Il voto in Emilia-Romagna

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elezioni schededi Francesco Galofaro

Introduzione

Questo commento sul voto si basa principalmente sui dati delle elezioni diffusi dall’istituto Cattaneo per quel che riguarda la distribuzione geografica e i flussi elettorali. In più, ci soffermiamo nel dettaglio su alcune tendenze che riguardano la sinistra radicale, partendo dai dati elettorali dei territori.

In Sintesi

In Emilia Romagna il centro-sinistra guidato da Bonaccini riporta una vittoria di misura in un contesto di profonde differenze geografiche e sociali. Oltre al voto utile, la vittoria è dovuta alla crisi dei 5 stelle, ridotti ai minimi termini. La maggioranza degli elettori che nelle precedenti tornate hanno votato per i grillini si sono orientati a votare per il centrosinistra. In alcuni territori anche l’elettorato di centro ha preferito il Centrosinistra.


La destra a trazione leghista non passa, ma i suoi voti assoluti triplicano rispetto a cinque anni fa e guadagna 14 punti percentuali. Anche il distacco tra le due coalizioni si riduce, dai 20 punti percentuali di cinque anni fa agli attuali 8 punti. Più difficile il raffronto con le politiche: solo un anno fa i 5 stelle avevano il 27% dei voti, svolgendo la funzione di terzo polo.

L’opposizione di sinistra esce dal consiglio regionale, e viene perfino sorpassata dai No Vax (Movimento 3v Vaccini Vogliamo Verità).

Il voto restituisce la rappresentazione di una regione divisa nettamente tra centri urbani, da un lato; dall’altro, piccoli comuni, periferie, comunità montane. Il centro-sinistra ha privilegiato lo sviluppo dei primi a scapito dei secondi, che votano Salvini sostanzialmente per autodifesa.

Affluenza

L’affluenza elettorale (67,7%), inferiore alle elezioni politiche (78,29%), è tuttavia quasi raddoppiata rispetto alle regionali del 2014 (37,71%). E’ consigliabile comparare i risultati con entrambe le consultazioni precedenti, viste anche le differenze in termini di offerta elettorale. L’aumento dell’affluenza non è stata unilaterale: in un clima da resa dei conti, entrambi gli schieramenti sono riusciti a mobilitare il proprio elettorato.

Voto utile

Il candidato Bonaccini, presidente uscente del PD, si accaparra il 51,4% dei voti nel contesto di una campagna molto dura. La campagna del PD, volta soprattutto all’identificazione tra Lega e fascismo, ha pagato in termini di voto utile: la coalizione di centro-sinistra prende meno voti del suo presidente (48,2). La logica del voto utile ha colpito soprattutto i 5 stelle (-1,2% tra risultato del candidato e della lista); meno la sinistra radicale, i cui candidati, nel contesto di un risultato pesantemente negativo, non sono stati eccessivamente penalizzati.

A destra il fenomeno si inverte: la coalizione si attesta al 45,5%. La candidata leghista non pare aver convinto gli elettori (43,6).

Rapporti di forza

Cinque anni fa la maggioranza di centrosinistra contava su 31 seggi, di cui 2 a favore di Sinistra e Libertà. Questa sigla era comunque ininfluente, perché il PD poteva contare su una maggioranza autosufficiente. Oggi la coalizione ha perso tre seggi. Il PD può contare su 22 voti in consiglio, cui si aggiungono i 3 della lista Bonaccini presidente (rimane così autosufficiente); E-R Coraggiosa, il cartello elettorale della sinistra “rinnovista” che ha soccorso il vincitore, si limita a ereditare i 2 seggi della vecchia SEL, occupando il medesimo spazio politico. I verdi rientrano in Consiglio regionale con un seggio.

In crescita netta la coalizione di Centrodestra, che passa da 11 a 18 seggi. La Lega rafforza la propria egemonia sul blocco (da 8 a 14 seggi); Fratelli d’Italia sorpassa Forza Italia (3 seggi contro 1). La crescita avviene soprattutto a spese dei grillini, più che dimezzati (da 5 a 2 seggi). Esce dal consiglio l’opposizione comunista, perdendo il suo unico seggio.

Composizione geografica del voto

Secondo i dati dell’Istituto Cattaneo, la mappa del voto in Emilia Romagna (fig. 1) conferma cartine analoghe che erano circolate nei giorni precedenti, e mostra i limiti d’azione del governo uscente di centro-sinistra. Le province di Piacenza, Parma, Ferrara e Rimini vanno in blocco al centrodestra; per quanto riguarda le altre, il centrodestra vince nelle comunità montane e nei piccoli comuni. La sinistra ha la propria roccaforte nel capoluogo di regione e nei capoluoghi di provincia, con l’eccezione di Piacenza e Ferrara. Una frontiera geografica che è anche sociale, separando nettamente due economie. L’Emilia Romagna benestante si è affermata su quella del malessere sociale, della crisi, della decadenza, sull’Emilia Romagna sacrificata a un modello di sviluppo rigido e dogmatico radicato nei grossi centri urbani.

