Italia

Jobs act. Le ubriacanti statistiche di Renzi

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renzi jobsactdi Carmine Tomeo | da www.lacittafutura.it

Si potrebbe parafrasare Mark Twain e dire che Renzi ed il suo governo “usano le statistiche come un ubriaco i lampioni: più per sostegno che per illuminazione”. A due anni dal suo insediamento, il governo guidato dal segretario del Pd si autocelebra con slide per costruire una propria narrazione che con la realtà a ben poco a che fare. “Meno precarietà, più lavoro stabile”, “Opportunità per i giovani”, “Più tutele”: sono più che altro slogan da televendita.

“Secondo i dati Inps, nel 2015 i contratti a tempo indeterminato sono stati 764mila in più rispetto al 2014. Il Jobs act funziona”, è scritto in maniera enfatica su una delle slide del ministero del Lavoro. Certo, ma di questi, oltre 578mila sono trasformazioni di contratto. I nuovi contratti a tempo indeterminato, quindi, sono stati un po’ meno di 186mila. Meno di niente, certo; ma davvero poco a confronto di una disoccupazione che riguarda drammaticamente tre milioni di persone. Senza contare gli inattivi, che sono quasi un milione e mezzo. Molto poco, soprattutto se si sbandiera la fine della recessione e si racconta di un’Italia che è in crescita.

Ovviamente, come suo solito, l’imbonitore di Palazzo Chigi ha esaltato i meriti del Jobs act: “Per mesi ci hanno detto che il Jobs act era una prevaricazione, una violenza, un’imposizione. Oggi scopriamo che nel 2015 grazie al Jobs act ci sono stati 764.000 contratti a tempo indeterminato in più”; e su twitter è tornato ad esercitarsi nel suo sport preferito, il tiro al gufo: “Amici gufi, siete ancora sicuri che non funzioni?”.

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Metalmeccanici, adesso si fa sul serio

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da www.rassegna.it

Entra nel vivo la trattativa per il rinnovo: incontri tematici il 24-25 febbraio, in marzo altri due confronti e riunione plenaria. Landini (Fiom): "Le proposte di Federmeccanica sul salario non vanno bene. Devono cambiare, altrimenti sarà mobilitazione"

Per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici si entra nel vivo. Oggi (mercoledì 24 febbraio) Federmeccanica e Fim, Fiom, Uilm si incontrano per il tavolo dedicato ai temi del trattamento economico, dell’inquadramento, delle regole e dei livelli contrattuali, mentre giovedì 25 all’ordine del giorno sono organizzazione del lavoro, orario, appalti, reperibilità, trasferte, trasferimenti, politiche del lavoro e finestra informatica. “Sono incontri molto importanti” spiega il segretario generale della Fiom Cgil Maurizio Landini: “Siamo nella fase di approfondimento di tutto ciò che è stato oggetto di confronto, delle piattaforme presentate. Esistono differenze, in particolare sulle questioni del salario e del ruolo del contratto nazionale di lavoro, i due incontri dovranno servire proprio ad approfondire questi aspetti”.

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Dal voto alle donne alle ‘quote rosa’: la crisi della rappresentanza

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ass gramsci cagliari tesseradi Laura Stochino | da gramscicagliari.it

Riceviamo dalla compagna Laura Stochino, dell'Ass. Antonio Gramsci di Cagliari, un suo contributo che volentieri pubblichiamo

Il martirio delle nostre eroine, la lotta magnifica delle nostre donne ci permettono di affermare che la grande conquista da noi ottenuta: il diritto di eleggere e di essere elette non ci è stato elargito, ma è stato un giusto riconoscimento dei nostri meriti. Rita Montagnana, Noi Donne 1946

Il 1 Febbraio 1945 viene emanato il decreto che sancisce il diritto di voto alle donne, alcuni mesi dopo la legge viene modificata e ampliata: le donne avrebbero esercitato anche il diritto dell’elettorato attivo. Il 2 Giugno 1946 le donne votano per la prima volta il quesito referendario sulla scelta della forma di Stato e l’assemblea costituente. Sono passati settant’anni, per molti aspetti quella data segna un percorso di continuo progresso e liberazione, per altri è l’apice di qualcosa d’irripetibile. Quella non fu una battaglia dell’ultima ora, una conquista concessa dalla politica maschile, ma l’epilogo positivo della straordinaria partecipazione delle donne alla lotta partigiana in tutte le sue forme.

