Italia

Non ha senso? O, purtroppo, lo ha

E-mail Stampa PDF

costituzione closeupda unacitta.it

Intervista a Lorenza Carlassare realizzata da Gianni Saporetti

Il combinato riforma costituzionale-legge elettorale teso ad accentrare il potere sull’esecutivo e a rendere manipolabili gli organi di garanzia; un senato che non si sa cosa rappresenterà, nominato per ripartizione partitica, ma che avrà funzioni molto importanti; una legge elettorale che vuol far diventare maggioranza chi non lo è e che permetterà l’elezione diretta del capo del governo; l’esempio della legge truffa del ’53, niente in confronto a questa. Intervista a Lorenza Carlassare.

Per molti di coloro che si battono per il no la riforma costituzionale insieme alla riforma elettorale fa parte di un unico disegno. Lei cosa pensa? 

Certamente sono due cose intrecciate. Tempo fa avevo scritto che il primo, reale obiettivo era la riforma elettorale, tant’è vero che l’hanno voluta approvare per prima perché altrimenti la riforma costituzionale non avrebbe realizzato lo stesso effetto che i suoi proponenti volevano ottenere. è l’intreccio delle due che rivela una filosofia complessiva molto semplice: restringere la sfera di partecipazione. 

Leggi tutto...

La riforma, la guerra e il "rischio Stranamore"

E-mail Stampa PDF

il dottor stranamore 1di Franco Bianco

da "Patria Indipendente", Quindicinale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia

Il nuovo articolo 78 della Costituzione: «La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari». Sparito il Senato, decide la sola Camera eletta con la nuova legge elettorale che dà la maggioranza assoluta a una minoranza fedele al Presidente del Consiglio

Nella Costituzione vigente (quella approvata nel dicembre ’47 dall’Assemblea Costituente eletta il 2 giugno 1946) la guerra è regolata da due articoli: il primo, l’art. 78, recita «Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari»; il secondo, l’art. 87 – che riguarda le attribuzioni del Presidente della Repubblica – recita al comma 9 che «[Il Presidente] dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere».

Nel progetto di revisione targato Renzi-Boschi i numeri degli articoli e dei commi restano immutati, salvo che all’espressione “le Camere” viene sostituita la sola “Camera dei deputati”. Leggiamo l’art. 78 nella sua interezza: «La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari».

Leggi tutto...

Per un'inchiesta sul nuovo mondo del lavoro

E-mail Stampa PDF

industria lucchettodi Stefano Barbieri per Marx21.it

Alcuni giorni fa, a firma di Luca Piana, l’Espresso ha pubblicato un articolo dal titolo eloquente : “Addio al Lavoro: l’industria non c’è più.”

Esso ha il pregio di analizzare seriamente e lucidamente lo stato drammatico di quel settore che, sino a qualche anno fa, consentì all’Italia di attestarsi al quarto posto come potenza industriale, precipitando poi, grazie alla mancanza di una politica seria da parte dei vari governi in tal senso (non esiste un piano industriale nel nostro Paese da più di venticinque anni) e alla pochezza del capitalismo nostrano, nelle condizioni attuali che sono pienamente riconducibili al titolo dell’articolo in questione.

Nel testo si parte da una prima analisi relativa al principale gruppo metalmeccanico italiano, la Fiat, la quale  “Un quarto di secolo fa dava lavoro in patria a 237 mila persone, su un totale di 303 mila nel mondo. Nel 2015 il numero complessivo è identico, sempre 303 mila, ma lo è soltanto grazie alle acquisizioni all’estero, a cominciare dall’americana Chrysler. Oggi le attività industriali della famiglia Agnelli, le auto, i camion, i trattori, raggruppate sotto la holding Exor, contano 100 mila addetti in Nord America, 53 mila in America Latina, 84 mila in Italia e il resto in giro per il mondo. In venticinque anni, dunque, in Italia solo la Fiat ha visto svanire oltre 152 mila posti di lavoro, aumentandoli invece enormemente all’estero”.

Leggi tutto...

L’Università di Messina elargisce crediti a chi partecipa alle “lezioni” per il Sì

E-mail Stampa PDF

da ilpartitocomunistaitaliano.it

Il ciclo di seminari promossi dal Dipartimento di Giurisprudenza per esporre alla cittadinanza i contenuti della riforma costituzionale affidato solamente ad esponenti del Si. I partecipanti otterranno preziosi crediti. La lettera di contestazione di una docente

Per fortuna non tutti sono disponibili a “chinar la testa” davanti agli abusi. Succede che, a Messina, c’è chi non ci sta e fa sentire la sua voce. E’ il caso di Antonella Arena, docente universitaria e comunista.

