Italia

Occupazione e dignità

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renzi lavoro tvdi Giorgio Raccichini, PCd’I Federazione di Fermo | pdcifermano.wordpress.com

La diminuzione del tasso di disoccupazione in Italia, in un contesto che rimane comunque altamente difficile soprattutto per i giovani e per il Meridione, ha provocato le reazioni euforiche dei sostenitori del Jobs Act, a partire dai soliti cinguettii renziani.

Saremmo in presenza della dimostrazione che la riforma conservatrice del lavoro funziona. Mi chiedo: perché non avrebbe dovuto? Il Jobs Act si regge su un do ut des fin troppo chiaro tra il Governo renziano da una parte e Confindustria e mondo dell’impresa in genere dall’altro.

Ci scordiamo forse del prezzo che è stato pagato dai lavoratori, ormai ridotti alla stregua di veri e propri questuanti del lavoro? I datori di lavoro hanno incassato non solo contributi di natura fiscale, ma anche e soprattutto l’eliminazione di alcuni diritti fondamentali, tra i quali il sacrosanto principio della reintegrazione del lavoratore nel suo posto di lavoro in seguito ad un licenziamento illegittimo. Questo diritto, già fortemente manomesso dal Governo Monti, è alla base dei rapporti di forza contrattuali, i quali vedranno il lavoratore in una posizione sempre più subalterna: insomma, un operaio e un impiegato del settore privato ci penseranno due volte prima di protestare per motivi riguardanti il salario, la sicurezza e altre questioni lavorative. Occupazione e dignità lavorativa sembrano ormai essere termini inversamente proporzionali nell’Italia della Seconda Repubblica.

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Vladimiro Giacché: "E' attacco ai risparmi degli italiani"

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cassa depositi prestiti 608x400di Roberto Santilli
da www.abruzzoweb.it

Lo schema di garanzia europea dei depositi bancari scompare dalle conclusioni dell'ultimo vertice Ue dei capi di Stato e di governo.

E adesso la situazione per le banche italiane si complica ulteriormente.

A fare il punto è l'economista Vladimiro Giacchè, autore, tra l'altro, di due testi molto conosciuti e apprezzati come "Anschluss - L'Annessione", e il recente "Costituzione italiana contro Trattati europei, il conflitto inevitabile".

Giacchè è presidente del Centro Europa Ricerche di Roma e collaboratore di Micromega e il Fatto Quotidiano.

"Ancora una volta - dice Giacché ad AbruzzoWeb - è stata data vinta al ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, il quale aveva affermato che non avrebbe fatto passare la mutua garanzia dei depositi fra le banche europee. Questa è la ciliegina sulla torta di una unione bancaria che è stata costruita in un modo tale che non riduce, ma enfatizza le asimmetrie tra i sistemi bancari nazionali dell’Eurozona".

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Brancaccio: il divario tra Nord e Sud Italia anticipatore della forbice in Europa

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crisi italia1da www.emilianobrancaccio.it

intervista di Emanuele Imperiali | Corriere del Mezzogiorno – Economia, 21 dicembre 2015

Una ricerca sulla “mezzogiornificazione” delle aree deboli d’Europa pubblicata sul Cambridge Journal of Economics. E un commento sulle politiche dei governi, che accentuano le sperequazioni tra Nord e Sud. Intervista a Emiliano Brancaccio

Un’Italia spaccata in due, con il Settentrione che finalmente registra qualche timido segnale di ripresa mentre il Mezzogiorno anche quest’anno rimane al palo. E’ il quadro che emerge dall’ultimo rapporto di Bankitalia sulle economie regionali. Dell’allargamento della forbice tra Nord e Sud discutiamo con Emiliano Brancaccio, docente di Economia politica presso l’Università del Sannio e autore di ricerche pubblicate a livello internazionale dedicate alla divergenza tra aree economicamente più forti e aree più deboli d’Europa.

Professore, per Bankitalia e altri istituti di ricerca a fine anno il Centro-Nord segnerà un aumento del Pil di circa un punto percentuale, mentre al Sud dovremmo registrare crescita zero. L’uscita dal tunnel della crisi riguarda solo le regioni più ricche del paese?

Per nessuna zona del paese parlerei di “uscita dal tunnel”: anche lì dove si manifesta, la ripresa risulta molto fragile. E’ vero tuttavia che nella crisi generale del paese la frattura tra Nord e Sud tende ad accentuarsi. Il problema principale riguarda il crollo degli investimenti delle imprese: rispetto al 2007 nel Mezzogiorno sono precipitati di oltre un terzo, una caduta di dieci punti percentuali più pesante di quella, già di per sé drammatica, che si è registrata al Nord.

