Landini: "Renzi non tocchi il diritto di sciopero"

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landini renzi berlusconidi Antonio Sciotto | da Il Manifesto

Autunno caldo. Il segretario Fiom avverte il governo: no alla proposta Ichino, "è contro la Costituzione". Dopo l'estate una grande consultazione dei lavoratori per scrivere la piattaforma del contratto: diritti anche ad autonomi e partite Iva

L’autunno caldo della Fiom di Lan­dini ha tre parole d’ordine: diritto di scio­pero, rin­novo del con­tratto, rap­pre­sen­tanza. Il segre­ta­rio dei metal­mec­ca­nici Cgil ha spie­gato di essere pronto a difen­dere il diritto dei lavo­ra­tori a scio­pe­rare, attac­cato «in modo aber­rante» dal governo e da alcune pro­po­ste in voga, come quella di Pie­tro Ichino. «Pos­siamo chie­derci per­ché non ha fun­zio­nato l’attuale nor­ma­tiva per i ser­vizi pub­blici, pos­siamo discu­tere nuove forme di accordo pre­ven­tivo tra impresa e lavo­ra­tori, ma non si può e non si deve in nes­sun modo vio­lare il diritto di scio­pero garan­tito dalla Costi­tu­zione, per­ché è un diritto indi­vi­duale del cittadino».

Mau­ri­zio Lan­dini fa rife­ri­mento alla pro­po­sta Ichino, che è già un ddl depo­si­tato al Senato in sostan­ziale accordo con il governo, secondo cui per poter scio­pe­rare sarà neces­sa­ria la pro­cla­ma­zione da parte dei sin­da­cati che rap­pre­sen­tano il 50% più 1 dei dipen­denti, o — nel caso di orga­niz­za­zioni mino­ri­ta­rie — il pas­sag­gio attra­verso un refe­ren­dum tra tutti i lavo­ra­tori, con il 50% dei sì fra i votanti e un quo­rum del 50% dei dipen­denti. «È una pro­po­sta che va con­tro la Costi­tu­zione — taglia corto il segre­ta­rio della Fiom — per­ché, lo ripeto, lo scio­pero è un diritto indi­vi­duale. Ma poi qual­cuno mi deve spie­gare qual è il ser­vi­zio pub­blico che viene meno se si fa uno scio­pero in un’azienda privata».


Sfida a Feder­mec­ca­nica

Ma c’è un altro capi­tolo che sta a cuore alla Fiom, e che cer­ta­mente terrà molto impe­gnati i metal­mec­ca­nici nel pros­simo autunno: si tratta del nodo del con­tratto. «Dob­biamo par­tire neces­sa­ria­mente dalla let­tera che ci ha fatto reca­pi­tare Feder­mec­ca­nica, in cui dice a noi, a Fim e a Uilm, che se non sarà con­cor­dato un nuovo modello con­trat­tuale non ci sarà alcun rin­novo», spiega Landini.

Il segre­ta­rio della Fiom Cgil dice di aver con­tat­tato Fim Cisl e Uilm per chie­dere di con­cor­dare una piat­ta­forma comune, ma i due sin­da­cati, aggiunge, «non mi hanno nean­che rispo­sto, e anzi hanno pen­sato bene di ela­bo­rare una piat­ta­forma separata».

La Fiom non ha la sua piat­ta­forma, al momento, né tanto meno ha già in mente un nuovo modello con­trat­tuale, per­ché ha deciso di gene­rare le sue richie­ste alle imprese dopo una grande con­sul­ta­zione di tutti i lavo­ra­tori: «Non siamo vin­co­lati all’ultimo modello, che non abbiamo fir­mato, e tanto meno alla richie­sta di aumenti in base all’Ipca — spiega Lan­dini — Tra l’altro segnalo a chi invece quel sistema lo ha accet­tato, che gra­zie al fatto che l’inflazione è stata più bassa di quanto pre­vi­sto, adesso le aziende chie­dono addi­rit­tura indie­tro una parte dei soldi».

A Feder­mec­ca­nica, la Fiom chie­derà anche un tavolo per discu­tere degli anda­menti di set­tore — «per­ché non è vero che va tutto male, una parte delle imprese tira» — e un accordo per chie­dere insieme, al governo, la defi­sca­liz­za­zione degli aumenti di primo livello.

Il docu­mento base per ela­bo­rare la nuova piat­ta­forma con­tiene in nuce parte di quello Sta­tuto dei diritti delle lavo­ra­trici e dei lavo­ra­tori che la Cgil ha già annun­ciato da tempo: «Si parla di diritti come mater­nità, malat­tia, ferie, riposi, che dovranno essere validi per tutti, anche per gli auto­nomi e le par­tita Iva — spiega il lea­der delle tute blu — si chiede anche di non appli­care parti del Jobs Act. Poniamo anche il pro­blema della ridu­zione degli orari di lavoro, sull’esempio degli accordi già fir­mati in Ducati e Lamborghini».

«Anche la Cgil farà una con­sul­ta­zione? — chiede Lan­dini — Bene, se ne era par­lato già in feb­braio e adesso siamo a fine luglio. Aspet­tiamo, vedremo. Intanto noi tutti quei prin­cipi siamo pronti a met­terli già nella piat­ta­forma. E sot­to­li­neo che faremo votare tutti, anche i non iscritti: men­tre Fim e Uilm, dispo­nendo che si pro­nun­cino solo i loro iscritti, sot­to­pon­gono la piat­ta­forma a un 15% sul totale di 1 milione di lavo­ra­tori interessati».

Al con­tratto e ai refe­ren­dum si col­lega la terza sfida della Fiom: «Con­ti­nuiamo a chie­dere una legge sulla rap­pre­sen­tanza — con­clude Lan­dini — e nell’attesa ave­vamo chie­sto a Fim e Uilm di cer­ti­fi­care, ter­ri­to­rio per ter­ri­to­rio, il nostro peso, con­tando iscritti ed eletti. Ma nulla, anche su que­sto fronte abbiamo rice­vuto sol­tanto dei no».