Italia

L’università verso lo sciopero generale

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da il Manifesto

La misura è colma. L’iniziativa di protesta e proposta alla Federico II prima tappa di una mobilitazione ampia. Boicottaggi, convegni in tutti gli atenei, sit-in a Roma, nulla resterà intentato per impedire la morte della ricerca.

«Le classi dirigenti italiane vogliono liquidare l’Università di massa e tornare a una configurazione classista degli studi superiori. Il mondo universitario deve languire poiché a selezionare le poche élite necessarie alla continuità del processo economico basteranno pochi centri di eccellenza, perlopiù privati»: la rete Per il diritto allo studio e alla ricerca sintetizza così l’effetto delle riforme, contro cui negli atenei cominciano focolai di resistenza. Ieri a Napoli si è tenuta una tavola rotonda per proseguire un percorso di lotta che potrebbe portare a uno sciopero generale: l’intera comunità universitaria dovrebbe scendere in piazza, a partire dagli studenti e dai precari fino agli strutturati e al personale tecnico.

Intanto bisogna fare i conti con due date. Il 29 febbraio i docenti dovranno immettere i dati per consentite la Vqr — Valutazione della qualità della ricerca da parte dell’Anvur — Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario. La Vqr è uno dei parametri in base ai quali verranno redistribuiti i finanziamenti, uno strumento arbitrario come ha dimostrato il professor Giuseppe De Nicolao dell’Università di Pavia, presente ieri alla tavola rotonda.

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Bancari e correntisti insieme per tutelare lavoro e risparmio

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da Rassegna.it

Agostino Megale (Fisac Cgil) a RadioArticolo1: "Dopo il decreto salvabanche del Governo si è ingenerata parecchia confusione e in molti hanno attribuito responsabilità, oltre che ai manager, anche ai dipendenti delle quattro banche in questione"

La crisi dei mercati finanziari e i riflessi negativi sulle banche italiane, il ddl sul credito del Governo e le ricadute sull’occupazione del settore, il caso dei risparmiatori truffati delle quattro Bcc fallite. Su questi temi è intervenuto questa mattina Agostino Megale, segretario generale della Fisac, su RadioArticolo1.

“Innanzitutto – ha esordito il dirigente sindacale –, le difficoltà delle Borse sono generali e interessano tutti i paesi, nessuno escluso, a conferma che la crisi non è ancora terminata. Per quanto riguarda Piazza Affari, il dato è altalenante, perché nelle ultime 48 ore siamo passati da meno 3,5 a più 4; è evidente che c’è bisogno di stabilità, in un contesto comunque assai grave, visto che in quaranta giorni le nostre banche hanno bruciato 40 miliardi. Siamo di fronte a turbolenze tali che la questione bancaria andrebbe messa all’ordine del giorno a Bruxelles, come possibile volano per l’economia dell’Unione europea”.

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Lanerossi viaggio nell'incredibile oblio

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di Renzo Pietribiasi

Viaggio nell'oblio è il titolo d'obbligo per questo video che mostra lo stato d'abbandono in cui riversa la Fabbrica Alta di Schio e in generale tutti gli stabilimenti della Lanerossi dopo l'acquisizione del gruppo da parte di Marzotto. Intere generazioni hanno lavorato in questi stabilimenti producendo i migliori tessuti e coperte d'Europa. Ora tutto tace e come in un cimitero in disuso la vegetazione inghiottirà quello che un tempo brulicava di vita.

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Giorno del ricordo e speculazione antistorica

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di Angelo d’Orsi | da MicroMega

Ed eccoci, di nuovo, a pochi giorni dal “Giorno della memoria”, al “Giorno del ricordo”, istituito dal II Governo Berlusconi nel marzo 2004, e divenuto legge, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 13 aprile di quell’anno. Sebbene la legge parli, testualmente, di un giorno “in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati", nel discorso corrente si richiamano soltanto le foibe.

Quest’anno la notizia è doppia: la prima concerne Roma,dove, addirittura in anticipo rispetto alla ricorrenza, si è inaugurata una “Casa del Ricordo”, con grande solennità, alla presenza del presidente della Giunta Regionale, Nicola Zingaretti, e di due assessori dell’Amministrazione comunale, uno dei quali ha pure la delega del sindaco “alla Memoria”. La seconda notizia, più o meno di rito, è la circolare inviata dalla ministra dell’Istruzione Università e Ricerca, la signora Giannini (che ha appena lasciato il gruppo parlamentare di “Scelta civica”, dove pure occupava posizione eminente, addirittura di “portavoce”, per approdare al più promettente Gruppone del PD).