Flussi elettorali

Secondo i flussi elettorali, il successo di Bonaccini avviene a spese dei 5 stelle. Fatti 100 i voti grillini del 2018, a Parma 62 sono andati a Bonaccini, solo 14 alla Borgonzoni; il rapporto è 71-10 a Forlì; 48-0 a Ferrara; 64-0 a Ravenna. Come sempre i flussi elettorali portano con sé anche qualche sorpresa: l’elettorato di centro ha premiato Bonaccini a Forlì e in parte a Ferrara, dove prevalentemente si è rifugiato nel non-voto. Tuttavia, il fenomeno non è omogeneo: la Borgonzoni incamera voti di centro a Parma e a Ravenna. Difficile trarre conclusioni, ma è possibile che alcuni tratti molto abbaiati della campagna di Salvini abbiano “spaventato” (la parola giusta sarebbe “disgustato”) una parte dell’elettorato moderato. Certo è che la logica della mobilitazione antifascista promossa da Bonaccini ha fatto il pieno dei voti tra gli elettori che nel 2018 avevano votato per la sinistra radicale: 74 a Forlì, 61 a Ferrara, 93 a Ravenna. In qualche caso una piccola parte di questi voti si è spostata sui 5 stelle (10 a Ferrara), ma in prevalenza è andata all’astensione (50 a Parma, 24 a Forlì e a Ferrara). Non sono ritornati ai comunisti, a certificare che il loro problema non è solo il voto utile, ma un’azione politica complessivamente poco credibile.

Interpretazioni politiche del voto

Non si può che convenire con l’istituto Cattaneo: il centro-sinistra non ha di che gioire. L’Emilia Romagna rossa non esiste più. Al suo posto, troviamo due regioni, urbana ed extraurbana, la seconda delle quali è sacrificata allo sviluppo e al benessere della prima. Il bilancio di cinque anni di governo non può che essere negativo; Bonaccini è stato graziato da una campagna elettorale che ha assunto tratti di contrapposizione violenta, incentrata su principi e identità politiche, più che sui problemi e sui programmi. Il punto debole del centro-destra leghista è la sua scarsa appetibilità da parte della borghesia colta, del centro moderato, di una parte del mondo cattolico. Nonostante questo, quella di Salvini è un’affermazione importante: in vista di eventuali elezioni politiche anticipate, il traballante governo giallorosso non può dormire sonni tranquilli. Il principale beneficiario della franano dei 5 stelle sembrerebbe il PD, il quale potrebbe lasciarsi tentare dalla prospettiva di incamerare questi voti, anticipando le elezioni politiche.

Emilia coraggiosa 

Di E-R coraggiosa abbiamo già detto: è l’ultima incarnazione del vendolismo, e raccoglie l’interesse di ceti politici che, pur non avendo aderito al PD o essendone usciti su posizioni critiche, ne subiscono ancora e sempre l’egemonia. Stampella di un PD che cammina benissimo, E-R coraggiosa eredita il voto di SEL e mantiene inalterati i rapporti di forza con l’alleato. Come si vede dalla distribuzione del voto, questa sigla è presente in tutte le province ma ha le proprie roccaforte a Bologna e a Reggio Emilia. Nell’opposizione Emilia urbana/rurale manifestata dal voto, rappresenta pienamente la prima, incorporando parte dell’intelligencija illuminata petit-bourgeois.

L’opposizione di sinistra

La sinistra alternativa al PD era presente con tre distinte sigle. In ordine di arrivo: Partito comunista (quello di Marco Rizzo), la cui lista si aggiudica lo 0,5%; Potere al popolo (0,4%); Altra Emilia Romagna (0,4%), staccato dal precedente di un paio di centinaia di voti. Come mostra la tabella 1, c’è qualche differenza nel radicamento territoriale delle tre formazioni. L’Altra ER, un cartello formato da Rifondazione e dal PCI (quello di Maurizio Alboresi), mostra un risultato omogeneo. Possiede uno zoccolo duro di elettori fidelizzati. Il numero di voti non cambia dove le altre forze (PaP e PC) sono assenti. Si tratta dunque di due elettorati disgiunti: la presenza di PaP e di Rizzo non penalizza l’Altra Emilia. In altri termini, gli elettori di queste due formazioni politiche non sono interessati al progetto politico di Rifondazione comunista e del PCI. Il brutto risultato dell’Altra Emilia è certamente un giudizio sull’efficacia della sua opposizione a Bonaccini, portata avanti negli ultimi cinque anni. Tuttavia, pesa anche il fatto che questa sigla alluda a uno scenario politico ormai archiviato: Altra Europa per Tsipras, fondato su un’ipotesi di riformabilità dell’Unione Europea da parte delle forze della Sinistra europea rivelatasi già da tempo illusoria, sconfitta tanto a Bruxelles quanto ad Atene.

