Italia

Sull’esito del referendum costituzionale e le dimissioni di Renzi

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da ilpartitocomunista.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

L’esito del referendum ha segnato una pesante sconfitta per il governo Renzi, per il sistema di potere che in questi anni ha interpretato in modo più conseguente e risoluto gli interessi del grande capitale e applicato le politiche antipopolari richieste dalla UE. E’ un segnale importante che il popolo italiano abbia rifiutato il ricatto messo in atto dai media, dalle istituzioni europee, dalle cancellerie internazionali, dagli industriali che hanno ammonito su possibili esiti disastrosi di questa consultazione in caso di vittoria del no. Con una elevata partecipazione popolare, anche in considerazione di una questione tanto tecnica, complessa, e certamente mal spiegata in questi mesi di campagna referendaria, la classe operaia e le masse popolari hanno respinto il tentativo di riforma della Costituzione e la politica del governo.

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Il NO a Renzi è uno schiaffo a Jp Morgan e all’Unione Europea

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da retedeicomunisti.org

Pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato del referendum costituzionale

“La crisi consiste (...) nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”. E’ quanto scriveva Antonio Gramsci nel 1930 in una nota scritta nel carcere in cui lo aveva rinchiuso il regime fascista. 

Come abbiamo più volte avuto occasione di scrivere – ne discuteremo a Roma il 17 e 18 dicembre in un forum convocato dalla Rete dei Comunisti - quello che stiamo vivendo è un altro passaggio di fase storica in cui, appunto, il vecchio assetto sta morendo ma quello nuovo ancora non è chiaro come si configurerà. 

E nel contesto attuale i fenomeni morbosi certamente non mancano, a partire da quel Matteo Renzi la cui parabola è stata bruscamente interrotta ieri da una mobilitazione popolare inaspettata e sul quale occorre riflettere. Quel 70% circa di partecipazione al referendum segnala inequivocabilmente che nella società italiana esiste ancora un tasso di reattività importante nei confronti delle politiche “lacrime e sangue” imposte dall’Unione Europea e incarnate in maniera arrogante e feroce dal guitto di Rignano. 

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Pisapia, Repubblica e la "sinistra europeista": il canto del cigno di un bieco populismo

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di Alessandro Bianchi
da lantidiplomatico.it

Dopo aver passato decine e decine di righe a spiegare che l'errore di Renzi è stato quello di inventare un “post-linguaggio” che ha prodotto la “semplificazione assoluta della politica” e aver specificato che questo avviene “dopo la fine delle ideologie, delle appartenenze, delle distinzioni di campo tra destra e sinistra”, l'ex direttore di Repubblica Ezio Mauro scrive in un editoriale del 6 dicembre ("il populismo del potere") che è il momento (questo si, oggi si!) per la “sinistra” di scendere in campo. Del resto, “Renzi cade su un problema di identità”.

E, dopo la post-verità tirata fuori dalla Oxford University e il post-linguaggio, la conclusione è sulla post-politica. Nello specifico: “La convinzione che destra e sinistra siano categorie superate che non servono più per leggere il mondo e per rappresentarlo. Come se Trump e i populismi di casa nostra non fossero destra reale — anzi, realizzata — nei linguaggi, nei disegni, nei programmi, nella cultura”. E, leggete, l'innovativa soluzione trovata da Repubblica: “Nell’età del trumpismo, di Salvini e di Grillo ci sarebbe bisogno di una sinistra di governo moderna, occidentale, europea, finalmente risolta invece di inseguire l’indistinto, che è un campo vasto, ma non ha un’anima”.

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La strepitosa vittoria del NO al referendum costituzionale

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no referendum 675 675x275di Andrea Catone per Marx21.it

Compito immediato: mantenere e sviluppare il patrimonio di impegno e lotta dei comitati a difesa della Costituzione di democrazia economico-sociale

La straordinaria vittoria del NO al referendum costituzionale (59% di NO, con un’alta affluenza alle urne: 68%) è di enorme rilevanza politica, nazionale e internazionale.

Essa è stata ottenuta

- contro un potentissimo apparato mediatico al servizio del governo e del suo “capo”, onnipresente in TV, come mai era avvenuto in una consultazione referendaria costituzionale;

- contro i principali leader dei paesi occidentali, da Obama alla Merkel, accorsi in soccorso di un governo incaricato di mettere in atto le loro direttive politiche;

- contro le grandi banche d’affari e i loro principali giornali;

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Smuraglia: "Ha vinto ancora una volta la Costituzione. E ora si pensi ad attuarla"

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costituzione closeupda Anpi.it

5 Dicembre 2016


Ancora una volta ha vinto la Costituzione, contro l'arroganza, la prepotenza, la mancanza di rispetto per la sovranità popolare e i diritti dei cittadini. Hanno usato tutti gli strumenti possibili, il denaro, la stampa, i poteri forti, gli stranieri; sono ricorsi al dileggio e alla diffamazione degli avversari, ma il popolo italiano non si è lasciato convincere e ha dato una dimostrazione grandiosa di maturità. Noi che abbiamo fatto una campagna referendaria rigorosa, sul merito, con l'informazione e il ragionamento, siamo felici e orgogliosi di questo successo. Ora finalmente si potrà pensare di attuare la Costituzione nei suoi principi e nei suoi valori fondamentali, per eliminare le disuguaglianze sociali, privilegiare lavoro e dignità della persona, per riportare la serietà, l'onestà e la correttezza nella politica e nel privato. Alle sorti del Governo provvederà il Presidente della Repubblica e noi ci rimettiamo alla sua saggezza. La cosa importante è che riprenda il confronto politico e democratico e che prevalga su ogni altra cosa la partecipazione dei cittadini. Questa è una vittoria anche dell'ANPI che tanto si è impegnata per la difesa dei valori costituzionali, ma è soprattutto una vittoria della democrazia e ripeto, con forza, della Costituzione.

