Italia

A chi strumentalizza la Resistenza

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resistenzapartigianadi Giorgio Raccichini, PCd’I Federazione di Fermo | da pdcifermano.wordpress.com

Pochi giorni fa la Lega Nord, nella persona del segretario Salvini, proponeva per il 25 aprile una manifestazione di liberazione dall’attuale Governo. Così la Lega, la quale ha sempre annoverato nella sua organizzazione fascisti mai pentiti e che soprattutto ostenta valori in antitesi a quelli resistenziali, riscopre la Festa della Liberazione strumentalizzandola per una politica di stretto cabotaggio.

C’è poi un altro modo di strumentalizzare: quello di imbalsamare questa festa civile con le bende e gli unguenti funerei delle commemorazioni celebranti la Resistenza e la Liberazione come fenomeni storici posti sì alla base dell’Italia repubblicana, ma ormai passati, privi di un rapporto vitale con il presente.

Entrambe le strumentalizzazioni non sono nuove, ma sono comunque pericolose e partono, a mio avviso, da una lettura riduttiva della Resistenza, vista semplicemente come movimento armato di supporto agli anglo-americani nella loro guerra contro i tedeschi.

Ci furono frange politiche e militari del movimento partigiano che in effetti intendevano la guerra di liberazione come azione di piccoli gruppi tesa a favorire la risalita degli Alleati lungo la penisola.

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La Camera: on-line l’armadio della vergogna

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di Davide Conti, su Il Manifesto del 18 febbraio 2016

Stragi nazifasciste e crimini italiani all’estero: un silenzio di 70 anni da cui è nato il «nostro» revisionismo storico

La declassificazione e la pubblicazione on-line, voluta dalla Camera, di una parte dei documenti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle «cause dell’occultamento dei fascicoli relativi ai crimini nazifascisti» è senz’altro un fatto significativo per gli studi e per la «lettura pubblica» del nostro passato prossimo. Tuttavia la ricercata catarsi della memoria nazionale, che sottende a queste operazioni, fatica a tradursi in compiuta nemesi storica in un paese come l’Italia.

Per «ritrovare» nella Procura Militare Generale di Roma i 695 fascicoli relativi alle stragi nazifasciste ed ai crimini italiani all’estero si dovette attendere il 1994 allorché la documentazione «dell’armadio della vergogna» (come recitò il titolo dell’inchiesta di Franco Giustolisi) riemerse dalla «archiviazione provvisoria» stabilita il 13 gennaio 1960 dal Procuratore militare Enrico Santacroce, già noto all’epoca per la sentenza di assoluzione emessa il 19 febbraio 1949 in favore di Mario Roatta e altri generali fascisti responsabili con il re della vergognosa fuga da Roma dell’8 settembre 1943.

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Se la borghesia italiana si scopre euroscettica

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europa interrogativodi Pasquale Cicalese per Marx21.it

“Si possono inoltre gestire meglio quei crediti deteriorati (quasi un terzo del totale) che fanno capo a imprese in temporanea difficoltà ma con concrete possibilità di rilancio, soprattutto con il rafforzamento della ripresa economica. È essenziale a questo fine un adeguato coordinamento tra le banche finanziatrici, che preveda anche l’intervento di operatori specializzati nelle ristrutturazioni aziendali”. 

Governatore Banca d’Italia Ignazio Visco, Intervento ad Assiom Forex - Torino 30 gennaio 2016, pag, 12

“Gli industriali italiani non riuscirono a salvare il meccanismo della svalutazione. Ne presero atto e si dedicarono, nel decennio seguente l’unione Monetaria,  a salvare i propri capitali. Gli investimenti crollarono di fronte alla certezza del cambio forte. Lo sciopero fiscale raggiunse vette sempre più elevate. Le imprese si indebitarono con le banche. I proventi delle esportazioni, per quanto possibile, furono lasciati all’estero. Restò alle banche chiudere il credito, decretando la fine del 25% dell’apparato industriale”. 

Marcello de Cecco, Deflazione, il male sottile, Affari&Finanza, 8 febbraio 2016.

