Italia

#SvegliaItalia

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bandiera rossa brandellidi Giorgio Langella

I titoli dei giornali sono del tipo: "L'arcobaleno riempie le piazze"; "Piazze gremite a Torino, Milano e Roma"; "Unioni civili, cortei in 98 città. Arcigay: un milione in piazza" ...

Bene, anzi, molto bene ... una pressione sul governo.

Ma è questa la sinistra che "alza la testa" che "sveglia l'Italia"? La mia riflessione è amara e non può essere che tale. Ci sono 62 personaggi che possiedono una ricchezza pari a quella della metà dell'intera popolazione mondiale (3,5 miliardi di persone). Tutto si fa e si accetta per il profitto di lorsignori. I lavoratori muoiono nelle fabbriche, nei cantieri, nei campi, nelle strade e si ammalano e muoiono perché le condizioni di lavoro sono sempre peggiori. E, quando succede la tragedia, c'è qualche trafiletto su qualche giornale, qualche sciopero nello stabilimento dove avviene il decesso, ma nessuna seria mobilitazione. La mancanza di lavoro e di un lavoro degno di questo nome è sotto gli occhi di quelli che vogliono vedere. Si lavora in maniera precaria e intermittente con il cosiddetto contratto stabile (con il quale puoi essere licenziato quando e come vuole il padrone) o con i voucher comprati in tabaccheria.

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Ilva. Gli accordi vanno rispettati

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da www.fiom-cgil.it

Rosario Rappa, segretario nazionale della Fiom-Cgil, ha rilasciato la seguente dichiarazione

L'iniziativa di Genova, promossa dalla Fiom, si pone l'obiettivo, peraltro condiviso dalle Istituzioni locali – Regione, Comune e Provincia – di riaffermare la validità dell'accordo di programma come elemento di tutela dell'attuale livello occupazionale di Genova, che rischia di essere messo in discussione dal bando di vendita che non fa riferimento agli attuali livelli occupazionali. Una necessità che deve valere sia per Genova che per Taranto e per tutti i siti attuali del Gruppo.

La Fiom nazionale auspica e sollecita un'iniziativa unitaria di tutto il Gruppo Ilva, sia per salvaguardare l'occupazione, diretta e di tutto l'indotto – che non può pagare il prezzo dell'operazione – che per rivendicare il mantenimento delle normative e dei livelli retributivi dei contratti di solidarietà in vigore prima del “Jobs act”.

La Fiom nazionale, così come già chiesto unitariamente, ritiene necessario e urgente un incontro presso la presidenza del Consiglio dei ministri.

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Italia 2016: la speculazione sulla fame

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Ecofin banchedi Pasquale Cicalese per Marx21.it

«Vogliamo essere certi che il fondo abbia un fondamento stabile. Non siamo contrari, in linea di principio, ma è importante che si rispetti ogni passaggio per arrivarci. In primo luogo bisogna far convergere i diversi quadri legislativi dei Paesi, che influenzano enormemente sulla solvibilità di una banca e la solidità di un sistema bancario. Abbiamo bisogno di un diritto fallimentare unico. Inoltre dobbiamo rendere più solide le banche al livello nazionale, dunque adeguare il capitale delle banche alla presenza di bond sovrani». 

Dombrert, Ecco le condizioni per il fondo europeo salva-risparmio. Intervista a Alfred Dombrert, Vice Presidente Bundesbank, Vice Presidente Vigilanza Bce, La Stampa 23 gennaio 2016.

“Di fondamentale rilievo la modifica al codice civile, nel quale, dopo l'art. 2929 è inserita la Sezione I-bis riguardante l'espropriazione di beni oggetto di vincoli d'indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito. In proposito, l'art. 2929-bis c.c. introduce una tutela rafforzata per il creditore in caso di pignoramento, grazie alla revocatoria semplificata. L'istituto introdotto dal d.l. in esame fa sì che il creditore ove si ritenga pregiudicato da una donazione, da un fondo patrimoniale, da un trust ovvero da un vincolo di destinazione in genere, possa iniziare l'esecuzione forzata indipendentemente dall'ottenimento di una sentenza dichiarativa d'inefficacia del trasferimento (cd. revocatoria)”.

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Altri caduti sul lavoro

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morti bianchedi Giorgio Langella

L'altro ieri a Bassano un altro morto sul lavoro. Mariano Bianchin, operaio è stato schiacciato da una pressa. Un'altra orribile tragedia. La conferma di una strage di lavoratori che continua senza soste. Questa tremenda notizia segue quella della morte di un altro lavoratore, Antonio Orlandi, a causa di un'esplosione avvenuta in una ditta di Arzignano solo qualche giorno fa. 