“Da cittadina e docente dell’Ateneo di Messina, mi ha assai indignata l’apprendere che tra i relatori selezionati per il ciclo di seminari promossi del Dipartimento di Giurisprudenza allo scopo di esporre alla cittadinanza i contenuti della riforma costituzionale, comparissero firmatari dell’appello dei costituzionalisti per il Si e nessun esponente dello schieramento per il No. Possibile che non vi fosse nell’intera Università alcun docente disposto a rappresentare le ragioni avverse alla riforma?

Poi ho stabilito di andarci comunque, al primo degli appuntamenti in calendario e mi sono compiaciuta nell’apprezzare il garbo dei relatori ela pacatezza dei toni.

Leggi tutto...

Écrasez l’infame

E-mail Stampa PDF

banda bassotti canibaldi Militant | da sinistrainrete.info

Tra le molte derive linguistiche della sinistra rosa, ce n’è una davvero significativa: quella di procedere per “scomunica rossobruna” verso qualsiasi posizione politica dell’universo mondo che non coincida pedissequamente con le proprie teorie post-moderne sull’uomo e il suo destino. Tutto rientrerebbe nel distopico universo online in cui, in genere, prendono vita, divampano e rapidamente muoiono le dispute politiche del XXI secolo. Eppure in questo caso la questione ci sembra leggermente più problematica. Da qualche tempo una fitta(?) schiera di scienziati sociali, twittologi, facebookers, pinterestomani, instagrammofoni, alle prese con lo smascheramento del complotto neofascista mondiale, indaga sulla natura rossobruna di “certa sinistra”.

Siccome la tesi, che condividiamo, è che il “rossobrunismo” non sia altro che neofascismo mascherato, delle due l’una: o i rossubruni sono in tutto e per tutto neofascisti, quindi da combattere con ogni mezzo necessario (come ammette vigorosamente la schiera di neofascistologi), oppure il rossobrunismo è solamente un’accusa morale rivolta al “compagno che sbaglia” o che non è in linea con le posizioni della suddetta sinistra. 

Leggi tutto...

Difendi l'AntiDiplomatico. Difendi la tua Liberta' di "Stampa" contro il nuovo Maccartismo

E-mail Stampa PDF

lastampaserveda lantidiplomatico.it

Riceviamo da "l'Antidiplomatico" e volentieri pubblichiamo, esprimendo ai compagni e amici della sua redazione la piena solidarietà di Marx21.it per il durissimo e pretestuoso attacco che hanno subito nelle pagine di uno dei più importanti quotidiani "padronali". 

Non intendiamo permettere che passi inosservato questo ennesimo tentativo di demonizzare una voce scomoda, fuori dal coro del mainstream dominante, con l'evidente intento di pregiudicare l'esercizio stesso della libertà di espressione e di stampa in un paese che sta subendo in questi giorni, da parte dell'attuale governo PD, il più violento attacco all'assetto costituzionale uscito dalla Resistenza, mai registrato nell'Italia repubblicana. 

"Un concetto assai caro anche al sito chiave che dà al M5S i contenuti da esibire per piacere a Mosca, «lantidiplomatico.it», che si distingue per il suo sostegno a Putin, Assad e Trump"
La Stampa, 5 novembre 2016.

Negli ultimi mesi il nostro sito, l'AntiDiplomatico, ha notevolmente aumentato il numero dei suoi lettori. Non è stato solo merito nostro, lo dobbiamo ammettere. Tanto hanno fatto anche tutti coloro che hanno scelto di utilizzare a nostro favore la loro cattiva fama e il loro essere sempre dalla parte sbagliata della storia. Tutto potevamo aspettarci, dobbiamo essere onesti, tranne che ad attaccarci arrivasse anche il giornale di Fiat Chrysler.

Leggi tutto...

Tenere i nervi saldi

E-mail Stampa PDF

costituzione closeupdi Carla Nespolo, vicepresidente nazionale dell'ANPI

Il no prevarrà se terremo i nervi saldi. E questo significa stare al merito del referendum. 47 articoli della Costituzione modificati o stravolti. Un drastico spostamento di poteri dal parlamento al governo, una sottrazione di sovranità' al popolo. Invece Renzi ha trasformato questo referendum in un plebiscito su di sé.

Non dobbiamo cadere in questa trappola. In gioco non c'è il destino di un governo o di un leader, ma la democrazia del nostro Paese. Renzi e' un funambolo.... Incontra in un dibattito pubblico il Presidente Nazionale dell'Anpi e sembra rispettoso, poi ( come la sua allieva Boschi ) accusa il no di stare con i fascisti. Tutto questo mentre dovunque vada, la polizia manganella i dimostranti. E siamo solo all'inizio di questa interminabile campagna elettorale.

Leggi tutto...

Pagina 6 di 120