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Il 4 dicembre vota NO

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votano pci 4dicembredi Norberto Natali, Comitato Centrale PCI
da ilpartitocomunistaitaliano.it

Ipotesi di fantasia: se va a votare uno solo, decide tutto lui. Se questo unico elettore fosse Renzi, avrebbe fatto il massimo: deciderebbe tutto lui, da solo, sia prima che dopo il referendum.

Scherzi a parte: questa volta non c’è il quorum. Anche se vanno a votare pochissimi elettori, diversamente da quasi tutti gli altri referendum che abbiamo fatto, la consultazione sarebbe comunque valida. Nel tempo la gente si è adagiata sull’abitudine che non andando a votare al referendum si sarebbe opposta a ciò che proponeva il quesito. Se non si superava il 50% dei votanti, infatti, il referendum non era valido e ciò che proponeva veniva accantonato.

Per questo, in primo luogo, l’astensione favorisce il SI. Molti potrebbero avere una sorta di riflesso condizionato, in base al quale non andare a votare significa -almeno un po’- essere contro chi propone il referendum (per esempio Renzi).

Questo è stato vero molte volte ma il 4 dicembre è proprio il contrario.

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Smuraglia agli indecisi: "Se vincerà il Sì sarà un disastro per l'intero sistema istituzionale, con lo stravolgimento della volontà dei Costituenti"

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smuraglia carlodi Carlo Smuraglia
da anpi.it

Dal n.225 della newsletter settimanale dell'ANPI nazionale (30 novembre/6 dicembre 2016)

Cara elettrice e caro elettore, io spero vivamente che tu abbia letto attentamente la legge di riforma del Senato; per parte mia ho la coscienza a posto per averla illustrata e spiegata, nei suoi contenuti essenziali, in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia, in tutti i luoghi che le mie forze mi hanno consentito di raggiungere. A questo punto, posso solo riassumere: bisogna bocciare questa riforma perché crea un soggetto “mostruoso”, un Senato non più eletto dai cittadini, occupato da Senatori eletti (non si sa bene come) dai Consiglieri regionali che manterranno la loro funzione originaria di Consigliere o di Sindaco e dunque svolgeranno il fondamentale lavoro legislativo part time (cioè, in modo impossibile); che sarà “a porte scorrevoli” perché non avrà una durata precisa come la Camera, ma vedrà i Senatori decadere all'atto del venir meno, per qualsiasi motivo, dell'organismo da cui sono stati eletti; che avrà troppe funzioni per la sua stessa composizione e troppo poche per essere una vera Camera (che, in teoria, dovrebbe essere “alta”); che insomma, non potrà funzionare. E se ciò avverrà, come è certo, non si potrà fare con la sola Camera, ma bisognerà rimettere mano alla riforma costituzionale, con tutto l'iter previsto dalla legge.

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Il Movimento 5 Stelle a Mosca per illustrare il referendum costituzionale

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Vito Petrocelli, Giuseppe Brescia, Michele Dall’Orco sono volati in Russia per illustrare il disegno che sottende alla riforma oggetto del referendum ai cittadini italiani residenti a Mosca. La riforma viene presentata come intervento di snellimento delle regole e di risparmio, in realtà il suo disegno complessivo ha il solo scopo di limitare il peso della volontà popolare nella vita politica italiana.

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10 ragioni di classe per dire no al referendum del 4 dicembre

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di Alessandro Pascale
da collettivostellarossa.it

Sono ragioni politiche e di classe. I tecnicismi liberali li potrete trovare in un qualsiasi articolo di Gustavo Zagrebelsky su un numero a caso di Internazionale.

1. È totalmente ingiustificabile, inammissibile e illegittimo che un Parlamento composto ormai da 10 anni da membri eletti con una legge anticostituzionale pensi di poter modificare la Costituzione.

2. È la riforma propagandata da Confindustria, dalle banche, dall’Unione Europea, dai “mercati” e come ci insegna Fidel Castro, basterebbe questo per diffidare sistematicamente di qualsiasi cosa venga propagandata, appoggiata ed esaltata dalle strutture imperialiste.

3. Si procede nell’ottica dell’indebolimento della democrazia tornando a forme di suffragio indiretto, o di 2° turno, più tipiche del ‘700 (l’epoca dell’Ancien Régime) che le lotte socialiste di fine ‘800 e il ciclo rivoluzionario del 1917 avevano contribuito a spazzare via. In tal senso la riforma va in continuità con l’eliminazione della possibilità popolare di eleggere i propri rappresentanti delle province.

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