In Italia, da inizio anno, sono 27 i caduti nei posti di lavoro e 50 se si considerano i morti lungo le strade. Nel 2015 sono stati 678 i morti per infortunio nei posti di lavoro e oltre 1.400 quelli complessivi di chi è deceduto lungo le strade o in itinere. Nel 2015 c'è stato un incremento del 2,6% rispetto al 2014 e del 6,1% rispetto al 2013. Una crescita che evidenzia come il lavoro in Italia sia sempre più precario e insicuro.

Alle loro famiglie di ognuno di loro vanno le più sincere espressioni di cordoglio e solidarietà di tutti.

Ricordare i nomi di queste vittime del lavoro serve a rendersi conto che le tragedie che accadono nel lavoro non possono ridursi a numeri di statistiche ma distruggono vite, intelligenze e speranze di persone e famiglie. Sono tragedie che difficilmente possono essere considerate solo effetto di un destino avverso.

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27 gennaio: mobilitazione antifascista per la giornata della Memoria

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pc ucraina bandieraDal Comitato contro la guerra di Milano e dal Comitato catanese di solidarietà con l'Ucraina Antifascista riceviamo questo appello

Il 17 dicembre il parlamento ucraino ha messo fuori legge il Partito Comunista, togliendo voce alla più grande e organizzata forma di dissenso nel paese. Tutto questo è accaduto nel silenzio generale dei media europei e con la complicità dell'Unione Europea che è stata, fin dagli albori del golpe di Kiev, uno dei maggiori sponsor del nuovo governo ucraino al cui interno sono presenti almeno tre ministri neonazisti che si richiamano apertamente a posizioni antisemite. Non bastasse questo, l’Unione Europea ha firmato un Trattato di Amicizia con il governo ucraino e si è impegnata a finanziarlo per alcuni miliardi di Euro.

Mentre in Ucraina è in corso una persecuzione contro coloro che si sono opposti al colpo di Stato di due anni fa, in Europa occidentale si tenta, richiamando l'allarme terrorismo, di restringere l'agibilità politica e le libertà individuali di cittadini dei vari paesi europei. Per raggiungere tale obiettivo il Presidente francese Hollande ha dichiarato di voler modificare perfino la stessa Costituzione francese.

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Eni e Saipem: il governo italiano complice ed artefice della deindustrializzazione dell’Italia

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di Valerio Beccegato, Partito Comunista d’Italia di Padova | da www.comunisti-italiani.it

In questi giorni assistiamo ad una ridicola guerra delle parole tra il Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi ed il Presidente della Commissione Europea Juncker: una esibizione muscolare ipocrita e falsa da parte del Governo Italiano.

I fatti di questi ultimi i mesi dicono tutt’altro invece, con particolare riferimento ad un fatto che sta passando sotto silenzio da parte dei media e della stampa italiana.

Ci riferiamo alla annunciata intenzione del gruppo ENI e collegata SAIPEM ( per quest’utlima si prevede la cessione delle quote di partecipazione), di lasciare l’Italia “ riducendo le proprie attività solo alla esplorazione ed estrazione di gas e petrolio “, attività per la maggior parte, fuori dal territorio nazionale.

Il Governo italiano oltre ad essere azionista di riferimento di ENI, dovrebbe essere il fondamentale regolatore e programmatore della politica industriale del paese.

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Tutto merito (o colpa?) del Jobs Act

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jobsact renzi defaultdi Giorgio Langella

In questi ultimi giorni si sono lette sui giornali le dichiarazioni di Renzi e soci del governo che evidenziano i dati provvisori forniti dall’ISTAT sull’occupazione in Italia. “L’Italia riparte” affermano, i dati confermano inequivocabilmente la ripresa dell’occupazione. A novembre il tasso di disoccupazione cala all’11,3% (-0,2 rispetto a quello di ottobre), ci sono circa 48 mila disoccupati in meno e circa 36 mila occupati in più. Questi i dati positivi grazie ai quali Renzi può cinguettare entusiasta “la disoccupazione continua a scendere, oggi 11,3%, è dimostrazione che #jobsact funziona. L’Italia che riparte, riparte dal lavoro #lavoltabuona”.

E, così, si sentono in grado di dare i numeri. Letteralmente, perché tacciono altre informazioni che si possono ottenere confrontando le tabelle ISTAT al di là della facile propaganda. Perché è solo propaganda attribuire al “jobs act” la crescita occupazionale di novembre. In novembre, ci spiegano, sono stimati 40 mila dipendenti permanenti in più rispetto a ottobre (dati destagionalizzati). Peccato che le stime dei dati da quando è entrato in vigore il decreto che prevede il lavoro stabile a tutele crescenti (inizio marzo 2015) mostrano come non ci sia stato un aumento apprezzabile del lavoro permanente.