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Glossario su confine orientale, “foibe” ed “esodo”, Giorno del Ricordo e dintorni…

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fucilazione a Dane 31 luglio 1942da www.diecifebbraio.info

10 FEBBRAIO 1947 Giorno in cui fu sottoscritto il Trattato di Pace con cui l’Italia regolò i suoi conti e concluse le vertenze aperte con la Seconda Guerra Mondiale, specialmente riguardo alla Jugoslavia ed ai confini orientali. In quanto tale, ogni anno il 10 Febbraio dovrebbe essere un anniversario di festa; viceversa, lo Stato italiano lo ha reso per legge una data per tutte le recriminazioni (vedi: GIORNO DEL RICORDO).

ANVGD La Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia -ANVGD- si è caratterizzata nei decenni come una delle realtà associative degli “esuli” istriano-dalmati più apertamente irredentiste. Sorta dal raggruppamento di numerosi comitati locali operanti già prima del 1947, sin dalla sua nascita ha dichiarato superata la discriminante antifascista. Coerentemente a ciò ha annoverato tra i suoi presidenti personaggi come Libero Sauro (dal 1954 al 1963), comandante dopo l’8 settembre ’43 del Reggimento Istria della Milizia difesa Territoriale (l’equivalente della Guardia Nazionale Repubblicana della RSI), formazione di volontari al servizio dei nazisti nella Zona d’operazioni Litorale Adriatico, e Maurizio Mandel (nel 1955-56), medico, presunto criminale di guerra in Jugoslavia; e tra i suoi dirigenti Bruno Coceani, prefetto di Trieste di nomina nazista,Arturo De Maineri, segretario del Partito fascista repubblicano a Fiume durante l’occupazione nazista, e altri simili personaggi. 

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“La più bella del mondo”?

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costituzione principidi Giorgio Raccichini
da pdcifermano.wordpress.com

Recentemente Benigni, il noto comico, ha affermato che voterà “sì” al referendum costituzionale, cioè sosterrà le riforme volute dal Governo Renzi. La presa di posizione del toscano potrebbe meravigliare, visto che lo stesso qualche anno fa sosteneva, imbastendoci una trasmissione televisiva, che il testo costituzionale della nostra Repubblica è il più bello del mondo. Già di per sé affermare che la Costituzione italiana è la più bella del mondo è un azzardo da istrione del palcoscenico: mi potrei sbagliare, ma non penso che il comico conosca a menadito le leggi fondamentali di ogni Stato del mondo.

Comunque sia, ammesso che Benigni abbia una conoscenza così vasta, più che alla “bellezza” della nostra Costituzione bisognerebbe fare attenzione al suo stato di salute, che oggi lascia particolarmente a desiderare: per decenni si è tentato di frenare l’applicazione del testo costituzionale, specialmente nelle parti economicamente e socialmente più avanzate, quelle che affermano piuttosto esplicitamente non solo la dignità del lavoro e l’esigenza dello Stato sociale, ma anche la prospettiva della partecipazione massiccia delle classi lavoratrici alla direzione politica dell’Italia. 

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Una stagione politica decisiva per il nostro paese

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referendumnomodifichecostituzione logodi Bruno Sterida www.lacittafutura.it

La battaglia per il NO nel prossimo referendum costituzionale per difendere gli spazi di rappresentanza democratica deve unirsi alla denuncia del massacro sociale già in atto e che sarebbe ancor più favorito dall’ulteriore riduzione delle possibili voci di opposizione. Soltanto unendo questi due momenti in una stessa prospettiva si può aprire da qui al prossimo autunno una nuova stagione politica.