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Gli antifascisti non possono far finta di nulla su quanto sta accadendo in Ucraina

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pc ucraina 500pxdi Giorgio Langella*

Al Comitato Provinciale ANPI Vicenza

Quello che sta accadendo in Ucraina è di estrema gravità

Organizzazioni dichiaratamente nazi-fasciste sono parte integrante di un governo nato da un vero e proprio colpo di stato finanziato anche da forze occidentali che si dichiarano democratiche. L'eccidio di Odessa del 2 maggio 2014 quando decine di cittadini inermi furono massacrati da un'orda di fascisti e la guerra scatenata contro le popolazioni del Donbass che si sono rifiutate di subire le angherie del governo di Kiev e stanno resistendo all'avanzata di tristi battaglioni di "volontari" che si fregiano di simboli nazisti (e sono solo alcuni esempi di cosa sta succedendo in Ucraina) non hanno certo avuto il dovuto risalto, né il doveroso e fermo contrasto da parte degli antifascisti europei e italiani.

In questi giorni si apprende che l'attività del Partito Comunista di Ucraina è stata ufficialmente proibita dalla giunta di Kiev.

Non si può far finta di nulla. Tutte le forze sane italiane ed europee devono battersi contro ogni discriminazione e in difesa dei comunisti ucraini, la cui libertà e vita è messa in discussione. La logica e l'esperienza ci dicono che presto la giunta di Kiev scatenerà il terrore individuale contro chiunque sia sospettato di essere comunista. Nessun antifascista può permettere che possano avvenire nuove tragedie come quella di Odessa, come gli omicidi politici e il genocidio nel Donbass.

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In difesa del PCU e della pace

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pc ucraina bandiera personedi Giorgio Raccichini*
da pdcifermano.wordpress.com

Il Fascismo, non quello da operetta professato in Italia da giovinastri privi di cultura o da qualche anziano nostalgico, è una realtà preoccupante in Europa e come sempre rappresenta uno strumento di dominio del grande capitale internazionale, per il quale ogni mezzo è buono per abbattere qualsiasi barriera che impedisce la propria penetrazione. Per questa sua funzione il Fascismo, così come il terrorismo islamico, rappresenta uno dei più gravi fattori di rischio per la pace internazionale, uno dei soggetti che già sono attivi nella “terza guerra mondiale che si combatte a pezzi” di cui parla spesso Papa Francesco.

In Ucraina il Fascismo, colluso con una becera plutocrazia, è al potere dopo un colpo di Stato salutato con favore ed entusiasmo dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea e ammantato dalla solita retorica della democrazia e della lotta contro la Russia, ormai battezzata come “il nuovo Impero del Male”.

Essendo lo strumento più reazionario e violento di difesa del capitale bancario e industriale, il Fascismo rappresenta anche la più grave minaccia per l’esistenza delle organizzazioni delle classi lavoratrici. Ecco allora che in Ucraina il radicato Partito Comunista Ucraino, il quale è stato già oggetto di vere e proprie persecuzioni, ora viene messo al bando nel silenzio generale delle forze politiche italiane, persino di quella sinistra “radical” italiana che vorrebbe rappresentare un’alternativa al PD.

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La battaglia per la vera "buona scuola"

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di Marina Boscaino | da lacittafutura.it

Il movimento della scuola non si dà per vinto, la lotta contro la legge 107 riparte dall'assemblea organizzata dal Comitato nazionale di sostegno alla LIP per una Buona Scuola per la Repubblica il 29 Novembre a Roma. E andrà avanti fino all'abrogazione della legge.

Non perdiamo altro tempo: scommettiamo di non aver perso definitivamente la battaglia per la democrazia. Riappropriamoci di quella sovranità che “appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Possiamo e dobbiamo farcela.

Tutto sta cambiando intorno a noi, ma pochi sembrano accorgersene.

Quelli che un tempo – poco tempo fa – erano (con una certa dose di impudenza, tenendo conto dei nostri salari e del “lavoro sommerso” di molti) considerati i privilegi dei docenti (a fronte di stipendi da fame, di una mitologia artatamente strumentalizzata, ad esempio i presunti 3 mesi di vacanze) stanno rapidamente tramontando, buttati giù come birilli dalla boccia di un giocatore forsennato e incurante di qualsiasi regola, sia giuridicamente determinata sia intrinseca alla naturale dialettica democratica.

