua rifondazione nel 1946. Proprio durante i primi anni del XX secolo, con l'espansione dell'industria moderna, avvenne l’apertura di molte fabbriche soprattutto nelle regioni centro-settentrionali del paese, tra le quali ricordiamo il settore automobilistico della Fiat (1899), Pirelli (1872), Alfa (1910); diverse acciaierie come l’Ilva (1905) e la Falck (1906); opifici e industrie di trasformazione alimentare. A capo di questa organizzazione che raccolse in sé molto del proletariato emergente fu il primo segretario Nazionale Ernesto Verzi, un operaio  trentenne di Firenze, la cui esperienza fondativa e sindacale è riportata nel libro “I metallurgici d’Italia nel loro sindacato” (2) .

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Gli elettori di sinistra non possono votare per Sala, Giachetti ed il PD: non si vota per il nemico

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giachetti raggi fassinadi Aldo Giannuli 
da www.aldogiannuli.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione e alla riflessione sul voto per i ballottaggi del 19 giugno

Un improvviso amore per la sinistra radicale sembra aver preso i candidati del Pd ai ballottaggi di Roma, Milano, Torino e Bologna: si cerca di arrivare ad accordi, si blandiscono le formazioni di sinistra con la promessa di assessorati, si sottolineano i punti comuni del programma (ma quando mai?), si esalta il passato comune, si fa appello persino alle ragioni del cuore. Uno zucchero!

Ed, al solito, si invocano gli scenari di tregenda qualora si dovessero consegnare le citta alle orrende truppe nere della destra o ai barbari populisti a 5 stelle, salvo poi pregare la destra di Roma e Torino contro i 5 stelle ed i 5 stelle di Bologna e Milano contro i 5 stelle. Cantava Carosone “chi vuò mbruglià?”

Il punto è che i candidati del Pd sono semplicemente invotabili per la semplice ragione che sono del Pd. Ragioniamo con calma.

In primo luogo c’è un bilancio da fare di una scelta che dura da 25 anni, da quando l’introduzione truffaldina del maggioritario ha costretto a scelte sempre più difficili: “votiamo il meno peggio, votiamo la sinistra moderata per non far vincere la destra”. 

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Perchè Confindustria scarica le piccole imprese

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confindustria monza milanodi Pasquale Cicalese per Marx21.it

“Alla più debole produttività dell’Italia nel confronto con gli altri principali paesi europei contribuisce anche una struttura produttiva sbilanciata verso le piccole e piccolissime imprese. La produttività delle imprese italiane con almeno 250 addetti è più del doppio di quella delle aziende con meno di 10 addetti; tale divario è solo del 48 per cento in Germania. Queste differenze si sono ampliate durante la recessione per effetto di un calo maggiore della produttività delle piccole imprese italiane rispetto a quelle tedesche. Per contro le aziende italiane di media dimensione (50-249 addetti), la cui produttività era già lievemente più elevata prima della crisi, tra il 2007 e il 2013 hanno registrato incrementi maggiori di quelli osservati in Germania.”Banca d’italia, Relazione Finale, pag. 64 Roma 31 maggio 2016.

“Gli interventi sugli istituti di gestione delle crisi d’impresa varati l’estate scorsa e le ulteriori misure di recente approvate potranno facilitare il risanamento delle aziende in crisi reversibile e favorire l’uscita dal mercato di quelle non più profittevoli”Ignazio Visco, Considerazioni finali del Governatore, pag. 12 Roma 31 maggio 2016

“Se la generalizzazione della legislazione sulle fabbriche quale mezzo di difesa fisico e intellettuale della classe operaia è diventata inevitabile, essa, d’altra parte, generalizza e accelera la trasformazione dei processi lavoratovi, compiuti su scala minima, in processi lavorativi combinati su scala larga, sociale, e con ciò la concentrazione di capitale ed il dominio esclusivo del regime di fabbrica. Essa distrugge tutte le forme antiquate e transitorie, dietro le quali si nasconde ancora in parte il dominio del capitale, e le sostituisce con il suo dominio diretto, senza maschera”.Karl Marx, Il capitale, Libro I pag. 349 Editori Riuniti 1989

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Non votate quelli del Sì alla Costituzione di Renzi, futuri impiegati della Troika

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sindaci 2016di Giorgio Cremaschi | da contropiano.org

Nel confronto sulla controriforma della Costituzione voluta da Renzi si discute soprattutto di Senato ed elezioni e si dimenticano altri cambiamenti, forse ancora più gravi.

Uno di questi riguarda l’articolo 119, che finora garantiva formalmente agli enti locali l’autonomia di spesa. Ora il nuovo testo recita così:

”I Comuni, le Citta’ metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea..”

Dunque per i Comuni e le Regioni diventa obbligo costituzionale rispettare il Fiscal compact, i patti di stabilità, le direttive della Troika e qualsiasi altra follia salti in mente ai banchieri burocrati della Unione Europea. Con questo articolo l’autonomia dei Comuni e Regioni non esiste più in nessun ambito di spesa e il compito principale di chi sarà eletto a dirigere quelle istituzioni sarà di tagliare le spese sociali e privatizzare il privatizzabile.

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La Vice Presidente nazionale dell'ANPI risponde alle speculazioni di questi giorni

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ANPI facebookdi Carla Nespolo

L'articolo di Gian Antonio Stella sulla prima pagina del Corriere della Sera di martedi' 17 u.s., è quanto di piu' imbarazzante un giornalista serio possa scrivere.

Partiamo dall'inizio.