Le due importanti assemblee tenutesi gli scorsi 11 e 30 gennaio su chiamata del Comitato per il No nel referendum costituzionale hanno visto salutarmente riunite pressoché tutte le frange ad oggi disperse della sinistra di alternativa e di classe italiana: esponenti di partiti e gruppi politici, del mondo associativo e sindacale, intellettuali e militanti, compagne e compagni “senza tessera”, generazioni diverse. Aggregazione larga e importante perché convocata non sulla base dell’assillo di un “contenitore” che (co)stringa sul terreno politico-organizzativo o anche solo elettorale esperienze e posizioni differenti (come di questi tempi accade), bensì al fine di concentrarsi su un obiettivo concreto e di vitale importanza per tutti: sbarrare la strada per via referendaria a un disegno di sostanziale ridimensionamento politico e istituzionale degli spazi democratici nel nostro Paese. Per così dire una sinistra plurale “al lavoro”, per l’occasione guidata da un gruppo di giuristi e costituzionalisti: presenze autorevoli, di garanzia.

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Aemilia, un processo che ci riguarda tutti

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da rassegna.it

L’auspicio è che la scelta dei sindacati di costituirsi parte civile rappresenti l’inizio di una mobilitazione dentro e fuori i tribunali, con la consapevolezza che il migliore antidoto alla mafia è una società giusta e rispettosa dei diritti del lavoro

Sono pesantissime le richieste di condanna formulate ieri (3 febbraio) al processo Aemilia, che si sta svolgendo a Bologna e nell’ambito del quale i sindacati si sono costituiti parte civile. L’accusa, a conclusione della requisitoria, ha auspicato pene “esemplari”, in molti casi fino a 20 anni, per tutti i 71 imputati. Al centro dell'inchiesta, che a gennaio 2015 portò a decine di arresti in tutta l’Emilia Romagna, un'organizzazione criminale che, seppur legata alla famiglia Grande Aracri di Cutro, agiva con forza autonoma. Gran parte dei vertici dell’associazione hanno optato per il rito abbreviato, mentre altri 167 imputati saranno giudicati con un processo ordinario che avrà inizio a Reggio Emilia a marzo prossimo

La vicenda del processo Aemilia è un’importante occasione per riflettere sullo stato dell’attività mafiosa nel Paese, ormai omogeneamente distribuita da Nord a Sud, ma anche per interrogarsi in profondità sulla vita economica del nostro territorio, sempre più prigioniera di iniziative di stampo criminale. Certamente, l’esistenza di un’economia sommersa non costituisce una novità in Italia, che da tempo convive con un alto tasso di “fuga” dall’economia formale, ossia da quella parte della sfera economica composta da imprese registrate, regolamentate e controllate.

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Vladimiro Giacché: “Costituzione italiana contro i Trattati europei. Il conflitto inevitabile”

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giacche presentazioneIntervista a cura di Alba Vastano
da www.lacittafutura.it

L’ultimo saggio di Giacchè dimostra che i Trattati esprimono un’idea di società che confligge con la nostra Costituzione, violandone i diritti fondamentali, a partire dal diritto al lavoro. Come uscire dalla gabbia dei mercati e dai vincoli dell’euro? Intervista all’autore.

“Nessuno ha il potere di modificare, se non in meglio (cioè se non ampliando i diritti), i primi dodici articoli della nostra Costituzione. Né la Corte, né il Parlamento, né il Governo. Nessuno.” Vladimiro Giacchè

Incontro Vladimiro Giacchè a “Casale Alba2”, uno dei cinque casolari immersi nella  cornice naturale del parco Aguzzano di Roma. È un luogo dove si svolgono attività socio-culturali-didattiche e di ristoro L’occasione è la presentazione del suo ultimo libro “Costituzione italiana contro i Trattati europei”. Un saggio che l’autore, economista d’eccellenza, presenta con maestria.

Il tema è intricatissimo, intrigante (ndr: nell’accezione di affascinante, che incuriosisce, che cattura) ed  è assolutamente attuale. Giacchè, ne argomenta i punti focali: l’attacco alla Costituzione italiana, come uscire dalla gabbia economica, in cui ci hanno rinchiuso i Trattati europei,  riaffermando la validità dell’impianto della Costituzione e la sua priorità sugli stessi Trattati. Si sofferma a lungo l’economista sul nuovo art.81 che prevede l’obbligo del pareggio di bilancio, in conformità delle regole europee del Fiscal compact, e fa un’accurata analisi “dolens” sulla sua incostituzionalità. Offre spunti  per riflettere su come l’inserimento in Costituzione dell’art.81 sia “un vero e proprio cuneo che scardina il sistema dei fondamentali diritti”. Nell’intervista a seguire, concessa da Giacchè in esclusiva per La Città futura, pillole di economia  per i lettori.

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