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A chi strumentalizza la Resistenza

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resistenzapartigianadi Giorgio Raccichini, PCd’I Federazione di Fermo | da pdcifermano.wordpress.com

Pochi giorni fa la Lega Nord, nella persona del segretario Salvini, proponeva per il 25 aprile una manifestazione di liberazione dall’attuale Governo. Così la Lega, la quale ha sempre annoverato nella sua organizzazione fascisti mai pentiti e che soprattutto ostenta valori in antitesi a quelli resistenziali, riscopre la Festa della Liberazione strumentalizzandola per una politica di stretto cabotaggio.

C’è poi un altro modo di strumentalizzare: quello di imbalsamare questa festa civile con le bende e gli unguenti funerei delle commemorazioni celebranti la Resistenza e la Liberazione come fenomeni storici posti sì alla base dell’Italia repubblicana, ma ormai passati, privi di un rapporto vitale con il presente.

Entrambe le strumentalizzazioni non sono nuove, ma sono comunque pericolose e partono, a mio avviso, da una lettura riduttiva della Resistenza, vista semplicemente come movimento armato di supporto agli anglo-americani nella loro guerra contro i tedeschi.

Ci furono frange politiche e militari del movimento partigiano che in effetti intendevano la guerra di liberazione come azione di piccoli gruppi tesa a favorire la risalita degli Alleati lungo la penisola.

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La Camera: on-line l’armadio della vergogna

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di Davide Conti, su Il Manifesto del 18 febbraio 2016

Stragi nazifasciste e crimini italiani all’estero: un silenzio di 70 anni da cui è nato il «nostro» revisionismo storico

La declassificazione e la pubblicazione on-line, voluta dalla Camera, di una parte dei documenti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle «cause dell’occultamento dei fascicoli relativi ai crimini nazifascisti» è senz’altro un fatto significativo per gli studi e per la «lettura pubblica» del nostro passato prossimo. Tuttavia la ricercata catarsi della memoria nazionale, che sottende a queste operazioni, fatica a tradursi in compiuta nemesi storica in un paese come l’Italia.

Per «ritrovare» nella Procura Militare Generale di Roma i 695 fascicoli relativi alle stragi nazifasciste ed ai crimini italiani all’estero si dovette attendere il 1994 allorché la documentazione «dell’armadio della vergogna» (come recitò il titolo dell’inchiesta di Franco Giustolisi) riemerse dalla «archiviazione provvisoria» stabilita il 13 gennaio 1960 dal Procuratore militare Enrico Santacroce, già noto all’epoca per la sentenza di assoluzione emessa il 19 febbraio 1949 in favore di Mario Roatta e altri generali fascisti responsabili con il re della vergognosa fuga da Roma dell’8 settembre 1943.

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Se la borghesia italiana si scopre euroscettica

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europa interrogativodi Pasquale Cicalese per Marx21.it

“Si possono inoltre gestire meglio quei crediti deteriorati (quasi un terzo del totale) che fanno capo a imprese in temporanea difficoltà ma con concrete possibilità di rilancio, soprattutto con il rafforzamento della ripresa economica. È essenziale a questo fine un adeguato coordinamento tra le banche finanziatrici, che preveda anche l’intervento di operatori specializzati nelle ristrutturazioni aziendali”. 

Governatore Banca d’Italia Ignazio Visco, Intervento ad Assiom Forex - Torino 30 gennaio 2016, pag, 12

“Gli industriali italiani non riuscirono a salvare il meccanismo della svalutazione. Ne presero atto e si dedicarono, nel decennio seguente l’unione Monetaria,  a salvare i propri capitali. Gli investimenti crollarono di fronte alla certezza del cambio forte. Lo sciopero fiscale raggiunse vette sempre più elevate. Le imprese si indebitarono con le banche. I proventi delle esportazioni, per quanto possibile, furono lasciati all’estero. Restò alle banche chiudere il credito, decretando la fine del 25% dell’apparato industriale”. 

Marcello de Cecco, Deflazione, il male sottile, Affari&Finanza, 8 febbraio 2016.