La rottura tra PRC e PaP

Non è tutto. L’attuale stato di frammentazione ha una chiave interpretativa proprio nel comportamento di Rifondazione comunista, come dimostrano i dati del 2018. Questo partito aveva aderito a Potere al popolo e si era presentata con questa sigla alle politiche, raccogliendo quasi 30 mila voti (1,16%). Rifondazione ha rotto con Potere al Popolo subito dopo le elezioni, adducendo motivazioni di carattere formale legate allo statuto. In realtà ammiccava a Sinistra Italiana, all’epoca data in uscita da LeU. La caduta del governo gialloverde e l’adesione di Sinistra Italiana al governo giallorosso hanno lasciato Rifondazione in mezzo al guado: ha rotto a sinistra senza costruire a destra. Per di più, Rifondazione ha probabilmente sottovalutato la capacità di Potere al Popolo di crearsi un proprio radicamento. In realtà, Potere al Popolo possiede una propria ragion d’essere europea: rappresenta in Italia il raggruppamento “Ora il popolo”, che comprende Podemos in Spagna; Bloco de Esquerda in Portogallo; La France Insoumise; Alleanza Rosso-Verde in Danimarca; Alleanza di sinistra in Finlandia; Partito della sinistra in Svezia. Il profilo di “Ora il popolo” è improntato alla denuncia del Trattato di Lisbona, che ha istituito la UE, preso atto del fallimento della linea di Sinistra europea e di Syriza in Grecia. Al contrario, Rifondazione comunista si colloca tuttora nel Partito della sinistra europea, del quale Bertinotti fu fondatore. 

Per i dirigenti e i militanti di PaP la presenza sulla scheda elettorale è già un risultato, per quanto modesto. Lo stesso può dirsi, forse, del PC di Rizzo. A onor del vero questo partito aveva ottenuto 16.800 voti nel 2018 (0,66%), ridotti oggi a 10.000 - un terzo in meno. Nonostante le storie differenti, PaP e PC insistono su elettorati molto simili o sovrapponibili, come mostra la tab. 1. Il che suggerirebbe la ricerca di convergenze tattiche.

Conclusioni

Comunque stiano le cose, nessuna di queste sigle è attualmente ritenuta credibile dalla stragrande maggioranza degli elettori, e nessuna ha intercettato i voti in uscita dai 5 stelle. Non era illecito credere che i grillini delusi potessero rivolgersi alla sinistra radicale; era sciocco illudersi che questo sarebbe accaduto senza un lavoro preliminare di costruzione della credibilità e dell’efficacia del soggetto politico candidato a subentrare a Di Maio e Casaleggio. Questo lavoro non si è visto.

Un’ultima nota sull’unità dei comunisti, unità delle sinistre ecc. Tutte le forze in campo l’hanno utilizzata, prima o dopo, al solo scopo di strumentalizzazione politica o elettorale. Tipicamente, si accusa la forza comunista x di indebolire la forza socialista y con la propria sola presenza (ma non si fa nulla per pervenire a una sintesi); in alternativa, si lancia la forza riformista z, mero cartello elettorale, per dividerla il giorno dopo le elezioni. Quando una parola d’ordine sta per comportamenti opposti, altrettanto sterili, non significa più nulla. Sarebbe invece ora di affrontare un dibattito più franco e aperto sullo scontro tra il vecchio modello di globalizzazione capitalista targato USA e la nuova Belt and Road Initiative cinese; sulla posizione dell’Unione europea in questo conflitto; sull’aumento inarrestabile della diseguaglianza all’interno di ciascuno dei Paesi che la compongono, compresi quelli vincenti sotto un profilo economico; sulla ricollocazione della sinistra italiana, non pervenuta, a fianco del movimento comunista mondiale. A oggi in Italia le popolazioni tagliate fuori dai modelli di sviluppo ordoliberisti non hanno più chi li rappresenti a sinistra. E’ questo il vero problema, di cui si avvantaggia una destra, che resta tuttavia incapace di fornire reali soluzioni.

tabella emilia










Tab. 1: risultati della sinistra radicale per territorio

Emilia voto 2020











Fig. 1: Le due Emilie. Fonte: Istituto Cattaneo.