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Fine 2015, ultimo treno incentivi

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lavoro4di Marta Fana | da il Manifesto

L'analisi dei dati Inps sul precariato. Boom di dicembre per i contratti a tempo indeterminato, tra nuovi assunti e trasformazioni: gli 8 mila euro scadevano per lasciare spazio ai meno attrattivi 3 mila. Quasi 115 milioni i voucher attivati nei dodici mesi

L’ultima pubblicazione dell’”Osservatorio sul precariato” dell’Inps relativa ai contratti di lavoro di dicembre chiude definitivamente il quadro dell’anno appena trascorso.

A dicembre, il numero di assunzioni a tempo indeterminato (al netto delle cessazioni) è aumentato vertiginosamente, facendo registrare un più 71.236 rispetto agli 8.118 contratti medi nei mesi precedenti. Sull’intero anno, il numero di nuovi rapporti “indeterminati” è 186.376 con una distribuzione territoriale assai variegata: il Lazio è la regione con più contratti netti a tempo indeterminato (51.492), seguito da Campania (41.894) e, con distacco, dalla Lombardia (19.571). In Veneto e Trentino Alto Adige le attivazioni di contratti sono inferiori alle cessazioni, presentando quindi un saldo annuale negativo.

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L’università verso lo sciopero generale

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da il Manifesto

La misura è colma. L’iniziativa di protesta e proposta alla Federico II prima tappa di una mobilitazione ampia. Boicottaggi, convegni in tutti gli atenei, sit-in a Roma, nulla resterà intentato per impedire la morte della ricerca.

«Le classi dirigenti italiane vogliono liquidare l’Università di massa e tornare a una configurazione classista degli studi superiori. Il mondo universitario deve languire poiché a selezionare le poche élite necessarie alla continuità del processo economico basteranno pochi centri di eccellenza, perlopiù privati»: la rete Per il diritto allo studio e alla ricerca sintetizza così l’effetto delle riforme, contro cui negli atenei cominciano focolai di resistenza. Ieri a Napoli si è tenuta una tavola rotonda per proseguire un percorso di lotta che potrebbe portare a uno sciopero generale: l’intera comunità universitaria dovrebbe scendere in piazza, a partire dagli studenti e dai precari fino agli strutturati e al personale tecnico.

Intanto bisogna fare i conti con due date. Il 29 febbraio i docenti dovranno immettere i dati per consentite la Vqr — Valutazione della qualità della ricerca da parte dell’Anvur — Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario. La Vqr è uno dei parametri in base ai quali verranno redistribuiti i finanziamenti, uno strumento arbitrario come ha dimostrato il professor Giuseppe De Nicolao dell’Università di Pavia, presente ieri alla tavola rotonda.

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Bancari e correntisti insieme per tutelare lavoro e risparmio

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da Rassegna.it

Agostino Megale (Fisac Cgil) a RadioArticolo1: "Dopo il decreto salvabanche del Governo si è ingenerata parecchia confusione e in molti hanno attribuito responsabilità, oltre che ai manager, anche ai dipendenti delle quattro banche in questione"

La crisi dei mercati finanziari e i riflessi negativi sulle banche italiane, il ddl sul credito del Governo e le ricadute sull’occupazione del settore, il caso dei risparmiatori truffati delle quattro Bcc fallite. Su questi temi è intervenuto questa mattina Agostino Megale, segretario generale della Fisac, su RadioArticolo1.

“Innanzitutto – ha esordito il dirigente sindacale –, le difficoltà delle Borse sono generali e interessano tutti i paesi, nessuno escluso, a conferma che la crisi non è ancora terminata. Per quanto riguarda Piazza Affari, il dato è altalenante, perché nelle ultime 48 ore siamo passati da meno 3,5 a più 4; è evidente che c’è bisogno di stabilità, in un contesto comunque assai grave, visto che in quaranta giorni le nostre banche hanno bruciato 40 miliardi. Siamo di fronte a turbolenze tali che la questione bancaria andrebbe messa all’ordine del giorno a Bruxelles, come possibile volano per l’economia dell’Unione europea”.

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Lanerossi viaggio nell'incredibile oblio

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di Renzo Pietribiasi

Viaggio nell'oblio è il titolo d'obbligo per questo video che mostra lo stato d'abbandono in cui riversa la Fabbrica Alta di Schio e in generale tutti gli stabilimenti della Lanerossi dopo l'acquisizione del gruppo da parte di Marzotto. Intere generazioni hanno lavorato in questi stabilimenti producendo i migliori tessuti e coperte d'Europa. Ora tutto tace e come in un cimitero in disuso la vegetazione inghiottirà quello che un tempo brulicava di vita.