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In memoria dei lavoratori uccisi in nome del profitto

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morti bianchedi Giorgio Langella, Direzione nazionale PCdI

E' ormai passato un anno da quel 19 dicembre nel quale fu pronunciata la sentenza del primo processo relativo a quanto accaduto alla Marlane-Marzotto di Praia a Mare. Le accuse, per gli imputati eccellenti (proprietari e dirigenti dello stabilimento calabrese di proprietà anche di Eni-Lanerossi e Marzotto), erano molto pesanti. Oltre cento operai colpiti da varie patologie cancerogene, decine di decessi, un disastro ambientale di enormi proporzioni. Reati gravi per i quali furono tutti assolti, nonostante varie testimonianze e indizi. La sentenza di assoluzione perché “il fatto non sussiste” fece seguito alla “liquidazione” delle famiglie dei lavoratori deceduti da parte della Marzotto. Poche decine di migliaia di euro che furono accettate da quasi tutte le parte civili che posero una pietra tombale su una delle tragedie del lavoro tra le più gravi e allo stesso tempo sconosciute tra quelle accadute in Italia.

A distanza di un anno è giusto ricordare che, i lavoratori della Marlane e le loro famiglie, aspettano ancora che giustizia venga fatta. È altrettanto doveroso capire che ancora non è stato squarciato il velo di silenzio e di omertà che occulta la verità su quanto successo in quello stabilimento calabrese che fu della Lanerossi e, infine, della Marzotto.

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La posta in gioco della guerra tra capitali: il risparmio italiano

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bail in banchedi Pasquale Cicalese per Marx21.it

“..si deve concludere che la disciplina del bail in non è sostenibile. Una prima prova di una parziale applicazione di essa – solo cioè per quel che attiene alla risoluzione delle quattro banche, richiesta dalla Commissione Europea e che comporta il previo addossamento delle perdite ad azionisti e obbligazionisti subordinati - dovrebbe essere idonea a farci capire quel che può avvenire in un prossimo caso. La tutela del risparmio non viene in tal modo pienamente assicurata, in contrasto con l’art. 47 della Costituzione, e, con tale mancanza, può essere travolta anche la tutela della stabilità sistemica”.

Angelo De Mattia, “Le norme Ue sulle risoluzioni bancarie vanno riviste. Il bail in è contrario alla Costituzione”. Milano Finanza 15 dicembre 2015.

“Vedo invece un’Europa che cresce con contraddizioni e che quindi si muove un po’ a zig-zag con figli e figliastri, una specie di Europa matrigna”.

Antonio Patuelli, Presidente ABI (Associazione Banche Italiane), “Tempi lunghi per le fusioni”, Milano Finanza 16 dicembre.

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Decreto salvabanche e suicidi economici, quanta ipocrisia!

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banchesalvate risparmiespospriatidi Giorgio Cremaschi
da Blog MicroMega

Immaginiamo che in una città siano stati tolti i limiti di velocità per le automobili, che siano stati aboliti gli Stop agli incroci e messi sul giallo tutto i semafori e che, in nome della velocità di scorrimento del traffico, si diano premi agli automobilisti che corrono di più. In un tale ambiente di pazzi suonerebbe un poco ipocrita il compianto per le vittime degli inevitabili catastrofici incidenti stradali. È ipocrita allo stesso modo il compianto ufficiale per il povero pensionato che si è suicidato, perché derubato dei propri risparmi investiti in obbligazioni subordinate cancellate dal decreto salvabanche.

L'ipocrisia per questo suicidio è doppia. In primo luogo perché sembra ignorare le centinaia di piccoli imprenditori, lavoratori, debitori che si sono uccisi in questi anni di crisi e di politiche di austerità. In Italia abbiamo statistiche per tutto, ma pare manchi un dato sulla strage per crisi economica e non è un caso. Si vuole far passare il massacro di persone che non hanno retto al disastro economico e alla precarizzazione delle loro vite e di quelle dei loro cari come una serie di casi individuali. Invece la strage per suicidio economico è un evento collettivo, è il prodotto di una politica frutto di precise scelte e responsabilità, che ne dovrebbero sopportare tutto il peso criminale.

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E' la Boschi, bellezza!

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di Emiliano Brancaccio,
da brancaccio.blogautore

Credevamo che la crisi di altri quattro istituti di credito italiani potesse aprire una seria discussione sulle reali prospettive degli assetti bancari nazionali ed europei.

Ritenevamo fosse chiaro che considerare queste vicende soltanto come opere di qualche farabutto da individuare e condannare, è solo un modo fuorviante di ridimensionare i fatti, un tentativo maldestro di confinarli per tranquillizzarci.

Pensavamo che con questo ennesimo tracollo non ci sarebbe stato più spazio per la solita, ingenua litania secondo cui il problema principale verterebbe sui soliti ladri, sulle proverbiali mele marce in un sistema altrimenti sano.

Ci illudevamo fosse dunque la volta buona per individuare il marcio nel sistema, e nelle sue macroscopiche contraddizioni interne.

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