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Fine 2015, ultimo treno incentivi

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lavoro4di Marta Fana | da il Manifesto

L'analisi dei dati Inps sul precariato. Boom di dicembre per i contratti a tempo indeterminato, tra nuovi assunti e trasformazioni: gli 8 mila euro scadevano per lasciare spazio ai meno attrattivi 3 mila. Quasi 115 milioni i voucher attivati nei dodici mesi

L’ultima pubblicazione dell’”Osservatorio sul precariato” dell’Inps relativa ai contratti di lavoro di dicembre chiude definitivamente il quadro dell’anno appena trascorso.

A dicembre, il numero di assunzioni a tempo indeterminato (al netto delle cessazioni) è aumentato vertiginosamente, facendo registrare un più 71.236 rispetto agli 8.118 contratti medi nei mesi precedenti. Sull’intero anno, il numero di nuovi rapporti “indeterminati” è 186.376 con una distribuzione territoriale assai variegata: il Lazio è la regione con più contratti netti a tempo indeterminato (51.492), seguito da Campania (41.894) e, con distacco, dalla Lombardia (19.571). In Veneto e Trentino Alto Adige le attivazioni di contratti sono inferiori alle cessazioni, presentando quindi un saldo annuale negativo.

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L’università verso lo sciopero generale

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da il Manifesto

La misura è colma. L’iniziativa di protesta e proposta alla Federico II prima tappa di una mobilitazione ampia. Boicottaggi, convegni in tutti gli atenei, sit-in a Roma, nulla resterà intentato per impedire la morte della ricerca.

«Le classi dirigenti italiane vogliono liquidare l’Università di massa e tornare a una configurazione classista degli studi superiori. Il mondo universitario deve languire poiché a selezionare le poche élite necessarie alla continuità del processo economico basteranno pochi centri di eccellenza, perlopiù privati»: la rete Per il diritto allo studio e alla ricerca sintetizza così l’effetto delle riforme, contro cui negli atenei cominciano focolai di resistenza. Ieri a Napoli si è tenuta una tavola rotonda per proseguire un percorso di lotta che potrebbe portare a uno sciopero generale: l’intera comunità universitaria dovrebbe scendere in piazza, a partire dagli studenti e dai precari fino agli strutturati e al personale tecnico.

Intanto bisogna fare i conti con due date. Il 29 febbraio i docenti dovranno immettere i dati per consentite la Vqr — Valutazione della qualità della ricerca da parte dell’Anvur — Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario. La Vqr è uno dei parametri in base ai quali verranno redistribuiti i finanziamenti, uno strumento arbitrario come ha dimostrato il professor Giuseppe De Nicolao dell’Università di Pavia, presente ieri alla tavola rotonda.

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Bancari e correntisti insieme per tutelare lavoro e risparmio

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da Rassegna.it

Agostino Megale (Fisac Cgil) a RadioArticolo1: "Dopo il decreto salvabanche del Governo si è ingenerata parecchia confusione e in molti hanno attribuito responsabilità, oltre che ai manager, anche ai dipendenti delle quattro banche in questione"

La crisi dei mercati finanziari e i riflessi negativi sulle banche italiane, il ddl sul credito del Governo e le ricadute sull’occupazione del settore, il caso dei risparmiatori truffati delle quattro Bcc fallite. Su questi temi è intervenuto questa mattina Agostino Megale, segretario generale della Fisac, su RadioArticolo1.

“Innanzitutto – ha esordito il dirigente sindacale –, le difficoltà delle Borse sono generali e interessano tutti i paesi, nessuno escluso, a conferma che la crisi non è ancora terminata. Per quanto riguarda Piazza Affari, il dato è altalenante, perché nelle ultime 48 ore siamo passati da meno 3,5 a più 4; è evidente che c’è bisogno di stabilità, in un contesto comunque assai grave, visto che in quaranta giorni le nostre banche hanno bruciato 40 miliardi. Siamo di fronte a turbolenze tali che la questione bancaria andrebbe messa all’ordine del giorno a Bruxelles, come possibile volano per l’economia dell’Unione europea”.

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Lanerossi viaggio nell'incredibile oblio

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di Renzo Pietribiasi

Viaggio nell'oblio è il titolo d'obbligo per questo video che mostra lo stato d'abbandono in cui riversa la Fabbrica Alta di Schio e in generale tutti gli stabilimenti della Lanerossi dopo l'acquisizione del gruppo da parte di Marzotto. Intere generazioni hanno lavorato in questi stabilimenti producendo i migliori tessuti e coperte d'Europa. Ora tutto tace e come in un cimitero in disuso la vegetazione inghiottirà quello che un tempo brulicava di vita.

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