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Giorno del ricordo e speculazione antistorica

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di Angelo d’Orsi | da MicroMega

Ed eccoci, di nuovo, a pochi giorni dal “Giorno della memoria”, al “Giorno del ricordo”, istituito dal II Governo Berlusconi nel marzo 2004, e divenuto legge, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 13 aprile di quell’anno. Sebbene la legge parli, testualmente, di un giorno “in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati", nel discorso corrente si richiamano soltanto le foibe.

Quest’anno la notizia è doppia: la prima concerne Roma,dove, addirittura in anticipo rispetto alla ricorrenza, si è inaugurata una “Casa del Ricordo”, con grande solennità, alla presenza del presidente della Giunta Regionale, Nicola Zingaretti, e di due assessori dell’Amministrazione comunale, uno dei quali ha pure la delega del sindaco “alla Memoria”. La seconda notizia, più o meno di rito, è la circolare inviata dalla ministra dell’Istruzione Università e Ricerca, la signora Giannini (che ha appena lasciato il gruppo parlamentare di “Scelta civica”, dove pure occupava posizione eminente, addirittura di “portavoce”, per approdare al più promettente Gruppone del PD).

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Glossario su confine orientale, “foibe” ed “esodo”, Giorno del Ricordo e dintorni…

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fucilazione a Dane 31 luglio 1942da www.diecifebbraio.info

10 FEBBRAIO 1947 Giorno in cui fu sottoscritto il Trattato di Pace con cui l’Italia regolò i suoi conti e concluse le vertenze aperte con la Seconda Guerra Mondiale, specialmente riguardo alla Jugoslavia ed ai confini orientali. In quanto tale, ogni anno il 10 Febbraio dovrebbe essere un anniversario di festa; viceversa, lo Stato italiano lo ha reso per legge una data per tutte le recriminazioni (vedi: GIORNO DEL RICORDO).

ANVGD La Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia -ANVGD- si è caratterizzata nei decenni come una delle realtà associative degli “esuli” istriano-dalmati più apertamente irredentiste. Sorta dal raggruppamento di numerosi comitati locali operanti già prima del 1947, sin dalla sua nascita ha dichiarato superata la discriminante antifascista. Coerentemente a ciò ha annoverato tra i suoi presidenti personaggi come Libero Sauro (dal 1954 al 1963), comandante dopo l’8 settembre ’43 del Reggimento Istria della Milizia difesa Territoriale (l’equivalente della Guardia Nazionale Repubblicana della RSI), formazione di volontari al servizio dei nazisti nella Zona d’operazioni Litorale Adriatico, e Maurizio Mandel (nel 1955-56), medico, presunto criminale di guerra in Jugoslavia; e tra i suoi dirigenti Bruno Coceani, prefetto di Trieste di nomina nazista,Arturo De Maineri, segretario del Partito fascista repubblicano a Fiume durante l’occupazione nazista, e altri simili personaggi. 

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“La più bella del mondo”?

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costituzione principidi Giorgio Raccichini
da pdcifermano.wordpress.com

Recentemente Benigni, il noto comico, ha affermato che voterà “sì” al referendum costituzionale, cioè sosterrà le riforme volute dal Governo Renzi. La presa di posizione del toscano potrebbe meravigliare, visto che lo stesso qualche anno fa sosteneva, imbastendoci una trasmissione televisiva, che il testo costituzionale della nostra Repubblica è il più bello del mondo. Già di per sé affermare che la Costituzione italiana è la più bella del mondo è un azzardo da istrione del palcoscenico: mi potrei sbagliare, ma non penso che il comico conosca a menadito le leggi fondamentali di ogni Stato del mondo.

Comunque sia, ammesso che Benigni abbia una conoscenza così vasta, più che alla “bellezza” della nostra Costituzione bisognerebbe fare attenzione al suo stato di salute, che oggi lascia particolarmente a desiderare: per decenni si è tentato di frenare l’applicazione del testo costituzionale, specialmente nelle parti economicamente e socialmente più avanzate, quelle che affermano piuttosto esplicitamente non solo la dignità del lavoro e l’esigenza dello Stato sociale, ma anche la prospettiva della partecipazione massiccia delle classi lavoratrici alla direzione politica dell’Italia. 

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