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Occupazione e dignità

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renzi lavoro tvdi Giorgio Raccichini, PCd’I Federazione di Fermo | pdcifermano.wordpress.com

La diminuzione del tasso di disoccupazione in Italia, in un contesto che rimane comunque altamente difficile soprattutto per i giovani e per il Meridione, ha provocato le reazioni euforiche dei sostenitori del Jobs Act, a partire dai soliti cinguettii renziani.

Saremmo in presenza della dimostrazione che la riforma conservatrice del lavoro funziona. Mi chiedo: perché non avrebbe dovuto? Il Jobs Act si regge su un do ut des fin troppo chiaro tra il Governo renziano da una parte e Confindustria e mondo dell’impresa in genere dall’altro.

Ci scordiamo forse del prezzo che è stato pagato dai lavoratori, ormai ridotti alla stregua di veri e propri questuanti del lavoro? I datori di lavoro hanno incassato non solo contributi di natura fiscale, ma anche e soprattutto l’eliminazione di alcuni diritti fondamentali, tra i quali il sacrosanto principio della reintegrazione del lavoratore nel suo posto di lavoro in seguito ad un licenziamento illegittimo. Questo diritto, già fortemente manomesso dal Governo Monti, è alla base dei rapporti di forza contrattuali, i quali vedranno il lavoratore in una posizione sempre più subalterna: insomma, un operaio e un impiegato del settore privato ci penseranno due volte prima di protestare per motivi riguardanti il salario, la sicurezza e altre questioni lavorative. Occupazione e dignità lavorativa sembrano ormai essere termini inversamente proporzionali nell’Italia della Seconda Repubblica.

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Vladimiro Giacché: "E' attacco ai risparmi degli italiani"

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cassa depositi prestiti 608x400di Roberto Santilli
da www.abruzzoweb.it

Lo schema di garanzia europea dei depositi bancari scompare dalle conclusioni dell'ultimo vertice Ue dei capi di Stato e di governo.

E adesso la situazione per le banche italiane si complica ulteriormente.

A fare il punto è l'economista Vladimiro Giacchè, autore, tra l'altro, di due testi molto conosciuti e apprezzati come "Anschluss - L'Annessione", e il recente "Costituzione italiana contro Trattati europei, il conflitto inevitabile".

Giacchè è presidente del Centro Europa Ricerche di Roma e collaboratore di Micromega e il Fatto Quotidiano.

"Ancora una volta - dice Giacché ad AbruzzoWeb - è stata data vinta al ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, il quale aveva affermato che non avrebbe fatto passare la mutua garanzia dei depositi fra le banche europee. Questa è la ciliegina sulla torta di una unione bancaria che è stata costruita in un modo tale che non riduce, ma enfatizza le asimmetrie tra i sistemi bancari nazionali dell’Eurozona".

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Brancaccio: il divario tra Nord e Sud Italia anticipatore della forbice in Europa

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crisi italia1da www.emilianobrancaccio.it

intervista di Emanuele Imperiali | Corriere del Mezzogiorno – Economia, 21 dicembre 2015

Una ricerca sulla “mezzogiornificazione” delle aree deboli d’Europa pubblicata sul Cambridge Journal of Economics. E un commento sulle politiche dei governi, che accentuano le sperequazioni tra Nord e Sud. Intervista a Emiliano Brancaccio

Un’Italia spaccata in due, con il Settentrione che finalmente registra qualche timido segnale di ripresa mentre il Mezzogiorno anche quest’anno rimane al palo. E’ il quadro che emerge dall’ultimo rapporto di Bankitalia sulle economie regionali. Dell’allargamento della forbice tra Nord e Sud discutiamo con Emiliano Brancaccio, docente di Economia politica presso l’Università del Sannio e autore di ricerche pubblicate a livello internazionale dedicate alla divergenza tra aree economicamente più forti e aree più deboli d’Europa.

Professore, per Bankitalia e altri istituti di ricerca a fine anno il Centro-Nord segnerà un aumento del Pil di circa un punto percentuale, mentre al Sud dovremmo registrare crescita zero. L’uscita dal tunnel della crisi riguarda solo le regioni più ricche del paese?

Per nessuna zona del paese parlerei di “uscita dal tunnel”: anche lì dove si manifesta, la ripresa risulta molto fragile. E’ vero tuttavia che nella crisi generale del paese la frattura tra Nord e Sud tende ad accentuarsi. Il problema principale riguarda il crollo degli investimenti delle imprese: rispetto al 2007 nel Mezzogiorno sono precipitati di oltre un terzo, una caduta di dieci punti percentuali più pesante di quella, già di per sé drammatica, che si è registrata al Nord.

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