Nelle favole ci sono sempre troppi draghi

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draghi merkel muralesriceviamo e pubblichiamo

di Claudio Bettarello

In questi giorni, si è fatto un gran parlare della lettera aperta di Mario Draghi, ex-presidente della BCE, pubblicata dal Financial Times il 25 marzo.

(per chi non lo avesse letto, trovate il testo in coda)

Una presa di posizione forte, autorevole, per molti versi spiazzante.


Un’analisi solo superficialmente di respiro europeo ma che in realtà lascia l’Europa ai margini e, soprattutto, non ha significative possibilità di incidere a quel livello.

Un intervento che, invece, è sembrato a molti un mettere i piedi, pesantemente, nelle vicende politiche italiane. Una sorta di manifesto programmatico attraverso il quale accreditarsi come futuro premier di un governo di rinascita nazionale.

Per questo, al di là delle dichiarazioni di rito tutte orientate al plauso, le reazioni della politica sono state in realtà piuttosto variegate. Più convinte (se non entusiaste) da parte delle forze del centro-destra e di quella fetta del centro-sinistra che hanno già individuato Draghi come possibile successore di Conte; più prudenti (e talvolta imbarazzate) quelle del fronte governativo (sarebbe con ogni probabilità successo il contrario se i primi fossero stati al potere ed i secondi all’opposizione...).

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