I bellissimi quattro giorni del XVI Congresso Nazionale dell'Anpi, sono stati importanti, seri ed anche emozionanti. E' stata la conclusione di un lungo cammino che ha impegnato decine di migliaia di donne e uomini che hanno partecipato a 102 congressi provinciali e a piu' di mille congressi di sezione e la cui stragrande maggioranza ha approvato la linea complessiva dell'Anpi, che è di contrarieta' alle recenti riforme costituzionali volute dal Governo.

In quei giorni ne' giornalisti, né televisioni hanno affollato la grande sala del pala congressi di Rimini. Non c'era lo scoop, perchè disturbarsi a conoscere e a capire ? Salvo poi dire che quella dell'Anpi è una posizione, come scrive Stella, dell'ultima ora.

Non è così. Da due anni, cioè non appena è uscito il testo delle proposte referendarie, l'Anpi ha espresso la propria contrarietà. Lo ha fatto con un grande convegno all'Eliseo di Roma, con dichiarazioni delPresidente Nazionale Carlo Smuraglia, con tanti incontri in molte città italiane, tra cui Alessandria, dove, per due anni consecutivi, abbiamo dedicato un dibattito della festa provinciale, al tema delle riforme costituzionali. E non se n'era accorto nessuno! Nemmeno quando, ad Alessandria, l'Anpi rifiutato la Ministra Boschi come oratrice ufficiale del 25 aprile!

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Apertura estiva delle scuole, zero euro per il personale ATA e altre responsabilità per i dirigenti scolastici!

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Banchi scuolada www.flcgil.it

Parte dal 1^ luglio 2016 il progetto “Scuola al centro” e il MIUR stanzia 10 milioni di euro per attività extra scolastiche da svolgere in collaborazione con enti locali, associazioni e cooperative. Ancora una volta il personale ATA sarà obbligato nelle attività di supporto, ma tagliato fuori dai benefici economici. Anche per questo si sciopererà il 20 maggio prossimo!

Sul portale del Ministero il 18 maggio 2016 compare il focus sul progetto “Scuola al centro”, che rientra nella Buona Scuola e che prevede, a partire dal 1^ luglio, l’apertura estiva delle scuole nell’intento di renderle “sempre più aperte, dove famiglie e studenti possano sentirsi come in una seconda casa, da frequentare non solo quando ci sono le lezioni, ma anche in orario extra scolastico”, di pomeriggio e al mattino di sabato.

A questo fine la Ministra Giannini ha già firmato il decreto per lo stanziamento di 10 milioni di euro e tali fondi saranno utilizzati per pagare le attività, i materiali e il personale. Saranno circa 700 le istituzioni coinvolte e ognuna avrà un budget di 15.000 euro. A settembre, attraverso finanziamenti del PON Scuola, saranno coinvolte altre 5.000 scuole di tutto il Paese.

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Si prepara la più grande distruzione economica dell'Italia

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martelletto palazzidi Pasquale Cicalese per Marx21.it

“Qualora il finanziamento sia già garantito da ipoteca, il trasferimento successivamente condizionato all’inadempimento, una volta trascritto, prevale sulle trascrizioni e iscrizioni eseguite successivamente all’iscrizione ipotecaria” Comma 4 articolo 2 Decreto Legge n° 59 del 3 maggio 2016

Si lamentano, i banchieri, perché manca la retroattività del decreto. Ma come, dicono, per la risoluzione di Popolare Etruria e il relativo bail in si è attuata la retroattività e sulle norme riguardanti il recupero crediti no?

Basta leggere il comma di cui sopra, per capire che si è trovata la quadra. E’ il patto marciano, vale a dire il trasferimento al creditore di beni del debitore qualora quest’ultimo sia inadempiente dopo tre rate. Ti tolgono tutto, capannoni, macchinari, scorte di magazzino, seconde case, ecc. Ti lasciano solo la casa di residenza. Il patto marciano può essere infilato in un nuovo contratto tra debitore e creditore.

Il gioco è semplice: la banca chiama l’imprenditore a cui ha dato un fido e gli dice di ricontrattare tutto altrimenti glielo toglie. L’imprenditore è costretto ad accettare e a firmare le nuove condizioni. Se dopo sei mesi non paga le rate gli sequestrano tutto, senza lo strumento dell’ipoteca, per la qual cosa si dovrebbe passare da un procedimento giudiziario.  Sarebbe automatico.

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Solo il no alla riforma di Renzi è cambiamento

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renzi riforma referendum 510 ddi Giorgio Cremaschi | da MicroMega

Matteo Renzi ha dato il via alla campagna per il Si alla sua controriforma costituzionale. Non è solo per svalutare le elezioni amministrative, che si preannunciano abbastanza tristi per il suo partito, che ha fatto ora questa scelta. Il plebiscito è l'arma finale di tutti i sistemi autoritari, e spesso viene giocato quando il potere è sicuro di vincerlo. Renzi ricorre a questa arma perché è convinto che solo con una investitura plebiscitaria potrà confermare e consolidare il suo potere.

La domanda è: perché Renzi si sente così sicuro? Sulla carta il referendum sulla legge Boschi è perso per lui. Il PD nei sondaggi viaggia attorno al trenta per cento. Anche aggiungendo tutto il mondo centrista, verdiniano, alfaniano, è difficile pensare che lo schieramento politico per il Si superi il quaranta. Tutte le altre forze politiche, sinistra, destra, Cinque Stelle sono contro. Quindi sulla carta non ci sarebbe partita, ma perché invece Renzi punta tutto su di essa? Perché pensa di sgretolare gli schieramenti politici contando sulla spinta conservatrice, dispersa ma sempre esistente, nel paese.

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